Come non opprimere i bambini nel loro percorso scolastico

Dai 6 ai 10 anni: supportare il percorso di istruzione di un figlio

Come non opprimere i bambini nel loro percorso scolastico

Tutti, inconsciamente, ci aspettiamo che i nostri figli siano “tra i migliori” e a tutti pesa quando non lo sono. Eppure sappiamo che non tutti nascono o diventano bravi studenti e che non sempre i bravi studenti diventano persone di successo o persone felici, appagate e degne di stima.

Valutazione: di mio figlio o la mia?

È abbastanza comune vivere i propri figli come estensione di sé stessi, specie quando sono piccoli: di conseguenza alcuni genitori percepiscono la valutazione dei figli come fosse un giudizio su di loro.

Ma anche il più distaccato tra i genitori si augura, all’inizio del percorso scolastico, e di avere figli che riescono bene a scuola e che studiano – almeno alcune materie – con interesse.

  Figli, insomma, che abbiano un po’ di curiosità intellettuale, che sviluppino pian piano degli interessi e che li coltivino.

L’attenzione tardiva

Ma c’è anche un’altra questione, ed è questa che mi lascia perplessa: è una sorta di quella che potremmo chiamare “attenzione tardiva” e che si manifesta, tipicamente, il giorno della consegna delle pagelle, quando capannelli di genitori (perlopiù mamme) affollano le scuole confrontando voti e commentando risultati.

Si polemizza per un 7 e ci si dispera per un 6 e, improvvisamente, la scuola sembra essere diventata la cosa più importante.

Invece, sarebbe meglio se l’attenzione che viene posta al momento della pubblicazione delle valutazioni fosse posta, giorno per giorno, anche a servizio della conoscenza e dell’esperienza dei propri figli.

Ecco su cosa focalizzarsi

Quello che qui voglio suggerire, quindi, è che, per supportare il percorso di istruzione di un figlio, è meglio focalizzare l’attenzione sul sapere, saper fare e saper essere giorno per giorno, piuttosto che pensare solo alla fase finale, quella di valutazione (risultati, pagelle, esami). Insomma, mi sembra più saggio fare l’esatto contrario: prestare attenzione alla scuola nel suo svolgimento, e rilassarsi il giorno della pagella. In fondo la pagella non è il risultato, almeno non è il risultato finale, non è il solo e non è il più importante.

Aiutare il bambino, ma come?

Ma cosa vuol dire “seguire” il percorso scolastico di un figlio? Aiutarlo con i compiti? Stargli accanto nelle difficoltà? Forse anche questo, anche se la situazione migliore è sempre quella di avere figli autonomi, che si gesticono i compiti da soli.

Ma, in realtà, il tema che volevo affrontare era un’altro, ossia come seguire una figlia o un figlio giocando di anticipo e inserendo nella vita famigliare attività (anche ludiche!) che fungano da completamento di quanto fatto a scuola.  Ma che vuol dire “accompagnare”? Non sto suggerendo certo di sostituirsi a maestri e professori.

Non voglio spingere nessuno verso l’accudimento ossessivo, ma, semmai, verso l’accudimento intelligente.

Primi passi

Come? Il primo passo sarebbe quello di leggersi ogni anno, magari d’estate, il programma dell’anno scolastico successivo che inizierà a settembre.  Qualsiasi genere di scuola faccia un figlio non è difficile reperire su internet i programmi.

Per quanto riguarda i “programmi ministeriali” della scuola pubblica, teoricamente essi non esistono più, perché esistono solo gli obiettivi da raggiungere, definiti dalla legge sull’autonomia scolastica, il che dovrebbe lasciare alle scuole la possibilità di far da sé sui contenuti.

In pratica, gli obiettivi sono abbastanza dettagliati, basta curiosare tra le “Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione”, del MIUR che si possono trovare sul sito www.istruzione.it.

Come ‘accompagnare’ il bambino

Una volta letti e magari reperita qualche altra informazione dagli insegnanti, sarà semplice “accompagnare” il percorso del bambino nella scuola con altre attività famigliari in linea con i programmi.

Un giro alla parte egizia dei Musei Vaticani a Roma, se in classe tua figlia sta studiando gli egizi, un fine settimana con visita al Parco Collodi dalle parti di Pistoia, se in classe i bambini stanno leggendo Pinocchio, una visita ad un Museo di Zoologia.

  Si può passare un sabato pomeriggio in libreria per comprare un libro sugli anfibi o sul corpo umano, se questi argomenti fanno parte del programma di scienze dell’anno in corso. Chi ha una buona biblioteca pubblica nella sua zona può farla diventare una tappa ricorrente nella vita famigliare.

Andare in biblioteca può diventare come andare al parco o a far la spesa (o quasi).  Laddove le risorse economiche famigliari lo consentano, le maggiori capitali europee e americane hanno splendidi musei della scienza e planetari per bambini.

Parola d’ordine: imparare

Dei miei tre figli, la seconda ricorda un suo compleanno che fu festeggiato a Genova tra una visita all’acquario e una al museo dei bambini. Non credo che mia figlia, che aveva da bambina uno spiccato interesse per gli acquari, diventerà mai una biologa marina, ma ricorda ancora quel viaggio di famiglia: ha imparato varie cose e si è molto divertita; in fondo si fa scuola anche così.

Источник: https://www.tuttoscuola.com/dai-6-ai-10-anni-aiutare-bambini-scuola-divertendosi/

RILEGGENDO LE RIFORME : i nodi irrisolti del sistema scolastico italiano da una legislatura all’altra

Come non opprimere i bambini nel loro percorso scolastico

L’istruzione ed il sistemascolastico, anche dopo la “mini-devolution” contenuta nella Leggecostituzionale n.

3 del 18 ottobre 2001 (che introduce il concetto di“legislazione concorrente” delle Regioni nel campodell’istruzione scolastica, fatte salve le “norme generali” dipertinenza dello Stato), sono uno dei beni costituzionalmentetutelati a vantaggio dell’intera comunità nazionale.

Anche in unaprospettiva di impronta federalista (o comunque di fortedecentralizzazione), i diritti sociali e civili di tutti i cittadini,a prescindere dal territorio ove risiedono, sono tutelati dai livelliessenziali delle prestazioni (LEP) che vanno definiti a livellonazionale.

Leriforme in cantiere (quelle già realizzate, quelle preannunciate)devono saper interpretare questo principio “super partes”: è conquesto spirito che la ricerca dei punti di intesa dovrà diventarepiù stringente, con una maggiore capacità di ascolto del mondodella scuola e della sua “cultura”, evitando le faciliscorciatoie dei sondaggi d’opinione o delle pur legittimedeliberazioni delle maggioranze parlamentari.

Postain questi termini, la querellepolitica potrebbe trascinarsi all’infinito, in uno scontro tra i“vincitori e i vinti” del momento, senza però riuscire adaffrontare i nodi “sostanziali” del nostro sistema scolastico,alle prese con rilevanti problemi di “produttività culturale”,che si manifestano essenzialmente nella fascia di età 14-16 anni enei livelli successivi, ma che evidentemente trovano le loro radicianche nella prima parte del percorso formativo.

 Inodi irrisolti del nostro sistema educativo

Vogliamo ricordare alcuni deinodi irrisolti del sistema scolastico italiano:

  • un insufficiente numero didiplomati al termine del percorso scolastico a 19 anni (con unapercentuale che si aggira attorno al 75% della fascia di età, maancora lontana da quell’85% auspicato nei benchmarkseuropei1);
  • un correlato elevato livellodi “dispersione” (che oscilla attorno al 30 %), senza nessunefficace sistema di recupero (nessuna scuola della “secondaopportunità” e una scarsa flessibilità tra i diversi percorsiformativi);
  • un’insufficientepropensione dei ragazzi italiani ad intraprendere studi nella filierascientifica, tecnologica e professionale, spesso considerata di minorpregio rispetto agli studi “umanistici” (come spia di un rapportoinsoddisfacente con la cultura del lavoro, dei servizi, delle nuoveoccupazioni);
  • un livello non adeguato dipreparazione culturale, con un eccessivo numero di allievi che a 15anni si collocano nella fascia più debole; in parallelo si manifestaanche una riduzione delle fasce di eccellenza. Questi dati sonoattestati dalle ricerche Ocse-Pisa, con un peggioramento riscontratonel 2006 rispetto al 2003 ed al 2000 2;
  • un peso preponderante dellevariabili socio-culturali (come quelle territoriali, famigliari e digenere), nel determinare i risultati scolastici degli allievi;
  • una crescente disaffezionedegli studenti nei confronti degli impegni scolastici che, secondoalcune ricerche, riguarderebbe ormai il 40% degli studenti dellescuole superiori italiane.

Questa impietosa radiografia nonpuò certamente far dimenticare i grandi meriti accumulati negliultimi decenni dal sistema scolastico italiano, in termini diinclusione di nuovi ceti (la scuola, anche quella superiore, èaperta a tutti, e frequentata a 14-15 anni dalla quasi totalità deiragazzi), di attenzione alle fasce più deboli (come i ragazzi insituazione di handicap), il “peso” culturale ancora oggirivestito dai titoli di studio (basti pensare che “tutti” idiplomi consentono l’accesso all’Università, a fronte del 40-50%dei corrispondenti titoli secondari rilasciati negli altri paesieuropei).

Ma il sistema è ormai ingessato,ha perso il carattere dinamico che aveva ancora negli annisettanta-ottanta, rischia di non intercettare più le nuove domandedella società e dei ragazzi. In effetti, la scuola ha bisogno dirimettersi in movimento, di riacquistare il suo carattere di trainoper lo sviluppo della società e di opportunità di “mobilità”per i giovani.

Sembra mancare una iniezione difiducia e di credibilità che dia “senso” all’esperienzascolastica, che faccia percepire ai ragazzi (ed ai genitori) il suoeffettivo “valore aggiunto”.

Ma come si riforma la scuola?

Damolti anni ormai la riforma della scuola è al centro del dibattito enell’agenda degli impegni politici. Governo e opposizione (anche aruoli invertiti) ne hanno fatto oggetto di un intenso confronto,spesso assai acceso. Le ultime legislature (almeno dal 1996) hannovisto l’approvazione di due poderose leggi di riordino complessivodel sistema educativo: la legge 30/2000 (la c.d.

riforma Berlinguer)e la legge 53/2003 (la c.d. riforma Moratti), ma la loro attuazionesi è rivelata assai più difficile di quanto preventivato dailegislatori. Ora i Ministri appaiono più guardinghi, e lo stessopenultimo il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni (incarica nel biennio 2006-2008) si è ben guardato dal procedere ad una“terza” grande riforma della scuola italiana.

Sifa strada l’idea che sia sempre più necessario costruire un piùvasto consenso del Paese attorno al futuro della scuola, un “benepubblico” che dovrebbe essere messo al riparo da troppi repentinicambiamenti di linea politica, dovuti alle scelte alternative dilegislatura. Le grandi riforme dovrebbero assumere un respiro dilungo periodo, candidarsi a durare almeno 15-20 anni (anche perché5-10 anni sembrano necessari per “implementare” sensatamenteun’innovazione di qualche consistenza nella scuola). Ma forse èormai tramontata l’idea che il cambiamento della scuola passiattraverso la riforma degli ordinamenti, cioè la modifica dellestrutture portanti dell’istruzione attraverso provvedimentilegislativi. La “sala d’aspetto” delle grandi riforme èdesolatamente vuota. Proviamo a capire il perché.

Rischiodi disorientamento culturale

L’ordinamentoscolastico (oggi “norme generali” sull’istruzione, dopo lariforma del Titolo V della Costituzione nel 2001) ha certamente unvalore simbolico. Rappresenta il suggello (ambito da tutti iriformatori) di una possibile “definitiva” riforme della scuola.

Negli ultimi 15 anni sono state molte le innovazioni che hannointeressato la scuola, direttamente o indirettamente (federalismo eriforme amministrative, obbligo scolastico e formativo, autonomiascolastica, ecc.

), ma l’incertezza sugli scenari dei diversiprogetti di riforma e i dubbi sulla loro effettiva “durata” hannocreato non pochi contraccolpi alla scuola “reale”, alimentandodisorientamento e disillusione.

Источник: https://www.notiziedellascuola.it/corso-dirigente-tecnico/area-c2-legislazione-scolastica2-contenuti-curricoli-scolastici-discipline/il-piano-dell2019offerta-formativa/rileggendo-le-riforme-i-nodi-irrisolti-del-sistema-scolastico-italiano-da-una-legislatura-all2019altra

Gravidanza
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