Come possiamo spiegare la disabilità ai nostri figli

Come spiegare la diversità ai bambini: 5 consigli utili

Come possiamo spiegare la disabilità ai nostri figli

Spiegare ai bambini la diversità ed educarli al rispetto e all’inclusione è importante per determinare il tipo di atteggiamento che essi assumeranno nei confronti degli altri nel corso della loro vita.

I bambini sono molto curiosi, si pongono mille domande e sono particolarmente inclini a notare le differenze tra le varie persone.

Che si tratti di una caratteristica fisica, del colore della pelle, del modo di parlare, o di qualsiasi altra cosa, arriverà il giorno in cui i nostri figli si chiederanno, e ci chiederanno, perché quella persona è diversa da loro o da noi.

Proprio per questo motivo, essere pronti a parlare di diversità con i nostri bambini è essenziale per la loro crescita ed educazione.

In questo articolo vedremo 5 consigli utili su come spiegare la diversità ai bambini in maniera semplice ed efficace.

H3: Spiegare la diversità con sincerità

Il primo consiglio è sicuramente quello di essere sempre chiari e sinceri con i nostri figli. I bambini non giudicano e questo rende il compito molto più facile.

Inoltre, si fidano di noi e la loro visione del mondo si basa spesso sui nostri insegnamenti e consigli. Non temiamo di essere sinceri con loro, saranno pronti ad accettare ogni nostra spiegazione.

Parliamo della diversità e dalla disabilità con naturalezza e tranquillità, proprio come faremmo per qualsiasi altra cosa. Un piccolo suggerimento: armiamoci di pazienza! Probabilmente ci toccherà rispondere a qualche milione di domande, ma a parte questo possiamo essere certi che tutto filerà liscio come l’olio.

In fondo, i nostri figli stanno ancora imparando a conoscere il mondo e le persone in tutte le loro sfaccettature e non c’è momento migliore per far capire loro che essere diversi è del tutto normale.

Diverso è unico

Per iniziare, potrebbe essere utile far notare ai bambini che tutte le persone, grandi e piccole, sono diverse tra loro e che, guardando con attenzione, proprio nessuno è uguale a un altro. Probabilmente lo sapranno già (e non si risparmieranno di dircelo!). I bambini sono, infatti, osservatori attentissimi, spesso molto più degli adulti.

Essi notano subito un colore della pelle diverso, un modo differente di parlare, un difetto fisico e qualsiasi altra particolarità, piccola o grande che sia. Essi sono inoltre molto schietti e ci mettono poco a chiedere: perché quel bambino è nero? Perché quel signore porta gli occhiali e io no? Perchè quella bimba non ha una gamba? E ancora, perché quel bambino non sa parlare?

Qualsiasi sia la peculiarità di una persona, stiamo certi che la noteranno. Ma niente paura, come abbiamo già affermato, ogni loro domanda è priva di qualsiasi giudizio ed è dettata dalla semplice curiosità.

Il nostro compito, in questa fase, è quello di far capire ai più piccoli che le differenze fisiche, i modi di fare, e i tratti caratteristici di una persona sono ciò che la contraddistingue e rende unica. Per ogni domanda, cerchiamo una risposta semplice ed esprimiamolo con un linguaggio adatto all’età dei nostri interlocutori.

Per aiutarli a comprendere meglio la diversità, facciamo qualche facile esempio. Spieghiamo la differenza tra chi porta gli occhiali e chi no, tra chi ha i capelli e chi è pelato, tra chi cammina e chi ha la sedia a rotelle, e così via. In questo modo i nostri bambini impareranno a capire e rispettare la diversità così velocemente da lasciarci stupefatti.

Diversità come opportunità

Durante i primi approcci alla diversità e alla disabilità, facciamo in modo di trovare opportunità utili per far interagire i bambini in maniera naturale.

Suggeriamo ai nostri piccoli di mettersi in squadra con quel bambino ivoriano che è molto bravo a giocare a calcio o insegniamo loro ad aiutare un bambino in carrozzina a superare un ostacolo se ne ha necessità. Mettete l’accento sulla bellezza dell’inclusione e sul “più siamo, più ci divertiremo a giocare”.

Un altro approccio utile può essere quello di valorizzare le abilità degli altri bambini. Un esempio? La bambina che può usare un solo braccio saprà sicuramente insegnare agli altri bimbi come fare tante cose con una mano sola. Così come un bimbo cieco potrà aiutarli a capire quanto ascoltare i suoni e toccare le cose sia utile ad orientarsi nello spazio.

Voglio portarvi un altro esempio personale, che mi è rimasto davvero dentro: quando  ho frequentato il conservatorio, il mio (ineccepibile) insegnante di pianoforte cieco dalla nascita, nelle pause fra le lezioni ci insegnava a riconoscere le monete in base al rumore che facevano cadendo sul tavolo. La sua sensibilità aveva reso più acuti gli altri suoi sensi.

Insomma, cogliamo ogni piccola occasione per creare momenti di inclusione.

Diverso sì, ma non troppo

Fai capire ai bambini che le persone diverse tra loro hanno anche molte cose in comune. Potrebbe sembrare un discorso scontato, ma fidati, per i più piccoli non lo è.

Dopo aver risposto ad ogni domanda o dubbio sulle diversità e disabilità, poniamo l’attenzione sulle cose simili. Qualsiasi esempio ci venga in mente può andar bene.

Noi ti suggeriamo di iniziare con cose semplici: dal naso al colore degli occhi, dall’età al cartone animato preferito e chi più ne ha più ne metta.

Troviamo il modo di far riconoscere i nostri bambini negli altri per creare un qualche tipo di vicinanza.

Nel caso dei bambini disabili, facciamo capire ai nostri figli che, seppur con tempi diversi o con la necessità di qualche aiuto in più, anche loro possono fare moltissime delle cose che fanno gli altri. Proprio come quando loro stessi hanno sete ma non arrivano a prendere il bicchiere e devono chiedere aiuto a qualcun altro.

Diversità e inclusione: cosa non fare

Il nostro ultimo consiglio riguarda cosa non fare quando i bambini si trovano di fronte a persone diverse. Non neghiamo l’evidenza e non fingiamo che la diversità non esista.

Affrontare il tema della diversità fisica, razziale o culturale è un passaggio molto delicato e fondamentale per l’educazione dei bambini. Far finta che non esista oltre che ad essere irrispettoso, non serve a nessuno, men che meno ai nostri bambini.

Come abbiamo precisato più volte, i bimbi sono molto attenti e sono in grado di notare differenzeche spesso sfuggono anche ai nostri occhi. Negare che altri bambini siano differenti da loro, nonostante essi lo vedano chiaramente, non farà che confonderli e renderli insicuri.

Non abbiamo paura di parlare della diversità, sapremo farlo benissimo. Ricordiamo solo di essere chiari, di usare un linguaggio semplice e libero da pregiudizi e tutto andrà per il meglio.

Alla fine i bimbi capiranno che la normalità non è un concetto che esiste, perché le diversità sono infinite e spesso possono rivelarsi delle straordinarie risorse.

Источник: https://casatabata.com/spiegare-ai-bambini-la-diversita/

Come spiegare la disabilità ai bambini

Come possiamo spiegare la disabilità ai nostri figli

Trovare le parole giuste, lasciare spazio alle domande e interrogarsi sinceramente su come effettivamente la pensiamo noi: i consigli su come spiegare la disabilità ai bambini.

Tra le scoperte dei primi anni di vita, di quelle che si possono fare ai giardinetti o ai pranzi di famiglia, c'è quello della diversità.

E può succedere che nostro figlio, presto o tardi, entri in contatto con la disabilità: un compagno di scuola o di gioco, ma anche la malattia di un parente più o meno vicino. Come affrontare allora un tema così delicato con i bambini? Abbiamo chiesto consiglio alla dott.

ssa Roberta Speziale, psicologa che collabora con Anffas Onlus, l'Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale.

