Come insegnare ai bambini a non essere razzisti?

Contents
  1. Educare i bambini all’inclusione e a lottare contro il razzismo
  2. Educare i bambini all’inclusione: cosa è il razzismo?
  3. Educare i bambini all’inclusione: come si può fare?
  4. Educare i bambini all’inclusione: attenzione alle parole
  5. Educare i bambini all’inclusione: il ruolo di televisione e social
  6. Educare i bambini all’inclusione: il razzismo non è solo violenza fisica
  7. Educare i bambini all’inclusione attraverso l’esempio
  8. Il razzismo spiegato ai bambini
  9. Amare è più facile che odiare
  10. Come nasce e come si manifesta il razzismo
  11. Razzismo e discorsi d’odio
  12. L’importanza della scuola
  13. Il razzismo è pigrizia mentale
  14. Sperimentare la diversità
  15. ABC dei popoli
  16. Il razzismo e l’intolleranza. Bambini nel mondo
  17. Via di qua!
  18. E tu di che colore sei? Tea. Ediz. illustrata
  19. Io sono tu sei
  20. Coccodrilli a colazione
  21. Pesi massimi. Storie di sport, razzismi, sfide
  22. L’autobus di Rosa. Ediz. illustrata
  23. Viki che voleva andare a scuola
  24. Il razzismo spiegato a mia figlia
  25. Il razzismo è un comportamento indotto
  26. Riesaminare e mettere in discussione i pregiudizi
  27. Avere a che fare con qualcosa di sconosciuto
  28. Imparare a identificarsi con gli altri
  29. Permettere incontri diversificati
  30. I giudizi possono essere rivisti
  31. Il comportamento razzista viene appreso
  32. Come educare i bambini a non essere razzisti
  33. Prevenire il razzismo: il contesto di crescita e di sviluppo del bambino
  34. Gli stereotipi da cui nasce il razzismo
  35. Come contrastare il razzismo
  36. “Ti racconto una storia”: fiabe contro il razzismo
  37. Razzismo e il ruolo di tv e social
  38. Libri e film per bambini e adolescenti

Educare i bambini all’inclusione e a lottare contro il razzismo

Come insegnare ai bambini a non essere razzisti?

Che tristezza dover scrivere un articolo di questo tipo. D’altronde, però, forse, in questo periodo è anche molto importante. E’ importante assumersi la responsabilità di esprimersi su cosa sia giusto o meno insegnare ai bambini.

Le parole “giusto” o “sbagliato”, in realtà, non mi piacciono molto, anzi. Poche volte si può affermare che qualcosa sia totalmente giusto o completamente sbagliato. Quando si parla di razzismo, però, è uno di questi casi. Qui è molto importante schierarsi e prendere posizione.

E’ fondamentale educare i bambini all’inclusione, aiutandoli a valorizzare le differenze e non a temerle. La lotta contro il razzismo parte anche (e soprattutto) dall’educazione che vogliamo dare alle nuove generazioni.

Educare i bambini all’inclusione: cosa è il razzismo?

L’enciclopedia Treccani definisce il razzismo come una “concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze.

È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la ‘purezza’ e il predominio della ‘razza superiore“.

Ovviamente, sembra banale dirlo, ma forse è sempre utile ricordarlo, la divisione dell’umanità in razze, alcune delle quali superiori ad altre, è priva di qualsiasi fondamento.

Molte volte, però, sembriamo dimenticarci dell’infondatezza di questa teoria e vediamo la nostra cultura e il nostro modo di essere e di vivere come migliore degli altri.

Questo, anche se fatto in maniera inconsapevole, può essere molto pericoloso, perché trasmette ai bambini l’idea che al mondo ci sono persone migliori e altre peggiori, e che possiamo riconoscerle per una semplice caratteristica (colore della pelle, religione, luogo del mondo da cui provengono).

Educare i bambini all’inclusione significa aiutarli a superare pregiudizi e stereotipi. O, meglio, educarli senza pregiudizi e stereotipi. E, per farlo, dobbiamo essere noi adulti a superare quegli schemi mentali semplicistici con cui, a volte, ci troviamo a guardare il mondo.

La tendenza, a volte, è quella di dividere il mondo in categorie e di attribuirvi determinate caratteristiche. Da qui, ogni persona che, a nostro avviso, rientra in quella categoria, avrà quelle specifiche peculiarità.

A livello di economia di pensiero, questo processo è sicuramente veloce e parsimonioso, ma è altrettanto fuorviante e pericoloso. Categorizzare le persone per il colore della pelle o per il loro credo religioso non solo è scorretto, ma è anche terribile, perché annulla l’individualità della singola persona. E la storia dovrebbe insegnarcelo.

Educare i bambini all’inclusione: come si può fare?

Come è possibile parlare di razzismo in un mondo che va sempre di più verso la multiculturalità? Purtroppo, invece, è proprio così.

Per evitare di crescere bambini e ragazzi chiusi e pregni di pregiudizi e stereotipi, dunque, è importante riflettere insieme su come insegnare ai bambini a non aver paura del mondo.

L’inclusione è una delle cose che non si spiega a livello teorico. O meglio, non solo. L’unico modo per educare i bambini all’inclusione è l’esempio.

L’esempio quotidiano, infatti, è l’unico (e potentissimo) strumento che gli adulti hanno per dimostrare che ognuno di noi è unico e diverso e che non è possibile giudicare le persone dal loro paese di provenienza o dalla loro fede religiosa.

L’unico modo che i bambini hanno per cogliere la bellezza delle differenze è viverle in maniera naturale e serena, senza pregiudizi. E, qui, diventa fondamentale il ruolo dell’adulto.

Educare i bambini all’inclusione: attenzione alle parole

Purtroppo, non sono passati tanti anni da quando la cultura europocentrica promuoveva il diritto di andare a colonizzare Paesi ritenuti inferiori. Per l’Italia, stiamo parlando del 1960. Nemmeno 60 anni fa.

E, nonostante gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e altri genocidi molto recenti di cui abbiamo diretta testimonianza, nel nostro modo di pensare, purtroppo, ritroviamo tanti modi di dire o frasi di ideologia razzista.

Tante volte li diciamo senza pensarci. Anche senza un vero e proprio intento xenofobo. Ma ai bambini questo non importa. I piccolo ascoltano e imparano. I bimbi e i ragazzi imparano a leggere il mondo dalle parole dei grandi.

E’ da qui, infatti, che possono possono iniziare ad “esplorare” quello che c’è fuori dalle mura domestiche un po’ più equipaggiati.

Quindi è molto importante il ruolo dell’adulto nell’educare i bambini all’inclusione, per fornire delle lenti per leggere la realtà senza pregiudizi e stereotipi.

Educare i bambini all’inclusione: il ruolo di televisione e social

Oggigiorno, un ruolo centrale nella vita dei bambini e dei ragazzi sono sicuramente i mezzi di informazione. Purtroppo, non sempre si può avere un controllo sui contenuti che Internet e Tv propongono.

E, sempre più spesso, la direzione dei mass media non sembra andare verso l’importanza di educare i bambini all’inclusione. Anzi. Per i bimbi, però, quello che si dice in televisione è la verità e, dunque, ha un valore.

Come genitori ed educatori, è importante educare i bambini all’inclusione insegnando un pensiero critico di fronte ai servizi dei telegiornali, ai post di e ai commenti degli opinionisti.

Occorre allenare i bambini a riflettere sulle notizie. E’ importante parlarne, discuterne insieme. Questo è un bel lavoro che si può fare non solo a scuola, ma anche quotidianamente a casa.

Educare i bambini all’inclusione: il razzismo non è solo violenza fisica

Ero indecisa sul titolo da dare all’articolo. Non mi piaceva scrivere “Come insegnare ai bambini a non essere razzisti” perché mi dava l’idea di una tendenza naturale del bambino ad avere paura del diverso.

In realtà, non è così, perché la caratteristica del colore della pelle, ad esempio, è una caratteristica saliente connotata culturalmente. Come dire, tutti noi abbiamo colori dei capelli diversi, ma nessuno lo usa come elemento discriminatorio.

Anche il titolo “Educare i bambini all’inclusione” non mi convince pienamente, perché l’obiettivo non credo debba essere solo quello o, almeno, non a lungo termine.

Mi piace di più pensare alla convivenza serena e tranquilla, armoniosa, costruttiva. Una realtà dove le differenze non vengono negate, ma valorizzate e lette come elemento di risorsa e crescita.

Per fare questo è importante ricordarci che quando si parla di razzismo non si intende solo la violenza fisica.

La lotta al razzismo è una rivoluzione culturale. Il razzismo è fatto di parole, sguardi, messaggi più o meno espliciti. Ma anche frasi e modi di dire che, spesso, si usano quotidianamente. Senza rendercene conto, ma di una violenza allucinante. Ed è importante rendersene conto per evitarli.

Educare i bambini all’inclusione attraverso l’esempio

E’ fondamentale, dunque, essere noi adulti a offrire l’esempio per contrastare la  discriminazione. Genitori, educatori e insegnanti, ma non solo. Tutti noi adulti, in quanto responsabili delle nuove generazioni.

Come? Mostrandoci curiosi verso il mondo. Sicuramente viaggiare, leggere, studiare sono modi molto utili per aiutare i bambini a sviluppare un’apertura mentale per cui la diversità può essere concepita come risorsa.

Ma non occorre necessariamente studiare trattati di storia o viaggiare dall’altra parte del Mondo. Può essere utile, ma non basta.

E’ l’atteggiamento che mostriamo verso il nuovo a fare da imprinting ai bambini. E’ vedendoci curiosi, e non spaventati, di fronte alle differenze a educare i bambini all’inclusione e insegnare loro a lottare contro il razzismo.

a cura della dott.ssa Annabell Sarpato

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Источник: https://tabletroma.it/educare-bambini-inclusione-contro-razzismo/

Il razzismo spiegato ai bambini

Come insegnare ai bambini a non essere razzisti?

Cento anni fa esatti nasceva un grande uomo, un avvocato per i diritti civili che trascorse ventisette anni in carcere prima di ricevere il premio Nobel e vincere le prime elezioni democratiche del Sudafrica. Indovinate chi è? Il suo nome è Nelson Mandela, a lungo leader del movimento sudafricano contro l’apartheid.

Nelson Mandela è una delle persone che al mondo ha combattuto (e sofferto) il razzismo più di chiunque altro. “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza – scriveva nella sua autobiografia intitolata Long Walk to Freedom -.

Gli uomini imparano a odiare e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio”.

Amare è più facile che odiare

Spiegare il razzismo a un bambino non è facile. “Mamma, alcuni compagni hanno preso in giro Idris”, ha detto un giorno mio figlio tornando da scuola. “Perché?” ho risposto, sapendo già dove saremmo andati a parare.

Per il colore della pelle e perché non è italiano”. Per fortuna mi ero preparata. Avevo raccolto un po’ di ottimi libri per affrontare l’argomento con la dovuta prontezza e serietà. “Ecco, quelli erano atteggiamenti razzisti”.

Non ci si può sottrarre al compito di insegnare ai figli che comportamenti sbagliati possono recare molto dolore a chi li subisce.
Mamma, ma chi ha atteggiamenti razzisti è cattivo?”. “Spesso no.

Se vuoi è ignorante, perché non conosce la storia, la geografia, persino la biologia. Non sa che tutti gli esseri umani appartengono alla stessa razza, anche se la pelle può avere un colore diverso”.

Come nasce e come si manifesta il razzismo

Viviamo in una società multietnica che dovrebbe essere basata sui principi del rispetto, dell’integrazione e del dialogo.

Eppure la cronaca fa emergere sentimenti di discriminazione e pregiudizi nei confronti delle etnie diverse anche in Italia, una nazione storicamente tollerante e generosa.

Il razzismo è diventato un fenomeno con una rilevanza sociale – dice Maura Manca, psicologa e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza – ovvero un fenomeno che non riguarda più solo poche persone, ma la società intera.

Si assiste, in televisione, sui giornali e su Internet, a una strumentalizzazione dei fatti di cronaca per giustificare atteggiamenti di violenza. E si sottovalutano gli episodi di discriminazione, dei quali sono sempre più protagonisti gli adolescenti”.

Razzismo e discorsi d’odio

La novità è che il razzismo oggi non è sempre associato alla violenza. Verrebbe da dire “per fortuna”, ma fortuna non è. Anche gesti comuni, come gli sguardi o le parole, rivelano pregiudizi.

Il razzismo “non violento” si vede soprattutto su Internet e sui social network, attraverso quel fenomeno diventato noto come “hate speech”, vale a dire l’utilizzo di parole crude, ostili, discriminanti e di incitazione alla violenza che si rivolgono a bersagli individuati spesso in gruppi sociali, etnici, religiosi o culturali.

I social network hanno amplificato gli hate speech e questo ha influito sull’immaginario dei bambini e degli adolescenti, che utilizzano assiduamente chat e social, spesso senza supervisione.

Ci sono numerose iniziative per combattere l’hate speech. Una di queste è l’Alleanza contro l’intolleranza e il razzismo, nata nel 2015 a Strasburgo, che ha pubblicato il manuale “No hate” e costruito il sito www.nohatespeech.

it dove si possono segnalare episodi di incitazione all’odio sul web. È disponibile anche il numero verde 800 901010 e il sito www.unar.it, che raccoglie segnalazioni e denunce da parte di vittime e testimoni di casi di discriminazione “in real life”.

L’importanza della scuola

La scuola è il fulcro dell’antirazzismo ed è il luogo che meglio offre ai ragazzi gli strumenti per comprendere la complessità della realtà contemporanea. Le classi sono spesso composte da studenti di culture diverse e l’incontro con l’altro è all’ordine del giorno.

Ma spesso non basta: non sempre la scuola riesce a usare linguaggi positivi, né riesce sempre a valorizzare le esperienze, anche quelle tristi delle quali i bambini immigrati sono protagonisti.
È raro, ma succede che sia la scuola stessa a mettere in pratica atteggiamenti di discriminazione.

Non molti mesi fa, per esempio, un liceo romano ha indicato come caratteristica positiva dell’istituto “l’esigua presenza di studenti di nazionalità non italiana e di studenti diversamente abili”.

Il razzismo è pigrizia mentale

Per questo non basta demandare l’educazione alla scuola: la famiglia ha una responsabilità importante. Nessuno nasce razzista, lo si diventa quando i modelli e l’educazione sono sbagliati e quando il pensiero è guidato dai pregiudizi e dagli stereotipi.

Il razzismo è la risposta “facile” alla complessità che arriva dalla differenza. È un modo per accelerare i ragionamenti, un risparmio cognitivo, una “pigrizia mentale” da cui nascono gli stereotipi, ovvero le descrizioni generalizzate che si basano su poche caratteristiche evidenti, talvolta positive ma la maggior parte delle volte negative.

Come combattere questa iniqua pigrizia mentale? Per una volta con un esercizio facile e piacevole. Albi illustrati! Libri per l’infanzia, belli, emozionanti e coinvolgenti che favoriscono i sentimenti di apertura e di empatia.

Sperimentare la diversità

Un altro modo per educare i bambini alla diversità è farli viaggiare. I viaggi sono una esperienza educativa fondamentale, al punto che l’Unione Europea quest’anno ha stanziato 12 milioni di euro per regalare a trentamila ragazze e ragazzi di diciotto anni il pass Inter-Rail che permette di prendere gratuitamente tutti i i treni e traghetti d’Europa.

Certo, con i figli piccoli non si improvvisa un viaggio in Africa, in America o in Asia, che sono culle di civiltà ricche di cultura e tradizioni interessanti.

Non si improvvisa neanche una vacanza nell’Est dell’Europa, dalla quale arrivano molti gruppi di immigrati presenti in Italia.
Le culture diverse si possono conoscere anche senza muoversi da casa.

Ci sono spettacoli teatrali, feste e manifestazioni organizzate da associazioni di promozione sociale che lavorano per favorire l’intercultura. Ci sono occasioni di musica e cibo, sport e gioco dove socializzare con bambini di tutto il mondo.

Soprattutto, c’è il nostro comportamento, che va mantenuto sempre aperto e sempre disponibile. Perché, se vogliamo crescere dei buoni adulti, dobbiamo essere buoni noi, prima di tutto.

ABC dei popoli

Al di là delle apparenze, siamo tutti parte della stessa famiglia. Bastano poche forme e pochi colori per disegnare tutti i popoli della Terra. Dagli aymara della Bolivia agli zhuang della Cina, questo libro ne racconta 26: con gli usi e i costumi, le tradizioni e le curiosità.

di Luana Virardi, Terre di Mezzo Editore

Il razzismo e l’intolleranza. Bambini nel mondo

Quattro volumi illustrati compongono un’opera corale che affronta con il taglio giusto quattro temi della contemporaneità: razzismo, fame, migranti e conflitti. Un regalo bellissimo per la biblioteca della scuola. Dai 6 anni.

di Louise Spilsbury e Hanane Kai, EDT editore

Via di qua!

Un libro illustrato bellissimo, adatto per i bambini a partire dall’ultimo anno di scuola materna. Insegna la tolleranza e le emozioni con la dolcezza che ci piace. Ogni bambino dovrebbe averlo.

di Henri Meunier e Nathalie Choux, Jaca Book

E tu di che colore sei? Tea. Ediz. illustrata

In classe di Tea ci sono bambini di colori e nazionalità diverse. Un libro molto semplice e divertente adatto anche ai bambini più piccoli, dai 4 agli 8 anni.

di Silvia Serreli, Tea Editore

Io sono tu sei

La storia di due bambine di 8 anni, una italiana e l’altra marocchina, che si conoscono attraverso i racconti e la biografia che ognuna deve scrivere dell’altra. Adatto dai 5 ai 10 anni.

di Giusi Quarenghi, Giunti Editore

Coccodrilli a colazione

È la storia di due amici di penna, una bambina italiana e un bambino dello Zimbabwe, che si conoscono e diventano amici attraverso i racconti delle loro esperienze. Adatto dagli 8 ai 10 anni.

di Emanuela Nava, Giunti Junior

Pesi massimi. Storie di sport, razzismi, sfide

Storie di pugili, tennisti, calciatori, ciclisti, corridori, delle loro grandi vittorie e sconfitte, medaglie, record e idee. Dagli 8 anni.

di Federico Appel, Sinnos editore

L’autobus di Rosa. Ediz. illustrata

La storia vera illustrata di Rosa Parks, icona dei diritti civili dei neri negli anni ‘50 in America. Il libro è realizzato in collaborazione con Amnesty International. Ottimo regalo per la biblioteca scolastica, dagli 8 anni.

di Fabrizio Silei e Maurizio A. C. Quarello, Orecchio Acerbo

Viki che voleva andare a scuola

Racconta la storia vera di un bambino albanese. Nonostante il lieto fine, la narrazione contiene anche episodi di violenza molto tristi ed è adatto per bambini maturi, dai 10 anni.

di Fabrizio Gatto, Rizzoli

Il razzismo spiegato a mia figlia

Un manuale che tutti i genitori dovrebbero avere.

Il dialogo tra padre e figlia, che insieme vanno a una manifestazione contro il razzismo: il genitore si trova a rispondere a domande difficile sugli stranieri, le differenze culturali, il razzismo e perché alcune persone si sentono superiori ad altre. Come nasce il disprezzo per il colore della pelle, attraverso le parole. semplici e genuine del grande scrittore Tahar Ben Jelloun.

Di Tahar Ben Jelloun, Bompiani 

Источник: https://www.giovanigenitori.it/lifestyle/spiegare-razzismo-ai-bambini/

Il razzismo è un comportamento indotto

Come insegnare ai bambini a non essere razzisti?

Famiglia & società Anche in Svizzera la discussione sul razzismo è stata riaccesa nel contesto di Black Lives Matter. Ma come educare i bambini ad essere tolleranti l’uno con l’altro? Il pediatra Sepp Holtz spiega come si sviluppano i bambini piccoli e come i genitori possono promuovere il sentimento di apertura.

I due insegnanti, Li Owzar e Sabrina Bur, dell’associazione Diversum, forniscono consigli pratici.

I bambini sono aperti alle novità e cercano di capire il mondo. Fin dalla nascita, ogni bambino porta con sé una curiosità innata e il suo viaggio nella vita inizia senza pregiudizi.

«La ricerca ha dimostrato che già i neonati mostrano interesse per l’altro», spiega Sepp Holtz. «Se un bebè vede sempre la stessa cosa, la sua concentrazione diminuisce e se poi arriva qualcosa di nuovo, ciò interessa più del vecchio», spiega il medico e pediatra dello sviluppo.

Si tratta di un’importante scoperta, in relazione alla tolleranza verso ciò che è sconosciuto.

Riesaminare e mettere in discussione i pregiudizi

Se si tratta il tema del razzismo, occorre anche affrontare il tema del pregiudizio. Uno sguardo alla storia dell’umanità mostra che i pregiudizi hanno ragion d’essere in certe situazioni.

Ci permettono di essere cauti e quindi di proteggerci dai pericoli.

Dal punto di vista di Sepp Holtz, l’approccio umanistico consiste nel fatto che l’uomo ha la capacità di esaminare, mettere in discussione e idealmente mettere da parte i pregiudizi.

Avere a che fare con qualcosa di sconosciuto

Anche se i bambini sono interessati a cose nuove, all’inizio possono essere insicuri se qualcosa è diverso da quello a cui sono abituati.

«Al di fuori di pensieri razzisti, se si considera cosa succede quando un bambino vede per la prima volta una persona con un colore della pelle diverso, non sorprende che abbia forse paura o sia riservato all’inizio», osserva Sepp Holtz. Ciò che è decisivo a questo punto è l’esperienza che fa dopo.

Quando sperimenta che anche le persone con un diverso colore della pelle giocano e ridono con lui/lei e che gli adulti si capiscono tra loro, questo influenza il comportamento. Il razzismo, infatti, è un atteggiamento scaturito da modelli di ruolo negativi.

Imparare a identificarsi con gli altri

«Affinché un bambino o una bambina possa immaginare cosa sia il pregiudizio o cosa significhi razzismo, deve essere in grado di identificarsi con un’altra persona.» Il pediatra sottolinea che questa capacità non arriva dall’oggi al domani, ma si sviluppa lentamente.

È solo a partire dall’età di tre anni e mezzo o quattro che un bambino o una bambina è in grado, poco a poco, di entrare in empatia con gli altri. «L’empatia, espressa all’inizio con cautela, diventa più pronunciata a partire dall’età dell’asilo. Prima non è possibile.

Perciò, in questi termini, non può esserci razzismo tra i bambini piccoli», è la conclusione importante di Sepp Holtz.

Permettere incontri diversificati

I bambini piccoli possono reagire con reticenza a persone che hanno una pelle e un colore di capelli diversi se non ci sono abituati. Ma questi non sono ancora episodi razzisti. La grande preoccupazione di Sepp Holtz è che un bambino o una bambina abbia l’opportunità di avere contatti con persone diverse già in tenera età.

Questo fa sì che affrontare ciò che è sconosciuto diventi una cosa ovvia. Forse all'asilo nido o in un altro ambiente familiare ha contatti con bambini di origini e classi sociali diverse. Oppure sperimenta che non tutti i bambini possono camminare, vedere o sentire.

Secondo il pediatra dello sviluppo, è indiscusso che i genitori ottengano molto con questo tipo di prevenzione.

I giudizi possono essere rivisti

«C’è una certa tendenza in tutti noi a giudicare frettolosamente o a pensare in modo razzista.

È importante riconoscere questo nostro lato e allo stesso tempo contrastarlo», spiega Sepp Holtz e aggiunge: «Supponiamo che i genitori facciano involontariamente un commento razzista o sprezzante davanti ai loro figli, ma che abbiano la capacità di ammettere a se stessi di aver detto qualcosa di stupido.

Capovolgere un giudizio e dire di fronte ai bambini che si trattava di un pensiero razzista dimostra forza.» Quando i bambini sperimentano che gli adulti pensano ad alta voce a queste cose, è molto utile.

Il comportamento razzista viene appreso

«Se per esempio un bambino prende un altro bambino con un diverso colore di pelle per i capelli perché vuole sapere che effetto fa, questa è una curiosità infantile come quando i bambini scoprono che le ragazze e i ragazzi hanno organi sessuali diversi», osserva Sepp Holtz. Nella prima infanzia l’interesse per l’altro è in primo piano. Secondo il pediatra un concetto molto importante è che il razzismo non è innato, si tratta piuttosto di un comportamento che un bambino o una bambina adotta e che deriva dal suo ambiente di riferimento. Pertanto vale quanto segue: molto di ciò che va ancora perfettamente bene nei bambini piccoli non sarebbe tollerabile nei bambini più grandi o negli adulti. Attraverso un’educazione attenta, il bambino può imparare e praticare un comportamento consapevole a contatto con le altre persone.

Il razzismo accompagna ogni giorno molte persone e non si limita al cortile della scuola o al parco giochi. Poiché qualsiasi tipo di razzismo ferisce, è importante parlarne con i bambini. Con vari consigli, gli esperti di Associazione Diversum mostrano come il tema possa essere affrontato con i bambini in età prescolare e scolare.

Tutti portiamo dei pregiudizi dentro di noi. Questo significa che a volte diciamo cose razziste senza volerlo. Iniziate col mettere in discussione i vostri concetti e i vostri schemi di pensiero, in modo da poter sensibilizzare i vostri bambini al razzismo.

Spiegate a vostro figlio o a vostra figlia che le persone sono diverse e che il razzismo significa che alcune persone sono trattate ingiustamente a causa di queste differenze. Spiegate loro che questo è sbagliato e che tutti devono impegnarsi per fermare il razzismo.

Assicuratevi di leggere libri o di guardare film con il vostro bambino o la vostra bambina in cui i protagonisti hanno colore di pelle e di capelli diversi. Sarebbe bene far notare che anche in Svizzera le persone hanno un aspetto molto diverso.

Nell’elenco di »Pianeta Mamma» troverete anche libri per bambini.

Il razzismo non è un argomento piacevole e non è sempre facile trovare le parole giuste. L’importante in ogni caso è che ne parliate.

Se vi accorgete di aver detto o fatto qualcosa di sbagliato davanti a vostro figlio o a vostra figlia, ammettetelo e spiegate che è sbagliato. Ad esempio se avete tratto conclusioni su determinate caratteristiche in base all’origine di un bambino.

I bambini a volte riconoscono intuitivamente quando gli altri sono trattati ingiustamente. Anche se non sono ancora in grado di chiamarlo razzismo. Prendete sul serio queste osservazioni ed esperienze e parlatene con i vostri figli.

Date a vostro figlio o a vostra figlia la possibilità di fare domande. Se vi chiede qualcosa a cui non sapete rispondere da soli, andate alla ricerca della risposta e imparate insieme da quella. Ripetete questo tipo di conversazioni nel tempo, preferibilmente sulla base di situazioni concrete.

Date il buon esempio e segnalate casi di razzismo agli altri. Spiegate al vostro bambino o alla vostra bambina che dovrebbe reagire quando il suo compagno o compagna di giochi di colore si sente dire da qualcuno che la sua pelle è sporca. Spiegate che tutti noi dobbiamo fare in modo che tutti i bambini possano crescere in un mondo giusto.

Finché queste linee guida non si affermeranno anche in ambito pubblico, ci vorrà un po’ di pazienza, di apertura e di tolleranza reciproca, oltre che di cura nei rapporti reciproci. In prospettiva di cambiamenti positivi, è probabilmente più efficace indicare all’altro con benevolenza i termini sbagliati piuttosto che giudicare qualcuno frettolosamente.

In linea di principio, in Svizzera non esiste una regola generalmente applicabile, ad esempio su come si scrive l’aggettivo «nero», ma esistono delle raccomandazioni.

Come spiegazione un estratto dallo Studio «Anti-Schwarze-Rassismus».

Studio giuridico su fenomeno, criticità e possibili contromisure», su incarico della Commissione federale contro il razzismo EKR 2017 (testo dello studio in lingua tedesca).

«Scriviamo l’aggettivo «nero» con lettera maiuscola (cioè Nero) e l’aggettivo «bianco» con lettera minuscola e in corsivo (cioè bianco).

Questo sottolinea che con bianco e nero non viene indicato il colore della pelle, ma la posizione sociale di una persona.

Il termine «persone Nere» risale a una concezione emancipatrice usata nel contesto delle lotte politiche da persone che si definiscono Nere. D’altra parte, bianco è scritto in corsivo e minuscolo, per distinguerlo da Nero.»

Ulteriori informazioni sulla definizione dei termini utilizzati dal Servizio per la lotta al razzismo.

Источник: https://www.projuventute.ch/it/genitori/famiglia-e-societa/comportamento-razzismo

Come educare i bambini a non essere razzisti

Come insegnare ai bambini a non essere razzisti?

I bambini assimilano dagli adulti parole e comportamenti. Per questo è importante trasmettere un atteggiamento di apertura e di curiosità verso l’altro, anche attraverso piccoli gesti quotidiani

Nonostante la crescente integrazione tra culture e popoli diversi, il razzismo, nel 2020, è tutt'altro che sconfitto.

Basti pensare al recente ed eclatante episodio dell'uccisione di George Floyd negli Stati Uniti da parte di un poliziotto bianco, caso tutt'altro che isolato, o al muro di odio contro il quale si è scontrata Silvia Romano al suo rientro in Italia dopo la sua liberazione.

Purtroppo, ancora oggi, il diverso, il lontano, lo sconosciuto fanno paura e generano reazioni di chiusura e timore, quando non di esplicita violenza.

I bambini, per fortuna, sono più facilmente immuni al razzismo, perché sono capaci di vedere le persone per quello che sono, senza sovrastrutture. Se mettono in atto un comportamento razzista, è perché lo stanno emulando o lo hanno assimilato dall'esterno, a casa o a scuola.

Ecco perché è importante che i figli crescano in un ambiente improntato al rispetto reciproco e aperto alla multiculturalità. Ne parliamo con la professoressa Mariagrazia Santagati, sociologa e responsabile Settore Educazione Fondazione ISMU – Iniziative e Studi sulla Multietnicità di Milano.

Prevenire il razzismo: il contesto di crescita e di sviluppo del bambino

“I bambini non crescono nel vuoto sociale” premette la professoressa Santagati.

“Crescono all'interno di determinati contesti culturali e familiari, che possono essere più o meno aperti all'alterità.

Attenzione: quando si parla di apertura all'altro non ci si riferisce solo agli stranieri, ma ​tutte le diversità, quindi anche al genere, all'appartenenza sociale, ​alla religione, e così via.

I bambini sviluppano una categorizzazione sociale, imparano a distinguere, a collocare i soggetti in diverse tipologie ​sulla base delle loro caratteristiche: ​si tratta però di un processo di apprendimento, non ​di qualcosa di innato, che avviene in primo luogo nella famiglia e poi negli altri contesti educativi. È chiaro che se in questi luoghi ci sono adulti che pensano alle differenze e alle diversità ​solo come fonte di pericoli, paure, problemi, il bambino li farà suoi”.

Gli stereotipi da cui nasce il razzismo

“I maschi non vestono di rosa. I neri sono indigenti. Il povero è sporco. Il ricco è bravo. Il medico è migliore dell'operaio.

Queste e altre distinzioni che spesso purtroppo trapelano dai discorsi quotidiani vengono assorbiti dai bambini in un processo di apprendimento nell'esperienza quotidiana.

Attenzione, allora, a quello che diciamo: da questi luoghi comuni, può ​originarsi un pensiero ​ostile verso alcuni gruppi, anche ad esempio sulla base del colore della pelle … ecco allora che si manifesta in forme più o meno evidenti l'atteggiamento razzista”.

Come contrastare il razzismo

Se quindi dobbiamo stare ben attenti a non catalogare in maniera sommaria e superficiale ​i gruppi e le persone, è altrettanto importante lavorare già con i bimbi su un cambiamento culturale più ampio.

“In generale, non si dovrebbe passare ​l'idea chediversità ​è solo un problema, bensì essa può essere vista anche come una ricchezza e valore aggiunto.

Inoltre, oggi, sviluppare competenze come l'adattabilità, un pensiero flessibile, la conoscenza di tante lingue e culture diverse non solo costituisce un antidoto al razzismo, ma diventa anche una risorsa strategica per inserirsi a pieno titolo, professionale e umano, nella società contemporanea a futura. Sproniamo quindi i nostri ragazzi ​ad essere curiosi verso le diversità, a studiare lingue diverse, cuciniamo insieme ai nostri figli piatti di altre culture, invitiamo a casa compagni di classe originari di Paesi stranieri: questa può essere la strada per costruire legami positivi e di amicizia fra persone con diverse appartenenze”.

“Ti racconto una storia”: fiabe contro il razzismo

Fondazione ISMU, attiva nella promozione del dialogo e della diffusione di una conoscenza corretta dei fenomeni migratori, ha recentemente promosso un'iniziativa online rivolta ai più piccoli: “Ti racconto una storia.

Audiofiabe dai 5 continenti”: fiabe raccontate a voce alta liberamente ascoltabili a questo link.

L'iniziativa, promossa dal Centro di Documentazione di Fondazione ISMU, diretto da Laura Zanfrini, evidenzia l'importanza che le fiabe hanno nella crescita e nella formazione della personalità dei bambini, soprattutto in questo momento in cui la pandemia mette a nudo tutta la fragilità e la precarietà dell'essere umano.

“Ci preme sottolineare la prospettiva interculturale che viene fuori dalle fiabe, perché le fiabe sono di per sé interculturali – spiega Mariagrazia Santagati -.

Fiabe con cui vogliamo arrivare ai bambini e ai ragazzi che crescono nelle scuole italiane multiculturali per creare curiosità, consapevoli che esse provocano scoperta, stupore, meraviglia.

Queste storie ci permettono di educare all'apertura, allo sguardo plurale, all'ascolto di lingue diverse“.

Uno strumento molto utile per educare i bambini a non essere razzisti, da ascoltare insieme in famiglia e dal quale prendere spunto per esplorare o, perché no, inventare altre fiabe.

Razzismo e il ruolo di tv e social

“Tv e social sono strumenti che veicolano dei contenuti che possono essere positivi e negativi – chiarisce la professoressa -. In questo senso non sono neutri. Dipende naturalmente da come li utilizziamo.

Il ruolo dei genitori consiste nel selezionare quello che c'è di buono, evitando di lasciare sia i bambini che gli adolescenti in balìa del web.

Suggerisco inoltre di limitare il tempo di esposizione a strumenti passivi come tv e social, prediligendo appunto esperienze come la lettura delle fiabe capaci di dare spazio all'immaginazione”.

Libri e film per bambini e adolescenti

ISMU dispone di un Centro di Documentazione (CeDoc) sulle migrazioni internazionali e la convivenza interetnica con oltre 12.600 titoli fra libri e video e più di 150 periodici tematici.

Il catalogo è consultabile on line, e i materiali si possono sia consultare sul posto che prendere in prestito gratuitamente. Anche in vendita si trovano numerosi libri per bambini che insegnano, con un linguaggio divertente e leggero, la multiculturalità.

Tra questi,

  • “ABC dei popoli” di Liuna Virardi
  • e “A braccia aperte”, una raccolta di storie di bambini migranti.

Una lettura interessante per i più grandi è “No” di Paola Capriolo, il racconto di un rifiuto contro il razzismo nell'America degli anni '50, così come “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda, l'incredibile viaggio del piccolo Enaiatollah Akbari che, partito dall'Afghanistan per salvarsi, arriverà in Italia.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/come-educare-i-bambini-a-non-essere-razzisti

Gravidanza
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