Come rimproverare ed educare i bambini

Contents
  1. Le 7 regole del rimprovero educativo
  2. Ma come possiamo intervenire in modo chiaro, deciso ed efficace di fronte alle provocazioni?
  3. 1- Il rimprovero deve essere conciso!
  4. 2- Mettiamoci alla sua altezza!
  5. 3- Voce e mani basse!
  6. 4 Stiamo sul qui e ora!
  7. 5- Sgridare non vuol dire umiliare!
  8. Proprio perché stiamo cercando di aiutarli a capire come migliorarsi dobbiamo tassativamente evitare commenti o epiteti che possano farli sentire umiliati o mortificati
  9. 6- Anche nostro figlio ha diritto di parola!
  10. 7- Dopo una sgridata si fa la pace!
  11. VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO SUI NUOVI ARTICOLI? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER… 
  12. Autoeducazione Montessori: come rimproverare i bambini
  13. L’autoeducazione Montessori
  14. Educare il bambino permettendogli di crescere
  15. Seguire l’autoeducazione Montessori: il grande ruolo dell’adulto
  16. Ottenere dei risultati efficaci come naturale conseguenza
  17. Come rimproverare i bambini: consigli pratici per farlo al meglio
  18. Evitare di rimproverare i bambini quando sono molto piccoli
  19. Siate comprensivi e pazienti
  20. Motivate il rimprovero
  21. Evitate il sarcasmo
  22. Siate fermi nelle vostre decisioni
  23. Non umiliateli
  24. Bambini e regole: come insegnare a rispettarle?
  25. Come insegnare il rispetto delle regole?
  26. I comportamenti come domande
  27. Un esempio
  28. Punire e sgridare i bambini serve? Come educare i bambini senza punire
  29. Sgridare i bambini serve?
  30. Come educare il bambino piccolo quindi?
  31. Come impostare le regole?
  32. Se sei violento, educhi alla violenza
  33. Come cambia il rapporto con il bambino dopo i 7 anni?
  34. Cosa fare quando un bambino non ascolta?
  35. Punire o educare con le azioni e le conseguenze?
  36. Punire i bambini serve?

Le 7 regole del rimprovero educativo

Come rimproverare ed educare i bambini

Le 7 regole del rimprovero educativo

Negli articoli delle ultime settimane abbiamo affrontato il problema delle provocazioni che il nostro bambino può manifestarci, dai comportamenti alle brutte risposte.

Ci siamo quindi concentrati sul tentativo di capire cosa muove questi atteggiamenti e quali emozioni ne siano la causa…

Ma come possiamo intervenire in modo chiaro, deciso ed efficace di fronte alle provocazioni?

In questo post ci concentreremo su 7 regole fondamentali da rispettare per riuscire a rimproverare al meglio il nostro bambino, aiutandolo a capire dove sbaglia senza farlo sentire colpevole o umiliato.

1- Il rimprovero deve essere conciso!

Una buona sgridata, per essere davvero efficace, deve essere breve

La capacità di mantenere l’attenzione dei nostri figli, infatti, in genere non supera il minuto di durata.

Ecco allora che prolungare un rimprovero aggiungendoci una lunga spiegazione può rivelarsi inutile o addirittura controproducente.

Il nostro bambino rischia infatti di non riuscire a seguire il nostro ben articolato discorso e magari di arrivare a prendere interesse per quanto stiamo cercando di comunicargli.

2- Mettiamoci alla sua altezza!

Uno dei modi maggiormente efficaci di catturare l’attenzione di un bambino consiste nell’abbassarsi e nel guardarlo dritto negli occhi.

In aggiunta, per aiutarlo a concentrarsi meglio su di noi, potremmo provare anche a prendergli le mani.

In questo modo aumenteremo di molto la possibilità di essere ascoltati e, cosa più importante, capiti.

Cerchiamo invece di evitare una sgridata davanti alla tv, al cellulare o mentre il nostro piccolo sta giocando…

3- Voce e mani basse!

