Cosa deve fare chi decide di non vaccinare i propri figli

Posso rifiutare di vaccinare mio figlio

Cosa deve fare chi decide di non vaccinare i propri figli

I genitori hanno specifici diritti e precisi doveri nei confronti dei propri figli. Ma qual è il comportamento giusto nel caso in cui siano obbligati a sottoporli a un determinato trattamento medico?

La tutela della salute interessa ogni singolo individuo: è un diritto universale che non può essere assoggettato a limitazioni, eccetto in taluni casi specifici.

Il nostro ordinamento riconosce a coloro che si trovano sul territorio nazionale (cittadini e stranieri) la possibilità di essere curati. In Italia, infatti, il servizio sanitario è pubblico e, dunque, è accessibile a tutti a prescindere dal reddito di appartenenza.

La tematica assume maggiore importanza quando oggetto dell’attenzione è la salute dei bambini: in tal caso, la libera iniziativa dei genitori può scontrarsi con alcune disposizioni di legge inderogabili.

È quanto sta accadendo negli ultimi anni in relazione al tema delle vaccinazioni: lo scontro tra sostenitori della prevenzione e scettici incalliti è acceso e ancora ben lontano dall’essere risolto. Anche il mondo scientifico, peraltro, seppur in misura minoritaria, si dimostra spaccato al suo interno.

Alcune informazioni veicolate in maniera poco chiara rischiano di generare confusione tra la popolazione e di incutere infondati timori (pensa, ad esempio, all’associazione vaccino – autismo).

Se stai leggendo questo articolo probabilmente hai bisogno di trovare una risposta alla tua domanda: posso rifiutare di vaccinare mio figlio? A tale quesito è possibile dare risposta soltanto facendo ricorso alla recente normativa introdotta in materia.

Diritto alla salute: quali sono le disposizioni nazionali?

Nel nostro Paese, il diritto alla salute è preso in seria considerazione.

Intorno a tale concetto è stato costruito tutto il sistema sanitario nazionale che, a differenza di molti altri ordinamenti, garantisce cure gratuite a coloro che versano in condizioni di difficoltà economica.

A sancire tale regola è la stessa Costituzione, la quale individua chiaramente i paletti entro i quali il legislatore deve muoversi.

In particolare, secondo i criteri dettati dal più importante complesso normativo presente in Italia:

  • la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività: il diritto a mantenere un equilibrio psico-fisico non riguarda soltanto il singolo soggetto, ma si riferisce all’intera comunità nella quale egli vive (pensa, ad esempio, ad un virus letale in grado di infettare rapidamente una elevatissima percentuale di persone);
  • garantisce cure gratuite agli indigenti: il servizio sanitario si preoccupa di assicurare adeguati percorsi diagnostici e terapeutici a tutte le persone, anche e soprattutto a coloro che versano in condizioni economiche precarie. I più fortunati sono, invece, chiamati a contribuire alle spese statali con il pagamento di un ticket di modesta entità;
  • limita per disposizione di legge la libertà di scegliere se sottoporsi o meno a un trattamento sanitario: ciascun individuo può stabilire se, quando e dove curarsi. Tuttavia, in alcuni casi particolari è lo Stato a sostituirsi alla persona e a decidere al suo posto;
  • le legge non può imporre cure contrarie al rispetto della persona umana: è evidente che non è consentito a uno Stato democratico adottare delle pratiche che ledono la dignità dell’individuo.

Sulla base di tali principi, negli ultimi anni, il legislatore italiano ha ravvisato la necessità di adottare una specifica legislazione sulle vaccinazioni dei minori di età. In particolare, la decisione è stata assunta con lo scopo di rendere effettivi i risultati ottenuti dalla scienza medica nella prevenzione di alcune patologie con effetti mortali o fortemente invalidanti.

Che cosa si intende per vaccinazione?

I vaccini sono dei farmaci che hanno lo scopo di prevenire (e in taluni casi anche di curare) alcune malattie particolarmente pericolose per la salute delle persone (pensa, ad esempio, al vaiolo o alla poliomielite). Tali terapie intervengono, infatti, sul sistema immunitario dell’individuo e lo potenziano: grazie alla produzione degli anticorpi il fisico è in grado di difendersi da una patologia che conosce e che sa come sconfiggere.

Per tal motivo, grazie alla pratica della vaccinazione, nel corso degli anni è stata ottenuta la cosiddetta immunità di gregge. In altri termini, si è riusciti a debellare molte malattie. Ecco perché le vaccinazioni vengono praticate su soggetti sani: l’obiettivo è proprio quello di impedire che si ammalino.

Alcune persone, tuttavia, assumono un atteggiamento piuttosto scettico: il timore è che i vaccini siano dannosi per la salute umana. Sul punto occorre precisare che, trattandosi di prodotti medici, i farmaci utilizzati possono avere degli effetti collaterali.

Ciononostante, sono incontestabili sia la sicurezza dei prodotti impiegati sia la qualità dei test di controllo.

Infatti, la percentuale di conseguenze registrate è bassissima ed è addirittura al di sotto della soglia di mortalità collegata alla patologia che si previene.

È quindi buona prassi sottoporsi a una tale attività di prevenzione; in alcuni casi, ci si trova addirittura di fronte a un preciso dovere dal quale non è possibile sottrarsi.

I vaccini, infatti, si distinguono in obbligatori e facoltativi (esempio anti-meningococco B e C): nella prima ipotesi, non esiste margine di scelta, ma è indispensabile adottare la terapia imposta dal ministero della Salute.

E’ possibile rifiutare di vaccinare il proprio figlio?

Nel 2017, su volontà del Ministro Beatrice Lorenzin, è stato adottato il cosiddetto Decreto Vaccini [1], ossia un corpo normativo finalizzato a disciplinare in maniera unitaria e completa la tematica tanto dibattuta dall’opinione pubblica.

Tale intervento governativo ha voluto ampliare il novero delle vaccinazioni obbligatorie, accompagnando la violazione delle regole di comportamento con sanzioni piuttosto importanti per i genitori inadempimenti.

In particolare, in attuazione del principio costituzionale secondo il quale la legge può imporre dei trattamenti sanitari per il benessere della collettività, oggi sono obbligatori i vaccini contro:

  1. poliomielite;
  2. difterite;
  3. tetano;
  4. epatite B;
  5. pertosse;
  6. influenza di tipo b;
  7. morbillo;
  8. rosolia;
  9. parotite;
  10. varicella.

A seguito dell’adozione di queste disposizioni, molti genitori cosiddetti no-vax hanno proposto una serie di obiezioni e numerosi ricorsi all’autorità giudiziaria per chiedere che venga fatto prevalere il loro diritto di scegliere se sottoporre o meno i figli alla prevenzione. Ad oggi, i motivi addotti a sostegno di tale tesi sono stati rigettati dai tribunali di tutta Italia. La violazione dell’obbligo vaccinale produce, infatti, due conseguenze:

  • divieto di essere ammessi negli asili e nelle scuole;
  • sanzione amministrativa pecuniaria a carico dei genitori.

Ne deriva una valutazione essenziale.

E’ sicuramente consentito rifiutarsi di vaccinare i propri figli nel caso in cui si tratti di scelte facoltative. In altri termini, se la vaccinazione non è imposta per legge si può decidere di non dare attuazione a tale trattamento senza incorrere in sanzioni.

Viceversa, non è consentito sottrarsi alle vaccinazioni laddove esse rientrino nel catalogo delle prevenzioni imposte dal sistema sanitario nazionale. In caso di infrazione di tale prescrizione, infatti, si incorre nelle sanzioni di cui abbiamo fatto menzione sopra.

[1] D.L. 07.06.2017 n. 73

Источник: https://www.laleggepertutti.it/384085_posso-rifiutare-di-vaccinare-mio-figlio

Il gran pasticcio dell’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari

Cosa deve fare chi decide di non vaccinare i propri figli

È una scena che abbiamo già visto. Il Governo ha previsto, ma non ancora stabilito, che la vaccinazione contro il SARS-CoV-2 costituisce un requisito essenziale per l'esercizio di alcune professioni ma non ha definito in maniera esaustiva e inequivocabile in che modo questo obbligo debba essere messo in pratica.

Un po’ come quando aveva stabilito che i figli dei keyworker potessero frequentare in presenza, senza specificare chi fossero i keyworker. Infatti, mentre il decreto legge numero 44 del 1° aprile è all’esame del Senato e della Camera, restano da chiare alcuni punti, primo fra tutti quali professionisti devono essere vaccinati.

Chi ha l’obbligo di vaccinarsi

Sull’identificazione dei soggetti interessati dall’obbligo vaccinale la confusione regna sovrana. In base all’elenco presente sul sito del Ministero della Salute sembrerebbero essere tenuti all’obbligo di immunizzarsi molte categorie, tra cui medici, infermieri, fisioterapisti ed OSS (Operatori Socio Sanitari).

Ma non gli OSA, cioè gli Operatori Socio Assistenziali: figure di carattere non infermieristico, prive di un ordine o albo professionale, che però nelle RSA e negli ospedali operano a diretto contatto con i degenti e residenti.

Sembrerebbero esclusi anche altri operatori – come gli addetti alle pulizie, alla distribuzione del cibo, alla manutenzione, ai triage o agli sportelli – che pure entrano nei reparti o sono a contatto con il pubblico.

Il problema della mancata identificazione dei soggetti da vaccinare era stato sollevato qualche giorno fa sul Sole 24 ore da Paolo Pigni, Direttore Generale di Fondazione Sacra Famiglia: «Secondo le prime interpretazioni della legge da parte di alcune Regioni, gli ASA-Ausiliario Socio Assistenziale sarebbero esclusi dall'obbligo di vaccinarsi perché non sono operatori sanitari in senso stretto. Da me sono 800 su 2mila operatori, in Italia saranno più di 100mila». Eppure, aveva sottolineato Pigni, «gli ASA sono forse quelli più a contatto con i pazienti. L’obbligo dovrebbe valere per chiunque lavori in una struttura socio-sanitaria».

D’accordo con lui anche Franco Massi, presidente di Uneba, la principale associazione di categoria del settore sociosanitario, con circa mille aderenti: «Sembra che i legislatori non sappiano che coloro che si occupano dell’alimentazione e dell’igiene personale degli ospiti, così come della pulizia dei luoghi, sono più vicini agli anziani di medici ed infermieri», afferma. In questo senso, commenta categorico, «il legislatore manca totalmente di coerenza».

Sembra che i legislatori non sappiano che coloro che si occupano dell’alimentazione e dell’igiene personale degli ospiti, così come della pulizia dei luoghi, sono più vicini agli anziani di medici ed infermieri

Franco Massi

Il 21 aprile Uneba, assieme alle altre associazioni di categoria del settore sociosanitario socioassistenziale Anaste, Aris e Agespi, aveva scritto a Governo e Parlamento chiedendo che l’obbligo vaccinale «non si applichi solo agli operatori di interesse sanitario» ma sia esteso anche ai «prestatori di lavoro dipendente od in regime di libera professione che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private». «Questo problema era emerso anche nelle fasi iniziali della campagna vaccinale – sottolinea Fabrizio Giunco, responsabile del dipartimento cronicità della Fondazione Don Carlo Gnocchi – determinando interpretazioni difformi da parte di ATS/ASL e strutture sulle priorità vaccinali». Infatti, «alcune Direzioni avevano interpretato l’indicazione in modo estensivo, vaccinando tutti gli operatori che direttamente o indirettamente potevano avere contatto con degenti o pubblico; altre, in modo più selettivo o per le specifiche indicazioni ricevute, avevano vaccinato solo gli operatori dei reparti».

“Sei vaccinato?”: una domanda che il datore non può fare

Il secondo punto, non di poco conto, ha a che fare l’eterna difficoltà di garantire al tempo stesso la tutela della privacy e la protezione della salute.

Nel suo recente intervento, Pasquale Stanzione, che dallo scorso luglio è il presidente dell’Autorità Garante della Privacy, aveva esplicitato chiaramente che «il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali» (si veda il punto 1 delle FAQ).
Ma allora, come fa il datore di lavoro ad allontanare un dipendente no vax (destinandolo come previsto dalla normativa ad un’altra mansione o sospendendolo senza retribuzione) se non può sapere che è no vax? E come può garantire la protezione e la salute di tutti gli ospiti e degli operatori della RSA o della RSD?

«La legittima tutela della privacy – spiega ancora il responsabile della Fondazione Don Gnocchi – lega le mani ai responsabili di struttura che hanno però l’obbligo civile, penale e etico di garantire la sicurezza di pazienti e operatori».

In teoria è l’azienda sanitaria locale competente che, accertata l’inosservanza dell’obbligo vaccinale, ne dà comunicazione al datore di lavoro e determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti personali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2. Questo processo, però, è in parte fermo in attesa di chiarimenti dal Ministero.

La situazione che si crea, evidenzia Giunco, rappresenta «un empasse molto rischioso» per le direzioni delle strutture.

«In questo momento – afferma – ci sono responsabili sanitari, che possono avere il ruolo di responsabili vaccinali e di dirigenti per la sicurezza ex d.

lgs 81, che si trovano fra l’incudine e il martello: sanno chi non si è vaccinato (possono anche avere gestito le vaccinazioni); rispondono civilmente e penalmente delle possibili conseguenze; ma non possono fare nulla».

In questo momento ci sono responsabili sanitari che si trovano fra l’incudine e il martello: sanno chi non si è vaccinato perché hanno gestito le vaccinazioni; rispondono civilmente e penalmente delle possibili conseguenze; ma non possono fare nulla.

Fabrizio Giunco

Per superare queste difficoltà, spiega Massi di Uneba, «in molte RSA e strutture residenziali per persone con disabilità il medico del lavoro ha inserito nel programma di sorveglianza sanitaria della propria struttura l’obbligatorietà del vaccino a tutela degli ospiti e degli operatori.

Perciò se un dipendente non si immunizza, il medico aziendale può renderlo “Non idoneo”, come quando ha una qualsiasi patologia temporanea o permanente, senza comunicare all’azienda quale sia il motivo. Solo a questo punto il dipendente può essere sospeso dall’esercizio della sua funzione».

Certo, ammette Massi, «si tratta di un escamotage. Ma di fronte alla mancanza di chiarezza del legislatore e alla legittima tutela della privacy non si poteva fare diversamente». Il problema però non è comunque del tutto superato.

Giunco, infatti, spiega che per le regole della Medicina del lavoro, «alcuni medici competenti ritengono di non poter convocare autonomamente a visita il dipendente, ma solo operare secondo il normale calendario prefissato di visite periodiche, oppure attendere che sia il dipendente a richiedere una visita di aggiornamento». Quindi siamo punto a capo.

Belluno, bocciato il ricorso dei sanitari no vax

Intanto pochi giorni fa il Tribunale di Belluno ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato dagli otto operatori socio sanitari delle case di riposo di Belluno e di Sedico, che chiedevano il riconoscimento del diritto a non vaccinarsi senza dover incorrere in ferie forzate o sospensioni. Il Tribunale ha dichiarato prevalente sulla libertà di chi non vuole vaccinarsi il diritto alla salute dei soggetti fragili che entrano in contatto con loro. Degli otto dipendenti iniziali ne sono rimasti cinque: uno si è vaccinato e due hanno rassegnato le dimissioni.

Foto di © Daiano Cristini/Sintesi: la stanza degli abbracci del residence per anziani 'Camilla Sernini' a Cortona.

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Источник: http://www.vita.it/it/article/2021/05/17/il-gran-pasticcio-dellobbligo-vaccinale-per-gli-operatori-sanitari/159383/

Chi sono gli svizzeri che non vaccinano i figli?

Cosa deve fare chi decide di non vaccinare i propri figli
Vaccinarsi sì o no? Anche in Svizzera il dibattito sui vaccini è sempre molto emotivo. Keystone / A4642/_lukas Schulze

Alcuni genitori in Svizzera decidono di non vaccinare i loro figli, ciò che compromette l'eradicazione di malattie quali il morbillo. Ecco che cosa li spinge ad agire in questo modo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 aprile 2019 – 11:0003 aprile 2019 – 11:00

All'inizio di febbraio sono stati segnalati dei casi di morbillo in una scuola Rudolf Steiner in Svizzera. Le autorità hanno esentato dalle lezioni 60 bambini non vaccinati per prevenire una diffusione della malattia.

Non è la prima volta che una scuola steineriana è teatro di un'epidemia di morbillo. E non è nemmeno un caso, ha dichiarato ai media un portavoce dell'Ufficio federale della sanità pubblica.

L'approccio educativo di questi istituti si basa sulla pedagogia Waldorf sviluppata da Rudolf SteinerLink esterno (1861-1925), il quale riteneva che le vaccinazioni fossero problematiche. Alcuni genitori decidono quindi, per questo o anche per altri motivi, di non vaccinare i loro figli o di farlo solo parzialmente.

In passato, le famiglie svizzere delle scuole steineriane (ma non solo) hanno persino organizzato delle 'festicciole' a casa di un bambino malato allo scopo di contagiare, e quindi di immunizzare, il maggior numero possibile di bambini.

“Gli eventi sociali per un'infezione artificiale sono stati organizzati fino agli anni 1990”, conferma Thomas Didden della Federazione svizzera delle Scuole Rudolf SteinerLink esterno. “Non sono però a conoscenza di casi attuali.

Non lo consiglierei nemmeno io”.

Thomas Didden non può dire quanti sono i bambini vaccinati nelle scuole steineriane. Gli istituti non raccolgono dati e non forniscono ai genitori alcuna raccomandazione sulle vaccinazioni. “Siamo pedagoghi, non medici”, afferma.

La malattia come possibilità di sviluppo

Per capire come mai alcuni bambini delle scuole steineriane non sono vaccinati contro il morbillo ci siamo rivolti a un medico antroposofico (sebbene non tutti i genitori delle scuole Rudolf Steiner siano forzatamente antroposofici). Secondo Bernhard Wingeier, pediatra alla clinica ArlesheimLink esterno, l'antroposofia considera l'essere umano in modo più ampio di un semplice essere fisico.

Una concezione che influisce anche sulla comprensione della malattia nella medicina antroposofica. “Crediamo nella capacità di guarigione dell'essere umano e sappiamo come attivarla”, spiega Bernhard Wingeier.

“Nella medicina antroposofica, la malattia non è vista soltanto come un male da eliminare, ma anche come una via di sviluppo, soprattutto tra i bambini”.

Attraverso la febbre e le malattie infettive, il bambino impara a superare le sfide, ciò che favorisce il suo sviluppo e quello del suo sistema immunitario.

Una bambina affetta da morbillo. Keystone / Urs Flueeler

L'individualismo si scontra con l'obiettivo di eradicazione

Questo approccio individuale adottato dagli antroposofici è molto in voga in Svizzera, anche tra i non antroposofici.

“Il fatto che le persone pongono domande e mettono in discussione le raccomandazioni ufficiali di autorità quali i medici, è anche un segno della medicina postmoderna e personalizzata della nostra epoca”, osserva Philip Tarr, comprimario all'Ospedale cantonale di Basilea Campagna e responsabile di un programma nazionale di ricercaLink esterno sui genitori e medici in Svizzera che sono reticenti a proporre delle vaccinazioni.

Il primo problema è che questa medicina personalizzata si scontra con gli obiettivi dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) di eradicare determinate malattie, tra cui il morbillo. Secondo l'OMS, gli oppositori alle vaccinazioni rappresentano una minaccia globale.

L'altro problema è che le persone non vaccinate mettono in pericolo altri individui che non possono essere vaccinati, come i neonati o le donne incinte, o per i quali il vaccino non offre protezione.

In Svizzera, ad esempio, un uomo vaccinato è morto di morbillo nel 2018 poiché il suo sistema immunitario era stato indebolito dalla chemioterapia.

L'individualismo si scontra poi anche con il principio di solidarietà.

“Notiamo che ci sono anche dei genitori con un elevato livello di istruzione che non vogliono vaccinare i figli”

Mark Witschi, Ufficio federale della sanità pubblica

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Chi sono? E perché?

Ci si chiede quindi chi sono i genitori che non vaccinano i loro figli e quali sono i motivi. In Germania, i tassi di vaccinazione sono particolarmente bassi nelle regioni ricche, secondo un'indagine.

Anche negli Stati Uniti, parte dei bambini non vaccinati proviene da famiglie bianche e con un buon livello di istruzione del ceto medio alto.

Alcuni vivono però anche in famiglie afroamericane con poca istruzione, che risiedono in quartieri urbani svantaggiati e per le quali l'accesso ai servizi sanitari è difficile.

Ci sono poi stati dei focolai di malattie in comunità isolate quali i mormoni o gli amish.

La situazione in Svizzera è simile: “Notiamo che ci sono anche dei genitori con un elevato livello di istruzione che non vogliono vaccinare i figli”, osserva Mark Witschi, responsabile della sezione 'Raccomandazioni di vaccinazione” dell'Ufficio federale della sanità pubblica.

In Svizzera, soltanto dall'1 al 3% della popolazione è categoricamente contrario alle vaccinazioni. Si tratta di persone militanti che mettono in guardia dall'industria farmaceutica e dai presunti danni dei vacciniLink esterno.

“In seno alla popolazione, i dubbi relativi ai vaccini sono molteplici e vanno dalla sicurezza della vaccinazione a quella degli additivi vaccinali.

C'è poi il concetto secondo cui è meglio avere uno stile di vita 'naturale' e che un'immunità acquisita in maniera naturale è migliore di un'immunità indotta dai vaccini”, commenta Philip Tarr

I tassi di vaccinazione variano notevolmente da cantone a cantone. Questo non solo perché le varie popolazioni la pensano in modo diverso – tendenzialmente, gli svizzeri tedeschi, conservatori, sono più scettici di romandi e ticinesi – ma anche a causa dell'accesso ai vaccini: nei cantoni con programmi di vaccinazione scolastica, la copertura vaccinale è più elevata.

Secondo Mark Witschi, molti svizzeri dimenticano di vaccinarsi anche per pura negligenza. Altri considerano semplicemente che è inutile vaccinarsi contro determinate malattie, tra cui il morbillo.

Obbligo di vaccinazione impensabile in Svizzera

La vaccinazione non è obbligatoria in Svizzera. Un obbligo come quello introdotto in Italia, Francia o Stati Uniti sembra improbabile.

Come in Germania, una richiesta simile non avrebbe quasi nessuna possibilità a livello politico.

“La libertà garantita ai cittadini svizzeri dalla Costituzione rappresenta già di per sé l'argomento più importante contro la vaccinazione obbligatoria”, afferma il medico scolastico Philip Tarr.

