Come comportarci se abbiamo trattato male il nostro bimbo

Contents
  1. Come comportarsi con i figli nell’adolescenza? 3 consigli per i genitori
  2. Figli adolescenti, 3 consigli per i genitori
  3. 1) Non rimproverare la loro emotività
  4. 2) Non sfuggire il conflitto, gestiscilo
  5. 3) Lascia spazio
  6. Adolescenza: un periodo di grandi trasformazioni
  7. Un video con i 3 consigli per genitori con figli adolescenti
  8. Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Le risposte delle psicologhe
  9. Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Reciprocità nelle relazioni
  10. Cosa fare quando tuo figlio risponde male. La parola ai ragazzi
  11. Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Non ci sono soluzioni immediate
  12. Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Mettiamoci alla prova
  13. a
  14. Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Le cose da non fare
  15. Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Un ascolto attento e accogliente
  16.  Cosa fare quando tuo figlio risponde male. L’influenza degli amici
  17. Cosa devo fare se mio figlio ha i sintomi del coronavirus?
  18. Come riconoscere i sintomi
  19. Covid-19 o influenza?
  20. Covid-19 o “normale” infezione virale?
  21. Il problema della diagnosi
  22. Come alleviare i sintomi
  23. In pratica, cosa fare se temo che il bambino abbia un’infezione da coronavirus
  24. Come gestire la quarantena del bambino in casa per evitare il contagio
  25. Come capire se i sintomi peggiorano e se il bambino ha bisogno di essere ricoverato in ospedale
  26. Per riassumere
  27. Bambino escluso dai compagni? 8 consigli ai genitori
  28. Perché succede
  29. Noi genitori come possiamo affrontare la situazione?
  30. 1. Rispecchiarsi nelle sue emozioni
  31. 2. Evitare di sostituirsi al figlio
  32. 3. Incoraggiarlo a trovare una soluzione
  33. 4. Non drammatizzare troppo
  34. 5. Insegnargli che non si può avere sempre tutto…
  35. 6. Anche a lui può succedere di non voler stare sempre con tutti
  36. 7. Invitare qualche compagno a casa
  37. 8. Lasciare che ci rifletta e ne tragga un insegnamento

Come comportarsi con i figli nell’adolescenza? 3 consigli per i genitori

Come comportarci se abbiamo trattato male il nostro bimbo

5 Ottobre 2020

Arriva un momento nella vita dei genitori in cui scatta questa domanda: come comportarsi con i figli durante l’adolescenza? Questo periodo, che va dai 14 e si estende fino dopo i 20 anni, può essere infatti complicato, è il momento in cui il ragazzo inizia a lasciarsi alle spalle l'infanzia, sta lavorando per capire chi sarà da adulto. 

Gli adolescenti devono affrontare un mondo incredibilmente complesso e hanno il compito di imparare a navigarlo con successo. In questa lunga e importante fase della vita imparano a capire tutti i pezzi che li rendono ciò che sono, plasmano la loro identità, imparano ciò che serve per diventare indipendenti. 

Comprendere il comportamento tipico degli adolescenti e i cambiamenti biologici, emotivi e cognitivi che sperimentano è il primo passo per facilitare la gestione del rapporto genitori-figli durante l’adolescenza.

Molti sono i cambiamenti che avvengono durante questi anni, ma sono tre gli aspetti che consideriamo centrali per affrontare la trasformazione della relazione tra genitori e figli adolescenti. 

Figli adolescenti, 3 consigli per i genitori

L’arrivo dell’adolescenza può portare problemi relazionali tra genitori e figli. L’importante è non scoraggiarsi e cercare sempre di capire il motivo e l’origine di certi comportamenti. Ecco 3 consigli per gestire al meglio questa fase.

1) Non rimproverare la loro emotività

Quando un bambino si avvicina all'adolescenza, le sue emozioni diventano più intense. Come lo sappiamo? Non è solo per le porte che sbattono e per il broncio a tavola. 

Uno studio ha dimostrato come bambini, adolescenti e adulti rispondano in maniera molto diversa se viene loro mostrata l'immagine di un viso emotivamente espressivo o neutro. Hanno trovato risposte emotive più intense tra gli adolescenti e una risposta relativamente mite sia tra i bambini che tra gli adulti.

Questo significa che gli adolescenti sentono e percepiscono in maniera molto più forte le emozioni. Hanno anche maggiori probabilità di vederle nelle altre persone, anche se non ce ne sono.

Quando mostri un volto neutro a un adolescente, la sua amigdala si attiva: pensano che la persona stia avendo una risposta emotiva negativa piuttosto che neutra.

Lo svantaggio di questa maggiore emotività è che gli adolescenti possono diventare più facilmente irritabili, arrabbiati e lunatici. Queste intense influenze subcorticali possono sembrare che provengano dal nulla. Se un adulto rimprovera l’adolescente solo per essere molto emotivo, lo allontanerà. Il loro cervello sta solo facendo ciò per cui è progettato: essere più emotivo!

2) Non sfuggire il conflitto, gestiscilo

I ragazzi hanno un grande bisogno di relazione con l’adulto, e quindi anche del conflitto. Nell’adolescenza sembra che ci sia la spinta a fare quello che non si potrebbe fare. La trasgressione diventa un elemento essenziale nel percorso di crescita che porta i ragazzi a confrontarsi con le proprie responsabilità, con la libertà, e quindi con le conseguenze delle proprie azioni.

In questo il ruolo dei genitori è fondamentale. Le relazioni con gli adulti improntate solo alla collaborazione, senza spinte alla ribellione o al conflitto non contengono fattori evolutivi. È essenziale per i ragazzi sperimentare l’autorità dell’adulto, bisogna essere rigorosi nel fissare limiti precisi.

Solo così gli daremo l’occasione di trasgredire veramente e comprendere dagli eventuali errori.

È molto probabile che un figlio adolescente si arrabbi con un genitore, le sue idee e i suoi consigli, e ci saranno momenti in cui penserà che è ingiusto. Va bene.

In effetti, è davvero un bene per un ragazzo sfidare le prospettive dei genitori e usare il modo in cui questi rispondono per guidare il suo nuovo apprendimento. Il conflitto è una parte normale e sana della vita.

Il modo in cui lo affrontano verrà imparato in gran parte dal modo in cui anche i genitori gestiscono i conflitti. 

Fa bene ricordare che ad ogni tentativo di risolvere lo scontro, riuscito o meno, il cervello del proprio figlio cresce e si sviluppa. È anche questo un modo di imparare a stare al mondo. L’adolescenza non durerà per sempre, il periodo più “burrascoso” normalmente è all’inizio di questa fase e si attenua intorno ai 17 o 18 anni. Resistete!

3) Lascia spazio

Una componente importante dell'adolescenza non è solo “imparare chi sei” (cioè la propria identità), ma anche imparare a inserirti nella società. L'attenzione sociale fondamentale degli adolescenti si sposta dalla famiglia agli amici.

Sebbene i genitori siano ancora influenti, i coetanei iniziano a esercitare una presa maggiore sul modo di pensare e comportarsi. Può essere una sfida per alcuni genitori lasciare che i loro figli esercitino l'indipendenza, ma è un passo importante da compiere in questo periodo.

I ragazzi hanno bisogno di trascorrere del tempo con altre persone della loro età per sviluppare abilità sociali e provare un senso di appartenenza.

Trascorrere del tempo tra di loro aiuta gli adolescenti a imparare come interagire e formare connessioni positive con altre persone, specialmente con quelle che potrebbero essere molto diverse da loro. 

In concomitanza con la loro maggiore indipendenza, molti adolescenti non solo trascorrono meno tempo fisico con la loro famiglia, ma anche meno tempo emotivo. Ciò significa che in questa fascia di età, i figli potrebbero non condividere i propri pensieri e sentimenti con il genitore come avrebbero fatto prima. È perfettamente normale. Bisogna dare spazio. 

