Come far addormentare i bambini? I VIP fanno così

Nanna: 4 metodi a confronto

Come far addormentare i bambini? I VIP fanno così

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Nelle prime settimane di vita c’è da soddisfare l’esigenza delle poppate notturne, ma non solo: il sonno dei bambini è fisiologicamente differente da quello degli adulti, più frammentato.

Per gran parte dei bimbi, poi, i risvegli notturni continuano e spesso si intensificano col passare dei mesi e l’aumentare della consapevolezza e della sensibilità alle condizioni ambientali.

“Dal 20 al 30% dei bambini in età prescolare, quindi anche quelli di un anno e oltre, manifesta difficoltà di addormentamento, risvegli ripetuti, ma anche incubi e terrori notturni, che preoccupano i genitori a tal punto da chiedere aiuto a un professionista: pediatra, psicologo o neuropsichiatra infantile”, spiega Gherardo Rapisardi, responsabile del reparto di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze. Incertezza e preoccupazione di mamme e papà, alla ricerca di una soluzione efficace del problema, offrono terreno fertile al proliferare di manuali che propongono diversi metodi per insegnare ai piccoli ad addormentarsi e a riprendere sonno da soli nel corso della notte. Ma è possibile insegnare a un bimbo a dormire bene? Ecco una rassegna dei “più gettonati” metodi per far dormire i bambini, anche se talvolta controversi.

1. Il metodo Estivill o dell’estinzione graduale del pianto

Proposto dal neurologo spagnolo Eduard Estivill, autore di un manuale pubblicato in Italia col titolo “Fate la nanna”, consiste nel mettere a letto il piccolo all’ora prestabilita per la nanna e lasciare che pianga un po’ prima di intervenire.

Quindi, lasciarlo nuovamente da solo. Se piange ancora, allungare di qualche minuto l’attesa e così via, progressivamente, finché il bimbo non impara a consolarsi senza interventi esterni.

Efficace, secondo l’autore, sul 98% dei bambini nell’arco di pochi giorni, questo metodo è da anni controverso.

Tra i pareri favorevoli c’è quello dell’American Academy of Pediatrics, che raccomanda ai genitori di non accorrere al primo pianto del bimbo e, soprattutto, di non prenderlo in braccio per farlo addormentare. Secondo l’AAP, questa tecnica non comporta rischi per il benessere emotivo a lungo termine.

  • IL PARERE DELLA PSICOLOGA. “Ritengo che lasciar piangere il bebè finché non crolla addormentato, o anche lasciarlo piangere a intervalli sempre più lunghi, sia una terapia d’urto troppo stressante per il piccolo e per i genitori”, commenta Cristiana De Ranieri, psicologa dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Addormentarsi vuol dire perdere il controllo sulla realtà e distaccarsi temporaneamente dalla mamma, cioè dalla figura di riferimento. Il piccolo deve sentirsi protetto e accompagnato per cedere al sonno con tranquillità. Se lasciato piangere da solo, impara a rassegnarsi alla solitudine, il che non è auspicabile”. Molti genitori che tentano di applicare il metodo Estivill trovano difficile resistere al pianto del proprio bambino senza fare niente. “Tante mamme e papà non riescono a portarlo a termine, col risultato di dare al bambino un messaggio contraddittorio e confuso”, dice De Ranieri.

2. Il metodo Sears o del sonno condiviso

Agli antipodi del metodo Estivill sta l’approccio di William Sears, pediatra della University of California, Irvine, e autore di numerosi manuali di puericultura, sostenitore dei benefici del sonno condiviso.

Sears propone ai genitori di accogliere il bambino nel loro letto, possibilmente in un side-bed, cioè un lettino agganciato in modo stabile e senza pericolose intercapedini al lettone di mamma e papà, in modo che ognuno abbia il proprio spazio indipendente, ma che il piccolo avverta in qualunque momento la vicinanza fisica della mamma.

I bimbi sistemati così – sostiene il pediatra – si addormentano più rapidamente e, quando si svegliano nel corso della notte, spesso riprendono sonno da soli, trovando conforto nella loro presenza.

  • IL PARERE DELLA PSICOLOGA. “Considero il lettone una soluzione di emergenza per aiutare il bambino a superare un periodo di maggiore nervosismo o un passaggio impegnativo della sua crescita, per esempio la nascita di un fratellino, l’inserimento all’asilo o l’acquisizione di una nuova competenza, oppure se il piccolo è ammalato”, commenta De Ranieri. “Superati i primi mesi di vita, quando il bimbo riesce a tollerare il distacco fisico dalla madre, è giusto che impari a dormire nel proprio letto e nella propria camera, e spetta ai genitori il compito di incoraggiarlo dolcemente al distacco. A volte, sono mamma e papà ancor più del piccolo a cercare il sonno condiviso. E, così facendo, rischiano di creare abitudini che poi è difficile modificare. Il bambino dovrebbe imparare a dormire da solo entro il terzo anno di età”.

3. Il metodo Hogg o E.A.S.Y

L’infermiera e puericultrice britannica Tracy Hogg ha ideato un metodo per favorire il sonno dei bambini noto come E.A.S.Y, dalle iniziali di Eat, Activity, Sleep, You, descritto nel saggio “Il linguaggio segreto dei neonati” (Mondadori, 2004).

L’approccio di Hogg si basa sull’osservazione dei ritmi naturali del bambino e dei segnali che il piccolo invia per comunicare le proprie necessità.

Studiando i gesti del bimbo, le espressioni e i richiami nelle varie fasi della giornata, la mamma impara a interpretare le sue esigenze e a soddisfarle rapidamente prima che il piccolo si irriti, instaurando un regolare e rassicurante andamento ciclico: lo nutre, trascorre un po’ di tempo giocando con lui e coccolandolo, lo mette a nanna al primo sbadiglio nella sua culla, ma senza interrompere il contatto fisico, accarezzandolo e sussurrando alle sue orecchie e, infine, dedica un po’ di tempo al proprio riposo e alla cura di sé, per non affaticarsi troppo. Caratteristica principale del metodo E.A.S.Y. è l’estrema elasticità. Ogni bambino è diverso dagli altri, sostiene Tracy Hogg, ha un’indole innata e reagisce in modo differente agli stimoli ambientali. Dunque, bisogna tarare gli interventi sulle sue esigenze e preferenze.

  • IL PARERE DELLA PSICOLOGA.“Osservare il proprio bimbo, imparare a conoscerlo e comunicare con lui è il primo compito della neomamma”, commenta Cristiana De Ranieri. “I bambini amano la regolarità degli orari e la ritualità dei gesti, che hanno un effetto rassicurante. È utile, quindi, organizzare tutti gli aspetti dell’accudimento, dall’allattamento alla nanna, dal gioco al bagnetto, secondo orari il più possibile regolari, ma non rigidi, per rispondere a ogni necessità e, al tempo stesso, rendere prevedibile lo svolgimento della giornata. Così, alla sera, il piccolo sarà più sereno, rilassato e si addormenterà più facilmente”.

4. Il metodo dell’accampamento

Più che un metodo articolato come gli altri, si tratta di una strategia per abituare progressivamente il bambino al distacco serale dai genitori e ad addormentarsi da solo nel suo lettino senza sentirsi abbandonato.

Inizialmente, la mamma o il papà si ‘accampa’ vicino al letto del bimbo durante la fase dell’addormentamento: lo accarezza o gli tiene la manina, se il piccolo ha bisogno del contatto fisico, oppure gli parla, gli canta una canzoncina.

La seconda notte, il genitore si accampa nella stessa stanza, ma un po’ più lontano dal letto e poi, via via, sempre più lontano, fino a rimanere sulla porta della cameretta. Infine, lo mette a letto e lascia la stanza.

  • IL PARERE DELLA PSICOLOGA. “Mi sembra un’ottima tecnica, da applicare con gradualità, tenendo conto delle esigenze e dei tempi di ciascun bambino”, dice la psicologa. “È il sistema che usa spontaneamente la maggior parte dei genitori per aiutare il figlio a un distacco dolce e graduale. Naturalmente va applicato a bimbi che siano abbastanza grandi da capire che la mamma non li sta abbandonando, che va nella stanza accanto, pronta a intervenire se hanno bisogno di lei. I piccoli di pochi mesi non sono in grado di comprendere questo concetto: per loro la mamma svanisce nel nulla nel momento in cui esce dal campo visivo”.

Orari regolari per una nanna serena

Indipendentemente dall’approccio scelto per favorire il sonno del proprio piccolo, alcuni elementi sono di aiuto con tutti i bambini.

“È utile, fin dai primi tempi, accudire il neonato in modo coerente e prevedibile, partendo dai suoi segnali comportamentali, ma sapendo che il genitore è la guida che promuove nel figlio la capacità di trovare una ritmicità nel corso delle prime 6-8 settimane di vita”, spiega il neonatologo Gherardo Rapisardi. “Tra i 2 e i 4 mesi conviene instaurare, se non è già presente, una maggiore regolarità negli orari, abituando il bimbo a fare il sonno più lungo di notte e a iniziarlo sempre intorno allo stesso orario. Infine, a partire dai 4 mesi, assume maggiore importanza il rituale di addormentamento: la ripetizione di una serie di gesti per far capire al bambino che è arrivata l’ora della nanna. La regolarità delle routine di addormentamento, il loro contenuto (mettere il pigiamino, salutare l’orsetto, lavare i dentini, ascoltare la fiaba o la ninna nanna), la loro flessibilità e il fatto che il bambino ne diventi sempre più il protagonista fanno sì che il piccolo nel tempo si abitui a gestire in modo via via più autonomo l’addormentamento”.

Maria Cristina Valsecchi

Quale metodo usi per far addormentare il tuo bambino?

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10 consigli Montessori per aiutare il bambino a fare la nanna

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La pedagogista Grazia Honegger Fresco, allieva di Maria Montessori, nel suo libro “Facciamo la nanna” fornisce ai genitori consigli preziosi per abituare i piccoli a fare la nanna.

Si tratta di un metodo “dolce” basato sui ritmi naturali del bambino, sulla sua esigenza di essere consolato, ma anche sull'importanza di dargli dei giusti limiti.

E soprattutto di fargli passare delle belle giornate, “perché una giornata buona predispone a un buon sonno”.

Mettere a nanna un bambino, abituarlo al giusto ritmo sonno/veglia è così stressante che negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi manuali per aiutare i genitori ad affrontare questo momento.

Uno dei libri più famosi e controversi è quello del medico spagnolo Estivill, “Fate la nanna”, basato su un metodo piuttosto “duro” che mira ad abituare i bambini ad addormentarsi da soli senza che i genitori accorrano al loro pianto.

Grazia Honegger Fresco, pedagogista, allieva di Maria Montessori, nel libro “Facciamo la nanna” (Il leone verde) critica il metodo Estivill, tra l'altro in parte ritrattato dallo stesso autore, sostenendo che “con questo metodo un bambino smette di piangere non perché ha imparato a regolare il proprio sonno, ma perché si è rassegnato, non senza tristezza, a rimanere da solo”.

Grazia Honegger Fresco propone, invece, un metodo dolce, che si basa sui ritmi naturali del bambino, sulla sua esigenza di essere consolato, ma anche sull'importanza di dargli dei giusti limiti. Ma soprattutto, secondo la pedagogista, bisogna fargli passare delle belle giornate, “perché una giornata buona predispone a un buon sonno”. Ecco 10 consigli della pedagogista

1 Seguite il ritmo del neonato e abituatelo poco per volta al giusto ritmo sonno/veglia

Se invece nasce di notte, il primo riposo durerà fino a mattina e così per i giorni a seguire.

Nella prima eventualità, quindi, il bimbo avrà bisogno di un tempo più lungo per riuscire a dormire di notte.

Per abituarlo al ritmo notte/giorno la mamma deve fare giorno per giorno piccoli spostamenti di orario.

L'importante è non fare modifiche troppo improvvise che disturbano il piccolo e alla fine sono controproducenti.

2 Fate attenzione che di giorno non sia iperstimolato

Il concetto fondamentale di Grazia Honegger Fresco è che la “la notte riflette molto il giorno”. Un neonato, per essere sereno, ha bisogno di passare del tempo con se stesso, a sperimentarsi e a conoscersi, attraverso giochini ripetitivi come aprire e chiudere la manina.

Capita invece di bambini sballottati tutto il giorno, portati da un ambiente all'altro: nido, nonni, casa; confusi da stimoli eccessivi: troppe parole, continue proposte di gioco da parte di adulti sempre presenti… Questi stimoli in eccesso finiscono per rendere il piccolo agitato e addirittura stressato, tanto che alla sera farà fatica ad addormentarsi.