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Le mamme che dicono no ai vaccini

Cosa deve fare chi decide di non vaccinare i propri figli

L'1% si rifiuta, il 20% è indeciso, il 79% li fa. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, sono queste le posizioni dei genitori nei confronti dei vaccini nel mondo occidentale, Italia compresa. Se i “radicali” contrari alle immunizzazioni sono pochi, colpisce la crescita del fronte degli indecisi, perché dall’incertezza al no il passo è breve.

Obbligatore 12 vaccinazioni da settembre

Una preoccupazione che ha portato il nostro governo a varare un decreto legge d’emergenza: dal prossimo settembre saranno obbligatorie 12 vaccinazioni per iscrivere i propri figli ad asili e scuole.

«La decisione è stata presa perché la copertura vaccinale media è scesa sotto la soglia di sicurezza per malattie come morbillo, pertosse e meningite» spiega Giampietro Chimenti, presidente della Federazione italiana medici pediatri.

Cosa dice il decreto legge sulle vaccinazioni

Ma cosa dice, in concreto, il provvedimento? Prima di tutto, 12 vaccinazioni non significa 12 iniezioni, ma 4 (esavalente, quadrivalente, anti-meningococco B e antimeningococco C), tutte gratuite.

Per chiarirsi le idee, si può controllare anche il calendario del Piano nazionale prevenzione vaccini sui siti delle varie Asl. Per quest'anno scolastico basta l'autocertificazione e un foglio con la prenotazione delle eventuali profilassi mancanti.

E se non si presentano questi documenti? Niente porte aperte per nidi e materne, invece via libera alla scuola dell'obbligo (dai 6 ai 16 anni). In entrambi i casi, il dirigente scolastico deve avvisare, entro 10 giorni, la Asl di riferimento, che chiama la famiglia per un colloquio.

Nel caso i genitori non si presentino o rifiutino di immunizzare i figli, scattano sanzioni da 500 a 7.500 euro, a seconda delle iniezioni mancanti. Non solo: la Asl deve poi segnalare la questione al Tribunale dei minorenni.

È giusto scegliere se vaccinare o no i figli?

Ma l’effetto del decreto è incerto: sono tante le mamme “no vax” italiane che, per ragioni diverse, rifiutano l’immunizzazione. Istruite e tutt’altro che disinformate, da Nord a Sud rivendicano la libertà di decidere da sole per la salute dei propri figli: alcune chiedono vaccini più sicuri, altre temono le reazioni avverse.

Di certo, stanno dividendo l’opinione pubblica: è grazie alla cosiddetta copertura a ombrello garantita dalle migliaia di bambini già vaccinati che molte malattie non circolano più, proteggendo anche chi non è immunizzato. Una responsabilità sociale rispetto alla quale alcune mamme “no vax” rivendicano la libertà di scelta individuale.

Come raccontano loro stesse in queste testimonianze.

Gina Zavarise, 38 anni, psicologa di Milano: «La Asl non ci garantisce l’assenza di metalli nei vaccini»

«Nel 2013 io e il mio compagno abbiamo conosciuto in vacanza una coppia con un bimbo autistico. Il papà ci ha raccontato che dei test fatti in America avevano evidenziato possibili legami tra la malattia e i metalli nei vaccini.

Abbiamo iniziato a porci domande, ma è difficile orientarsi: i medici escludono il nesso (uno studio del 2015 pubblicato sul Journal of the american medicine association, durato 15 anni su oltre 95.

000 bambini, ha escluso che il vaccino trivalente contro morbillo-parotite-rosolia implichi un aumento di rischio dei disturbi da spettro autistico, ndr), ma 150 famiglie hanno ottenuto dallo Stato italiano un risarcimento per i danni da profilassi. Quando è nata Anna Sole, 2 anni fa, ho scelto di non vaccinarla.

La Asl ci ha mandato 2 lettere di richiamo, ho chiesto se potevano garantirmi l’assenza di metalli nelle iniezioni e mi hanno risposto di no. Ora proveremo ad acquistare le vaccinazioni in Svizzera, dove sono più sicure».

Francesca Crovara, 52 anni, illustratrice di Lecco: «Quando è nato mio figlio, non c’erano obblighi»

«Alla nascita di mio figlio Zeno, 15 anni fa, il clima in Italia era diverso: niente obblighi (erano stati cancellati nel 1999, ndr) e alcuni medici amici di famiglia mi avevano spiegato che la profilassi è un duro colpo per il sistema immunitario del bebè, così ho aspettato.

Mi sono comportata alle stesso modo con Nora, la seconda figlia, e alla fine entrambi non sono stati più vaccinati. Credo che farlo o meno sia una scommessa, esistono rischi da entrambe la parti.

All’epoca ho firmato il “dissenso informato” alla Asl, un documento in cui ribadivo di essere consapevole di ogni aspetto, poi non ci ho più pensato. Adesso vedremo, l’obbligo vale fino ai 16 anni, ma mi lascia perplessa: mi sembra un’esagerazione.

In nessun Paese europeo il piano è esteso per così tanti vaccini, perché da noi è così urgente? Tra l’altro nella classe di mio figlio la metà degli alunni non è immunizzata. Cosa faranno?».

Anna Diana Demian, 26 anni, casalinga di Parma: «Avevo dubbi, la pediatra non mi ha rassicurata»

«Quando ero incinta mio cuginetto è morto per shock anafilattico dopo la somministrazione del vaccino esavalente (il Centers for disease control and prevention degli Usa ha stabilito che la reazione da shock anafilattico su vaccini è pari a 1,31% casi per 1 milione di dosi, ndr).

Ho iniziato a documentarmi e mi ha colpito un dato sul sito del ministero della Salute: la poliomielite era considerata debellata dal 2002, eppure alcuni casi in Africa avevano fatto scattare l’allarme.

