Comunicare per crescere e farsi capire

Comunicazione per le Associazioni

Comunicare per crescere e farsi capire

Un’associazione, una onlus o ONG o cooperativa o consorzio senza scopo di lucro, non può fare marketing.  Cioè non può pubblicizzare attività o contenuti o “vendere” prodotti. Una Associazione può fare solo “promozione” delle proprie attività, cercare nuovi soci, promuovere campagne per il sostegno delle proprie attività.

Comunicare

Nel momento stesso in cui si fonda e costituisce una associazione si comunica; si dice al mondo: noi esistiamo e abbiamo un obiettivo.  Le finalità, gli intenti sociali e valoriali che vengono definiti stabiliscono in prima istanza, mediando il termine dal marketing aziendale,  la nostra Brand Identity.

Comunicare significa etimologicamente: mettere in comune, condividere un contenuto o qualcosa. Per questo qualsiasi azione mettiamo in atto, qualsiasi scopo la nostra associazione persegua, diventano a tutti gli effetti una messa in condivisione della nostra idealità, identità, finalità.

Proprio per questo, ogni errore nella comunicazione di una associazione, può esser un errore che si rischia di pagar caro.

Esempio di comunicazione antiproducente

La comunicazione per le Associazioni

Ci sono alcuni principi fondamentali che occorre tener presente: per fare attività sociale e/o culturale, bisogna farsi conoscere e poterlo fare.

 Ci siamo occupati di costituire e aiutare a crescere diversi enti  senza scopo di lucro, negli anni e il limite che spesso abbiamo incontrato è quello di confondere il volontariato la spontaneità come il principio fondante della propria attività.

Sbagliato, i principi fondanti sono altri due: i valori che si vuole trasmettere e gli obiettivi che si cerca di perseguire.

 Fermo restando che non si prescinde dal primo, per ottenere risultati nel secondo occorrono per forza di cosa: volontà, presenza, spirito, persone, disponibilità sia temporali che materiali e finanziarie. Vige la regola del ciclo sistemico:  per poter fare occorre ottenere risorse, per ottenere risorse occorre farsi conoscere, per farsi conosce bisogna fare ecc.: farsi conoscere ->  ottenere risorse ->  fare -> farsi conoscere…

Obiettivi della comunicazione 

Stabilita l’importanza di non confondere i principi di “volontarietà” con le necessità oggettive che sono insite in qualsiasi iniziativa e richiedono investimento, il secondo passo da importante da fare è quello di comprendere quali sono i nostri obiettivi se vogliamo intraprendere una campagna di comunicazione:

  • Promuovere una iniziativa
  • Promuovere le proprie attività
  • Trovare nuovi soci
  • Farsi conoscere e trovare
  • Promuove un servizio alla cittadinanza
  • Fare pubbliche relazioni con le istituzioni
  • Trovare finanziatori e donatori

I media della comunicazione

Anche il mezzo diventa comunicazione: ” il medium è il messaggio” (Marshall McLuhan) . I mezzi per fare “marketing” sono molteplici e possono essere usati strategicamente a seconda di quel che si vuol comunicare.  Dobbiamo quindi scegliere le modalità operative in maniera definita e portarla avanti.

Tra i mezzi che possiamo usare:

  • Social network
  • TV e Radio
  • Giornali
  • Email e newsletter
  • Istant Messaneger
  • Brochure e volantini

 Posizionamento e Brand Identity

Uno degli obiettivi principali di qualsiasi organizzazione è farsi conoscere o almeno far conoscere quel che si fa con qualità.

Questa attività che nella società moderna qualifica anche le organizzazioni di volontariato, si chiama costruzione della brand identity.

Basti pensare a quelle organizzazioni “famose” nel mondo che non hanno bisogno di presentazioni quali Unicef, Save The Children, Greenpeace, ecc.

Tutte queste realtà hanno costruito intorno a sé una storia di positività a tutto tondo. Questo è stato voluto, maggiore è la conoscenza e credibilità della propria realtà, maggiori sono i fondi ottenibili per lo sviluppo di progetti di aiuto e nella capacità di direzionare le politiche nazionali, contribuendo al miglioramento della società.

Una delle tecniche moderne utilizzate e che costruiamo nella nostra attività è lo storytelling che ha il pregio di “raccontare” chi siamo. E’ anche una delle tecniche più antiche di comunicazioni visto che in forma “semplificata” si può ritrovare nei racconti orali tramandati di generazione in generazione e addirittura nei disegni rupestri degli uomini della pietra.

Costruire o dare forma alla propria identità attraverso lo storytelling aiuta a crescere.

 

 

Источник: http://www.contributi.it/comunicazione-per-le-associazioni/

Comunicare bene significa anche saper ascoltare

Comunicare per crescere e farsi capire

Le analisi sugli ascolti dei media televisivi sempre più spesso parlano di disaffezione del pubblico rispetto ai format di dibattiti e talk show televisivi. Secondo gli esperti il motivo è da ricercare nella scarsa qualità della comunicazione fra i partecipanti.

Raramente, infatti, si assiste a dibattiti pacati e di qualità. Di qualunque argomento si tratti, i protagonisti, ma anche i conduttori, spesso alzano la voce, non lasciano terminare all’interlocutore un ragionamento compiuto, interrompono con altre domande e incalzandoli con giudizi o provocazioni.

Lo fanno perché il conflitto e lo scontro verbale alzano l’audience? Può darsi e questo dà l’idea del livello del pubblico medio televisivo.

Il risultato che si ottiene è molteplice: l’intervistato si innervosisce, la qualità del confronto si abbassa, l’ascoltatore non riesce a farsi un’idea di opinioni e posizioni degli intervistati.

È inutile pensare ai muri in un mondo che le tecnologie hanno reso liquido

È preoccupante questa deriva comunicativa, che peraltro è tipica dei Paesi latini e quasi completamente assente nei Paesi anglosassoni o in Germania.

Il motivo non è solamente da ricercare nella mancanza di rispetto verso le persone o nella scarsa educazione, ma nella scarsa abitudine all’ascolto.

Capita anche nei dialoghi fra amici e conoscenti: appena una persona esprime una posizione, l’altro non chiede e non esprime interesse, ma immediatamente riporta la sua posizione o le sue esperienze.

Sembra che l’incapacità all’ascolto sia diventata lo standard del modo di comunicare, ed è un paradosso in un’epoca di continua connessione sui mezzi digitali, dove gli strumenti di interattività abbondano. Il parlarsi addosso, l’interrompersi a vicenda sembrano essere fenomeni normali, elementi che portano frustrazione nei rapporti, difficoltà di comprensione nel mondo del lavoro, ma anche nei rapporti di coppia, in famiglia e fra amici.

Loading…

Lottare contro le proprie idee per capire quanto valgono

A livello sociale siamo di fronte, anche in ambienti culturalmente evoluti, alla diffusione di una cultura della competizione, che tra i suoi effetti positivi genera la motivazione al miglioramento delle capacità e delle competenze, ma anche la spinta alla prestazione a tutti i costi che può degenerare nel desiderio di rivalsa e annullamento dell’avversario. Prevale la ricerca del risultato a tutti i costi, a scapito del rispetto e della capacità di comprensione delle differenze dei punti di vista. La comunicazione spesso è a una via, è priva dell’ascolto e genera il rallentamento della crescita della persona, limitando le capacità di arricchimento culturale che viene dall’apertura e dal confronto.

Nel mondo di oggi nessuno si può vantare di conoscere la verità, di qualunque campo o settore si tratti. Semplicemente perché la verità non esiste.

Ovvero esistono tante verità diverse, in continuo e veloce cambiamento, frutto dell’evoluzione delle situazioni, dei mercati, delle condizioni, delle tecnologie, del pensiero.

Quindi nessuno ha il diritto di sentirsi padrone della verità, nessuno può agire come depositario di una conoscenza scolpita nel marmo, e nessuno ha il diritto di imporre con la forza della voce o del carisma il suo pensiero agli altri.

Va riscoperto il valore dell’ascolto come base della capacità di comunicare, il valore dell’umiltà, che presuppone autocritica costante, capacità di leggersi dentro, di mettersi in discussione

Per lavoro ho avuto la fortuna di conoscere imprenditori, manager, ricercatori, campioni dello sport, ed ho notato in tutti un elemento comune: la capacità di ascoltare.

Erano persone che avrebbero potuto parlare per ore delle loro vite e dei loro risultati, ponendosi sopra tutti e tutto in ragione del loro successo.

Eppure quasi sempre si trattava di persone che preferivano ascoltare piuttosto che parlare e l’elemento che le accomunava era la curiosità, la voglia di conoscenza e di apprendimento, anche se apparentemente non ne avevano bisogno.

Ricordo con simpatia l’incontro fra un Amministratore Delegato di una multinazionale dell’informatica con un imprenditore del settore retail, entrambi all’apice del successo e della notorietà, che, una volta seduti al tavolo per impostare un evento, non smettevano di farsi domande sulle rispettive carriere, posizioni, idee, sconfinando sul personale, le vite private, gli hobby e le passioni.

Источник: https://www.ilsole24ore.com/art/comunicare-bene-significa-anche-saper-ascoltare-ACmgt3M

Impara a farti capire: le regole per una comunicazione efficace

Comunicare per crescere e farsi capire

Nell’ambito delle relazioni interpersonali, moltissimi studi hanno evidenziato che le donne sanno essere efficaci comunicatrici perché sanno usare in media più parole rispetto agli uomini (da 10 a 20 mila parole al giorno, rispetto alla media maschile, da 5 a 10 mila). Si sono evidenziate anche le ottime capacità di ascolto in empatia, senza interrompere, parafrasando meglio e ricapitolando in maniera più appropriata.

Occorre però fare una distinzione fra “comunicare” e “comprendere”. Comunicare efficacemente è l’abilità di farsi capire dagli altri, mentre comprendere è la capacità di focalizzarsi sull’altro e capire ciò che vuole trasmettere.

Noi donne abbiamo la dote innata di leggere tra le righe, comprendere il linguaggio del corpo e decifrare l’altro, ma questa non è comunicazione; questa sola abilità non aiuta a farci capire.

Quante volte hai pronunciato la frase “tu non mi capisci…”?

Sicuramente l’abbiamo almeno pensata molte volte, in svariati contesti della nostra vita: in ufficio, a casa, con le amiche, con i genitori… Questa domanda ha come presupposto che la responsabilità del non comprenderci sia tutta della nostra controparte. È davvero così?

E se fosse una nostra responsabilità? Se potessimo renderla una nostra competenza, miglioreremmo le relazioni comunicando meglio e in modo efficace, alleggerendo le nostre relazioni ed evitando le tensioni.

Non bastano quindi solo l’ascolto e l’empatia, ma servono anche basi di comunicazione per capire cosa fare e cosa evitare. Vediamole insieme.

Gli errori nella comunicazione: cosa non fare

1. Interrompere l’altro: l’interruzione blocca il flusso del discorso e dei pensieri del nostro interlocutore e viene spesso percepita come atteggiamento di superiorità o aggressività;

2. Fare le battute (fuoriluogo): spesso l’ironia serve per sdrammatizzare e aiuta a rilassare gli animi, tuttavia la battuta fatta nel momento sbagliato potrebbe gelare gli animi e bloccare le persone;

3. Alzare la voce: il volume alto della voce equivale ad urlare e le persone non amano relazionarsi con interlocutori aggressivi;

4. Ripetere sempre le stesse cose: se ripeti più volte il tuo concetto nel corso dello scambio, risulti noiosa, irritante e perderai di efficacia;

5. Parlare solo di sé: è inefficace monopolizzare la conversazione parlando di noi. Potrebbe risultare noioso e poco interessante per l’altro.

Le basi per comunicare bene

1. Fare attenzione al tono di voce: ricordati che con il tono giusto puoi dire tutto. Ammorbidisci la voce, sii gentile, sorridi e il tono ne risentirà positivamente;

2. Riformulare ciò che si è ascoltato: la riformulazione è molto utile perché è un segnale di ascolto e attenzione. Inoltre, aiuta a “mettere in ordine logico” le parole del nostro interlocutore e spesso contribuisce a fare chiarezza;

3. Mantenere il contatto visivo: evita le distrazioni e guarda negli occhi il tuo interlocutore, ti farà percepire come vicina, empatica, interessata, competente, onesta e sincera;

4. Impara a fare domande: le domande aperte vengono vissute come un genuino interessamento per l’altro e sono anche un modo per raccogliere maggiori informazioni sullo stato emotivo del nostro interlocutore;

5. Sorridere: il sorriso comunica apertura e predispone positivamente l’altro perché è contagioso. Nelle situazioni di imbarazzo o di conflitto, il sorriso riesce a sdrammatizzare e ad alleggerire il peso della conversazione

Come comunicare per farsi capire e ascoltare

Ricordati che l’abilità comunicativa è anche abilità relazionale, impara a renderti disponibile, ad ascoltare e a rispondere velocemente alle richieste senza lasciare punti in sospeso.

Utilizza frasi con struttura semplice e parla lentamente (trasferirai sicurezza), cerca di riconoscere i momenti in cui è utile parlare e quelli invece in cui è meglio tacere e aspettare il momento giusto per verbalizzare il tuo punto di vista.

C’è un’ultima strategia comunicativa molto femminile, utilizzala e sarà la tua carta vincente: sostituisci l’EGO con l’empatia, trasferirai sicuramente autenticità e flessibilità d’animo e aprirai ad un clima di fiducia e rispetto interpersonale.

Источник: https://www.donnamoderna.com/benessere-mente/come-farsi-capire-regole-comunicazione-efficace

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: