Come educare i bambini con i premi e quali sono i pro e i contro

Come educare i bambini alle regole secondo il metodo Montessori

Come educare i bambini con i premi e quali sono i pro e i contro

Educare alle regole rispettando i desideri e bisogni non solo è possibile, ma è anche molto più efficace, perché si avranno dei bambini che obbediscono non per paura della punizione, ma perché sono felici di collaborare con le persone che amano di più al mondo: i loro genitori. L' educatrice montessoriana  Catherine Dumonteil-Kremer  nel suo libro “Stop. Porre limiti ai propri figli attraverso l'ascolto e il rispetto” spiega come fare attraverso semplici suggerimenti.

Educare i figli alle regole e dare loro dei limiti è fondamentale per una crescita sana ed armoniosa. Ma per farlo non è necessario opprimere i figli con punizioni e minacce. Basta trovare le giuste strategie nel rispetto dei piccoli.

E' quanto spiega l'educatrice montessoriana Catherine Dumonteil-Kremer nel suo libro “Stop. Porre limiti ai propri figli attraverso l'ascolto e il rispetto” (Terra Nuova Edizioni).
Prima di tutto spiega la Dumonteil-Kremer bisogna comprendere che “i malfunzionamenti dell'essere umano non sono altro che delle espressioni della sua sofferenza”.

Leggi anche: Montessori, 10 principi per educare i bambini alla libertà

Quindi in quest'ottica tutta montessoriana le punizioni non hanno proprio senso.

E vanno sostituite con la comprensione di certi comportamenti. “Nostro figlio non è una marionetta fatta per rigare dritto con le persone che più ama al mondo: i suoi genitori. Se lo rispettiamo, non obbedirà ciecamente agli ordini, ma sarà felice di collaborare con noi”.

Leggi anche: Come educare i figli senza ricorrere alle punizioni

Ecco alcuni suggerimenti di Dumonteil-Kremer per trasmettere ai figli le regole senza ricorrere a ricatti e minacce.

Dategli regole chiare

  1.  Le prime volte che date una regola di comportamento che riguarda una buona abitudine quotidiana, fatela assieme. Ad esempio, andate insieme in bagno a lavarvi le mani. Ricordate che siete voi il suo modello di comportamento.
  2.  Per svolgere un compito dategli un tempo utilizzando un timer (quello del cellulare andrà benissimo): due minuti per lavarsi i denti, cinque minuti per riordinare la cameretta, quattro minuti per mettersi in pigiama… così la vostra richiesta diventerà più divertente, quasi un gioco.
  3.  Quando date una regola usate poche parole, così non rischiate di suscitare sensi di colpa o di dare giudizi. Ad esempio meglio dire: “Cecilia, il pigiama!”, rispetto a: “non hai ancora indossato il pigiama! Tutte le sere la solita storia…

    Muoviti!”

  4.  Cercate sempre di essere energiche quando gli proponete di fare qualcosa: il tono di voce può comunicare un messaggio stimolante o al contrario deprimente.
  5.  Dategli la possibilità di scegliere, sarà più stimolato ad obbedire. Ad esempio: “Preferisci mettere in ordine la stanza ora o dopo aver lavato i denti?”.

    Vedersi proporre la possibilità di scegliere significa provare un sentimento di libertà, anche se piuttosto limitato.

  6.  Evitate di trasmettere le regole come se fossero dei consigli. Tutte le frasi che iniziano con “Dovresti” Bisogna che tu”… inducono nei bambini una profonda resistenza.

  7.  Davanti a un suo comportamento scorretto non giudicatelo né fategli la morale, ma esprimete liberamente i vostri sentimenti. Ad esempio: “Divento furiosa quando vedo tutti i tuoi lego in disordine”.
  8.  Poi esprimete con chiarezza il comportamento che vi aspettate da lui: “Mi aspetto che dopo aver giocato con i lego tu li rimetta nella scatola”.
  9.  Quando vostro figlio vi fa una richiesta eccessiva, avete tutto il diritto di rispondere negativamente. Non dovete sentirvi in colpa, i rifiuti fanno parte della vita.
  10.  Accogliete la sua rabbia. Il “no” può generare in vostro figlio una sofferenza che solitamente sfocia in rabbia.

    Tutto quello che dovete fare è rimanergli accanto e ascoltarlo, anche se il piccolo è furioso con voi. Non è facile, ma provate a pensare che con il suo sfogo sta mettendo in atto un processo di guarigione dalla propria sofferenza. E per farlo guarire bene dovete rimanere con lui.

  11.  Non fatevi travolgere dai suoi capricci. I cosiddetti capricci spesso non sono altro che il modo per fare degli sfoghi emotivi salvifici. E' il modo che i bambini hanno per sfogare lo stress.

Leggi anche: Bambini, come insegnare il rispetto delle regole

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Apparecchiare la tavola, cucire un bottone, appaiare i calzini, ma anche visitare un museo, andare a un concerto, creare un erbario… sono tutte attività individuate dalla pedagogia…

Se ha il broncio e non vi dà retta

  1.  Se vostro figlio non vuole fare quello che gli chiedete con rispetto, provate con dei trucchi un po'creativi che gli possono fargli cambiare l'umore.
    Uno di questi è la guerra dei cuscini.

    Portate con fermezza il vostro piccolo in una stanza e fate con lui una battaglia di cuscini (possibilmente piccoli per non farsi male). A poco a poco passerà dalla rabbia alle risate e le sue tensioni si sfogheranno nel gioco.

    I benefici di questo gioco sono enormi sia per il vostro legame che per la sua autostima.

  2.  Altre strategie per togliergli il broncio: fategli un massaggio o delle coccole; portatelo fuori, uscire ha un effetto benefico sull'umore dei bambini; mettete della musica allegra e ballate insieme.

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Dominate la vostra rabbia

Spesso i genitori spinti al limite vengono travolti dalla rabbia, salvo poi pentirsi e vergognarsi del loro comportamento. Ecco alcuni suggerimenti per bloccare questo meccanismo:

  1.  Quando sentite salire la rabbia, avvertite vostro figlio “Mi sta che sto per uscire dai gangheri, preferisco rimanere un po' da solo”.
  2.  Isolatevi e sfogate la vostra rabbia colpendo un cuscino e gridando “Basta”.
  3.  Uscite di casa e andate a correre o fare qualche attività che vi impegni fisicamente.
  4.  Chiamate un genitore complice con cui potete parlare della vostra rabbia e darvi sostegno emotivo.
  5.  Prendetevi del tempo per pensare alla vostra infanzia e capire quali meccanismi scattano tra il comportamento di vostro figlio e quello che avete vissuto voi da piccoli.

Forse i vostri genitori non tolleravano i capricci a tavola e quando vivete la stessa situazione con vostro figlio si risvegliano in voi vecchie sofferenze.

  1.  Cercate di lavorare su voi stessi, in questo modo vi sarà più facile essere consapevoli e affettuosi non solo con i vostri figli.
  2.  Ricordate che la violenza si trasmette di generazione in generazione, ma anche l'amore. Il vostro modo di fare sui figli avrà conseguenze sul futuro e questo pensiero vi deve incoraggiare a dare il meglio.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/come-educare-i-bambini-alle-regole-secondo-il-metodo-montessori

Gratificare e premiare: strategie per gestire comportamenti difficili (a scuola e a casa) – Psicologo Psicoterapeuta a Roma

Come educare i bambini con i premi e quali sono i pro e i contro

Genitori e insegnanti si trovano spesso in difficoltà quando hanno a che fare con bambini oppositivi, che non rispettano le regole, che fanno confusione o che adottano comportamenti apertamente problematici.

Le reazioni più comuni e, ahimè, generalmente anche poco efficaci, sono:

– sgridare;
– fare le prediche;
– minacciare (spesso senza poi far seguire i fatti alle parole);
– punire.

In queste circostanze – come molti ben sapranno per via della propria esperienza diretta – circolano emozioni di rabbia e frustrazione sia nell’adulto che nel bambino, presi in una sorta di fallimentare braccio di ferro per il controllo della situazione.

E’ opportuno, proprio a tal proposito, porsi una domanda: perché i bambini “non si comportano bene”?

Una prima considerazione è che il desiderio di compiacere l’adulto conformandosi ai suoi desideri deve spesso fare i conti con la spinta verso l’autonomia: i bambini vogliono avere la sensazione di poter controllare la situazione!
Inoltre, diciamo la verità: comportarsi bene in genere richiede più impegno che comportarsi male! Pulire e mettere in ordine una stanza non è divertente come fare confusione, mettersi silenziosamente in fila per uscire dalla classe è più faticoso che muoversi disordinatamente chiacchierando con i compagni.

Risponde lo psicologo: come rendere efficace premi e punizioni 

Proprio per questi motivi, come ormai ampiamente condiviso dagli esperti del settore, sappiamo che: se si vogliono modificare specifici comportamenti è più efficace ricorrere a strategie che si basano su premi piuttosto che su punizioni!
I bambini sono infatti molto più motivati a fare qualcosa se così facendo ottengono un risultato positivo: “controllano” in tal modo la situazione attraverso il proprio comportamento e hanno una gratificazione per la fatica impiegata.

Le punizioni (date in risposta al non aver fatto quanto atteso) vanno invece usate solo in caso di necessità perché, sebbene possano agire da deterrente, non è escluso che inneschino dei comportamenti problematici, dettati dal risentimento e dalla frustrazione.

Inoltre non fanno migliorare l’autostima del bambino. E’ comunque sempre auspicabile che coincidano con perdite di privilegi (es.: divieto di vedere la tv la sera), piuttosto che con l’obbligo a fare cose indesiderate (es: operazioni di aritmetica supplementari).

Inoltre, per quanto riguarda i premi, c’è da evidenziare che:

– forniscono ai bambini un incentivo temporaneo a provare nuove modalità di comportamento;
– possono essere concordati con il bambino, dandogli così l’attenzione e il “controllo” di cui ha bisogno;
– possono essere beni materiali, ma anche attività (per esempio tempo di gioco esclusivo con mamma o papà o con i compagni di classe);
– dovrebbero essere cose attraenti ma piccole (sebbene commisurate allo sforzo richiesto al bambino).

I programmi di gratificazione suggeriti dallo psicologo

Un modo per sfruttare il “potere” dei premi è quello di inserirli all’interno di un vero e proprio programma di gratificazione, da creare “ad hoc” per il bambino (o gruppo classe) che presenti particolari comportamenti problematici: tenendo conto di variabili quali temperamento, età, interessi e contesto, si dovrà pensare in modo creativo a un programma che motivi il bambino facendogli sentire che quello è il “suo” programma (di cui si terrà traccia attraverso opportuni tabelloni o simili).

Il primo passo, però, è decidere esattamente quali comportamenti modificare (quelli cioè che si verificano “ogni volta che”, creando disagio, confusione, conflittualità), scomponendo eventualmente il comportamento problema in componenti più piccole e partendo quindi da quelle più semplici.

Se, per esempio, il comportamento che si vuole modificare è che il bambino lasci in ordine la propria stanza prima di andare a cena, evitando i continui richiami della mamma, bisognerà individuare alcune azioni specifiche (meglio non più di un paio) che dovrà compiere (es.: rimettere tutti i giochi nelle relative scatole, in massimo 5 minuti).

Dovrà poi essere chiaramente stabilito anche il premio, le sue caratteristiche e le condizioni per ottenerlo.

Per utilizzare efficacemente dei programmi di gratificazione bisogna essere:

– positivi
lodare (in modo credibile, dunque non sproporzionato) i comportamenti positivi, comunicare fiducia al bambino rispetto alle sue capacità di comportarsi adeguatamente, premiarlo sempre quando ciò accade.

coerenti
rispettare sempre quanto concordato nel programma, in altre parole dimostrare al bambino che “si fa sul serio”
realistici
gli obiettivi definiti devono essere realistici e raggiungibili per il bambino che, altrimenti, perderà la motivazione.

 
Questo tipo di intervento è generalmente efficace per bambini tra i 3 e i 10 anni e può essere utilmente applicato per comportamenti quali: conflittualità tra fratelli, difficoltà a finire i compiti, comportamento inadeguato a tavola, etc.

Un particolare tipo è il sistema a punti strutturato, di cui parlerò in un successivo contributo.

Invitandovi a cambiare ottica, dando cioè più spazio ai rinforzi positivi e meno a rimproveri e punizioni, vi lascio ora sperimentare i cosiddetti “vantaggi invisibili” che ciò comporta:

– i bambini aumentano la propria autostima
– l’adulto viene percepito come persona equa, chiara e affidabile
– le interazioni con adulto-bambino diventano più piacevoli

Dunque, buon “gratificante” lavoro a tutti! 

Lo studio della Psicologa Laura Dominijanni a Roma è aperto dal Lunedi' al Sabato. Prenota un appuntamento usando l'apposita sezione Contatti

Источник: https://www.lauradominijanni.it/index.php/blog/articoli/articolo/gratificare-e-premiare-strategie-per-gestire-comportamenti-difficili-a-scuola-e-a-casa-laura-dominijanni-psicologa-roma.html

Punizioni ai bambini: servono davvero?

Come educare i bambini con i premi e quali sono i pro e i contro

Qual è l’effetto di un sistema educativo basato su premi e punizioni per i bambini? Col passare del tempo, il rischio è che figli e genitori si allontanino, perché il piccolo, oltre a non avere libertà di scelta, non terrà conto delle conseguenze di ciò che fa, ma deciderà solo in base alla reazione dell’adulto. Facciamo un esempio per comprendere meglio.

Bambini “in castigo”

Giulio ha 11 anni e oggi non andrà a calcio perché ha preso 5 in geografia, i genitori ritengono opportuno metterlo in castigo: non andrà agli allenamenti, così avrà più tempo per studiare.

Ma Giulio, alla domanda «Studierai veramente di più?», risponde: «Perché dovrei? Non mi piace la geografia. E poi tanto mamma e papà hanno sempre da ridire e urlano, anche se prendo 6».

Dunque, serve davvero mettere il bambino in castigo?

Perché l’amore genitoriale si trasforma in un sistema di premi e punizioni? Proviamo a riflettere osservando alcune situazioni che si presentano tipicamente durante la crescita.

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Capricci

Tutto quello che c'è da sapere per capire e gestire in maniera educativa le reazioni “esplosive” dei bambini

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Rispondere alla crescita

Nei primi mesi di vita il bambino è totalmente dipendente dai suoi genitori che, con grande amore e dedizione, gli dedicano tutte le loro attenzioni e assecondano tutte le sue richieste.

Crescendo, però, il piccolo scopre il proprio corpo e cerca di imporre la sua volontà: inizia per esempio ad afferrare i primi oggetti e a lanciarli, o a rifiutare il cibo.

A questo punto non si tratta più di dedicargli delle cure, ma di saper rispondere alla sua crescita in modo educativo chiedendosi il perché di ciò che fa.

I bambini lanciano le cose per diversi motivi: per sentire il rumore che fanno, per vedere quanto ci mettono a cadere, per misurare le distanze. In questi casi spesso il genitore reagisce con un secco “no”, poi toglie l’oggetto di mano al bambino e lo allontana dalla sua portata.

A questo punto inizia il pianto, magari prolungato, con il genitore che spesso si rassegna e rimette lo stesso oggetto o un altro davanti al bambino per farlo stare buono. In questo modo, però, il piccolo impara che piangendo può ottenere ciò che gli era stato tolto. Talvolta, invece, il genitore raccoglie pazientemente l’oggetto e il bambino interpreta questa successione di lanci-raccolte come un gioco divertente da ripetere.

Toccare tutto

Il bambino ha da poco iniziato a camminare e ora sta esplorando tutto ciò che per mesi ha solo potuto vedere. In casa ci sono tanti oggetti che lo attraggono e che finalmente può raggiungere, toccare, spostare… ma quegli oggetti a volte sono fragili o comunque inadeguati per lui.

Il genitore allora interviene con un forte «No, quello non si tocca!» e magari, dopo avergli tolto l’oggetto, gli dà uno schiaffetto sulla mano per insegnargli che «questo non si fa». Ed ecco che parte subito il pianto disperato.

Il bimbo piange perché gli è stato tolto il prezioso oggetto? Perché ha visto il genitore arrabbiato? Perché tutti gli oggetti interessanti gli vengono sottratti?

Dopo il pianto le reazioni del bambino possono essere diverse: può ostinarsi a cercare di prendere quanto gli è stato tolto (un tipo di insistenza che spesso si conclude con uno sculaccione); cercare una nuova occupazione, tenendo però sempre d’occhio la reazione del genitore; rimanere fermo. Comunque, in nessuno di questi la punizione servirà al bambino al fine di capire perché può o non può fare una cosa.

Punizioni e bambini: le risposte impertinenti

Il bambino inizia a parlare abbastanza bene, tanto che a volte risponde in modo impertinente, e spesso, di fronte a questo fenomeno, i genitori e gli adulti che si occupano di lui ridono divertiti, stupiti dalla sua intelligenza nel rispondere “a tono”.

Tra i 2 e i 5 anni il bambino imita il modo di parlare degli adulti, e se questo processo non segue la giusta trasformazione, le sue risposte potrebbero diventare maleducate e sconvenienti.

L’adulto all’improvviso inizia a sgridare il piccolo pesantemente, fino a ricorrere alla punizione: uno schiaffo o una momentanea privazione della libertà, il famoso «ora vai nell’angolo a riflettere» oppure «vai immediatamente in camera tua» diventano la panacea per ogni tipo di situazione.

In tutto ciò, di fronte a qualsiasi di queste punizioni il bambino non capisce cosa sia cambiato: perché fino a ieri poteva rispondere in un modo che da oggi è vietato?

Il modo di rispondere di un bambino e il suo linguaggio crescono insieme a lui e vanno curati fin da subito, ponendo grande attenzione al nostro atteggiamento che, ricordiamolo, verrà preso come esempio.

Punizioni e “no” dei bambini

Ecco alcune tra le più classiche richieste a cui generalmente i bambini rispondono con quei “no” che quotidianamente fanno esasperare i genitori: «Mangia la minestra»; «Lavati le mani»; «Rimetti in ordine i giochi»; «Lavati i denti»; «Mettiti le scarpe»; «Andiamo a letto». E la lista può continuare per tante altre attività, con un epilogo che spesso porta alla perdita di pazienza da parte dei genitori e, in alcuni casi, a castighi e/o punizioni per il bambino (una sonora sgridata o a una sculacciata).

Le ripercussioni sul futuro

Castighi e punizioni si ripercuotono su tutto il pensiero del bambino, nei suoi atteggiamenti e nel suo modo di affrontare gli altri e le cose che accadono.

Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi, scrive: «Le nostre risposte all’ambiente sono determinate non tanto dall’effetto diretto degli stimoli esterni sul nostro sistema biologico, quanto dalla nostra esperienza passata, dalle nostre attese, dalle nostre intenzioni e dall’interpretazione simbolica individuale della nostra esperienza».

Dunque, proviamo a proiettare nel futuro quello che sarà l’effetto di punizioni e castighi inferti ai bambini durante la crescita. La situazione presentata all’inizio, ad esempio, sottolinea come Giulio sia rassegnato all’atteggiamento di rimprovero dei genitori e non veda alcuna possibilità di cambiamento.

Strade alternative a punizioni e castighi ai bambini

È vero, molti genitori hanno a loro volta ricevuto castighi e punizioni da bambini e, nonostante ciò, sono cresciuti bene e hanno una vita normale. Ma è vero anche quanto sostenuto da Bertrand Russell: «Il fatto che un’opinione sia fortemente mantenuta, non significa che non sia assurda».

Ovvero: se alcuni adulti non avessero ricevuto punizioni e castighi da piccoli, oggi sarebbero diversi? Continuerebbero a infliggere punizioni e castighi anche ai loro figli? Anche se abbiamo subìto punizioni e castighi da bambini, possiamo comunque scegliere altre strade per educare i nostri figli; basta documentarsi, con l’obiettivo di conoscere al meglio le tappe della loro crescita e del loro sviluppo per evitare i momenti di litigiosità. Nel suo libro La mente assorbente, Maria Montessori spiega che lo sviluppo dell’indipendenza e la capacità di scegliere di fronte alle situazioni attraversano tre fasi:

  1. Da 0 a 2 anni e mezzo il bambino obbedisce solo occasionalmente alle richieste, perché è guidato da un forte impulso interiore che lo spinge verso il suo cammino di autocostruzione.
  2. Da 2 anni e mezzo a 5 anni il piccolo ha un forte e profondo desiderio di obbedire, ma non sempre può o è capace di farlo.
  3. Dopo i 5 anni avviene la piena conquista dell’autocontrollo e dell’autodisciplina: il bambino è capace di fare ciò che gli viene chiesto, sia dal punto di vista fisico sia emotivo; il che, però, non significa che lo farà.

Risulta perciò evidente che punire un bambino al di sotto dei 2 anni e mezzo è inutile e soprattutto dannoso, perché rappresenterebbe un ostacolo alla sua scoperta di sé e del mondo.

Il che non significa essere permissivi su qualsiasi cosa, ma solo che è necessario predisporre l’ambiente: in questo modo il piccolo potrà scegliere liberamente e in completa sicurezza le attività che preferisce, mentre il genitore sarà più pronto ad affrontare ogni eventuale sviluppo e situazione.

Ricordiamoci che un bambino che non viene sgridato e al quale non vengono dati schiaffi e sculaccioni è sicuramente più sereno e sviluppa maggiore conoscenza di sé e del mondo: è un bambino più calmo perché ha potuto rispondere alle sue curiosità senza timore; ha imparato a concentrarsi perché non viene bruscamente interrotto e non ha bisogno di agitarsi continuamente per spostare i limiti delle regole degli adulti.

Predisporre l’ambiente

L’alternativa al sistema fatto di premi, punizioni e castighi quindi esiste ed è basata, per i più piccoli, sulla predisposizione dell’ambiente e sull’osservazione delle loro richieste.

Se il bambino lancia gli oggetti, possiamo assecondarlo per un po’ (in modo da consumare la sua curiosità) e poi proporre un cambiamento attirando la sua attenzione su altre cose in un punto diverso della stanza. In questo modo – fornendo cioè un’alternativa a quello che sta facendo – eviteremo il momento dei pianti estenuanti.

Ma torniamo per un attimo al bambino che impara a camminare e agguanta tutto ciò che è alla sua portata. Predisporre l’ambiente, in questo caso, significa sostituire gli oggetti non adatti con altri che gli consentano di agire in libertà e sicurezza.

Sostituire ad esempio le statuine di ceramica con dei contenitori pieni di mollette o di palline o di cucchiaini dà al bambino la possibilità di agire in autonomia, di toccare, di provare a spostare e a muovere le cose.

Il genitore, così facendo, non è costretto a intervenire continuamente e favorisce un clima di crescita sereno, senza necessità di un controllo costante sul piccolo.

Conseguenze logiche e naturali

Quando il bambino si avvicina a un’attività è necessario non solo mostrargli “come si fa” ma anche ciò che va evitato per non incorrere in situazioni sbagliate.

Se poi il bambino fa proprio ciò che non va fatto, l’adulto dovrà spiegargli quali sono le conseguenze della sua azione mantenendo un atteggiamento neutro, che non faccia trasparire rimprovero o giudizio, ponendosi con dolcezza e facendolo sentire amato, accettato.

In questo modo il bambino si sentirà ascoltato e accolto, tenderà a non urlare e ad ascoltare, imparerà a prendere decisioni responsabili non per evitare una punizione o per assecondare gli adulti, ma perché conoscerà l’impatto delle proprie azioni; insomma, avrà l’opportunità di imparare dall’ordine naturale delle cose.

Si tratta di un buon sistema per mostrare che tutte le scelte hanno un impatto, su sé stessi e sugli altri, ma affinché sia davvero efficace, il bambino deve essere in grado di vedere il collegamento tra l’azione che compie e le sue conseguenze logiche e naturali.

Il modo in cui educare i propri figli è indubbiamente una scelta molto personale e spesso difficile. In ogni caso, sostituire punizioni e castighi con le spiegazioni delle conseguenze naturali è possibile per ogni tipo di comportamento sbagliato del bambino, dal più semplice (come rompere un oggetto) al più complesso (come picchiare altri bambini).

In fondo a questo articolo troverete qualche esempio. Più difficili da spiegare sono i comportamenti le cui conseguenze non sono immediate: non mangiare la verdura, non lavarsi i denti, guardare troppa televisione, fare i compiti senza studiare prima, e così via.

In questi casi si possono usare le conseguenze logiche, ovvero la catena dello sviluppo delle azioni nel tempo.

Se ad esempio far lavare i denti al bambino è una vera e propria missione impossibile, possiamo portarlo con noi dal dentista e farlo assistere alla seduta.

In questo modo sarà più facile spiegargli le conseguenze del non lavarsi i denti: «Se non te li lavi tutti i giorni, piano piano il cibo che rimane incastrato li farà ammalare, verranno attaccati dalle carie, ti faranno male e sarai costretto ad andare dal dentista che li curerà utilizzando gli strumenti che hai visto oggi nel suo studio».

Allo stesso modo, se il nostro Giulio prende dei brutti voti a scuola, non ha senso vietargli di andare agli allenamenti di calcio, perché in questo modo si allontanerà ancora di più dai suoi genitori.

Sarà invece più opportuno sedersi accanto a lui e aiutarlo nello studio, mostrandogli che in questo modo affronterà le verifiche in classe con maggiore serenità e avrà quindi una maggiore probabilità di prendere bei voti (sufficienti, buoni o eccellenti). Inoltre, risultati soddisfacenti evitano che si inneschi “la catena dei rimproveri”, mai piacevole né per chi la agisce, né tantomeno per chi la subisce.

Quando si parla di bambini, dunque, sostituire castighi e punizioni con il dialogo non significa essere deboli o permissivi; al contrario, significa mostrare, attraverso l’esempio, come rispettare e condividere le regole avendo la giusta considerazione per il bambino che sta crescendo.

Comprendere le conseguenze delle proprie azioni

  1. È il momento di uscire in giardino e il bambino non vuole infilarsi le scarpe. La conseguenza naturale è che non si esce perché correre a piedi nudi sul prato non è sicuro.
  2. Il bambino lascia i suoi giocattoli in giardino nonostante la nostra richiesta di portarli in casa.

    La conseguenza naturale è che il cane li mordicchierà e i giocattoli dovranno essere buttati via.

  3. Se si prendono in giro o si picchiano gli amici, la conseguenza naturale è che nessuno vorrà più giocare con te.

  4. Se un bambino risponde in modo impertinente, oltre a non ridere del fatto, è bene fargli notare che le parole che ha appena detto non sono corrette e possono offendere o far arrabbiare la persona a cui vengono rivolte.

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Capricci

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Bibliografia:

  • Fritjof Capra, Il punto di svolta, Feltrinelli, Milano, 2009
  • Maria Montessori, La mente assorbente, Garzanti, 2017

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/punizioni-dannose-e-non-servono-a-nulla/

Come educare bene i bambini

Come educare i bambini con i premi e quali sono i pro e i contro

Serve tempo, e non poco, per vincere la scommessa dell’educazione dei bambini. Tempo mai sprecato. Servono collaborazione e complicità, magari con una sana distinzione dei ruoli, di entrambi i genitori, senza mettere tutte le parti più faticose e più rognose sulle spalle delle mamme.

E serve una buona dose di fortuna, che nella vita non dovrebbe mai mancare. Mettete insieme questi ingredienti, aggiungetene altri di vostra conoscenza, e vi rendete conto di quanto sia complicata, ma allo stesso tempo appassionante, questa partita con i nostri figli.

Anche perché ogni volta che un bambino cresce, insieme a lui crescono e maturano anche i genitori. 

COME EDUCARE BENE I BAMBINI 

Nell’educare i nostri figli, infatti, dobbiamo mettere nel conto la possibilità di sbagliare, e consideriamo che il mestiere di genitore è affascinante quanto difficile. Però possiamo provare a condividere alcune esperienze, ed a farle diventare dei consigli utili per la comunità di Non sprecare.

Ma torniamo a parlare di buoni metodi per educare i figli, specie quando sono ancora piccoli.

Tanti sforzi pedagogici spesso non ottengono i risultati sperati generando, piuttosto, veri campioni di maleducazione che in nome della libertà creativa – guai a frustrarla – imperversano prepotenti e sguaiati a scuola e al supermercato, per la strada e al parco, in casa propria e altrui. Rimproverarli non si può perché ha un effetto deleterio sull’autostima (la loro) e sopportarli neppure perché ha un effetto devastante sul sistema nervoso (il nostro).

LEGGI ANCHE: L’importanza di educare senza urlare, la rabbia non serve a nulla

COME INSEGNARE AI BAMBINI IL RISPETTO DELLE REGOLE

Confondere la spontaneità con la villania, l’esuberanza con la grossolanità, far passare per fantasioso quel che che è banalmente sgarbato è un’abitudine comune a molti genitori: i maleducati sono sempre i figli degli altri.

 Innegabile che volgarità e rozzezza siano dilaganti. E non certo per colpa dei bambini senza educazione ma per merito esclusivo dei genitori, che quell’educazione non possono insegnarla perché non l’hanno imparata mai.

Educazione e buone maniere, poche regole che venivano impartite dai genitori attraverso l’esempio e la pratica quotidiana, sono sconosciute ai più, la lingua universale della gentilezza è da annoverare tra quelle in via di estinzione.

Non dovrebbe stupire, quindi, che fiorisca una manualistica rivolta ai giovani genitori che spiega cos’è l’educazione e come la si insegna.

IDEE: Giochi estivi per i bambini

GALATEO PER BAMBINI

A partire dalle regole più banali, per esempio che si risponde ai saluti e che li si porge per primi quando si entra in una stanza dove ci sono già altre persone.

Chi non lo sa? Ci sono genitori che hanno bisogno di questi libri, spiega Nessia Laniado, scrittrice ed esperta di terapia della famiglia, autrice di “Bon ton per bambini” (Red, pagine 93, euro 12.

90), l’ultimo dei suoi libri dedicato all’educazione dei più piccoli, e in genere sono quelli che cercano il consenso dei propri figli, che vorrebbero essere loro amici piuttosto che loro educatori, che si cullano nell’errata convinzione che lasciare i bambini liberi di scegliere sia il modo giusto per crescerli autonomi e giudiziosi.

Già il termine bon ton sembra appartenere a un’altra epoca: va da sé che il galateo moderno non può essere un noioso elenco di norme cervellotiche né un manuale di rituali oziosi o di frasi fatte.

Piuttosto, serve un’etica del concreto, calata nelle manifestazioni quotidiane, nei piccoli gesti e nella sollecitudine, una via per affinare se stessi e avere un’autentica attenzione ai bisogni di chi ci circonda.

PER APPROFONDIRE: Educazione ai figli, siamo troppo protettivi e cresciamo ragazzi poco indipendenti

COME EDUCARE BENE I PROPRI FIGLI

Non basta la cortesia: per stare al mondo bisogna ricorrere alla gentilezza, un atteggiamento mentale. Si tratta di instillare nel bambino alcuni principi basilari di comportamento come autentica espressione di attenzione nei confronti dell’altro.

Un’etica delle piccole cose, di gesti semplici ma significativi riflessa anche in altri due manuali sullo stesso tema – l’educazione – ma rivolti direttamente ai più piccoli: Giusi Quarenghi spiega ai diretti interessati come si diventa un gentil bambino, una persona che non ha bisogno di farsi dire, ripetere, urlare un milione di no in “Manuale di buone maniere per bambini e bambine” (Rizzoli, euro 12.50). Per diventare un gentil bambino si ha bisogno di esempi. Se un papà ha l’abitudine di insultare gli altri auotomobilisti quando è al volante, è molto probabile che il suo bambino prenda l’abitudine di insultare gli altri bambini. Se una mamma è un’urlatrice, è facile che la sua bambina diventi un’urlatrice.

LIBRI SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI

In sintesi: i divieti devono essere coerenti, reciproci e rispettosi e un buon esempio vale più di mille parole.

Anche se qualche spiegazione ci vuole: perchè bisogna cedere il posto in auto o sul metro a chi ha più bisogno di stare seduto? E come mai non si deve interrompere chi sta parlando? Davvero è necessario aprire la porta a chi non è in grado di farlo? A queste e a molte altre domande risponde Annie Grove con “Leon e le buone maniere” (Giralangolo, 11 euro), un libro destinato ai piccolissimi molto illustrato e con poche ma azzeccate parole che descrivono le buone maniere (e che potrebbero tornare utili ai genitori tempestati dai perché).

CONSIGLI UTILI PER L’EDUCAZIONE DEI FIGLI 

Educazione positiva. Per insegnare la felicità a scuola e trasformare i bambini in adulti sani e consapevoli

Educazione dei figli: adesso i genitori vanno a scuola per imparare

Troppa tecnologia fa male ai ragazzi: quando lo capiremo? Intanto abbiamo gli studenti più smanettoni del mondo

Bambini e tecnologia, la vogliamo smettere con questa febbre da smartphone per minorenni?

Источник: https://www.nonsprecare.it/educazione-dei-figli-oggi-galateo

Premi e punizioni per educare i bambini

Come educare i bambini con i premi e quali sono i pro e i contro

Il concetto di premio e punizione è un tema ricorrente nelle principali scuole di pedagogia e suscita ancora oggi non pochi dibattiti, sia in ambito accademico che tra i non addetti ai lavori.

Tutte le scuole di pedagogia trattano la tematica partendo dagli obiettivi educativi ma arrivano a conclusioni spesso opposte. Negli ultimi decenni, nel dibattito tra favorevoli e contrari si è anche introdotto il concetto di “rinforzo positivo”. Esso non rappresenta in sé un premio, ma piuttosto un modo di valorizzare un determinato comportamento, semplicemente attraverso l’apprezzamento.

La scuola montessoriana

Per descrivere il pensiero di Maria Montessori in merito al premio e alla punizione, occorre partire dal concetto di “autoeducazione” del bambino.

Secondo la filosofia montessoriana infatti, il bambino deve essere messo in condizione di apprendere in autonomia il comportamento corretto, comprendendo le motivazioni in base alle quali è necessario fare o non fare determinate azioni.

Si tratta di un metodo che richiede una forte partecipazione dell’adulto (genitore o educatore) il quale svolge un ruolo importante nell’indirizzare il bambino, spiegando il motivo. Ecco perché secondo Maria Montessori non sono utili né i sistemi di punizione, né tantomeno i premi per i corretti comportamenti. Infatti:

  • con le punizioni non si ottiene l’obiettivo di costruire un comportamento positivo e consapevole
  • nel caso dei premi, si prova a inculcare al bambino un comportamento, senza mostrargli nello specifico perché quella azione sia positiva in sé

Il modello di premi e punizioni secondo la filosofia steineriana

L’approccio della pedagogia steineriana è più tollerante verso forme di castigo, che devono però sempre essere collegate a specifici obiettivi educativi.

In generale infatti nel modello steineriano il concetto stesso di castigo non dovrebbe esistere (o quantomeno non se ne dovrebbe sentire la necessità) per il semplice motivo che l’obiettivo principe delle scuole steineriane è il raggiungimento dell’equilibrio e dell’armonia, dove il capriccio non dovrebbe aver luogo.

Tuttavia, nei casi in cui il bambino manifesti atteggiamenti non adeguati, l’adulto deve intervenire per indirizzarlo verso il giusto comportamento.

La punizione deve essere sempre uno strumento attraverso cui migliorare la coscienza del bambino verso ciò che è bene e mai un’azione fatta con rabbia.

Le indicazioni degli esperti che si ispirano ai principi di Steiner sono:

  • non collegare mai un castigo a una attività che invece deve essere valorizzata agli occhi del bambino (es. il lavoro come punizione),
  • non dare mai punizioni “predefinite” e uguali per tutti (es. chi parla esce fuori dalla classe),
  • essere sempre creativi e basarsi sulla personalità del bambino e sull’obiettivo educativo che si vuole raggiungere.

Il modello della Token Economy

A fornire un ulteriore modello di gestione del sistema di castighi e premi in modo particolare nel contesto di classe, è stata la psicologia comportamentale che ha introdotto il modello della token economy o “economia simbolica” o “a gettoni”.

Si tratta di un sistema con il quale si condivide con il gruppo un modello di “gettoni/premio” che sono attribuiti al bambino nel caso di comportamenti positivi. Il comportamento positivo, così come l’obiettivo da raggiungere, vengono condivisi preventivamente con gli insegnanti o i genitori.

Una volta raggiunto un determinato numero di “gettoni”, al bambino viene dato un premio.

Il sistema della token economy incentiva il bambino nel raggiungimento di obiettivi specifici, rendendoli ai suoi occhi meno difficili e più allettanti, grazie alla prospettiva del premio.

Il sistema di fiducia e il rinforzo positivo

Diverse scuole di pedagogia sono di base contrarie al sistema di premi e punizioni nell’educazione dei bambini, ponendo piuttosto l’accento sul concetto di fiducia nella loro capacità di autoapprendimento. Per questo motivo, ritengono che il sistema d premi sia in sé fuorviante in quanto mirato semplicemente a creare dei modelli di comportamento non naturali.

Si crede piuttosto che la gratificazione verso un comportamento positivo possa essere legata non tanto al premio materiale (che gratifica il bambino soltanto per poco tempo) quanto alla valorizzazione del comportamento mediante il “rinforzo positivo”, complimentandosi ad esempio di una azione compiuta, e anche condividendola con tutta la classe. Questo sistema consente al bambino di essere riconosciuto nella sua individualità e nella sua capacità di mettere in campo comportamenti corretti, aumentando la fiducia in se stesso.

Diversi sono dunque i modi di affrontare la tematica e tutti hanno in comune l’obiettivo di rendere consapevole il bambino di trovarsi lungo un percorso di crescita durante il quale l’adulto ha il compito di individuare comportamenti sbagliati per poi ricondurlo verso la via più corretta.

Источник: https://www.magicacompagnia.it/premi-punizioni-educare-bambini/

Gravidanza
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