Come insegnare ai bambini come comportarsi in caso di situazioni di pericolo

Come affrontare la rabbia dei bambini

Come insegnare ai bambini come comportarsi in caso di situazioni di pericolo

Consigli per capire e affrontare gli scoppi di rabbia dei bambini.

Durante la crescita dei figli, i genitori si trovano alle prese con la difficoltà dei bambini di fronte alle emozioni forti. Gli adulti, infatti, devono insegnare come gestire le emozioni in modo adatto alle situazioni senza farsi sopraffare.

Ci si relaziona per la maggior parte del tempo con la gioia, la spensieratezza ed il gioco tipici dell’infanzia. Tuttavia, è normale sperimentare momenti di tristezza, caratterizzati da chiusure e pianti, e di paura, pieni di spavento, timori e blocchi.

E poi c’è la rabbia dei bambini, un’emozione forte che può far perdere il controllo, far male a sé o agli altri o agli oggetti. Per i genitori può essere difficile affrontare la rabbia dei figli perché possono sentirsi spaventati, bloccati e rispondere con altrettanta ira.

In questo articolo approfondiremo la conoscenza di questa emozione, assolutamente normale ma che può essere difficile da gestire. Ci focalizzeremo sulla comprensione della rabbia dei bambini e su alcune strategie per affrontarla.

Cos’è la rabbia?

La rabbia è un’emozione naturale, che colpisce tutti. E’ un’emozione di base e compare già nei neonati. Questi la esprimono attraverso urla, capricci, pianti e comportamenti aggressivi verso se stessi e gli altri. La rabbia non è di per sé negativa, ma serve imparare a gestirla in modo adeguato.

Infatti, il livello di tensione e attivazione è talmente alto che i bambini possono avvertire un bisogno eccessivo e incontrollato di scaricarla verbalmente e fisicamente. Possono arrivare a utilizzare parolacce, mordere, picchiare e gridare. La rabbia dei bambini può farli sentire fuori controllo.

Questa sensazione viene spesso rappresentata attraverso disegni e giochi in cui ricorrono vulcani, terremoti, incendi e distruzioni.

La rabbia dei bambini può essere causata da molti motivi, vediamone alcuni. Può esserci uno scoppio d’ira quando c’è la frustrazione di un piacere anticipato, non si riesce ad accettare una situazione improvvisamente sfavorevole.

Questo capita quando ci si aspetta di ricevere una gratifica o qualcosa di positivo e ciò non si verifica, come la sconfitta della propria squadra, il perdere per un soffio una gara, il non riuscire ad afferrare un gioco o un dolce.

La vergogna, il sentire di essere in difetto, di essere stati scoperti e l’essere presi in giro hanno il potere di far sentire il bambino indifeso.

La rabbia sembra l’unica risposta per difendersi da chi può pensare male di lui e per non sentirsi schiacciati. Anche un’educazione impostata sulla restrizione della libertà fa sentire i bambini non capiti, apprezzati e privati del divertimento.

Questo avviene quando ci sono molto frequentemente imposizioni o comandi espressi dal genitore come un “No”, “Non ora”, “Fermo”. Infine, l’isolamento e la solitudine compromettono la possibilità di interagire positivamente con gli altri. Inoltre, fomentano le emozioni di inadeguatezza, rabbia, paura e tristezza.

La rabbia dei bambini, quindi, è causata da aspettative non corrisposte o sensazioni di insicurezza o malessere.

Cosa succede ai bambini durante i momenti di rabbia?

Durante gli scoppi di rabbia, c’è una sovrastimolazione corporea, per cui tutto il corpo è in grande allarme. Questa condizione compromette la capacità di pensare, controllarsi e capire la gravità delle conseguenze su di sé e sugli altri.

Si avverte una sensazione di pericolo, per cui il cervello e il corpo si allertano e attivano i comportamenti aggressivi. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che la parte del cervello che funziona in questi momenti è quella inferiore, collegata con l’istinto e l’emozione.

Invece, la parte superiore, che serve per gestire i pensieri, è “spenta”.

Questo meccanismo è molto antico, gli animali e l’essere umano lo utilizzano per affrontare i pericoli, difendersi e attaccare in quanto è rapido e permette di reagire velocemente.

Spesso capita di utilizzare lo schema della rabbia in modo disfunzionale: si risponde come se ci fosse un pericolo, anche se non è presente nessuna minaccia! I bambini devono imparare, grazie alla crescita fisiologica, all’esperienza e all’aiuto dei genitori e degli insegnanti, a gestire questa strategia.

Fin da piccoli, imparano a regolare lo stress grazie agli adulti che li tranquillizzano, consolandoli, contenendoli fisicamente, abbracciandoli e ascoltandoli.

Può capitare che le figure di riferimento non siano presenti o che il loro modo di consolare non sia sufficiente o adeguato ai bisogni. In questi casi, imparano ad aumentare le loro manifestazioni di malessere alla ricerca di una consolazione che non basta mai.

Per un bambino può essere molto spaventoso avvertire di non essere al sicuro, sentire di non avere la situazione sotto controllo e non riuscire a ritrovare la calma.

Questo mix di rabbia e paura diventa ancora più esplosivo, soprattutto se non si riesce a trovare conforto nelle figure di riferimento, come i genitori o gli insegnanti.

La rabbia dei bambini arriva, quindi, da una difficoltà a gestire una sensazione di pericolo.

Quindi, è molto importante essere presenti, rassicurarli e insegnargli fin da piccoli strategie alternative per affrontare e gestire la rabbia.

I videogiochi e film causano la rabbia dei bambini?

I bambini pieni di rabbia possono essere molto interessati ai videogiochi o ai film violenti perché trovano un rispecchiamento. Cioè, hanno la possibilità di vedere che non sono gli unici ad avvertire queste sensazioni, a essere in perenne stato di pericolo e ad avere reazioni fisiche aggressive.

Tuttavia, i film e i videogiochi hanno il limite di essere uno specchio passivo che non consente di elaborare, capire e condividere i vissuti. E’, invece, importante che gli adulti intervengano in questa direzione per supportare i figli. Le ricerche dimostrano che i film e videogiochi violenti non danneggiano i bambini in grado di gestire le loro emozioni.

Invece, hanno un effetto negativo su chi ha difficoltà e viene lasciato solo nella visione.

Come NON affrontare la rabbia dei bambini

Spesso i bambini che perdono il controllo e si arrabbiano vengono visti come cattivi o maleducati e quindi da punire.

Questa reazione, però, non tiene conto del fatto che il figlio non ha ancora imparato a integrare le emozioni e i pensieri di fronte al pericolo e che reagisce con aggressività perché si sente in emergenza continua.

Un genitore che punisce un bambino invece che calmarlo, fomenta in lui la sensazione profonda di non essere in sicurezza.

Inoltre, gli adulti possono rispondere alla rabbia dei figli con altra rabbia, perché sentono di voler prevalere. Questo porta a un’escalation di aggressività, all’innalzamento reciproco dello stato di allarme e ad una gara a chi grida più forte, in cui nessuno vince. Inoltre, si dà ai figli un cattivo esempio rispetto alla risoluzione dei conflitti.

Anche affrontare la rabbia dei bambini dicendogli di calmarsi o fermarsi può essere poco utile. Infatti, non riescono ad accedere a quel versante cognitivo, poiché sono sopraffatti dalle emozioni.

Come affrontare la rabbia dei bambini nel momento di esplosione

Quando la rabbia dei bambini si esprime frequentemente con grandi manifestazioni verbali e corporee, serve che gli adulti li aiutino a regolare gli impulsi. I genitori possono calmarli e contenerli verbalmente e fisicamente, resistendo ai tentativi dei figli di scaricare la rabbia.
Ecco alcuni consigli per affrontare la rabbia dei propri bambini:

  • Riconoscere e sintonizzarsi con l’intensità delle emozioni. Rispondere con un’espressione del viso e un tono di voce che mostrino che si comprende la forza dell’emozione di rabbia dei figli. E’ utile anche esprimere empatia e commentare l’intensità di ciò che provano. Ad esempio si può dire, con tono calmo e fermo: “Capisco che sei molto arrabbiato perché non hai avuto il gelato”.
  • Convalidare l’esperienza, il modo in cui sperimentano un evento. E’ utile per i bambini sentirsi riconosciuti e capire che i genitori sono in sintonia con loro. E’ importante aiutarli a stabilire una connessione tra emozioni e parole, per loro è troppo difficile in quei momenti. Inoltre, questo riconoscimento aiuta a non sentirsi in compagnia soltanto del proprio dolore. Ad esempio si può dire “Quando Luca ti ha chiamato stupido ti sei sentito attaccato tantissimo, vero? Deve averti fatto proprio male”.
  • Contenere i bambini e le loro emozioni. Essere calmi ma forti nel riuscire a stare con i figli quando sono turbolenti, difficilmente contenibili, aggressivi e respingenti. Il contenimento fisico e verbale va oltre le loro facoltà di elaborare la sofferenza e offre quei confini che cercano. In questi casi può essere utile prendere in braccio i bambini e esprimere la propria presenza solidale e protettiva.
  • Calmare. Si può raggiungere la calma se i genitori hanno un tono morbido e un tocco gentile, aiutano a abbassare il livello di rabbia dei bambini. Il contatto fisico fa sentire i figli protetti e sicuri.

Come affrontare la rabbia dei bambini dopo il momento di esplosione

E’ importante aiutare i bambini a pensare alla rabbia come un’emozione che termina dopo gli scoppi. Si può anche riflettere su come è stata gestita e come si potrà affrontare in futuro. Il genitore o la figura educativa di riferimento può sostenere il bambino nella gestione di questa emozione anche a posteriori, per capirla e non spaventarsi grazie alla calma.

Ecco alcuni consigli per affrontare la rabbia dei bambini dopo il momento di esplosione       :

  • Riprendere il momento di rabbia. Ricordare l’episodio aiuta i bambini ad esprimere ciò che hanno vissuto e quali sono state le loro difficoltà. Si ripensa alle cause e alle conseguenze della rabbia. E’ utile riflettere insieme su come si sono sentiti i figli fisicamente in quel momento. L’episodio può essere ripreso utilizzando le parole, ma anche i disegni o simulando la scena con dei personaggi. Questo lavoro aiuta a integrare pensieri ed emozioni e a non sentirsi soli. Anzi, si sente di essere stati compresi e accettati.
  • Insegnare la “tecnica dell’emergenza”. Può essere utile concordare con i bambini un segnale utile per indicare ai genitori quando sta per esplodere dalla rabbia. E’ possibile concordare insieme le modalità di espressione della rabbia e attivarsi quando si sente di raggiungere la soglia. Ad esempio, è possibile suonare un campanello, usare una parola in codice, estrarre un cartellino rosso quando sta arrivando un momento di rabbia dei bambini.
  • Pensare a strategie alternative alla rabbia. E’ possibile pensare insieme altre soluzioni alla situazione stressante. Si possono immaginare altri scenari possibili e come realizzarli per evitare scoppi di rabbia dei figli.
  • Utilizzare le storie. Consiglio di leggere con i figli dei libri che raccontano momenti di rabbia o storie specifiche su questo tema. Inoltre, può essere interessante per i bambini scrivere, illustrare e mettere in scena una storia di rabbia inventata da loro.
  • Rivolgersi ad una psicologa psicoterapeuta Se, come genitori, vi sentite preoccupati di non riuscire ad gestire la rabbia dei bambini, può essere d’aiuto chiedere una consulenza genitoriale. Si lavorerà insieme per capire i figli e avere strumenti pratici utili ad affrontare quei momenti di rabbia dei bambini. Inoltre, è possibile anche convocare i figli per lavorare con loro affinché riescano a esprimere al meglio le loro emozioni.

Источник: https://www.nadiaandreotti.it/come-affrontare-la-rabbia-dei-bambini/

7 consigli per proteggere i bambini su Internet

Come insegnare ai bambini come comportarsi in caso di situazioni di pericolo

La sicurezza dei bambini è un tema sempre attuale e in continua evoluzione.

Grazie alla maggiore disponibilità di informazioni e alle frequenti campagne su scala nazionale ed europea, i genitori di oggi sono molto preparati e hanno molte più risorse a disposizione rispetto al secolo scorso.

Eppure, siamo certi di poter dire la stessa cosa relativamente ai nuovi pericoli di Internet e delle ultime tecnologie? È importantissimo sapere come difendere i diritti dei bambini – e la loro innocenza – nel mondo online.

Internet è alla portata dei bambini, che lo conoscono e lo utilizzano quotidianamente, quindi dobbiamo insegnare loro come farlo in completa sicurezza.

Social network, motori di ricerca, forum… In molti casi i bambini conoscono Internet anche meglio dei propri genitori e finiscono per navigare online in lungo e in largo senza che mamma e papà possano controllarli a dovere.

Purtroppo, online ci sono molti cybercriminali e stalker che se ne approfittano per raggirare o abusare dei bambini, che nella maggior parte dei casi non si rendono conto dei rischi che corrono e non sanno valutare certi pericoli.

Pornografia, molestie, furto di dati o identità… L’elenco delle minacce online a danno dei bambini è lungo, forse anche più di quello per gli adulti. Su computer, tablet, smartphone o giochi online, è importantissimo che i bambini imparino a riconoscere i pericoli e come comportarsi quando si trovano in una di queste situazioni.

1. Istruzione

È ovviamente la base portante del processo educativo del bambino, ma il rapido sviluppo di Internet la rende ancora più necessaria e, paradossalmente, più difficile.

Il motivo, come abbiamo accennato prima, è la scarsa conoscenza della vita online da parte dei genitori.

Che cos’è ? E Tuenti? Posso permettere a mio figlio di chattare online con sconosciuti? Queste sono solo alcune delle tante domande che molti genitori si pongono, perché non capiscono come funziona questo nuovo mondo virtuale 2.0.

I genitori devono insegnare ai propri figli come creare un profilo online, in maniera del tutto simile a come comportarsi nella vita reale.

Ci sono valori da rispettare in entrambi i mondi: non parlare con gli sconosciuti, non mostrare immagini personali che potrebbero essere usate contro di te, non dare informazioni personali a persone che non conosci… Per fortuna, sul Web si trovano moltissime risorse preziose per genitori e insegnanti bisognosi di aiuto per affrontare questa nuova sfida educativa.

2. Controllare le ore passate online

Nel mondo di oggi, le relazioni interpersonali online hanno rubato molto spazio a quelle offline. Tutti i bambini devono imparare a “disconnettersi”, in senso figurativo e letterale, per continuare ad apprezzare il gusto di un incontro o un’esperienza reale, lontano dal mondo 2.0.

3. Mostrare i pericoli del web

Spesso e volentieri l’iperprotezione causa più problemi che i pericoli stessi. Nel caso delle minacce online, è importantissimo che i bambini sappiano quali sono i rischi e cosa possono trovare online. Di fatto, la maggior parte dei casi di molestie, stalking, furto di identità, ricatto e bullismo coinvolge proprio chi è meno cosciente delle situazioni di pericolo.

4. Con chi parlano i miei figli?

I genitori cercano di rispettare la privacy dei propri figli, ma in realtà è necessario sapere con chi parlano e cosa si dicono. Nella vita reale, ai bambini viene insegnato a non fidarsi troppo degli sconosciuti e devono imparare che i malintenzionati di questo tipo si trovano – e abbondano – anche online.

5. Quali foto possono pubblicare online?

È facile controllare l’abbigliamento dei bambini nella vita reale, ma sappiamo che tipo di foto pubblicano sui social network o inviano per chat? Dobbiamo renderli coscienti dei rischi della sovraesposizione su Internet. Si tratta di un problema piuttosto complesso, perché in molti casi neanche i genitori sanno esattamente cosa comporta pubblicare certe foto su un social network.

6. Dove vanno i miei figli online?

Sul Web ci sono molti contenuti che non sono adatti per i minori.

Dato che è impossibile controllare tutte le pagine visitate dai bambini o i siti che possono raggiungere attraverso gli annunci e i link, ti consigliamo di installare il controllo genitori.

Con questi strumenti, i genitori possono stabilire quali siti sono adeguati per i propri bambini. Per ulteriori informazioni, leggi il nostro articolo sul parental control per dispositivi Android.

7. Una buona dose di buon senso

Alla fine, come sempre, la cosa più importante è usare il buon senso. Quindi, come genitori, dobbiamo insegnare ai nostri figli a usarlo anche online.

Hai mai vissuto una situazione difficile online in cui era coinvolto un minore? Raccontaci la tua esperienza lasciando un commento!

Источник: https://www.pandasecurity.com/it/mediacenter/consigli/proteggere-bambini-internet/

Cultura della sicurezza: come insegnarla ai nostri figli

Come insegnare ai bambini come comportarsi in caso di situazioni di pericolo

Insegnare ai bambini a vivere in sicurezza (anche sul web) è importante. Ecco 10 cose da fare.      

Quando i figli iniziano a muoversi autonomamente rispetto ai genitori, uno dei primi passaggi è insegnare loro un corretto rapporto con gli altri, ed in particolare con gli estranei. Si tratta di educarli alla sicurezza, senza però incutere loro un timore eccessivo verso le altre persone.

Far passare il concetto di “sconosciuto = pericolo”, nonostante sia naturale per i genitori impauriti, rischia di non insegnare ai bambini il comportamento corretto da tenere in varie occasioni.

Se tuo figlio si allontana da te e qualcuno lo avvicina per aiutarlo, sarà in grado di gestire la situazione? Sarà in grado di indicare un numero di telefono per ritrovarti?

Come genitori ci spetta il delicato compito di insegnare ai bambini quando tenere a distanza e quando invece lasciarsi avvicinare e aiutare da un adulto.

In questo post parleremo di:

Gli operatori specializzati di Telefono Azzurro hanno stabilito una lista di regole per educare i minori a relazionarsi con gli adulti in diverse situazioni.

Innanzitutto un invito ad adottare pratiche che rispettano una cultura della sicurezza è rivolto ai genitori che debbono dare per primi il buon esempio. Insegnare al bambino che esistono delle situazioni di potenziale rischio per la loro incolumità significa renderli consapevoli che esistono delle regole sociali che vanno rispettate e che è necessario porre attenzione a ciò che ci circonda.

Tra le buone norme di comportamento da ricordare spesso ai bambini di tutte le età, ma soprattutto ai più grandicelli nel momento in cui iniziano a chiedere i propri spazi, ce ne sono 10 che ci sentiamo di segnalare:

1.Chiedere il permesso: insegna ai tuoi figli a chiedere il permesso prima di andare in qualsiasi posto. È bene che i genitori sappiano sempre dove sono.

2.Essere coerenti: se diciamo al bambino che non si parla con gli sconosciuti e poi, davanti a loro, ci mettiamo a parlare con persone a loro estranee, si potrebbero sentire autorizzati a tenere lo stesso comportamento. Una buona regola e un consiglio è presentare al bambino le persone con le quali ci fermiamo a parlare, facendogli capire che sono, invece, “conosciute”.

3. Uscite in compagnia: raggiunta l'età in cui tuo figlio vuole spostarsi con qualche compagno in tua assenza, ricordargli di rimanere in compagnia fino a destinazione (soprattutto fuori dal tuo controllo visivo).

4.

Chiedere aiuto non è “da piccoli”: che si trovi al cospetto di uno “sconosciuto” o di un conoscente, è bene spiegare a tuo figlio che, se si sente in pericolo alla presenza di un adulto che non sei tu, deve cercare di attirare l'attenzione di altri adulti in qualsiasi modo. Spiega che chiedere aiuto è un gesto maturo, che anche i grandi lo fanno e che le sensazioni di paura vanno sempre ascoltate.

5.Mai accettare passaggi: istruisci i tuoi figli in modo che non accettino passaggi in auto da sconosciuti, anche (anzi soprattutto) se usano scuse plausibili come quelle di un malore di mamma o papà.

6.Punti di riferimento: quando esci con i tuoi figli, in qualsiasi luogo siate diretti – dal supermercato alla spiaggia – definite un luogo di ritrovo nel caso in cui vi perdiate di vista.

7.Adulti affidabili: mentre ti trovi in giro con i tuoi figli, mostra loro tipi di adulti cui possono rivolgersi in caso di necessità, ad esempio uomini in divisa.

8. Dati personali: assicurati che i tuoi figli, compatibilmente con la loro età, sappiano comunicare i propri dati personali (nome e cognome) e un numero di telefono di riferimento.

9.Intimità personale: spiega ai tuoi figli che le parti del corpo che in estate sono coperte dal costume da bagno sono “intime” e che nessun adulto è autorizzato a toccarle. Spiega che se questo dovesse accadere devono immediatamente raccontarlo a mamma e papà senza vergogna.

10. Niente segreti: imposta il rapporto con i tuoi figli in modo che tra voi non ci siano segreti e, soprattutto, spiega che nessun altro adulto è autorizzato ad avere segreti con loro.

Ci sono molti strumenti e lezioni che puoi trasmettere ai tuoi figli per farli vivere in sicurezza e prudenza. Restano però alcune cose che solo tu puoi fare per loro, per fargli godere in pieno gli alti e bassi della crescita, e per mettere al sicuro il loro futuro da piccoli e grandi imprevisti Ecco come puoi tutelare i tuoi piccoli oggi e domani.

Sicurezza sul web: navigare senza rischi

Un occhio di riguardo va prestato ai figli quando sono online, sia sui siti web che sui canali social.

Di recente una nuova legge sul tema ha chiarito quali sono i comportamenti classificabili come bullismo informatico, rafforzando il ruolo della scuola e delle forze dell’ordine nella prevenzione di questi episodi.

Dal canto suo, Google ha creato un Centro Sicurezza Online, in cui viene spiegato alle famiglie quali sono i comportamenti corretti da tenere online e vengono date dei suggerimenti rapidi per proteggere la navigazione dei bambini, come:

In quest’area è possibile inoltre segnalare contenuti non sicuri o offensivi presenti sui principali canali (es. ricerca google. ecc..).

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Источник: https://www.metlife.it/blog/sicurezza/2017/insegnare-a-vivere-in-sicurezza/

Come insegnare ai bambini a difendersi

Come insegnare ai bambini come comportarsi in caso di situazioni di pericolo

I figli devono sapere come cavarsela da soli di fronte ad un problema con un compagno o con un amico. Ma come farglielo imparare? Quando si deve intervenire?

Fare finta di niente oppure pagare con la stessa moneta? Per i genitori spesso risulta difficile insegnare ai bambini a difendersi per non restare vittime del bullismo o, semplicemente, per imparare a farsi rispettare dai compagni e dagli amici. Rispondere ad una provocazione con la violenza non è sempre consigliabile, come non lo è nemmeno subire in silenzio ogni tipo di angheria per il timore di peggiorare le cose.

La soluzione, inoltre, non può essere quella di intervenire come genitore ogni volta che il figlio torna a casa con un gibollo in testa, le ginocchia sbucciate, la cartella strappata o il broncio perché gli hanno dato del secchione: i ragazzi devono imparare a cavarsela da soli, a meno che il problema sia particolarmente grave e richieda dei provvedimenti altrettanto importanti.

Allora, come insegnare ai bambini a difendersi? Ammesso che fare il genitore è il mestiere più difficile al mondo, anche perché non esiste una laurea in materia ma si impara a farlo solo con l’esperienza (e mai qualcuno ci riesce al 100%), ci sono alcune regole dettate dal buon senso e da chi studia le conseguenze del comportamento dei ragazzi che possono risultare utili.

Come insegnare ai bambini a reagire alle offese?

Come dicevamo prima, gli atteggiamenti più comuni tra i bambini che subiscono un’offesa sono quelli di rispondere in modo aggressivo, cioè di ripagare un insulto con un altro insulto, uno schiaffo con un altro schiaffo, ecc. Oppure quello di reagire all’offesa in modo passivo, aspettando che il compagno si stanchi di prenderlo in giro.

Nel primo caso, il rischio è quello di permettere che un figlio cresca in modo violento e che, a volte, reagisca in modo spropositato per un «non nulla».

Nel secondo caso, invece, c’è il pericolo di vedere il bambino succube degli altri o – peggio ancora – insicuro di sé perché «forse quello che dicono di me è vero».

Di crescere, insomma, con la convinzione di essere «l’eterno sfigato», quello che non conta nulla e che deve sopportare qualsiasi tipo di vessazione perché gli altri sono migliori e più forti di lui.