Anche se non ci viene spontaneo sarebbe meglio sgridare con un tono di voce basso e controllato.

La ragione in realtà è molto semplice…

Il nostro obiettivo infatti non è quello di spaventare ma di farci ascoltare e di aiutare il nostro bambino a comprendere che determinati comportamenti non vanno bene.

Un simile discorso vale anche per le sculacciate…

Con questo non dobbiamo considerare un’urlata come un qualcosa da evitare sempre ma semplicemente capire la differente funzione tra una sgridata educativa, che ha lo scopo di aiutare il piccolo a comprendere, ed un rimprovero ad alta voce, che ha invece una funzione di Stop!

4 Stiamo sul qui e ora!

Molto spesso, quando sgridiamo il nostro bambino, ci viene spontaneo richiamare alla nostra ed alla sua memoria tutte quelle occasioni in cui ha manifestato comportamenti simili…

Per quanto naturale questo atteggiamento rischia di diventare un pretesto per rinfacciare continuamente mancanze ed errori.

Un comportamento da evitare perché ci allontana dal nostro vero scopo, aiutare nostro figlio a capire dove e perché ha sbagliato in modo chiaro e preciso.

5- Sgridare non vuol dire umiliare!

Ricordiamo che dietro un rimprovero c’è sempre un qualcosa che stiamo insegnando ai nostri figli…

Proprio perché stiamo cercando di aiutarli a capire come migliorarsi dobbiamo tassativamente evitare commenti o epiteti che possano farli sentire umiliati o mortificati

Parole come “scemo”, “stupido” o peggio sono quindi assolutamente bandite!

Ricordiamo sempre che stiamo criticando un comportamento, mai una persona…

6- Anche nostro figlio ha diritto di parola!

Di fronte ad un comportamento sbagliato ricordiamo sempre di chiedere ai nostri bambini di spiegarci come mai hanno agito in quel modo.

Può sembrare semplice retorica ma in realtà capire le motivazioni che hanno mosso certe azioni può aiutarci a comprendere il modo di funzionare dei nostri figli e quindi a portare dei correttivi.

Inoltre un bambino che si sente ascoltato sarà più incline ad ascoltare…

7- Dopo una sgridata si fa la pace!

Ricordiamo sempre che stiamo sgridando per educare, non per iniziare una guerra…

Il rimprovero deve diventare uno strumento di comunicazione, un momento educativo, e non una modalità per alzare barriere e muri tra genitori e figli.

Cerchiamo quindi di concludere ogni sgridata con un momento di riavvicinamento, con il tentativo di porre rimedio ai possibili errori commessi dal piccolo e magari con un abbraccio. 

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Источник: http://www.lucaastori.it/le-7-regole-del-rimprovero-educativo/

Autoeducazione Montessori: come rimproverare i bambini

Come rimproverare ed educare i bambini

Maria Montessori riteneva che fosse sbagliato far associare al bambino un castigo ad un suo comportamento sbagliato.
Così introdusse il principio dell’autoeducazione Montessori.

Insegnare ai bambini un autoeducazione Montessori significa riuscire a responsabilizzarli, su un’azione sbagliata che fanno, senza l’utilizzo di un vero e proprio rimprovero.

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Rimproverare il bambino attraverso urla, punizioni, sculacciate e spesso minacce non è il modo migliore d’intervenire se si vuole ottenere una reazione costruttiva e di crescita del bambino stesso.

Parlare e spiegare con calma, invece, il motivo di un comportamento sbagliato saranno alla base di un atteggiamento positivo.

L’autoeducazione Montessori

L’autoeducazione del metodo Montessori è sicuramente un sistema d’intervento molto più delicato rispetto all’educazione classica solitamente praticata.

Oltre all’uso di castighi si tende spesso ad utilizzare il sistema dei premi.
Prendiamo, come esempio, la classica caramella che viene data al bambino per fargli fare qualcosa che in quel momento proprio non vuole fare: “Dai entra nel seggiolino della macchina che ti do una caramella appena ti metto la cintura”.

La punizione, tanto quanto questo tipo di atteggiamento “a premi”, non permette lo sviluppo dell’autodisciplina Montessori.

Sono soluzioni che spesso vengono attuate dagli adulti perché sono sicuramente più sbrigative nel dare un risultato imminente. Tuttavia sono dannose, perché tolgono ai bambini la possibilità di responsabilizzarsi sul loro comportamento.

Così facendo, infatti, non pensano alle situazioni di disagio che creano con un loro comportamento.
Decidono di comportarsi male proprio per ottenere la reazione dell’adulto che darà un premio o una punizione.

Educare il bambino permettendogli di crescere

Trovare una soluzione ad un comportamento sbagliato del bambino attraverso l’autoeducazione Montessori è ovviamente più difficile d’applicare rispetto al semplice rimprovero.

Per riuscire ad evitare l’automatica reazione che si ha di fronte a dei capricci bisogna lavorarci seriamente.

La società in cui si vive, il lavoro, il tempo che si ha a disposizione, il carattere, l’educazione stessa impartita da piccoli, sono tutti fattori determinanti che rendono più o meno difficile l’eduzione dei propri figli secondo il metodo Montessori.

Di certo, però, non è impossibile!

Seguire l’autoeducazione Montessori: il grande ruolo dell’adulto

Per indirizzare i bambini liberamente verso una loro personale autoeducazione,bisogna fargli capire come e perché il loro comportamento, in un determinato tempo, è sbagliato.

Spiegare sempre, con calma e dedizione, ogni situazione di disagio che si crea aiuterà il bambino col tempo a capire che non si fa.

Anche spiegargli logicamente ciò che consegue un suo comportamento può aiutarlo a capire la situazione.

Facciamo un esempio pratico:

“Un bambino lascia in terra un giocattolo.
Lo ama particolarmente ma non ha nessuna intenzione di rimetterlo al suo posto, anzi tende a lanciarlo nella stanza.

Qui l’adulto deve intervenire chiedendo al bambino, in modo gentile, di raccogliere e/o non lanciare il giocattolo in quanto qualcuno potrebbe farsi male, inciampando o essendo colpito sul viso.

In questa situazione è possibile aggiungere anche una spiegazione logica per motivarlo: in terra qualcuno potrebbe calpestare il suo giocattolo e romperlo (stessa cosa nel lanciarlo contro il muro).”

Sicuramente non lo capirà la prima volta, ma il grande ruolo dell’adulto nell’educare i bambini è proprio questo.

Essere sempre pronto a dargli una spiegazione nel momento in cui si verificherà il suo comportamento sbagliato.

Dargli così la possibilità di capirlo e assorbirlo da solo, in modo tale da non ripeterlo più “liberamente” nel corso del tempo.

Ottenere dei risultati efficaci come naturale conseguenza

Il bambino ha bisogno di vedere e capire che le sue azioni hanno una conseguenza e un effetto negativo sugli altri per potersi responsabilizzare.

In base alla conoscenza, che deve già avere, del bene e del male comprenderà l’effetto negativo del suo atteggiamento.

Solo compreso questo, egli potrà orientarsi, liberamente e senza l’intervento dell’autorità dell’adulto, verso un comportamento corretto.

Non lo farà per paura di un castigo o per ottenere un premio ma perché semplicemente è “bene” comportarsi in un determinato modo.

La prima idea che il bambino deve apprendere, per poter essere attivamente disciplinato, è quella della differenza tra bene e male; e il compito dell’educatore sta NELL’ACCERTARSI che il bambino non confonda il bene con l’immobilità e il male con l’attività

Maria Montessori

Источник: https://www.metodomontessori.it/attivita-montessori/principi-alleducazione/autoeducazione-montessori

Come rimproverare i bambini: consigli pratici per farlo al meglio

Come rimproverare ed educare i bambini

Quando sono diventato papà, di consigli su come crescere ed educare mia figlia ne ho ricevuti a bizzeffe. Ma solo poco tempo fa qualcuno mi ha detto che voler bene ai propri figli significhi in realtà desiderare ciò che è meglio per loro a lungo termine. 

Ma cosa significa questo? Ancora non l’ho capito veramente. Tuttavia credo che una delle cose necessarie per avvicinarsi a questo obiettivo è far comprendere loro le regole di una sana convivenza.

Non nascondo che in passato quando mi imbattevo in qualche bimbo scatenato che correva come un pazzo in un negozio, inseguito a perdifiato dalla mamma, non potevo che pensare quasi con tenerezza alla povera disgraziata ripetendomi queste parole:

Non permetterò mai ai miei figli di comportarsi in questo modo!

Da quei momenti è passato un pó di tempo e ora che ho maturato la consapevolezza che non è così facile gestire i capricci o contenere l’eccessiva energia che questi piccoli sono in grado di sprigionare in qualsiasi momento, ripenso alla povera mamma con tanto affetto e comprensione.

In questo articolo non vi tedierò con il solito elenco di cose da fare e non fare per “rimproverare i bambini e farli sentire amati“: sono sicuro che troverete centinaia di articoli a riguardo.

Vi racconterò invece la nostra esperienza e come abbiamo cercato di trovare il modo migliore per affrontare questi momenti insieme ai bambini.

Evitare di rimproverare i bambini quando sono molto piccoli

Fino a circa due anni, non possiamo dire che i bambini siano realmente consapevoli di quello che stanno facendo. Agiscono praticamente d’istinto e non hanno ancora sviluppato quella consapevolezza e maturità che li porta a capire se stanno facendo qualcosa di sbagliato.

Per questo motivo quando la situazione degenera e perdete la pazienza cercate di non sfogarvi sul bambino; invece dovreste cercare di gestire la situazione in maniera efficace. Qualche esempio:

  • siete in un locale ed il bimbo inizia ad urlare attirando su di voi l’attenzione? Uscite all’aperto fate distrarre il bimbo
  • il bambino fa chiasso e non riuscite a calmarlo? Magari sta cercando di attirare la vostra attenzione oppure ha bisogno di qualcosa; dedicategli qualche minuto e distraetelo. I bisogni di un bambino piccolo sono tutto sommato semplici da capire: ha fame, sonno, vuole giocare, vuole le coccole, ha bisogno di cambiare il pannolino.
  • il bambino ha preso il cellulare e lo ha fracassato a terra distruggendolo in mille pezzi? Evitate di lasciare oggetti preziosi che il bambino non deve prendere nel suo raggio di azione. Quando i bambini iniziano a camminare saranno attirati da tutto quello che riescono a prendere. Quindi per evitare che succedano incidenti spiacevoli fate sparire tutti gli oggetti per 1 metro di altezza da terra.

Siate comprensivi e pazienti

Quando i bambini sono molto piccoli non capiscono bene cosa è giusto e cosa è sbagliato: lo sperimentano insieme a voi genitori.

Quindi siate comprensivi le prime volte: vi renderete conto che la maggior parte delle volte il motivo di un rimprovero sarà dettato dal fatto che il bambino avrà fatto qualcosa di sbagliato che non poteva sapere. Ripeterete centinaia di volte “questo non si fa!”

Con un pò di calma e molta pazienza il bambino acquisirà quella consapevolezza che lo porterà ad agire nel modo opportuno automaticamente. Non imparerà subito la prima volta ma sarà un percorso graduale ed è il compito di noi educatori accompagnarlo.

Motivate il rimprovero

Quando rimproverate un bambino, spiegategli chiaramente la motivazione della sgridata.  Questa è una cosa fondamentale perché è importante che lui non creda che ad essere sbagliata sia la sua persona. Piuttosto ad essere sbagliata è stata una particolare azione che ha compiuto.

E’ importante che non li giudichiate; se avete letto questo articolo sapete che è meglio attribuire la responsabilità di un errore ad un atteggiamento e non al bambino.

Mostrate al bambino con i gesti come ci si comporta spiegando il motivo per cui non si deve fare una determinata cosa. Getterete le basi per la sua futura consapevolezza.

Evitate il sarcasmo

I bambini non sono come gli adulti quindi non pensate che possano capire il sarcasmo. Date sempre una spiegazione semplice e precisa senza avere il dubbio che non vi capiscano. Siate chiari ed evitate doppi sensi: rischiereste solo di creare confusione e frustrazione nel bambino.

Siate fermi nelle vostre decisioni

Uno dei principi cardine dell’educazione secondo me è la fermezza. Noi genitori non siamo amici dei nostri figli, non dobbiamo temere il loro giudizio né dobbiamo aver il timore di quello che pensano.

Arriverà sicuramente il giorno in cui sentiremo dirci “non ti voglio più bene”. Beh quello è il momento in cui dobbiamo tenere salda la nostra posizione: fate finta di nulla e lasciate che la rabbia passi.

Non umiliateli

Non umiliateli e non sfogatevi con loro: non ha senso e non vi renderà educatori migliori. Date il tempo al bambino di metabolizzare il messaggio che avete voluto trasmettergli e finitela lì!

Per loro, la condizione di non essere davvero più amati o non essere più stimati è insopportabile. Se non arriva un segnale che le cose sono cambiate, penseranno che rimarranno per sempre non più amati né più stimati. I bambini hanno poca esperienza di vita, per cui tendono a prendere le cose in modo assoluto.

La cosa bella dei bambini, dalla quale dovremmo trarre ispirazione, è che non serbano rancore. Quindi quando le acque si sono calmate dichiarate chiuso l’incidente e andate avanti.

Источник: https://coccodimamma.com/come-rimproverare-i-bambini/

Bambini e regole: come insegnare a rispettarle?

Come rimproverare ed educare i bambini

Una mamma esasperata scrive che ogni sera l’andare a nanna diventa una battaglia con pianti e urla, perché la figlia di 2 anni non vuole mai smettere di giocare. Si addormenta solo quando crolla esausta.Un’altra non sa più che fare col figlio di 4 anni: in casa si oppone a ogni regola, mentre fuori sa essere bene educato. Sembra che disubbidisca apposta solo ai genitori.

 Un maestro chiede suggerimenti per ammansire tre bambini che non accettano alcuna disciplina e impediscono le attività in classe.Un pediatra è irritato con i genitori che non riescono a dare la medicina al bambino «perché lui non la vuole».

Tutti questi problemi sono variazioni sul tema: che cosa può facilitare (e che cosa può ostacolare) l’interiorizzazione delle norme nei bambini?

Già da neonati i bambini hanno sete di conoscere le leggi del mondo fisico, relazionale e sociale. Nella nostra cultura si è progressivamente fatta strada la concezione del bambino come soggetto da conoscere e da rispettare sempre, fin dai primi momenti di vita. È una cosa buona, che ha profondamente migliorato il rapporto genitori-figli.

Però rispettare il bambino non significa sottomettersi a lui, né depauperarlo dell’insegnamento e della trasmissione delle regole necessarie per il vivere civile. Non basta sancire e far rispettare le regole, lasciando che rimangano condizionamenti esterni. Bisogna che siano apprese e interiorizzate, perché il bambino impari a cavarsela.

Come insegnare il rispetto delle regole?

Nei momenti di “veglia vigile”, già i neonati osservano attenti tutto quello che accade intorno a loro, per capire come funziona il mondo.

Giorno dopo giorno, con la crescita, questo tipo di osservazioni si fa sempre più fitto e sistematico verso il mondo intero: fisico, vegetale e animale, ma – soprattutto – umano.

 Questa rete di acquisizioni tra loro integrate è fondamentale per strutturare e consolidare l’apprendimento sul “come si fa a…”: a ottenere le cose desiderabili; a eliminare le cose sgradevoli; a entrare in contatto con gli altri, o a interromperlo senza gravi conseguenze sul rapporto; a padroneggiare gli eventi; ad acquisire potere nelle relazioni; a gestire i conflitti interni; a non farsi sopraffare; a far la pace; a consolarsi; e così via, per ogni situazione reale o ipotetica.

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Questa è la prima e fondamentale via attraverso cui i bambini conoscono e interiorizzano le norme sociali della cultura in cui sono nati. Le norme così apprese saranno vissute come naturali, ovvie, di base, universali, assolute.

Molto tempo dopo, in un lungo processo che spesso parte dall’adolescenza, l’ex-bambino potrà scorgere che quelle norme non sono poi così naturali, universali e assolute, ma che sono relative alla cultura in cui è nato e si è interiormente formato.

Potrà però riconoscerne il valore sociale pratico, in quanto regole necessarie per il vivere civile e per una socialità basata sul riconoscimento reciproco, su equità, giustizia, solidarietà, efficienza e adeguatezza.

Purtroppo, l’auspicabile scoperta che tutte le norme, anche le più fondamentali o meravigliose, sono relative e quindi fragili e quindi preziose non sarà raggiunta da tutti, né sempre, né per tutte le regole.

Così, norme fondamentali potranno essere violate perché misconosciute nella fragilità del fondamento che le rende preziose.

L’apprendimento del “come si fa a…” si attiva in ogni occasione in cui ci si prospetta qualcosa di nuovo; ma quanto più si è piccoli, tanto più forti e sistematiche saranno sia l’attivazione, sia l’interiorizzazione delle norme.

I comportamenti come domande

In quell’assiduo, sistematico, immane processo di apprendimenti, il bambino va sperimentando sia la realtà fisica, sia gli atteggiamenti e le risposte dei grandi, assumendo atteggiamenti provocatori per provocare, appunto, risposte chiarificatrici, sia fisiche, sia verbali, sia comportamentali.

Per esempio, mentre fa il gesto di battere il martello sul tavolo o quando fa un capriccio, lancia uno sguardo agli adulti presenti, per vedere cosa pensano e cosa fanno, cioè per imparare cosa è raccomandabile, cosa è permesso e cosa è proibito.

Bisogna cogliere quei gesti provocatori: è quello il momento in cui il bambino chiede che gli venga insegnata una regola. Sgridarlo e basta vuol dire perdere una preziosa occasione.

È un momento conoscitivo che rimarrà per sempre come base per ogni successivo momento esecutivo di adesione o ribellione alle norme.

 Questi test, che il bambino sistematicamente fa, sono equivalenti a domande, quali: «Che conseguenze devo aspettarmi quando…»; «Cosa succede se…»; «Come devo fare per…»; «Come si fa a…»; «Cosa succede se non faccio questo?»…
Bisogna che noi adulti non fraintendiamo il significato di domanda che certi comportamenti possono avere. A ogni domanda si deve dare risposta.

Un esempio

Un bambino di 2 anni e mezzo vuole essere preso in braccio. Il papà gli dice: «Cammina ancora un po’: ci siamo quasi.» Il bambino, guardandolo di sottecchi, piagnucola: «Ho male ai piedi», e il papà, prendendolo in braccio: «Sei stufo di camminare, ma non hai male ai piedi.

Conviene non dire bugie, se no gli altri non ti credono più anche quando dici la verità.» Il bambino resta pensoso. Poi, tra sé e sé:«Non lo faccio più».

È accaduta una cosa importante per quel bambino: nel clima di buon rapporto col papà (per lui il massimo esperto della vita), ha potuto riconoscere una norma fondamentale per le relazioni umane e interiorizzarla.

A questo punto è semplice individuare i principali fattori che facilitano l’interiorizzazione delle norme: il nostro comportamento rispettoso nei loro confronti; la chiarificazione sulla sensatezza e comprensibilità delle norme che poniamo; la nostra coerenza nel prospettare le norme e nell’esigerne il rispetto. Ma più importanti di tutti sono la nostra disponibilità ad assumerci il ruolo di autorità che sancisce e trasmette le norme; e l’equilibrio fra rigore delle norme e intelligenza del perdono, sempre uniti a un realistico incoraggiamento.

In sostanza, per facilitare l’interiorizzazione e la strutturazione di atteggiamenti etici (individuali, relazionali e sociali), prima di tutto dobbiamo averli interiorizzati noi.

 Poche cose sono diseducative come l’ipocrisia e la finzione. Per svelare le falsificazioni ideologiche, Marx diceva: «Guardate quello che fanno, non quello che dicono». I bambini guardano, senza bisogno di esortazioni filosofiche.

 Si tratta prima di tutto di un processo conoscitivo.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/come-insegnare-il-rispetto-delle-regole/

Punire e sgridare i bambini serve? Come educare i bambini senza punire

Come rimproverare ed educare i bambini

I bambini piccoli sono esseri sempre in movimento, non sono ancora guidati dal pensiero e si muovono seguendo l’istinto e per imitazione. Per questo, per educare un bambino piccolo dobbiamo contare sull’esempio, non sulle spiegazioni, sulle richieste o sulle sgridate.

Sgridare i bambini serve?

Sgridare i bambini piccoli non serve, anzi l’approccio autoritario può spaventare, traumatizzare e inibire la volontà del bambino, che invece, proprio nei suoi primi anni di vita, deve potersi esprimere al massimo nell’attività. I bambini piccoli sono completamente esposti a tutte le impressioni che arrivano dal mondo e non hanno capacità di elaborarle. Per questo non capisce perché lo stai rimproverando!

Come educare il bambino piccolo quindi?

Il bambino piccolo imita tutto ciò che accade intorno a lui: atteggiamenti, toni, sentimenti, azioni. Ne parlo nell’articolo COS’È UN BAMBINO? DI COSA HA BISOGNO?Se viene trattato in modo accogliente, amorevole e rispettoso, assorbe questo modo di comportarsi e nella vita sarà amorevole e rispettoso, anche nei nostri confronti, ovviamente!

Io ho notato che i bambini che ricevono tante sgridate, minacce e troppi “no”, rimproveri continui, punizioni, sono quelli più inclini a non ascoltare, a rispondere male, a dire bugie. Hanno assorbito tutto ciò dal loro ambiente, dagli adulti che li hanno cresciuti.

Come impostare le regole?

Le abitudini, la routine quotidiana, la ripetizione aiutano a stabilire regole con i bambini piccoli: possiamo portarli a fare ciò che riteniamo opportuno senza doverlo chiedere, ma con le azioni, con il gioco, con l’attività, con l’esempio.

Il bambino piccolo capisce le conseguenze delle sue azioni dall’esperienza, è inutile dirgli cosa non deve fare. Invece di dire sempre “no”, è più efficacie e salutare cercare di prevenire le situazioni pericolose o spiacevoli, organizzando opportunamente l’ambiente e la giornata.

Se sei violento, educhi alla violenza

Un bambino che riceve uno schiaffo cosa impara? Che è lecito usare violenza quando si è frustrati e arrabbiati. Si insegna con l’esempio e la violenza genera altra violenza.

Come cambia il rapporto con il bambino dopo i 7 anni?

Dopo i 7 anni il bambino è meno guidato dai sensi: è ancora portato a imitare e assorbire dal suo ambiente, ma inizia ad avere una coscienza più sveglia e a cercare un riferimento, una guida, una persona autorevole, che gli faccia comprendere il mondo.

Se vogliamo che ci segua, che ci ascolti, dobbiamo essere ai suoi occhi una figura autorevole, degna di rispetto.

Non è certo difficile, visto che per i nostri bambini noi siamo tutto, siamo il loro mondo da quando sono nati e l’amore che hanno per noi è sconfinato e senza riserve.

Ma se non abbiamo costruito un rapporto di fiducia, se abbiamo vissuto i primi anni nel conflitto perenne con i nostri figli, allora diventa molto difficile poter essere una guida, un riferimento per loro.

Cosa fare quando un bambino non ascolta?

Se qualcosa non funziona, se un bambino non ascolta, se si comporta male, la prima domanda da farsi è sempre: cosa non funziona nel suo ambiente? Cosa posso cambiare in me? Cosa non funziona nella quotidianità? Magari abbiamo poco tempo per stare insieme in tranquillità, siamo sempre di corsa, dorme poco, mangia male?

Quando si arriva alla punizione è perché manca la consapevolezza di sé, mancano queste domande rivolte a se stessi.

Punire o educare con le azioni e le conseguenze?

Credo che la punizione non abbia alcun potere di far ragionare un bambino, anzi viene vissuta dal bambino come ingiustizia, come cattiveria, con rabbia o con rassegnazione, senza la vera consapevolezza del perchè.

Certo, ogni azione ha una sua conseguenza e mettere di fronte un bambino alla sua azione e alle conseguenze che ne sono derivate può essere una pratica educativa giusta.

Ad esempio, possiamo chiedere di mettere a posto un oggetto che è stato scaraventato di proposito, possiamo insegnare a chiedere scusa se si fa un torto a qualcuno. Queste sono conseguenze coerenti e non le chiamerei punizioni, ma pratiche educative: con l’azione si aiuta a portare a coscienza ciò che si può fare e ciò che non si dovrebbe fare.

Ovviamente dipende dall’età: un bambino molto piccolo, che non può capire ancora la conseguenza di un’azione, quale insegnamento può trarre dall’essere costretto a fare o dire qualcosa?

Punire di solito significa togliere qualcosa, vietare qualcosa che porta gioia nella vita del bambino, perché magari ha risposto male o ha fatto qualcosa che non doveva.

Bisogna fare attenzione a non cadere nella ripicca, a non farsi prendere dai sentimenti del rancore, della rabbia, della delusione.

Perché in questo caso si diventa ingiusti e non si sta agendo da educatore, da guida.

Punire i bambini serve?

Il più delle volte un’azione che crea scompiglio e dispiacere in famiglia, porta già con sé la lezione da imparare.

Un bambino non vuole recare dispiacere di proposito, anzi, se ha una buona relazione con i genitori, rimane dispiaciuto e si auto-educa, grazie al rapporto che ha con loro.

E se non ha ancora abbastanza coscienza per poter comprendere il dispiacere che crea, non ha nemmeno coscienza per comprendere il senso di una punizione per ciò che ha fatto.

Non punire non significa lasciar correre oppure essere indifferenti o non adempiere al proprio compito di educatore.

Io credo che le punizioni non abbiano senso, che siano ingiuste, che siano inutili, e che quasi sempre abbiano come unica conseguenza quella di peggiorare il rapporto tra genitori e figli.

Se c’è una buona relazione tra adulto e bambino, basta uno sguardo, una parola, una conseguenza coerente.

Questo libro mi ha aiutato nelle mie riflessioni sulle punizioni:

Leggendo questo libro si possono trovare molti spunti di riflessione sull’argomento, anche se non mi trovo d’accordo su molte affermazioni degli autori, soprattutto perchè nelle loro considerazioni emerge la necessità, in casi rari, di punire i bambini, seppure solo in determinate circostanze e condizioni.

E gli autori di questo libro prendono anche in considerazione il “ceffone” in casi rarissimi. Io invece sono contraria in ogni caso e ritengo che ci siano altre strade.

Comprendo che un genitore possa cadere in queste pratiche, che non dovrebbero però essere legittimate, ma viste con consapevolezza di avere sbagliato e desiderio di fare meglio.

Penso comunque che si possa utilizzare questa lettura come punto di partenza per formare una propria opinione autonoma sulla pratica della punizione come mezzo educativo.

Photo by Norbert Hentges on Unsplash

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Источник: https://ifiorielestelle.it/punire-e-sgridare-i-bambini-serve/

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