3 Create un rituale della nanna sempre uguale

Il bambino è abitudinario e conservatore. Quindi è fondamentale, fin dalla nascita, creare un rituale breve ma rassicurante che accompagni la messa a nanna.
Ad esempio il rituale può iniziare tra le 18 e le 20 con un bagnetto che deve essere piuttosto caldo (38 °C) e prolungato: 15, 20 minuti.

Poi indossa il pigiamino, segue una cena leggera. Dopo mangiato niente giochi vivaci e in cameretta i genitori gli possono cantare una canzoncina (a voce bassa) o leggergli un libretto.

Una volta spenta la luce, gli si può rimanere accanto in silenzio, con una mano sul corpo e facendogli qualche lieve carezza sulla schiena o sul capo. Devono essere gesti lievi e di breve durata.

Si risveglia di notte? Non prendetelo subito in braccio, non accendete la luce né portatelo in soggiorno. Ma ripetete nell'oscurità naturale della casa gli stessi gesti, parlate poco e a bassa voce. Mantenendo abitudini calme, rassicuranti e ferme, il bambino si adeguerà senza soffrire.

“La risposta pacata e tranquilla della madre è il miglior balsamo lenitivo e rafforzante. Le neomamme non devono farsi prendere dall'ansia, ma cercare una tranquilla serenità.

La ripetitività è il mezzo migliore per dare al piccolo quel quieto conforto che previene ogni timore di abbandono”. Se il rituale necessita dei cambiamenti, è sempre meglio proporli a piccole dosi.

Leggi anche: Nanna, rispettare i ritmi del bambino e la regolarità negli orari

4 Fatelo dormire vicino a voi almeno fino all'anno di età

Se la mamma allatta, la cosa migliore è che dorma nel letto insieme a lei, sostiene la pedagogista (si ricordi però che dormire nel lettone espone a un maggiore rischio Sids, ndr): in questo modo le fasi del sonno di mamma e figlio si armonizzano, garantendo il riposo migliore per entrambi.

Oppure si può tenere la culla vicino al letto dalla parte della mamma.

Il bambino potrà essere messo in un'altra stanza solo a partire da un anno di età. Tale raccomandazione è stata formulata dall'Accademia Americana di Pediatria per la prevenzione della morte in culla, SIDS.

Infatti, alcune ricerche hanno dimostrato che il bambino che dorme con la mamma ha un sonno più superficiale rispetto a quando dorme da solo. E il sonno leggero rende il lattante più pronto a reagire a eventuali problemi, come rigurgito, coperta sulla faccia, ostruzione nasale…

Quindi un sonno troppo profondo non sempre è il sonno migliore per il bebè.

5 Se vi chiama di notte, andate da lui

I risvegli notturni di un bambino devono essere considerati un fatto assolutamente normale, che può durare fino ai cinque anni.

In particolare tra l'8° mese e i tre anni il piccolo sviluppa la cosiddetta ansia da separazione. L'istinto naturale del piccolo cerca la vicinanza della madre, anche di notte.

Quindi in questo periodo la risposta “sensibile” della madre al pianto del bambino, contribuisce a creare in lui la fiducia verso la mamma.

E questo è alla base dello sviluppo del senso di sicurezza interiore e di un attaccamento sicuro.

Alcune ricerche hanno dimostrato che i bambini che smettono di chiamare perché i genitori non accorrono (come previsto ad esempio dal metodo Estivill) in realtà non instaurano una buona regolamentazione del sonno, ma “sviluppano una rassegnazione intrisa di sofferenza che costituisce una deviazione dal percorso normale stabilito dalla natura”.

Accogliere il piccolo nel lettone durante il periodo dell'ansia da separazione non è una pratica diseducativa. Prima o poi i bambini imparano a dormire da soli”. Nella maggior parte dei casi i disturbi del sonno che si verificano in questa fase sono limitati nel tempo. Quasi tutti i bambini riprendono a dormire tranquillamente entro il terzo o quinto anno.

6 Di giorno non tenetelo costretto sulla sdraietta, deve essere libero di muoversi

Come abbiamo già visto, la tranquillità della notte dipende moltissimo da come il bambino trascorre le ore di veglia. Per esempio un bambino che passa tutto il giorno bloccato su una sdraietta o in un seggiolone o in un ovetto, non ha la possibilità di sviluppare le sue esperienze motorie.

non ha la possibilità di sviluppare le sue esperienze motorie.

Un piccolo durante il giorno deve essere lasciato su un piano d'appoggio piuttosto ampio in modo che possa imparare a spostarsi da solo su un fianco o a strisciare… Mentre gli oggetti costrittivi bloccano il suo sviluppo.