Come insegnare i bambini a difendersi, a reagire ad un’offesa? Per gli esperti in materia, la soluzione sta nel mezzo a quelle due opzioni. È quello ce si chiama «atteggiamento assertivo». In poche parole: ti faccio capire che hai sbagliato ma non ti aggredisco.

Mi faccio rispettare e, nel frattempo, non mi abbasso al tuo livello. Una soluzione sostenibile? Non sempre, certo. Se chi vuole provocare va avanti, il rischio che la situazione degeneri è concreto.

Ma può essere una base per insegnare ai bambini che esiste la possibilità di respingere un’offesa senza muovere per forza le mani.

Come genitore cosa posso fare per insegnare ai bambini a difendersi?

Una delle cose più complicate da fare quando si pensa a come insegnare ai bambini a difendersi è quella di convincere il figlio a riflettereprima di reagire in un modo o in un altro. A «contare fino a 100», insomma.

A questo si arriva soltanto parlando con il bambino e aiutandolo a distinguere i motivi per cui ha ricevuto un’offesa, verbale o fisica che sia.

Se si tratta, insomma, della semplice provocazione di un bullo che non ha un altro modo per divertirsi o che vuole farsi vedere grande dagli altri oppure se si tratta di una reazione di rabbia per qualche episodio isolato.

Ed è qui che si può tentare di insegnare ai bambini a difendersi con quella via di mezzo citata prima, con quell’atteggiamento assertivo di cui parlano gli esperti.

Bisognerebbe convincere il figlio del fatto che reagire «di stomaco» è l’ultima delle cose a cui pensare, perché, sostanzialmente, non ne vale la pena.

Piuttosto (e a volte per l’aggressore può risultare più disarmante che sentirsi ritornare lo schiaffo o l’insulto) chiedere al compagno il perché della sua offesa e cercare di chiarire le cose con le buone, prima di adottare altri metodi più «pratici».

Per arrivare a questo, è fondamentale comprendere come reagiscono i figli ad un episodio di violenza, fisica o verbale e quali conseguenze hanno avuto i loro gesti.

Se, ad esempio, hanno fatto a sberle con un compagno oppure hanno avuto una discussione molto accesa con lui a scuola, che cosa hanno fatto gli insegnanti, che tipo di punizione hanno ricevuto e come l’hanno incassata.

È un modo per farli capire le conseguenze delle loro azioni e delle loro reazioni, affinché, la prossima volta, imparino a difendersi con la testa prima che con la lingua o con le mani evitando di passare ingiustamente dalla parte del torto.

Come genitore devo intervenire per difendere mio figlio?

Lo dicevamo prima: in linea generale, meglio che se la sbrighino da soli.

Pensando a come insegnare ai bambini a difendersi, optare per agire come genitori ogni volta che il figlio ha un problema significa farlo crescere insicuro e dipendente sempre dall’intervento di mamma o di papà.

Oltretutto, questo non farebbe che complicare ancor di più la situazione: 99 volte su 100 questo comporta ulteriori prese in giro da parte dei compagni, che vedono nel nostro figlio una persona incapace di difendersi da sola.

Ovviamente non si può vivere in eterno con le fette di patate negli occhi.

Se la situazione diventa grave (un episodio di particolare violenza, un cambio comportamentale del figlio perché vittima di un sistematico bullismo o di pesanti abusi), oltre a parlare con il ragazzo non guasta fare due chiacchiere con l’insegnante o – in casi estremi – con i genitori del bullo. Il tutto, però, nel clima più sereno possibile, anche se si deve essere determinati a risolvere la situazione.

Altro aspetto non indifferente per insegnare ai bambini a difendersi è quello di convincere loro a non avere mai paura di chiedere aiuto.

Una situazione che il figlio non sa gestire, per banale che possa sembrare all’inizio, può essere risolta se il bambino impara a parlarne subito con i genitori.

Saranno questi ultimi a dare al problema il giusto peso e ad aiutare il ragazzino ad affrontarlo senza che diventi per lui un incubo o un motivo di frustrazione.

Autore immagine: Pixabay.com

Источник: https://www.laleggepertutti.it/189106_come-insegnare-ai-bambini-a-difendersi

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