Come insegnare le buone maniere ai bambini: regole di buona educazione

Buone maniere: quando e come insegnarle ai bambini?

Come insegnare le buone maniere ai bambini: regole di buona educazione

Oggi viviamo in una società multietnica, in cui ci confrontiamo continuamente con persone di culture e costumi differenti dai nostri.

Ha ancora senso insegnare ai bambini le cosiddette buone maniere? «Direi proprio di sì», risponde Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università di Milano.

«La buona educazione è una questione di sostanza, non di forma. È una modalità che comprende due dimensioni: la responsabilità del proprio agire e il rispetto dell’altro. Attraverso di essa il bambino apprende  che il mondo non è centrato solo su di lui.

Occorre un lavoro di negoziazione costante tra ciò che si vuole e ciò che si può». L’obiettivo è costruire ‘competenze sociali’, insegnare ai bambini a comportarsi in modo corretto e a stare bene con il prossimo nei contesti più vari: a scuola, per strada, in palestra, in spiaggia.

Allenati fin da piccoli

Crescendo, il bambino si confronta con diversi tipi di regole.

 «Ci sono quelle che potremmo definire salva-vita, che insegnano degli obblighi riguardo a situazioni rischiose e non sono negoziabili: non si tocca il forno quando è caldo, non si attraversa la strada senza guardare…», osserva l’esperto.

«Un secondo gruppo è quello delle regole che riguardano l’autonomia, attraverso le quali il bambino impara a prendersi cura dei suoi bisogni, come per esempio quelli legati all’igiene (bisogna lavarsi le mani prima di mettersi a tavola).

Infine, ci sono le norme legate alla socializzazione, al rispetto per l’altro e per l’ambiente circostante: quando si incontra qualcuno è bene salutare, se voglio andare sull’altalena devo aspettare il mio turno… Tutte queste regole, naturalmente, non vengono apprese in modo automatico, ma sono frutto di una sorta di allenamento, che deve tenere conto anche delle fasi di sviluppo del bambino».

A tavola: bon-ton a misura di bambino

Prendiamo un ambito come lo stare a tavola, in cui le regole della buona educazione saltano subito all’occhio.

Come insegnare al piccolo a comportarsi in modo corretto, senza travolgerlo con una valanga di “Questo non si fa”? «La strategia può essere quella di semplificare, trovando un denominatore comune a norme diverse», suggerisce Federica Buglioni, esperta in educazione alimentare, autrice di libri sul rapporto tra bambini e cibo.

«Si può dire, per esempio, che a tavola è vietato tutto quello che toglie l’appetito: quello che è sporco, quello che è volgare, quello che è spiacevole da vedere. Quindi: non si parla con la bocca piena, non si alza la voce, non si litiga.

E ancora: la tavola è il luogo della condivisione: per questo non si arraffa dal piatto di portata, ma si aspetta pazientemente che ciascuno prenda la sua parte.

Se forniamo a un bambino uno strumento di lettura, lui saprà comprendere il ‘perché’ delle regole e se sbaglia saprà correggersi da solo».

La norma, ovviamente, può essere adattata all’età.

 Se il bimbo è troppo piccolo, per esempio, e fa fatica a rimanere seduto a tavola per l’intero pranzo, quando desidera andare a giocare gli si può insegnare a chiedere: “Posso alzarmi da tavola?”.

E al ristorante? «Innanzitutto è importante scegliere il locale giusto: non troppo formale, né troppo affollato e rumoroso», commenta Buglione. 

«Conviene inoltre avere l’accortezza di farsi dare un tavolo d’angolo, in modo che il bambino possa alzarsi senza disturbare.

Facciamo del nostro meglio, insomma, per creare le condizioni giuste perché anche i piccoli possano sentirsi a proprio agio. Per ingannare i tempi morti dell’attesa, sì a un piccolo gioco o a fogli e matite colorate.

No, invece, a giochi elettronici rumorosi che possono dare fastidio agli altri commensali».

Le regole non vanno imposte ma interiorizzate

È fondamentale che il bambino capisca che certe cose non si fanno non, semplicemente, perché lo diciamo noi, ma perché potrebbero provocare dispiacere a qualcuno oppure nuocere a se stesso o ad altri», osserva Elena Zighetti, psicopedagogista a Milano.

«I no, in un certo senso, sono come dei paletti, che indicano lo spazio in cui potersi muovere in sicurezza. Il bambino stesso ne sente la necessità: senza regole, e quindi senza limiti, si sentirebbe disorientato.

Naturalmente va evitato anche l’estremo opposto: i troppi no rischiano di creare un bambino insicuro, impaurito, incapace di prendere decisioni in autonomia».

Come favorire questo processo?

«Innanzitutto fornendo sempre le motivazioni del limite che viene posto: “Non si gioca con il coltello perché ci si può fare male”, “Non si sale sul divano con le scarpe perché si sporca”, e così via», risponde la psicopedagogista. «Allo stesso modo, facciamogli presente anche le conseguenze che potrebbe avere un certo comportamento: “Se non saluti, le persone restano male”, “Se parli a voce tanto alta disturbi gli altri”». 

Le richieste, però, non devono essere generiche, ma esplicite. Non diciamogli un vago “Fai il bravo” o “Comportati bene”, ma esprimiamo chiaramente che cosa ci aspettiamo da lui in una determinata circostanza. Per esempio, “Sulla metro, è una cosa bella cedere il proprio posto a una persona anziana”, o ancora “Le code vanno rispettate”».

Qualche astuzia per farsi ascoltare

Un piccolo trucco per evitare che le nostre raccomandazioni cadano nel vuoto è quello di fare le richieste nel momento opportuno. Se il bimbo sta guardando la fine del suo cartone animato preferito, non pretendiamo che vada a mettere a posto le scarpe che ha lasciato all’ingresso proprio in quel momento.

«Un altro modo per evitare inutili conflitti è quello di avvisarlo per tempo quando un impegno lo aspetta: “Finito questo cartone animato farai il bagnetto”. “Ancora tre discese dallo scivolo e poi torniamo a casa”», osserva l’esperta.

«In questo modo, il bambino sa già che cosa accadrà e che cosa dovrà fare dopo poco e accetterà meglio l’idea. In ogni caso, la richiesta va fatta con tono calmo, ma deciso: al bambino deve essere chiaro che non si ammette alcuna replica.

E se si comporta male?

«Riuscire a mantenere la calma di fronte a un bambino che grida o si getta a terra di fronte a un “no” può essere veramente difficile», ammette la psicopedagogista. «Talvolta, il bambino lo fa per vedere fino a che punto può arrivare, per capire se stiamo facendo sul serio o c’è la possibilità di averla vinta. Rispondere con pazienza e fermezza è importante.

Spieghiamogli che con pianti e urla non otterrà alcun risultato, e non lasciamoci intimorire nemmeno se la scenata dovesse avvenire in un luogo pubblico.

Il suo bisogno di essere approvato dai genitori resta comunque molto forte, tant’è vero che spesso capita che, di fronte a una scenata estrema, basti un abbraccio per far sciogliere tutta la sua rabbia in un pianto liberatorio».

Il valore della gentilezza

Tenere conto delle esigenze del nostro interlocutore, non fare ad altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi, mostrare empatia e sensibilità: l’espressione ‘buone maniere’ comprende tutte queste cose.«Non è mai troppo presto per insegnare la gentilezza, che non si traduce soltanto e semplicemente in azioni garbate o parole educate – grazie, per favore, posso? -, ma esprime un modo di essere», dice la psicopedagogista Elena Zighetti. 

«La nostra maniera di comportarci parla di noi, dei nostri valori, dei nostri sentimenti, della nostra capacità di costruire relazioni con gli altri», sottolinea Zighetti. «Educare il bambino in questa direzione significa anche pensare al suo futuro, formare una persona capace di instaurare rapporti appaganti, basati sul rispetto e l’autenticità».

Gli è scappata una parolaccia

Come reagire quando nostro figlio se ne esce all’improvviso con una brutta parola?

  • «Se il bimbo è piccolo magari non ne conosce nemmeno il significato: la usa perché l’ha sentita dal compagno o dal fratello maggiore, per vedere la reazione che provoca e per sentirsi grande», osserva Zighetti. «Chiediamogli che cosa voleva dire, spiegandogli che ci sono altri modi per esprimersi».
  • Se il bambino è più grande e usa la parolaccia per sfogarsi in un momento in cui è molto teso, accogliamo la sua emozione (“Vedo che questa cosa ti ha fatto arrabbiare”), sempre spiegando, con calma, che i sentimenti possono essere espressi in altro modo. Non rimproveriamolo davanti agli altri, ma preferiamo un colloquio a due, più efficace.
  • E se l'ha sentita da un genitore? «Può capitare», risponde l’esperta. «Se c’è stato un episodio particolare a cui il bimbo ha assistito, per esempio un torto subìto nel traffico che ci ha fatto andare in escandescenze, spieghiamogli il nostro stato d’animo e mostriamo rincrescimento per esserci espressi in quel modo. Se invece le parolacce vengono usate in famiglia, è difficile che il piccolo non le ripeta. Se ci dà fastidio che le dica, assumiamoci per primi l’impegno di non usarle più».

Siamo davvero sicuri di dare l’esempio giusto?

L’esempio dei genitori, naturalmente, è fondamentale. «Insegnando le regole al bambino noi stiamo costruendo un’impalcatura che deve poi durare tutta la vita», sottolinea Pellai.

«Ma per questo è indispensabile dimostrare che anche la mamma e il papà ce l’hanno». “Sto trasmettendo l’esempio corretto a mio figlio?” è una domanda che un genitore dovrebbe porsi costantemente.

E che non è poi così scontata.

«In particolare, oggi uno dei territori in cui gli adulti rischiano di predicare bene e razzolare male è quello della tecnologia», commenta l’esperto. «Si rischia di essere sregolati tanto quanto i più giovani.

 Invece, fin da quando i figli sono molto piccoli è importante cheil genitore avverta che sta seminando un modello di comportamento su cui potrà generare regole molto solide e strutturate quando il bambino sarà cresciuto.

Per esempio: il cellulare non si tocca quando si è a tavola. E prima di andare a letto, la sera, lo si lascia in cucina o in bagno. In questo modo, il bambino impara che in certi momenti la tecnologia deve essere ‘messa a dormire’: lo fanno anche la mamma e il papà».

Francesca Mascheroni

Su cosa punti soprattutto per insegnare le buone maniere a tuo figlio?

Источник: https://quimamme.corriere.it/bambini/psicologia-infantile/bambini-buone-maniere

Come educare bene i bambini

Come insegnare le buone maniere ai bambini: regole di buona educazione

Serve tempo, e non poco, per vincere la scommessa dell’educazione dei bambini. Tempo mai sprecato. Servono collaborazione e complicità, magari con una sana distinzione dei ruoli, di entrambi i genitori, senza mettere tutte le parti più faticose e più rognose sulle spalle delle mamme.

E serve una buona dose di fortuna, che nella vita non dovrebbe mai mancare. Mettete insieme questi ingredienti, aggiungetene altri di vostra conoscenza, e vi rendete conto di quanto sia complicata, ma allo stesso tempo appassionante, questa partita con i nostri figli.

Anche perché ogni volta che un bambino cresce, insieme a lui crescono e maturano anche i genitori. 

COME EDUCARE BENE I BAMBINI 

Nell’educare i nostri figli, infatti, dobbiamo mettere nel conto la possibilità di sbagliare, e consideriamo che il mestiere di genitore è affascinante quanto difficile. Però possiamo provare a condividere alcune esperienze, ed a farle diventare dei consigli utili per la comunità di Non sprecare.

Ma torniamo a parlare di buoni metodi per educare i figli, specie quando sono ancora piccoli.

Tanti sforzi pedagogici spesso non ottengono i risultati sperati generando, piuttosto, veri campioni di maleducazione che in nome della libertà creativa – guai a frustrarla – imperversano prepotenti e sguaiati a scuola e al supermercato, per la strada e al parco, in casa propria e altrui. Rimproverarli non si può perché ha un effetto deleterio sull’autostima (la loro) e sopportarli neppure perché ha un effetto devastante sul sistema nervoso (il nostro).

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COME INSEGNARE AI BAMBINI IL RISPETTO DELLE REGOLE

Confondere la spontaneità con la villania, l’esuberanza con la grossolanità, far passare per fantasioso quel che che è banalmente sgarbato è un’abitudine comune a molti genitori: i maleducati sono sempre i figli degli altri.

 Innegabile che volgarità e rozzezza siano dilaganti. E non certo per colpa dei bambini senza educazione ma per merito esclusivo dei genitori, che quell’educazione non possono insegnarla perché non l’hanno imparata mai.

Educazione e buone maniere, poche regole che venivano impartite dai genitori attraverso l’esempio e la pratica quotidiana, sono sconosciute ai più, la lingua universale della gentilezza è da annoverare tra quelle in via di estinzione.

Non dovrebbe stupire, quindi, che fiorisca una manualistica rivolta ai giovani genitori che spiega cos’è l’educazione e come la si insegna.

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GALATEO PER BAMBINI

A partire dalle regole più banali, per esempio che si risponde ai saluti e che li si porge per primi quando si entra in una stanza dove ci sono già altre persone.

Chi non lo sa? Ci sono genitori che hanno bisogno di questi libri, spiega Nessia Laniado, scrittrice ed esperta di terapia della famiglia, autrice di “Bon ton per bambini” (Red, pagine 93, euro 12.

90), l’ultimo dei suoi libri dedicato all’educazione dei più piccoli, e in genere sono quelli che cercano il consenso dei propri figli, che vorrebbero essere loro amici piuttosto che loro educatori, che si cullano nell’errata convinzione che lasciare i bambini liberi di scegliere sia il modo giusto per crescerli autonomi e giudiziosi.

Già il termine bon ton sembra appartenere a un’altra epoca: va da sé che il galateo moderno non può essere un noioso elenco di norme cervellotiche né un manuale di rituali oziosi o di frasi fatte.

Piuttosto, serve un’etica del concreto, calata nelle manifestazioni quotidiane, nei piccoli gesti e nella sollecitudine, una via per affinare se stessi e avere un’autentica attenzione ai bisogni di chi ci circonda.

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COME EDUCARE BENE I PROPRI FIGLI

Non basta la cortesia: per stare al mondo bisogna ricorrere alla gentilezza, un atteggiamento mentale. Si tratta di instillare nel bambino alcuni principi basilari di comportamento come autentica espressione di attenzione nei confronti dell’altro.

Un’etica delle piccole cose, di gesti semplici ma significativi riflessa anche in altri due manuali sullo stesso tema – l’educazione – ma rivolti direttamente ai più piccoli: Giusi Quarenghi spiega ai diretti interessati come si diventa un gentil bambino, una persona che non ha bisogno di farsi dire, ripetere, urlare un milione di no in “Manuale di buone maniere per bambini e bambine” (Rizzoli, euro 12.50). Per diventare un gentil bambino si ha bisogno di esempi. Se un papà ha l’abitudine di insultare gli altri auotomobilisti quando è al volante, è molto probabile che il suo bambino prenda l’abitudine di insultare gli altri bambini. Se una mamma è un’urlatrice, è facile che la sua bambina diventi un’urlatrice.

LIBRI SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI

In sintesi: i divieti devono essere coerenti, reciproci e rispettosi e un buon esempio vale più di mille parole.

Anche se qualche spiegazione ci vuole: perchè bisogna cedere il posto in auto o sul metro a chi ha più bisogno di stare seduto? E come mai non si deve interrompere chi sta parlando? Davvero è necessario aprire la porta a chi non è in grado di farlo? A queste e a molte altre domande risponde Annie Grove con “Leon e le buone maniere” (Giralangolo, 11 euro), un libro destinato ai piccolissimi molto illustrato e con poche ma azzeccate parole che descrivono le buone maniere (e che potrebbero tornare utili ai genitori tempestati dai perché).

CONSIGLI UTILI PER L’EDUCAZIONE DEI FIGLI 

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Le 40 regole della buona educazione per i bambini – Articoli Giovani Imprese

Come insegnare le buone maniere ai bambini: regole di buona educazione

La scrittrice NessiaLaniado ha pubblicato il libro; “Galateodeibambini“, per educare i bimbi a comportarsi bene in ogni situazione, dalla tavola di casa a quella del ristorante, fino agli atteggiamenti da assumere verso sé stessi e verso gli altri.

La buona educazione

Secondo uno studio dell’Ipsa, ovvero l’IstitutoItaliano di StudiTransdisciplinari svolto dallo psicoantropologoMassimoCicogna, quelli italiani sono i bambini più maleducati del continente e ciò rivela l’incapacità dei genitori di gestire il conflitto ed il tutto va a creare un grande disagio che molto spesso risulta essere di difficile gestione.

Le relazioni sono indispensabili per ogni individuo, per garantirne lo svilupposociale ed emotivo e partecipare all’evoluzione dello sviluppocognitivo.

Insegnare ai bambini come comportarsi fin da piccola porta allo sviluppo dell’intelligenzaemotiva che sarà molto importante per il futuro del bambino.

Come si salutano e si accolgono gli ospiti

Se si accoglie una persona con un bel sorriso, si farà una buona impressione e si susciterà simpatia nell’altro, quindi i bambini devono imparare a salutare gli ospiti prima con la manina e poi quando imparano a parlare, a salutare mantenendo un contattovisivo.

Bisogna aiutarlo in questa azione, in modo da spronarlo.

Comportarsi educatamente a tavola

Le buonemaniere a tavola sono fondamentali e si imparano già da piccoli: bisogna saper apparecchiare la tavola imparando a gestire lo spazio, usando il tovagliolo per pulirsi e utilizzando le varie posate in maniera corretta. Non vanno usati terminiscurrili e si mangia quando tutti sono seduti.

Come relazionarsi al cibo

Anche il cibo merita la sua attenzione: evitare di mandare le briciole per terra ed evitare di fare la scarpetta con la forchetta sono buoni esempi da seguire.

Sarebbe utile non utilizzare stuzzicadenti ed è assolutamente vietato dondolarsi sulla sedia.

Come comportarsi al ristorante

Bisogna insegnare ai bambini a nondisturbare le persone che ci circondano, che i camerieri vanno trattati con gentilezza e si deve parlare a bassavoce per non disturbare gli altri.

Il galateo del corpo umano

Uno degli insegnamenti principali, è relativo all’importanza di curare la propria igienepersonale.

Quando si sbadiglia va insegnato che bisogna coprirsi la bocca con una mano, così come nel caso della tosse a cui si andrà ad aggiungere un fazzoletto.

Non si parla con la boccapiena e non si infilano le dita nel naso.

Come ci si deve comportare con i videogiochi e la televisione

Bisogna scegliere dei programmi che siano adatti all’età del bambino andando quindi ad evitare trasmissioni troppo violente. Questi strumenti andrebbero limitati nel tempo e gestiti in appositispazi della casa.

Infine, se si prende un mezzopubblico bisogna essere educati ed occupare solamente un posto.

Inoltre, durante il viaggio bisogna rimanereseduti e non andare ad infastidire gli altri passeggeri.

Se si esce con gli adulti, non bisogna fare capricci per ottenere l’ennesimo giocattolo.

Il bambino deve imparare che non sempre può ottenere ciò che vuole, altrimenti crederà che nella vita basterà piangere per averla sempre vinta.

Источник: https://www.agi.go.it/curiosita/le-40-regole-della-buona-educazione-per-i-bambini/

Galateo per bambini: 40 regole per una buona educazione

Come insegnare le buone maniere ai bambini: regole di buona educazione

La giornalista e scrittrice Nessia Laniado nel suo libro “Galateo dei bambini” spiega come educare i piccoli a comportarsi bene a casa, a tavola, al ristorante, nella cura del corpo e con gli altri

Regole per una buona educazione

Secondo uno studio dell'Ipsa (Istituto italiano di studi transdisciplinari) condotto dallo psicoantropologo Massimo Cicogna, i bambini italiani sono i più maleducati d'Europa. Questo dato deve fare allarmare i genitori.

Infatti, la maleducazione non è altro che il sintomo di un disagio: rivela l'incapacità di gestire i conflitti e di esprimere le proprie emozioni.

Questa incompetenza, crescendo, si può trasformare in difficoltà di avere relazioni, inadeguatezza nel fare scelte appropriate e in disagio psicologico.

“Inoltre, le buone relazioni sono alla base non solo dello sviluppo emotivo e sociale del bambino, ma anche di quello cognitivo” spiega la scrittrice giornalista Nessia Laniado nel suo libro “Galateo per bambini” (Red Edizioni).

Insegnare come comportarsi in ogni situazione e come adattarsi in modo efficace alle novità significa aiutare i bambini a sviluppare la loro intelligenza emotiva che è alla base del successo personale nella vita e nella società.

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Accontentate sempre il vostro bambino, difendetelo anche se ha torto marcio e non rimproveratelo mai … Il tema è serissimo, cioè l'educazione dei nostri figli, ma una volta tanto…

Come si saluta e come si ricevono gli ospiti

Il saluto è il biglietto da visita di una persona. “È presentandosi con un bel sorriso e stendendo la mano che i bambini generano simpatia e predispongono gli adulti nei loro confronti” dice l'autrice.

È quindi importante, fin dai primissimi anni, presentare ai bambini chi avete di fronte, insegnando loro a fare 'ciao' con la manina e, poi, quando sapranno parlare, a guardare negli occhi e a salutare le persone per nome.

Ecco come salurare e ricevere gli ospiti:

  1. Abituate il bambino a salutare i docenti della scuola o dell'asilo quando esce e quando entra. Così come a salutare quando si entra in un negozio, in un bar o quando a casa viene un ospite.
  2. Insegnate a guardare negli occhi quando saluta.
  3. Quando è più grande insegnategli a dare la mano, che non deve essere né floscia né “tritasassi”.
  4. Quando viene gente a casa vostra, se è grandicello abituatelo a prendere cappotti e ombrelli. L'ospite va assistito sia quando si toglie il cappotto sia quando lo rimette. Il cappotto deve essere tenuto per il bavero e, se necessario, si deve aiutare la persona a trovare la manica in cui infilare il braccio.
  5. Mai mostrare curiosità verso il diverso. Disabili o persone che vengono da altri Paesi possono attirare l'attenzione dei bambini: i piccoli li fissano, li indicano e manifestano il loro stupore. È opportuno spiegare in anticipo la situazione, facendo leva su sentimenti che il bambino conosce, ad esempio “Non è bello guardare le persone solo perché ti sembrano diverse. È come quando hai paura che i compagni ti prendano in giro quando cadi oppure entri in un posto dove nessuno ti conosce”.

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I nostri figli ci guardano, non dimentichiamocelo mai. E ci imitano. “Tutte le nostre azioni da genitori vengono percepite dai nostri bimbi come normali. Noi però non educhiamo solo…

La conversazione educata

Saper parlare in modo educato è fondamentale per stringere rapporti interpersonali.

Ecco come intraprendere una conversazione educata:

  1. Spiegategli che non si interrompe mai qualcuno che sta parlando.
  2. Spiegate al bambino che non si deve parlare nell'orecchio, escludendo altri dalla conversazione.
  3. Le parolacce non vanno mai usate. E se sfuggono a noi genitori, scusiamoci e impegniamoci a non dirle più.
  4. Non si urla quando si parla al cellulare, soprattutto se si è in un luogo pubblico.
  5. Proponete di scrivere lettere al posto di e-mail. “Scrivere lettere è un modo di comunicare ormai in disuso, ma proprio per questo ricco di fascino. Le lettere rimangono, non si cancellano. Inoltre scrivere una lettera ci aiuta a esprimere sentimenti che troveremmo difficili da dichiarare a voce: scuse, emozioni, richieste di spiegazioni, condoglianze. Tutte cose che il telefono e, ancor più, l'email renderebbero indiscrete o banali”. Creare insieme al bambino una carta da lettere personalizzata, può anche essere un gioco divertente.

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I genitori sanno che dovrebbero insegnare ai figli a dire sempre “per favore” e “grazie”, ma questo è solo l'inizio delle regole delle buone maniere. Ci sono…

Comportarsi bene a tavola

  1. Offrire e ricevere cibo è una delle più importanti prove di decoro e competenza sociale. Ecco perché le buone maniere a tavola sono molto importanti. E solo se si imparano da piccoli diventano un modo istintivo di comportarsi, un linguaggio corporeo che trasmette un messaggio impossibile da esprimere a parole.
  2. Insegnategli ad apparecchiare la tavola: non è solo un compito per aiutarvi nella gestione della casa, ma è soprattutto un modo con cui impara diversi concetti di organizzazione spaziale come: 'destra e sinistra'; di sequenza: 'sopra-sotto', 'davanti e dietro'.
  3. Appena il bambino può fare a meno del bavaglio spiegategli come usare il tovagliolo.
  4. Quando si inizia il pasto, il tovagliolo va posato sulle ginocchia. Prima e dopo aver bevuto ci si pulisce la bocca con il tovagliolo.
  5. Come si impugnano le posate.

     Quando si ha il coltello in mano, il coltello si tiene con la mano destra e la forchetta con la sinistra (per i mancini è il contrario) e non vanno impugnate come armi da combattimento.

  6. Come si usa il coltello. Non va mai portato alla bocca.

    Quando si taglia, l'indice va tenuto lungo il manico, per imprimere la forza necessaria al taglio. Il suo uso va limitato all'indispensabile: solo per tagliare i cibi che non possono essere spezzettati con la forchetta.

  7. Le posate a fine pasto.

    Quando il bambino ha terminato di mangiare, spiegategli come disporre le posate: forchetta e coltello vanno messe sul piatto nella posizione delle lancette dell'orologio quando sono le 6 e 30. Proibito lasciare le posate sopra il cibo avanzato.

  8. Come si sta seduti a tavola.

     La corretta posizione è con la schiena diritta e i gomiti stretti vicino ai fianchi e con le mani sopra la tavola, senza invadere lo spazio vitale del vicino. È vietato mettere i gomiti sul tavolo e circondare il piatto col braccio.

    Quando non si è impegnati nel maneggiare le posate, mentre si aspetta tra una portata e l'altra, sul tavolo è permesso appoggiare gli avambracci, mai i gomiti.

  9. Correggete la postura del piccolo senza rimproverarlo né far commenti per non metterlo in imbarazzo. Alla fine del pasto lodatelo se è riuscito a osservare le regole.

  10. Abituatelo ad aspettare che tutti siano seduti a tavola per cominciare a mangiare.
  11. Come si deve esprimere se una pietanza non gli piace. Proibitegli di usare espressioni come “Fa schifo!”; “Lo odio!”; “Puzza!” Inoltre, stabilite la regola che si assaggia tutto quello che viene portato in tavola e poi, se non è di proprio gradimento, ci si può servire di altre portate.

Come comportarsi con alcuni cibi

  • Pane: va spezzato con le mani sul piatto, in modo da evitare che le briciole cadano sulla tovaglia.
  • La 'scarpetta': si può fare ma con pane e mani, mai con la forchetta.
  • Frittata e torte. Si tagliano con la forchetta e non con il coltello.
  • Olive. Si deposita il nocciolo sulla forchetta e poi lo si mette sull'orlo del piatto.

Alcune regole del bon ton

  • Stuzzicadenti: non vanno mai usati!
  • I piatti da portata si passano al vicino che siede a destra.
  • Al momento di servirsi si deve tener conto che rimanga abbastanza cibo per gli altri.
  • Si porta il cibo alla bocca, e non viceversa.
  • I bocconi devono essere piccoli, masticati con grazia, a bocca chiusa, senza far rumore, evitando i due estremi: la voracità e la lentezza esasperante.
  • Alla fine del pranzo la zona attorno al proprio piatto dovrebbe essere pulita, senza macchie, resti di cibo, stuzzicadenti, bustine vuote, pepe, sale e zucchero sparpagliati.
  • Vietato dondolarsi sulla sedia.

Buone maniere al ristorante

Quando si va al ristorante con i bambini è importante non disturbare i vicini di tavolo con urla e schiamazzi.

  1. I posti a tavola: li decidono mamma e papà e non si cambiano nel corso della cena.
  2. Non ci si alza senza chiedere permesso.
  3. Insegnate a salutare i camerieri quando si arriva e quando si va via.
  4. Vietato giocare con le posate, la saliera, la zuccheriera, gli stuzzicadenti o l'oliera.
  5. Non si osservano i tavoli dei vicini, né si indicano gli altri avventori.
  6. Si parla a bassa voce, non si urla; non si litiga con fratelli e cugini.
  7. Si spengono i telefonini o si silenziano.
  8. Si inizia a mangiare dopo che tutti sono stati serviti, a meno che uno dei piatti ordinati richieda un tempo molto lungo per la preparazione.
  9. Nel caso in cui il bambino faccia una scenata, portatelo fuori dalla sala da pranzo, e rimanete con lui ribadendo con calma le regole del comportamento a tavola. Soltanto quando si sarà calmato rientrate in sala. 

Il galateo del corpo

“Presentarsi agli altri puliti e in ordine è il primo suggerimento pratico per farsi amare”.

  • E' importante fin dai primissimi anni di vita educare i piccoli all'igiene personale: bagni, docce, pulizia dei denti e lavaggio delle mani, prima e dopo i pasti.
  • Come gestire il raffreddore: insegnate al bambino a tenere sempre un fazzoletto pulito a portata di mano, in modo da potersi coprire la bocca ed evitare di diffondere germi.
  • Spiegategli che quando sbadiglia deve mettersi una mano davanti alla bocca.
  • Evitare le gomme da masticare.
  • Mai parlare a bocca piena, sorbire rumorosamente il brodo, bere quando non si è ancora mandato giù il boccone.
  • Mai grattarsi la testa o le parti intime in pubblico.
  • Proibito infilarsi il dito nel naso o in un orecchio.

Regole per la televisione e videogiochi

Tv, computer, videogiochi fanno ormai parte dell'esperienza quotidiana. E' quindi importante che i genitori insegnino ai bambini a usarli, conoscerli e gestirli nel modo appropriato.

  1. Mai usare la tv come sottofondo, ma solo per vedere qualcosa di specifico.
  2. Dopo che si è visto un programma è buona abitudine far parlare il bambino di ciò che ha visto. Il racconto del piccolo serve per creare una distanza tra ciò che ha visto e la realtà, aiutando a riflettere e ad allontanare eventuali paure.
  3. Fate attenzione che i programmi siano adeguati all'età del piccolo (ad esempio, evitare di esporre un bambino piccolo a serie televisive adolescenziali).
  4. Evitare film e videogiochi violenti: alcune ricerche dimostrano che esiste una correlazione tra la visione di scene violente e comportamenti violenti e maleducati.
  5. No alla tv nella camera del bambino.
  6. Limitare l'uso della tv e dei videogiochi: se il bambino ha meno di 10 anni, gli psicologi consigliano di non superare le 2 ore al giorno; se ha più di 10 anni si fissa un certo numero di programmi e di videogiochi che può vedere abitualmente, li si elenca su un foglio e ci si attiene rigorosamente alle regole date. Questo tempo può essere diminuito o abolito se il bambino si comporta male, non ha buoni risultati a scuola, non contribuisce al buon funzionamento della casa.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/galateo-per-bambini-le-regole-per-una-buona-educazione

Gravidanza
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