Come comportarsi dopo aver sgridato i bambini?

Autoeducazione Montessori: come rimproverare i bambini

Come comportarsi dopo aver sgridato i bambini?

Maria Montessori riteneva che fosse sbagliato far associare al bambino un castigo ad un suo comportamento sbagliato.
Così introdusse il principio dell’autoeducazione Montessori.

Insegnare ai bambini un autoeducazione Montessori significa riuscire a responsabilizzarli, su un’azione sbagliata che fanno, senza l’utilizzo di un vero e proprio rimprovero.

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Rimproverare il bambino attraverso urla, punizioni, sculacciate e spesso minacce non è il modo migliore d’intervenire se si vuole ottenere una reazione costruttiva e di crescita del bambino stesso.

Parlare e spiegare con calma, invece, il motivo di un comportamento sbagliato saranno alla base di un atteggiamento positivo.

L’autoeducazione Montessori

L’autoeducazione del metodo Montessori è sicuramente un sistema d’intervento molto più delicato rispetto all’educazione classica solitamente praticata.

Oltre all’uso di castighi si tende spesso ad utilizzare il sistema dei premi.
Prendiamo, come esempio, la classica caramella che viene data al bambino per fargli fare qualcosa che in quel momento proprio non vuole fare: “Dai entra nel seggiolino della macchina che ti do una caramella appena ti metto la cintura”.

La punizione, tanto quanto questo tipo di atteggiamento “a premi”, non permette lo sviluppo dell’autodisciplina Montessori.

Sono soluzioni che spesso vengono attuate dagli adulti perché sono sicuramente più sbrigative nel dare un risultato imminente. Tuttavia sono dannose, perché tolgono ai bambini la possibilità di responsabilizzarsi sul loro comportamento.

Così facendo, infatti, non pensano alle situazioni di disagio che creano con un loro comportamento.
Decidono di comportarsi male proprio per ottenere la reazione dell’adulto che darà un premio o una punizione.

Educare il bambino permettendogli di crescere

Trovare una soluzione ad un comportamento sbagliato del bambino attraverso l’autoeducazione Montessori è ovviamente più difficile d’applicare rispetto al semplice rimprovero.

Per riuscire ad evitare l’automatica reazione che si ha di fronte a dei capricci bisogna lavorarci seriamente.

La società in cui si vive, il lavoro, il tempo che si ha a disposizione, il carattere, l’educazione stessa impartita da piccoli, sono tutti fattori determinanti che rendono più o meno difficile l’eduzione dei propri figli secondo il metodo Montessori.

Di certo, però, non è impossibile!

Seguire l’autoeducazione Montessori: il grande ruolo dell’adulto

Per indirizzare i bambini liberamente verso una loro personale autoeducazione,bisogna fargli capire come e perché il loro comportamento, in un determinato tempo, è sbagliato.

Spiegare sempre, con calma e dedizione, ogni situazione di disagio che si crea aiuterà il bambino col tempo a capire che non si fa.

Anche spiegargli logicamente ciò che consegue un suo comportamento può aiutarlo a capire la situazione.

Facciamo un esempio pratico:

“Un bambino lascia in terra un giocattolo.
Lo ama particolarmente ma non ha nessuna intenzione di rimetterlo al suo posto, anzi tende a lanciarlo nella stanza.

Qui l’adulto deve intervenire chiedendo al bambino, in modo gentile, di raccogliere e/o non lanciare il giocattolo in quanto qualcuno potrebbe farsi male, inciampando o essendo colpito sul viso.

In questa situazione è possibile aggiungere anche una spiegazione logica per motivarlo: in terra qualcuno potrebbe calpestare il suo giocattolo e romperlo (stessa cosa nel lanciarlo contro il muro).”

Sicuramente non lo capirà la prima volta, ma il grande ruolo dell’adulto nell’educare i bambini è proprio questo.

Essere sempre pronto a dargli una spiegazione nel momento in cui si verificherà il suo comportamento sbagliato.

Dargli così la possibilità di capirlo e assorbirlo da solo, in modo tale da non ripeterlo più “liberamente” nel corso del tempo.

Ottenere dei risultati efficaci come naturale conseguenza

Il bambino ha bisogno di vedere e capire che le sue azioni hanno una conseguenza e un effetto negativo sugli altri per potersi responsabilizzare.