La disabilità non è un tabù: parlatene

“Il primo consiglio che mi sento di dare può sembrare semplice, ma è sempre il più utile: parlatene. La disabilità non è un tabù, non è qualcosa di vergognoso davanti a cui cambiare discorso” spiega l'esperta.

Soprattutto con i più piccoli, è importante farlo usando un linguaggio comprensibile, che non spaventi o renda ancor più distante il tema: “L'ideale parlarne con naturalezza a partire dalle loro domande. Date spazio alle loro curiosità e passate il messaggio che va bene notare la disabilità e chiedersi il perché. Ricordatevi che un bambino chiede una cosa solo quando si sente pronto per capirla”.

Trovate le parole giuste

Nel parlare di disabilità poi è importante usare e insegnare ad usare una terminologia rispettosa, che non trasmetta stigma o disprezzo anche involontariamente: “Va bene usare la parola disabilità, disabilità intellettiva, disabilità sensoriale.

Meglio evitare termini come ritardato o handicappato che possono urtare la sensibilità della persona con disabilità e della sua famiglia, e trasmettere un'immagine negativa della disabilità.

Allo stesso tempo anche usare pietismo e commiserazione non aiuta il bambino a vedere la persona disabile come essere umano in tutta la sua dignità”.

Siete sinceri

I bambini sono piccoli, ma molto acuti. Si accorgono benissimo se qualche compagno fa più fatica di lui nei movimenti, o si comporta in modo “insolito”.

Ma non per questo giudicano, semplicemente si interrogano sul perché: “Da parte di genitori e insegnanti deve esserci grande sincerità nell’affrontare il tema e non bisogna negare l’evidenza dicendo che quel bambino è uguale a loro. Ha gli stessi diritti certo, ma è diverso.

Vi accorgerete della spiazzante semplicità con cui i bambini sono in grado di capire e accettare le diversità”. In fondo, un compagno con disabilità è diverso da loro, almeno tanto quanto ogni altro loro compagno.

Affrontare la disabilità in classe

A scuola, primo luogo di socialità e di definizione di sé, è importante “separare la condizione di disabilità dalla persona. Una persona non è la sua disabilità, ma ha tante altre caratteristiche, alcune simili alle nostre, altre differenti. Ed è importante accettarle tutte.

Questo atteggiamento è l’arma migliore per prevenire ogni forma di bullismo”.

Nelle dinamiche di gruppo poi bisogna far concentrare la classe “sulle risorse e sulle somiglianze, aiutando i bambini ad entrare in empatia e spingendoli a ricercare il significato, l'emozione, lo stato d'animo che possono sottostare ad un determinato comportamento inizialmente difficile da comprendere”.

Spiegare la disabilità con dei giochi

Il gioco è una grande forma di inclusione, soprattutto se porta i bambini a collaborare tra loro: “Una piccola attività da proporre in gruppo per far familiarizzare i bambini, a casa o a scuola, con la disabilità può essere quella del role-play.

È possibile far sperimentare ai bambini differenti tipologie di disabilità in prima persona: ad esempio, facendoli muovere su una sedia a rotelle, oppure realizzando un gioco in cui è necessario comprendere cosa dice un'altra persona leggendo soltanto il labiale, chiedendo di rispondere a delle domande scritte in un linguaggio molto difficile o in una lingua straniera per far familiarizzare con le difficoltà relative all'apprendimento, o ancora invitandoli a far comprendere ad un gruppo il significato di una frase come “sono nervoso perché ho mal di stomaco” senza usare il linguaggio parlato”.

Questo può aiutare i bambini a mettersi nei panni degli altri e ad entrare in maggiore empatia con gli stati d'animo e le difficoltà che chi ha una disabilità può incontrare tutti i giorni.

Libri per bambini sulla disabilità

A casa o in classe è bello anche leggere tutti insieme alcune favole sulla disabilità. La dott.ssa Speziale propone:

  • “L'avventura di Oliver in piazza” e “L'avventura di Oliver tra i ricordi”, entrambi scritti dalla Pedagogista Gabriella Fredduselli ed editi da Erickson Live. “Sono favole scritte anche nella versione facile da leggere accessibile anche ai bambini con disabilità intellettiva che affrontano il tema della diversità e si prestano ad essere utilizzati anche in classe”.
  • “Compagni di diritti – la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità spiegata ai bambini delle scuole primarie” a cura di Lorenzo Fronte, edito da Erickson Live, che può essere utilizzato per svolgere un percorso in classe, contenendo anche stimoli per attività da far fare ai bambini
  • Il fumetto a questo link che parla appunto di diversità
  • La pubblicazione “Parliamo di abilità” a cura di Unicef, “utile per i bambini e ragazzi un po' più grandi”
  • “Questo elenco, suddiviso per fasce d'età, suggerisce diverse letture, lo trovo molto utile”
  • Sul tema film, a questo link si possono trovare cartoni animati classici, con una chiave di lettura sul tema della diversità

Disabilità e bambini: il nostro approccio

L’ultima ma fondamentale sottolineatura è rivolta a genitori, insegnanti, educatori: “Chiediamoci come ci approcciamo, noi per primi, alla disabilità? L’urgenza di affrontare il tema con i bambini è un’ottima occasione per misurarsi con la propria visione, spesso superficiale.

Ricordiamoci che i bambini apprendono molto dal nostro comportamento, che funge da modello. Il modo in cui ci comportiamo di fronte alle disabilità, le conversazioni che facciamo in loro presenza – anche quando non ci rivolgiamo direttamente a loro – contano più di qualsiasi spiegazione.

La nostra associazione è sempre disponibile per dare tutte le informazioni di cui le persone necessitano: il sito è anffas.net, telefono 063611524 ”.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/come-spiegare-disabilita-bambini

Perché è importante parlare di disabilità ai bambini

Prima o poi, però, è inevitabile che i bambini escano dall’isola felice dentro cui vorremmo relegarli ed entrino in contatto con le difficoltà e i dolori della vita.

A scuola, in famiglia, per strada o al parco, prima o poi, saranno colpiti da qualcuno che ha un aspetto o un atteggiamento diverso o strano e, allora, con l’ingenuità che li contraddistingue, inizieranno a fare domande. Chiederanno senza malizia, senza cattiveria, ma solo per capire.

Un bambino piccolo – dimostrandosi più saggio di tanti adulti – istintivamente non dà alla diversità un significato negativo, anzi ne è incuriosito.

La nostra reazione, le nostre risposte e il nostro comportamento, a quel punto, faranno la differenza: possiamo scegliere se far continuare a credere ai nostri figli che la diversità sia parte e ricchezza del mondo e che parole come inclusione o integrazione non debbano rimanere solo concetti astratti oppure educarli secondo stereotipi, pregiudizi, paure, falsi buonismi e pietismi.

Come parlare ai bambini di disabilità?

Non spaventiamoci per le domande dei nostri bambini. Se non troviamo le parole giuste, possiamo ricorrere a internet, a dvd o a libri, ma è fondamentale rispondere sempre con sincerità e serenità, adeguandoci alla loro maturità e capacità di comprensione, ma senza bugie o mezze verità che li lascino insoddisfatti.

Ricordiamo sempre che i bambini ricorrono all’immaginazione per spiegarsi ciò che non capiscono, perciò, potrebbero crearsi opinioni irreali o falsate su questioni da cui – anche se in buona fede – noi li teniamo fuori.

Non limitiamoci, dunque, a ridurre tutto al “comunque, siamo tutti uguali”, perché è palese che non è così e rischiamo di creare solo tabù.

Non complichiamo le cose. Basta poco per far capire che – una volta chiariti i dubbi e soddisfatta la curiosità – bisogna semplicemente guardare oltre…oltre una sedia a rotelle, oltre una parte mancante del corpo, oltre un modo strano di parlare o camminare.

Oltre c’è una persona come noi, diversa da tutte le altre come diversi lo siamo anche noi, più brava in qualcosa e meno brava in qualcos’altro, simpatica o antipatica, ma, probabilmente, uguale nella voglia di amare, giocare, divertirsi, emozionarsi, arrabbiarsi, piangere, gioire, imparare e…vivere! A volte, i bambini ci sorprendono e commuovono per la facilità con cui empatizzano e superano barriere anche altissime, instaurando una rapporto immediato in situazioni difficili, ma, altre volte, potrebbe esserci bisogno di una mediazione attenta.

Un deficit di un compagno, per esempio, potrebbe effettivamente far sentire nostro figlio a disagio e, nell’imbarazzo di non sapere come comportarsi, portarlo ad allontanarsi o addirittura a rifiutarlo. In questo caso, è fondamentale aiutare nostro figlio a tirare fuori emozioni, domande o timori.

Facciamogli notare che le sue reticenze sono legate a un problema fisico o mentale e non al bambino in sé.

Sottolineiamo sempre che un bambino è sempre un bambino, che sono semplicemente persone che, magari, comunicano o si muovono in modo diverso, ma che, in fondo, ognuno di noi ha tempi e modi diversi di fare le cose e questo non deve rappresentare un problema.

Aiutare chi è in difficoltà deve venire spontaneo e non sarebbe  giusto caricare un bambino della responsabilità di prendersi cura di un altro bambino solo per dovere.

In fondo, sono per primi i bambini con delle difficoltà, a voler essere trattati in modo normale! Le amicizie si basano sulla spontaneità e la naturalezza e così deve essere anche quando gli amici sono speciali.

Educhiamo, perciò, i nostri figli al confronto che fa crescere, alla tolleranza, all’integrazione, al rispetto, ma non secondo principi teorici – che i piccoli non comprenderebbero neppure – bensì con il nostro esempio, nella vita pratica, facendo della solidarietà e dell’accoglienza un modo abituale di rapportarci agli altri.

Da leggere insieme ai bambini:
Viezzer Paola, Siamo speciali. Storie per aiutare i bambini a capire alcune diversità, Edizioni Erickson, 2009
Brownjohn Emma, Tutti diversi & tutti uguali, Gribaudo, 2011

photo credit: laburbuja via photopin cc

Источник: https://www.mammeacrobate.com/disabilita-come-spiegarla-ai-bambini/

6 cose da sapere per spiegare la disabilità ai bambini (più 1 bonus tip per i grandi!)

Come possiamo spiegare la disabilità ai nostri figli

Al parco giochi: Una bimba si avvicina, indica la sedia a rotelle di M. e mi chiede: “Cosa è?”. Le dico che M. non cammina ma grazie alla seggiolina può spostarsi velocemente da sola, nello stesso modo con cui G. si sposta con la bici.

La bimba è soddisfatta della risposta, non fa una piega (ed in effetti, perché dovrebbe?) e si mette a raccontarmi del suo gioco preferito. Suo papà arriva un po’ imbarazzato e le dice di non fare domande. Gli dico di non preoccuparsi, anzi, è giusto chiedere quel che non si sa ma lui se ne va, non molto convinto.

Forse anche io se la vita fosse andata diversamente mi sarei comportata come lui. Ecco, sarebbe anche ora di non doversi trovare dall’altra parte per imparare ad interagire con le persone.

Diciamocelo francamente: chi non ha mai avuto contatti diretti con la disabilità spesso si trova a disagio (parola forte e fastidiosa, lo sappiamo) quando incontra una persona con disabilità.

Perché? I motivi possono essere vari: dalla cattiveria (non risolvibile con un articolo di blog) all’ignoranza, nel senso letterale del termine “dal latino ignorantia: l’ignorare determinate cose, per non essersene mai occupato o per non averne avuto notizia”. Ignoriamo che un bambino con disabilità motoria non ha per forza anche una disabilità mentale.

Ignoriamo che i bambini con disordine di processamento sensoriale rielaborano le informazioni provenienti dai sensi in modo diverso dal nostro e forse quel bambino che urlava al supermercato non è maleducato ma ha avuto un sovraccarico sensoriale dovuto alle luci e ai rumori molto forti. Ignoriamo che chi non usa la voce per comunicare può utilizzare altri metodi come i segni o le immagini.

La lista è lunga ma il punto è che quel che non conosciamo ci fa paura. Per fortuna in questo caso la soluzione è anche abbastanza banale: la conoscenza è il miglior modo per diminuire la distanza tra le persone.

La bambina al parco giochi è stata fantastica: ha fatto una domanda! Smettiamola di nasconderci dietro un “non si chiede, andiamo via” che crea solo confusione nei bambini.

Iniziamo a parlare ai nostri bambini di disabilità con la stessa naturalezza che usiamo per parlare di altre cose.

Visto che spesso ci è stato chiesto qualche suggerimento su come spiegare la disabilità ai bambini eccoti alcune informazioni che ti potranno essere utili per affrontare l’argomento.

Punto 1. I bambini con disabilità sono prima di tutto bambini COME TUTTI gli altri

  • Parla a tuo figlio delle cose che bambini con o senza disabilità hanno in comune.

    Parti da concetti facili da capire: hanno un naso e una bocca? Indossano una felpa coi personaggi preferiti? Gli piace il gelato oppure la focaccia? Hanno dei gusti proprio come te! Guida la discussione per arrivare a bisogni meno materiali come amici, rispetto ed inclusione.

  • Lo sai che i bambini con disabilità possono fare moltissime delle cose che fanno gli altri bambini? Magari ci mettono più tempo o hanno bisogno di un aiuto da parte di un ausilio o di un’altra persona. Spiegaglielo con un esempio: forse anche tu hai bisogno degli occhiali (ausilio) per vedere meglio o di qualcuno più alto di te (un’altra persona) per prendere i giochi dalla mensola più alta.

Punto 2. I bambini con disabilità sono DIVERSI e la diversità non è per forza una cosa negativa

  • Fingere che le diversità non esistano serve solo a creare confusione: i bambini notano i particolari più incredibili, riconoscono tutti i personaggi dei cartoni che a noi adulti sembrano identici, credete davvero che non si accorgano che un altro bambino non cammini, non parli o che si comporti in modo diverso da loro? Negare le diversità è una mancanza di rispetto nei confronti di tutti. Rispondi alle domande che ti vengono poste in modo semplice e rispettoso, la comprensione dei bambini vi stupirà.
  • Come parlare di diversità? Inizia con esempi in cui ci si possa facilmente immedesimare: tu hai tanti capelli mentre il nonno è pelato, tu hai due braccia e quel bambino con emiplegia ha un braccio solo funzionante. Dalle differenze possono nascere opportunità. A te piace il cioccolato e a tua sorella il gelato, meglio…così non vi rubate la merenda! Cercate di suggerire momenti di interazione: aiuta il tuo amico che usa solo un braccio a prendere la palla e lui ti mostrerà come allacciarti le scarpe con una mano sola, roba fighissima!

Ricorda: è impossibile trovare due persone uguali! Siamo tutti unici: diverso aspetto, diversi gusti, diversi modi di fare, diversi interessi e diverse abilità. La disabilità è solo una parte come un’altra di quel che ogni persona è.

Punto 3. Disabilità NON significa MALATTIA

La disabilità può essere presente dalla nascita o essere una conseguenza di un incidente o una malattia ma non è una malattia e non è contagiosa! Se vi trovate in difficoltà nello scegliere le parole per spiegare la disabilità ai bambini semplificate ma utilizzate sempre un linguaggio corretto. Evitate parole come “malattia” o espressioni come “ha qualcosa di sbagliato” o “anormale”, che si contrappongono come significato alle parole “giusto” e “normale”. Per lo stesso motivo, evitate paragoni tra bambini utilizzando la parola “normale” per identificare i bambini non disabili. Può essere che i bambini utilizzino queste espressioni per farvi domande perché è il linguaggio che conoscono: voi rispondete ai loro dubbi col linguaggio corretto e vedrete che lo impareranno anche loro.

Punto 4. Le PAROLE sono importanti

Vale la regola della nonna: usa un linguaggio semplice e rispettoso.

Non credo esista una regola della nonna ma son sicura che la mia avrebbe approvato!

  • Essere esageratamente politically correct può avere un esito disastroso, come successo recentemente ad una ditta di giochi che parlando di parchi inclusivi scriveva: “Un minimo sforzo da parte degli accompagnatori nello spostamento dei poveri bambini con impedimento totale da una pedana di avvicinamento raggiunta in carrozzina ad un cestone inclusivo […]”. Questo è un esempio di come non comunicare la disabilità.
  • I bambini con disabilità non sono poverini o sfortunati. Nello stesso tempo la disabilità di per sé non rende speciali o fonti di ispirazione. Disabilità è un termine neutro, non ti rende né migliore né peggiore degli altri, cercate di trasmettere questa neutralità nel linguaggio.
  • Utilizzare la disabilità come insulto non è accettabile, nemmeno per gioco.

Punto 5. Fai DOMANDE

I bambini sono curiosi di natura, fanno un sacco di domande. Rispondigli. Sempre. Ovviamente usa con un linguaggio adatto alla loro età A volte la risposta potrebbe essere “non lo so”.

Se ti colgono impreparato (e ti assicuro che lo faranno!) e non sai cosa rispondere non preoccuparti e chiedi direttamente ai genitori del bambino con disabilità! A noi fa piacere ricevere domande quando vediamo che sono fatte per includere M.

(la nostra rockstar con la seggiolina di cui vi abbiamo accennato all’inizio).

Punto 6. Crea un AMBIENTE con CONTAMINAZIONE INCLUSIVA

Se siete arrivati fino a qui, sopravvissuti a tutto questo testo ora ho una brutta notizia: i bambini imparano più dalle esperienze e dall’ambiente in cui sono immersi che non da grandi discorsi arzigogolosi. Crea, dove possibile, un ambiente inclusivo in casa tua.

Basta poco, sai? Aggiungi alla libreria dei libri scritti non solo con testo ma anche con simboli, impara per gioco le lettere dell’alfabeto Braille e scrivi un messaggio segreto ad un amico, guarda un video con la lingua dei segni, guarda un cartone animato con personaggi con disabilità integrati coi loro amici.

Questi sono solo alcuni esempi da cui prendere spunto: l'idea è quella di creare anche in casa un ambiente che sia rappresentativo delle diversità presenti nella società.

Punto 7. Bonus Tip per i GRANDI

Rivolgiti direttamente al bambino con disabilità, non ai genitori o all’accompagnatore: non avere paura ad interagire con lui, anche se ti sembra che non ti ascolti o non ti possa capire. Dimostragli che ti sei accorto della sua presenza.

Parlagli, coinvolgilo, comportati come faresti con qualsiasi altro bambino: se ci sono due bambini fai baucettete ad entrambi.

Al bisogno, saranno i genitori ad intervenire e aiutarti (ma sappi che anche loro saranno molto felici di vederti interagire direttamente col loro figlio).

Hai altri punti che vorresti vedere discussi in questa mini guida? Scrivici e discutiamone!

Vuoi aggiungere giochi o libri così da rendere inclusivo il tuo set di giochi? Contattaci e vedremo di aiutarti a scegliere quelli più adatti alle tue esigenze!

Источник: https://www.giocabilita.it/blog/6-cose-da-sapere-per-spiegare-disabilita-ai-bambini

Gravidanza
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