Come trasmettere il rispetto ai figli

Come crescere bambini felici

Come trasmettere il rispetto ai figli

Una ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità ha provato a sondare gli stili di vita di 14mila neomadri italiane per scoprire le regole d’oro per crescere i figli in buone condizioni di salute. E innanzitutto felici, sapendo bene che la felicità non può mai essere considerata un traguardo, ma almeno un obiettivo.

Gli esperti della Sanità, in particolare, si sono meravigliati per due dati che sono venuti fuori dalla ricerca: la maggioranza delle madri non legge mai nulla, la sera, ad alta voce ai propri piccoli, neanche una favoletta breve; e soltanto una minoranza allatta al seno.

Due cose, la lettura delle favole e l’allattamento naturale, che invece, danno salute, serenità, e perfino felicità ai bambini.

COME CRESCERE BAMBINI FELICI

Tutti noi vorremmo che i nostri figli fossero sempre allegri, di buon umore, non capricciosi e obbedienti. Dimentichiamo però che l’umore, con le sue oscillazioni, non riguarda solo le persone mature, ma anche l’età più giovanile. E sottovalutiamo alcuni gesti, perfino semplici, che possono dare più serenità e allegria ai nostri figli.

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BAMBINI FELICI

Insegnare la felicità come regola di vita, per sentirsi bene, stare in pace con se stessi senza frustrazioni, rimpianti e rimorsi.

In alcune scuole del nord Europa la felicità è diventata una materia di studio, anche all’università. Noi pensiamo che i bambini siano felici solo per il fatto di essere bambini ma anche l’infanzia ha le sue paure.

Dunque non sprechiamo la possibilità di rendere felici i nostri figli.

COME RENDERE FELICE UN BAMBINO

Ecco 10 consigli per trasmettere loro la felicità come valore fondante della vita:

1 – Leggere ai bambini: fin da quando sono molto piccoli leggete ai bambini le storie della buonanotte, le fiabe classiche che insegnano loro che c’è sempre un rimedio nella vita, c’è sempre un modo per uscire dalle brutte situazioni on umiltà e dolcezza. Oltre ad essere un momento “educativo” è anche un momento molto intimo tra genitori e bambini ed è una buona abitudine da coltivare.

2 – Chiedere scusa: quando si sbaglia bisogna chiedere scusa. Basta questa semplice parola, a volta, per far tornare i bambini ad essere sereni dopo aver commesso una piccola marachella. E quando siamo noi adulti a sbagliare, non arrampichiamoci sugli specchi e diamo il buon esempio.

3 – Educazione e buone maniere: essere gentili con gli altri è un modo per sentirsi bene e per far sentire bene chi vive intorno a noi. La gentilezza è un valore importante da trasmettere ai nostri figli.

4 – Sorridere: Molto spesso, come genitori, siamo presi da tanti problemi e non sempre sorridiamo. Invece bisogna insegnare ai bambini il valore di un sorriso: è contagioso come uno sbadiglio e non costa nulla, sviluppa endorfine e ci fa stare bene. Giochiamo insieme a loro, passiamo del tempo con loro. Senza tablet, smartphone, televisione.

5 – Non giudicare: Di fronte ai bambini è importante avere sempre una parola buona per le persone.

Non giudichiamo i comportamenti in maniera negativa, non usiamo il sarcasmo o l’ironia e cerchiamo di spiegare sempre le ragioni che sono dietro ad un gesto che a loro sembra incomprensibile: il rimprovero di una maestra, l’atteggiamento dell’arbitro di calcio e così via.

Se insegniamo ai bambini a rispettare le opinioni degli altri si sentiranno più consapevoli e felici e non vivranno il giudizio degli altri come una sconfitta ma come un arricchimento.

6 – Niente è per sempre: esistono dei momenti molto belli e anche dei periodi meno belli. Ma non bisogna abbattersi per questo motivo.

Nulla dura per sempre: è bene insegnare ai bambini che tutto ha un inizio e una fine.

Sapranno godere appieno di ogni situazione della vita, senza rammaricarsi quando una vacanza finisce o quando hanno preso un brutto voto. Tutto si può recuperare.

7 – Spiegare e non punire: Noi genitori di oggi siamo figli degli anni in cui i genitori erano temuti. Soprattutto i padri.