Il rischio di reazioni avverse non era comunque più alto di quello di contrarre la malattia in Italia? Ho chiesto alla pediatra di mia figlia, nata 2 anni fa, che mi ha “attaccato” invece di rassicurarami e anche alla Asl hanno minacciato di chiamare i carabinieri se non avessi vaccinato la piccola: sono comportamenti inaccettabili. Nel 2016 ho fondato l’associazione “Liberi dall’obbligo vaccinale” e l’11 giugno manifesterò a Roma».

Luana Masuzzo,35 anni, laureanda in Legge di Siracusa: «Vorrei un calendario vaccinale su misura»

«Non avevo mai messo in discussione i vaccini, ma Mattia è nato prematuro, quindi ho aspettato che crescesse. Il giorno dell’appuntamento per la prima dose ho sentito al Tg che a Ragusa un bimbo era morto dopo l’esavalente. Mi sono bloccata, non avevo mai pensato ai rischi.

Da allora ho contattato esperti italiani e stranieri, ho passato notti sui testi di immunologia. E sono arrivata alla conclusione che vorrei una vaccinazione individuale, con calendari e iniezioni a seconda delle esigenze del bimbo: sono diverse se va al nido, se viaggia molto…

Perché, per esempio, quella contro l’epatite B si fa a pochi mesi se il rischio di contrarla è legato a trasfusioni e rapporti sessuali? Sono portavoce del gruppo “Genitori per il no all’obbligo vaccinale Sicilia”: combatto per i miei diritti, perché da genitore la responsabilità per la vita del proprio figlio è più forte del senso civico».

Источник: https://www.donnamoderna.com/news/societa/queste-mamme-dicono-no-ai-vaccini

Vaccino anti-Covid dai 12 anni: le risposte dei pediatri ai dubbi più comuni

Cosa deve fare chi decide di non vaccinare i propri figli

Dopo l’autorizzazione della Commissione Europea e dell’Aifa, in Italia è adesso disponibile anche il vaccino Covid per i ragazzi (Pfizer-BioNtech) a partire dai 12 anni.

Le prenotazioni per questa fascia d’età sono aperte al momento solo in quattro regioni – Lombardia, Veneto, Campania e Calabria – ma la notizia ha già generato, come spesso accade, pareri discordanti e non pochi dubbi da parte dei genitori.

Anche coloro che si sono sottoposti al vaccino anti Covid senza alcuna esitazione, infatti, nel momento in cui si trovano a dover fare questa scelta per i propri figli, possono manifestare qualche perplessità.

Le domande sono molte: il vaccino è davvero sicuro per i ragazzi? Che effetti collaterali può avere sui più piccoli? Non si rischia che i ragazzi finiscano per fare da “cavie” per la scienza?

Per rispondere ai dubbi più comuni dei genitori abbiamo rivolto qualche domanda alla Dottoressa Elena Bozzola, Consigliere e Segretario Nazionale della Società italiana di Pediatria.

Dottoressa, perché è importante vaccinare anche i più giovani?

«Sicuramente in un’ottica di immunità di gregge ma non solo. Dobbiamo pensare che più aumenta la copertura vaccinale in tutto il territorio italiano e minore è la circolazione del virus. Tuttavia non vacciniamo i nostri adolescenti solo per proteggere gli altri ma anche e soprattutto per loro stessi.

È vero che l’incidenza della malattia legata al Coronavirus è inferiore nei più giovani ma sappiamo anche che il rischio zero non esiste. Si sono verificate purtroppo morti anche tra i ragazzi e tra i bambini in Italia e non sempre si è trattato di minorenni fragili o con patologie pregresse.

  Senza contare che, anche a distanza di un episodio di infezione da Covid, sintomatica o paucisintomatica, si può verificare anche nei soggetti perfettamente sani, la cosiddetta Mis-C, una forma di malattia infiammatoria che coinvolge più organi essenziali e che può comportare ricoveri lunghi in ospedale o, nei casi più gravi, pericolo di vita. A questo si aggiunge un dato importante: in Italia ci sono 10 milioni di adolescenti, di questi uno su 10 è un soggetto fragile che ha quindi un rischio maggiore rispetto agli altri di contrarre delle forme gravi di malattia. Questi sono i principali motivi per cui noi pediatri consigliamo la vaccinazione anche agli adolescenti sani».

Quali sono gli effetti collaterali del vaccino riscontrati in questa fascia d’età?

«Gli effetti collaterali sono sovrapponibili a quelli riscontrati negli adulti e sono quelli comuni a tante altre vaccinazioni che ormai conosciamo. Si tratta per lo più di febbre, dolore nel punto di somministrazione, stanchezza, lieve astenia nei giorni successivi.

Effetti collaterali di gran lunga inferiori rispetto ai benefici dati dalla vaccinazione che ha una copertura che sfiora il  100% contro le forme gravi e la morte.

Dobbiamo anche ricordare che il Covid ha portato quella che io definisco una “seconda pandemia” per i giovani: abbiamo purtroppo osservato una maggiore incidenza dei disturbi del comportamento alimentare, forte stress, depressione, autolesionismo, alto rischio di suicidio, dipendenza da videogiochi.

I ragazzi hanno il diritto di tornare a una vita normale, di frequentarsi tra loro, di uscire e stare insieme ma in sicurezza. Sicurezza che solo il vaccino può dare».

A preoccupare i genitori sono anche quelli che potrebbero essere gli effetti a lungo termine del vaccino non ancora conosciuti. Come rassicurarli?

«Adesso disponiamo solo di sperimentazioni a breve termine, tuttavia conosciamo la composizione del vaccino e sappiamo che non contiene sostanze definibili come pre-cancerogene o in qualche modo dannose per l’organismo.

Inoltre è bene tener presente che il vaccino, anche una volta immesso nel mercato, viene costantemente studiato e monitorato.

Non ci sono attualmente informazioni che possano farci pensare a una condizione di rischio per i più giovani: è lo stesso vaccino utilizzato per gli adulti, ormai da più di un anno, se contiamo anche l’esperienza degli Stati Uniti.

A preoccupare dovrebbero invece essere gli effetti a lungo termine dell’infezione da SARS-CoV-2. La sindrome post Covid infatti colpisce anche i ragazzi, con conseguenze che vanno dalle difficoltà respiratorie ai problemi di natura neurologica, fino alla Mis-C, che si verifica quando ormai l’infezione sembra essere passata e si pensa di essere fuori pericolo».

Si apprende da un comunicato dall’Aifa che il Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza dell’Ema sta valutando casi molto rari di miocardite (infiammazione del muscolo cardiaco) e pericardite (infiammazione della membrana attorno al cuore) verificatisi dopo la vaccinazione con Comirnaty, soprattutto in persone di età inferiore a 30 anni. Cosa sappiamo ad oggi?

«Ad oggi sappiamo che queste patologie non sono considerate tra gli eventi avversi correlati con certezza alla vaccinazione. Nei pochi casi in cui si è verificata una infiammazione del muscolo cardiaco in soggetti immunizzati, la condizione è stata lieve e risoltasi in breve tempo.

In più, è importante sottolineare che  non è stata dimostrata una correlazione certa con il vaccino. Conosciamo invece le complicanze a livello cardiaco associate al Covid. Purtroppo anche su quei vaccini somministrati ai bambini ormai da decenni circolano notizie relative ad effetti secondari gravi che preoccupano ancora oggi alcuni genitori.

Io ritengo fondamentale effettuare un corretto counseling alle famiglie. Come pediatri ci stanno già arrivando molte telefonate di genitori preoccupati dall’idea che i figli possano diventare “cavie” per la scienza. La sperimentazione del vaccino invece è già avvenuta e nel momento in cui viene approvato da Ema e Aifa vuol dire che è sicuro.

Bisogna pensare che essere sottoposti al vaccino è un privilegio, non un sacrificio, non una  sperimentazione».

Quali sono le informazioni relative alla salute dei ragazzi da segnalare in sede di anamnesi? Ci sono casi in cui è meglio evitare il vaccino?

«L’anamnesi viene effettuata in modo molto meticoloso dai medici, esattamente come succede per gli adulti.

Vengono valutate attentamente le condizioni del soggetto, come eventuali predisposizioni ad anafilassi o reazioni allergiche a precedenti vaccini.

Va detto però che anche ai soggetti allergici il vaccino può essere somministrato, con un periodo di sorveglianza più esteso. È il medico che valuta attentamente eventuali campanelli d’allarme per una possibile reazione».

Che ruolo hanno i pediatri? Saranno loro a somministrare i vaccini per questa fascia d’età?

«Ci sono delle trattative ministeriali in corso e probabilmente ci saranno differenze sostanziali da regione a regione.  Noi auspichiamo la partecipazione massiva dei pediatri di famiglia perché i genitori si sentono solitamente più rassicurati dalla presenza di un medico che già conosce il bambino e con cui c’è già un rapporto di fiducia.

  In ogni caso, che si faccia dal pediatra di famiglia piuttosto che in ospedale o presso l’ASL,  l’importante è che la vaccinazione venga effettuata perché anche i bambini si ammalano, anche loro possono essere serbatoio di infezione ma soprattutto anche loro hanno diritto ad essere sani e a non contrarre malattie».

Ad oggi l’unico vaccino disponibile per la fascia 12-15 è Comirnaty. A che punto sono le sperimentazioni degli altri vaccini per i più giovani?

«Moderna è già stato sperimentato per la fascia 12-17 anni su 3700 adolescenti e ha dato ottimi risultati.

Si stanno facendo le sperimentazioni di Pfizer anche sulle fasce dei piccolissimi a partire dai 6 mesi, anche in questo caso con ottimi risultati.

Ci auguriamo che a breve potremo contare su dati positivi che ci permetteranno di vaccinare anche i più piccoli».

Come (non?) vaccinare mio figlio

Cosa deve fare chi decide di non vaccinare i propri figli

Con il Decreto Vaccini vaccinare e vaccinarsi sono diventate attività obbligatorie e gratuite fino ai sedici anni d’età.

La copertura vaccinale

Mentre sui social media il dibattito sui vaccini non accenna a placarsi, cerchiamo di ricordare perché e come la garanzia di una diffusione capillare della copertura vaccinale sia la risposta dello Stato all’esigenza primaria di proteggere la popolazione.

L’obiettivo perseguito è chiaro: aumentare gli immunizzati per evitare contagi ed epidemie.

Perché dovrei vaccinare mio figlio?

In un nostro precedente articolo abbiamo visto che l’art.

32 della Costituzione tutela il diritto alla salute, quale bene della collettività e del singolo.

Corollario di questo diritto è il principio della sicurezza delle cure, nel cui rispetto ogni percorso di prevenzione medico sanitaria viene concepito, sviluppato e attuato.

Per quanto concerne la vaccinazione, quindi, per raggiungere l’obiettivo della protezione diffusa contro una data malattia è necessario predisporre un piano di cure sicuro per il paziente al quale non si deve sottrarre, pena la lesione dell’altrui salute.

Gli interessi da bilanciare

Possiamo, allora, scorgere gli interessi contrapposti tra le parti coinvolte.

Il singolo ha il diritto di ricevere le cure vaccinali per difendere la propria salute, mentre è suo dovere conseguirle per non contagiare la collettività.

Quest’ultima, invece, ha il diritto di esigere che l’individuo si immunizzi per evitare diffusioni epidemiche della malattia, mentre ha il dovere di far predisporre gli strumenti idonei affinché il percorso di prevenzione sia seguito in sicurezza.

Ora osserva: là dove tuo figlio è l’individuo, i figli degli altri sono la collettività.

E ancora: considera che i figli degli altri possono essere immunodepressi.

Punto di vista

Il Legislatore ha pensato di tutelare i più deboli, le persone non vaccinabili, ponendo a carico dei presidi l’obbligo d’inserirli in classi immunizzate, cioè prive di soggetti non vaccinati.

Ciò comporta che, qualora un preside si trovasse a formare una sola classe con una persona immunodepressa e un’altra non vaccinata, dovrebbe sempre preferire chi non è vaccinabile (come l’immunodepresso) rispetto a chi non si fosse vaccinato per libera scelta. Scelta, quest’ultima, le cui conseguenze non possono ricadere sul prossimo.

Chi deve vaccinarsi?

I “soggetti”, cioè i figli, che passano sotto la lente vengono distinti in due principali gruppi:

I) i bambini dai 0 ai 6 anni, per i quali le vaccinazioni condizionano l’accesso alla scuola dell’infanzia.

II) i bambini e i ragazzi dai 6 ai 16 anni, per i quali le vaccinazioni non condizionano l’accesso alla scuola.

Presta attenzione. La vaccinazione di tuo figlio, perché minore, è sempre un obbligo a cui tu devi assolvere e rispondere quale genitore, tutore o affidatario.

Apollo, mi ricevi?

Chi garantisce il perseguimento delle vaccinazioni?

Ai dirigenti scolastici (presidi) spettano le funzioni di controllo, di segnalazione e di garanzia dei minori.

Le prime, di controllo, consistono nella richiesta ai genitori della documentazione sanitaria secondo le tempistiche previste.

Le seconde, di segnalazione, si sostanziano nella comunicazione delle posizioni irregolari alla ASL competente per territorio.

Infine, quelle di garanzia dei minori attengono alla sospensione dell’accesso alle scuole dell’infanzia di chi non ancora in regola.

Va, quindi, presentata alla scuola entro il termine di iscrizione la documentazione che comprovi:

1) la vaccinazione, oppure;

2) la richiesta di vaccinazione presso l’ASL competente, oppure;

3) l’esonero dalla vaccinazione, per immunizzazione per contrazione della malattia naturale, oppure;

4) l’omissione o il differimento della vaccinazione per accertato pericolo per la salute in relazione a specifiche condizioni, come l’immunodepressione, attestate dal pediatra o dal medico di medicina generale.

Puoi anche presentare un’autocertificazione in cui dichiari l’avvenuta vaccinazione.

Questa andrà a sostituire la documentazione sanitaria fino al 10 luglio di ogni anno, termine entro il quale dovrai presentare le certificazioni richieste.

Attenzione: per il solo anno scolastico 2018/2019 tale termine è fissato al 10 marzo 2019, come previsto dal “Decreto Milleproroghe 2018” .

Per chi è in attesa di effettuare la vaccinazione è sufficiente presentare una copia della prenotazione dell’appuntamento presso l’ASL.

Puntuali?

L’esonero

Puoi non far vaccinare tuo figlio se immunizzato perché ha già contratto la malattia naturale oppure per specifiche condizioni cliniche documentate dal pediatra o dal medico di medicina generale.

Ma attenzione, l’obbligo vaccinale non viene “fisicamente” escluso, infatti, cambia la qualità del vaccino somministrato, che sarà privo dell’antigene della malattia già contratta.

Si legge in molti social di genitori disposti a tutto pur di non vaccinare i figli, fino a manipolare i certificati medici. Pessima idea, sia perché illecito penale, sia perché spregio contro il nostro prossimo, tuo figlio.

Posticipazione del vaccino

Puoi ottenere la posticipazione della vaccinazione di tuo figlio se il pediatra ne documenta specifiche condizioni cliniche, come una malattia acuta.

Ricordi le vaccinazioni?

Sei, sempre obbligatorie: anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse e anti-Haemophilus Influenzae tipo b.

Quattro, oggi obbligatorie: anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella.

Queste ultime sono sottoposte ad una fase di monitoraggio di almeno tre anni. Potranno diventare facoltative in caso sia raggiunta un’adeguata immunizzazione.

Altre quattro, facoltative sono, invece, raccomandate: anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica e anti-rotavirus.

Le vaccinazioni obbligatorie sono prenotabili anche in farmacia.

In caso di riscontrate irregolarità, i dirigenti scolastici devono procedere alle segnalazioni all’ASL.

Questa ha il compito di:

– fissare un colloquio con i genitori;

– intimare l’esecuzione delle mancate vaccinazioni, stabilendo un calendario di vaccinazione;

– sanzionare gli inadempienti con una multa dai € 100,00 ai € 500,00.

Praestat cautela quam medela

E se un vaccino facesse male? C’è la farmacovigilanza

L’A.I.F.A. collabora con l’Istituto superiore di sanità per aggiornare anno per anno il Ministero della Salute sulla diffusione delle vaccinazioni e segnalare le eventuali complicanze per i quali è stata confermata l’associazione con una vaccinazione.

Inoltre, in qualsiasi controversia promossa per il risarcimento del danno da vaccinazione (L. n.210/1992) sarà presente anche l’A.I.F.A. col proprio supporto scientifico.

Tolti gli espedienti temporanei, che a ben poco servono, è sempre meglio comprendere l’importanza della vaccinazione, vincendo l’esitazione.

Vuoi ricevere informazioni? Allora contattaci per i chiarimenti che desideri.

Avvocato Giovanni Paolo Sperti

Источник: https://www.studiolegalesperti.it/it/come-non-vaccinare-mio-figlio/

Gravidanza
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