In base alla conoscenza, che deve già avere, del bene e del male comprenderà l’effetto negativo del suo atteggiamento.

Solo compreso questo, egli potrà orientarsi, liberamente e senza l’intervento dell’autorità dell’adulto, verso un comportamento corretto.

Non lo farà per paura di un castigo o per ottenere un premio ma perché semplicemente è “bene” comportarsi in un determinato modo.

La prima idea che il bambino deve apprendere, per poter essere attivamente disciplinato, è quella della differenza tra bene e male; e il compito dell’educatore sta NELL’ACCERTARSI che il bambino non confonda il bene con l’immobilità e il male con l’attività

Maria Montessori

Источник: https://www.metodomontessori.it/attivita-montessori/principi-alleducazione/autoeducazione-montessori

Come rimproverare i bambini: consigli pratici per farlo al meglio

Come comportarsi dopo aver sgridato i bambini?

Quando sono diventato papà, di consigli su come crescere ed educare mia figlia ne ho ricevuti a bizzeffe. Ma solo poco tempo fa qualcuno mi ha detto che voler bene ai propri figli significhi in realtà desiderare ciò che è meglio per loro a lungo termine. 

Ma cosa significa questo? Ancora non l’ho capito veramente. Tuttavia credo che una delle cose necessarie per avvicinarsi a questo obiettivo è far comprendere loro le regole di una sana convivenza.

Non nascondo che in passato quando mi imbattevo in qualche bimbo scatenato che correva come un pazzo in un negozio, inseguito a perdifiato dalla mamma, non potevo che pensare quasi con tenerezza alla povera disgraziata ripetendomi queste parole:

Non permetterò mai ai miei figli di comportarsi in questo modo!

Da quei momenti è passato un pó di tempo e ora che ho maturato la consapevolezza che non è così facile gestire i capricci o contenere l’eccessiva energia che questi piccoli sono in grado di sprigionare in qualsiasi momento, ripenso alla povera mamma con tanto affetto e comprensione.

In questo articolo non vi tedierò con il solito elenco di cose da fare e non fare per “rimproverare i bambini e farli sentire amati“: sono sicuro che troverete centinaia di articoli a riguardo.

Vi racconterò invece la nostra esperienza e come abbiamo cercato di trovare il modo migliore per affrontare questi momenti insieme ai bambini.

Evitare di rimproverare i bambini quando sono molto piccoli

Fino a circa due anni, non possiamo dire che i bambini siano realmente consapevoli di quello che stanno facendo. Agiscono praticamente d’istinto e non hanno ancora sviluppato quella consapevolezza e maturità che li porta a capire se stanno facendo qualcosa di sbagliato.

Per questo motivo quando la situazione degenera e perdete la pazienza cercate di non sfogarvi sul bambino; invece dovreste cercare di gestire la situazione in maniera efficace. Qualche esempio:

  • siete in un locale ed il bimbo inizia ad urlare attirando su di voi l’attenzione? Uscite all’aperto fate distrarre il bimbo
  • il bambino fa chiasso e non riuscite a calmarlo? Magari sta cercando di attirare la vostra attenzione oppure ha bisogno di qualcosa; dedicategli qualche minuto e distraetelo. I bisogni di un bambino piccolo sono tutto sommato semplici da capire: ha fame, sonno, vuole giocare, vuole le coccole, ha bisogno di cambiare il pannolino.
  • il bambino ha preso il cellulare e lo ha fracassato a terra distruggendolo in mille pezzi? Evitate di lasciare oggetti preziosi che il bambino non deve prendere nel suo raggio di azione. Quando i bambini iniziano a camminare saranno attirati da tutto quello che riescono a prendere. Quindi per evitare che succedano incidenti spiacevoli fate sparire tutti gli oggetti per 1 metro di altezza da terra.

Siate comprensivi e pazienti

Quando i bambini sono molto piccoli non capiscono bene cosa è giusto e cosa è sbagliato: lo sperimentano insieme a voi genitori.

Quindi siate comprensivi le prime volte: vi renderete conto che la maggior parte delle volte il motivo di un rimprovero sarà dettato dal fatto che il bambino avrà fatto qualcosa di sbagliato che non poteva sapere. Ripeterete centinaia di volte “questo non si fa!”

Con un pò di calma e molta pazienza il bambino acquisirà quella consapevolezza che lo porterà ad agire nel modo opportuno automaticamente. Non imparerà subito la prima volta ma sarà un percorso graduale ed è il compito di noi educatori accompagnarlo.

Motivate il rimprovero

Quando rimproverate un bambino, spiegategli chiaramente la motivazione della sgridata.  Questa è una cosa fondamentale perché è importante che lui non creda che ad essere sbagliata sia la sua persona. Piuttosto ad essere sbagliata è stata una particolare azione che ha compiuto.

E’ importante che non li giudichiate; se avete letto questo articolo sapete che è meglio attribuire la responsabilità di un errore ad un atteggiamento e non al bambino.

Mostrate al bambino con i gesti come ci si comporta spiegando il motivo per cui non si deve fare una determinata cosa. Getterete le basi per la sua futura consapevolezza.

Evitate il sarcasmo

I bambini non sono come gli adulti quindi non pensate che possano capire il sarcasmo. Date sempre una spiegazione semplice e precisa senza avere il dubbio che non vi capiscano. Siate chiari ed evitate doppi sensi: rischiereste solo di creare confusione e frustrazione nel bambino.

Siate fermi nelle vostre decisioni

Uno dei principi cardine dell’educazione secondo me è la fermezza. Noi genitori non siamo amici dei nostri figli, non dobbiamo temere il loro giudizio né dobbiamo aver il timore di quello che pensano.

Arriverà sicuramente il giorno in cui sentiremo dirci “non ti voglio più bene”. Beh quello è il momento in cui dobbiamo tenere salda la nostra posizione: fate finta di nulla e lasciate che la rabbia passi.

Non umiliateli

Non umiliateli e non sfogatevi con loro: non ha senso e non vi renderà educatori migliori. Date il tempo al bambino di metabolizzare il messaggio che avete voluto trasmettergli e finitela lì!

Per loro, la condizione di non essere davvero più amati o non essere più stimati è insopportabile. Se non arriva un segnale che le cose sono cambiate, penseranno che rimarranno per sempre non più amati né più stimati. I bambini hanno poca esperienza di vita, per cui tendono a prendere le cose in modo assoluto.

La cosa bella dei bambini, dalla quale dovremmo trarre ispirazione, è che non serbano rancore. Quindi quando le acque si sono calmate dichiarate chiuso l’incidente e andate avanti.

Источник: https://coccodimamma.com/come-rimproverare-i-bambini/

Sgridate e divieti, meglio di no. 5 idee per un approccio positivo

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I bambini sono pieni di vita e di energia e spesso imbrigliarli diventa difficile.

Se, come spesso accade, sgridate e divieti non funzionano molto bene, conviene cambiare strategia e usare l’approccio positivo, che va tanto di moda in America.

In cosa consiste? Anziché urlare e criticare, bisogna dare ai bambini dosi più frequenti di attenzione positiva e cercare di canalizzare i loro comportamenti condividendo scelte e riflessioni.

Molto spesso infatti i genitori sui comportamenti sbagliati impongono sgridate e divieti, ma avrebbero maggior successo in modo diverso. Ecco cinque situazioni tipo e la soluzione positiva per ognuna.

Come si blocca un bambino che corre rischi?

Quando un genitore continua a dire”Basta” oppure “No”, il bambino smette di ascoltarlo. E’ quasi inevitabile. Certe parole diventano come un rumore bianco, di quelli che non fanno effetto, e il bimbo procede imperterrito nelle sue azioni, anche se sono sbagliate o peggio pericolose.

Per questo occorre inventarsi una parola di emergenza o di sicurezza, che marchi le cose davvero da evitare.

Qualche esempio? Una mamma americana ha ripreso il gioco delle tre sedie con la musica insieme ai suoi figli e ha insegnato loro che quando la musica finisce e lei dice “Stop”, i bambini devono rimanere immobili oppure vengono espulsi dal gioco, cosa che li fa arrabbiare e soffrire.

Poi ha provato la parola magica “Stop” in altri contest. In casa senza musica per farli immobilizzare di fronte un pericolo, in strada in una zona tranquilla perché non attraversassero senza di lei, all’interno di un negozio o centro commerciale per evitare di far cadere gli oggetti esposti.

E si è resa conto che questo codice speciale, usato solo quando è davvero importante, funzionava. Un modo positivo di intervenire per risolvere il problema della mancanza di ascolto, senza lanciarsi in sgridate e divieti continui che non servono a nulla.

Educare a condividere, si può!

I bambini non amano condividere. Significa che non vogliono prestare i giochi o fare a turno sull’altalena del parco.

Nella loro mente giocattoli e attrazioni interessanti sono di loro proprietà, quindi non capiscono perché dovrebbero coinvolgere gli altri e ogni tipo di storia o predica davvero serve a poco.

Una soluzione potrebbe essere quella di abituarli a “fare i turni” a casa per poi rispettarli anche con gli amici e i compagni di scuola. Come? Con un gioco.

Ci si deve sedere tutti intorno al tavolo, poi si fa circolare di mano in mano un oggetto di poco pregio, come un calzino arrotolato o un fermacarte. Ognuno deve tenere il gioco per un po’, poi passarlo ad altri dicendo che è il loro turno. Tutti devono riceverlo almeno un paio di volte, per capire che è giusta la condivisione e che comunque ciò che interessa si ottiene. Basta solo avere pazienza.

Come si controllano le esplorazioni eccessive?

I bambini a un certo punto della loro vita amano esplorare. Per questo aprono cassetti e armadietti, osservano cosa contengono, prendono in mano o mettono in bocca le cose per capire meglio a cosa servono. Un pericolo, soprattutto se si tratta di detersivi o materiali che possono fare male.

I genitori tengono tutto nascosto, certo, ma a volte non riescono a farlo come vorrebbero. Per questo servono azioni positive che facciano comprendere al bambino come agire ed evitare di ricorrere a sgridate e divieti.

Ad esempio, lo si può portare davanti a diversi armadietti e scaffali e dire ad alta voce, con tono autoritario, “Questo è di Linda”, “Questo non è di Linda” (il nome deve essere quello di tuo figlio, ovviamente). Se l’azione si ripete un paio di volte, il bambino capirà cosa significa.

Quindi di fronte a uno sportello ti guarderà come per chiederti: “è mio oppure no?”. La vostra risposta confermerà il permesso di aprire lo scaffale. Un metodo che genererà l’abitudine di ottenere il permesso, che poi sarà mantenuta anche quando si va a casa d’altri.

Sgridate e divieti: addio con il tocco degli angeli

Ci sono bambini che quando entrano in un locale pubblico o in una casa che non conoscono, hanno la tentazione di andare in giro a toccare ogni singolo oggetto. Con conseguenze anche tragiche, se per esempio rovesciano vasi preziosi o statue antiche.

Per evitare disastri senza dover rinunciare alla vita sociale o passare il tempo ad inseguirli, si può suggerire un metodo di approccio agli oggetti che è determinato da una azione positiva.

Ad esempio, si può dire ai bambini di usare sugli oggetti di un luogo nuovo il tocco degli angeli, leggero e quasi etereo. I piccoli conoscono gli angeli, li immaginano senza peso e senza impatto, quindi capiranno cosa significa.

Puoi fare delle prove a casa, poi andare in un luogo nuovo e prima di cominciare la cena o la serata, muoverti in giro per la casa con i piccoli mostrando loro quali sono gli oggetti fragili, che hanno bisogno del tocco degli angeli.

Dopo qualche prova i piccoli capiranno cosa significa e procederanno di conseguenza oppure, come è più probabile, saranno così annoiati all’idea di esplorare con un tocco etereo, che si dedicheranno a qualche altra attività.

I regali sgraditi diventano di valore

La reazione spontanea dei bambini di fronte a un dono può generare degli imbarazzi. Un elemento di cui preoccuparsi soprattutto adesso che si avvicinano le Feste.

Non che si debba incoraggiare i piccoli a mentire certo, ma bisognerebbe trovare la via per spiegargli che occorre ringraziare anche quando il dono non è esattamente il primo nella lista delle loro preferenze. Per insegnare loro come agire in modo positivo, dunque, bisogna dedicarsi a delle prove.

Ad esempio, prima dell’incontro con lo scambio dei regali di Natale si può organizzare uno scambio di prova. Si prendono oggetti in giro per la casa, come spugnette per i piatti, tappi, strofinacci, si impacchettano e poi ci si siede in salotto e si scambiano questi regali.

