Come far sorridere un bambino

Cosa faresti per un suo sorriso?

Come far sorridere un bambino

Che cosa c’è di più bello per una mamma del viso del suo bambino illuminato da un sorriso? Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Pediatrics, guardare per pochi secondi la foto del proprio bimbo sorridente stimola nel cervello delle mamme il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della ricompensa. Ma il sorriso di un bambino è molto più di un momento di felicità condiviso: è uno strumento innato di espressione delle emozioni positive, su cui il piccolo costruisce le basi della propria capacità di comunicare.

Il neonato esprime col sorriso il suo benessere

La capacità di sorridere è innata nell’uomo, come nei suoi parenti più stretti, i primati non umani. Fin dalle prime settimane di vita, il bambino manifesta il proprio stato di benessere e di soddisfazione con un’espressione che prende il nome di sorriso endogeno.

“Non si tratta di un segnale intenzionale per comunicare ad altri la propria contentezza, ma di una reazione automatica a uno stato interno di appagamento”, spiega Ilaria Grazzani, professore di psicologia dello sviluppo all’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Mamma e papà vedono il loro bimbo sorridere, ne sono felici e rispondono sorridendo a loro volta: così focalizzano la loro attenzione su di lui. “Questa risposta innesca il circolo virtuoso della comunicazione”, dice Rosanna Schiralli, psicologa e psicoterapeuta, autrice di numerosi saggi sull’educazione emotiva dei piccoli.

“Il bambino sorride, la mamma lo guarda negli occhi e sorride a sua volta, emette vocalizzi, gridolini. Il piccolo impara a riconoscere quei suoni e, guardando il sorriso della mamma, attiva i propri neuroni specchio, la imita e sorride di nuovo.

Così, a poco a poco, da questo duetto si sviluppa la capacità del bimbo di comunicare non solo con la mamma o il papà, ma con chiunque. È nei primi mesi, nelle prime settimane di vita di una persona che si gettano le basi della sua socialità”.

FAI COSÌ – Stupore grazie al gioco del cucù

La mamma nasconde il viso per un attimo dietro una mano o un fazzoletto e, poi, lo scopre dicendo “cucù!”. Il bambino è momentaneamente perplesso, ma poco dopo si apre in un sorriso radioso. “È uno dei primi giochi che il genitore e il piccolo fanno insieme”, osserva Ilaria Grazzani.

“Ha una duplice funzione: rafforzare il bonding, cioè il legame affettivo tra il bambino e l’adulto che se ne prende cura, e stimolare lo sviluppo cognitivo del piccolo.

Il bimbo che ride per qualcosa d’inaspettato, come la scomparsa e la successiva ricomparsa dello sguardo della mamma, attribuisce un significato a quel che vede, intuisce i rapporti di causa ed effetto tra gli eventi, di azione e reazione.

Man mano che passano i mesi, il gioco si fa sempre più complesso e si aggiungono sfumature: così il bambino partecipa attivamente e coopera con l’adulto per la sua riuscita”.

Dal secondo mese, invia messaggi ai genitori

Aiutato e stimolato dall’attenzione e dalle risposte degli adulti, tra il secondo e il terzo mese di vita il bambino matura e produce i suoi primi sorrisi sociali.

“Questa volta si tratta di messaggi intenzionalmente diretti alla mamma o al papà”, dice Francesca Simion, ordinario di psicologia dello sviluppo dell’Università di Padova. “Il bimbo cerca attivamente lo sguardo dell’adulto: quello diretto, occhi negli occhi, lo gratifica.

In questa fase, dall’interazione con i genitori, il piccolo apprende le regole del dialogo: io comunico, poi aspetto e tu mi rispondi, quindi tocca di nuovo a me.

Il bambino impara ad attendere il proprio turno, a cogliere i messaggi contenuti nelle espressioni e nei suoni pronunciati dall’altro, a replicare esprimendo le proprie emozioni”. Mamma e papà devono accogliere gli inviti alla comunicazione che il loro piccolo esprime con i sorrisi.

“Facendo sempre attenzione a rispettare i suoi ritmi e a non sovrastimolarlo”, avverte Simion. “Scopo del gioco non è far sorridere il piccolo a tutti i costi, anche se non ne ha voglia. Sorridere è bello e fa stare bene sia gli adulti sia i bambini, ma quando un piccolo dà segno di essere stanco, di voler evitare la comunicazione, non bisogna forzarlo”.

FAI COSÌ – Via libera al tocco giocoso

Intorno al terzo o quarto mese di vita, il bambino comincia a sorridere in risposta a determinati stimoli fisici gradevoli: i massaggi, le carezze, i baci, un accenno di leggero solletico.

“La manipolazione giocosa delle parti del corpo lo aiuta a prenderne coscienza, a percepire se stesso”, dice Ilaria Grazzani. “Attenzione, però: il solletico non è sempre gradevole. Alcuni bambini, soprattutto i più piccoli, possono trovarlo fastidioso, intrusivo.

Sta al genitore, all’adulto, cogliere le espressioni del bimbo e capire se apprezza il gioco”.

Dai 6 mesi, con la risata sviluppa il senso dell’umorismo

All’inizio è solo un’espressione facciale. Poi, al sorriso si aggiungono i primi gridolini indistinti. Nel secondo semestre di vita, il bambino impara a ridere per manifestare il proprio divertimento.

“Gli scoppi di risa improvvisi e incontenibili spesso sono reazioni a espressioni buffe dei genitori oppure a qualche scena inaspettata a cui il piccolo assiste”, spiega Rosanna Schiralli.

“Dopo il primo anno, il bimbo è ormai padrone delle proprie risate ed è in grado di cogliere l’umorismo di situazioni più complesse, in modo analogo all’adulto”.

FAI COSÌ – Guarda che buffo!

I primi sorrisi sociali del bimbo sono diretti alla persona che lo sta guardando. È solo dopo il nono mese che il piccolo sviluppa la capacità di condividere l’attenzione con qualcun altro su un oggetto esterno.

“La mamma gli dice ‘guarda lì, che buffo!’, indica e il piccolo sorride o ride insieme al genitore per qualcosa che ha visto o sentito”, dice Rosanna Schiralli.

“È un ulteriore passo avanti nello sviluppo sociale e cognitivo, che i genitori dovrebbero stimolare e rafforzare”.

Verso i due anni, fa ridere lui la mamma

Arriva, infine, il momento in cui il bambino si impegna attivamente per far ridere gli adulti.

“Sa che ridere è piacevole e il fatto di essere in grado di suscitare le risa di un adulto lo gratifica, lo fa sentire importante, capace”, spiega Rosanna Schiralli.

“Intorno ai due anni, il piccolo fa il buffoncello intenzionalmente, per attirare l’attenzione e divertire i genitori”.

FAI COSÌ – Mostragli che ti stai divertendo

“È importante che mamma e papà rispondano ridendo a questi primi tentativi del loro piccolo”, raccomanda la psicologa. “In questo modo, accrescono la sua autostima, rafforzano la sua sicurezza in sé: una risorsa preziosa di cui avrà bisogno per tutta la vita”.

Un bimbo che ride è un bimbo felice

Che siano reazioni automatiche a una sensazione fisica o risposte a uno stimolo complesso, il sorriso e la risata sono manifestazioni di benessere e felicità del bambino.

“Il piccolo che ride spesso è un piccolo che sta bene, che ha sviluppato un buon rapporto con le figure di riferimento, sente che i suoi bisogni possono essere soddisfatti, è sicuro di sé”, spiega Ilaria Grazzani.

“Tuttavia, non c’è ragione di allarmarsi se un bimbo ha la tendenza a sorridere e ridere poco nel primo anno di vita. Probabilmente è anche una questione di indole, che va rispettata senza tentare di forzarlo.

È opportuno parlare col pediatra se, trascorso il primo anno, non ha ancora sorriso mai o quasi mai”.

Non bisogna dimenticare, poi, che nel secondo semestre di vita il bambino diventa più selettivo e, a differenza di quando era piccolo, non sorride più a chiunque lo guarda e attira la sua attenzione. “C’è chi gli piace e chi non gli piace”, spiega Rosanna Schiralli. “Il bimbo sviluppa simpatie e antipatie, proprio come noi adulti. Mamma e papà, i nonni, le educatrici al nido di solito riscuotono la sua approvazione, mentre gli sconosciuti lo rendono diffidente e meno incline a dare confidenza”.

Maria Cristina Valsecchi

Источник: https://quimamme.corriere.it/neonati/sviluppo/cosa-fare-per-un-sorriso

Come incoraggiare il senso dello humour nei bambini

Come far sorridere un bambino

Come incoraggiare il senso dello humour nei bambini

Il senso dell’umorismo può illuminare la vita familiare.

Puoi fare il solletico al tuo bebè, indossare un cappello sciocco e inseguire un bambino di 3 anni, o fingere di cadere in un mucchio di foglie per divertire un bimbo di prima elementare.

Man mano che i bambini diventano preadolescenti e adolescenti, puoi condividere giochi di parole e barzellette mentre il loro senso dell’umorismo diventa più sofisticato.

Ridere insieme è un modo per comunicare e connettersi. Un buon senso dell’umorismo può anche rendere i bambini più intelligenti, più sani e aiutarli ad affrontare meglio le sfide quotidiane.

Tendiamo a pensare all’umorismo come parte del nostro corredo genetico, come gli occhi blu o i piedi grandi. Ma il senso dell’umorismo in realtà si apprende e si può stimolare nei bambini.

Perché è utile l’umorismo?

L’umorismo è ciò che rende divertente qualcosa; il senso dell’umorismo è la capacità di riconoscerlo.

Un buon senso dell’umorismo è uno strumento su cui i bambini possono contare per tutta la vita per aiutarli a:1- vedere le cose da molte prospettive diverse non solo da quelle più ovvie2 – essere spontaneo3 – predisporsi a idee o modi di pensare non convenzionali4 – vedere oltre la superficie delle cose5 – divertirsi e partecipare agli aspetti giocosi della vita

6 – non prendersi troppo sul serio

I bambini con un senso dell’umorismo ben sviluppato sono più felici e più ottimisti, hanno una maggiore autostima e possono gestire bene le differenze (proprie e altrui).

Inoltre è per loro più facile mantenere le relazioni sociali e sono più pronti ad affrontare le avversità o i momenti di cambiamento durante l’infanzia, come ad esempio un trasloco in una nuova città, le prese in giro, i bulli.

l’humor non aiuta i bambini solo emotivamente e redazionalmente, ricerche hanno dimostrato che le persone che ridono di più sono più sane, affrontano meglio lo stress. Inoltre la risata può aiutare a sopportare meglio il dolore. Ma soprattutto, il senso dell’umorismo è ciò che rende la vita divertente.

Un umorismo diverso per ogni età

I bambini possono iniziare a sviluppare il senso dell’umorismo in tenera età. Ma ciò che è divertente per un bambino non sarà divertente per un adolescente. Vediamo ciò che diverte i nostri figli ad ogni età.

Bebè: i piccolissimi non capiscono davvero l’umorismo, ma sanno quando sorridi e sei felice. Quindi via libera a rumori divertenti o facce strane, risate e sorrisi. Il tuo bambino percepirà la tua gioia e la imiterà. È molto sensibile agli stimoli fisici come solletico e pernacchie.

Bimbi dai 1 ai 3 anni: a questa età apprezzano l’umorismo fisico, specialmente il tipo con un elemento di sorpresa (come giocare a “cucù” o gli scherzi inaspettati).

Man mano che sviluppano le abilità linguistiche, troveranno divertenti rime e parole senza senso – e questo continuerà anche negli anni prescolari.

In questo periodo i bimbi iniziano a provare a far ridere i loro genitori.

Bambini in età prescolare: in questo momento i bimbi troveranno divertente ad esempio una foto con qualcosa di fuori posto (es.

un gatto con gli occhiali da sole) o anche un gioco di parole oppure l’’incongruenza tra immagini e suoni.

E man mano che diventano più consapevoli delle funzioni corporee e di ciò che fa ridere il genitore, i bambini iniziano a deliziarsi con i rumori che fanno in bagno.

Bambini in età scolare: a partire dall’asilo i giochi di parole e le filastrocche saranno sempre più divertenti.

Potrebbero scoprire il piacere di raccontare barzellette semplici e ripeteranno le stesse battute più e più volte.

Man mano che diventano più grandi e che il loro lessico si amplia potranno iniziare a prendere in giro qualsiasi deviazione da ciò che percepiscono come forme di comportamento o abbigliamento “normali”.

Ma a questa età iniziano anche a sviluppare una comprensione più sottile dell’umorismo, compresa la capacità di usare l’arguzia o il sarcasmo e di gestire situazioni avverse usando l’umorismo.

Come aiutare a sviluppare il senso dell’umorismo?

Innanzitutto con l’incoraggiamento. Rispondiamo con sorrisi e risate ai sorrisi e alle risate di nostri piccoli. Essere giocosi e divertenti con i nostri bambini è basilare per aiutarli a sviluppare un atteggiamento giocoso e umoristico nei confronti della vita.

Uno dei modi migliori per fare questo fin dai primi anni di vita è quello di passare il tempo ogni giorno ad essere ricettivi alle molte opportunità che il bambino ti dà di sorridere o ridere. E poi?

Sii un modello umoristico. Una delle cose migliori che puoi fare per sviluppare il senso dell’umorismo di tuo figlio è usare il tuo. Fare scherzi. Racconta storie divertenti. Ridere forte. Affronta con leggerezza i piccoli disastri quotidiani, come far cadere il latte.

Prendi sul serio l’umorismo dei bambini. Incoraggia i tentativi di umorismo: la prima volta che il tuo bambino ti fa ridere è uno dei grandi piaceri della vita.

Rendi l’umorismo parte delle interazioni quotidiane con i tuoi figli e incoraggiali a condividere osservazioni o reazioni divertenti, anche quando sei in compagnia di altri adulti.

Crea un ambiente ricco di umorismo. Circonda i tuoi bambini con libri divertenti, programmi TV, film e siti Web per tutte le fasce d’età: aiuta tuo figlio a fare le scelte giuste e poi a goderne.

Dove tracciare il limite

I bambini hanno bisogno di limiti quando si tratta di umorismo, proprio come in tutte le attività. Se racconta una barzelletta offensiva o inappropriata, non ridere, ma spiegagli perché non è divertente.

È inoltre necessario insegnare quando è il momento giusto per essere seri e quando è possibile fare uno scherzo e quando non lo è più.

Ricordate che…

L’umorismo è un’azione sociale. Ecco perché in generale si ride di più vedendo un film al cinema in mezzo alla gente rispetto che in tv da soli.
Un aspetto chiave per sviluppare il senso dell’umorismo di tuo figlio è di prendersi del tempo per divertirsi come una famiglia.

Negli anni, è necessario insegnare sempre l’umorismo positivo quello che fa ridere, non quello che strappa una risata a discapito degli altri o che è segnale di mancanza di rispetto. Anche da queste sfumature si scresce un bambino che diventerà un adulto consapevole, rispettoso e divertente.

Источник: https://livingsuavinex.it/incoraggiare-senso-umorismo-nei-bambini/

Far ridere un neonato, come riuscirci?

Come far sorridere un bambino

Sono davvero poche le persone in grado di resistere di fronte alla risata travolgente di un bambino, ancor meno se si tratta della sua mamma. Tutti noi, di fatto, abbiamo provato almeno una volta a far ridere un neonato. Secondo alcuni studi, i bambini possono ridere in media fino a 300 volte al giorno, fino ai 6 anni di vita. A che cosa è dovuto questo comportamento?

Perché i bebè ridono?

Un articolo della rivista scientifica Consensus segnala che “la risata è una manifestazione dello stato di piacere nei neonati, […] prodotta da situazioni di gioco come il solletico”. Tuttavia, anche se i neonati ridono già quando si trovano nel ventre materno, ciò non significa che abbiano sviluppato il loro senso dell’umorismo.

Sappiamo molto poco del modo in cui i bebè selezionano gli stimoli per percepire l’umorismo. Per esempio, alcuni studi hanno riscontrato che i neonati di tutte le età prese in esame sorridevano, indipendentemente dall’affetto manifestato dai loro genitori.

A partire dai 5 mesi di età, però, l’affetto con i genitori influisce su tale effetto e questa emozione si intensifica all’età di 7 mesi. In altre parole, quando sono i genitori che cercano di far ridere un neonato, hanno maggiori probabilità di successo.

Lo sviluppo dell’umorismo e della risata nel neonato

La dottoressa Begoña García traccia un breve resoconto dello sviluppo dell’umorismo nei neonati in base all’età, del quale condividiamo le seguenti informazioni:

Primo mese

I neonati sorridono mentre dormono. Allo stesso modo, sorridono in risposta a stimoli come il tatto e i suoni delicati mentre vengono cullati.

Secondo mese

Il bebè fornisce segnali di fronte a stimoli esterni e sorride in risposta ai volti umani.

Terzo e quarto mese

In questa fase il neonato domina già l’arte di “parlare con le risate”. Compare la risata, che sia in seguito a stimoli o perché giochiamo con lui.

Sesto mese

Aumenta la selettività dei bebè. La loro quantità di sorrisi e risate dipenderà dal livello di fiducia che ripongono in ogni persona. Secondo alcuni specialisti, rimangono da approfondire ancora molti aspetti che riguardano il riso nei bebè.

Tuttavia, sappiamo che fa parte del suo sviluppo sociale, rappresentando un importante mezzo per comunicare e un indicatore di benessere. Ora che siamo un po’ più informati sullo sviluppo dell’umorismo e del riso nei piccoli, ci sarà più facile riuscire a far ridere un neonato.

Come far ridere un neonato?

Se si tratta del proprio bambino, non c’è ragione di preoccuparsi: il suo primo sorriso sarà dedicato alla mamma. Se però avete bisogno di qualche tecnica più avanzata per strappargli una bella risata, nelle righe che seguono vi presentiamo alcuni consigli che potreste trovare utili.

1. Fare il solletico

Il solletico è una delle tecniche più semplici che possiamo impiegare per far ridere un neonato. Il tatto è la prima percezione sensoriale del bebè. Questo effetto naturale è reso possibile perché attraverso il contatto fisico si attivano determinati centri nervosi.

Oltre a ciò, la pelle del bebè è molto sensibile e delicata, motivo per cui il solletico provoca facilmente una reazione nel piccolo, facendolo ridere.

2. Un bel bagno per far ridere un neonato

I bebè si rilassano in un ambiente confortevole. Per far ridere un neonato dovete approfittare di questi momenti, perché è molto più probabile che lo faccia mentre è tranquillo. Un buon esempio è il momento del bagno.

Dovete sapere che: ai bambini l’acqua piace così tanto che poi non vogliono più uscire dalla vasca! Il fatto è che sono abituati all’ambiente acquoso nel quale sono stati generati. Quindi, giocate con loro: vedrete che vi divertirete come non mai.

3. Giocattoli e peluche per far ridere un neonato

Per i bebè tutto è nuovo e meraviglioso, quindi muovere i peluche come se fossero esseri vivi e farli parlare è molto divertente per loro. Non ha importanza che diciate cose prive di senso, i bambini ne sono affascinati! Quindi, fare cose sciocche è valido, perché vi fa guadagnare una risata da parte dei vostri piccoli.

4. Cucù!

Quello del “cucù” è un gioco molto semplice, che, oltre a divertire il bambino, ne favorisce lo sviluppo cognitivo. A questo gioco possono partecipare i neonati che hanno già compiuto 8 mesi di età. Dovete solo nascondere il viso le mani e lasciare che il bambino vi cerchi.

Dopo pochi secondi, scoprite il viso e fate un gesto simpatico, oppure dite: “Cucù!”. Il piccolo ne rimarrà sorpreso e inizierà a ridere. Anche se potrebbe sembrare un gioco sciocco, aiuta il bebè a comprendere la permanenza di un oggetto.

Tra i vari benefici, gli consente di distinguere diverse espressioni emotive e sviluppare abilità motorie. Questo gioco, inoltre, funziona anche nascondendo oggetti sotto a cuscini e lenzuola.

5. Sguardi divertenti per far ridere un neonato

Fin dalla nascita, il piccolo impara a leggere i volti dei genitori e si trasforma nel loro specchio, proprio come in un gioco basato sulla mimica. Per questo motivo, un altro trucco fondamentale per far ridere il neonato consiste nel lanciargli sguardi civettuoli o fare smorfie divertenti.

Potrebbe trattarsi di un lavoro un po’ impegnativo, ma cercate di avvicinarvi a circa 20 o 40 centimetri dal suo viso. Fategli un grande sorriso e iniziate a giocare! Questo esercizio consentirà al piccolo di riconoscere i diversi significati dei gesti, inoltre gli servirà come mezzo di espressione del linguaggio corporeo.

In conclusione, il sorriso e la risata rappresentano la porta principale dello sviluppo sociale ed emotivo di un neonato. Grazie a questi trucchi, ci auguriamo che i vostri bambini possano divertirsi molto e che, cosa ancor più importante, possiate rafforzare il vostro legame.

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Источник: https://viverepiusani.it/far-ridere-un-neonato-come-riuscirci/

Perché è importante insegnare ai neonati a sorridere?

Come far sorridere un bambino

Il sorriso è il riflesso della felicità e della soddisfazione. Ridere, inoltre, comporta numerosissimi benefici per la salute. È importante insegnare ai neonati a sorridere, perché è proprio grazie al sorriso che miglioreranno i rapporti con gli altri e saranno più felici. 

Dalla nascita e per i primi mesi di vita l’azione di sorridere è solo un riflesso per richiamare l’attenzione. A partire dal secondo mese, i neonati cominciano a manifestare le proprie emozioni con il sorriso.

Ebbene, come si fa a insegnare ai neonati a sorridere? Quali sono i benefici? Continuate a leggere e troverete le risposte a queste domande.

Come insegnare ai neonati a sorridere?

I neonati sorridono fin da quando si trovano nel ventre materno.  E continuano a farlo anche dopo la nascita. Tuttavia, il loro scopo è farsi vedere da voi, richiamare la vostra attenzione, motivo per cui non c’è differenza tra sorriso e pianto.

Ciò non significa che poco a poco non possiate insegnare ai neonati a sorridere. In realtà non è difficile farlo. La cosa importante è non esagerare.

È così facile provocare un sorriso nei piccoli che potreste entusiasmarvi e farli ridere così tanto che passeranno al pianto nel  giro di pochi secondi. Succede perché, non essendo in grado di controllare il riso, potrebbero disperarsi.

Ora che abbiamo spiegato le particolarità speciali di questa reazione, vi elencheremo alcuni modi per insegnare ai neonati a sorridere:

Con il contatto fisico

Esistono punti sensibili nel corpo che, se stimolati a dovere, provocano la risata.  Questi punti si attivano attraverso il tatto, con il famoso solletico. Per cui, se volete far ridere il vostro bambino, questo è un modo molto semplice per riuscirci.

Sorpresa!

A chi non è mai capitato di nascondere il viso dietro alle mani e di gridare ‘sorpresa!’ davanti a un neonato? Vedere la sua reazione di fronte a questo semplice gesto  provoca grande felicità. È una cosa che potete fare quante volte volete: il vostro bambino non si stancherà mail.

Fare rumore con qualche giochino

Quando il vostro piccolo ascolta dei rumori strani ma divertenti, come per esempio quello emesso da un sonaglino, dentro di sé avverte una sensazione sconosciuta che gli provoca grandi risate.

Davanti allo specchio

Se mettete il piccolo davanti allo specchio, sul suo visto vedrete subito nascere un sorriso.  La spiegazione a questa reazione è che il bambino si diverte a osservare quell’altro bambino di fronte a lui che compie i suoi stessi movimenti.

“Dalla nascita e per i primi mesi di vita l’azione di sorridere è solo un riflesso per richiamare l’attenzione.”

Il modo migliore di insegnare ai neonati a sorridere è farlo voi per primi. Quando i bambini vedono che siete felici, lo sono anche loro.

Potete sorridere mentre gli pronunciate delle parole dolci. Vedrete come il loro viso si illuminerà subito.

Quali sono i benefici del sorriso per i neonati?

Gli effetti di questa reazione sono positivi sia per voi sia per il piccolo di casa. Ecco, infatti, quali sono i benefici:

  • Migliora l’autostima e la fiducia in se stessi. Questo si deve al fatto che, spesso a provocare un sorriso è l’aver ottenuto qualcosa.
  • Rinforza il sistema immunitario. Le endorfine, – gli ormoni della felicità – rilasciate dal nostro organismo quando sorridiamo regolano il sistema immunitario, evitando così che i piccoli si ammalino con facilità.
  • Ridere, inoltre, ha proprietà lenitive. Può alleviare il mal di testa e, nel caso del vostro bambino, può fargli dimenticare la paura provata durante una caduta.
  • Favorisce o sviluppo della memoria, migliora la concentrazione e aiuta i bambini a comportarsi bene.
  • Ridere aiuta a mantenere buone relazioni sociali.  A nessuno piace trascorrere il proprio tempo con una persona imbronciata.
  • Riduce lo stress e le tensioni quotidiane. Aiuta anche a tollerare meglio i momenti di imbarazzo.
  • I neonati usano la risata anche per non farvi arrabbiare con loro quando fanno qualcosa di sbagliato.
  • Il cervello si ossigena, il che favorisce l’immaginazione e l’apprendimento.
  • Per sorridere si devono attivare 12 muscoli facciali, oltre a quelli dell’addome. Il che significa quasi fare attività fisica. Insegnare ai neonati a sorridere significa aiutarli a essere bambini sani.

Il sorriso è un mezzo di comunicazione, poiché sorridendo trasmettiamo agli altri le nostre emozioni, oltre a rallegrare chi ci circonda. Per questo e per tutti motivi menzionati in precedenza, è importante insegnare ai neonati a sorridere. Ricordatevi questi suggerimenti e godetevi i bellissimi sorrisi di vostro figlio!

Источник: https://siamomamme.it/neonati/perche-e-importante-insegnare-ai-neonati-a-sorridere/

Gravidanza
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