Come una mamma può combattere il pregiudizio contro la leadership femminile

Serena Williams contro il razzismo e dalla parte delle donne: «Mi piace chi sono e come appaio»

Come una mamma può combattere il pregiudizio contro la leadership femminile

Campionessa in campo e fuori da campo. Serena Williams è così: da quando ha fatto il suo debutto nel mondo del tennis a metà degli anni ’90, non solo ha collezionato vittorie e medaglie, ma ha costantemente usato la sua voce per combattere i pregiudizi di razza e di genere.

E proprio su questo argomento torna a porre l’attenzione in un’intervista rilasciata a Vogue UK che le ha dedicato la copertina di novembre. Nella quale la campionessa spiega di aver sempre combattuto per affermare ciò che è: donna e di colore.

Serena Williams: «Mi piace chi sono»

Diventare una delle tenniste più famose del mondo non è stato semplice per Serena Williams, che rivela si essere stata anche «sottopagata e sottovalutata».

Ma c’è una cosa che la tennista non è mai stata: una donna che desidera un colore della pelle diverso o più chiaro. «Mi piace quella che sono, mi piace come appaio e adoro rappresentare le bellissime donne di colore là fuori.

Per me è perfetto. Non vorrei essere in nessun altro modo» dice.

Contro le discriminazioni razziali

Il 2020 non è stato un anno facile per Serena Williams, che ha vissuto con dolore l’omicidio di George Floyd prima e le proteste razziali poi.

Eventi che hanno riacceso i riflettori sulle ingiustizie e sulle difficoltà ancora affrontate dalla comunità afroamericana negli Stati Uniti.

Anche se qualcosa sta cambiano: «Ora, noi neri abbiamo una voce, e la tecnologia è stata una parte importante di questo processo», dice. «Vediamo cose che sono state nascoste per anni; le cose che noi come persone dobbiamo affrontare».

Del resto, episodi come quello di George Floyd (afroamericano morto a maggio dopo l’arresto di quattro agenti, uno dei quali tiene il ginocchio sul collo di Floyd per diversi minuti; il video farà il giro del mondo scuotendo l’opinione pubblica) accadono da anni, secondo la sportiva. Ma «le persone non potevano tirare fuori i loro telefoni e registrare prima … Alla fine di maggio, c’erano così tante persone bianche che mi scrivevano dicendo: “Mi dispiace per tutto quello che hai dovuto passare”».

Dalla parte delle donne

Da parte sua, la Williams sta facendo tutto il possibile per cambiare lo status quo, incluso lavorare instancabilmente per promuovere le voci emarginate attraverso la sua società di venture capital e il suo marchio di moda inclusiva. «Il tennis – spiega ancora – è solo un gioco in un insieme di cose».

E puntualizza: «In questa società, alle donne non viene insegnato né ci si aspetta che diventino quel futuro leader o un futuro amministratore delegato. Le cose devono cambiare».

E proprio lei si batte in prima persona per farlo: «Qualcuno nella mia posizione può mostrare alle donne e alle persone di colore che abbiamo una voce. Amo difendere le persone e sostenere le donne. Essere la voce di milione di persone che non hanno voce».

Simbolo di body positivity

Da quando è diventata mamma (tre anni fa di Olympia), poi, Serena Williams ha un’ispirazione in più nella sua vita, ed è proprio la sua bambina, che le ha dato un rinnovato apprezzamento per il proprio corpo. «È incredibile che il mio corpo sia stato in grado di darmi la carriera che ho avuto, e ne sono davvero grata. Vorrei solo essere stata grata prima» dice.

«Tutto torna al punto di partenza quando guardo mia figlia» continua, facendosi così portatrice di un messaggio di body positivity. «Quando stavo crescendo, ciò che veniva celebrato era diverso.

Venere (sua sorella maggiore, anche lei tennista, ndr) assomigliava più a ciò che è veramente accettabile: ha gambe incredibilmente lunghe, è davvero molto magra. Non ho visto persone in TV che mi somigliavano. Non c’era un’immagine del corpo positiva. Era un’età diversa».

Ora, però, le cose stanno cambiando, anche grazie a lei.

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Sempre fedele a se stessa

Nonostante tutto, però, Serena Williams a 39 anni guarda con ottimismo al futuro.

Complici le amicizie di un certo livello, da Oprah Winfrey alla duchessa del Sussex a Beyoncé, con cui condivide ideali e ambizioni.

Ma anche a una promessa fatta a se stessa tempo fa e mantenuta negli anni: «Non sono mai stata come nessun altro nella mia vita e non inizierò adesso» conclude a Vogue UK.

iO Donna ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Источник: https://www.iodonna.it/personaggi/star-internazionali/2020/10/08/serena-williams-contro-razzismo-e-dalla-parte-delle-donne/

Fatti e possibili azioni per eliminare la differenza di genere in oncologia e nella ricerca scientifica

Come una mamma può combattere il pregiudizio contro la leadership femminile

Eventi

È ben noto che le donne sono sottorappresentate in posizioni di leadership in discipline scientifiche e sanitarie in tutto il mondo, e c’è disparità di carriere.

Anche se il fenomeno è ampiamente riconosciuto, tuttavia si agisce pochissimo per eliminarlo o almeno attenuarlo, e solo poche istituzioni illuminate stanno davvero cercando di fare la differenza.

In Cancer World con Alberto Costa (European School of Oncology) abbiamo scritto un editoriale sul “gender gap in oncology“. Ve ne riporto i punti salienti.

Attenzione al tema è stata dedicata da importanti riviste internazionali negli ultimi anni. L’argomento del genere e delle carriere è attuale e Lancet ha appena pubblicato, nel febbraio 2019 un intero numero su “Far progredire le donne nella scienza, nella medicina e nella salute globale“.

Questo aspetto, molto sentito nella comunità scientifica, ha portato all’invio di oltre 300 contributi provenienti da più di 40 paesi, indicando, sia la profonda sensibilità alla problematica, sia il desiderio di ottenere un cambiamento in questo senso, anche quando fosse necessario modificare l’intero sistema.

Un editoriale pubblicato nel luglio 2018 da Nature Medicine intitolato: “Actionable equality”, suggeriva che l’uguaglianza tra uomo e donna nella ricerca biomedica è fattibile, mentre Nature ha dedicato, alcuni anni fa, analogamente a Lancet ora, un numero intero sui problemi delle donne nella scienza, intitolato “Science for all” (Volume 495 Issue 7439, 7 March 2013). Nature ha sottolineato che molte donne sono scoraggiate dal perseguire una carriera scientifica ai massimi livelli: “la scienza rimane istituzionalmente sessista”. Nonostante alcuni progressi, le donne ricercatrici, in tutte le posizioni della carriera, sono ancora pagate meno, promosse di meno, sono aiutate a presentare e/o vincono meno finanziamenti e hanno maggiori probabilità di abbandonare la ricerca rispetto agli uomini con qualifiche simili.

Dai banchi alla ricerca

Le difficoltà incontrate dalle donne in oncologia, discusse da Cancer World, sono presenti sia dal lato clinico che da quello sperimentale.

L’American Association for Cancer Research, AACR, ha sempre dedicato attenzione al tema, attraverso varie iniziative e le attività di WICR, Women in Cancer Research.

Simili approcci, seppure non così strutturati sono seguiti dal EACR, l’associazione europea.

Le spiegazioni per il grande divario di genere sono molteplici ed è evidente che l’azione verso l’equità di genere è obbligatoria.

Le Nazioni Unite (ONU) hanno attirato l’attenzione della comunità internazionale sul grave divario di genere che colpisce la scienza: il progresso delle donne nella scienza non si è solo fermato, ma ha iniziato a regredire con un allargamento del divario, e quindi è stata istituita la “Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza” (11 febbraio).

Tra i motivi rilevanti citati dai rispondenti a un sondaggio, vi è che gli uomini sono “percepiti” come leader naturali, e persiste un pregiudizio culturale sulla priorità delle responsabilità familiari e domestiche da parte delle donne.

Tuttavia, siamo persuasi che le disparità siano ben al di là del diverso peso delle responsabilità familiari, dal momento che anche le donne non coniugate o sposate senza figli, che potrebbero dedicarsi completamente alle attività di ricerca, hanno incontrato enormi ostacoli al loro avanzamento.

Il sessismo nell’attività di ricerca è molto sottile e alcuni elementi sono difficili da quantificare, tuttavia studi molto interessanti sono stati pubblicati negli ultimi anni.

Sappiamo, per esempio, come la posizione degli autori nei papers sia importante per le borse di studio e la carriera: Una pubblicazione su Plos One circa un anno fa ha condotto un’analisi dal titolo “Gender disparities in high-quality research revealed by Nature Index journals”.

Gli autori hanno scoperto che le donne sono sottorappresentate nelle posizioni più autorevoli degli autori (ultimo o corresponding, NdA) rispetto agli uomini (Prestige Index = -0,42) e che solo il 18,1% degli ultimi autori, posizione che sancisce la paternità di un lavoro, è detenuto da donne. I dati, altamente rappresentativi, si basavano su una piattaforma di ben 293.

557 articoli di ricerca di 54 riviste con h index del gruppo Nature. Inoltre, molto indicativa del sessismo accademico, è stata l’analisi delle citazioni che rivela che gli articoli con autori chiave maschili sono più frequentemente citati rispetto a quelli con autori chiave femminili.

Ciò che possiamo fare

La New York Stem Cell Foundation (NYSCF) e un gruppo di donne scienziate invitate alla riunione inaugurale dell’iniziativa NYSCF su Women in Science and Engineering (IWISE), ha elencato una serie di raccomandazioni per promuovere e garantire l’uguaglianza di genere nella scienza, nella medicina e nell’ingegneria, pubblicato su Cell Stem Cell (Cell Stem Cell, 2015, 16 (3): 221-224)

Invece di riassumere il loro, preferisco redigere un elenco più personalizzato e aggiornato:

  • Prestare attenzione ai panel costituiti “solo da ricercatori uomini” nelle sessioni dei convegni. Come scrive Roberta: è stato lanciato l’hashtag #allmalepanel su
  • Promuovere per le donne consapevolezza e ruoli di leadership
  • Fornire pari mentorship all’uomo e alle donne durante i loro studi e carriera
  • Essere consapevole di dare il giusto ruolo alla paternità delle pubblicazioni scientifiche
  • Le riviste dovrebbero incoraggiare la presentazione di articoli editoriali da parte di donne leader nel loro campo
  • Dovrebbero essere garantite pari opportunità di finanziamento e dovrebbe essere incoraggiata la presenza di una donna PI nei team che presentano progetti
  • I comitati di revisori dovrebbero avere un equilibrio di genere
  • I board delle associazioni scientifiche dovrebbero avere un equilibrio di genere
  • Garantire parità di stipendio: le donne sono meno pagate per lo stesso lavoro

Tutte queste azioni sono davvero “attuabili”. Non ho intenzionalmente elencato: “Aiuto nell’assistenza all’infanzia”, perché penso che le azioni suggerite e altre con un’attenzione simile forniscano una promozione delle donne molto migliore rispetto al semplice “presenza di luoghi per i bambini” ai convegni o al posto di lavoro.

Come afferma il sito web di “Women and Girls in Science Day“: “sono necessari interventi, strumenti politici e programmi mirati per spostare le priorità del settore pubblico e privato, gli investimenti, le percezioni sul ruolo delle donne in Scienza, Tecnologia e Innovazione. Devono essere istituite misure pratiche che rispondano direttamente alle barriere che ostacolano il successo delle donne e delle ragazze. Le migliori pratiche e le soluzioni innovative sono molto apprezzate.“

Dopotutto è una questione di uguaglianza, dignità, diritti e riconoscimento del valore.

Adriana Albini,
Direttore del Laboratorio di Biologia Vascolare ed Angiogenesi, IRCCS MultiMedica
Membro del Direttivo dell’American Association for Cancer Research

Источник: https://www.multimedica.it/news/fatti-azioni-eliminare-differenza-genere-oncologia-ricerca-scientifica/

Essere donna: prendersi cura di se

Come una mamma può combattere il pregiudizio contro la leadership femminile

A cura di Manuela Rossini

Cosa significa essere donna? La donna non è solo donna. Essere donna oggi significa essere contemporaneamente mamma, moglie, figlia di genitori che accudisce, compagna, donna lavoratrice, amica, consigliera.

Per alcune significa essere Dono, una Matrioska, l’emblema della Felicità, contaminazione, aspettative e stereotipi, battaglie ancora da combattere, un giardino pieno di fiori, la prigioniera libera, il Baobab o il diritto[1].

Tutto questo, in una sola persona.

Il ruolo della donna nella società

La condizione delle donne è variata molto, soprattutto negli ultimi anni. Le civiltà si sono costruite su una forte e radicale divisione sociale del lavoro tra uomini e donne. La donna aveva una sola funzione sociale ben distinta: si dedicava alla famiglia.

Il suo ruolo era quello di accudire i figli, occuparsi della casa e di tutto ciò che aveva a che fare con queste due realtà. Svolgere un lavoro al di fuori di questa sfera non era più compito della donna, diventava una mansione maschile.

Queste società, insieme a questa forma di divisione del lavoro, portavano con sé anche una forte gerarchia di potere tra uomini e donne, con diritti, libertà, opportunità, molto diversi per i due generi.

Solo con l’affermarsi della Rivoluzione Industriale qualcosa cambia: il modo in cui si produce subisce un’irreversibile trasformazione, nascono la fabbrica e la macchina, di conseguenza la figura del lavoratore si modifica. Per la prima volta le donne diventano operaie nelle fabbriche e iniziano a ricoprire diverse mansioni.

Con l’epoca moderna le donne sono state protagoniste nella lotta alla conquista dei propri diritti, di una parità giusta ma difficile da raggiungere.

Negli ultimi 50 anni hanno tagliato diversi traguardi: si sono guadagnate la possibilità di studiare, di vivere indipendentemente, di approcciarsi al mondo del lavoro, trasformando completamente la figura sociale che avevano rivestito in passato. La donna non deve occuparsi più solo della famiglia, della casa e dei figli, ma può iniziare ad occuparsi anche di se stessa e della propria realizzazione. È iniziato così il cammino di emancipazione nella società: le donne hanno dimostrato di essere ugualmente capaci ruoli professionali “da uomini”, come il medico o il poliziotto.

L’uguaglianza di genere

Ad oggi sembra scontato che la donna abbia pari dignità e diritti dell’uomo e per alcune donne parlare della condizione femminile significa fare discriminazione di genere.

Le parole più utilizzate sui media e sui social network associate al mondo femminile sono state per molto tempo violenza e omicidio; è iniziato, però, un cambiamento importante perché oggi si parla anche di lavoro e leadership rosa.

Stanno aumentando le occasioni in cui si parla dell’universo femminile in termini di business, riflesso di una società dove le donne sono sempre meno angeli del focolare e sempre più imprenditrici: le donne stanno acquistando con fermezza e determinazione il proprio spazio e importanza nel mondo del lavoro.

Non può mancare l’accostamento della parola mamma a quello della donna, mentre rimane marginale l’associazione al tema della politica. Se si fa un’analisi approfondita si scopre, infatti, che le donne in certi settori hanno ancora difficoltà.

Il rapporto Onu dell’Un Development Programme (Undp) mostra come gli innumerevoli sforzi fatti per ridurre ilgap di genere non abbiano portato ad un risultato concreto.

È stata realizzata una ricerca basata su un indice che misura il modo in cui le credenze sociali ostacolano luguaglianza di genere in settori come la politica, il lavoro e l’istruzione, con dati raccolti in 75 Paesi: il 91% degli uomini e l’86% delle stesse donne coltiva tuttora almeno un elemento di “pregiudizio verso l’universo femminile in relazione alla politica, all’economia, all’educazione, alla violenza sessuale” o ai “diritti riproduttivi”. I risultati hanno evidenziato un giudizio alquanto allarmante: otto persone su dieci sono convinte che gli uomini siano leader politici migliori delle donne, quattro su dieci che siano meglio al vertice del business e che abbiano più diritto a un lavoro quando i lavori sono scarsi[2]. «Sono numeri che io considero scioccanti», ha commentato Pedro Conceicao, funzionario Onu e responsabile del rapporto, dopo aver denunciato che «viviamo ancora in un mondo dominato dai maschi». «Vi sono progressi – ha aggiunto – in molte realtà di base nella partecipazione e nell’empowerment delle donne, ma in altre continuiamo a sbattere contro un muro»[3].

Benessere donna: progettare se stesse nel futuro

La donna deve essere riconosciuta in tutte le sue qualità e capacità, in un’ottica di cooperativismo tra i due generi del mondo per migliorare lo stato dell’esperienza vitale che entrambi affrontano e nel corso della quale si trovano ad incontrarsi.

Essere donna è progettare oggi il presente, è progettare questa giornata, quella che stai vivendo ora. Essere donna è la consapevolezza che domani non sarà uguale all’oggi e quindi dovrai progettare e progettare ancora, perché il futuro non dipende da noi.

Spesso le donne si trovano sospese tra i vari contesti con il desiderio di arrivare all’obiettivo e il rischio di cadere: risulta fondamentale accettare i cambiamenti, fare piccoli passi, continuare a muoversi per cercare di rimanere in equilibrio e abbracciare la paura, ovvero riscoprire ed avere fiducia nei propri mezzi.

Il team di MyPEOPLEcare ha sviluppato un percorso di SEMINARI DONNA composto di otto incontri realizzati in lezioni Live Streaming della durata di 2 ore.

Si tratta di un viaggio all’interno del mondo donna per affrontare con una professionista tematiche, dubbi e incertezze più frequenti nell’universo femminile.

Offre alla donna la possibilità di conoscere meglio se stessa e di riscoprire lo straordinario patrimonio che è presente dentro di lei, valorizzandone risorse e potenzialità.

Le sfide che una donna si trova a gestire nel corso della propria vita sono molte e spesso affrontate in solitudine. Questo percorso intende affiancare la donna alla scoperta di sé, affrontando i passaggi più delicati che si trova ad incrociare nel corso del suo ciclo di vita.

Durante il percorso verranno affrontate diverse tematiche, sensibili al mondo femminile, che riguardano il tema del benessere psicologico, inteso come una condizione dinamica, che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere donna.

Verrà trattato il tema della complessità della pluralità di ruoli che la donna si trova a ricoprire nelle diverse fasi della vita con i conseguenti vissuti psicologici che ne conseguono e come questi possano incidere, positivamente o negativamente, sul suo benessere psicologico. Verranno ripercorsi e approfonditi gli eventi di vita che possono rappresentare maggiormente fattori di rischio per la comparsa di vari disturbi mentali e come affrontarli. Infine si parlerà di stress e di come poterlo gestire efficacemente nella propria vita quotidiana.

I SEMINARI DONNA sono rivolti a tutte le donne che vogliono vivere o ritrovare una propria dimensione personale e che hanno il desiderio di informarsi e formarsi su temi cari al mondo femminile riuscendo a trovare spunti e strategie da mettere in atto nella propria quotidianità e nel proprio mondo lavorativo.

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Riferimenti:

[1] https://www.sguardidiconfine.com/8-marzo-cosa-significa-essere-donna-ecco-12-sguardi/ [2] https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/2020/03/06/sessismo-il-90-per-cento-delle-persone-ha-pregiudizi-sulle-donne-anche-le-donne/ [3] https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/2020/03/06/sessismo-il-90-per-cento-delle-persone-ha-pregiudizi-sulle-donne-anche-le-donne/

Источник: https://www.mypeoplecare.it/benessere-femminile/donna-prendersi-cura/

Leadership femminile e donne leader nella sanità

Come una mamma può combattere il pregiudizio contro la leadership femminile

In Italia le donne rappresentano quasi il 64% del personale del sistema sanitario nazionale. Eppure solo il 16,7% occupa un posto nella direzione generale.

Bastano questi numeri – emersi dal rapporto Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano OASI 2019 – per capire quanto sia difficile, per le professioniste in questo campo, raggiungere posizioni di rilievo all’interno delle realtà di settore.

Il rapporto tra leadership femminilee sanità è dunque particolarmente complesso, in Italia come nel resto del mondo: pregiudizi e stereotipi sono ostacoli che impediscono alle donne di conquistarsi un ruolo in linea con le loro competenze.

Si tratta di un nodo importante da sciogliere: la parità di genere nei diversi ambiti lavorativi, e non solo, è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, programma redatto nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite per delineare la strada verso un mondo più equo.

Donne leader nella sanità: la situazione nel mondo

Secondo quanto sottolineato nel report “Delivered by Women, Led by Men: A Gender and Equity Analysis of the Global Health and Social Workforce“, pubblicato a marzo del 2019 sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel mondo le donne rappresentano il 70% del personale nella sanità, ma di queste solo il 25% occupa un ruolo da leader.

Non solo: il gender pay gap (ovvero il divario retributivo rispetto agli uomini) nel comparto è pari al 26% nei Paesi ad alto reddito e al 29% negli Stati con reddito medio: un valore superiore rispetto agli altri settori professionali.

In generale, secondo quanto evidenziato nel documento dell’OMS, le donne occupano un numero limitato di posizioni di rilievo e ottengono meno riconoscimenti per il lavoro svolto. In ultima analisi hanno scarse probabilità di avanzare nella loro carriera.

Tanti i problemi incontrati dalle professioniste della sanità, ad esempio:

  • molte società associano al management caratteristiche considerate “maschili”, come competitività e autorevolezza;
  • in molte aree del mondo per le donne è difficile accedere a tutte le professionalità sanitarie, dal momento che vengono associate soprattutto al ruolo d’infermiera, figura percepita come subalterna;
  • anche quando una donna riesce a raggiungere una posizione apicale all’interno dell’organizzazione in cui lavora, spesso percepisce che la sua opinione è presa meno in considerazione rispetto a quella dei colleghi uomini.

È il fenomeno del “soffitto di cristallo” (glass ceiling), che indica come discriminazioni e ostacoli “invisibili” di carattere psicologico, culturale e sociale, impediscano a determinate categorie di persone di raggiungere i piani più alti, ovvero i ruoli apicali all’interno di un’organizzazione.

La leadership femminile nell’ambito della sanità in Italia

Secondo quanto riportato nel rapporto OASI 2019, in Italia le donne medico sono il 44% del totale, ma rappresentano solo il 16% dei direttori di unità operativa. A questo proposito emergono ancora forti differenze a livello regionale, soprattutto per quanto riguarda le specializzazioni.

Se l’Emilia Romagna è la regione più all’avanguardia, con il 24% di direttrici donne, al secondo posto troviamo la Sardegna (23%) e a seguire il Lazio (22%). Il Veneto è in coda alla classifica con il 10%.

Per quanto riguarda, invece, le discipline a livello nazionale, le direttrici di farmacia sono la maggioranza (69% sul totale), mentre nelle specializzazioni mediche il dato oscilla tra il 10 e il 20%.

La percentuale arriva a zero se si parla di ortopedia e cardiochirurgia.

Il numero di professioniste in ambito sanitario è cresciuto negli ultimi decenni e questo ci fa ben sperare, ma c’è ancora molto da fare.

Le donne sono penalizzate soprattutto nelle nomine e nei colloqui. Secondo quanto ipotizzato nel documento, questo fatto può dipendere dal pregiudizio dei selezionatori oppure nella minore capacità, da parte delle donne, di esprimere pienamente il loro valore, perché messe di fronte a una situazione di svantaggio in partenza.

Leadership femminile e sanità: come risolvere il problema?

Un primo passo in avanti per risolvere il gender gap nella sanità è stato fatto con l’introduzione, nel 2011, della legge Golfo-Mosca sull’inserimento delle quote di genere nei consigli di amministrazione di società quotate a partecipazione pubblica: la rappresentanza femminile ai vertici di queste realtà è passata in sei anni dal 6% al 36%.

Tuttavia l’intervento normativo all’interno delle organizzazioni non basta: occorre anche agire a livello culturale, andando a combattere i pregiudizi di genere e a valorizzare le carriere delle donne, tanto quanto quelle degli uomini.

È importante anche creare solidarietà, con iniziative concrete come Donne Leader in Sanità, un network pensato per cancellare le disuguaglianze.

Donne Leader in Sanità ha firmato il Manifesto per un maggiore equilibrio di genere in sanità, che mira al raggiungimento di almeno il 40% di donne nel top e middle management delle organizzazioni pubbliche e private operanti nel comparto.

Riassumendo, le modalità che si possono adottare per raggiungere il traguardo dell’equità sono:

  • la creazione di associazioni e reti;
  • il coinvolgimento d’istituzioni e rappresentanti politici;
  • l’organizzazione di eventi e ricerche sul tema.

Iniziative importanti e necessarie per valorizzare i talenti e le competenze delle tante professioniste che lavorano nel campo della sanità. Per rendere migliore la vita (e la salute!) di tutti noi.

Источник: https://www.donne.it/leadership-femminile-e-sanita/

Il Pregiudizio verso la leadership femminile

Come una mamma può combattere il pregiudizio contro la leadership femminile

Nei confronti della donne leader le persone nutrono pregiudizi maggiori di quanto mostrino le statistiche. E qualche sorpresa la riserva proprio la popolazione di sesso femminile. Lo dimostra una ricerca condotta dall’Università di Dusseldorf e pubblicata recentemente sulla rivista “Sex Roles”.

I ricercatori hanno valutato l’opinione di 1529 studenti tedeschi sulla capacità di leadership femminile attraverso un modello incrociato, e cioè chiedendo loro di rispondere prima in modo esplicito, poi attraverso un questionario anonimo.

Il sistema voleva testare l’autenticità delle opinioni, offrendo la possibilità ai soggetti di rispondere senza la preoccupazione di mettersi in buona o cattiva luce.

Utilizzare l’interrogatorio indiretto come fonte di misurazione, in genere, aumenta la validità di risposta perché riesce a controllare l’influenza della desiderabilità sociale, una variabile che interviene in modo prepotente quando si indagano fenomeni socialmente sensibili.

I dati finali, elaborati con un complesso impianto statistico, hanno dimostrato una significativa discrepanza tra volto “pubblico” e “privato”. Se interpellato apertamente, solo il 23% del campione mostrava di nutrire scetticismo sulla capacità di leadership femminile.

Dietro garanzia di anonimato, viceversa, la percentuale cresceva fino al 37%, con un picco massimo tra gli uomini (45%). Il dato più interessante, tuttavia, proviene dalle risposte delle donne.

Erano proprio loro, infatti, a evidenziare lo scostamento maggiore tra i due questionari: la scarsa fiducia verso la capacità  “di comando” delle proprie simili passava dal 10%  delle risposte esplicite al 28% di quelle anonime, quasi il triplo.

La ricerca fotografa un fenomeno sociale esteso: anche  in Germania, infatti, le donne faticano a raggiungere ruoli di comando.

Secondo alcune rilevazioni, pur avendo rispetto agli uomini una maggiore probabilità di conseguire una laurea e di concludere il ciclo di studi in anticipo, la loro presenza in posizioni direttive è ferma al 29%, ed è aumentata solo marginalmente rispetto agli anni ’90. Nel 2014 solo il 2% delle 200 più importanti aziende tedesche aveva una donna al vertice.

Le ricerche riconducono questa situazione a ragioni di carattere culturale, alla prevalenza di una logica maschilista nell’organizzazione sociale ed economica, ma soprattutto alla scarsa attenzione del legislatore verso normative che sappiano conciliare responsabilità famigliari e lavorative.

Gli stereotipi di genere, in ogni caso,  mostrano di essere particolarmente radicati e difficili da abbattere. Diversi  studi hanno evidenziato come siano cambiati solo marginalmente nel corso degli ultimi 30 anni.

All’identità femminile vengono ancora associati con significativa frequenza  tratti caratteriali quali l’emotività, la gentilezza, la devozione, così come la predilezione per lavori basati sul supporto emotivo e la cura dell’altro, tendenzialmente meno retribuiti.

Caratteristiche opposte a quelle associate al maschio: il dinamismo, lo spirito competitivo, l’indipendenza a la sicurezza di sé, accompagnate da posizioni lavorative di vertice con un più alto livello di educazione e retribuzione.

La  ricerca ha anche evidenziato la resistenza delle persone a pronunciarsi con sincerità quando viene chiesta la loro opinione su temi considerati “sensibili”.

Nelle società occidentali, del resto, il pregiudizio di genere non solo viola una norma sociale, dal momento che l’uguaglianza dei sessi è sancita costituzionalmente e qualsiasi forma di discriminazione è penalmente perseguibile; ma è anche considerato moralmente riprovevole.

Secondo la teoria della congruità dei ruoli (Eagly and Karau 2002) e la costruzione della teoria del ruolo sociale (Eagly 1987, Eagly and Wood 2012, Eagly et al., 2000), il pregiudizio contro le donne leader emerge da un’incongruenza tra il ruolo di genere delle donne e il ruolo sociale di un capo.

Il ruolo di genere delle donne include norme descrittive e direttive sugli attributi e comportamenti comuni che le donne mostrano o dovrebbero mostrare. Al contrario, i leader dovrebbero mostrare tratti più aggressivi, tipicamente considerati maschili (Powell et al., 2002). Questa incongruenza può comportare due tipi di pregiudizio.

In primo luogo, le donne possono essere considerate meno competenti e, di conseguenza, meno spesso selezionate per compiti di leadership rispetto agli uomini; in secondo luogo, le prestazioni della leadership femminile potrebbero essere valutate in modo meno favorevole, il che potrebbe rendere più difficile per loro sviluppare una carriera di successo (Eagly and Karau 2002).

Ciò che colpisce di più è l’interiorizzazione nella popolazione femminile delle prerogative maschili dell’esercizio del comando, dimostrata dallo scarto tra le risposte esplicite e quelle in forma anonima.

Un dato che testimonia la propensione delle stesse donne a mostrare due facce: una, quella pubblica, apparentemente orgogliosa e solidale con i membri del proprio gruppo; l’altra, quella riservata, arrendevole e scettica sulle reali risorse a disposizione per mettere in discussione il privilegio maschile.

Un limite possibile di questa ricerca consiste nel perimetro dell’universo considerato:  essendo stata  condotta all’interno di un università – dunque tra giovani con un’educazione sopra la media –  i risultati potrebbero subire, con l’inclusione di partecipanti più anziani, un sensibile scivolamento in direzione discriminatoria.

Il commento

Commenta Paola Biondi, psicologa e psicoterapeuta, Segretaria dell’Ordine degli Psicologi del Lazio: “Da sempre stigmatizzata, l’identità femminile ha determinato per le donne (e per altri gruppi sociali di minoranza nelle organizzazioni) una criticità nell’accesso al mercato del lavoro, allo sviluppo, alla promozione e, di conseguenza, alla possibilità di gestire ruoli di responsabilità e leadership. Sono ben note le metafore del “tetto di cristallo” – a indicare la difficoltà di accedere a ruoli dirigenziali e di “governo”- e del “pavimento di pece” – riferito alla difficoltà o alla lentezza nella progressione di carriera, così come il 111° posto dell’Italia per le opportunità economiche (parliamo di “gender gap”, indicatore sintetico che misura l’equità di partecipazione al lavoro, alla politica e istruzione, alle cure sanitarie tra uomini e donne). Essere leader donne significa valorizzare competenze identitarie di tipo relazionale come ascolto e dialogo, tendenza all’inclusione, senza necessariamente omologarsi al gruppo dominante e a logiche maggioritarie. Troppo spesso, invece, accade che il femminile si rivesta di comportamenti tipici e premiati dalla cultura dominante. A questo proposito, alcuni studi hanno dimostrato attraverso l’uso della scala M-F –  mascolinità verso femminilità – come le donne abbiano assunto in contesti lavorativi punteggi più elevati nelle caratteristiche considerate maschili, a differenza del sesso opposto, restio a modificare i propri tratti sul versante della femminilità. Le donne sono tradizionalmente vittime del fenomeno del “double blind” (doppio legame), concetto di psicologia sociale che imporrebbe loro lo stereotipo di essere belle, gentili e compassionevoli. Tutti elementi (apparentemente) in contrasto con una leadership che richiede invece la capacità di prendere decisioni difficili, di essere assertive e determinate, etc. Questi stereotipi, come la ricerca in questione evidenzia, non sono propri solo del sesso maschile, ma appartengono anche al mondo femminile: questo spiegherebbe la propensione di entrambi i sessi a sminuire le leader donne, figure propense a  “oltrepassare la linea” e, dunque, ad assumere posizioni sociali che lo stereotipo non permetterebbe loro di ricoprire”.

Scarica la ricerca

Источник: https://www.ordinepsicologilazio.it/ordine-psicologi-lazio/ricerche/il-pregiudizio-verso-la-leadership-femminile/

Come crescere un bimbo

Come una mamma può combattere il pregiudizio contro la leadership femminile

Se desideriamo una società uguale per tutti, dobbiamo dare ai figli maschi più possibilità di scelta ed educarli allo sviluppo di abilità come la cooperazione, l'empatia e la diligenza, spesso considerate femminili.

Cerchiamo di educare le nostre figlie a combattere gli stereotipi e a concretizzare i loro sogni, ma, a volte, non facciamo lo stesso per i nostri figli.

Infatti, secondo gli esperti, i mondi dei maschietti sono ancora “chiusi”: spesso sono scoraggiati dall'avere interessi che possono considerati femminili. Si dice loro che devono essere forti e duri a tutti i costi, senza offrire più scelte o educarli alle abilità femminili.

Se vogliamo creare una società equa, in cui tutti possano prosperare, dobbiamo anche dare ai maschietti più possibilità.

A sollevare la problematica è stata la giornalista Claire Cain Miller sul magazine New York Times, la quale ha pubblicato un approfondimento su come aiutare i maschietti ad avere successo nella nuova “economia rosa” ed educarli allo sviluppo di abilità come la cooperazione, l'empatia e la diligenza, spesso considerate femminili, ma che sono sempre più apprezzate nel lavoro e nella scuola dei giorni nostri. Infatti, i lavori che richiedono queste competenze sono quelli in più rapida crescita.

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Come, dunque, possiamo allevare figli “femministi”? La giornalista Claire Cain Miller ha dato al termine “femminista” un significato semplice ed importante, ossia “qualcuno che crede nella piena uguaglianza tra uomini e donne” e ha chiesto a neuroscienziati, economisti, psicologi e ad altri di rispondere a questa domanda, sulla base delle ultime ricerche e dei dati sul genere. Il loro consiglio è per chiunque desideri allevare figli che siano gentili, fiduciosi e liberi di perseguire i loro sogni.

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Ecco, dunque, i 12 consigli degli esperti per crescere figli “femministi”:

12 consigli per genitori di figli maschi

In genere, intorno ai 5 anni i ragazzi ricevono il messaggio che la rabbia è accettabile, ma che è opportuno NON mostrare altri sentimenti, come la vulnerabilità.

Alle bambine, spesso, è consentito essere degli “esseri umani”, mentre ai ragazzi viene insegnato ad essere “automi”.

Invece, voi insegnate ai bambini che possiedono una gamma completa di emozioni ed educateli a manifestarle con frasi come: “Non sono arrabbiato”, “Sono spaventato”, “I miei sentimenti sono feriti”, “Ho bisogno di aiuto”.

2. Offrite loro modelli positivi

Ci sono prove crescenti del fatto che i ragazzi cresciuti in famiglie senza una figura paterna positiva manifestino un comportamento peggiore in termini di relazioni con gli altri, lavoro, ecc. Una ragione, secondo gli economisti David Autor e Melanie Wasserman, è che non vedono gli uomini grandi assumersi le responsabilità della vita.

Occorre invece dare loro modelli paterni positivi e forti, così come anche modelli femminili dello stesso calibro. Parlate loro dei risultati delle donne che conoscete e delle donne famose e brave nello sport, nella politica o nei media.

3. Lasciate che esprimano il loro sé

Perché i bambini raggiungano il loro pieno potenziale, devono seguire i loro interessi, che siano tradizionali o meno. Quindi lasciateli fare. O meglio, assicuratevi che non vengano limitati.

Offrite loro attività varie, come i giochi con l'argilla, e incoraggiateli a provare attività come travestimenti o lezioni di pittura, anche se non le cercano. Ciò richiama gli stereotipi e potrebbe anche migliorare lo status delle donne.

I ricercatori dicono che la ragione per cui i genitori incoraggiano le figlie a giocare a calcio o diventare medici, ma non i figli a intraprendere la strada della danza o a diventare infermieri, è che “femminile” equivale, a volte, a uno status inferiore.

4. Insegnate a prendersi cura di loro stessi

Insegnate ai bambini a cucinare, a pulire e a badare a loro stessi, in modo che possano essere ugualmente competenti nella casa come ci aspetteremmo che le bambine fossero in ufficio.

Educate i ragazzi a prendersi cura degli altri. Parlate loro di come gli uomini si destreggiano tra famiglia e lavoro e di come i figli e non solo le figlie dovrebbero prendersi cura dei genitori e dei parenti quando sono vecchi.

Preparate insieme la zuppa per un amico malato o visitate un parente in ospedale. Date loro responsabilità in modo che si occupino degli animali domestici e dei fratelli più piccoli. Incoraggiateli a fare da babysitter, coach o tutor.

Organizzate sempre feste di compleanno e squadre sportive miste per bambini, così i piccoli non arrivano a credere che sia accettabile escludere un gruppo sulla base del sesso.

Cercate poi di non differenziare il linguaggio: uno studio ha scoperto che quando gli insegnanti della scuola materna dicevano “bambini e bambine” invece del generico “bambini”, gli studenti avevano pensieri più stereotipati sui ruoli di uomini e di donne e passavano meno tempo a giocare tra loro.

I ragazzi che hanno amicizie con le ragazze hanno anche meno probabilità di pensare alle donne soltanto come conquiste sessuali.

Genitori, se possibile, non cedete ai ruoli di genere nelle faccende domestiche e nell'assistenza all'infanzia. Le azioni, infatti, parlano più delle parole.

Alcuni studi hanno rilevato che i figli di donne che lavorano per un determinato periodo di tempo (mentre i ragazzi stessi hanno meno di 14 anni) dedicano, da adulti, più tempo alle faccende domestiche e alla cura dei figli. “Gli uomini cresciuti dalle mamme impiegate sono significativamente più egualitari nei loro atteggiamenti di genere”, ha dichiarato anche Kathleen McGinn, professore alla Harvard Business School.

Altro modo per insegnare rispetto e consenso: dite ai bambini che bisogna chiedere prima di toccare un'altra persona fin dall'asilo. Inoltre, insegnate loro il potere della parola “no”.

Sottolineate sempre le azioni di intolleranza e dite ai vostri figli che sono ingiuste. “I bambini sono bambini” non è una scusa per un cattivo comportamento. Aspettatevi di più da loro e siate vigili nel ridirezionare una condotta irrispettosa e offensiva.

Non dite mai ai vostri figli che è giusto usare il termine “femminuccia” o uno dei suoi sinonimi come offensivo. Fate lo stesso per le battute sessiste.

Occhio anche al linguaggio più sottile. Una ricerca della sociologa Emily Kane, del Bates College, mostra che i genitori impongono ruoli tradizionali di genere per i figli soprattutto perché temono che vengano presi in giro.

Probabilmente avete sentito dire che i ragazzi eccellono in scienze e matematica e le ragazze nella lingua e nella lettura. Gli stereotipi possono influenzare molto: combatteteli.

Fate leggere ai bimbi una grande varietà di storie che rompono gli schemi, non solo quelle sui ragazzi che salvano il mondo e sulle ragazze che hanno bisogno di essere salvate.

Infine, crescere un figlio in questo modo non significa solo dire ai bimbi cosa non fare o cancellare completamente le differenze di genere.

Insegnate ai ragazzi a mostrare la forza, ma quella di riconoscere le loro emozioni.

Insegnategli a provvedere alle loro famiglie, prendendosi cura di loro. Mostrate loro come essere duri, talmente resistenti da sopportare l'intolleranza altrui.

Date loro fiducia e fate in modo che sviluppino tutto ciò di cui sono appassionati.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/educazione-12-consigli-per-crescere-un-bimbo-femminista

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