Come riconoscere i motivi del pianto del bambino

Guida per capire i segnali del neonato – Mauro Bruni

Come riconoscere i motivi del pianto del bambino

In questa pagina trovi delle pratiche indicazioni che ti aiuteranno a:

  1. Distinguere i diversi tipi di pianto del bambino
  2. Interpretare il linguaggio corporeo del neonato
  3. Superare l’ansia dell’allattamento al seno

Interpreatre correttamente i segnali del bambino e soddisfare ogni sua richiesta è di fondamentale importanza. Nonostante la maggioranza dei genitori riesca abbastanza bene in questo compito, succede qualcosa a cui non si è mai del tutto preparati: il bambino piange.

Molti neo genitori associano immediatamente il pianto del bambino alla loro incapacità. Non è assolutamente così

Pensieri come questi possono creare ansia e incertezza; ai primi segnali si può pensare di dover “riparare” a qualche mancanza bloccando immediatamente ogni espressione del bambino, attaccandolo al seno o cullandolo senza capire davvero cosa sta succedendo. E’ davvero tra le reazioni più comuni.

Uno dei favori più grandi che possiamo fare ad un neonato consiste nell’accettare che il pianto è il suo linguaggio naturale e che, come genitori, non c’è niente di male a non sapere fare qualcosa.

Invece che correre immediatamente da lui e prenderlo in braccio, immaginando che sia in difficoltà o stia soffrendo, provate a fare questo:

  1. Fermatevi – Ricordate che il pianto è il suo linguaggio.
  2. Ascoltate – Cosa significa quel pianto in particolare? Che cosa sta cercando di dirvi?
  3. Osservate – Che cosa sta facendo? Che succede intorno a lui?

In questo modo lo aiuterete a sviluppare la sua voce: che cosa succede se in risposta al pianto del bambino una mamma lo attacca sempre e comunque al seno o gli mette il ciuccio in bocca?

Semplicemente, gli toglie la possibilità di “parlare”. Lo rende muto e senza volerlo lo abitua a non chiedere aiuto.

Se il pianto del neonato viene costantemente ignorato o se la risposta è sempre la stessa (ad es. cibo), questi imparerà che il modo in cui piange non è importante; ben presto si arrenderà e smetterà di comunicare con noi.

Inoltre lo aiuterete a calmarsi da solo: lasciar piangere un bambino finché non si addormenta da solo è crudele e sbagliato.

Però, se interpretate correttamente un pianto da “stanchezza” potreste ad esempio diminuire il rumore o fare un pò di oscurità nella stanza, permettendogli di “fare da solo”; se invece ci precipitiamo da lui ad ogni piccolo segnale, presto perderà questa capacità.

***

ASCOLTAOSSERVACAUSAALTRE CONSIDERAZIONI
Comincia come nervosismo e insofferenza, poi si trasforma in pianto: prima tre lamenti, poi un forte pianto, seguono due brevi respiri e un altro pianto più lungo e sonoro.Sbatte le palpebre, sbadiglia. Se non viene messo a letto, inarca la schiena, scalcia e muove le braccia. Si afferra le orecchie e le guance e si graffia la faccia. Se lo tenete in braccio si dimena e cerca di girarsi. Se continua a piangere il viso diventa rosso.STANCHEZZAE’ il pianto più frainteso di tutti, viene preso per fame. Fate attenzione al momento in cui comincia: può succedere dopo il gioco o dopo che qualcuno lo ha intrattenuto con versetti ecc.Il contorcersi del corpo viene preso per coliche.
Pianto lungo e forte, simile a quello per stanchezza.Agita braccia e gambe, sposta la testa dalla luce; si allontana da chiunque cerchi di giocare con lui.ECCESSO DI STIMOLIDi solito insorge quando il bimbo ha giocato abbastanza e gli adulti insistono nel farlo divertire.
Irritazione che inizia con suoni di fastidio, piuttosto che con un pianto vero e proprio.Si ritrae dagli oggetti posti di fronte; gioca con le dita.VUOLE UN CAMBIO DI AMBIENTESe mutando posizione al bimbo peggiora, potrebbe essere stanchezza: in questo caso ci vuole un pisolino.
Urla acute inconfondibili, che cominciano senza preavviso; può trattenere il respiro tra un lamento e l’altro e poi ricominciare.Tutto il corpo si irrigidisce. porta le ginocchia al petto, il volto è contratto in un espressione di dolore. La lingua si muove verso l’alto come quella di una piccola lucertola.DOLORE/ARIA NELLA PANCIATutti i neonati inghiottono aria, che aumenta i gas nella pancia. Durante il giorno sentirete un leggero rumore stridente e sussulti nella parte posteriore della gola: è l’aria che viene inghiottita.
Leggero rumore simile alla tosse in gola; poi inizia il pianto, prima breve, poi con un ritmo più stabile.Il bimbo inizia a succhiarsi le labbra e poi a “grufolare”: la lingua esce dalla bocca e la testa si muove di lato; porta i ugnetti alla bocca.FAMEIl modo migliore per distinguere la fame è fare riferimento all’ora dell’ultimo pasto.
Pianto forte con tremolio del labbro inferiorePelle d’oca, tremore, estremità fredde. La pelle può avere un colorito bluastro.FREDDOPuò succedere dopo un bagnetto o mentre lo cambiate.
Lamento nervoso simile a un respiro affannoso, prima basso per qualche minuto; se il bimbo viene lasciato solo diventa pianto.E’ caldo e sudato; rosso in viso; fatica a respirare; potreste vedere puntini rossi sul viso e sul torso.CALDOE’ diverso dalla febbre per cui il pianto è più simile a quello di dolore; la pelle è secca, non fredda e umida (misurate la temperatura)
Rumori tipo versetti si trasformano in piccoli “waa” come quelli di un gattino; il pianto sparisce se il bimbo viene preso in braccio.Si guarda intorno cercandovi.BISOGNO DI VICINANZASe lo capite subito, non è necessario prenderlo in braccio. Un colpetto sulla schiena e dolci paroline stimolano la sua autonomia.
Piange dopo mangiatoSi agita. Rigurgita spesso.HA MANGIATO TROPPOCiò si verifica spesso quando sonnolenza ed eccesso di stimoli vengono scambiati per fame.
Si lamenta o piange mentre mangiaSi contorce e spinge; smette di poppare. L’intestino si muove.DISTURBI INTESTINALISegnali che possono essere scambiati per fame; le mamme spesso pensano di “fare qualcosa che non va”.

Capire il linguaggio del corpo del neonato

Oltre al suono del pianto, i bambini comunicano grazie alle espressioni del viso, ai gesti e alle posture del corpo. Tracy Hogg, la puericultrice più in gamba del mondo, ha stilato la seguente tabella “dalle mani ai piedi” per aiutare i genitori a “leggere” il linguaggio non verbale del bambino.

LINGUAGGIO CORPOREOSIGNIFICATO
Testa–          Si muove da parte a parte.–          Si allontana dagli oggetti.–          Si gira di lato, il collo allungato indietro.–          Se è in posizione verticale, ciondola come quando ci si addormenta in treno. –          E’ stanco.–          Vuole cambiare scenario.–          Ha fame–          E’ stanco
Occhi–          Arrossati, iniettati di sangue.–          Si chiudono lentamente per poi riaprirsi di colpo.–          “Sguardo spiritato”, occhi spalancati, palpebre che non si chiudono, come se fossero tenute aperte con gli stuzzicadenti  –          E’ stanco.–          E’ stanco.–          E’ troppo stanco o troppo stimolato.
Bocca/labbra/lingua–          Sbadiglia.–          Labbra icrespate/contratte.–          Sembra voler urlare ma non emette suoni; alla fine un sussulto precede un lamento udibile.–          Il labbro inferiore trema.–          Si succhia la lingua.–          Arriccia la lingua sui lati.–          Arriccia la lingua in avanti, come una piccola lucertola. –          E’ stanco.–          Ha fame.–          Ha aria nella pancia.–          Ha freddo.–          Modo per calmarsi (spesso preso per fame).–          Ha fame: è la classica espressione “grufolante”.–          Ha aria nella pancia o altro tipo di dolore.
Viso–          Fa smorfie; spesso sembra accartocciato; se messo giù può iniziare ad ansimare, roteare gli occhi e a fare un’espressione che somiglia a un sorriso.–          Arrossato; le vene sulle tempie possono divenire visibili. –          Ha aria nella pancia, movimenti intestinali o altro tipo di dolore.–          Ha pianto troppo a lungo, trattenendo il respiro.
Mani/braccia–          Si porta le mani alla bocca, cercando di succhiarle.–          Gioca con le dita–          Si muovono qua e la in modo molto scoordinato, magari cercando di afferrare la pelle.–          Le braccia si agitano, leggero tremito. –          Se non ha mangiato per 2 ore e ½, 3 ore è fame; altrimenti ha solo voglia di succhiare.–          Ha bisogno di cambiare ambiente.–          E’ troppo stanco, oppure ha aria nella pancia.–          Ha aria nella pancia o altro tipo di dolore.
Busto–          Si inarca all’indietro, cercando il seno o il biberon.–          Si contorce, muovendo il sedere.–          Si irrigidisce.–          Trema –          Ha fame.–          Ha il pannolino bagnato o ha freddo.–          Ha aria nella pancia o altro tipo di dolore.–          Ha freddo.
Pelle–          Umidiccia, sudata.–          Estremità bluastre.–          Leggera pelle d’oca. –          E’ surriscaldato; o ha pianto a lungo.–          Ha freddo, o ha dolore, o ha pianto troppo a lungo: mentre il corpo espelle sudore, il sangue confluisce alle estremità.–          Ha freddo.
Gambe–          Scalciano forte e in modo scoordinato–          Vengono portate al torace. –          E’ stanco.–          Ha aria nella pancia o altro tipo di dolore addominale.

Reagire all’ansia dell’allattamento

L’allattamento al seno è uno di quegli argomenti su cui esiste una vera e propria letteratura. Nonostante sia difficile immaginare un’attività più naturale, le prime poppate sono in grado di suscitare parecchie ansie nelle madri.

Allattare al seno non è solo nutrizione, ma il momento in cui la relazione madre-bambino prende forma.

Non tutti sanno che il sistema neurologico dei bambini, a differenza degli altri mammiferi, è fatto in maniera da organizzare una suzione del latte materno a raffica, ossia con pause e riavii di attività.

Le madri di tutto il mondo imparano presto a stimolare i propri piccoli durante queste interruzioni, in modo da far riprendere il bambino a succhiare; questi sono in realtà i primi scambi sociali del bambino, le prime protoconversazioni fatte di ruoli e turni che gratificano la madre e contribuiscono allo sviluppo della personalità del bambino.

Spesso la sessione di allattamento non va come vorremmo: la difficoltà più grossa che si riscontra nelle madri è quella di riconoscere che oltre ai fattori fisici, quelli psicologici influenzano altrettanto la poppata del bambino.

COSA SUCCEDEPERCHE’COSA FARE
Il bambino si dimena spesso mentre mangia.Nei neonati sotto i 4 mesi potrebbe essere la spia della necessità di defecare: non è possibile farlo mentre si succhia!Staccatelo dal seno, sdraiatelo in grembo, lasciate che si liberi l’intestino e poi ricominciate ad allattarlo.
Il bambino spesso si addormenta durante la poppata.Potrebbe essere un eccesso di ossitocina.Provate con un movimento circolare del pollice e grattate leggermente il palmo della manina; grattategli la schiena o fate “camminare” le vostre dita sulla spina dorsale. Non fate il solletico ai piedi come suggeriscono alcuni: è sbagliato.Chiedetevi anche se aveva veramente fame quando lo avete attaccato al seno.
Il bambino si attacca e si stacca dal seno.Potrebbe essere impazienza per il flusso lento. Se contrae anche le gambe potrebbe essere aria nella pancia. Oppure potrebbe non avere fame.Se ciò si ripete è probabile che abbiate un flusso lento (se il bambino è impaziente lo sentirete dare degli strattoni). Aiutatevi utilizzando prima un “tiralatte”.Se si tratta di aria nella pancia, ho illustrato una procedura che vi aiuterà a risolvere il problema.Se nessuno di questi metodi funziona potrebbe non avere fame.
Il bambino sembra aver dimenticato come attaccarsi al seno.Tutti i bambini, specie i maschi, ogni tanto “dimenticano” l’obiettivo. Può anche voler dire che il piccolo è molto affamato.Mettetegli in bocca il mignolino per qualche secondo, per dargli un obiettivo e ricordargli come si succhia. Poi riattaccatelo al seno. Se è molto affamato e voi sapete di avere un flusso lento, usate un tiralatte prima della poppata.
Il bambino si attacca, si stacca, piange, è incostante.Potrebbe esserci troppa tensione emotiva: la madre potrebbe essere agitata, avere i muscoli tesi, offrire un sostegno “scomodo” o una posizione sbagliata.Se il bambino ha un temperamento “difficile”, se è scontroso, le prime poppate “fallite” possono creare allarme nella madre che può aspettare il fatidico momento dell’alimentazione con ansia e incertezza che si riflettono nel comportamento.Interrompete e passate il bambino al vostro partner; riprovate dopo esservi distese o avere fatto qualche esercizio di respirazione o di rilassamento muscolare.Se il bambino è sensibile e si innervosisce presto, limitate le variazioni: non iniziate a dargli da mangiare in una posizione per poi cambiarla. Non parlate a voce alta, non trasferitevi in un’altra stanza durante la poppata.

Источник: https://www.psicologoafrosinone.it/area-infanzia/guida-per-capire-i-segnali-del-neonato/

Come interpretare il pianto del neonato

Come riconoscere i motivi del pianto del bambino

Mi viene spontaneo piangere. È facilissimo, l’ho imparato, non so come, già dentro la pancia di mamma. Sto anche provando a imitarla, con il mio pianto.

Non riconoscete i miei sforzi nel piangere nella vostra lingua? A me sembra così carino! Molto spesso piango perché voglio la tua attenzione, voglio che tu stia con me. Semplicemente questo. Tu mi culli un po’, appena mi rilasso e sto bene mi metti piano piano dentro la culla, credendo che io dorma.

Appena mi accorgo della fregatura inizio subito a piangere perché voglio stare con te. È così che funzionano i lattanti come me. Nessuno te lo aveva mai detto?

Perché piango? Non lo so, aiutami tu! Non so ancora parlare, se solo sapessi le parole, forse riuscirei a pensare a quello di cui ho bisogno. Non so nemmeno indicare con il dito le cose belle che vedo.

Come faccio a capire e a comunicare quello di cui ho bisogno? Proviamo insieme. Ho fame? Anche se ho mangiato mezz’ora o un’ora fa non è detto che non abbia più fame. Adoro gli spuntini, ma non insistere a darmi da mangiare sempre e a tutti i costi quando piango.

Se chiudo la bocca o volto la testa, vuol dire che in quel momento non me la sento proprio di poppare.

SPECIALE

Il pianto del neonato

Il pianto è la prima forma di linguaggio: vediamo quali sono le sue cause e come interpretarlo

Scarica il PDF

Ecco perché piango!

Talvolta piango perché mi sento solo.

Se non sento la tua voce, perchémi piace quando mi parli o canti in quel modo tutto speciale solo per me, se non annuso il tuo odore, se non percepisco i tuoi movimenti uniti ai miei, se non vedo i tuoi occhi che mi guardano o non mi sento abbracciato, mi preoccupo tantissimo e mi viene da piangere.

Talvolta piango perché sono stanco. Sì, qualche volta se sono stanco piango.

Se tu pensi che io sia stanco non propormi tante cose da fare insieme; non mettermi tutto intorno dei giocattoli per cercare di distrarmi.

Mi aiuterebbe, invece, un ambiente tranquillo e avere vicino la tua presenza discreta. Piangerò ancora un po’ con te vicino, poi mi addormenterò.

Talvolta piango perché non sopporto il caldo. Se sudo, se tu mi senti tutto bagnato dal sudore, probabilmente piango per questo. Perché non mi copri allo stesso modo in cui ti copri tu? Grazie! Mi dà fastidio il pannolino troppo bagnato.

Lo so che è esagerato piangere, ma non so come altro dirtelo. Già qualcuno lo ha pensato o lo ha detto a bassa voce, ho un cattivo carattere. Riesci a sopportarmi? Anche i peggiori caratteri, con un po’ di comprensione e pazienza, migliorano.

Sono capace di imparare dal tuo comportamento, lo sai?

Scarica lo speciale

Il primo anno

Grazie!

Controlla la tua casella di posta elettronica, tra qualche minuto riceverai il PDF. Se non trovi il messaggio nella posta in arrivo, controlla nella cartella di posta indesiderata.

Buona lettura

Il team di Uppa

SPECIALE

Il primo anno

Allattamento, coliche, pianto, igiene e accudimento: la guida per iniziare con il piede giusto

Scarica il PDF

Speciale

Il primo anno

Allattamento, coliche, pianto, igiene e accudimento: la guida per iniziare con il piede giusto

Scarica il PDF

Talvolta piango perché sono ammalato. Le malattie che mi fan venire voglia di piangere sono veramente poche. Però se ho la febbre o hai qualche dubbio per una malattia, parlane pure con il mio pediatra.

Immagina di essere obbligato in una posizione fissa per tanto tempo e non poterti muovere, credimi è molto fastidioso. Talvolta nell’ovetto o nella culla mi sento scomodo, allora piango.

Basterebbe cambiarmi di posizione ogni tanto o avere qualcosa di bello da vedere, così per distrarmi un po’.

Vedo, sento, piango ma non parlo

A proposito, i miei occhi vedono benissimo. Non sopporto chi intorno a me dice «quando inizierà a vedere?». Io vedo e sento benissimo. Solo che devi mettermi le cose da vedere molto vicino, a una o due spanne dal mio viso.

Ecco, vedrei con molto piacere le smorfie che mi fai. Quando ero dentro di te, mamma, mi sentivo fasciato e protetto: era proprio una bella sensazione.

Ora, quando muovo le mani e le braccia non sento nulla, è tutto vuoto intorno a me, e questa nuova sensazione alle volte mi fa paura e mi fa piangere. Basterebbe un tuo abbraccio.

Ciuccio sì, ciuccio no. State discutendo di teorie e intanto io piango. Se il ciuccio mi fa calmare, mettetemelo subito in bocca. Il mio pediatra lo sa che, una volta finito il rodaggio delle mie prime poppate al seno, il ciuccio non è dannoso. Mi ha detto che è scientificamente testato.

Stai perdendo la pazienza, lo so, me ne sto accorgendo. Il tono della tua voce si fa più teso, prima cantavi piano e seguivi i miei ritmi.

Adesso parli scandendo le parole in modo freddo e ti accavalli alle mie urla, come se io e te reciprocamente non ci ascoltassimo. Tu vuoi che smetta di urlare, ma io non ci riesco.

Non è colpa mia e nemmeno colpa tua, ma così mi viene più paura, piango di più. Non riesco a fermarmi.

Ti prego, non perdere la pazienza. Non scuotermi, non scrollarmi. Mi faresti molto male. Il mio cervello è ancora molto delicato e se mi scuoti potrebbe danneggiarsi per sempre. Sorridimi quando piango, non essere arrabbiata, non ce n’è alcun motivo per esserlo.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/nascere/neonato/il-pianto-del-neonato/

Come capire e calmare il pianto del neonato

Come riconoscere i motivi del pianto del bambino

Il bimbo piccolo ha pochi mezzi per comunicare i suoi bisogni. Non importa se si tratta di fame, dolore o solitudine: per lui, che non capisce cosa significhi il tempo, sono tutte esigenze ugualmente urgenti ed immediate.

Quindi, quando ha un bisogno, apre la bocca e fa l’unico rumore che riesce a fare: piange. E’ un meccanismo di sopravvivenza arcaica.

Fino a che non impara altri modi di comunicare, e i genitori non cominciano a comprenderli, distinguerli e a rispondere meglio ai suoi bisogni, quindi, il piccolo piange. E talvolta anche spesso.

Per un genitore non è facile capire il significato del pianto e sapere cosa fare. Sappiate però che il pianto del neonato è programmato per suscitare comportamenti di conforto o attaccamento nei genitori, le risposte sono praticamente “scritte” nel nostro inconscio. Fidiamoci perciò del nostro istinto.

Capire il pianto del neonato

Prima di tutto, la mamma ed il papà devono cercare di capire perché il bambino sta piangendo. All’inizio sarà forse difficile, ma man mano che il piccolo ed i suoi genitori impareranno a conoscersi, tutto sarà più semplice.

Dunque, quali sono le motivazioni più frequenti per il pianto del neonato?

Il neonato piange quando è irrequieto

L’uso di anestesia epidurale o di altri farmaci durante il parto può causare irrequietezza per un periodo che va da alcuni giorni ad alcune settimane dopo il parto.

In generale, molti bambini hanno comunque periodi di irrequietezza per alcune ore, di solito durante il pomeriggio o la sera.

Anche la sensazione di stanchezza e sonno possono essere motivo di irrequietezza e pianto.

Il neonato piange quando ha fame

Il bambino allattato al seno ha bisogno di essere allattato più spesso di un bambino allattato artificialmente. Il latte materno viene digerito molto velocemente, perciò i bambini allattati al seno potrebbero richiedere poppate ogni due ore o più frequentemente.

I bambini allattati con latte artificiale tendono a poppare invece ogni tre-quattro ore; anche per loro nei primi 2-3 mesi di vita si può adottare l’atteggiamento dell’allattamento a richiesta, lasciando alla mamma la libertà di non essere troppo rigida riguardo agli intervalli fra una poppata e l’altra.

Durante gli scatti di crescita, i bambini richiedono poppate più frequenti per alcuni giorni. Queste fasi solitamente si verificano intorno alle due settimane, sei settimane ed ai tre-quattro mesi del bambino.

Una produzione di latte troppo bassa è una causa frequente di pianti nel bambino.

Per assicurarsi una produzione adeguata di latte, è importante allattare a richiesta, evitare di fumare (poiché il fumo di sigaretta inibisce il riflesso di emissione del latte) ed evitare un consumo eccessivo di caffeina che, rendendo nervoso il bambino, potrebbe interferire sulla sua capacità di succhiare bene.

La produzione di latte materno potrebbe essere influenzata negativamente anche da problemi di suzione del bambino: se il latte non viene rimosso dal seno, non è possibile aumentarne la quantità prodotta. Il dolore persistente ai capezzoli è spesso un indicatore affidabile di problemi di posizionamento e di suzione.

A volte, pur in presenza di una quantità di latte sufficiente, la mamma passa troppo spesso il bambino da un seno all’altro durante la poppata, con il risultato che questi riceve troppo primo latte (meno nutriente).

Un livello di stress insolitamente alto nella mamma può avere effetti negativi sul riflesso di emissione: la maggior parte delle neo mamme vive situazioni di stress “normali”, ma alcune di loro devono far fronte a stress aggiuntivi, per esempio, un lutto o un trasloco.

L’uso di alcuni farmaci, come i diuretici, gli antistaminici o i contraccettivi ormonali, può avere un effetto negativo sulla quantità di latte prodotta.

L’ipotiroidismo non diagnosticato e quindi non trattato potrebbe diminuire la produzione del latte nella madre, e in più può essere causa di una stanchezza eccessiva.

Il neonato piange quando prova dolore o malessere

Un frequente causa di pianto nei neonati sono le cosiddette coliche gassose

Il bambino potrebbe anche essere allergico a qualcosa nell’ambiente o nella dieta della mamma: questo può causare dolori addominali.

Se la mamma ha un riflesso d’emissione troppo forte, se quindi il latte passa con molta forza dall’esofago allo stomaco, questo può irritare i tessuti. In più, se un bambino rimane attaccato al seno quando il latte esce con forza, potrebbe ingoiare tanta aria.

In generale, qualsiasi forma di malessere fisico quale che ne sia la causa, è avvertito dal neonato in modo amplificato: il cervello dei piccoli, infatti, non è ancora abbastanza maturo per interpretare correttamente le sensazioni fisiche negative. Tra queste vi potrebbero essere anche semplicemente la sensazione di caldo o freddo o il disagio che prova quando il pannolino non è pulito e deve essere cambiato.

Il neonato piange quando ha bisogno di contatto fisico

A volte i bambini piangono semplicemente perché desiderano essere accuditi e coccolati. In particolare, il cosiddetto “bambino ad alto bisogno” richiede molto contatto fisico: quando viene preso in braccio si tranquillizza.

Il neonato piange quando ha bisogno di maggiori (o minori) stimoli

Alcuni bambini si annoiano e richiedono di essere più stimolati. Il bambino piccolo non può intrattenersi da solo, e gradisce a volte un cambiamento di ambiente.

Altri bambini, invece, hanno bisogno di meno stimoli di quanti ne ricevono. Alcuni proprio non gradiscono luce e rumori forti, mentre altri ricevono talmente tante attenzioni che a volte è il caso di stabilire delle regole che limitino prevalentemente alla madre il compito di tenere il bambino in braccio.

Ci sono inoltre altre cause su cui non abbiamo nessun controllo: a volte il bambino piange senza che apparentemente vi sia una causa.

Calmare il pianto del neonato

La ricetta per far smettere di piangere un bambino non sempre è nelle mani della mamma e del papà. Occorrono tempo e pazienza: finché il bambino ed i suoi genitori non si conoscono meglio, bisogna provare le possibili alternative, una alla volta. Prima o poi si troverà la soluzione adatta al proprio bambino.

Se il problema è effettivamente uno scatto di crescita o una produzione di latte insufficiente, sarà necessario semplicemente attaccare il bambino più spesso al seno, e tenerlo lì per più tempo. Un’alimentazione adeguata, compreso un consumo di liquidi in quantità sufficiente, può aiutare la mamma che allatta ad affrontare meglio i bisogni del suo bambino.

Leggi anche Come allattare al seno: consigli per le mamme

Ma a volte le soluzioni richiedono più tempo: ad esempio, ci vogliono alcuni giorni per far abbassare i livelli di caffeina, nicotina o sostanze allergeniche presenti nel corpo della madre; è necessaria anche una settimana perché un bambino che è stato malato ritorni in salute e a volte servono alcune settimane perché si risolvano problemi di suzione, di noia o altri, di cui non si conosce l’origine. Occorre quindi trovare delle strategie per calmare il pianto del bambino.

Non esiste purtroppo nessuna tecnica che funzioni per tutti i bambini o, per il medesimo bambino, tutte le volte: occorrerà fare dei tentativi. 

Ecco alcuni consigli: provate a trovare la soluzione più gradita al vostro bambino e più adatta alla sua età.

  • Tenere il bambino in una fascia o marsupio: alcuni bambini preferiscono essere girati all’infuori cosicché possano vedere il mondo. Provate entrambe le soluzioni, fascia e marsupio, per vedere che cosa il bambino preferisce.
  • Fasciare il bambino in una copertina o in un lenzuolo: alcuni bambini sentono il bisogno di essere “tenuti insieme” con le braccia sul petto, altrimenti si sentono persi e “disorganizzati”.
  • Dondolare il bambino.
  • Camminare con il bambino in braccio.
  • Utilizzare un movimento oscillatorio: con i piedi fermi e tenendo il bambino fra le braccia o sulla spalla, muovere i fianchi da un lato all’altro.
  • Dondolare il bambino in un’ “amaca”: mettere il bambino in un lenzuolino o in una copertina, con due persone che muovono insieme le due estremità raccolte. Il movimento laterale è preferito da alcuni bambini.
  • Fare un giro in macchina (con il bimbo nell’apposito seggiolino): il rumore ed i movimenti della vettura hanno un effetto calmante su alcuni bambini.
  • Tenere il bambino in una posizione da dove potrà vedere un disegno interessante: i disegni in bianco e nero o quelli che contengono il colore rosso interessano alcuni bambini.
  • Farlo guardare nello specchio: molti bambini si divertono guardando la loro faccia riflessa.
  • Se il tempo è bello, andare fuori a guardare le foglie che si muovono sugli alberi con il vento.
  • Fargli vedere altre cose interessanti, come ad esempio i pesci in un acquario.
  • Tenere il bambino a cavalcioni sul fianco della mamma, girato all’infuori, mentre questa fa i soliti lavori o giri, in modo che possa distrarsi ed essere cullato dal movimento.
  • Fargli sentire dei rumori che riproducono il fruscio che sentiva nel grembo materno: ad esempio, il rumore degli elettrodomestici (l’aspirapolvere, la centrifuga della lavatrice) ha un effetto calmante su alcuni bambini.
  • Tenendo il bambino sulla spalla, massaggiargli la schiena, invece di dargli colpetti. I colpetti sono utili quando si cerca di far fare il ruttino al bambino, ma possono anche disturbare alcuni bambini. Quando si tratta di calmare un bambino che piange, spesso funziona meglio un movimento liscio.
  • Alcuni bambini che hanno un bisogno forte di suzione possono beneficiare dell’uso del succhiotto. Tuttavia il ciuccio non dovrebbe essere introdotto fino a che l’allattamento non è ben stabilito, visto il rischio di confondere la tecnica di suzione del bambino. Prima di questo momento, se il bambino dovesse avere bisogno di succhiare, la mamma può fargli succhiare un suo dito (ben pulito e con l’unghia tagliata).
  • Un bel bagno tiepido insieme può essere rilassante. Ricordatevi però che nel neonato è necessario tenere la zona dell’ombelico asciutta fino a che non è completamente cicatrizzata.
  • Cantare: i bambini amano la voce della mamma e non sono mai critici!
  • Ballare con il bambino.
  • Se si sospetta che il pianto sia causato dalle cosiddette coliche gassose, si può provare a tenere il bambino con la cosiddetta “presa per le coliche” (a pancia in giù sull’avambraccio piegato) o a fare delicatamente dei massaggi sull’addome.

Leggi anche Le coliche gassose del neonato: domande e risposte

Ricordatevi che il neonato che piange ha bisogno di tutte le vostre attenzioni e di tutta la vostra pazienza: cercate il più possibile di restare sereni e, se necessario, fatevi aiutare. Il bambino percepisce se la mamma (o il papà, se è lui a prendersene cura) è stanca, ansiosa o nervosa.

Non temete di viziare il vostro bambino rispondendo con sollecitudine al suo pianto: in questa fase della vita il pianto non è mai “un capriccio”, ma sempre espressione di un bisogno.

E non sentitevi inadeguate o respinte se il vostro bambino, nonostante tutti i tentativi, continua a piangere: a volte tutto quello che si può fare è solo tenerlo in braccio, consolarlo ed aspettare, con lui, che smetta di piangere.

Potrete comunque rivolgervi al vostro pediatra se il pianto del bambino è frequente ed inconsolabile in modo che possa escludere eventuali patologie, o semplicemente per un consiglio.

Leggi anche La nascita: impariamo a conoscere il nostro bambino Spasmi affettivi: come riconoscerli e come affrontarli serenamente

Источник: https://www.amicopediatra.it/crescita/capire-calmare-pianto-del-neonato_sintomatologie-aspecifiche_neonato_allattamento/

Sviluppo del Neonato, Pianto del neonato: come interpretarlo

Come riconoscere i motivi del pianto del bambino

Il pianto del neonato può essere isterico, inconsolabile, improvviso, continuo… ma è il mezzo attraverso il quale il neonato comunica il suo umore e i suoi bisogni.

Fin dalla nascita il bambino capisce abbastanza rapidamente che il suo pianto richiama l’attenzione di mamma e papà, e inizia ad utilizzarlo come mezzo di comunicazione, insieme al linguaggio del corpo.

 Man mano che il bambino cresce il pianto diminuisce perché può iniziare ad esprimersi meglio anche con il viso, attraverso sorrisi e smorfie, e presto anche con le prime forme di linguaggio vocale.

Rischi nell'interpretare male il pianto del neonato

Quando il neonato piange va prima di tutto ascoltato e osservato.

Il genitore deve intervenire prontamente, questo aiuta il bambino a crescere più sicuro di sé e del suo rapporto con i genitori, ma non prima di aver capito cosa il bambino sta chiedendo.

A volte addirittura non bisognerebbe intervenire perché il pianto del neonato è anche un meccanismo attraverso il quale il bambino scarica la tensione da eccesso di stimoli, per esempio quando è troppo stanco e ne ha bisogno prima di addormentarsi.

Il rischio più grave è quello di interpretare ogni pianto del neonato come una richiesta di latte, il che avviene facilmente quando si allatta al seno a richiesta. Quando questo succede si creano due tipi di problemi:

  • Anzitutto il bambino capirà che il suo pianto non viene ascoltato, o quanto meno capito, e quindi poco a poco perderà la capacità di usarlo efficientemente come forma di comunicazione;
  • In secondo luogo l’allattamento prenderà dei ritmi estremi che affaticheranno sia la mamma che il bambino senza peraltro garantirne il corretto nutrimento (il bambino che mangia spesso tende a succhiare per poco tempo e quindi prende solo la parte più liquida del latte anziché quella più grasse e nutriente che arriva a fine poppata)

Come interpretare il pianto del neonato

Ogni tipo di pianto è diverso ed accompagnato da un linguaggio corporeo ben preciso. Ci vuole comunque del tempo e tanta buona volontà per imparare ad interpretare questa forma di linguaggio. La cosa più importante è non perdersi d’animo soprattutto nelle prime, durissime, settimane.

Inizialmente basati anche sul tuo intuito: pensa a quanto tempo è passato dall’ultima poppata (se meno di un’ora o anche due non può essere fame), dall’ultimo pisolino, dall’ultimo cambio di pannolino; analizza l’ambiente per capire se può avere caldo o freddo o essere infastidito da qualche rumore o profumo; osservalo per capire se ha dell’aria nel pancino o è stanco. Cerca poi poco a poco di isolare una o due forme di pianto, generalmente partendo da quella per il sonno che è più facile e poi quella per fame che è importante, e focalizzati sul capire cosa fare per calmarlo in quei casi. Di seguito trovi una descrizione di tutti i tipi di pianto e di come riconoscerli.

Il pianto del neonato per fame

  • Pianto del neonato: inizia come un leggero rumore in gola, simile alla tosse, prima di trasformarsi in pianto, dapprima breve e poi più stabile.
  • Linguaggio corporeo: si succhia le labbra, arriccia la lingua sui lati, allunga il collo all’indietro, porta i pugni alla bocca.
  • Come comportarsi: dagli da mangiare il prima possibile per evitare che si agiti eccessivamente e che di conseguenza mangi male, ingoiando anche troppa aria. Se il latte deve essere preparato cerca di distrarlo momentaneamente con qualche attività.

Il pianto del neonato per sonno

  • Pianto del neonato: prima 3 lamenti, seguiti da un pianto forte e due brevi respiri, poi riprende un altro pianto lungo e forte. Se non si interviene dopo poco il bambino si calma e si addormenta come di colpo.
  • Linguaggio corporeo: sbadiglia e sbatte le palpebre, si graffia il viso, inarca la schiena, scalcia e sbatte le braccia.
  • Come comportarsi: elimina qualsiasi stimolo e mettilo in un ambiente in cui possa dormire. Puoi cantare qualcosa o accendere dei suoni che lo aiutino a calmarsi. Evita di dargli l’abitudine di addormentarsi in braccio.

    Se lo lasciate sfogare per solo un paio di minuti potrebbe addormentarsi da solo e dopo aver scaricato tutto lo “stress” che non gli permetteva di dormire.

Il neonato piange perché vuole compagnia

  • Pianto del neonato: rumorini tipo versetti, smette appena preso in braccio.
  • Linguaggio corporeo: si guarda intorno cercandoti.
  • Come comportarsi: prendilo in braccio ma a volte anche una carezza sulla schiena e qualche dolce parola soddisfano il suo bisogno e stimolano la sua autostima.

Il neonato piange perché ha il pancino troppo pieno

  • Pianto del neonato: pianto agitato dopo aver mangiato.
  • Linguaggio corporeo: rigurgito.
  • Come comportarsi: aiutalo a fare un ruttino e offrigli un ambiente tranquillo per rilassarsi.

Il pianto del neonato per coliche/dolore/aria nel pancino

  • Pianto del neonato: urla acute che cominciano senza preavviso.
  • Linguaggio corporeo: il corpo si irrigidisce, il volto è contratto in un’espressione di dolore.

  • Come comportarsi: cerca la posizione più comoda per lui, di solito dondolato a pancia in giù sull’avambraccio, magari dandogli qualche colpetto sul sederino.

    Puoi provare anche a fare dei massaggi anti-colica sul pancino o appoggiarvi un cuscino di noccioli di ciliegio caldo.

Il pianto del neonato per caldo

  • Pianto del neonato: inizia come un lamento nervoso, simile a un respiro affannoso, dopo 5 minuti si trasforma in pianto.
  • Linguaggio corporeo: è caldo e sudato, rosso in viso, fatica a respirare.
  • Come comportarsi: spoglialo o cerca di abbassare la temperatura ambientale evitando sbalzi bruschi.

Il pianto del neonato per freddo

  • Pianto del neonato: pianto forte con tremolio del labbro inferiore.
  • Linguaggio corporeo: pelle d’oca e di colore bluastro, mani e piedi freddi.
  • Come comportarsi: coprilo o cerca di aumentare la temperatura ambientale evitando sbalzi bruschi.

Il pianto del neonato per malattia

  • Pianto del neonato: la tonalità del pianto tende a diminuire dopo qualche minuto, come se il bambino perdesse forza.
  • Linguaggio corporeo: è assopito, senza sorriso, spesso con gli occhi chiusi, non ha voglia di far nulla.
  • Come comportarsi: misuragli la febbre e se superiore a 38 o 38,5 rettale somministra un antipiretico. Chiama il medico ma allarmati solo se il bambino sembra non reagire a nessun stimolo.

Источник: https://it.mukako.com/it/consigli-per-le-mamme/pianto-neonato

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: