Come si può predire il carattere del bambino?

Contents
  1. 9 caratteristiche che definiscono la personalità di un bimbo
  2. 1. Livello di 'attività'
  3. 2. Regolarità
  4. 3. Adattabilità
  5. 4. Reazioni alle novità
  6. 5. Intensità delle reazioni
  7. 6. Attenzione e concentrazione
  8. 7. Distrazione
  9. 8. Sensibilità sensoriale
  10. 9. Tipologia di umore
  11. Movimenti del feto nel pancione: le 10 domande più comuni
  12. Come evolvono le sue capacità nei 9 mesi?
  13. Quando la mamma può cominciare a sentirlo?
  14. Come si riconoscono i movimenti?
  15. Una volta avvertito il bimbo, lo si sentirà tutti i giorni?
  16. Che informazioni possono darci i calcetti del piccolo?
  17. È vero che durante il nono mese il piccolo si sposta meno perché ha minore spazio a disposizione?
  18. Un “movimento” particolare è dato dal singhiozzo. Come lo si riconosce e perché accade?
  19. Bisogna contare i movimenti?
  20. I movimenti fetali possono predire il carattere del bambino?
  21. Non solo eredità genetica
  22. In che modo gli ormoni e il vissuto materno influenzano i movimenti fetali?
  23. Come reagisce il feto?
  24. Ci sono altri fattori che possono influenzare i movimenti del feto?
  25. Quando hai iniziato a sentire i movimenti del tuo bebè nel pancione? Si muove spesso?
  26. Come favorire lo sviluppo del neonato
  27. Equilibrio “pelle a pelle”
  28. Gli altri sensi
  29. Come comunica il neonato?
  30. Il neonato, “persona attiva”
  31. Perché il bambino piange sul fasciatoio? 
  32. Come possiamo aiutarlo nei primi bagnetti
  33. Come sarà il futuro del bambino
  34. L’ordine di nascita
  35. Intelligenza
  36. Genetica bambini: in che modo i geni dei genitori influenzano quelli dei figli
  37. I geni del tuo bambino sono uguali ai tuoi
  38. La somiglianza del bebè con genitori è già scritta al momento della fecondazione
  39. Cosa rende il tuo bambino unico e irripetibile?
  40. E chi ha deciso il suo sesso?
  41. Dominante e recessivo
  42. Problemi di natura ereditaria
  43. Curiosità della genetica
  44. Il carattere si eredita?
  45. Un bimbo intelligente come i suoi genitori
  46. Somiglianze molto ragionevoli
  47. A proposito dell'altezza
  48. Anche la corporatura

9 caratteristiche che definiscono la personalità di un bimbo

Come si può predire il carattere del bambino?

Quando ogni bimbo compie un anno, inizia a manifestare alcuni tratti di quello che sarà il suo carattere. Ecco quali sono, secondo il giornalista, scrittore ed esperto di tematiche relative all'educazione e all'infanzia Luciano Montero del magazine spagnolo Serpadres.es, le nove caratteristiche che definiscono la personalità di un bimbo.

Quando un bimbo compie un anno inizia a manifestare alcuni tratti di quello che sarà il suo carattere. E per educarlo è molto utile capire che tipo è, qual è il suo modo di essere. Il carattere di un bimbo è condizionato dall'ambiente che lo circonda, dalle esperienze che compie e dal modo in cui reagisce a queste.

Esiste però anche un lato della personalità che ognuno porta con sé sin dalla nascita e che dura per tutta la vita. Si tratta del temperamento.

Capire il tipo di temperamento di un bambino è utile per poterlo gestire al meglio.

Così, è evidente che occorre trattare i bimbi in modo differente, assecondando le caratteristiche di ognuno.

Il giornalista Luciano Montero del magazine spagnolo Serpadres.es ha individuato quali sono le 9 caratteristiche della personalità che si manifestano intorno all'anno di età.

vai alla gallery

Durante l'anno si vive di corsa e senza volerlo ci si perde un po'. Recuperare/migliorare il rapporto con i propri figli e ritrovare un buon clima familiare durante le vacanze, via o a…

1. Livello di 'attività'

Se il bambino è molto attivo, occorre dargli molte opportunità per permettergli di sfogare la sua energia. Per questo motivo, è necessario avere spazio, sia all'interno che all'esterno.

Inoltre, con i bimbi molto vivaci è meglio ridurre le situazioni in cui occorre stare fermi e in silenzio. E se non si riesce a tranquillizzare il bimbo neanche per un minuto, è meglio portarlo via piuttosto che tentare di farlo stare fermo.

Quando crescerà, il piccolo saprà certamente adattarsi meglio ai contesti, ma per ora non è possibile controllarlo. Inoltre, è importante ricordare che questo comportamento avrà i suoi vantaggi quando il piccolo sarà grande.

Se, al contrario, il bambino è tranquillo e i genitori sono invece molto attivi, si può restare spiazzati dalla sua compostezza.

E' sempre meglio accettare il piccolo com'è e godere dei benefici del suo modo di essere in ogni caso.

Infine, è comunque opportuno non dimenticare che un vero e proprio eccesso di attività o di passività potrebbe indicare altri problemi.

2. Regolarità

Con questo termine si intendono le funzioni biologiche del piccolo come la fame, il sonno o le funzioni intestinali. I genitori di bambini molto regolari riescono a organizzare bene le giornate, ma sanno anche, in compenso, che è difficile cambiare le abitudini dei figli.

I bimbi irregolari mangiano o dormono male, fino a quando i genitori si rendono conto che occorre imporre, in modo delicato, una pianificazione. Andare a letto e mangiare ad orari prestabiliti è rassicurante e fa percepire ai bimbi che la vita è gestibile, anche se i loro ritmi interni non lo sono.

3. Adattabilità

I bambini che si adattano facilmente ai cambiamenti sono una 'benedizione', ma i genitori devono ricordare che tutti i bimbi hanno bisogno di stabilità e di una routine quotidiana. Per i bimbi che tollerano male i cambiamenti, è meglio mantenere, quanto più è possibile, abitudini giornaliere.

Un certo numero di cambiamenti è inevitabile e persino auspicabile, perciò il trucco è: introdurre lentamente e gradualmente le modifiche. Nuovi alimenti, per esempio, possono essere inseriti nel menu del piccolo a poco a poco. Inoltre, se daremo loro opportunità facili e frequenti di provare delle novità, li aiuteremo a tollerare meglio i cambiamenti.

4. Reazioni alle novità

La facilità che hanno alcuni bambini nell'accettare nuove persone e nuove situazioni è molto positiva, ma potrebbe anche avere un lato negativo: questi potrebbero essere eccessivamente socievoli con gli estranei o avere la tendenza ad allontanarsi da soli.

I bimbi che si ritraggono non devono essere messi sotto pressione, anzi devono essere preparati in precedenza e deve essere dato loro il tempo necessario per accettare le novità.

Per questo, è fondamentale informarli in anticipo dei cambiamenti e delle nuove circostanze.

E' necessario comprendere questo tratto del carattere e far capire loro che li si apprezza allo stesso modo.

5. Intensità delle reazioni

L'intensità con cui il bambino esprime le sue emozioni è molto importante.

Per i bambini più 'intensi', occorre, ad esempio, capire quando è necessario confortarli perché il loro pianto è giustificato e quando ignorarli perché gli attacchi d'ira sono soltanto teatrali.

Per quanto riguarda i bambini più miti, il pericolo può essere che le loro esigenze siano ignorate perché non adeguatamente espresse. Per questi motivi, è necessario aiutarli a distinguere le sfumature di espressione dei sentimenti e incoraggiarli ad essere più chiari nelle richieste.

6. Attenzione e concentrazione

Ad un anno di età l'attenzione è generalmente instabile, ma, mentre alcuni bambini passano rapidamente da un'attività all'altra in meno di un minuto, gli altri possono restare concentrati su un oggetto o su un'attività per cinque, dieci, quindici minuti o più. I bimbi più instabili hanno bisogno di essere seguiti durante i loro giochi e di essere incoraggiati alla concentrazione e alla pazienza. Non va bene dar loro troppi giochi in una sola volta.

I più concentrati hanno più autonomia nel trascorrere del tempo da soli. In cambio, sarà più difficile distrarli quando si ostinano a fare o a toccare qualcosa che non dovrebbero.

7. Distrazione

La grande attività e la capacità di distrarsi di molti bambini di un anno porta molti genitori a pensare all'iperattività, sindrome difficile da diagnosticare in un'età così precoce.

In ogni caso, con i bambini molto distratti gli stimoli devono essere sempre tenuti bassi. Il vantaggio è che è facile farli passare da un'attività all'altra senza opposizione.

Può accadere però che siano più testardi e che facciano opposizione: in questo caso occorre parlare loro in anticipo di eventuali cambiamenti. D'altra parte, però, sono anche più autonomi.

8. Sensibilità sensoriale

Molto bambini sensibili reagiscono in modo forte alle variazioni (anche lievi) di sapori, consistenze, luci, odori e temperature. Da grandi saranno certamente persone molto sensibili e amanti dei dettagli. Finché sono piccoli è meglio non imporre loro molti più cambiamenti di quelli che possono sopportare.

Coloro che hanno un basso livello di tale sensibilità danno meno problemi, ma anche danno anche meno segnali se hanno bisogno di un cambio di pannolino o se un vestito ruvido irrita la loro pelle.

9. Tipologia di umore

In alcuni bimbi prevale la gioia, in altri la serietà e in altri ancora la rabbia. E' molto facile scoprire com'è nostro figlio. Basta tenere a mente che:

  • I bimbi allegri sono deliziosi, ma occorre fare attenzione per capire quando dietro i loro sorrisi c'è qualche frustrazione o disagio, perché non esprimono facilmente i loro malumori.
  • Per quanto riguarda i bimbi in cui il malumore è predominante, occorre che i genitori ammettano questa caratteristica caratteriale del bimbo e non si attribuiscano colpe (a meno che tale cattivo umore non sia conseguente a una causa ambientale che riguarda la vita del piccolo).
  • Occorre far capire ai bimbi seri che li si ama e bisogna valorizzarli per quello che sono, in modo che non sentano la necessità di sembrare affascinanti e, quindi, di essere anche seriosi.

vai alla gallery

La gestione della rabbia è una tappa fondamentale nella crescita dei nostri ragazzi. Ecco qualche consiglio da condividere con loro tratto dal sito americano WebMD

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/9-caratteristiche-che-definiscono-la-personalita-di-un-bimbo

Movimenti del feto nel pancione: le 10 domande più comuni

Come si può predire il carattere del bambino?

Già alla fine del terzo mese il nascituro si muove e guizza come un pesciolino. I suoi spostamenti coinvolgono infatti tutto il corpo, ma lui è ancora troppo piccolo perché la mamma riesca ad avvertirlo.

A mano a mano che i muscoli e il sistema nervoso ma turano, le movenze diventano sempre più attive e coordinate.

Dall’11a alla 14a settimana il bimbo comincia a corrugare la fronte, a muovere le labbra e la testa, tutti movimenti che caratterizzano il riflesso di suzione.

Come evolvono le sue capacità nei 9 mesi?

Verso la 18a settimana, le sue attività diventano più complesse: riesce ad atteggiare il viso a diverse espressioni, a succhiarsi le dita, ad afferrare il cordone ombelicale.

Dalla 19a settimana diventa un piccolo ginnasta: è in grado di spingersi con i piedi contro la parete uterina e a poco a poco si specializzerà anche nel ruotare la testa e nell’inarcare la schiena, capacità che gli saranno utili, al momento del travaglio, per la discesa nel canale del parto.

Quando la mamma può cominciare a sentirlo?

Se si tratta del primo figlio, in genere la donna avverte qualcosa per la prima volta in un momento qualsiasi tra la 16a e la 18a. Poi c’è chi lo sente prima, chi dopo.

Dipende da diversi fattori: dallo stile di vita e dal ritmo delle giornate, se sono frenetiche o con momenti per rilassarsi; dall’abilità nell’ascoltare il proprio corpo e nel coglierne i segnali; dalla posizione della placenta perché, se è anteriore, può rendere più difficoltosa la percezione.

Di solito, nella seconda gravidanza i movimenti vengono avvertiti prima, perché la futura mamma sa già di che cosa si tratta ed è più pronta a individuarli.

Come si riconoscono i movimenti?

È una percezione estremamente soggettiva: qualcuna l’ha paragonata a uno sfarfallio, uno sbatter d’ali, altre a un battito di cuore. Certe mamme raccontano di essersene rese conto solo in un secondo tempo, mentre all’inizio pensavano semplicemente che si trattasse di movimenti intestinali.

Una volta avvertito il bimbo, lo si sentirà tutti i giorni?

All’inizio il movimento si percepisce in modo saltuario e inaspettato, non necessariamente tutti i giorni. Dopo la 20a settimana, invece, comincia a diventare una manifestazione abituale.

Nella maggior parte dei casi si avverte più facilmente la sera, magari quando si è sdraiate sul divano, oppure la notte o la mattina prima di alzarsi: nei momenti, cioè, in cui si è più rilassate e distese.

Che informazioni possono darci i calcetti del piccolo?

Pugni, calcetti, stiramenti sono innanzitutto un segno di vitalità e di benessere.

Ci dicono che il bimbo è attivo, che si fa sentire e che risponde agli stimoli: può capitare di ricevere un calcetto di protesta di fronte a un rumore improvviso che lo ha disturbato, come l’accensione di un frullatore, oppure un pugnetto come invito a cambiare una posizione, ad esempio seduta sul divano, se risulta scomoda al piccolo. Sicuramente è anche un modo di comunicare che consente a mamma e bambino di entrare in sintonia. Ci sono donne che raccontano di venire svegliate dal loro bimbo quotidianamente, e sempre alla stessa ora… Molte riescono persino a ‘giocare’ con il loro bambino, inventando gesti semplici, come un tamburellare leggero con le dita sul pancione, cui il bebè prontamente risponde con un determinato spostamento. Insomma: il movimento è benessere, comunicazione, ma è anche emozione.

È vero che durante il nono mese il piccolo si sposta meno perché ha minore spazio a disposizione?

In realtà, non è che si muova meno.

Lo spazio più ristretto lo costringe, però, a movimenti meno ampi, meno importanti: si limita a piegare e a stendere gli arti, a inarcare la schiena, a girare la testina.

Non riesce più a ruotare su se stesso, come faceva prima, anche se ci sono le eccezioni, come i bambini che il giorno prima del parto fanno la capriola e da podalici che erano… mettono la testina in giù!

Un “movimento” particolare è dato dal singhiozzo. Come lo si riconosce e perché accade?

Il singhiozzo è caratterizzato da un movimento ritmico, sussultorio, che può durare anche un minuto o più. Succede quando il bambino beve qualche sorso di liquido amniotico.

Bisogna contare i movimenti?

Contare i movimenti del feto, almeno 10 nell’arco di una giornata, è una procedura che oggi non si usa più perché tende a generare ansia nella futura mamma.

Se ci si vuole concentrare sul piccolo e sul suo benessere, le ostetriche suggeriscono piuttosto di farlo per periodi di tempo più brevi (venti, trenta minuti), magari anche in momenti diversi della stessa giornata: ci si mette comode, sul divano o sul letto, con i piedi alzati all’altezza del bacino e a vescica vuota. Si appoggiano le mani sul pancione e si ascolta, senza attenersi, però, a un conteggio rigoroso. La cosa importante, del resto, è che il piccolo mantenga più o meno uguali nel tempo quelle che sono le “sue” modalità di movimento – come già detto, c’è chi è più vivace, chi è più pigro – che la mamma, ormai, avrà imparato a conoscere.

I movimenti fetali possono predire il carattere del bambino?

Sappiamo che qualche nascituro si fa vivo spesso con calcetti, pugni e capriole. Qualcun altro se ne sta pacifico in un angolo e dà solo rari segnali della sua presenza. Ma i movimenti fetali possono essere predittivi del suo carattere dopo la nascita? (di M. C.)

Non solo eredità genetica

“C'è sicuramente una continuità tra il temperamento del feto nel grembo materno e quello del bambino fuori dal pancione, ma va vista in una logica di variabilità: ogni individuo, infatti, cambia in base al contesto in cui si trova”, spiega Gino Soldera, psicologo, presidente dell’Anpep, Associazione nazionale di psicologia e di educazione prenatale, e autore del libro Mamme e papà.

L'attesa di un bambino (Edizione Città Nuova, aprile 2014). “È ormai noto, infatti, che l'ambiente, insieme all'eredità genetica, gioca un ruolo chiave nella formazione dell'essere umano. A questi due elementi io ne aggiungo un terzo: l'individualità, una specificità propria del bambino che ha origine al momento del concepimento.

Se la futura mamma è 'in ascolto', la può avvertire già durante l'attesa”, dice lo psicologo.

“Questa continuità di temperamento prima e dopo la nascita è stata riscontrata anche nel corso di osservazioni ecografiche: si è visto, ad esempio, che un bambino 'vorace' nel grembo materno (cioè che ingurgita parecchio liquido amniotico e muove molto la lingua) di solito mantiene questa attitudine anche dopo il parto”.

Durante la vita prenatale, quindi, bisogni e tendenze del bambino sono già presenti: “Da un lato risentono del carattere e degli stati d'animo materni e dall'altra li influenzano, come possono testimoniare tante donne che durante la gravidanza si sentono cambiare”, spiega Gino Soldera.

Mamma e bambino, quindi, si influenzano reciprocamente.

Ciò accade anche perché nel liquido amniotico in cui è immerso il feto confluiscono sostanze (ormoni) prodotte dall’organismo materno la cui concentrazione dipende proprio dal vissuto e dalle emozioni della donna: e queste condizionano inevitabilmente lo stato psicofisico del nascituro.

In che modo gli ormoni e il vissuto materno influenzano i movimenti fetali?

“I movimenti del feto dipendono soprattutto dai cosiddetti ormoni dello stress (adrenalina, cortisolo e acth) prodotti dal surrene della madre.

Le oscillazioni della concentrazione di cortisolo, ad esempio (ma anche di adrenalina e acth), sono correlate ai ritmi circadiani sonno-veglia della donna: regolano quindi l'alternanza delle fasi di attività e riposo influenzando anche 'i cicli' del feto”, dice Leonardo Caforio, Responsabile di Medicina e Terapia Fetale dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “La loro produzione è poi legata a ciò che la mamma vive. Il livello di adrenalina, ad esempio, aumenta in situazioni stressanti dal punto di vista fisico o quando ci si trova superare una prova impegnativa o un esame”.

Come reagisce il feto?

“Adrenalina, cortisolo e acth hanno un'azione inibente sul feto. Questi si muove di meno quando il livello degli ormoni è elevato e di più quando la produzione è ridotta”, dice Leonardo Caforio. “Nell'arco delle 24 ore, quindi, è più facile percepirlo nelle ore serali e notturne. Ed è quanto, in genere, riferiscono le mamme”.

 Non appena la futura mamma si rilassa, quindi, il bambino incomincia a fare le capriole? “Esattamente! È vero che quando la donna è in uno stato di relax, percepisce maggiormente il piccolo anche perché è meno distratta da altre attività e più concentrata su di lui, però una ragione fisiologica e ormonale c'è”, dice l'esperto.

Ci sono altri fattori che possono influenzare i movimenti del feto?

“L'alimentazione materna può avere un ruolo, in particolare i rapidi aumenti della glicemia post prandiale (valore che indica quanto glucosio è presente nel sangue dopo un pasto).

Pietanze a base di carboidrati e zuccheri “semplici” possono indurre i movimenti del feto”, dice l'esperto.

“Non è raro, così, che le future mamme si vedano offrire una caramella o un cioccolatino durante l'ecografia: è 'un trucco' per 'convincere' il bambino a muoversi e a farsi osservare bene in tutte le sue parti”.

Quando hai iniziato a sentire i movimenti del tuo bebè nel pancione? Si muove spesso?

Источник: https://quimamme.corriere.it/gravidanza/psicologia/movimenti-del-feto-pancione

Come favorire lo sviluppo del neonato

Come si può predire il carattere del bambino?

Claudia Artese, fisioterapista e Cecilia Carli, ostetrica

Già nella pancia della mamma il corpo del bambino sperimenta “tocchi” diversi: il liquido amniotico lo massaggia, le pareti uterine lo avvolgono, il tono materno lo sostiene.

Il tatto è la prima delle funzioni sensoriali che inizia a svilupparsi, dalla settima-ottava settimana di gestazione.

Alla fine della gravidanza lo spazio a disposizione del feto si riduce a tal punto che tutte le parti del corpo del nascituro sono a stretto contatto tra loro e il piccolo impara dunque a conoscere già nella vita intrauterina diverse modalità di tocco. Vediamo cosa accade dopo la nascita.

Equilibrio “pelle a pelle”

Dopo la nascita il tatto rappresenta il canale privilegiato per conoscere sé stesso e comunicare con il mondo.

Si dice infatti che il neonato parli il “linguaggio della pelle”, fatto di piccoli segnali facilmente distinguibili: si accoccola tra le braccia che lo contengono e lo avvolgono, si tranquillizza quando la mano si posa ferma su di lui, il suo respiro diventa più regolare nel contatto pelle a pelle.

Per “pelle a pelle” si intende la modalità in cui il neonato viene posizionato nudo – col solo pannolino indosso e adeguatamente contenuto e coperto – in posizione prona sul petto del genitore. È un metodo semplice ed efficace per promuovere la salute e il benessere del neonato sia a termine sia pretermine.

Durante la gravidanza il feto sperimenta nel grembo materno tante posizioni, e sappiamo che dalla quattordicesima settimana di gestazione è in grado di percepire gli spostamenti materni e i propri.

Il senso dell’equilibrio che si sviluppa grazie a diversi recettori situati all’interno dell’orecchio serve al piccolo per orientarsi e percepire la posizione e il movimento del suo corpo.

L’esperienza della posizione sempre più raccolta e flessa fatta nell’ultimo mese di gestazione gli è utile per controllare, nella vita extrauterina, i suoi movimenti senza perdere continuamente l’equilibrio.

Sentirsi sicuro e protetto lo aiuta a essere più facilmente in relazione, ad adeguarsi alle nuove esperienze, a regolare il comportamento e ad avere un sonno tranquillo e una veglia attenta.

SPECIALE

Bambini e COVID-19

Come affrontare l'emergenza, prevenire il contagio e informarsi correttamente sull'epidemia di Coronavirus

Scarica il PDF

Gli altri sensi

Oltre al tatto e all’equilibrio, durante la vita intrauterina si sviluppano tutti gli altri organi di senso quali l’olfatto, il gusto, l’udito e la vista.

Non è vero, come si pensa comunemente, che alla nascita  il neonato veda solo luci e ombre, ma al contrario è in grado di guardare e mettere a fuoco a una distanza di circa 20 cm – mediamente la distanza tra il seno e il viso della mamma.

La competenza visiva matura progressivamente e si completa nel primo anno di vita. A 40 settimane il neonato, attraverso la maturità dei suoi organi sensoriali, è in contatto con il mondo e con chi si prende cura di lui.

Il piccolo comunica attraverso le espressioni del viso, lo sguardo e i movimenti del corpo; adatta e modifica continuamente il suo comportamento nella relazione con l’altro. L’interazione tra il bambino e i genitori inizia con queste modalità, un reciproco scambio di segnali che danno vita a un linguaggio ricco e intenso.

Comprendere il linguaggio comportamentale del neonato fin dai primi momenti di vita aiuta l’adulto a considerarlo un essere sociale capace di interagire attivamente con chi si prende cura di lui.

I genitori sono naturalmente i più importanti sostenitori e promotori dello sviluppo del bambino e le loro amorevoli cure lo aiutano nella crescita e nello sviluppo delle sue potenzialità.

Non si può quindi pensare di “viziare” il neonato, in questo primo periodo della sua vita, se si asseconda il suo desiderio di stare a stretto contatto con mamma e papà, che rappresentano ciò che di più al mondo lo tranquillizza e lo fa sentire sicuro e protetto.

Come comunica il neonato?

Comprendere e conoscere il modo in cui il bambino si esprime e comunica è molto importante. Il piccolo utilizza un vero e proprio linguaggio del corpo capace di manifestare benessere, soddisfazione e rilassatezza, ma anche stanchezza, fastidio e stress.

I principali segnali di benessere sono: colorito roseo, respiro regolare, suzione, movimenti degli arti vicino al corpo, mani al viso e alla bocca, sorriso, sguardo attento.

Principali segnali di stanchezza sono, invece: bruschi cambiamenti del colorito della pelle, tremori, soprassalti, inarcamento della schiena, arti estesi e rigidi, apertura a ventaglio delle mani e dei piedi, smorfie, sbadiglio, pianto disperato.