Sono mezzi comodi per l'adulto ma non rispondenti alla naturale evoluzione motoria del bambino. Un bambino costretto durante il giorno da questi mezzi impropri diventa stressato e facilmente il suo malessere si traduce in un dormire inquieto.

7 Lasciatelo giocare da solo

Maria Montessori diceva: ”Le cure sono il compito dell'adulto; il gioco è il lavoro dei bambini”. Questo significa che l'adulto non deve intromettersi nei giochi dei piccoli, perché li impoverisce, sostituendosi a lui con meccanismi mentali diversi che rendono il bambino passivo.

“Se l'adulto agisce di continuo da protagonista nelle situazioni di gioco, il bambino non vive al proprio livello l'esperienza della libera scelta delle proprie azioni, del creare a suo modo. E questo ricade negativamente sulle necessità fisiologiche quotidiane, come sulle sue abilità mentali”.

Il gioco, l'esplorazione, il mettersi alla prova, sono tutte attività che contribuiscono a rendere un bambino indipendente e un bambino indipendente riuscirà a gestire bene i suoi ritmi di sonno e veglia.

Infatti, se di giorno passa del tempo giocando per conto suo gli sarà più facile di notte stare un po' da solo nel silenzio.

8 Non dategli il ciuccio appena piange

Il pianto di un bambino piccolo è acuto ed è predisposto dalla natura per far intervenire i genitori. Però non bisogna mettersi in agitazione o accorrere con un ciuccio per calmarlo. Basta fargli sentire che la mamma e il papà ci sono. Accarezzatelo, tranquillizzatelo con un abbraccio.

Non cedete alla voglia di bloccare subito il pianto. Bisogna imparare a tollerare i suoi vagiti e capire di cosa ha davvero bisogno.
Offrire subito il ciuccio, anche in prevenzione del pianto, significa dare una risposta univoca a un malessere che un adulto non è in grado di interpretare.

“Con il ciuccio sempre pronto, succhiare diventa l'autoconsolazione predominante e questo fissa il piccolo su un piacere orale molto limitato e ripetitivo che va avanti negli anni con anche effetti negativi sul linguaggio” spiega la pedagogista.

Il ciuccio semplifica la vita ai genitori, ma non è un vantaggio per i piccoli.
Un'altra pratica sbagliata è insegnargli a succhiarsi il dito.

Se i un bambino non lo fa spontaneamente non bisogna anticipare un comportamento che non è necessario per forza.

9 Per farvi ascoltare siate gentili ma risolutivi

Il bambino ha bisogno di un binario sicuro sul quale procedere. Se un genitore dice sempre sì a ogni richiesta il piccolo si sentirà più potente del genitore e questo sentimento spaventa e fa arrabbiare.

Un'altra cosa che rende il bimbo fragile è porlo davanti a scelte continue.

Chiedere a un bambino: “ti va di andare a nanna?” significa dare un'immagine di genitore insicuro che rende il bambino a sua volta insicuro.

Compito del genitore è decidere per il bene del piccolo. Ma molti hanno paura delle rezioni oppositive o di incorrere in capricci. Come fare per far sì di essere ascoltati?

La soluzione: è parlare al piccolo in modo gentile ma risolutivo. Avere modi garbati ma fermi, senza scelte alternative, dà pace al bambino.

Se al momento di andare a dormire, si dice tranquillamente “Ora è il momento della nanna” , il bambino percepisce che si tratta della ineluttabilità delle cose che vanno fatte quotidianamente e questo trasmette tranquillità.

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10 Se si sveglia per un brutto sogno alla mattina raccontate che anche voi avete avuto un incubo

Se il piccolo chiama per un brutto sogno è meglio non accendere la luce, ma semplicemente stargli vicino, in silenzio, accarezzandolo e facendogli sentire le vostre mani sul suo corpo…

Al mattino potete raccontare voi di aver fatto un brutto sogno che vi ha spaventato. Il bambino si deve ritrovare indirettamente in questo racconto, senza che nessuno alluda a ciò che ha vissuto.

In questo modo il piccolo sente che quello che ha provato succede anche agli altri, perfino ai suoi genitori.

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Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/nanna/consigli-montessori-per-aiutare-il-bambino-a-fare-la-nanna

Gravidanza
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