Come sgridare i bambini

Contents
  1. Come rimproverare un bambino senza traumi? Ecco 5 regole per una “sana” sgridata
  2. Il Rimprovero come forma di Educazione
  3. Le 5 regole per una sana sgridata: come rimproverare un bambino senza traumi
  4. 1. Quando bisogna rimproverare un bambino?
  5. 2. Perché è bene dialogare con il bimbo dopo un rimprovero?
  6. 3. Perché è più utile distrarre il bambino invece di sgridarlo?
  7. 4. Perché bisogna smettere di dimostrare aggressività con i bambini?
  8. 5. Perché è necessario evitare i divieti frequenti?
  9. Autoeducazione Montessori: come rimproverare i bambini
  10. L’autoeducazione Montessori
  11. Educare il bambino permettendogli di crescere
  12. Seguire l’autoeducazione Montessori: il grande ruolo dell’adulto
  13. Ottenere dei risultati efficaci come naturale conseguenza
  14. Ecco perchè sgridare un bambino serva a poco
  15. È giusto sgridare i bambini?
  16. Quando sgridare i bambini serve?
  17. Cosa fare al posto di sgridare i bambini
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  19. Come rimproverare i bambini: consigli pratici per farlo al meglio
  20. Evitare di rimproverare i bambini quando sono molto piccoli
  21. Siate comprensivi e pazienti
  22. Motivate il rimprovero
  23. Evitate il sarcasmo
  24. Siate fermi nelle vostre decisioni
  25. Non umiliateli
  26. Sgridate e divieti, meglio di no. 5 idee per un approccio positivo
  27. Come si blocca un bambino che corre rischi?
  28. Educare a condividere, si può!
  29. Come si controllano le esplorazioni eccessive?
  30. Sgridate e divieti: addio con il tocco degli angeli
  31. I regali sgraditi diventano di valore
  32. Rimproveri al bambino: quando e come
  33. Essere sempre coerenti
  34. Il conflitto lo aiuta a crescere
  35. A ogni età il rimprovero adatto
  36. Tra i 12 e i 18 mesi
  37. Rimproveri tra i 18 e i 24 mesi
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Come rimproverare un bambino senza traumi? Ecco 5 regole per una “sana” sgridata

Come sgridare i bambini

Di certo sai bene che la sopravvivenza di un bambino dipende completamente dall’agire degli adulti che se ne occupano, allo stesso modo la sua buona educazione, che sta alla base delle sue scelte, emozioni, azioni e idee future.

Il Rimprovero come forma di Educazione

Al riguardo il rimprovero è un modo per educare i bambini. A questo proposito come rimproverare un bambino senza traumi cosicché non si metta troppo spesso e/o seriamente nei pasticci? Per risposta ecco 5 regole per una “sana” sgridata per aiutare il tuo bambino a responsabilizzarsi gradualmente evitando di turbarlo in maniera eccessiva e soprattutto negativa.

Fra l’altro prima di sgridare un bimbo è importante aver preventivamente stabilito una regola e minacciato una punizione se la stessa non viene rispettata. Quindi è il caso di applicare una punizione e di rimproverare severamente un bambino soltanto nel momento in cui disubbidisca a un divieto di cui è a conoscenza.

In aggiunta è rilevante evidenziare che provocare di frequente dolore fisico al bambino mentre lo si sgrida, ad esempio sculacciarlo, può essere controproducente sfiduciandolo nei confronti degli adulti e rendendolo più aggressivo e antisociale.

In effetti la punizione corporea è sempre da evitare se non in casi rari di particolare gravità e la stessa cosa vale anche per le sgridate con urla eccessive. Infatti il rimprovero deve essere calmo, giustificato e costruttivo perché sia utile ai fini educativi per un sano sviluppo del bambino.

Le 5 regole per una sana sgridata: come rimproverare un bambino senza traumi

Dal momento in cui il proprio bambino inizia a gattonare per la casa cominciano i guai, infatti è predisposto a mettersi qualunque cosa in bocca e a infilare le manine ovunque.

Per non parlare poi dei bambini più grandi che camminano, corrono, saltano, urlano a più non posso, litigano con i fratelli e gli amici, disturbano i vicini, fanno i capricci, rispondono male, danno confidenza agli estranei, rompono le cose o le prendono senza permesso e chi più ne ha più ne metta!

In merito a ciò devi sia conoscere le 5 regole per una “sana” sgridata, in modo tale da rimproverare un bambino senza traumi evitando così di impedirne la curiosità, la spontaneità, l’intraprendenza e l’entusiasmo indispensabili al suo sviluppo, sia avere aspettative realistiche concernenti il suo comportamento.

Più nello specifico secondo le 5 regole per una “sana” sgridata devi:

  1. Rimproverare il bambino nel momento giusto, ossia mentre sta sbagliando, perché la sgridata risulti educativa e correlata al comportamento del bimbo e non sembri un tuo sfogo gratuito o una tua cattiva abitudine;
  2. Dialogare con sincerità col bimbo per capire le sue ragioni e spiegargli le tue motivazioni in modo da costruire un rapporto empatico di reciproca fiducia;
  3. Distrarre il bambinocon delle domande, delle attività, degli ambienti o degli oggetti alternativi a quelli inappropriati per lui;
  4. Smettere di avere un atteggiamento costantemente critico e/o aggressivo per diminuire la paura, l’ansia e il nervosismo in casa che possono instaurare maleducazione e disubbidienza nei bambini;
  5. Evitare di dire troppo spesso “NO!, infatti il no può creare pregiudizi nel bambino spegnendo il suo desiderio di giocare, soprattutto se il divieto è ingiustificato.

1. Quando bisogna rimproverare un bambino?

Un bambino deve essere sgridato nel momento giusto, ossia mentre sta sbagliando, evitando di spaventarlo con urla stridule, violenza fisica e parolacce inappropriate ma associando uno sguardo serio con un tono della voce deciso, la ripetizione del tuo ordine o divieto e un atteggiamento di disapprovazione, tuttavia pur sempre amorevole.

Inoltre spesso è necessario fermare fisicamente il bimboper salvarlo da un incidente o dal fare un danno, per esempio prendendolo in braccio, tuttavia in alcune situazioni è meglio aiutarlo nella sua impresa, purché non rischi di ferirsi o di nuocere ad altri, in modo che soddisfacendo la sua curiosità la sua autostima possa aumentare.

▷ Per approfondire:
– 10 consigli per motivare i bambini a studiare

2. Perché è bene dialogare con il bimbo dopo un rimprovero?

Dialogare con sincerità col bambino dopo una sgridata è importante per capire le sue ragioni, spiegarsi chiaramente, consolarlo e conquistare la sua fiducia, inoltre il dialogo serve per fissare i giusti limiti connessi con l’età del bimbo e con le sue naturali esigenze e predisposizioni personali.

Per di più è opportuno restare coerenti con i divieti stabilitiribadendoli più volte altrimenti il bambino penserà che le regole si possono cambiare a piacimento e non le rispetterà più.

Per quanto riguarda i bambini più grandi nel momento in cui gridino ingiustificatamente per cercare l’attenzione degli adulti è utile ignorarli distogliendo lo sguardo per fargli capire che non è con la maleducazione che possono ottenere considerazione.

Invece con i bimbi piccoli occorre avere più pazienza e attenzioni dato che non seguendoli con lo sguardo potrebbero farsi male, piangere sentendosi abbandonati o rompere qualcosa per errore o per dispetto.

▷ Per approfondire:
– Educazione digitale, perché è importante e a cosa serve

3. Perché è più utile distrarre il bambino invece di sgridarlo?

Invece di rimproverare spesso un bambino è più utile distrarlo con delle domande, delle attività o degli oggetti alternativi a quelli che potrebbe rompere più facilmente, come un giornale, o con cui potrebbe farsi male, come un bicchiere di vetro, perché la critica costante può lederne la spontaneità e l’autostima.

Ovviamente è opportuno riporre le cose più delicate e/o pericolose in luoghi chiusi oppure difficilmente raggiungibili. Al riguardo dovresti nascondere anche il cibo per gli animali domestici, non si sa mai dove la curiosità di un bimbo possa portarlo.

▷ Per approfondire:
– Perché i bambini si comportano male con i propri genitori?

4. Perché bisogna smettere di dimostrare aggressività con i bambini?

Smettere di avere un atteggiamento critico e/o aggressivo con i bambini è davvero importante per non creare un ambiente pauroso o che inneschi facilmente il nervosismo.

Difatti il nervosismo favorisce a sua volta la maleducazione, i capricci e la disubbidienza.

In merito cerca di essere più amorevole e paziente e fai in modo che il bambino riposi abbondantemente di notte e che faccia anche il sonnellino diurno perché non sia stanco e quindi irritabile durante la giornata.

A tale scopo abitualo ad andare a dormire presto e non dargli bevande o cibi eccitanti e/o energizzanti prima del sonno, cioè alimenti contenenti caffeina, teina e troppi zuccheri semplici raffinati.

▷ Per approfondire:
– Figli maleducati: 5 errori che ogni genitore deve evitare

5. Perché è necessario evitare i divieti frequenti?

Evitare di dire troppo spesso “NO!” è rilevante poiché i bambini tendono a generalizzare riducendosi a pensare che giocare sia una cosa sbagliata o addirittura cattiva.

Al riguardo è opportuno trasformare le stanze dove di norma fai soggiornare il tuo bimbo in luoghi babyproofed, ossia a prova di bambino, cosicché possa giocare liberamente e tu non debba continuare a dirgli di no, a sgridarlo oppure a fermarlo. Per di più quando si dice di no è bene spiegare il perché del divieto e aiutare il bimbo a cercare una valida alternativa per portare a termine la sua idea o il suo bisogno.

Per terminare è opportuno porre l’accento su quanto sia indispensabile trovare un accordo con i propri bambini attraverso il dialogo invece di rimproverarli di frequente, inoltre per indurre i bimbi a rispettare la tua autorità è importante che li rispetti tu per prima considerandoli meritevoli di ascolto, amore e comprensione.

▷ Per approfondire:
– Come ricomporre il rapporto tra genitori e figli

Источник: https://stiledonna.net/come-rimproverare-un-bambino-senza-traumi-ecco-5-regole-per-una-sana-sgridata/

Autoeducazione Montessori: come rimproverare i bambini

Come sgridare i bambini

Maria Montessori riteneva che fosse sbagliato far associare al bambino un castigo ad un suo comportamento sbagliato.
Così introdusse il principio dell’autoeducazione Montessori.

Insegnare ai bambini un autoeducazione Montessori significa riuscire a responsabilizzarli, su un’azione sbagliata che fanno, senza l’utilizzo di un vero e proprio rimprovero.

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Rimproverare il bambino attraverso urla, punizioni, sculacciate e spesso minacce non è il modo migliore d’intervenire se si vuole ottenere una reazione costruttiva e di crescita del bambino stesso.

Parlare e spiegare con calma, invece, il motivo di un comportamento sbagliato saranno alla base di un atteggiamento positivo.

L’autoeducazione Montessori

L’autoeducazione del metodo Montessori è sicuramente un sistema d’intervento molto più delicato rispetto all’educazione classica solitamente praticata.

Oltre all’uso di castighi si tende spesso ad utilizzare il sistema dei premi.
Prendiamo, come esempio, la classica caramella che viene data al bambino per fargli fare qualcosa che in quel momento proprio non vuole fare: “Dai entra nel seggiolino della macchina che ti do una caramella appena ti metto la cintura”.

La punizione, tanto quanto questo tipo di atteggiamento “a premi”, non permette lo sviluppo dell’autodisciplina Montessori.

Sono soluzioni che spesso vengono attuate dagli adulti perché sono sicuramente più sbrigative nel dare un risultato imminente. Tuttavia sono dannose, perché tolgono ai bambini la possibilità di responsabilizzarsi sul loro comportamento.

Così facendo, infatti, non pensano alle situazioni di disagio che creano con un loro comportamento.
Decidono di comportarsi male proprio per ottenere la reazione dell’adulto che darà un premio o una punizione.

Educare il bambino permettendogli di crescere

Trovare una soluzione ad un comportamento sbagliato del bambino attraverso l’autoeducazione Montessori è ovviamente più difficile d’applicare rispetto al semplice rimprovero.

Per riuscire ad evitare l’automatica reazione che si ha di fronte a dei capricci bisogna lavorarci seriamente.

La società in cui si vive, il lavoro, il tempo che si ha a disposizione, il carattere, l’educazione stessa impartita da piccoli, sono tutti fattori determinanti che rendono più o meno difficile l’eduzione dei propri figli secondo il metodo Montessori.

Di certo, però, non è impossibile!

Seguire l’autoeducazione Montessori: il grande ruolo dell’adulto

Per indirizzare i bambini liberamente verso una loro personale autoeducazione,bisogna fargli capire come e perché il loro comportamento, in un determinato tempo, è sbagliato.

Spiegare sempre, con calma e dedizione, ogni situazione di disagio che si crea aiuterà il bambino col tempo a capire che non si fa.

Anche spiegargli logicamente ciò che consegue un suo comportamento può aiutarlo a capire la situazione.

Facciamo un esempio pratico:

“Un bambino lascia in terra un giocattolo.
Lo ama particolarmente ma non ha nessuna intenzione di rimetterlo al suo posto, anzi tende a lanciarlo nella stanza.

Qui l’adulto deve intervenire chiedendo al bambino, in modo gentile, di raccogliere e/o non lanciare il giocattolo in quanto qualcuno potrebbe farsi male, inciampando o essendo colpito sul viso.

In questa situazione è possibile aggiungere anche una spiegazione logica per motivarlo: in terra qualcuno potrebbe calpestare il suo giocattolo e romperlo (stessa cosa nel lanciarlo contro il muro).”

Sicuramente non lo capirà la prima volta, ma il grande ruolo dell’adulto nell’educare i bambini è proprio questo.

Essere sempre pronto a dargli una spiegazione nel momento in cui si verificherà il suo comportamento sbagliato.

Dargli così la possibilità di capirlo e assorbirlo da solo, in modo tale da non ripeterlo più “liberamente” nel corso del tempo.

Ottenere dei risultati efficaci come naturale conseguenza

Il bambino ha bisogno di vedere e capire che le sue azioni hanno una conseguenza e un effetto negativo sugli altri per potersi responsabilizzare.

In base alla conoscenza, che deve già avere, del bene e del male comprenderà l’effetto negativo del suo atteggiamento.

Solo compreso questo, egli potrà orientarsi, liberamente e senza l’intervento dell’autorità dell’adulto, verso un comportamento corretto.

Non lo farà per paura di un castigo o per ottenere un premio ma perché semplicemente è “bene” comportarsi in un determinato modo.

La prima idea che il bambino deve apprendere, per poter essere attivamente disciplinato, è quella della differenza tra bene e male; e il compito dell’educatore sta NELL’ACCERTARSI che il bambino non confonda il bene con l’immobilità e il male con l’attività

Maria Montessori

Источник: https://www.metodomontessori.it/attivita-montessori/principi-alleducazione/autoeducazione-montessori

Ecco perchè sgridare un bambino serva a poco

Come sgridare i bambini

Il dibattito è molto acceso sulla questione. Infatti molti genitori vivono nel dilemma se sia giusto o meno sgridare il proprio figlio e se questo sia un metodo educativo efficace. Molto spesso indotto dall’esasperazione si ricorre a grida e sculaccioni ma sembra proprio che questo non serva a migliorare la situazione se non forse sul momento.

sgridare un bambino non serve

È giusto sgridare i bambini?

Il bambino cresce avendo come esempio educativo quello dei genitori e usare metodi “violenti” è assolutamente controproducente. Può avere effetto nell’immediato ma con il tempo crea assuefazione.

Meglio dunque riservare l’utilizzo di un tono di voce alto solo in rare occasioni, soprattutto per evidenziare reali situazioni di pericolo.

Il nostro alzare la voce è un campanello d’allarme non per il bambino, ma per la nostra stabilità e il segnale che abbiamo bisogno di recuperare noi stessi.

La sgridata deve essere come funzionale ad un particolare momento ed, in ogni caso, non deve protrarsi nel tempo. La capacità di attenzione di un bambino è molto breve e ha bisogno di stimoli continui per rinnovarsi. Le lunghe spiegazioni e le prediche sono del tutto inutili e controproducenti.

  La sgridata va fatta sul momento, appena il fatto è accaduto. Mai posticipare o delegare a qualcun altro con frasi del tipo “vedrai quando lo dirò al papà”.

Il bambino ha una percezione sicuramente diversa del tempo e una sgridata posticipata o fatta da chi non ha assistito all’accaduto perde sicuramente di incisività.

Quando si rimprovera un bambino lo si deve fare per l’accaduto appena successo, non gli si deve mai rinfacciare altro, magari accaduto tempo prima. Il messaggio deve essere forte, immediato ed incisivo in modo che il bambino prende consapevolezza del gesto appena compiuto.

Il bambino deve essere rimproverato in intimità, ne va della sua autostima. Sgridare i bambini davanti agli altri è quanto di mai avvilente si possa fare e indebolisce il carattere.

Molto spesso il bambino viene sgridato al di fuori del contesto famigliare. Sgridare i bambini a scuola è sicuramente uno degli episodi più comuni. Molto spesso le maestre si sentono sopraffatte dagli atteggiamenti non sempre adeguati dei bambini e si ritrovano a rimproverarli alzando la voce.

Anche in questo caso si dovrebbero seguire delle regole precise per non sottoporre il bambino a situazioni poco piacevoli.

 Quando l’insegnante rimprovera il bambino o scrive una nota sul diario, è sempre per un motivo e non per punire gratuitamente: potrebbe non aver svolto i compiti, oppure perché chiacchierava con un compagno durante la spiegazione, o ancora perché ha litigato con il compagno di banco.

Il bambino ha insomma trasgredito a una delle regole che si devono applicare alla vita in comune nel contesto scolastico. L’insegnante, responsabile di far osservare queste regole, rende evidente il fatto con il rimprovero, la punizione più lieve e quindi limitata al bambino, non sempre la riferisce a casa, oppure con la nota da riportare firmata, quando ritiene che il fatto debba essere conosciuto anche dalla famiglia.

Comunque se la domanda che noi genitori ci poniamo è quando iniziare a sgridare i bambini, possiamo affermare che sgridare i bambini di 2 anni è sicuramente diverso dallo sgridare i bambini di 4 anni o sgridare i bambini di 6 anni. Ovviamente questo dipende dal grado di consapevolezza e comprensione del bambino. Un bambino molto piccolo non comprende appieno l’incidenza che il suo gesto possa avere e comunque molto spesso il suo comportamento è dettato dalla ricerca di attenzione. Comunque dai due anni in poi si può introdurre la tecnica dell’isolamento temporaneo che consiste nell’interrompere l’azione che il bambino sta facendo e stare in disparte per qualche minuto. Il bambino è così invitato a riflettere su quello che ha fatto.

Quando sgridare i bambini serve?

Studi del Family Research Laboratory presso l’Università del New Hampshire rilevano che urla e atteggiamenti aggressivi spingono il bambino – che apprende per imitazione – a diventare scostante e violento. Molto importante, invece, lodarlo con il sorriso o con gesti affettuosi quando fa qualcosa di corretto: questo tipo di atteggiamento gli permetterà di capire quali sono i comportamenti adeguati.

Ovviamente come tutti ben sappiamo la quotidianità con un bambino non è sempre semplice e mantenere la calma, a volte, sembra proprio impossibile.

Sgridare un bambino serve nel momento in cui siamo in grado di dargli un vero e proprio insegnamento, descrivendo in modo esplicito quale delle sue azioni è oggetto di rimprovero e spiegando quello che proviamo di fronte al suo comportamento. In tal modo il bambino si rende conto che non siamo “contro”, ma “con” lui.

Non è lui a essere cattivo, ma solo il suo comportamento, ed è questo che chiediamo di cambiare. Affinchè il bambino capisca a fondo il messaggio è importante presentargli quello che ha fatto come un comportamento svantaggioso per lui prima ancora che per noi e fargli capire le reali conseguenze del suo gesto.

quando sgridare i bambini

Cosa fare al posto di sgridare i bambini

Una delle alternative potrebbe essere quella di prendersi un momento di riflessione, conosciuta anche come regola del “time out”.

Si applica portando il bambino fuori dalla situazione e cercare di calmare la sua rabbia dicendogli che può continuare ad essere arrabbiato ma non in mezzo agli altri e che per stare in mezzo agli altri è necessario calmarsi.

Il bambino deve sentirsi compreso e sostenuto, non è mai costruttivo infatti accusare un bambino e non cercare di capire le sue motivazioni o comunque la causa che ha portato a quel comportamento. Il momento di riflessione aiuta non solo il bambino a comprendere meglio le sue azioni ma anche il genitore a non avere una reazione troppo istintiva.

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Come rimproverare i bambini: consigli pratici per farlo al meglio

Come sgridare i bambini

Quando sono diventato papà, di consigli su come crescere ed educare mia figlia ne ho ricevuti a bizzeffe. Ma solo poco tempo fa qualcuno mi ha detto che voler bene ai propri figli significhi in realtà desiderare ciò che è meglio per loro a lungo termine. 

Ma cosa significa questo? Ancora non l’ho capito veramente. Tuttavia credo che una delle cose necessarie per avvicinarsi a questo obiettivo è far comprendere loro le regole di una sana convivenza.

Non nascondo che in passato quando mi imbattevo in qualche bimbo scatenato che correva come un pazzo in un negozio, inseguito a perdifiato dalla mamma, non potevo che pensare quasi con tenerezza alla povera disgraziata ripetendomi queste parole:

Non permetterò mai ai miei figli di comportarsi in questo modo!

Da quei momenti è passato un pó di tempo e ora che ho maturato la consapevolezza che non è così facile gestire i capricci o contenere l’eccessiva energia che questi piccoli sono in grado di sprigionare in qualsiasi momento, ripenso alla povera mamma con tanto affetto e comprensione.

In questo articolo non vi tedierò con il solito elenco di cose da fare e non fare per “rimproverare i bambini e farli sentire amati“: sono sicuro che troverete centinaia di articoli a riguardo.

Vi racconterò invece la nostra esperienza e come abbiamo cercato di trovare il modo migliore per affrontare questi momenti insieme ai bambini.

Evitare di rimproverare i bambini quando sono molto piccoli

Fino a circa due anni, non possiamo dire che i bambini siano realmente consapevoli di quello che stanno facendo. Agiscono praticamente d’istinto e non hanno ancora sviluppato quella consapevolezza e maturità che li porta a capire se stanno facendo qualcosa di sbagliato.

Per questo motivo quando la situazione degenera e perdete la pazienza cercate di non sfogarvi sul bambino; invece dovreste cercare di gestire la situazione in maniera efficace. Qualche esempio:

  • siete in un locale ed il bimbo inizia ad urlare attirando su di voi l’attenzione? Uscite all’aperto fate distrarre il bimbo
  • il bambino fa chiasso e non riuscite a calmarlo? Magari sta cercando di attirare la vostra attenzione oppure ha bisogno di qualcosa; dedicategli qualche minuto e distraetelo. I bisogni di un bambino piccolo sono tutto sommato semplici da capire: ha fame, sonno, vuole giocare, vuole le coccole, ha bisogno di cambiare il pannolino.
  • il bambino ha preso il cellulare e lo ha fracassato a terra distruggendolo in mille pezzi? Evitate di lasciare oggetti preziosi che il bambino non deve prendere nel suo raggio di azione. Quando i bambini iniziano a camminare saranno attirati da tutto quello che riescono a prendere. Quindi per evitare che succedano incidenti spiacevoli fate sparire tutti gli oggetti per 1 metro di altezza da terra.

Siate comprensivi e pazienti

Quando i bambini sono molto piccoli non capiscono bene cosa è giusto e cosa è sbagliato: lo sperimentano insieme a voi genitori.

Quindi siate comprensivi le prime volte: vi renderete conto che la maggior parte delle volte il motivo di un rimprovero sarà dettato dal fatto che il bambino avrà fatto qualcosa di sbagliato che non poteva sapere. Ripeterete centinaia di volte “questo non si fa!”

Con un pò di calma e molta pazienza il bambino acquisirà quella consapevolezza che lo porterà ad agire nel modo opportuno automaticamente. Non imparerà subito la prima volta ma sarà un percorso graduale ed è il compito di noi educatori accompagnarlo.

Motivate il rimprovero

Quando rimproverate un bambino, spiegategli chiaramente la motivazione della sgridata.  Questa è una cosa fondamentale perché è importante che lui non creda che ad essere sbagliata sia la sua persona. Piuttosto ad essere sbagliata è stata una particolare azione che ha compiuto.

E’ importante che non li giudichiate; se avete letto questo articolo sapete che è meglio attribuire la responsabilità di un errore ad un atteggiamento e non al bambino.

Mostrate al bambino con i gesti come ci si comporta spiegando il motivo per cui non si deve fare una determinata cosa. Getterete le basi per la sua futura consapevolezza.

Evitate il sarcasmo

I bambini non sono come gli adulti quindi non pensate che possano capire il sarcasmo. Date sempre una spiegazione semplice e precisa senza avere il dubbio che non vi capiscano. Siate chiari ed evitate doppi sensi: rischiereste solo di creare confusione e frustrazione nel bambino.

Siate fermi nelle vostre decisioni

Uno dei principi cardine dell’educazione secondo me è la fermezza. Noi genitori non siamo amici dei nostri figli, non dobbiamo temere il loro giudizio né dobbiamo aver il timore di quello che pensano.

Arriverà sicuramente il giorno in cui sentiremo dirci “non ti voglio più bene”. Beh quello è il momento in cui dobbiamo tenere salda la nostra posizione: fate finta di nulla e lasciate che la rabbia passi.

Non umiliateli

Non umiliateli e non sfogatevi con loro: non ha senso e non vi renderà educatori migliori. Date il tempo al bambino di metabolizzare il messaggio che avete voluto trasmettergli e finitela lì!

Per loro, la condizione di non essere davvero più amati o non essere più stimati è insopportabile. Se non arriva un segnale che le cose sono cambiate, penseranno che rimarranno per sempre non più amati né più stimati. I bambini hanno poca esperienza di vita, per cui tendono a prendere le cose in modo assoluto.

La cosa bella dei bambini, dalla quale dovremmo trarre ispirazione, è che non serbano rancore. Quindi quando le acque si sono calmate dichiarate chiuso l’incidente e andate avanti.

Источник: https://coccodimamma.com/come-rimproverare-i-bambini/

Sgridate e divieti, meglio di no. 5 idee per un approccio positivo

Come sgridare i bambini

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I bambini sono pieni di vita e di energia e spesso imbrigliarli diventa difficile.

Se, come spesso accade, sgridate e divieti non funzionano molto bene, conviene cambiare strategia e usare l’approccio positivo, che va tanto di moda in America.

In cosa consiste? Anziché urlare e criticare, bisogna dare ai bambini dosi più frequenti di attenzione positiva e cercare di canalizzare i loro comportamenti condividendo scelte e riflessioni.

Molto spesso infatti i genitori sui comportamenti sbagliati impongono sgridate e divieti, ma avrebbero maggior successo in modo diverso. Ecco cinque situazioni tipo e la soluzione positiva per ognuna.

Come si blocca un bambino che corre rischi?

Quando un genitore continua a dire”Basta” oppure “No”, il bambino smette di ascoltarlo. E’ quasi inevitabile. Certe parole diventano come un rumore bianco, di quelli che non fanno effetto, e il bimbo procede imperterrito nelle sue azioni, anche se sono sbagliate o peggio pericolose.

Per questo occorre inventarsi una parola di emergenza o di sicurezza, che marchi le cose davvero da evitare.

Qualche esempio? Una mamma americana ha ripreso il gioco delle tre sedie con la musica insieme ai suoi figli e ha insegnato loro che quando la musica finisce e lei dice “Stop”, i bambini devono rimanere immobili oppure vengono espulsi dal gioco, cosa che li fa arrabbiare e soffrire.

Poi ha provato la parola magica “Stop” in altri contest. In casa senza musica per farli immobilizzare di fronte un pericolo, in strada in una zona tranquilla perché non attraversassero senza di lei, all’interno di un negozio o centro commerciale per evitare di far cadere gli oggetti esposti.

E si è resa conto che questo codice speciale, usato solo quando è davvero importante, funzionava. Un modo positivo di intervenire per risolvere il problema della mancanza di ascolto, senza lanciarsi in sgridate e divieti continui che non servono a nulla.

Educare a condividere, si può!

I bambini non amano condividere. Significa che non vogliono prestare i giochi o fare a turno sull’altalena del parco.

Nella loro mente giocattoli e attrazioni interessanti sono di loro proprietà, quindi non capiscono perché dovrebbero coinvolgere gli altri e ogni tipo di storia o predica davvero serve a poco.

Una soluzione potrebbe essere quella di abituarli a “fare i turni” a casa per poi rispettarli anche con gli amici e i compagni di scuola. Come? Con un gioco.

Ci si deve sedere tutti intorno al tavolo, poi si fa circolare di mano in mano un oggetto di poco pregio, come un calzino arrotolato o un fermacarte. Ognuno deve tenere il gioco per un po’, poi passarlo ad altri dicendo che è il loro turno. Tutti devono riceverlo almeno un paio di volte, per capire che è giusta la condivisione e che comunque ciò che interessa si ottiene. Basta solo avere pazienza.

Come si controllano le esplorazioni eccessive?

I bambini a un certo punto della loro vita amano esplorare. Per questo aprono cassetti e armadietti, osservano cosa contengono, prendono in mano o mettono in bocca le cose per capire meglio a cosa servono. Un pericolo, soprattutto se si tratta di detersivi o materiali che possono fare male.

I genitori tengono tutto nascosto, certo, ma a volte non riescono a farlo come vorrebbero. Per questo servono azioni positive che facciano comprendere al bambino come agire ed evitare di ricorrere a sgridate e divieti.

Ad esempio, lo si può portare davanti a diversi armadietti e scaffali e dire ad alta voce, con tono autoritario, “Questo è di Linda”, “Questo non è di Linda” (il nome deve essere quello di tuo figlio, ovviamente). Se l’azione si ripete un paio di volte, il bambino capirà cosa significa.

Quindi di fronte a uno sportello ti guarderà come per chiederti: “è mio oppure no?”. La vostra risposta confermerà il permesso di aprire lo scaffale. Un metodo che genererà l’abitudine di ottenere il permesso, che poi sarà mantenuta anche quando si va a casa d’altri.

Sgridate e divieti: addio con il tocco degli angeli

Ci sono bambini che quando entrano in un locale pubblico o in una casa che non conoscono, hanno la tentazione di andare in giro a toccare ogni singolo oggetto. Con conseguenze anche tragiche, se per esempio rovesciano vasi preziosi o statue antiche.

Per evitare disastri senza dover rinunciare alla vita sociale o passare il tempo ad inseguirli, si può suggerire un metodo di approccio agli oggetti che è determinato da una azione positiva.

Ad esempio, si può dire ai bambini di usare sugli oggetti di un luogo nuovo il tocco degli angeli, leggero e quasi etereo. I piccoli conoscono gli angeli, li immaginano senza peso e senza impatto, quindi capiranno cosa significa.

Puoi fare delle prove a casa, poi andare in un luogo nuovo e prima di cominciare la cena o la serata, muoverti in giro per la casa con i piccoli mostrando loro quali sono gli oggetti fragili, che hanno bisogno del tocco degli angeli.

Dopo qualche prova i piccoli capiranno cosa significa e procederanno di conseguenza oppure, come è più probabile, saranno così annoiati all’idea di esplorare con un tocco etereo, che si dedicheranno a qualche altra attività.

I regali sgraditi diventano di valore

La reazione spontanea dei bambini di fronte a un dono può generare degli imbarazzi. Un elemento di cui preoccuparsi soprattutto adesso che si avvicinano le Feste.

Non che si debba incoraggiare i piccoli a mentire certo, ma bisognerebbe trovare la via per spiegargli che occorre ringraziare anche quando il dono non è esattamente il primo nella lista delle loro preferenze. Per insegnare loro come agire in modo positivo, dunque, bisogna dedicarsi a delle prove.

Ad esempio, prima dell’incontro con lo scambio dei regali di Natale si può organizzare uno scambio di prova. Si prendono oggetti in giro per la casa, come spugnette per i piatti, tappi, strofinacci, si impacchettano e poi ci si siede in salotto e si scambiano questi regali.

La sfida del gioco è che ognuno trovi una cosa positiva da dire a proposito del “regalo” che ha ricevuto. Se si allenano in questo modo, valutando con attenzione l’oggetto che hanno in mano prima di dare un giudizio, i bambini impareranno a non essere impulsivi di fronte ai doni meno entusiasmanti e a trovare un lato positivo.

Caterina Belloni

Источник: https://quimamme.corriere.it/notizie/sgridate-e-divieti-bambini-meglio-di-no

Rimproveri al bambino: quando e come

Come sgridare i bambini

Prima di ricorrere a una sberla, un genitore dovrebbe pensare sempre se non vi siano altri metodi più “dolci” per rimproverare il proprio bambino.

Tuttavia, uno scapaccione isolato non può far male: tutti ne hanno preso più di uno e l’hanno generalmente ben incassato, soprattutto se mamma e papà, insieme allo schiaffo, hanno spiegato a parole il perché di un simile provvedimento.

Ricorrere in modo sistematico agli sculaccioni, invece, non può che avere esiti negativi: anche se di solito non creano “traumi” al bimbo, non ottengono lo stesso risultato sperato dal genitore, cioè quello che il bambino obbedisca.

Al contrario, il bambino capisce che i genitori arrivano alle mani in situazioni limite e, quindi, impara presto a scegliere le occasioni giuste per fare i capricci, per esempio quando ci sono ospiti in casa, magari perché sa che la mamma o il papà non oserebbero mai dargli uno sculaccione davanti agli altri.

Di fronte a uno scapaccione, inoltre, il bambino può instaurare un atteggiamento di sfida e diventare “resistente” anche alle sberle: il fatto che i genitori usino le mani e alzino la voce rende legittime anche le urla e la violenza del bambino, che tenderà, a sua volta, a restituire le botte e a gridare sempre più forte. Per ottenere un risultato, i genitori dovrebbero, quindi, arrivare a punizioni sempre più severe, ma così si instaura un pericoloso circolo vizioso, senza possibilità di soluzione.

Essere sempre coerenti

Perché i rimproveri siano efficaci, è fondamentale che il bimbo provi nei confronti dei genitori estrema fiducia: deve, cioè, essere certo che ciò che viene detto da mamma e papà, sia esso una promessa o un castigo, verrà sempre e comunque mantenuto.

Se, per esempio, si promette al figlio un gelato perché è stato “bravo” e il piccolo poi se ne dimentica, deve essere il genitore a ricordare la promessa e a mantenerla.

Così il bimbo capisce che quello che gli viene detto accadrà e, allo stesso modo, se gli si dice che non mangerà il gelato perché non ha fatto il “bravo”, sa che anche questo si verificherà. Inoltre, perché il bimbo provi fiducia nei genitori è importante che questi, rimproverandolo, non intacchino la sua fiducia in se stesso.

Sono da evitare, perciò, frasi del tipo “sei sempre lo stesso” oppure “non capisci mai niente”. Fondamentale, per lo stesso motivo, è lodare il bimbo quando fa qualcosa di buono, con la stessa sincerità e intensità utilizzata per i rimproveri.

Il conflitto lo aiuta a crescere

Le punizioni arrivano quando si crea una situazione di conflitto del bambino con i genitori o con i coetanei. Spesso, attraverso le punizioni o gli sculaccioni mamma e papà vorrebbero evitare i conflitti. In realtà, non vi è nulla di più sbagliato.

È bene, anzi, che il bambino affronti situazioni di conflitto: i “no” e i capricci sono una tappa della sua crescita.

Per questo, i genitori non dovrebbero intromettersi quando il bambino litiga con un amichetto: cercare di dirimere il contrasto non è giusto, perché bisogna mettere il piccolo nelle condizioni di superare da solo il conflitto.

Del resto è difficile che i più piccoli arrivino alle mani, a meno che non vivano una fase di tensioni o non ricevano l’esempio dei genitori. A questo proposito, è fondamentale che mamma e papà siano coerenti con se stessi: i genitori che rimproverano il bambino che picchia un amichetto possono sembrare contraddittori se, a loro volta, cedono facilmente all’uso delle mani.

A ogni età il rimprovero adatto

I rimproveri vanno fatti sempre, qualsiasi sia l’età del bambino, perché sono necessari prima di tutto proprio per la sua crescita: in questo modo, infatti, il piccolo impara a riconoscere i limiti oltre i quali non deve andare. Certamente, però, i modi per rimproverare e punire sono molteplici e devono essere commisurati, di volta in volta, all’età del bambino.

Tra i 12 e i 18 mesi

Ogni rimprovero del piccolo deve essere motivato e fatto al momento giusto, anche perché le situazioni che i genitori dovranno affrontare saranno molto varie e l’eventuale punizione dovrà essere adatta al singolo caso.

Poiché i bambini a quest’età non hanno ancora l’esatta cognizione del tempo, la punizione non va posticipata, ma data subito e senza protrarla troppo a lungo, in modo da poter tornare rapidamente alla vita normale.

Non bisogna, inoltre, mantenere a lungo il malumore nei confronti del bimbo e non bisogna continuare a rammentargli la punizione: dopo averlo rimproverato, quindi, è bene perdonarlo.

Questo è importante perché ogni bambino ricerca l’approvazione del genitore, desidera sentirsi considerato “buono” e può succedere che un bambino i cui genitori lo definiscono spesso “cattivo” finisca davvero per comportarsi come tale: il piccolo, infatti, sentendosi inadeguato di fronte alle aspettative di mamma e papà, finirà per entrare nel ruolo che i genitori si aspettano, cioè quello del “discolo”. Ogni rimprovero va spiegato a parole, in maniera semplice (per esempio: “No, questo non si fa, perché ti fa male”), anche se il bambino non ha ancora un’adeguata capacità linguistica: del resto proprio così aumenta il suo bagaglio linguistico.

Rimproveri tra i 18 e i 24 mesi

Ora che il bambino è un po’ più grandicello, si può passare al “castigo” vero e proprio.

A quest’età si ottengono ottimi risultati con il semplice espediente di isolare temporaneamente il bambino, meglio se sempre nello stesso angolo della casa, nel momento del capriccio e della collera, dicendogli chiaramente che potrà tornare in mezzo agli altri solo quando si sarà completamente calmato.

Questa tecnica consiste, quindi, soprattutto nell’interrompere l’azione che il bambino sta facendo (il che per il piccolo rappresenta già una grossa punizione), cui si associa il dover stare in disparte mentre tutti continuano a fare quello che stavano facendo prima.

Mentre sta nell’angolino, inoltre, il piccolo è invitato a una riflessione che, chiaramente, non è paragonabile a quella dell’adulto, ma che comunque aiuta il bambino a comprendere la situazione e a elaborarla a livello mentale. È importante, però, che il castigo non duri molto (al massimo 1-2 minuti): ogni bambino, anzi, dovrebbe poter scegliere il momento in cui ritornare tra gli altri.

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Gravidanza
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