Scarica lo speciale

Guida al primo anno

Grazie!

Controlla la tua casella di posta elettronica, tra qualche minuto riceverai il PDF. Se non trovi il messaggio nella posta in arrivo, controlla nella cartella di posta indesiderata.

Buona lettura

Il team di Uppa

SPECIALE

Guida al primo anno

Allattamento, coliche, pianto, igiene e accudimento: la guida per iniziare con il piede giusto

Scarica il PDF

Speciale

Guida al primo anno

Allattamento, coliche, pianto, igiene e accudimento: la guida per iniziare con il piede giusto

Scarica il PDF

Il neonato, “persona attiva”

È stata soprattutto la scuola pediatrica di Boston, storicamente rappresentata da T. Berry Brazelton, a focalizzare l’attenzione sulle capacità comunicative del neonato, ritenendo che il piccolo sia in grado di entrare in relazione con l’ambiente attraverso il suo comportamento.

In questa visione il neonato è visto come “persona attiva” capace di comunicare con i genitori e con l’ambiente esterno. Tra i principali obiettivi dell’approccio Brazelton c’è quello di sostenere i genitori verso una migliore comprensione del proprio bambino e del proprio ruolo.

Infatti ciò aiuta l’adulto a individuare le competenze neonatali e a riconoscere che, fin dai primi momenti di vita, il neonato ha una propria personalità che lo differenzia dagli altri.

In questa visione i genitori sono portati a interpretare i comportamenti del figlio come vere e proprie comunicazioni dotate di significato.

Il bambino è un essere sociale che si esprime per mezzo del comportamento, e nei genitori si rafforza il privilegio di toccarlo, guardarlo e ascoltarlo con modalità uniche.
Ecco ciò che si può fare per favorire questo tipo di approccio:

  1. Regolare il macroambiente. Si intende lo spazio intorno al bambino, in particolare fare attenzione alla luce, che non deve essere troppo intensa e diretta sul piccolo. Evitare l’eccesso di rumore e suoni e gli ambienti affollati e caotici.
  2. Offrire contenimento cutaneo. I vestitini, il cappellino e i calzini, nei giorni dopo la nascita,  aiutano il bambino a sentirsi più sicuro nello spazio e durante gli spostamenti. A volte può essere necessario anche avvolgerlo in una copertina con le mani vicine al viso. 
  3. Favorire posizioni stabili e raccolte. Nelle diverse posizioni in braccio o quando viene “portato” attraverso fasce o altri supporti, il bambino deve essere contenuto a livello delle spalle e del sederino in modo che gli arti siano vicini al tronco e la testa in linea con il corpo. Le mani del genitore offrono confine, stabilità e conforto allo scopo di fornire un adeguato contenimento alla postura del neonato. È importante variare le posizioni in braccio e il lato del genitore. 

Perché il bambino piange sul fasciatoio? 

«Appena lo metto sul fasciatoio inizia a piangere»: è una frase che sentiamo dire spesso alle mamme.

Piangere sul fasciatoio può essere tipico dei primi mesi di vita, quando il piccolo deve ancora adattarsi all’ambiente extrauterino.

Proprio nel momento in cui si trova sul fasciatoio il neonato avverte molto la mancanza di contenimento e confine. A ciò può aggiungersi il fatto di venire spogliato e i movimenti che il genitore esegue in modo rapido e veloce per far prima.

Questa difficoltà incontrata dal neonato, definita dagli esperti come una continua perdita di equilibrio, può essere riconosciuta quando ad esempio il piccolo stende le braccia, apre le dita della mano, fa dei movimenti come per afferrare, irrigidisce le gambe, cambia il colorito della pelle, fino ad arrivare appunto al pianto.
Ecco come aiutarlo durante il cambio:

  • creare un piccolo “nido” sul fasciatoio, in modo da offrire un confine
  • contenere con la nostra mano le sue mani o i suoi piedini 
  • spogliare solo la parte interessata
  • prevedere dei momenti di pausa in cui chiacchieriamo con lui 
  • posizionarlo sul fianco con le mani vicine al viso e alla bocca e le gambe rannicchiate
  • muoverci lentamente
  • usare il body per contenere le braccia

Come possiamo aiutarlo nei primi bagnetti

Per facilitare il neonato durante il bagnetto, può essere utile:

  • con un telo, preparare un nido sul fasciatoio
  • se il piccolo appare molto agitato, posizionarlo di fianco
  • avvolgerlo nel telo
  • immergerlo nell’acqua, avvolto nel telo, fino al torace. Aprire il telo solo quando il bambino appare completamente rilassato
  • muovere il neonato nell’acqua dolcemente, facendo sempre attenzione ai suo segnali di stress
  • asciugarlo nel nido, contenendolo con le mani in posizione di fianco, evitando di strofinare ma tamponando.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/nascere/neonato/come-favorire-lo-sviluppo-del-neonato/

Come sarà il futuro del bambino

Come si può predire il carattere del bambino?

Esistono dei metodi per capire sin dai primi mesi di vita come sarà il futuro del bambino? Ecco cosa dice la scienza

Come sarà il futuro del vostro bambino? Adesso è ancora piccolino e sembra essere un dolce e paffuto neonato, ma chissà se quando crescerà sarà ancora dolce e timido, oppure un po’ pazzerello, se assomiglierà al papà oppure al fratello maggiore. Esiste un modo per prevedere la personalità del bambino?

Molti studi si sono posti questa domanda e hanno cercato di rispondere analizzando la questione da diversi punti di vista, prendendo in considerazione, ad esempio, il mese di nascita, l’ordine di nascita, il carattere dei primi giorni di vita.

vai alla gallery

Le tappe più importanti della crescita di un bambino da 0 a 12 mesi di vita

La psicologa americana Linda Dunlap spiega che il temperamento è una cosa con cui si nasce e spesso resta costante per tutta la vita. Ciò vuol dire che se nelle prime settimane di vita il bambino vi sembra irrequieto e agitato è probabile che questa indole rimarrà anche nel corso degli anni.

In effetti lo confermerebbe anche una ricerca condotta dall’Università dell’Iowa: i bambini che a 3-4 settimane sono particolarmente esigenti hanno maggiori probabilità di diventare bambini più ansiosi.

Ma un’altra ricerca condotta ad Harvard ha anche suggerito che la personalità della maggior parte dei bambini può cambiare nel corso del tempo. Si tratta dell’80% dei bambini. La maggioranza, insomma.
Questo perché il cervello matura e si sviluppa e il bambino impara a controllare meglio le sue emozioni.

Quindi niente paura. Se il vostro bambino di poche settimane piange tutto il tempo non è detto che lo farà ancora per anni.

E’ quindi indubbio che il temperamento è influenzato da componenti ereditarie, ma è anche estremamente plasmabile dall’ambiente esterno e dal comportamento dei genitori.
Spesso sono proprio loro a compiere errori, anche in buona fede, che non fanno che radicare un carattere agitato o irrequieto.

Per questo è importante evitare sin da subito di dare al bambino delle etichette. Stabilire immediatamente che il bambino è timido, oppure è irrequieto significa trasmettergli questa convinzione.

Esistono, ad ogni modo, dei fattori che possono influenzare la personalità del bambino.

L’ordine di nascita

Numerosi studi hanno affrontato la questione. Proprio recentemente una ricerca ha concluso che i primogeniti sembrano essere più sicuri di sé, avrebbero un quoziente intellettivo più alto e maggiori probabilità di avere successo nella vita.

Questo perché il primogenito riceve maggiori attenzioni da parte dei genitori e più tempo a lui dedicato. Ma nascere per ultimo o nel mezzo tra due fratelli non è necessariamente negativo.

Il fratello di mezzo può diventare maestro del negoziato e del compromesso, l’ultimo arrivato invece deve competere per ricevere attenzioni e quindi tende ad essere brillante ed estroverso e anche molto simpatico e spiritoso.

E i figli unici? Dimentichiamo il pregiudizio secondo cui il figlio unico cresce viziato e solitario. In genere sono più maturi ed affidabili, trascorrono una enorme quantità di tempo insieme agli adulti e anche se non hanno compagni di gioco quotidiano non sembrano essere destinati ad avere problemi nelle abilità sociali.

Il consiglio per tutti i genitori? Fare il possibile per trascorrere del tempo da soli con i figli più piccoli come è stato fatto con i primogeniti all’epoca. Evitare di fare sempre confronti tra i fratelli.

Intelligenza

E’ possibile valutare l’intelligenza del bambino sin dai primi mesi di vita? Gli esperti rispondono di sì. Sin dai primi giorni il bambino riesce ad assorbire le informazioni e a ricordarle e questo sta alla base dell’intelligenza.

Non è possibile, ovviamente, stabilire se il bambino diventerà uno scienziato, ma è certamente possibile capire se lo sviluppo cognitivo procede normalmente verificando che il bambino metta a frutto ciò che apprende giorno dopo giorno.

Come possono i genitori capire se l’intelligenza del bambino si sta sviluppando normalmente? Gli esperti suggeriscono di dare al piccolo un compito, ad esempio cercare di afferrare un oggetto, e osservare in che modo si concentra per riuscirci. I bambini che riescono a concentrarsi su una cosa per un certo tempo senza annoiarsi hanno il tipo di tenacia che li aiuterà ad eccellere nella vita.

Aiutare il bambino a sviluppare la sua intelligenza è uno dei compiti del genitore. In che modo? Leggendo libri ad alta voce sin da piccoli, parlando con lui, giocando con lui, indicandogli i nomi degli oggetti e stimolarlo a ricordare, creare un ambiente di gioco stimolante.

E infine ecco alcuni falsi miti che è meglio sfatare subito:

  • se il vostro bambino ama il ciuccio non vuol dire che tarderà a parlare
  • se il bambino ha la testa grande non vuol dire che anche il suo cervello e la sua intelligenza lo siano. L’intelligenza si basa sul numero e la qualità di interconnessioni tra neuroni  e non sulle dimensioni della testa
  • se tenete sempre in braccio il vostro bambino non vuol dire che diventerà un adulto viziato e incontentabile. Anzi, soddisfare i bisogni emotivi e di affetto aiuta il bambino a diventare una persona sicura di sé
  • se il bambino non ama i piselli o gli spinaci non vuol dire che diventerà un tipo schizzinoso. I bambini cambiano gusti giorno dopo giorno, riproponete ogni alimento in dosi diverse
  • se il bambino ha mosso i primi passi molto presto non vuol dire che sia destinato a diventare uno sportivo, deve comunque sviluppare il desiderio di voler fare sport

gpt inread-altre-0

Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/come-sara-futuro-bambino-metodi.html

Genetica bambini: in che modo i geni dei genitori influenzano quelli dei figli

Come si può predire il carattere del bambino?

Acquista su Amazon gli utilissimi diari per la gravidanza e scopri anche i capi d'abbigliamento più comodi per una donna incinta.

I geni del tuo bambino sono uguali ai tuoi

“Spesso i figli assomigliano a noi e in questo modo ci danno la prima soddisfazione”. Quanta ragione aveva Serrat nello scrivere questo verso.

Quando nasce un bambino, dopo aver controllato rapidamente che stia bene e non gli manchi niente né abbia niente di troppo, iniziano i paragoni: “Somiglia proprio a mio figlio”, dice con orgoglio la suocera.

“Però il naso appartiene a mia figlia, non c'è dubbio su questo”, risponde l'altra nonna. Il fatto è che l'eredità genetica ha lasciato il segno fin dal momento della fecondazione sul bambino che hai appena messo al mondo.

La somiglianza del bebè con genitori è già scritta al momento della fecondazione

Quando tu e il tuo partner avete concepito il vostro bambino, in quel momento è stata definita la sua eredità genetica.

Tu potevi appena immaginarlo, ma era già stabilito che avrebbe avuto occhi marroni e capelli ricci, che poteva essere molto intelligente o molto alto e che avrebbe mostrato una particolare predisposizione per la matematica o la pittura, oltre a tante altre informazioni.

I responsabili del trasporto di tutti questi dati sono i cromosomi, strutture chimiche in cui sono contenute tutte le istruzioni necessarie affinché un nuovo essere possa svilupparsi.

All'interno ci sono i geni, unità elementari nel complesso processo di trasmissione dei caratteri ereditari. Ogni cellula dell'organismo contiene 46 cromosomi, raggruppati in coppie, ad eccezione di spermatozoi e ovuli, ciascuno contenente 23 cromosomi.

unsplash

Cosa rende il tuo bambino unico e irripetibile?

Quando lo spermatozoo feconda l'ovulo, si forma il patrimonio genetico dell'embrione, a cui vengono forniti 46 cromosomi (23 coppie) corrispondenti.

Questa combinazione è unica e irripetibile, a meno che si tratti di gemelli monozigoti, geneticamente uguali. Dopo la fecondazione inizia un rapido e delicato processo di divisione cellulare.

A partire da una singola cellula se ne formani due, poi quattro, otto… E si originano i vari organi e tessuti, che si vanno a formare parti del corpo del bambino diverse.

Ma come è possibile che, se tutte le cellule si evolvono da una singola, e quindi hanno le stesse istruzioni genetiche, portano a diversi organi? Questo avviene attraverso un processo di specializzazione delle cellule: nonostante contengano gli stessi dati, alcune si sviluppano maggiormente, mentre altre restano “dormienti”, che saranno quelle che si differenzieranno in altre cellule, a seconda dell'organo di cui fanno parte. Ad esempio, le cellule dei polmoni contengono le informazioni necessarie per formare l'intestino tenue e viceversa; ma specializzandosi, ognuno si concentra sul suo organo.

E chi ha deciso il suo sesso?

Il “responsabile” del fatto che il tuo bambino sia un maschio e non una femmina (o viceversa) è il tuo partner. Delle 23 coppie di cromosomi, i primi 22 sono chiamati autosomi e l'ultimo paio, il 23esimo, sono chiamati gonosomi o cromosomi sessuali.

In questo, tu porti sempre un cromosoma femminile (X), mentre il padre può portare un cromosoma femminile o maschile (Y). La probabilità che avvenga l'una o l'altra cosa è del 50%. Se hai avuto una bimba, il cromosoma che il tuo partner ha lasciato in eredità era femminile, per cui si è formata una coppia XX.

Se tuo figlio è un maschio, il cromosoma del padre era maschile, e si è creata una coppia XY.

unsplash

Dominante e recessivo

Sai già che i cromosomi contenuti dallo spermatozoo si uniscono con quelli dell'ovulo, formando delle coppie, e che tutto il corredo genetico del bambino è contenuto in essi.

Ora che hai tuo figlio tra le tue braccia, hai già potuto notare alcuni risultati (ad esempio il suo sesso), ma altre caratteristiche non sono così evidenti e si manifesteranno solo col passare del tempo.

Anche adesso, però, puoi già avere un'idea di come sarà il tuo bambino in un attimo.

  • Prima di tutto devi sapere se le tue “informazioni” coincidono o meno con quelle del tuo partner, dal momento che il bambino le ha ricevute da entrambi. Ad esempio, se siete entrambi mori, è probabile che anche vostro figlio lo sia. Ma cosa succede quando le caratteristiche non corrispondono? In questo caso ci sono diverse possibilità:
  • Un'informazione domina l'altra e s'impone. Ad esempio, il tuo gene dei capelli ricci è più potente del gene dei capelli lisci del tuo partner, ecco perché il tuo bambino ha i capelli ricci. Anche così, il bambino è portatore del gene dei capelli lisci e può trasmetterlo ai propri discendenti. Allo stesso modo, un gemello potrebbe non avere due figlie gemelle, ma due nipoti gemelle.
  • Le due informazioni sono ugualmente forti e si esprimono con la stessa intensità. Sono i caratteri codominanti e l'esempio più chiaro è il gruppo sanguigno AB.
  • Getty Images

Problemi di natura ereditaria

Ciò che è vero per i tratti fisici si applica anche al resto delle caratteristiche e delle capacità ereditate, come ad esempio la forza fisica e la resistenza e, sfortunatamente, le malformazioni o le malattie. Attualmente vengono identificati circa 16.

000 problemi genetici (tranquilla, in termini assoluti ci sono molti più bambini sani). Se l'informazione che portano la madre e il padre è corretta, il bambino è sempre in salute.

Se un gene è corretto e l'altro no, il risultato finale dipenderà in primo luogo dal cromosoma coinvolto, e cioè se è un autosoma o un cromosoma sessuale.

Nel primo caso, un autosoma, se il gene sbagliato è dominante, il bambino manifesta la malattia. E se è recessivo, sarà sano, ma sarà portatore del gene “cattivo”, cioè potrà trasmetterlo alla sua discendenza.

Nel caso in cui entrambi i geni siano sbagliati, i bambini saranno sempre affetti dalla malattia. Se parliamo di malattie legate al cromosoma sessuale X (quelle legate all'Y sono trasmesse solo da padre in figlio) la cosa cambia.

Se l'informazione sbagliata è dominante, una femmina manifesterà il problema, dal momento che ha entrambi i geni X. Se invece è recessiva, la bambina sarà una portatrice sana.

Se hai un maschio, sarà sano o malato a seconda che abbia ereditato il gene errato o meno (ha solo un gene X), indipendentemente dal fatto che sia dominante o recessivo.

Un altro fatto da tenere a mente è che quando abbiamo fatto riferimento alla specializzazione cellulare, abbiamo sottolineato che tutte le cellule contengono le stesse informazioni, ma sono specializzate per assolvere a una determinata funzione.

Tuttavia, è possibile che cellule diverse abbiano bisogno (e utilizzino) delle stesse informazioni per sviluppare il loro lavoro.

In questo caso, se quell'informazione è sbagliata, l'errore sarà espresso non solo in un organo, ma in diversi di essi, causando problemi che possono essere da insignificanti a molto gravi.

unsplash

Il futuro della genetica

Fortunatamente, la scienza sta progredendo e in questo campo si stanno facendo molte ricerche per riuscire a ottenere una terapia genica applicabile nel prossimo futuro, che potrà risolvere numerosi problemi di salute ereditari e non ereditari, consentendoci di avere ancora più bambini sani.

La terapia genica è un processo che viene sviluppato in laboratorio e che ripara i geni sbagliati attraverso diverse strategie: dall'estrazione delle cellule con problemi per fissarle e reinserirle quando sono di nuovo sane, fino all'introduzione del gene di riparazione direttamente nell'organo malato. Questa terapia è in fase sperimentale, ma si prevede che a breve termine inizi a produrre una significativa pletora di applicazioni che supporteranno un enorme progresso medico.

Curiosità della genetica

Gli esseri umani hanno circa 30.000 geni, solo un terzo in più rispetto a organismi molto semplici, come il verme intestinale.

La mappa del genoma degli scimpanzé è simile al 99% di quella dell'uomo.

Per identificare i geni che causano una malattia, i ricercatori eseguono oltre 200 milioni di analisi genetiche.

Il 95% del nostro DNA (l'acido che raggruppa tutti i geni) contiene “informazioni spazzatura”. Solo il restante 5% è essenziale per lo sviluppo dell'organismo.

Getty Images

Il carattere si eredita?

È la domanda da un milione di dollari. Per rispondere, studi con rigore scientifico sono stati condotti su gemelli identici allevati e istruiti in ambienti diversi.

I risultati hanno dimostrato che il carattere è in parte determinato dall'eredità e in parte influenzato dall'ambiente e dall'istruzione.

La linea di demarcazione è molto sottile e non è possibile prevedere dove inizia l'influenza della genetica e dove finisce quella dell'ambiente.

In generale, viene accettato che i bambini abbiano un temperamento innato.

Forse tuo figlio è molto tranquillo o, al contrario, è molto agitato fin da quando è nato, e nulla è stato evidentemente in grado di condizionarlo per renderlo tale.

Tuttavia, non appena inizia a relazionarsi con il mondo che lo circonda, diventa molto difficile scoprire se il suo nervosismo o la sua tranquillità siano innati o appresi.

Il comportamento di tuo figlio dipenderà, in larga misura, da te. Senza rendertene conto, interpreterai il suo modo di agire e gli darai stimoli secondo il tuo carattere.

Quindi, due fratelli, cresciuti nella stessa casa, hanno temperamenti diversi, perché mamma e papà si sentono più vicini a quello che è più simile a lei o lui e, sebbene fingano il contrario, non si comportano esattamente con i due.

Un bimbo intelligente come i suoi genitori

Tuo figlio è intelligente già prima di nascere, il che porta a pensare che l'intelligenza sia ereditata. Ma questa è una mezza verità.

Nel ventre materno già iniziano a formarsi le connessioni tra le cellule cerebrali del feto, essenziali per lo sviluppo del suo intelletto, ed è dimostrato che i bambini nell'utero ripetono le cose che preferiscono (come succhiarsi i pollici) e hanno memoria, entrambi sintomi di intelligenza.

Ma gli studi condotti concordano sul fatto che ci sono molti geni che agiscono sul cervello e che la genetica è responsabile “solo” del 50% dell'intelligenza dei bambini. Il resto è determinato dalla cultura, dall'ambiente, dalla stimolazione… È possibile migliorare l'intelligenza del bambino fin dalla gravidanza.

È dimostrato che dal quinto mese i suoi sensi gli permettono di registrare sensazioni all'interno dell'utero e sentire quelle della madre, che lo stimolerà se gli parlerà, e se sperimenterà esperienze sensoriali piacevoli.

Somiglianze molto ragionevoli

Fisicamente è proprio come te… O come il tuo partner… O forse somiglia a entrambi. La trasmissione dell'eredità genetica sarà apprezzabile in diversi aspetti esteriori del tuo bambino. Nelle sue caratteristiche e caratteristiche:

I genitori hanno influito su questa somiglianza condividendo i propri corredi genetici, che, se differiscono, si impegnano in una lotta senza tregua per dominarsi a vicenda.

Questo è il motivo per cui il bambino ha il naso appuntito, come la madre, o aquilino, come il padre.

I tratti fisici che trasmetti a tuo figlio possono variare leggermente (in effetti lo fanno) a causa dello stile di vita che condurrà in futuro.

Un nuovo studio, condotto su gemelli identici, ha dimostrato che fino a un terzo di essi, puri cloni naturali, manifestano differenze fisiche nel tempo.

Oltre a farlo per questioni ambientali, culturali e nutrizionali, il team del ricercatore Manel Esteller ha scoperto che questi cambiamenti hanno molto a che fare con l'epigenetica, che misura le minuscole variazioni chimiche che avvengono nel DNA e fanno in modo che si esprimano (la differenza diventa visibile) o vengano inibite (i gemelli restano identici per l'intera vita). In generale, si può parlare di caratteri ereditari dominanti e recessivi. Tra i primi ci sono i capelli ricci, gli occhi scuri, la calvizie e le lentiggini. E tra i secondi, gli occhi chiari, i capelli biondi e rossi.

unsplash

A proposito dell'altezza

La misura del tuo bambino è determinata da un insieme di geni, non da un singolo gene. Se siete entrambi alti, sicuramente lo sarà anche vostro figlio.

Ma in questo aspetto i fattori ambientali influiscono notevolmente, e in primis la corretta alimentazione del bambino.

Un esempio: lo stesso seme non germina o non si sviluppa allo stesso modo in un deserto come in una foresta tropicale.

Un altro esempio di quanto siano importanti i fattori ambientali in questa materia è l'aumento delle dimensioni degli spagnoli se lo confrontiamo con la situazione che c'era 100 anni fa. Le possibilità di nutrirci in modo equilibrato non sono le stesse di prima e questo incide molto.

Anche la corporatura

Con il grasso o la magrezza, succede la stessa cosa dell'altezza; influiscono la genetica e l'ambiente.

I figli di genitori obesi tendono ad essere obesi (fino all'80% se entrambi i genitori sono obesi). Ma non dobbiamo dimenticare il ruolo fondamentale che l'alimentazione gioca in questo.

Se l'obesità dei genitori è dovuta a cattive abitudini alimentari e il bambino li segue, sarà a sua volta obeso.

Ma se la sua dieta è equilibrata e il pediatra lo controlla regolarmente, il problema non si manifesterà. Se hai dubbi sull'eredità genetica, visita il sito www.lagenetica.info e invia la tua domanda ai suoi genetisti, i medici Mª Teresa Solé (consulente di questo articolo) e Jaume Antich.

Via Crecerfeliz

LEGGI ANCHE

Quando i bambini prendono quel raffreddore invernale che sembra non passare mai: che fare?

Cosa mangeremo fra 10 anni? Risponde il BCFN

Perché i corsi pre parto sono l'unico strumento utile per arrivare preparate alla nascita del vostro bimbo

This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io

Источник: https://www.elle.com/it/salute/benessere/news/a174170/genetica-carattere-bambini-genitori/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: