Come superare un trauma infantile

La forza per superare i traumi si può imparare

Come superare un trauma infantile

Le sofferenze e i traumi subiti da piccoli possono prima far bene, poi far male. Questo è l’insolito esito di una ricerca riportata su Biological Psychiatry e condotta da studiosi indiani e americani dell’Istituto Tata di Mumbai, in India.

 Va subito detto che l’indagine è stata condotta su topi e come stress della prima infanzia è stata scelta la separazione dalla madre.

Seguendo poi, nella crescita, i mutamenti nel cervello e i comportamenti degli animaletti, sono stati constatate , nella loro prima età adulta, queste trasformazioni: una maggiore produzione di nuove cellule (neurogenesi) nell’ippocampo e del fattore neurotrofico cerebrale (Bdnf), che è una delle chiavi di modulazione della neurogenesi; infine, una maggiore capacità di imparare in una situazione di stress

IL PREZZO DELLL’ADATTAMENTO

Questi mutamenti, hanno spiegato i ricercatori, sono tutti segni di buon adattamento, in pratica superamento della sofferenza subita nella prima età.

La ricerca, però, è andata avanti e, arrivata all’età di mezzo delle cavie, ha constatato una caduta di tutti gli elementi sopra elencati: ridotta neurogenesi nell’ippocampo, ridotto sviluppo del Bdnf e ridotte capacità mnemoniche.

Tutti segni di un cattivo adattamento agli stress infantili. Come se questo fosse – ha osservato il professor Vidita Vaidya – il caro prezzo che si paga, dopo, per la risposta efficiente dei primi tempi.

Finale consolatorio: si è visto che, somministrando antidepressivi, i segni cerebrali di disadattamento, che in concreto vuol dire sofferenza, spariscono dal cervello.

LO SGUARDO DELLA PSICOANALISI 

Sui risultati di questa indagine interpelliamo Massimo Biondi, che ha condotto ricerche nello stesso ambito insieme con il collega Angelo Picardi.

Direttore del Dipartimento di Scienze psichiatriche e Medicina psicologica all’Università la Sapienza di Roma, Biondi parte dalla storia: «Questo legame tra esperienze negative dell’infanzia e modificazione dei comportamenti in età successive fu già individuata negli anni ’30 dai primi psicoanalisti, anzi, questa è l’impalcatura della psicoanalisi, però allora non c’erano evidenze. Le prime vennero negli anni ’60: si vide allora che le esperienze precoci in un ambiente ricco di stimoli producevano una corteccia cerebrale più spessa e un maggior numero di connessioni tra le cellule cerebrali».

EFFETTI VISIBILI ANCHE SULLE DIFESE IMMUNITARIE 

E’ allora la prima volta che le emozioni appaiono “scritte” nell’anatomia. «Sì. E negli anni ’70 si osservò che moderati traumi – superati dal soggetto – nell’infanzia, rinforzano i sistemi di risposta allo stress così che da adulti si hanno reazioni ormonali più equilibrate di fronte a problemi o pericolo. Perché si diventa più “resilienti”».

 Vuol dire che si affrontano le difficoltà meglio, e con minor sofferenza? «Certo. Poi la ricerca è andata oltre: noi per esempio abbiamo pubblicato uno studio dove a un precoce attaccamento affettivo insicuro è correlato una più bassa efficienza dei linfociti “natural killer”, che possiamo definire i guardiani contro tumori e virus».

Ma la ricerca di Mumbai parla di una buona risposta iniziale a un pesante stress nella prima infanzia e di un successivo crollo…«Già, lo stress acuto lì per lì aiuta a reagire, scatta la spinta a sopravvivere, è la forza della vita che nel bisogno mobilizza anche forze estreme.

Ma spesso la paghi sul lungo termine perché la crescita non è stata normale, è sbilanciata. E allora cominciano i dolori».

LA RESILIENZA SI IMPARA 

Ovviamente non c’è una correlazione meccanica tra dolori infantili e risposta adulta: «Contano le risorse fisiologiche o psicologiche o psico-sociali che uno può mettere in campo. Se uno è nato pauroso, fa meno fronte. Se uno perde la mamma, ma poi ha una nonna affettuosa, conta.

Mentre se perde anche la nonna, cambia scuola, è vittima di bullismo beh, allora, se c’è una sequenza di traumi è ben più difficile non affondare». La sorpresa sta nella seguente affermazione di Biondi: «Però la resilienza si impara. Insieme con gli psicofarmaci, io la insegno ai miei pazienti.

In breve, consiste in quello che uno dice a se stesso per spiegarsi quello che accade. E’ come percepiamo le cose che importa, non come sono». Sul rapporto psichiatra-paziente, infine, Massimo Biondi sottolinea quanto si evince dagli studi fin qui citati: «Un legame stabile e duraturo  è fondamentale per la cura.

Se io tratto in modo accogliente e costante nel tempo un paziente, non è più un atto di cortesia o di affetto: ora lo sappiamo, è un fatto che induce stabilità cerebrale, dunque è parte della terapia».

Источник: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/altre-news/la-forza-superare-i-traumi-anche-infantili-si-puo-imparare

Trauma Infantile

Come superare un trauma infantile

Esistono vari tipi di trauma infantile: il trauma dell'abbandono, quello legato agli abusi sessuali, o l'angoscia perenne di essere i primi a scuola. La pedagogista ci parla delle conseguenze e di come superare un trauma

Trauma infantile

E’ di questi giorni la notizia che il prossimo 21 settembre uscirà nelle sale cinematografiche italiane il secondo capitolo del pagliaccio “It”, uno dei film, a mio avviso, più inquietanti di sempre.

Leggendo sui vari social, la frase che mi ha particolarmente colpito è stata la seguente: “ritorna il trauma infantile”! Non essendo per niente un film adatto ai più piccoli, ha comunque generato in coloro che lo hanno visto forti sentimenti di angoscia e paura.

Qualcuno aveva timore di restare solo in casa e qualcun altro appena in tv mostravano un simpatico pagliaccio (anche Krusty il clown della serie animata I Simpson) giravano canale.

Insomma questo film ha lasciato un forte segno in alcuni di noi tanto da poter parlare con una certa sicurezza di trauma! Già ma cos’ è un trauma e come nasce? Partiamo ovviamente dal suo significato.

L’ etimologia della parola ci riporta al verbo greco τραῦμα, ovvero “lesionare”, “danneggiare”, “rovinare” ed equivale ad uno colpo così violento da lasciare segni indelebili sull’ individuo che lo accompagneranno per tutta la vita compromettendo appieno il suo modo di reagire agli eventi e a relazionarsi con gli altri. Esistono vari tipi di trauma infantile. Analizziamoli brevemente.

Trauma dell’abbandono e del distacco

E’ in assoluto il primo evento doloroso per un bambino. Si manifesta già al momento del parto.

Il neonato smette, infatti, di essere un tutt’ uno con la madre e l’impatto con la vita esterna è così forte da provocare una reazione violenta manifestata con il pianto, per poi calmarsi all’ istante non appena il piccolo riceve il contatto con il corpo materno e trovare su di esso conforto e riposo.

I primi mesi di vita sono fondamentali per instaurare un rapporto sereno con il mondo. Compito dei genitori, ma soprattutto della madre poiché è per mezzo di lei che si nutre e apre alla vita, è quello di abituare il piccolo a vivere serenamente con gli altri e non creare stati di ansia e agitazione nel momento del distacco.

Intorno all’ ottavo mese il bambino inizia a riconoscere e a distinguere sempre di più i visi altrui e se non si è creato quello che Bowlby, psicologo e psicanalista britannico, chiama legame di “attaccamento sicuro”, l’assenza della figura di riferimento può suscitare una sorta di trauma, appunto, nel bambino perché teme che la madre, o chi si prende cura di lui, non ritorni. Il suo pianto in questo periodo dello sviluppo non deve essere assolutamente sottovalutato o considerato un capriccio, ma per una corretta crescita emotiva è fondamentale prestare attenzione e tener conto di quanto una semplice situazione di routine in realtà possa creare un forte turbamento nei bambini.

L’ abbandono, ovviamente, non riguarda solo i neonati, ma è ben presente anche in quei soggetti che hanno vissuto l’esperienza dell’adozione i quali hanno alle spalle eventi di attaccamenti insicuri o di abbandono e fanno fatica ad aprirsi alla nuova famiglia.

Le difficoltà però vengono vissute anche dai genitori adottivi che in punta di piedi provano ad entrare nella vita di colui o colei che già considerano un figlio o una figlia. L’ isolamento e la chiusura iniziali sono le prime strategie che vengono messe in atto da questi bambini per lo più spaventati dalla nuova condizione.

La loro grande paura infatti è quella di subire nuovamente un altro abbandono così da generare problemi legati all’ ansia e all’ insicurezza.

Traumi infantili rimossi

A volte ci capita di essere tormentati da un pensiero o da un ricordo da non farci dormire la notte anche se poi non viene associato ad un episodio reale. A farci “perdere il sonno”, però, non è l’episodio in sé, ma tutte le sensazioni ed emozioni che hanno suscitato in noi e che abbiamo vissuto in quel momento.

Un adulto che è stato nell’ infanzia traumatizzato mette in atto degli stati d’ animo che possono essere di agitazione, di paura o di panico così forti che in realtà non ha provato veramente durante quel momento.

Questo perché il ricordo non può mai essere lucido e reale così come quando abbiamo vissuto una determinata situazione, soprattutto a distanza di anni. Molto spesso siamo convinti di poter sostenere di ricordare benissimo eventi della nostra infanzia e non ricordare cosa si è fatto il giorno prima.

Non è esattamente così perché la nostra mente immagazzina tanti episodi che le rievocazioni possono essere trasformate o assemblate in un unico ricordo.

Trauma infantile legato agli abusi sessuali

Parlare di questo tipo di trauma dovuto ad una violenza sessuale non è semplice. Non lo è perché la mente umana rifiuta che si possa commettere qualcosa di così tragico e sconvolgente, eppure purtroppo violenze fisiche nei confronti di minori sono all’ordine del giorno.

Spesso il “troppo amore” viene scambiato per qualcosa che va oltre il vero bene che si può volere ad un figlio, ad un nipote o al figlio dei vicini di casa. Diventa un “amore” patologico, un’attrazione malata.

Chi commette tali atrocità è sicuramente un soggetto instabile mentalmente, ma in questa sede è sui bambini, vittime dell’orco cattivo, che vogliamo concentrarci.

Chi subisce questo tipo di violenza vive in uno stato di malessere continuo, di tensione e di vergogna. Si allontana se viene sfiorato anche da una figura amica perché ha paura che possa succedere di nuovo.

Frequenti sono, inoltre, i problemi legati al sonno come l’insonnia, ovvero restare svegli per paura che stia arrivando qualcuno a fare del male oppure avere continui incubi.

A volte questi soggetti provano vendetta nei confronti del pedofilo, “mi faccio del male così mi vede brutto/a e mi lascia in pace” oppure scaricano la rabbia su loro stessi perché non sono in grado di reagire fisicamente all’ aggressore.

Questo articolo verrà letto da adulti ed è a voi che mi rivolgo. Non bisogna mai sottovalutare segnali di questo tipo. Spesso con i figli si ha paura di parlare di sessualità, ancora oggi è considerato un tabù per molte famiglie.

La scuola non sempre ne parla in maniera esaustiva, per questo, è dovere dei genitori farsi carico di ogni aspetto che riguardi l’educazione dei figli. L’ orco così come la strega purtroppo non sempre appartengono solo alle fiabe.

Cogliere i campanelli d’ allarme che si cerca di inviare attraverso il disegno, il gioco o un improvviso cambiamento nei confronti di una determinata figura sono fondamentali per intervenire il prima possibile ed evitare così problemi futuri nella sfera affettiva, ma anche sociale e lavorativa.

Trauma dell’educazione

Un altro tipo di trauma che andremo ad analizzare è quello dell’educazione. Diversi bambini vivono con l’angoscia perenne di essere sempre i primi a scuola o negli sport.

Sono richieste eccessive che creano nel soggetto disagi legati all’ ansia, al non essere all’altezza, al non sentirsi accettato in famiglia.

Alcuni genitori pretendono il massimo dai figli così come alcuni insegnanti umiliano quegli studenti che non apprendono come loro vorrebbero e non perdono tempo ad insultarli davanti i compagni.

Ciò porta l’individuo ad avere una scarsa autostima in se stesso o peggio, ancora, ad essere deriso e preso in giro dai coetanei dando inizio al triste e sempre più diffuso fenomeno del bullismo.

Conseguenze dei traumi negli adulti

Questi ed altre esperienze negative che possono sfociare in traumi hanno una ripercussione durissima nella vita adulta dei soggetti.

Chi nell’ infanzia ha subito un abbandono ha paura di aprirsi all’ altro, di vivere serenamente una relazione di coppia perché c’ è la convinzione di poter essere abbandonati una seconda volta.

Alcune persone invece mettono in atto una serie di strategie per tenere a sé la persona amata e lo fanno attraverso minacce o atti di violenza fisica e/o psicologica. Chi, invece, da piccolo ha subito una violenza sessuale da adulto non sarà in grado o farà molta fatica a vivere l’intimità con il compagno o la compagna.

Come superare un trauma

Come si può allora superare un trauma? I consigli che mi sento di dare sono pochi ma, spero, efficaci per qualcuno che stia vivendo queste spiacevoli situazioni.

  1. La prima cosa da fare è rendersi conto che qualcosa non va. La consapevolezza è, infatti, il primo passo da compiere. 
  2. Chiedere aiuto. Parlare con qualcuno di fiducia senza aver paura di essere giudicati è importante.

    Tenere tutto dentro è come vivere in una gabbia che non lascia via d’ uscita.

  3. Rivolgersi ad uno specialista. Farsi aiutare da un professionista, dal pedagogista clinico allo psicologo, dallo psicoterapeuta al medico di famiglia.

    È importante parlare con qualcuno per non dover affrontare da soli ciò che viene visto come una montagna difficile da scalare.

  4. “Il trauma è personale. Anche se viene negato, esso non scompare.

    Quando è ignorato o negato, le grida silenziose continuano interiormente e vengono sentite solo da chi ne è prigioniero. Quando qualcuno entra in quel dolore e sente le urla, la guarigione può iniziare.” (Danielle Bernock).

gpt inread-altre-0

Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/trauma-infantile.html

Trauma psicologico. Intervista al dott. Arnone

Come superare un trauma infantile

Home > psichiatria > Trauma e disturbi stress correlati >DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS, INTERVISTA AL DOTT.ARNONE

Il disturbo post traumatico da stress è causato da un evento o un’insieme di eventi stressanti (o che vengono percepiti come tali) che interrompono il flusso continuo della vita naturale di un soggetto. Può essere un trauma infantile, collegato ad abusi fisici o psicologici oppure riguardare eventi di vita dell’età adulta.

Un disturbo post traumatico da stress può essere causato da eventi che mettono a repentaglio la salute fisica o l’integrità psicologica di una persona. Se è normale avere reazioni emotive avverse di fronte ad un trauma, è però necessario sapere quando e come chiedere aiuto. Ce ne parla il dott. Fulvio Arnone.

Cos’è un trauma psicologico?

Si definisce disturbo post traumatico da stress un disturbo causato da un trauma, di qualsiasi tipo, sia nella vita del bambino che dell’adulto, che determina  un profondo senso d’impotenza e di fragilità e che interrompe lo scorrere della vita psichica normale dell’individuo. Un evento che si situa fuori dell’esperienza di vita normale.

In genere un evento traumatico può essere ricondotto ad un momento in cui la propria sopravvivenza o la propria incolumità sono state fortemente messe in pericolo.

Ma esistono altre forme di trauma, ad esempio abusi fisici o psicologici che, nonostante non abbiano messo in pericolo la vita, hanno intaccato profondamente il senso di protezione, l’autostima o la fiducia verso il mondo delle persone che ne sono vittima.

In più, in questi anni, si sta diffondendo in psicologia il concetto di “micro-traumi”.

Non solamente un evento grave o catastrofico può causare un trauma psicologico, ma anche la presenza di molteplici piccoli eventi stressanti o avversi possono portare a sviluppare gli stessi sintomi di un unico trauma più grande e rilevante.

Per questo è importante affrontare prontamente situazioni di disagio psicologico, attraverso opportune strategie psicoterapeutiche, per favorire una veloce elaborazione del trauma.

Quali sono gli effetti di un trauma psicologico?

Le conseguenze di un trauma, indipendentemente dalla loro gravità, determinano negli individui sintomi psicologici che nel 70-80% si riducono progressivamente fino a scomparire senza interventi specialistici. In alcuni soggetti invece il trauma psicologico impedisce alla persona di continuare a vivere la propria vita come prima dell’evento traumatico.

L’episodio dell’ultimo terremoto nelle Marche è un ottimo esempio di come l’intervento psicologico dopo un trauma debba essere il più rapido e incisivo possibile. Da anni, infatti, gli psicologi della Protezione Civile, dopo queste calamità, si muovono immediatamente, per prevenire l’insorgenza di disturbi.

Ma esistono numerosi altri eventi purtroppo quotidiani che possono portare disagio. Si pensi solamente all’aumento esponenziale degli incidenti stradali o all’aumento dei furti in appartamento. Per chi è vittima di questi eventi riprendere una vita normale e serena può, a volte, essere molto complicato.

Quando è necessario rivolgersi ad un professionista?

La necessità di rivolgersi ad uno specialista è necessaria quando la sintomatologia psichica collegata all’evento traumatico (ansia, agitazione, irrequietezza, disturbi del sonno, evitamento delle situazioni che ricordano il trauma etc.) è tale da minacciare sensibilmente la qualità della vita dell’individuo.

In alcuni casi l’esposizione ad eventi traumatici evolve in un disturbo da stress post traumatico (P.T.S.D).

Il PTSD è un disturbo che è stato identificato per la prima volta studiando alcune reazioni psicopatologiche nei reduci delle guerre.

Gli studi sul PTSD, sebbene già nell’antichità si fossero osservate sofferenze psicologiche nei soldati, sono iniziate in modo sistematico durante la I Guerra Mondiale e hanno trovato l’attenzione del grande pubblico solamente dopo la guerra in Vietnam.

Il PTSD è definito come un disturbo caratterizzato dal rivivere continuamente l’evento traumatico con tutti i ricordi, le emozioni ed i sintomi di quel momento o dalla comparsa di patologie come depressione, ansia generalizzata, disturbi dell’alimentazione, abuso alcolico, ma anche difficoltà relazionali che non hanno trovato giovamento in precedenti trattamenti.

Per maggiori informazioni leggi: Disturbo da stress post-traumatico. Diagnosi, sintomi e cura.

Cosa fare se si mostrano sintomi di un trauma psicologico?

Cosa fare quando si riconosce i sintomi di un trauma psicologico? E’ necessario chiedere aiuto. I percorsi di trattamento per il PTSD sono diversi e possono prevedere un trattamento farmacologico, psicoterapico o entrambi.

Tra i diversi approcci terapeutici utilizzati nel trattamento dei traumi troviamo la terza generazione di psicoterapie cognitivo comportamentali.

 Oltre alle psicoterapie di terza generazione è importante ricordare l’EMDR (Eyes Movement Desensitization and Reprocessing), un metodo psicoterapico strutturato che facilità l’elaborazione dell’evento traumatico attraverso particolari tecniche interattive.

Per maggiori informazioni sui percorsi terapeutici offerti dal poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia è possibile leggere il seguente articolo “Come superare un trauma psicologico” oppure contattarci cliccando sul bottone qui sotto.

CONTATTA IL POLIAMBULATORIO

DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS, INTERVISTA AL DOTT.ARNONE was last modified: febbraio 8th, 2021 by Paolo ArtoniDISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS, INTERVISTA AL DOTT.ARNONE ultima modifica: 2020-09-21T15:57:41+00:00 da Paolo Artoni Tag dell'articolo: Ansia Depressione PTSD Trauma Psicologico

Источник: https://www.ospedalemarialuigia.it/disturbi-trauma-stress/trauma-psicologico-come-intervenire-e-quando/

▷ 5 frasi comuni che rivelano un trauma infantile non superato ⋆ Angolo della Psicologia

Come superare un trauma infantile

I traumi infantili sono molto più comuni di quanto si pensi.

Una serie di studi condotti da psicologi della Duke University Medical School ha rivelato che il 78% dei bambini riferì di aver avuto più di una esperienza traumatica prima dei 5 anni.

All’età di 6 anni, il 20% aveva sperimentato esperienze traumatiche che vanno dall’abuso sessuale alla negligenza emotiva, l’esposizione alla violenza domestica e una perdita traumatica.

Tuttavia, coloro che hanno sperimentato i traumi infantili possono essere affetti da stress post-traumatico complesso (PTSD-C), un problema caratterizzato da difficoltà nella regolazione emotiva, percezioni distorte rispetto agli abusatori, difficoltà nei rapporti interpersonali, somatizzazione e difficoltà a dare un senso alla vita.

Ma spesso queste persone non sono consapevoli di avere un problema la cui origine risale alla loro infanzia. Credono di essersi lasciati il passato alle spalle, ma questo li persegue dall’inconscio.

In che modo i traumi infantili influenzano la formazione dell’identità?

La formazione dell’identità è un processo complesso che dura tutta la vita.

La costruzione dell’identità, inclusa la sensazione di essere abbastanza buoni, la capacità di integrare armoniosamente emozioni e ragione, la consapevolezza di base dello stato emotivo, sentirsi al sicuro e sapere chi siamo veramente, è influenzata dai traumi infantili. Quello che succede è che la sopravvivenza di base ha la precedenza sullo sviluppo equilibrato dell’io.

Un trauma in tenera età può cambiare lo sviluppo del cervello. Infatti, è risaputo che un ambiente in cui prevalgono la paura e l’abbandono genera adattamenti diversi dei circuiti cerebrali, rispetto a un ambiente in cui il bambino si sente sicuro, protetto e amato. E la cosa peggiore è che quanto prima si sperimenta quell’angoscia, tanto più di solito l’effetto è profondo e duraturo.

Pertanto, spesso l’identità di un adulto che ha subito traumi infantili è organizzata intorno alla necessità di sopravvivere e raggiungere un livello base di sicurezza nelle relazioni con gli altri. Questo lo conduce a un circolo vizioso in cui, da una parte, rivive esperienze scoraggianti e traumatiche, e dall’altra tende ad evitare le esperienze orientate alla crescita.

Le persone in questa situazione si identificano molto con un “io traumatico”, a scapito di un senso di sé più inclusivo e flessibile.

Si dissociano dal loro ambiente e da se stessi fin dall’inizio, come meccanismo di sopravvivenza, e possono restare scollegati da se stessi durante l’infanzia, l’adolescenza o addirittura fino all’inizio dell’età adulta, quando escono dall’ambiente tossico. In pratica, continuano a sperimentare la necessità di sopravvivere.

Le frasi che nascondono una “identità traumatica”

1. La perdita dell’infanzia – “Non ho avuto un’infanzia”

Quando le persone vivono un’infanzia particolarmente angosciante, di solito non riescono a ricordare gran parte dei loro primi anni. Queste persone dicono spesso: “non ho avuto un’infanzia” o “non ricordo molto di quando ero bambino”.


Possono ricordare momenti particolarmente vividi, noti come “memorie flash”, ma quei momenti non hanno contesto, quindi non hanno molto senso per la persona.

È normale che non abbiano una storia molto chiara di se stessi da bambini, fino a quando non raggiungono l’adolescenza o anche la prima età adulta.

In senso autobiografico, mancano di quella che viene detta “narrazione coerente”, non possono raccontare la loro vita seguendo un filo logico. In effetti, molte persone affermano addirittura di sentirsi derubati della loro infanzia. E senza quella base, l’identità dell’adulto è seriamente compromessa.

2. Parti perdute di se stessi – “Mi sento come se mi mancasse qualcosa”

A causa dei traumi infantili, i bambini spesso reagiscono scollegando parti importanti di se stessi per sopravvivere, è una sorta di meccanismo di dissociazione. Queste persone spesso dicono: “ho sempre sentito che mi manca qualcosa, ma non so cosa sia”.

Il problema è che tendono a disconnettersi dalle aree sensibili, rafforzando altre sfere, come misura di compensazione per sfuggire alla sofferenza emotiva. In questo modo, un bambino con problemi a casa può provare a diventare uno studente modello.

Più avanti nella vita, può scoprire di avere grandi capacità in certi campi mentre altre rimangono completamente nascoste, solitamente quelle legate alle emozioni, alla conoscenza di sé e alle relazioni interpersonali.

3. Evitare se stessi – “Mi sento male pensando a me stesso”

Molte persone che hanno sofferto traumi infantili dicono: “non mi piace pensare a me stesso, mi fa solo sentire male”. Questa sensazione è particolarmente intensa quando il trauma è legato a persone importanti e significative della loro vita, come genitori o fratelli.

Il problema è che l’esercizio d’introspezione, l’atto di approfondimento, diventa un ricordo di quelle esperienze dolorose, il che implica che è necessario ricostruire la propria identità, e spesso è molto più facile fuggire da se stessi che affrontare problemi che affondano le radici in un passato così lontano.

Queste persone possono imparare a vivere scollegate dal loro “io”, ma questo spesso li conduce a comportamenti autodistruttivi o ad una profonda insoddisfazione, perché non sanno veramente cosa vogliono e non riescono a costruire un solido progetto di vita.

4. Relazioni distruttive – “Attiro persone che non mi piacciono”

Non è raro che le persone traumatizzate dai loro genitori o da chi si prende cura di loro finiscano per stabilire amicizie, relazioni romantiche o persino rapporti di lavoro che non sono buoni per loro. Dicono spesso frasi come “attiro persone che non mi piacciono” o “sembro avere una calamita per le persone che mi fanno del male”.

Il problema è che queste persone incontrano individui che si adattano alla loro identità traumatica, anche se si sforzano di prendere decisioni diverse o che gli altri li avvertano che quelle relazioni non sono buone. Questo genera un circolo vizioso di ri-traumatizzazione attraverso la ripetizione del passato.

Di conseguenza, potrebbero finire circondati da persone emotivamente non disponibili, violente o narcisiste, o finire per cercare di salvare e “sistemare” le persone con cui hanno una relazione, assumendo il ruolo di “salvatore”. È ovvio che queste persone vogliono trovare qualcuno in grado di fornire loro la stabilità emotiva di cui hanno bisogno, ma inconsciamente sentono una forte attrazione nei confronti del maltrattatore psicologico.

I continui traumi e delusioni li portano a pensare che “è meglio stare da soli”. La loro esperienza di relazioni distruttive li ha portati ad assumere un’immagine pessimistica degli altri, pensando che li feriranno sempre.

5. Disconnessione emotiva dell’identità – “Le emozioni sono un ostacolo”

Quando i sentimenti non trovano posto nella famiglia d’origine, magari perche era una famiglia disfunzionale, le emozioni si separano dall’identità. Se una persona è cresciuta con frasi come “piangere è da deboli” o è stata punita o rimproverata ogni volta che ha espresso le sue emozioni, non può sviluppare un legame sano con questa parte del suo “io”.

Le emozioni continueranno ad essere presenti, anche se molte persone si afferrano alla convinzione che loro “non sono emotivi” o che “le emozioni sono solo una seccatura”.

Per questo motivo, le emozioni finiranno per generare confusione e caos, dal momento che quella persona non sarà in grado di riconoscerle e gestirle assertivamente, perchá ha imparato solo a nasconderle e reprimerle.

Il problema è che abbiamo bisogno delle emozioni anche per prendere buone decisioni nella vita. La deregolazione emotiva ci disconnette dal nostro intuito, può portarci a prendere decisioni impulsive e danneggiare i rapporti con gli altri.

Altri possono descrivere una sensazione di anestesia emotiva perché possono solo sperimentare una gamma limitata di emozioni.

Infatti, spesso riferiscono solo di emozioni vaghe, come la frustrazione e la noia, perché non hanno imparato a riconoscere i loro stati emotivi.

È anche comune che blocchino sensazioni come l’insoddisfazione, fino a quando non cresce enormemente, per esplodere in seguito in una rabbia contenuta che causa un danno enorme.

Girare pagina

Senza dubbio, le conseguenze dei traumi infantili nell’età adulta sono scoraggianti. Tuttavia, la persona può ricostruire la propria identità e rigenerare quel “io” traumatizzato. Ciò implica tornare al passato per accettare le esperienze dolorose, in modo che possano venire integrate nella storia della vita ed essere così in grado di girare pagina veramente.

Ci sono due chiavi fondamentali: 1. Comprendere che ora siamo al sicuro e non siamo più quel bambino spaventato e, 2. Assumere che, sebbene adulti, è probabile che continueremo a elaborare emotivamente le esperienze traumatiche come dei bambini. Riconoscere e assumere queste realtà è spesso estremamente liberatorio.

Ricorda che è sempre possibile riconnettersi con se stessi, anche se è necessario rimuovere diversi strati, per ricostruire un’identità molto più sana.

Senza dubbio è un processo difficile, e potrebbe essere necessario ricorrere all’aiuto di uno psicologo, ma investire su te stesso è il meglio che puoi fare.

Non è necessario continuare a portare il peso del passato, che limita il tuo presente e oscura il tuo futuro.

Fonti: Egger, H.L. & Angold, A. (2006) Common emotional and behavioral disorders in preschool children: presentation, nosology, and epidemiology. J Child Psychol Psychiatry; 47: 313–337. Costello, E.J.; Egger, H.L. & Angold A.

(2005) The developmental epidemiology of anxiety disorders: phenomenology, prevalence, and comorbidity. Child Adolesc Psychiatr Clin NArn; 14: 631–648.

Costello, E.; Egger, H., Angold, A. (2005) 10-year research update review: the epidemiology of child and adolescent psychiatric disorders: I.

Methods and public health burden. J Am Acad Child Adol Psychiatry; 44: 972–986.

Источник: https://angolopsicologia.com/traumi-infantili/

Superare un trauma psicologico si può: alcuni consigli per ricominciare

Come superare un trauma infantile

Un trauma psicologico è un’esperienza di una certa gravità che mina il senso di stabilità fisica e psichica della persona che lo vive. Lo stress derivante dall’evento (o dalla concatenazione di eventi) può rivelarsi così estremo da minacciare l’identità individuale di chi subisce il trauma psicologico.

Come superare un trauma psicologico?

Occorre fare un lavoro a monte, tutto incentrato sulla forte ristrutturazione cognitiva. Ad occuparsene è uno specialista che, da un lato, potrebbe optare per la modifica di determinati comportamenti, e, dall’altro, potrebbe ricorrere a tutta una serie di tecniche basate sul rilassamento, sulla meditazione e sull’ipnosi.

Solo nei casi più gravi si prevede l’impiego di farmaci.

Trauma: le false credenze nell’immaginario collettivo

Sulla definizione di “trauma”, occorre precisare che spesso si crede erroneamente che sia solo ed esclusivamente un evento eclatante assolutamente negativo, vale a dire un lutto, una violenza o un incidente.

In realtà, a livello psicologico, il trauma può avere anche a che fare con esperienze che di primo acchito non appaiono così negative, al punto che la vittima non le percepisce come traumatiche, ma che, ciò nonostante, hanno purtroppo gli stessi risvolti negativi.

Il fatto che l’evento traumatico sia un evento del passato non indica che anche gli effetti lo siano, come invece si crede nell’immaginario collettivo. Basti pensare ad esempio ai traumi infantili che, in diverse occasioni, non sono vissuti come tali, ma che tuttavia necessitano di tempi più lunghi per elaborarne i risvolti negativi.

In questi casi, infatti, solo un lungo processo di elaborazione può garantire il superamento dell’esperienza psicologica negativa.

Quali sono i tipici traumi psicologici?

I traumi psicologici più ricorrenti hanno a che fare con la violenza fisica, con gli incidenti, con la violenza sessuale, con il bullismo, con un lutto, con la violenza domestica, con le minacce, con la perdita di sicurezza individuale a seguito di raggiri e furti e con una diagnosi terminale.

I traumi cumulativi

Rientrano nella categoria dei traumi di natura psicologica anche quelli cumulativi. Fra questi rientrano i lutti precoci, l’emarginazione, i rapporti dolorosi vissuti da bambini, l’abuso subito dai genitori, malattie invalidanti vissute in prima persona o che hanno colpito i propri cari.

Denominatore comune di questi esempi da trauma psicologico cumulativo è che hanno luogo nel corso dell’infanzia.

Dov’è che sono più frequenti i sintomi di stress post-traumatico? Citando le stime del National Center for Post-Traumatic Stress Disorder degli Stati Uniti d’America, la risposta va ricercata nei casi in cui si verificano violenza o abusi sessuali.

Superare un trauma, di per sé, è cosa complessa. E le difficoltà aumentano se le esperienze traumatiche sono state vissute nel corso dell’infanzia: disturbo dissociativo e disturbo della personalità sono spesso la conseguenza di quanto accaduto.

Come superare un trauma infantile?

Dovendo procedere a quella che è nota come ristrutturazione del sé, è pressoché impossibile agire da soli.

Urge necessariamente l’intervento di uno specialista che dovrà fornire al paziente quelli che sono i migliori strumenti.

Tra questi vi sono spesso dei compiti di tipo terapeutico, essenziali nella gestione del trauma psicologico e dei blocchi di natura emotiva che ne conseguono.

Pertanto, la guarigione dalle conseguenzedell’evento negativo è piuttosto laboriosa, per il fatto che chi vive in prima persona esperienze così negative tende a distorcere la realtà, a minimizzare determinati aspetti, a ignorare alcuni fattori, finendo per prendere sotto gamba o, peggio ancora, per dimenticare il trauma.

Trauma psicologico: i sintomi

Tra i sintomi maggiormente ricorrenti tra chi ha vissuto in prima persona un trauma psicologico, vi sono:

  • depressione
  • blocchi emotivi
  • paure
  • ansie
  • scarsa autostima
  • incubi
  • scarsa soglia dell’attenzione
  • scatti d’ira
  • mancanza di fiducia nella propria persona
  • insonnia

Ne consegue pertanto che, a fronte di un quadro sintomatico come questo, riuscire a superare il trauma è ardua, ma non impossibile, impresa.

Gli ostacoli che il paziente deve superare

Lo psicologo ha l’oneroso compito di aggirare diverse barriere durante il percorso di cura del paziente colpito da stress post-traumatico.

Fra queste è opportuno citare le seguenti:

Barriera dello spazio e del tempo dei fatti

Chi ha sofferto per via di un trauma infantile non sempre è in grado di collocare i fatti accaduti sia a livello spaziale che temporale.

Siccome le date risultano poco nitide all’interno della memoria umana, lo specialista chiede al paziente di rivivere l’esperienza negativa, affinché da un lato vi sia l’elaborazione dell’accaduto e dall’altro il superamento del trauma.

Nell’ottica del paziente, conditio sine qua non per rivivere l’esperienza nel corso della terapia è un rapporto di fiducia con lo specialista. È importante affidarsi a un buon psicoterapeuta e seguirne i consigli professionali.

La resistenza del paziente

Di natura, l’uomo è restio a cambiare. Ogni cambiamento è sinonimo di incertezza, ma al tempo stesso potrebbe migliorare il livello di qualità di vita. In caso di mancato cambiamento, il paziente farà ricorso a schemi mentali già noti.

Per superare un trauma psicologico è necessario saper cambiare e uscire dalla cosiddetta zona di comfort personale. Compito di uno specialista è quello di guidare e supportare il paziente durante un percorso di cambiamento verso il benessere psicologico.

La difficoltà di riconoscersi come vittima

Chi ha subito un trauma psicologico, oltre a distorcere quanto accaduto, ha la pessima abitudine di minimizzarlo. Nulla di più sbagliato. Per superare il trauma, riconoscersi come vittima è il primo passo necessario.

Successivamente, bisognerà prendersi il tempo necessario per convalidare i ricordi negativi vissuti e per curarsi le ferite: individuare i colpevoli, responsabili del danno fisico o emotivo, oltre a coloro che avrebbero dovuto proteggere la posizione del diretto interessato: è uno step fondamentale, in riferimento a come superare un trauma psicologico.

La sfiducia nella psicoterapia

Spesso, si ha la falsa idea dell’inutilità della terapia. Questa diffidenza deriva da una serie di fattori, in primis il pregiudizio ancora diffuso nei confronti della disciplina. Inoltre, intervengono l’imbarazzo personale e la difficoltà del paziente ad accettare di aver bisogno di un supporto psicologico.

In realtà, la psicoterapia si dimostra sempre utile ed è un’opportunità unica che non occorrerebbe mai negarsi, per poter acquisire maggiore consapevolezza di sé e, di conseguenza, ritrovare equilibrio e benessere.

Consulto Psicologico in Provincia di Lecce

Non lasciare che i pregiudizi e le paure prendano il sopravvento: metti il tuo benessere psicofisico al primo posto.

Prenota subito un Consulto Psicologico in Provincia di Lecce presso il Centro Medico Specialistico SB Medical, a Corsano. La dottoressa Adalgisa Bisanti, psicologa e psicoterapeuta del centro, saprà offrirti l’ascolto e il sostegno di cui hai bisogno per superare definitivamente i tuoi traumi.

Ecco come raggiungerci.

Источник: https://www.sbmedical.it/blog/superare-un-trauma-psicologico-si-puo-alcuni-consigli-per-ricominciare/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: