Come essere un esempio positivo per i propri figli

Come migliorare il rapporto con i figli: 6 consigli pratici

Come essere un esempio positivo per i propri figli

20 Luglio 2020

In qualità di genitori ci chiediamo spesso come migliorare il rapporto con i figli. Certo non esiste una soluzione univoca, quella con i figli è una relazione che si coltiva giorno dopo giorno, ma alcune prassi possono aiutare l’esercizio quotidiano della genitorialità. 

Essere genitori è una grande sfida, significa accompagnare un altro essere umano dalla nascita fino all’età adulta, è un viaggio pieno di gioie, risate e soddisfazioni durante il quale si incontrano spesso anche momenti di stanchezza e frustrazione. 

Rapporti difficili con i figli nelle situazioni di crisi

I rapporti con i figli possono diventare difficili nelle situazioni di crisi.

Momenti di profonda incertezza, come quello che stiamo ancora attraversando, hanno messo i genitori di fronte a nuove e diverse difficoltà: la mancanza o la riduzione del lavoro, le paure per la situazione sanitaria, l’accumulo dei compiti di cura verso i propri figli una volta condivisi con la scuola o i nonni. Allo stesso modo anche i/le bambini/e hanno vissuto, e molti continuano ancora a vivere, con crescente stanchezza e agitazione la compressione della loro socialità imposta dalle regole del distanziamento fisico.

In questa situazione i genitori si sentono fortemente sotto pressione e il rischio è di non riuscire a gestire al meglio il capriccio o le situazioni di tensione o di conflitto con i propri figli. Quando lo stress ha il sopravvento può capitare di perdere il controllo e di dire o fare cose di cui poi ci si pente.

Quando un/a bambino/a fa qualcosa che non avrebbe dovuto fare a volte la risposta come genitori può essere quella di alzare la voce, rimproverare, dare punizioni a volte perfino sculacciare. Anche se non ci si vorrebbe comportare in questo modo non si sa bene cos’altro fare.

Molto spesso ci si limita a reagire alle situazioni invece di operare scelte ragionate. 

Rapporto con i figli: 6 consigli utili

Riportiamo di seguito 6 consigli utili per migliorare il rapporto con i figli. Si tratta di semplici strategie che possono aiutare i genitori a gestire le possibili situazioni di tensione.
 

1) Siate indulgenti con voi stessi

Essere genitori non è un compito facile, è piuttosto un viaggio e una sfida continua, non esistono genitori perfetti, ogni situazione e relazione è a sé.

Se pensate che la situazione di tensione con vostro figlio/a vi stia sfuggendo di mano datevi del tempo solo per voi per riflettere o anche solo per respirare e calmarvi, chiedete aiuto al vostro compagno/a o cercate un confronto con amici e parenti.

Chiedere aiuto o un confronto non è un atto di debolezza ma di profonda consapevolezza. 

2) Anticipate e reindirizzate

Tutti i bambini si comportano male a volte e in una situazione di distanziamento e di rivoluzione della routine quotidiana come quella che ci troviamo a vivere possono essere ancora più reattivi del solito.

Una risposta scocciata da parte di vostra figlia che di solito è sempre gentile, o il muso che vi tiene vostro figlio davanti al televisore possono essere considerati tutti piccoli avvertimenti che la situazione può degenerare ed esplodere in un conflitto tra fratelli o con voi genitori.

Cogliere questi segnali richiede al genitore di essere molto consapevole nel notare cambiamenti d’umore nei propri figli e a porsi alcune iniziali domande (avrà fame, sonno, stanchezza, è successo qualcosa con qualche amico o conoscente?) e cercare attivamente di reindirizzare il tiro finché è in tempo.

A volte è vero che i bambini non danno segno che faranno qualcosa che non avrebbero dovuto fare o che la situazione da lì a poco degenererà ma a volte invece i segnali ci sono e il genitore può coglierli.

In questo modo si potrà facilmente distrarre i più piccoli iniziando a raccontare una storia o cantando una canzone insieme oppure arrivare nella stanza con un nuovo gioco cercando così di distrarre entrambi i fratelli che stavano per mettersi a litigare. A volte dobbiamo solo cercare di anticipare gli eventi e trovare piccole strategie che ne possano cambiare il corso.

3) Dite no al capriccio ma sì al bambino/a

Ogni bambino e ogni relazione genitore-figlio è a sé ma una cosa che possiamo darvi per certa è che il primo passo per una disciplina efficace è basata sulla capacità del genitore di entrare in sintonia con le emozioni del bambino/a.

