Compagni di scuola: il rapporto tra coetanei in classe

Bambino escluso dai compagni? 8 consigli ai genitori

Compagni di scuola: il rapporto tra coetanei in classe

E’ una situazione che si verifica spesso, soprattutto a scuola: si formano gruppetti e può capitare che un bambino si senta escluso dai giochi o dalle confidenze dei compagni. Perché succede, come genitori e insegnanti possono affrontare la situazione.

In classe, al parco giochi, all’oratorio: sono tanti i contesti in cui i bambini possono trovarsi insieme e sono belle occasioni per socializzare.

E sono anche contesti dove facilmente si possono creare piccoli gruppetti: è normale così, perché è normale che ognuno si crei la cerchia nella quale si trova meglio, ma può capitare che qualche bambino venga escluso dal gruppo.

Sono situazioni che fanno soffrire, che portano a sentirsi diversi, sbagliati e che possono minare l’autostima del piccolo.

Perché succede

Capita che in un gruppo di bambini nascano delle simpatie e delle antipatie ed è naturale che si cerchi di stare con i compagni con cui ci si trova meglio. Però è anche vero che certi fenomeni sono più frequenti che nel passato, quando pure si giocava per strada o in cortile e ci sarebbero state anche più occasioni per incontrarsi o per essere esclusi.

“La differenza è che oggi si vive in contesti, sia famigliari che scolastici, che incitano alla competitività più che alla condivisione, in cui si educa poco a mettersi nei panni degli altri e molto a cercare di primeggiare sugli altri, ed ecco che i bambini vengono su meno tolleranti, più competitivi e basta un niente che dicano 'con te no', specie poi se si trovano di fronte un compagno particolarmente timido e schivo” dice la psicologa e psicoterapeuta Rosanna Schiralli.

Noi genitori come possiamo affrontare la situazione?

Ogni caso andrebbe valutato a sé perché sono tante le componenti che possono entrare in gioco, ma in linea generale ecco quel che consiglia la psicologa.

1. Rispecchiarsi nelle sue emozioni

Il rispecchiamento è sempre il primo passo da fare: dire al bambino che capiamo come si sente, lo vediamo, immaginiamo la rabbia e la delusione che sta provando, magari raccontando di episodi simili successi anche a noi quando eravamo piccoli. La nostra comprensione è fondamentale per fargli capire che non è il solo a provare certi sentimenti e non è solo, perché mamma o papà condividono la sua emozione.

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2. Evitare di sostituirsi al figlio

Al tempo stesso dobbiamo però evitare di sostituirci a lui nella gestione della situazione, ad esempio andando a parlare con i bambini che lo escludono o con le mamme (a meno che non si tratti di gravi episodi di prepotenza, ovviamente), perché il messaggio che faremmo passare a nostro figlio è che lui non è capace di risolvere la questione da solo ma ha bisogno sempre di un aiuto esterno e in tal modo si sentirebbe ancora più insicuro. Anche perché non potremo esserci sempre noi a proteggerlo.

3. Incoraggiarlo a trovare una soluzione

Possiamo sederci accanto a lui, farci raccontare quel che è successo, poi possiamo invitarlo ad ipotizzare eventuali scenari ('vediamo, che cosa potresti fare'?), senza porci come 'maestrini' che dall'alto conoscono già la soluzione, ma cercando di porre la questione come una ricerca insieme, facendo domande ma lasciando che sia lui a tirar fuori possibili strategie, perché è giusto che trovi da solo la via d'uscita.

4. Non drammatizzare troppo

Bisognerebbe che genitore non amplificasse troppo certe esperienze del bambino: questo non vuol dire minimizzare o essere indifferenti ai suoi sentimenti, ma tener presente che i bambini a volte esagerano nelle loro reazioni e possono farne un dramma anche per un piccolo rifiuto, specie se non sono stati abituati a sopportare la sconfitta. Meglio quindi non amplificare il suo catastrofismo, ma mantenere sempre un atteggiamento calmo e rassicurante.

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5. Insegnargli che non si può avere sempre tutto…

Il bambino deve anche imparare che esistono simpatie e antipatie e non sempre si può essere accettati da tutti e condividere tutto con tutti: sarebbe bello, certo, ma nella vita reale succede che non possiamo sempre ottenere quel che desideriamo, le esperienze di conflitto sono fisiologiche e bisogna imparare a sopravvivere al rifiuto.

6. Anche a lui può succedere di non voler stare sempre con tutti

Adesso quel bambino non ha voglia di giocare con lui, ma anche a lui qualche volta sarà capitato di non voler giocare con un suo coetaneo, non volergli dare il proprio giocattolo o di far comunella con altri a discapito di un compagno.

7. Invitare qualche compagno a casa

Proponiamogli di invitare a casa qualcuno dei bambini del gruppetto per giocare, fare i compiti o fare merenda insieme: il rapporto uno a uno favorisce la conoscenza, la complicità, la condivisione, l'abbattimento delle barriere. Può darsi che all'inizio nostro figlio si opponga, proprio perché vede certi compagni come 'nemici', ma una volta insieme ne sarà contento.

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8. Lasciare che ci rifletta e ne tragga un insegnamento

Il rifiuto può essere un'esperienza importante ai fini della sua formazione: passato il momento di pianto e rabbia, è giusto che lui stesso ci ragioni su.

Dentro di sé potrebbe rendersi conto di certi suoi comportamenti da evitare, così come potrebbe capire che quel compagno non è un vero amico perché i veri amici non si comportano così; può imparare a distinguere con quali tipi di compagni si trova meglio e quali caratteristiche di un bambino sono affini alle sue.

Sono tutti insegnamenti che aiutano a crescere e, perché no, a fare la giusta selezione tra le amicizie senza sentirsi obbligati a fare le 'pecore di un gregge'.

Aggiornato il 16.03.2018

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/istruzione/bambino-escluso-dai-compagni-8-consigli-ai-genitori

Figli esclusi dai compagni di scuola. Come aiutarli?

Compagni di scuola: il rapporto tra coetanei in classe

Bambini e ragazzi, dopo mesi di chiusura e lontananza dalle aule scolastiche, hanno finalmente ripreso le loro attività quotidiane, pur dovendo affrontare numerosi cambiamenti e adattarsi a nuove regole dettate dalla realtà che stiamo vivendo. Per molti di loro, però, tornare in classe può rappresentare una preoccupazione e una fonte di stress e difficoltà.

Soprattutto a scuola, infatti, si creano facilmente dei piccoli gruppi dove ognuno interagisce con la cerchia di coetanei con cui si trova meglio, che reputa più simpatici o con i quali sente di avere maggiore affinità. Questo è più che normale, ma può anche capitare che ci sia qualche compagno che viene escluso dal resto della classe, non viene coinvolto nei giochi o nelle conversazioni.

Alla scuola primaria, ad esempio, può capitare che un gruppo di bambini escluda qualche compagno, anche con frasi come “tu non giochi con noi”, mentre alle scuole secondarie tra gli adolescenti può scattare l’estromissione solitamente verso chi ha caratteristiche ritenute diverse, è meno alla moda o è il più bravo a scuola.

Se in un primo momento possono sembrare “bambinate” o “ragazzate”, è sempre bene osservare e approfondire.

Queste dinamiche possono provocare sofferenza e andare ad intaccare l’autostima di bambini e ragazzi che, se già sono in una condizione di fragilità, subiscono senza essere in grado di cambiare la situazione.

Perché succede?

Oggi viviamo in una società basata sempre più sulla competizione, sulla pressione sociale e anche social: c’è troppo individualismo e poca collaborazione e non si favorisce l’acquisizione di adeguate competenze relazionali.

Il “poter contare sull’altro” sta venendo un po’ meno. Manca il senso di gruppo, dal gruppo classe, al gruppo sportivo, a qualsiasi gruppo circoscritto ad una specifica attività.

Già da quando sono piccoli, possiamo vedere come alcuni bambini siano meno tolleranti e facciano fatica a mettersi nei panni degli altri: in questi casi la competizione sana si trasforma in prevaricazione, insieme ad una ricerca del primeggiare e si arriva più facilmente a dire “tu non giochi con noi”, soprattutto se il compagno è più chiuso e timido.

Bambini leader o bulli, come riconoscerli?

Quando i figli vengono esclusi dai compagni, cosa fare per aiutarli?

1. NON SMINUIRE, NE’ DRAMMATIZZARE.

È importante prima di tutto non sottovalutare la situazione, ma accogliere e comprendere le loro emozioni: facciamogli capire che immaginiamo la rabbia e il dispiacere che stanno provando, magari raccontando qualche esperienza personale di quando si era piccoli, così che possano sentirsi compresi. Bisogna però anche evitare di andare in ansia, avere reazioni esagerate o drammatizzare la situazione, altrimenti si rischia di appesantire ancora di più il loro vissuto emotivo. È importante trasmettergli sostegno e rassicurazione.

2. ATTENZIONE A NON ETICHETTARLI.

Dire continuamente, anche davanti ai figli stessi o ad altre persone, che sono timidi e non sanno integrarsi, non fa altro che influenzare il loro comportamento, andando a confermare questa aspettativa genitoriale.

Categorizzare un figlio è sempre sbagliato, perché presuppone che “tanto ormai lui è così”, senza contare che il vostro atteggiamento rischia di essere vissuto come una critica che andrà a rinforzare la timidezza stessa e ad intaccare la sua autostima.

3. NON SOSTITUIRSI A LORO.

Bisogna evitare di intervenire sempre in prima persona, andando a parlare con i compagni di scuola o i loro genitori perché, a meno che non si tratti di episodi gravi di prepotenza, per cui è importante l’intervento degli adulti e della scuola, si rischia di trasmettere ai figli il messaggio che non sono in grado di affrontare la situazione, facendoli sentire ancora più insicuri. Una volta compreso il problema, sarebbe meglio sostenerli, aiutandoli a trovare delle strategie per farvi fronte.

4. AIUTARLI A TROVARE DELLE STRATEGIE.

Il genitore può sicuramente creare il terreno fertile per il dialogo, così che i figli raccontino cosa sta succedendo, come si sentono e farli riflettere su cosa potrebbero fare di diverso per far fronte alla situazione, piuttosto che subirla passivamente.

È importante che siano loro a trovare delle possibili vie di uscita così da acquisire più autoefficacia e sicurezza. Si possono anche spronare i figli e rendersi disponibili per invitare a casa qualche loro compagno per facilitare le interazioni e i rapporti.

5. SOSTENERLI NEL FAR FRONTE AL RIFIUTO. È bene far capire al figlio come avvengono certe dinamiche di gruppo, che non sempre si viene accettati da tutti e che può capitare di vivere delle esperienze negative.

Inoltre, così come alcuni compagni ora non hanno voglia di giocare o parlare con lui, sarà successo anche a lui di non voler interagire con qualche suo coetaneo.

Può essere utile farlo riflettere su alcune situazioni così da trarne un insegnamento: ad esempio, capire che quel compagno non è un vero amico o che ci sono degli atteggiamenti che lui stesso può modificare per migliorare i rapporti con i coetanei.

Se notate che col tempo vostro figlio è sempre più chiuso, non ha amici, ha una bassa autostima e tende a restare sempre in disparte a scuola, allora è il caso di intervenire facendosi magari aiutare anche da un professionista, prima che il disagio diventi troppo invalidante

Cosa deve fare un genitore quando il figlio racconta che è vittima di bullismo ed è preso di mira dai coetanei?

Источник: https://www.adolescienza.it/sos/sos-genitori-adolescenti/figli-esclusi-dai-compagni-di-scuola-come-aiutarli/

Gravidanza
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