Oggi la famiglia “tradizionale” non esiste più: le mamme, spesso, non sono casalinghe e lavorano, i nonni, a loro volta, lavorano ancora, ci sono famiglie allargate e monogenitoriali e, a volte, piacerebbe a tutti i genitori avere quel certo ascendente nei confronti dei figli. Ma bisogna rallegrarsi se questo non accade.

Il dialogo e la spiegazione del perchè un gesto, una parola, un comportamento, vadano bene oppure no, a livello di felicità da parte del genitore e del bambino, pagano sempre. Sarebbe più semplice dare la classica punizione. Ma poi il genitore si sentirebbe in colpa e il bambino infelice. Dunque tanto vale sedersi e parlare.

8 – Elogiare e non sminuire: non diamo per scontato che i nostri figli si comportino bene. E’ giusto rimproverarli quando sbagliano e, nello stesso modo, è giusto elogiarli quando fanno bene.

9 – Nessuno è migliore degli altri: insegniamo ai nostri figli che non sono migliori o peggiori di altri. Che ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti. In termini di autostima lo aiuteremo a sentirsi migliori.

10 – Essere onesti: in un mondo popolato da furbi e prepotenti insegniamo ai nostri figli ad essere onesti con se stessi e con gli altri. Questo li aiuterà a sentirsi più felici perché sapranno che i risultati raggiunti non sono frutto di raggiro ma del loro impegno e della loro fatica.

IL METODO DANESE PER CRESCERE BAMBINI FELICI

La Danimarca è uno dei paesi più felici del mondo e infatti da oltre 40 anni si aggiudica la vetta della classifica del World Happiness Report delle Nazioni Unite.

Cosa che ha suscitato molta curiosità, a tal punto che la psicologa Iben Sandahl e la giornalista americana Jessica Joelle Alexander, sposata con un danese, hanno deciso di indagare sulla questione e scoprire come mai i danesi siano tanto felici.

Ce lo svelano in un libro, divenuto popolare in tutto il mondo, “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni”.

Dove si scopre che alcuni dei segreti sono l’empatia e il modo peculiare dei genitori danesi di relazionarsi con i propri figli. Il libro in questione è una guida che spiega come mettere in pratica nella vita di tutti i giorni il cosiddetto metodo P.A.R.E.N.

T, acronimo di play, authenticity, empathy, no ultimatums, toghetherness. Eccolo spiegato in pillole.

Play. Secondo le autrici i danesi concedono ai propri bambini molto tempo per giocare liberamente, anziché programmare i pomeriggi con tante attività. In questo modo i piccoli diventano meno ansiosi, più autonomi e imparano a gestire le emozioni.
Authenticity.

La sincerità è fondamentale in famiglia, anche quando si fanno complimenti. Non serve infatti esagerare con complimenti fasulli tanto per accontentare i bimbi, meglio soffermarsi su altro facendo, per esempio, delle domande sul lavoro eseguito per dimostrare interesse.
Reframing.

Trovare il lato positivo delle situazioni, anche quelle spiacevoli, è importante per insegnare ai bambini la resilienza.
Empathy. L’empatia è fondamentale perché aiuta i bambini a connettersi con le emozioni altrui.
No Ultimatums.

Se l’autorevolezza piace ai danesi, l’autoritarismo no. Ecco perché nella loro educazione non privilegiano metodo punitivi né ultimatum.
Togetherness. Parola d’ordine della famiglia danese è intimità.

Che si coltiva stando insieme ad amici e parenti, creando un clima accogliente in casa, passando del tempo con i bimbi a giocare, a preparare del cibo, a gustare qualcosa di buono. Tutti insieme.

TANTI CONSIGLI PER IMPARARE LA FELICITÀ:

Источник: https://www.nonsprecare.it/10-consigli-per-crescere-bambini-felici

Insegnare ai bambini il rispetto: come fare?

Come trasmettere il rispetto ai figli

Quando si parla di educazione, non si può tralasciare il tema del rispetto. Insegnare ai bambini il rispetto, infatti, è parte fondante di ogni educazione. Rispetto sia verso sé stessi che verso gli altri.

E’ importantissimo, infatti, riuscire a trasmettere ai bambini l’importanza fondamentale del rispetto reciproco per vivere insieme in maniera serena e positiva.

Tra gli stili educativi adottati, l’educazione autorevole è l’unica in grado di coniugare il rispetto per sé stessi e per gli altri, ponendolo come valore centrale.

Insegnare ai bambini il rispetto non è semplice. Spesso ci si aspetta che esso avvenga in maniera naturale, ma non è così. Occorre educare i bambini al rispetto, attraverso l’insegnamento e, soprattutto, attraverso l’esempio.

Come sempre, infatti, è attraverso l’esempio che è possibile aiutare i bambini a capire l’importanza fondamentale di un valore. Non basta dirlo.

Occorre dimostrare quotidianamente cosa significa rispettare sé stessi e gli altri, fornendo ai bambini un esempio a cui fare riferimento.

PERCHE’ INSEGNARE AI BAMBINI IL RISPETTO VERSO SE’ STESSI?

Spesso si trascura il fatto che, per star bene con gli altri, è fondamentale stare bene con sé stessi. Il rispetto per il prossimo passa dall’insegnamento che occorre prestare rispetto per sé stessi e per la propria persona.

Occorre aiutare i bambini a sviluppare una buona considerazione di sé, supportandoli nell’insegnamento di come prendersi cura di sé stessi e volersi bene.

Amare e rispettare sé stessi è il presupposto per rispettare in maniera autentica l’altro.

Rispettare sé stessi e rispettare gli altri, infatti, vanno di pari passo. Non è possibile rispettare gli altri in maniera autentica se non si rispetta sé stessi. E viceversa. Per questo, partire dal volersi bene e rispettarsi è fondamentale.

Una buona autostima e una buona percezione di sé sono strettamente collegati al rispetto per la propria persona e per gli altri.

Aiutare i bambini a coltivare una buona autostima, dunque, è fondamentale per favorire uno sviluppo emotivo e sociale equilibrato e positivo.

COME INSEGNARE AI BAMBINI IL RISPETTO?

  • STARE BENE. Spesso si pensa che rispettare l’altro implichi necessariamente la limitazione della propria libertà d’azione. Il rispetto dell’altro, infatti, molto di frequente viene associato a concetti come sacrificio e rinuncia. Questo, però, può essere fuorviante. Rispettando l’altro, infatti, noi facciamo del bene anche a noi stessi, creando un circolo virtuoso. E’ importante trasmettere ai bambini come rispettare il prossimo non sia un limite o un obbligo, ma una scelta di vita che alimenta e crea benessere, in noi stessi e negli altri. Si tratta, infatti, si un sistema che si autoalimenta e crea un clima di benessere e positività.
  • EDUCAZIONE EMOTIVA E EMPATIA. Rispettare gli altri implica necessariamente lo sviluppo di empatia. Sapere riconoscere e gestire le proprie emozioni è il primo passo per sviluppare la capacità di riconoscere le emozioni negli altri. Una buona educazione emotiva ed affettiva porta i bambini a capire quali emozioni stanno vivendo, senza esserne sopraffatti. Questa capacità è il presupposto fondamentale per saper riconoscere le emozioni dell’altro, imparando a mettersi nei panni altrui. Quando si comprende il punto di vista degli altri, c’è rispetto. Non necessariamente lo si deve condividere, ma si comprende che anche l’altro può avere le proprie emozioni e i propri pensieri che, non per forza, sono i propri.

INSEGNARE AI BAMBINI IL RISPETTO CON IL BUON ESEMPIO

Come già detto, l’educazione passa sempre dall’esempio. Non basta spiegare a parole come bisognerebbe fare, ma occorre dimostrarlo concretamente. In particolar modo, quando si parla di rispetto occorre insegnare ai bambini come fare attraverso la messa in atto di comportamenti rispettosi.

In primis, mostrare rispetto per il proprio bimbo, facendolo sentire amato e accettato come persona. Questo non significa non dire mai di “No”, anzi. A volte dire di No ai bambini è la scelta migliore per il rispetto del piccolo e della sua persona.

  Rispettare il bambino significa considerarlo un essere umano a sè, con i propri pensieri e le proprie emozioni. Il bambino, infatti, non è un prolungamento del genitore, ma è una persona a sé stante.

Mostrare ai bambini che ci si comporta in modo rispettoso anche con gli altri è molto importante.

 L’esempio è il motore trainante di ogni educazione. Mostrare atteggiamenti rispettosi aiuta i bambini a comprenderne l’importanza. Ma non solo. Attraverso l’esempio i bambini, infatti, comprendono anche come si mostra concretamente rispetto e quali atteggiamenti sono utili e quali, invece, non vanno bene.

E’ nel quotidiano che si può insegnare ai bambini il rispetto, attraverso le relazioni che ognuno  intrattiene durante la giornata.

Insegnare ai bambini il rispetto parte anche dalle modalità di relazione tra mamma e papà. Vedere due genitori dialogare e confrontarsi in maniera rispettosa è un insegnamento fondamentale per ogni bambino.  Sia che essi siano una coppia o se vi è in atto una separazione. Ma anche come si instaurano i rapporti con i nonni, gli zii e altri membri della famiglia. Allargando il cerchio, poi, anche le relazioni con gli insegnanti, gli allenatori e altre figure educative che si relazionano con il bambino e, di conseguenza, con la famiglia. Non solo: insegnare il rispetto ai bambini passa anche da come ci si relaziona con i vicini di casa, con il panettiere e le altre persone che quotidianamente si incontrano.

Ci sono tanti giochi che possono essere utilizzati per insegnare il rispetto. Insegnare ai bambini il rispetto verso sé stessi e verso gli altri attraverso i giochi può rivelarsi divertente e alla portata di tutti i piccoli.  Possono essere giochi già predisposti, oppure da inventare sul momento.

Ogni momento ludico è una occasione irripetibile di esperienze. Esistono anche cartoni animati, film e libri sul tema, magari da guardare insieme e poi commentare.

 Allo stesso tempo, però, anche lasciare ai bambini il modo di leggere queste storie da soli li aiuta a metabolizzare gli insegnamenti.

In particolare, ma non solo, la natura ha un ruolo importante per insegnare il rispetto. La natura, infatti, detta tempi e modalità che occorre imparare a rispettare. La natura può essere molto utile per insegnare ai bambini il rispetto. Via libera, dunque, ad attività all’aperto, giochi nel bosco, attività a contatto con animali e piante, nel rispetto di sé stessi e degli altri.

Источник: https://www.annabellsarpato.com/insegnare-ai-bambini-il-rispetto/

9 valori che dovreste insegnare ai vostri figli

Come trasmettere il rispetto ai figli

Il compito principale dei genitori è amare ed educare i propri figli. Devono essere sempre al loro fianco supportandoli e consigliandoli anche quando non sono d’accordo su determinate decisioni. Ci sono dei valori che devono essere trasmessi obbligatoriamente perché aiuteranno i vostri figli ad affrontare il mondo.

È dimostrato che i bambini imparano principalmente osservando gli esempi forniti loro dai genitori. Se volete insegnare a vostro figlio ad essere un bambino responsabile, onesto e buono, dovete assicurarvi di esserlo anche voi.

È inutile cercare di insegnare qualcosa ad un bambino se non vede i genitori comportarsi nella giusta maniera. In questo modo migliorerà sia il comportamento del bambino che quello dei genitori.

Sono molti i valori che potete trasmettere ai vostri figli, ma ce ne sono nove che sono di primaria importanza. Se il bambino non li impara, potrebbe avere dei problemi in futuro.

L’onestà, tra i valori più importanti da insegnare ai figli

Questo è un valore di base che deve essere insegnato fin dalla tenera età. A volte i bambini scelgono di mentire o nascondere le loro azioni per evitare di essere puniti. Quindi, è importante parlare con loro dell’importanza di dire la verità.

Se scoprite che vostro figlio dice delle bugie, sedetevi e parlate con lui. Chiedetegli perché sta mentendo e ditegli che le bugie, di solito, hanno conseguenze negative.

La tolleranza

È necessario tollerare i pensieri e i comportamenti delle persone nonostante si sia in disaccordo. Se ci fosse più tolleranza nel mondo, molti dei problemi dell’essere umano scomparirebbero.

Insegnare questo valore a vostro figlio gli permetterà di accettare e rispettare gli altri. In questo modo saprà che la sua opinione può essere valida come quella di chiunque altro.

Un bambino tollerante può giocare tranquillamente con gli altri senza avere la necessità di litigare quando qualcosa non gli piace. Insegnare a vostro figlio la tolleranza significa insegnargli a dialogare ed evitare la violenza.

Il rispetto

Rispettare gli adulti e gli altri bambini è la prima cosa che i bambini dovrebbero imparare. Questo è essenziale per il loro sviluppo all’interno della comunità. Non alzare la voce, evitare di contraddire bruscamente qualcuno e rispettare le regole della casa sono solo alcuni modi per dimostrare che questo valore è importante.

La responsabilità

Sviluppare il valore della responsabilità sarà molto utile per il bambino. Gli servirà per adempiere gli obblighi che ha a scuola e a casa. Per trasmettere il valore della responsabilità a vostro figlio è importante che voi definiate quali sono i suoi obblighi e non permettiate che li trascuri.

I tuoi valori definiscono chi sei veramente. La tua vera identità è la somma totale dei tuoi valori

-Assegid Habte-

La bontà d’animo

Tutti i genitori vogliono che i loro figli siano buoni e generosi. Un bambino che aiuta gli altri quando ne hanno bisogno, sarà, senza dubbio, un adulto eccezionale.

Per essere una brava persona, vostro figlio deve sviluppare il dono dell’empatia. Dovete insegnargli l’importanza di mettersi nei panni dell’altro prima di giudicare. Siamo tutti umani e ognuno ha le proprie ragioni per agire in determinati modi.

La gentilezza

Vostro figlio deve imparare ad essere gentile con gli altri. Passiamo tutti dei giorni in cui non siamo di buon umore, ma questa non è una scusa per essere scortesi con le persone che ci circondano.

Bisogna essere educati e gentili e sapere come comportarsi in ogni occasione. Molte volte, un sorriso può cambiare il modo in cui vedete i problemi.

Il carattere

Il bambino deve avere delle buone abitudini. All’inizio sarà difficile, ma alla fine, se si apprendono delle buone abitudini, non ci saranno problemi.

È importante che stabiliate dei limiti e che il bambino impari che non può sempre fare quello che desidera. Solo allora può maturare ed imparare ad usare l’assertività.

L’autostima

È molto importante che il bambino accetti se stesso. In questo senso, è necessario che prima i genitori accettino se stessi. I genitori sono molto importanti per i bambini perché rappresentano il loro modello di riferimento.

Insegnate ai vostri figli ad amarsi e non accettare i comportamenti di certe persone. Nessuno ha il diritto di farli sentire inferiori o di trattarli male.

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Источник: https://siamomamme.it/educazione/educare-il-bambino/responsabilita-e-valori/9-valori-che-dovreste-insegnare-ai-vostri-figli/

Come trasmettere regole efficaci ai nostri figli

Come trasmettere il rispetto ai figli

Acquisire le regole della vita quotidiana è importante per tante ragioni.

Le regole facilitano la convivenza, danno sicurezza e punti di riferimento; favoriscono inoltre il processo di adattamento alla vita sociale e relazionale.

E’ come se rappresentassero i binari dentro cui canalizzare le energie: senza di esse il treno può deragliare.

Perché è così difficile trasmettere le regole?

Essenzialmente per due motivi:

1. le regole hanno un carattere di costrizione e di fatica;

2. le regole vengono trasmesse in modo non corretto.

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Atteggiamenti utili per trasmettere le regole con efficacia

Esprimere le regole al positivo: se si vuole comunicare ad un bambino di non picchiare il fratellino, sarà meglio suggerirgli un paio di comportamenti da tenere con lui, piuttosto che dirgli cosa non deve fare.

Essere sintetici: dare le regole con dolcezza e fermezza, senza lamentarsi di eventuali comportamenti negativi tenuti dal bambino in passato.

Naturalmente, il bambino può fare o non fare ciò che gli chiediamo (ricordiamoci sempre anche dell’età del bambino a cui ci stiamo rivolgendo!). Se il bambino non lo fa, possiamo iniziare a fare la cosa che ci aspettiamo con lui.

Essere concreti: devi essere più buono…; non essere cattivo…: cosa vogliono dire esattamente i termini bontà, cattiveria, rispetto? E’ meglio esprimersi in modo concreto.

Va specificato con attenzione il contesto in cui si inserisce ciò che stiamo dicendo. Es: Devi essere buono, devi salutare la nonna quando entra…; Quando hai finito di giocare, metti le macchinine nel contenitore…

Dare le regole al momento giusto: se la regola viene trasmessa o ripetuta in contesti in cui si sta rimproverando il bambino perché l’ha violata, l’atmosfera del rimprovero si trasferisce anche alla regola.

L’alternativa è parlare delle regole nei momenti piacevoli, quando si sta bene insieme.

Dare poche regole: è buona cosa limitare il numero delle regole a 4 o 5.

Questo consente di aiutare i bambini a focalizzare l’attenzione su ogni singola regola e ad interiorizzarla.

Potrebbe essere utile presentare le regole in un ordine che ricalca la sequenza cronologica, suggerendo il comportamento appropriato durante i vari momenti della giornata.

E’ importante che gli adulti esplicitino alcune delle regole che seguono loro e che le mantengano.

L’importanza della coerenza tra genitori: capita che i due genitori non abbiano la stessa visione delle cose o dell’educazione dei propri figli.

Spesso, uno dei due genitori si assume il ruolo di persona più permissiva e l’altro di persona più normativa.

I bambini, soprattutto nei primi anni, non sono in grado di comprendere la relatività dei punti di vista. In questa situazione, la regola non viene interiorizzata.

Se le fonti di informazione più importanti danno versioni diverse, le regole stesse diventano discutibili.

Inoltre, quando capita che il bambino trovi difficile seguire una regola, imparerà ad andare a rifugiarsi dal genitore che non trova fondamentale quella regola.

Creare riti e rituali: il rituale ha una grande funzione riparativa; non c’è niente di più facile per un bambino che adeguarsi ad un rituale, perché da contenimento e sensazione di certezza. Naturalmente, esiste anche un’educazione al rituale.

Le regole devono mutare nel tempo rispetto alle diverse tappe dello sviluppo del bambino.

Un’altra strategia per far imparare le regole e instaurare una buona relazione col proprio figlio è quello di sottolineare le qualità positive del bambino, sempre spiegandone il perchè. Ad esempio: Sei stato proprio bravo, perché sei stato gentile con il tuo amico.

Il bambino può non capire subito la regola, chi lo educa può aiutarlo:

• dandogli istruzioni specifiche e non vaghe (sistema i tuoi giochi è molto più efficace di non farmi arrabbiare!);

• dare un’istruzione per volta (vestiti! e non lavati, vestiti, prepara i libri…);

• ripetere anche più volte le regole senza rabbia e, quando la regola non viene rispettata, sottolineare cosa non è andato bene e suggerire come potrebbe fare il bambino per comportarsi correttamente;

essere un buon esempio per il proprio figlio.

Errori da evitare:

Incoerenza: castigo e consolazione. Uno degli errori più diffusi nei genitori è l’incoerenza nelle sue diverse forme.

Per educare un bambino, i genitori devono essere loro stessi i primi a non infrangere i patti e le regole che hanno stabilito.

C’è chi un giorno è indulgente e un altro no: così il bambino non capisce perché lo stesso comportamento un giorno va bene e l’altro no, oppure perché un giorno passa inosservato ed un altro viene castigato.

• Le decisioni prese dai genitori devono essere chiare: entrambi concordi sul da farsi, così da evitare confusione e disorientamento nel bambino.

Accade molto più spesso di quanto si possa immaginare che il bambino venga rimproverato e messo in castigo per un motivo giusto e grave da un genitore o da entrambi, e che poi dopo un breve, brevissimo tempo, lo si vada a consolare e coccolare.

Se ciò accade sempre, diventando una modalità abituale, genera confusione e diseducazione. Ma che cosa accade in questo caso? Può insorgere nel genitore il senso di colpa per ciò che è accaduto e per aver sgridato il bambino.

Il senso di colpa muove nel genitore un conseguente comportamento riparativo che porta al consolare, coccolare il bambino. Questo è altamente incoerente e sbagliato.

Il limite, la regola, il divieto rappresentano inevitabilmente delle frustrazioni, sia in chi li dà, sia in chi li riceve: se il genitore non riesce a gestire tali frustrazioni come potrà essere di esempio per il bambino? Inoltre un rimprovero subito rimangiato genera confusione e tali comportamenti genitoriali potrebbero diventare un al lupo, al lupo! a cui il bambino non crederà più.

Quando però un genitore si accorge di essersi comportato in modo non solo incoerente, ma anche ingiusto, punendo il bambino per una cosa da nulla, è importante che sappia riconoscerlo subito: Mi dispiace: ho sbagliato. Oggi sono molto stanco e ho perso la pazienza. E’ bene che il bambino sappia che anche ai genitori può capitare di sbagliare.

• Lasciar correre: non dire nulla, far finta di niente o giustificare tutto non va bene. I genitori che non si arrabbiano mai, lanciano al bambino un messaggio di indifferenza e disinteresse.

• La minaccia: se lo rifai ancora una volta, a volte la minaccia si trasforma nella vera e propria esigenza di fare ciò che è proibito.

Si tratta di una vera e propria sfida all’autostima e all’autonomia del bambino.

Alcune si presentano sotto forma di minacce-ricompense che poi il genitore non riesce a mantenere: se farai i compiti, ti porterò al parco. E poi ci si dimentica, suscitando nel bambino aspettative disilluse.

Elisa Oliva per Psicologia 24

Источник: https://www.psicologia24.it/2017/03/come-trasmettere-regole-efficaci-figli/

Bambini e regole: come insegnare a rispettarle?

Come trasmettere il rispetto ai figli

Una mamma esasperata scrive che ogni sera l’andare a nanna diventa una battaglia con pianti e urla, perché la figlia di 2 anni non vuole mai smettere di giocare. Si addormenta solo quando crolla esausta.Un’altra non sa più che fare col figlio di 4 anni: in casa si oppone a ogni regola, mentre fuori sa essere bene educato. Sembra che disubbidisca apposta solo ai genitori.

 Un maestro chiede suggerimenti per ammansire tre bambini che non accettano alcuna disciplina e impediscono le attività in classe.Un pediatra è irritato con i genitori che non riescono a dare la medicina al bambino «perché lui non la vuole».

Tutti questi problemi sono variazioni sul tema: che cosa può facilitare (e che cosa può ostacolare) l’interiorizzazione delle norme nei bambini?

Già da neonati i bambini hanno sete di conoscere le leggi del mondo fisico, relazionale e sociale. Nella nostra cultura si è progressivamente fatta strada la concezione del bambino come soggetto da conoscere e da rispettare sempre, fin dai primi momenti di vita. È una cosa buona, che ha profondamente migliorato il rapporto genitori-figli.

Però rispettare il bambino non significa sottomettersi a lui, né depauperarlo dell’insegnamento e della trasmissione delle regole necessarie per il vivere civile. Non basta sancire e far rispettare le regole, lasciando che rimangano condizionamenti esterni. Bisogna che siano apprese e interiorizzate, perché il bambino impari a cavarsela.

Come insegnare il rispetto delle regole?

Nei momenti di “veglia vigile”, già i neonati osservano attenti tutto quello che accade intorno a loro, per capire come funziona il mondo.

Giorno dopo giorno, con la crescita, questo tipo di osservazioni si fa sempre più fitto e sistematico verso il mondo intero: fisico, vegetale e animale, ma – soprattutto – umano.

 Questa rete di acquisizioni tra loro integrate è fondamentale per strutturare e consolidare l’apprendimento sul “come si fa a…”: a ottenere le cose desiderabili; a eliminare le cose sgradevoli; a entrare in contatto con gli altri, o a interromperlo senza gravi conseguenze sul rapporto; a padroneggiare gli eventi; ad acquisire potere nelle relazioni; a gestire i conflitti interni; a non farsi sopraffare; a far la pace; a consolarsi; e così via, per ogni situazione reale o ipotetica.

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Questa è la prima e fondamentale via attraverso cui i bambini conoscono e interiorizzano le norme sociali della cultura in cui sono nati. Le norme così apprese saranno vissute come naturali, ovvie, di base, universali, assolute.

Molto tempo dopo, in un lungo processo che spesso parte dall’adolescenza, l’ex-bambino potrà scorgere che quelle norme non sono poi così naturali, universali e assolute, ma che sono relative alla cultura in cui è nato e si è interiormente formato.

Potrà però riconoscerne il valore sociale pratico, in quanto regole necessarie per il vivere civile e per una socialità basata sul riconoscimento reciproco, su equità, giustizia, solidarietà, efficienza e adeguatezza.

Purtroppo, l’auspicabile scoperta che tutte le norme, anche le più fondamentali o meravigliose, sono relative e quindi fragili e quindi preziose non sarà raggiunta da tutti, né sempre, né per tutte le regole.

Così, norme fondamentali potranno essere violate perché misconosciute nella fragilità del fondamento che le rende preziose.

L’apprendimento del “come si fa a…” si attiva in ogni occasione in cui ci si prospetta qualcosa di nuovo; ma quanto più si è piccoli, tanto più forti e sistematiche saranno sia l’attivazione, sia l’interiorizzazione delle norme.

I comportamenti come domande

In quell’assiduo, sistematico, immane processo di apprendimenti, il bambino va sperimentando sia la realtà fisica, sia gli atteggiamenti e le risposte dei grandi, assumendo atteggiamenti provocatori per provocare, appunto, risposte chiarificatrici, sia fisiche, sia verbali, sia comportamentali.

Per esempio, mentre fa il gesto di battere il martello sul tavolo o quando fa un capriccio, lancia uno sguardo agli adulti presenti, per vedere cosa pensano e cosa fanno, cioè per imparare cosa è raccomandabile, cosa è permesso e cosa è proibito.

Bisogna cogliere quei gesti provocatori: è quello il momento in cui il bambino chiede che gli venga insegnata una regola. Sgridarlo e basta vuol dire perdere una preziosa occasione.

È un momento conoscitivo che rimarrà per sempre come base per ogni successivo momento esecutivo di adesione o ribellione alle norme.

 Questi test, che il bambino sistematicamente fa, sono equivalenti a domande, quali: «Che conseguenze devo aspettarmi quando…»; «Cosa succede se…»; «Come devo fare per…»; «Come si fa a…»; «Cosa succede se non faccio questo?»…
Bisogna che noi adulti non fraintendiamo il significato di domanda che certi comportamenti possono avere. A ogni domanda si deve dare risposta.

Un esempio

Un bambino di 2 anni e mezzo vuole essere preso in braccio. Il papà gli dice: «Cammina ancora un po’: ci siamo quasi.» Il bambino, guardandolo di sottecchi, piagnucola: «Ho male ai piedi», e il papà, prendendolo in braccio: «Sei stufo di camminare, ma non hai male ai piedi.

Conviene non dire bugie, se no gli altri non ti credono più anche quando dici la verità.» Il bambino resta pensoso. Poi, tra sé e sé:«Non lo faccio più».

È accaduta una cosa importante per quel bambino: nel clima di buon rapporto col papà (per lui il massimo esperto della vita), ha potuto riconoscere una norma fondamentale per le relazioni umane e interiorizzarla.

A questo punto è semplice individuare i principali fattori che facilitano l’interiorizzazione delle norme: il nostro comportamento rispettoso nei loro confronti; la chiarificazione sulla sensatezza e comprensibilità delle norme che poniamo; la nostra coerenza nel prospettare le norme e nell’esigerne il rispetto. Ma più importanti di tutti sono la nostra disponibilità ad assumerci il ruolo di autorità che sancisce e trasmette le norme; e l’equilibrio fra rigore delle norme e intelligenza del perdono, sempre uniti a un realistico incoraggiamento.

In sostanza, per facilitare l’interiorizzazione e la strutturazione di atteggiamenti etici (individuali, relazionali e sociali), prima di tutto dobbiamo averli interiorizzati noi.

 Poche cose sono diseducative come l’ipocrisia e la finzione. Per svelare le falsificazioni ideologiche, Marx diceva: «Guardate quello che fanno, non quello che dicono». I bambini guardano, senza bisogno di esortazioni filosofiche.

 Si tratta prima di tutto di un processo conoscitivo.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/come-insegnare-il-rispetto-delle-regole/

Gravidanza
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