Come comunicare in maniera efficace con i bambini? Risponde la pedagogista

Didattica a distanza: i consigli ai genitori

Come comunicare in maniera efficace con i bambini? Risponde la pedagogista

Questione di organizzazione, ma anche di motivazione, empatia, ascolto attivo. Il ruolo dei genitori è tutt’altro che marginale nel rendere efficace l’apprendimento dei più piccoli attraverso la didattica a distanza. Come aiutare i figli a preparare la giornata scolastica “digitale” ce lo spiega Sciltian Gastaldi, pedagogista e insegnante.

Abbiamo avuto l'intera primavera per farci un'idea di quali possano essere i pro e i contro della didattica a distanza, basandoci su una prima esperienza che pensavamo – o forse speravamo – sarebbe stata destinata a concludersi con la fine dell'anno scolastico 2019/2020.

Invece, il protrarsi dell'emergenzaCoronavirus e l'aggiornamento delle disposizioni governative per il contenimento dei contagi ci hanno posto di fronte a una realtà diversa: la didattica a distanza è parte integrante degli strumenti per l'apprendimento, in particolare nelle scuole superiori dove l'ampliamento della didattica a distanza è reso obbligatorio al 100%.

Per quanto la didattica in presenza sia invece garantita nella scuola primaria e secondaria di primo grado (almeno in prima media), nelle situazioni di casi positivi in famiglia o di classe in quarantena preventiva, gli alunni possono continuare a seguire le lezioni collegandosi da casa con i propri insegnanti.

Come rendere efficaci lo studio e le ore passate davanti a un monitor ad ascoltare la lezione del giorno? Ne parliamo con Sciltian Gastaldi, docente, pedagogista, giornalista e saggista. Per Mondadori Università nel 2020 ha pubblicato “Lo so f@re! Guida all'apprendimento misto e all'insegnamento (anche) a distanza”.

Come essere genitori supportivi con i figli in Dad

“Normalmente noi insegnanti non abbiamo intenzione di cogliere in castagna lo studente o metterlo in difficoltà – premette Gastaldi, docente di storia e filosofia in un liceo romano -.

A scuola invitiamo i ragazzi a capire, a fare domande, a porsi problemi e avere dubbi: questo è il ruolo pedagogico del docente, che si attua in classe come nella didattica a distanza. Un genitore supportivo quindi per prima cosa dovrebbe proprio fidarsi degli insegnanti.

Una mamma o un papà che, ad esempio, suggerisce le risposte al figlio mentre è interrogato, sta boicottando un momento non soltanto didattico, ma ufficiale e importante quale è l'interrogazione scolastica.

Un genitore che interviene per interagire con gli insegnanti durante la lezione online o quando, appunto, suggerisce e il docente se ne accorge – cosa che capita praticamente sempre – sta, a voler essere rigorosi, commettendo un reato: il docente dello Stato è un pubblico ufficiale e nel momento in cui blocca la lezione per “riprendere” un genitore o per rispondere a domande fuori contesto si ha una interruzione di pubblico servizio. Possiamo inoltre immaginare a che situazione mortificante si venga a creare anche per lo studente. Non sono i genitori gli adulti che hanno autorizzazione di partecipare alla lezione online dei propri figli, osservando in questo modo altri minori nello svolgimento dell'attività scolastica: anche qui, il risvolto di un comportamento simile ricade nel penale. Comunicare con la scuolaè possibile ed esistono momenti e modalità indicati, ma non mentre si fa didattica. Il docente è sempre intenzionato a risolvere problemi così come il ruolo del genitore è sempre necessario: non deve mancare la fiducia”.

Come controllare l'ansia dei genitori per non trasferirla sui figli

“Quando le preoccupazioni dei genitori sono associabili ad ansia da didattica a distanza.

va compreso che la scuola, anche quando è a distanza, è un momento in cui studenti e insegnanti si ritrovano, ricreano una normalità: la scuola non dev'essere una fonte di ansia.

Anche in questa modalità, gli alunni si riconnettono tra di loro, si sentono in qualche modo rinfrancati ed è anche questo un rapporto umano che può ricaricare le batterie di energia perché non ci si sente isolati e anche nella didattica a distanza gli studenti si sentono parte di un mondo con altri adulti di riferimento. E' naturale che gli studenti ignorino molti argomenti e concetti: “perdere ignoranza” è proprio il motivo per cui si va a scuola” – continua il pedagogista.

“Bambini e ragazzi possono essere spaventati o più tristi a causa delle tante limitazioni. Insegnanti e genitori devono parlare del covid e di quanto sta avvenendo, pur nell'incertezza che tutti stiamo provando: il bello di rispondere “non lo so” ce lo ha insegnato Socrate.

Il guaio pedagogico è quando un adulto non riesce a dire che una cosa non la sa. Non si deve avere il timore di rispondere di non sapere quando si tornerà a scuola o quando potremo riabbracciarci: è importante non lasciare cadere la domanda e mostrare che ci sono modi per andare a cercare quell'informazione che può aiutare nella risposta.

Con i ragazzi più grandi ho parlato dell'influenza Spagnola, spiegando quanto si diffuse del mondo e di come la sua origine sia tuttora inspiegata: si può parlare di questo per dire che oggi gli avanzamenti scientifici potrebbero permettere di giungere in tempi più rapidi a un farmaco o a un vaccino, cosa che non avvenne per la pandemia del 1918, che a un certo momento sparì da sola”.

“Anche per i più piccoli si può adattare il messaggio affinché con sincerità, empatia e senza false promesse possiamo essere ottimisti.

Rappresentare l'arcobaleno con i bambini più piccoli è un gesto molto bello, con i più grandi si possono avanzare argomenti più articolati, che tengano conto anche delle difficoltà che il mondo degli adulti ha nella gestione di questo evento nuovo per tutti”.

Come aiutarli ad attrezzare la cameretta o il luogo dove devono studiare e fare Dad

“Il luogo più adatto per fare didattica a distanza è uno studio dove il ragazzo è da solo, collegato con un computer, in una stanza in cui nessuno gli passa dietro o davanti, in cui non suonano telefoni o citofoni e in cui i genitori non rimangono nella stanza ad ascoltare – risponde Gastaldi -. Non tutti però disponiamo di questo luogo ideale.

Chi ha la sua cameretta è agevolato, anche se avere un letto accanto a sé non è come essere in uno studio. Le difficoltà aumentano quando i figli sono due o di più: sarebbe meglio dotare tutti del computer e non dello smartphone, dove è più difficile seguire.

Se la cameretta è una sola, si alterni l'utilizzo della stanza perché il luogo ideale tocchi un giorno ciascuno.

Ancora, sarebbe utile dotare tutti i figli di auricolari, soprattutto se non ci si collega dalla propria stanza ma dalla cucina o dalla sala, magari insieme ai genitori in smart working.

Può andare bene anche il balcone, il pianerottolo di casa o il giardino condominiale se la connessione tiene, l'importante è scegliere luoghi dove i ragazzi riescano a concentrarsi.

Il ragazzo connesso dovrebbe avere a disposizione una webcam da tenere accesa e la stanza in cui si trova dev'essere ben illuminata da luci naturali o artificiali“.

Le abitudini che possono aiutare nella didattica a distanza

“Il bambino deve capire che se la sua giornata è in didattica a distanza le abitudini non cambiano – chiarisce il docente -.

Come al mattino prima di uscire di casa ci si lavava, si faceva colazione e ci si vestiva secondo il proprio gusto, questo deve avvenire anche quando ci si collega. L'immagine di sé deve rispecchiare il modo in cui ci presenta agli altri dal vivo.

 Non ci si alza dal letto 5 minuti prima del collegamento e non ci si presenta a lezione in pigiama, ci si pettina.

Bisogna anche non trascurare il rischio di cadere in una forma di depressione: per i più piccoli che già non possono vedere gli amici, fare attività sportiva o seguire le proprie passioni perché isolati, trascurarsi può diventare un segnale cui porre attenzione”.

“I videogiochi vanno bene quando sono strumenti didattici ma sarebbe preferibile evitare l'utilizzo di passatempi digitali quando dopo 5, 6 ore davanti a un monitor”.

Didattica a distanza: consigli pratici per genitori

  • Movimento
  • Bere molto
  • Pranzo leggero.
  • Evitare cappellie cappucci che nascondano la faccia.
  • Lezioni brevi e interattive.

“I ragazzi hanno bisogno di muoversi.

Approfittiamo delle pause tra una lezione e l'altra per farli alzare dalla sedia, camminare, fare pure qualche rampa di scala: sappiamo tutti quanto stare seduti molte ore possa dare problemi di postura”.

Bere molto

“Bere molta acqua implica che i ragazzi si alzano più spesso dalla postazione per andare in bagno, e poi perché in una lezione interattiva dove intervengono e possono parlare, è giusto bere”.

Pranzo leggero

“Quando le lezioni a distanza si tengono anche nel pomeriggio evitiamo pasti pesanti che possano affaticare l'allievo e renderlo meno attivo”.

Evitare cappelli e cappucci che nascondano la faccia.

Lezioni brevi e interattive

“Molte ricerche che ho consultato confermano che la durata della lezione da 60 minuti è meno efficace quando è svolta a distanza. Meglio ragionare di lezioni da 45 o 30 minuti, e chiedere ai ragazzi di non restare davanti allo schermo nelle pause.

La lezione dovrebbe essere interattiva, coinvolgente e lasciare spazio agli scambi e al dialogo. Su è disponibile un webinar (un seminario via web) fatto con Mondadori Education in cui suggerisco strategie per rendere la lezione a distanza più vivace.

Di questo si può parlare con l'insegnante in un'ottica di collaborazione”.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/come-rendere-efficace-la-didattica-a-distanza

LA COMUNICAZIONE EFFICACE CON I BAMBINI

Come comunicare in maniera efficace con i bambini? Risponde la pedagogista

La comunicazione efficace con i bambini è un tema di fondamentale importanza.

Quotidianamente il bambino necessita di vivere situazioni comunicative stimolanti, gratificanti e soprattutto chiare. I bambini fin da piccoli entrano in contatto con gli altri bambini e con gli adulti stabilendo relazioni, comunicando regolarmente, trasferendo e ricevendo informazioni. È necessario imparare a comunicare con loro in maniera adeguata.

La persona adulta dovrebbe saper insegnare ai bambini a comunicare efficacemente per risolvere in maniera corretta le difficoltà o le problematiche che la persona incontrerà nella sua vita, senza dover ricorrere alla violenza fisica o verbali.

1. La comunicazione efficace con i bambini: l’ascolto attivo

Il primo aspetto per comunicare in maniera efficace è quello di usare nei confronti del bambino “un ascolto attivo”. L’ascolto attivo consiste nel riflettere su cosa ci vuole dire il bambino, senza aggiungere altro.

L’ascolto attivo è fondamentale per diventare persone capaci di apprendere informazioni ed imparare a rispondere con messaggi adeguati ed appropriati alla situazione che stiamo vivendo.

Non dovremo accavallare la nostra voce a quella del bambino o muovere espressioni di dissenso, si ascolta per comprendere, in questo modo il bambino si sentirà libero di esprimersi.

Naturalmente si rende necessario un feedback da parte dell’adulto per verificare che abbia ascoltato e compreso. Si rende necessario quindi insegnare l’ascolto, tacendo ed ascoltando. Il silenzio è uno spazio importantissimo per sostenere il piccolo.

a. Ascolto passivo (silenzio)

È un silenzio di apertura, interessante e accettante, fondamentale perché la comunicazione tra i due partner possa essere fluida. Esso permette al bambino di esporre i propri problemi senza essere interrotto ed evita all’adulto di incorrere nelle dodici barriere della comunicazione.

b. Messaggi d’accoglimento

Indicano al ragazzo che l’adulto lo segue e lo ascolta. Possono essere: cenni di attenzione non verbali e cenni di attenzione verbali.

I cenni di attenzione non verbali riguardano il costante contatto visivo, annuire, fare cenni di testa, sorridere, chinarsi verso …, usare altri movimenti del corpo indicanti ascolto e così via.

Tali cenni di attenzione verbali, riguardano parole e suoni, piccole interiezioni (“Oh!”, “Mmm…”, “Capisco …”, “Ti ascolto …”, …).

c. Espressioni facilitanti (incoraggiamenti)

S’invita il bambino a parlare, ad approfondire quanto sta dicendo. Facciamo attenzione a non giudicare il bambino(“E’ interessante …”, “Che ne diresti di parlarne?”, “Vorresti dirmi qualcosa in più su questo problema?”

d. Ascolto attivo vero e proprio

L’adulto “riflette” il messaggio del bambino, recependolo senza emettere messaggi suoi personali. In tale modo il bimbo si sente oggetto d’attenzione, non subisce valutazioni negative, coglie l’accettazione e la comprensione dell’adulto per poter così giungere da solo alla soluzione dei suoi problemi.

Ricordiamoci sempre di prenderci tempo, osservare ascoltare e riflettere: comprendiamo e poi comunichiamo nel modo più efficace!