  Sintonizzarsi significa riconoscere le emozioni del bambino, con segnali non verbali come il contatto fisico, l’espressione facciale e un ascolto non giudicante (per quanto quello che i vostri figli fanno vi possa far irritare o dispiacere).

Solo una volta che si è riusciti a sintonizzarsi emotivamente con il bambino/a (e una volta che si è calmato/a) si può provare a discutere su quanto accaduto. Entrare in sintonia non significa essere permissivi ma piuttosto il contrario. Creare un clima e una connessione empatica deve andare di pari passo alla creazione di regole e limiti precisi.

I bambini hanno bisogno di regole, di un ambiente prevedibile, di sapere cosa devono aspettarsi da mamma e papà ma difficilmente comprenderanno le regole o coopereranno con voi genitori se sono agitati, scossi o arrabbiati. 

4) La violenza non è mai una risposta

Ogni approccio violento, volto a far male, umiliare, provocare paura o terrore è destinato a fallire. Schiaffi e sculacciate ma anche le urla, le minacce, l’umiliazione sono punizioni dagli effetti estremamente controproducenti.

Quando si sculaccia un/a bambino/a la sua attenzione si sposta dal suo comportamento a quello del genitore.

In questo modo perdiamo l’occasione di far riflettere il bambino/a su quello che lui o lei ha fatto, non sentiranno colpa o rimorso per la brutta azione fatta ma saranno troppo concentrati ad essere arrabbiati con i genitori.

 
Inoltre con schiaffi e sculacciate si rischia di insegnare al bambino/a che come adulti non abbiamo altre strategie per educarli se non quella di infliggere dolore fisico a qualcuno di più debole e indifeso. Pensateci, è questo il messaggio che rischiate di veicolare?

5) Evitate il peggio: giocate!

Creare momenti divertenti è invece molto importante, possiamo cambiare una situazione potenzialmente tesa facendola diventare una situazione buffa e divertente.

Ad esempio il semplice rispettare la regola del lavarsi le mani prima di sedersi a tavola può diventare un’impresa se ci limitiamo a dare ordini perché pensiamo che i nostri figli debbano semplicemente ascoltarci! Provare a fare delle bolle con l’incavo tra pollice e indice invece permetterà di ricrearvi un momento divertente e i vostri figli si laveranno le mani in pochi minuti. 
Il fattore divertimento è ancora più importante per chi ha più di un figlio. Le ricerche hanno mostrato che i fratelli che litigano ma che condividono momenti ed esperienze di divertimento insieme avranno, nel lungo termine, una relazione più forte. Quindi…divertitevi con i vostri figli.

6) saper chiedere scusa per Riparare

Anche al miglior genitore succederà di litigare con il proprio bambino. Per quanto si cerchi di fare al meglio il lavoro di genitori ci saranno volte in cui reagiremo in maniera istintiva, immatura e, a volte, anche dura. Tutto questo è normale ma una cosa utile da ricordare è che possiamo sempre riparare.

Dopo un momento di scontro, quando saremo tutti più calmi, chiedere scusa per aver alzato la voce e aver detto cose forse poco gentili è un’azioni importante.

Permette ai bambini di apprendere un’abilità importante cioè quella di saper chiedere scusa, sentire e comunicare il proprio senso di colpa, indispensabile per costruire relazioni significative.

Per approfondire il tema della genitorialità positiva con un focus sul periodo dell'adolescenza, leggi anche:

  • Come comportarsi con i figli nell'adolescenza? 3 consigli per i genitori

Источник: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/come-migliorare-il-rapporto-con-i-figli-6-consigli-pratici

10 consigli per crescere bambini felici e sicuri di sé

Come essere un esempio positivo per i propri figli

Si sa, fare il genitore è un mestiere molto difficile. Una volta ho sentito un pediatra che equiparava il lavoro del genitore a quello di una persona che, avendo solo la patente per auto, si mette alla guida di un aereo… basta una mossa sbagliata per provocare danni incalcolabili!

Ecco 10 suggerimenti utili ai papà e alle mamme desiderosi di conoscere i metodi più efficaci per crescere i propri figli felici e sicuri di sé.

Scattare come una molla ogni volta che tuo figlio inciampa e cade o a ogni colpo di tosse notturno, farsi in quattro per preparargli sempre (e solo) i suoi piatti preferiti; trascorrere pomeriggi interi a tenerlo impegnato con decine di attività in casa per evitare che si annoi, sono tutte attività che da genitore pensi siano la dimostrazione del tuo amore profondo nei confronti di tuo figlio. E invece…

E invece possono trasformarsi in un campo minato in cui sarà sempre più complicato riuscire a muoversi senza rischiare di fare danni. È naturale, da genitore, preoccuparti della salute dei tuoi figli, cercare di evitare loro sofferenze inutili, proteggerli da ogni possibile insidia che la vita può offrire, volere il meglio sempre e comunque.

Ma, allo stesso tempo, sai che vivere un’infanzia troppo protetta – vivere nella cosiddetta campana di vetro – non ha effetti positivi sulla crescita dei bambini. Anzi: li rende più fragili e insicuri, incapaci di affrontare le difficoltà da soli, proprio perché abituati a vivere comodamente sotto “la gonna di mammà”.

Ma, come in tutte le cose, prendere coscienza è già un bel passo avanti verso la soluzione. Guidare i bambini verso l’indipendenza e l’essere responsabili, rispettando le loro inclinazioni naturali non è una missione impossibile: basta seguire le linee direttiveindicate da psicologi e pedagogisti e applicarle con buon senso.

Ecco i suggerimenti da mettere in pratica.

Non essere iperprotettivo

Da una ricerca pubblicata sul Journal of Positive Psychology, esserlo non riduce i pericoli o i problemi che i tuoi figli si troveranno ad affrontare.

Anche perché non è vero che oggi problemi e pericoli si sono decuplicati rispetto al passato: non sono aumentati né diminuiti, sono solo cambiati.

Ad essere diminuito drasticamente è il numero di figli e questo comporta maggiori attenzioni concentrate su un minor numero di bambini, con il rischio concreto di non conceder loro gli spazi giusti per lo sviluppo armonico e armonioso di fisico e psiche.

I tuoi figli devono capire che i pericoli si trovano ovunque nel mondo che li circonda e che possono cadere e farsi male, perché è così che imparano a difendersi e a crescere sani, forti, felici, consapevoli e responsabili.

Metti dei limiti

I confini ci limitano ma servono anche a tenerci al sicuro e, soprattutto, a rendere chiaro e semplice a ciascuno il proprio ruolo nel gioco della vita.

Davanti a pianti, strilla e capricci, il primo pensiero comune a tutti i genitori è di concedere per zittire. E invece, quello che può sembrare un piccolo e innocuo cedimento, insegna ai bambini che possono ottenere ciò che vogliono solo comportandosi in modo aggressivo.

Sapere che i genitori sono disposti a supportare la loro frustrazione e i loro momenti difficili per il bene dei figli, dà sicurezza ai bambini: sapranno che, se e quando dovessero avere bisogno, mamma e papà saranno sempre presenti e pronti a proteggerli e aiutarli. Ma sapranno anche che, prima, devono provare a farcela da soli.

Lascia che faccia esperienza

Nessuno sta dicendo di abbandonare i bambini a se stessi, tra le difficoltà: ma di dar loro gli strumenti per imparare a superare sconfitte e delusioni.

 Infatti, quando un bambino riesce a risolvere un problema da solo, sta alimentando la sua autostima e imparando a destreggiarsi tra le difficoltà. E continuerà a farlo anche da adulto.

Ciò si traduce nell’intervenire come genitore solo quando strettamente necessario per guidare il figlio evitando situazioni di pericolo.

Scrive infatti Maria Montessori nel suo testo alla base della pedagogia moderna: “Il piccolo rivela se stesso solo quando è lasciato libero di esprimersi, non quando viene coartato da qualche schema educativo o da una disciplina puramente esteriore”.

Mandalo all’asilo

Nulla di obbligatorio naturalmente: lo psicologo Antonio Pellai e la pedagogista Roberta Balsemin concordano. Ma considera che i bambini hanno bisogno di sperimentare figure diverse da quelle di mamma e papà. Se hai la fortuna di poter fruire dell’aiuto dei nonni o degli zii, fallo.

È stato più volte dimostrato che mandare i bambini all’asilo a tre anni (o in generale organizzarsi per tornare al lavoro e affidare i figli a nonni o babysitter) non crea mostri.

L’esperienza della scuola materna è positivamente stimolante per tutti i bambini, perché scoprono nuove regole e nuovi stili educativi, migliorano le capacità sociali e imparano a vivere e difendersi in gruppo. 

Responsabilizzalo

Il consiglio è della studiosa Jacqueline Bickel, coautrice del libro “Come educare i figli presto e bene”. Un bambino autonomo sarà un adulto felice.

E sono tante le attività che possono aiutare tuo figlio ad acquisire autonomia: mangiare da solo, rastrellare il giardino, portare fuori la spazzatura, rifarsi il letto prima di andare a scuola, prepararsi la cartella da solo sono alcune occasioni in cui i bambini si mettono alla prova, con se stessi e al cospetto dei genitori.

Se poi la responsabilità si traduce nel portare a spasso il cucciolo di casa, tuo figlio imparerà anche ad essere empatico ed altruista: doti che si imparano sul campo e a diretto contatto con chi ha davvero “bisogno di te”.

Unico accorgimento: le responsabilità devono essere proporzionate all’età. Lasciati guidare dal buon senso e sarai certo di fare la scelta giusta per tutti.

Lascia che si annoi

Riempire le giornate di tuo figlio e non lasciargli spazi di solitudine, limita lo sviluppo delle sue capacità creative, non impara a giocare da solo e a ricreare il suo mondo con nuove regole e nuovi personaggi. Lo sostiene da anni Raffaele Morelli, voce e volto noto ai più per i suoi programmi radiofonici, la presenza sul grande schermo e anche per la direzione digitale di riza.it.

La vita non può essere sempre e solo azione.

Come tu senti, fisicamente e mentalmente, il bisogno di staccare la spina e rilassarti ascoltando buona musica o guardando un film o anche sorseggiando un bicchiere di vino mentre ammiri la natura che ti circonda, così tuo figlio ha bisogno dei suoi “momenti di noia” da passare sdraiato sul suo letto o sul divano a guardarsi le dita dei piedini.

Riuscire a sopravvivere a un intero pomeriggio in casa senza proposte tecnologiche o da parte dei genitori, spinge i bambini a essere autosufficienti, a trovare il modo di riempire il loro tempo ed essere orgogliosi e soddisfatti delle scelte fatte senza l’interferenza di nessuno: “da soli”.

Trascorri con lui il tuo tempo migliore

Trascorrere tempo di qualità con tuo figlio è fondamentale per la sua crescita e lo sviluppo della sua personalità. È frustrante passare molto tempo insieme ad una persona che non ti ascolta o che non risponde alle tue domande o che si limita ad un sorriso forzato accompagnato ad un “bravo” alle tue richieste di pareri.

Se sei stanco, se stai poco bene, se hai poca voglia di stare con tuo figlio per un motivo qualsiasi, non sentirti in obbligo, né in colpa: tuo figlio capirà.

E puoi starne certo perché a lui non interessa avere un pupazzo seduto sul divano che fa finta di giocare: lui vuole un rapporto vero e interattivo, con una persona che lo ascolta, che risponde alle sue domande e pronto a trasformarsi in qualunque cosa richiedano le regole del gioco.

Aiutalo a trovare prospettive

Verrà il giorno in cui tuo figlio ti dirà che vuole lasciare la squadra di calcetto o che non vuole più andare al catechismo o che ha scoperto che non gli piace più il canto ma adora la pallavolo.

E tu cosa farai? Potrai “obbligarlo” a tener fede all’impegno preso (facendo leva sui suoi sensi di colpa nel caso in cui tu abbia già affrontato una spesa non indifferente) oppure puoi aiutarlo a non mollare alla prima difficoltà, a riflettere sulle motivazioni alla base della sua decisione, a parlarne con i compagni per capire anche le loro reazioni.

Guardare le cose da nuove prospettive, oltre a portare ad un arricchimento emozionale personale, aiuta anche ad adattarsi e trovare il modo migliore di agire davanti a vari tipi di difficoltà.

Scusati e ringrazia

Nulla ci è dovuto. Ed è bene che anche tuo figlio lo impari in fretta, per evitare che la sua personalità prenda una brutta piega. Ricordati che impariamo per imitazione e non per concetti.

Se vuoi insegnare a tuo figlio a perdonare, a essere gentile e altruista, a manifestare la propria gratitudine, tu per primo devi agire di conseguenza.

Le paroline magiche in grado di aprire tutte le porte del mondo sono sempre le solite: “scusa”, “per favore” e “grazie”. Usale con tuo figlio. 

Scusati con lui ogni volta che sbagli. Sei un genitore, non un dio sceso in terra: puoi sbagliare anche tu e riconoscerlo può solo fare del bene sia a te che a tuo figlio.
Le cose non si pretendono, ma si chiedono con gentilezza: è una questione di rispetto, tolleranza e umanità.

E quanto sarebbe più bello il mondo se tutti ne prendessimo coscienza. Ringraziare è salutare, per chi dona e per chi riceve. Ci fa sentire apprezzati e, di conseguenza, ci fa apprezzare maggiormente anche chi e cosa ci circonda. Ringraziare non è un atto di debolezza. Ed è anche uno dei pilastri alla base della buona educazione.

Источник: https://www.metlife.it/blog/famiglia/2016/consigli-per-crescere-figli-felici/

Gravidanza
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