La sfida del gioco è che ognuno trovi una cosa positiva da dire a proposito del “regalo” che ha ricevuto. Se si allenano in questo modo, valutando con attenzione l’oggetto che hanno in mano prima di dare un giudizio, i bambini impareranno a non essere impulsivi di fronte ai doni meno entusiasmanti e a trovare un lato positivo.

Caterina Belloni

Источник: https://quimamme.corriere.it/notizie/sgridate-e-divieti-bambini-meglio-di-no

Sgridare ai bambini e sentirsi in colpa!

Come comportarsi dopo aver sgridato i bambini?

Sgridare ai bambini non è sbagliato ma dobbiamo stare attenti a come si fa.

Quante volte è capitato che il tuo bambino facesse capricci, urlando a squarciagola e lanciando tutto quello che gli capita tra le mani? Quante volte abbiamo cercato di calmarlo utilizzando le buone maniere? Quante di noi abbiamo spesso perso la pazienza urlandogli contro? Quante volte l’abbiamo fatto per poi pentircene? E’ molto difficile capire come ci si deve comportare in queste situazioni

C’è chi dice che i bambini vanno presi con sempre le “buone” e per nessun motivo “toccati”, c’è chi invece dice che uno “schiaffetto” ogni tanto aiuta a indurre un bambino a non comportarsi più in un certo modo.

Gli studi a riguardo sono davvero tantissimi e, nei passaggi successivi di questa guida cercheremo di capire meglio come sarebbe opportuno comportarsi e rimproverare un bambino in queste situazioni senza generare “traumi” nel nostro piccolo.

Diciamoci la verità, per noi genitori non è facile sgridare  il proprio bimbo. ma i rimproveri fatti al momento giusto possono essere utili per la sua crescita.

Prima di ricorrere ad una sberla, il genitore dovrebbe capire se non vi siamo altri metodi “dolci” per rimproverare il proprio bambino. Tuttavia, uno scapaccione isolato non può far male: tutti ne hanno preso più di uno e l’hanno generalmente ben incassato, soprattutto se mamma e papà, insieme allo schiaffo, hanno spiegato a parole il perché di un simile provvedimento.

Ricorrere in modo sistematico agli sculaccioni, invece, non può che avere esiti negativi: di fronte a uno scapaccione, inoltre, il bambino può instaurare un atteggiamento di sfida e diventare “resistente” anche alle sberle: il fatto che i genitori usino le mani e alzino la voce rende legittime anche le urla e la violenza del bambino, che tenderà, a sua volta, a restituire le botte e a gridare sempre più forte.

Per ottenere un risultato, i genitori dovrebbero, quindi, arrivare a punizioni sempre più severe, ma così si instaura un pericoloso circolo vizioso, senza possibilità di soluzione.

Il conflitto lo aiuta a crescere

Le punizioni arrivano quando si crea una situazione di conflitto del bambino con i genitori o con i coetanei. Spesso, attraverso le punizioni o gli sculaccioni mamma e papà vorrebbero evitare i conflitti. In realtà, non vi è nulla di più sbagliato. È bene, anzi, che il bambino affronti situazioni di conflitto: i “no” e i capricci sono una tappa della sua crescita.

A ogni età il rimprovero adatto

I rimproveri vanno fatti sempre, qualsiasi sia l’età del bambino, perché sono necessari prima di tutto proprio per la sua crescita: in questo modo, infatti, il piccolo impara a riconoscere i limiti oltre i quali non deve andare. Certamente, però, i modi per rimproverare e punire sono molteplici e devono essere commisurati, di volta in volta, all’età del bambino.

Tra i 12 e i 18 mesi

Ogni rimprovero del piccolo deve essere motivato e fatto al momento giusto, anche perché le situazioni che i genitori dovranno affrontare saranno molto varie e l’eventuale punizione dovrà essere adatta al singolo caso.

Poiché i bambini a quest’età non hanno ancora l’esatta cognizione del tempo, la punizione non va posticipata, ma data subito e senza protrarla troppo a lungo, in modo da poter tornare rapidamente alla vita normale.

Non bisogna, inoltre, mantenere a lungo il malumore nei confronti del bimbo e non bisogna continuare a rammentargli la punizione: dopo averlo rimproverato, quindi, è bene perdonarlo.