2. La comunicazione efficace con i bambini. Mettiamoci nei panni dell’altro: l’empatia

Un ulteriore aspetto fondamentale della comunicazione è l’empatia. Cerchiamo di capire i nostri bambini ascoltiamoli, cerchiamo di comprendere il loro malessere soprattutto proviamo a metterci nei suoi panni.

I bimbi che vengono compresi che parlano delle loro emozioni impareranno ad essere maggiormente empatici.

Per fare ciò, l’osservazione è fondamentale per conoscerlo: possiamo osservare ciò che fa, come si muove, come interagisce nell’ambiente e esercitarci ad imparare a leggere i messaggi che ci sta mandando per comprendere il suo mondo. Infatti, i bambini comunicano principalmente ciò che sentono!!!

Empatia e comportamenti dei bambini

Nei comportamenti e reazioni dei bambini possiamo leggere i loro desideri, le loro paure, le loro emozioni, le loro realtà. I bambini più in difficoltà manifestano il disagio con comportamenti che noi adulti a volte non tolleriamo, o tolleriamo solo in parte.

Imparare a dare valore a questi messaggi consente di ricavare preziose informazioni su cosa fare per aiutarli. Attraverso questa ottica possiamo comprendere come si sviluppano i comportamenti dei bambini, soprattutto i “comportamenti problema”.

Per comprendere i bambini dovremo mettere temporaneamente da parte le nostre percezioni della realtà, e il nostro modo abituale di attribuire un significato agli eventi e situazioni.

Abbandoniamo l’idea di voler confermare i nostri dubbi sulla probabile “difficoltà” del bambino che stiamo osservando.

3. La comunicazione efficace con i bambini: Usiamo i messaggi -IO

Siamo soliti comunicando con i bambini usare i messaggi i “messaggi –TU” ossia: “Tu sei così …” “Tu non l’hai fatto …” “Tu dovresti comportarti diversamente …” con il risultato che il bambino non si sente accolto, ma disconfermato. L’alternativa efficace ai “messaggi –TU” è l’uso dei “Messaggi -IO“.

L’uso del “Messaggio- IO” consente una comunicazione adulto-bambino basata sull’assenza della valutazione o del giudizio, ma pone il bambino di fronte agli effetti e ai sentimenti, che il suo atto, procura negli altri. Il messaggio- IO consente all’adulto di riuscire a gestire una situazione faticosa.

Per tale ragione gli educatori dovranno sostituire il messaggio-TU, che pone al centro dell’attenzione il bambino, con messaggi-IO dove al centro c’è l’adulto, con i suoi bisogni e le sue emozioni. Per esempio: “Quando ti comporti così mi fai arrabbiare e perdo la calma!”.

Quindi spostiamo l’attenzione dal bambino al suo comportamento e alle conseguenze che genera.

4. La comunicazione efficace con i bambini: attenzione alle barriere della comunicazione efficace

Thomas Gordon, sostenitore della comunicazione efficace e dell’importanza dell’ascolto attivo, ritiene vi siano delle barriere alla comunicazione efficace. Infatti, molto spesso senza volerlo, vengono commessi degli errori che peggiorano la comunicazione con l’altro.

Si usa troppo spesso il “linguaggio della non accettazione “, definito  “linguaggio del rifiuto”, che si contrappone alla comunicazione efficace.

Queste barriere alla comunicazione sono  d’ostacolo alla diffusione dell’informazione, portando alla non accettazione del problema del bambino spingendo verso un ascolto passivo e non attivo.

Se desideri comprendere meglio, clicca qui!

Conclusioni

Parlare di comunicazione efficace significa parlare di relazioni tra le persone, individui che scambiano senza sopraffazioni le proprie idee e pensieri senza paura del giudizio o nelle ammonizioni. È sempre importante comunicare in maniera efficace, ancora di più quando parliamo di bambini.

Infatti, comunicare in maniera efficace con i bambini significa favorire una sana crescita. Attraverso la comunicazione efficace i piccoli imparando a comunicare, imparano a vivere e condividere nella società che li circonda.

Le persone adulte svolgono un ruolo importante e delicato possono con l’utilizzo di una buona comunicazione imparare a non essere soffocate dai conflitti che spesso in classe emergono ma a gestirli, divenendo loro stesse protagoniste indiscusse dell’intervento, consapevoli di trasmettere importanti informazioni di natura didattica ma anche comunicativa affettiva ed emozionale.

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Dott.ssa Valentina Cottone Psicologa ed Educatrice a Pisa 3381006691
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Источник: https://www.valentinacottonepsicologa.pisa.it/la-comunicazione-efficace-con-i-bambini/

Gravidanza
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