Questo è importante perché ogni bambino ricerca l’approvazione del genitore, desidera sentirsi considerato “buono” e può succedere che un bambino i cui genitori lo definiscono spesso “cattivo” finisca davvero per comportarsi come tale: il piccolo, infatti, sentendosi inadeguato di fronte alle aspettative di mamma e papà, finirà per entrare nel ruolo che i genitori si aspettano, cioè quello del “discolo”. Ogni rimprovero va spiegato a parole, in maniera semplice (per esempio: “No, questo non si fa, perché ti fa male”), anche se il bambino non ha ancora un’adeguata capacità linguistica: del resto proprio così aumenta il suo bagaglio linguistico.

Tra i 18 e i 24 mesi

Ora che il bambino è un po’ più grandicello, si può passare al “castigo” vero e proprio.

A quest’età si ottengono ottimi risultati con il semplice espediente di isolare temporaneamente il bambino, meglio se sempre nello stesso angolo della casa, nel momento del capriccio e della collera, dicendogli chiaramente che potrà tornare in mezzo agli altri solo quando si sarà completamente calmato.

Questa tecnica consiste, quindi, soprattutto nell’interrompere l’azione che il bambino sta facendo (il che per il piccolo rappresenta già una grossa punizione), cui si associa il dover stare in disparte mentre tutti continuano a fare quello che stavano facendo prima.

Mentre sta nell’angolino, inoltre, il piccolo è invitato a una riflessione che, chiaramente, non è paragonabile a quella dell’adulto, ma che comunque aiuta il bambino a comprendere la situazione e a elaborarla a livello mentale. È importante, però, che il castigo non duri molto (al massimo 1-2 minuti): ogni bambino, anzi, dovrebbe poter scegliere il momento in cui ritornare tra gli altri.

Esperienza con Matteo

Mio figlio Matteo (19 mesi) ha un carattere gioioso e pieno di curiosità; da qualche mese è entrato nella fase dei capricci. Io e mio marito siamo piuttosto fermi quando c’è da rimproverarlo, ma abbiamo notato che reagisce in maniera anomala alla nostra rabbia: Ride!

crediamo che ci stia prendendo in giro o, forse, il nostro dispiacere non lo tocchi nemmeno un po’! Poi, ci accorgiamo che, nel tentare nuovamente la stessa azione per la quale ha subito in precedenza un rimprovero, si gira e mi guarda fisso. Questo significa che lo ha recepito

Come è meglio comportarsi? 

  • Continuate a gestire il rimprovero con fermezza, altrimenti ciò che arriverà al bambino sarà un messaggio confuso e incoerente. Dunque chiarite quali rimproveri sono realmente necessari per la sua crescita e la sua sicurezza.

I bambini di questa età sono in genere impulsivi, attivi esigenti e curiosi. Tutti attributi che, a seconda del punto di vista, possono essere considerati qualità o difetti.

Un bambino che tira fuori tutte le pentole, le allinea sul pavimento di cucina e le percuote con mestoli e cucchiai può essere visto come un batterista in erba con un fantastico senso del ritmo, uno scienziato che esplora le caratteristiche degli oggetti che si scontrano, una piccola peste rumorosa, un bambino disordinato che non sa come vanno usate le cose e così via. Il nostro punto di vista può variare in funzione di diversi fattori.

Per approfondire questo punto consiglio la lettura del testo “I no che aiutano a crescere“di Asha Phillips; acquistabile sul sito Giardino dei libri cliccando il seguente link:

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__no_che_aiutano_a_crescere.php?pn=6567

  • Ponete attenzione al tono corporeo, alla postura e all’espressione del volto, in modo che il bambino possa comprendere qual’è la mimica e l’emozione di una persona arrabbiata.
  • Guardatelo negli occhi durante il rimprovero e fate sì che anche lui vi guardi. Se necessario, avvicinatevi e parlategli tenendolo per le spalle. In questo modo il bambino capirà che non state giocando e che deve ascoltarvi con serietà.
  • Utilizzate le parole più chiare e semplici che vi vengono in mente e pronunciate frasi brevi. Specificate a quale comportamento si riferisce il vostro rimprovero così da poter distinguere l’azione dalla persona.
    Chiarite che la relazione non è intaccata anche esprimendo i vostri sentimenti: “La mamma ti vuole bene ma non è affatto contenta quando strappi i libri”.

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