È inutile cercare di costringere il proprio figlio a parlare di ciò che gli passa per la mente, basta dimostrarsi pronti all’ascolto. Se vuole un consiglio, lo chiederà. Meglio lasciare che sia lui a prendere la parola. 

Se c’è qualcosa che dovrebbe davvero prendere in considerazione, si può chiedere al proprio figlio se vuole sapere cosa ne pensa il genitore. Apprezzerà il rispetto per la sua indipendenza. Allo stesso modo, se il ragazzo dice qualcosa che può arrivare a destare preoccupazione, non è mai opportuno reagire in modo eccessivo.

È importante che il figlio senta di potersi rivolgere al proprio genitore quando qualcosa non va. È giusto esprimere delusione, frustrazione o preoccupazione, ma è consigliabile non urlare, piangere o allontanarsi dalla conversazione.

Se il figlio adolescente crede che il genitore non possa sopportare quello che ha da dire, probabilmente sceglierà di dirlo a qualcun altro.

Adolescenza: un periodo di grandi trasformazioni

In conclusione è importante ricordare che il nostro atteggiamento da adulti verso gli adolescenti può favorire, o inibire, il loro movimento per diventare sempre più integrati sia come individui sia come membri di una società più ampia. Più noi adulti riusciamo meglio a entrare in contatto con il nostro “lato adolescente”, fatto di impegno sociale, passioni, amicizie, creatività, più riusciremo a sostenere i ragazzi in questo periodo di grandi trasformazioni e crescita.

Per approfondire il tema della genitorialità positiva, leggi anche:

  • Come migliorare il rapporto con i figli: 6 consigli pratici

Un video con i 3 consigli per genitori con figli adolescenti

In questa video scheda abbiamo sintetizzato i 3 consigli ai genitori per gestire il proprio rapporto con i figli adolescenti.

Источник: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/come-comportarsi-con-i-figli-nell-adolescenza-3-consigli-genitori

Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Le risposte delle psicologhe

Come comportarci se abbiamo trattato male il nostro bimbo

Cosa fare quando tuo figlio risponde male? Ascoltalo attentamente. Non ci sono soluzioni immediate ma tutto parte dall’ascolto e dal buon esempio

Continua la collaborazione con  Psyblog e le sue esperte in tematiche relazionali. Questo mese ci parlano di un argomento doloroso ma molto comune “Cosa fare quando un figlio risponde male ai genitori”. Come sempre a partire dalle domande di noi genitori. 

Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Reciprocità nelle relazioni

Come psicoterapeute familiari abbiamo la fortuna di poter lavorare sia con i figli che con i genitori, e dal nostro osservatorio privilegiato abbiamo la possibilità di vedere, ogni giorno, come le modalità comunicative e relazionali in famiglia si costruiscano giorno dopo giorno e che siano entrambe le parti a costruirle, non solo i figli.

Cosa fare quando tuo figlio risponde male. La parola ai ragazzi

Possiamo dire con certezza che quando i figli feriscono, anche se lo fanno con la precisione di un cecchino, non lo fanno mai con l’obiettivo esplicito di fare del male. Una delle frasi più frequenti che i ragazzi ci dicono è:

È vero che noi a volte alziamo la voce, gridiamo pure e magari diciamo cose che li mandano in bestia, ma questo non vuol dire che pensiamo davvero ciò che diciamo. Non devono prenderci troppo sul serio quando diciamo quelle cose.

E ancora

Anche loro spesso esagerano, ci urlano addosso di tutto, appena torniamo a  casa da scuola ci sentiamo il fiato sul collo “Riordina la stanza”, “Hai lasciato un casino” “Ma quando cresci?”, “È mai possibile che in questa casa non ci sia mai un aiuto?”, “Pensi che le tue scarpe si mettano a posto da sole?”, “Ma che schifo di musica stai ascoltando?”

A loro farebbe piacere sentirsi sempre sotto giudizio così come succede a noi?

Se gli rispondiamo male non ce l’abbiamo per forza con loro, a volte siamo solo troppo stanchi, o preoccupati per qualcos’altro e magari abbiamo bisogno di parlarne con gli amici.

Abbiamo voluto dare prima di tutto voce al pensiero dei ragazzi perché ci teniamo a sottolineare che in una famiglia le modalità relazionali si costruiscono assieme, nel tempo e che a crescere non sono solo i figli, ma anche i genitori.

Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Non ci sono soluzioni immediate

Quando si ha a che fare con gli adolescenti non esistono soluzioni immediate, ci vogliono tempo e costanza e, come abbiamo già detto più volte, i genitori devono perdere l’illusione di poter proteggere i propri figli da ogni potenziale situazione di pericolo.

Ci vuole poi anche fiducia. La fiducia nella possibilità di creare un clima familiare nel quale i ragazzi possano sentirsi liberi di esprimere se stessi e i propri sentimenti.

Se si riesce a fare questo, i ragazzi potranno pure dare delle rispostacce e combinare qualche guaio, ma sapranno che ci sarà sempre una base sicura alla quale tornare e impareranno ad ascoltare ciò che i genitori hanno da dire, ciò che provano e anche a rispettare le regole e i limiti, per il semplice motivo che avranno interiorizzato i valori familiari fondamentali.

Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Mettiamoci alla prova

Facciamo una prova per vedere cosa succede in molte famiglie quando un adolescente dice qualcosa che ai genitori non piace, magari in modo colorito:

Uff che palle la scuola! Non serve a niente se non a farmi perdere tempo!

Ora proviamo a immaginare le risposte dei genitori:

ma cosa dici? La scuola è fondamentale per il tuo futuro quando dici così dimostri tutta la tua immaturità adesso ti sembra inutile, ma un domani capirai il valore della scuola eh si certo, così potresti passare più tempo con i tuoi amici a non far nulla che delusione quando dici così come avrei voluto avere io tutte le opportunità che tu hai oggi …

Potremmo proseguire all’infinito in modi più o meno coloriti anche dall’altra sponda.

Vi siete riconosciuti in qualcuna di queste risposte?

Tutte queste risposte hanno una cosa in comune: non servono a nulla se non a indisporre i ragazzi e allontanarli dai genitori, che vengono sentiti freddi, distanti e giudicanti.

Cambia poco se a cambiare è il tema:

Io stasera voglio uscire ed esco anche senza il tuo permesso!

Immaginiamo le risposte dei genitori:

Provaci e vedrai quello che ti succede

Tu stasera non vai proprio da nessuna parte!

Sei piccolo hai tutta la vita per uscire

Sei sempre lì a mancare di rispetto!

È possibile che non impari mai che per ogni cosa c’è un tempo?

anche qui potremmo continuare all’infinito e anche qui senza risultati positivi.

Proviamo a pensare a come possa sentirsi un ragazzo che riceve questo tipo di risposte.

Sono stati negati i suoi sentimenti, è stato ridicolizzato il suo modo di pensare, le sue opinioni sono state criticate e gli sono stati dati dei consigli preconfezionati e non richiesti.

Anche se con tutte le migliori intenzioni, la logica adulta sovrasta quella dei ragazzi, senza la possibilità di dare loro ascolto provando a capire cosa loro sentono, oltre quello che dicono le loro parole.

I genitori ci tengono a mostrare ai figli la giusta strada da seguire, a provare a non farli sbagliare per non vederli infelici, ma questo non serve. I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati in modo da sentirsi accolti, accettati e capiti. È anche accettando l’infelicità dei figli che gli si può rendere più agevole il superarla.

I genitori spesso pensano di dover sistemare le cose che riguardano i loro figli, mentre la sfida più grande, la rivoluzione copernicana è cambiare il modo di pensare e passare da

“Come posso sistemare le cose”

a

“Come posso aiutare mio figlio a sistemare le cose da solo?”.

Per poterlo fare bisogna imparare ad ascoltare e parlare con loro in maniera differente, dandosi il tempo di allenarsi a farlo.

È dunque fondamentale fare capire ai propri figli  che si ha il desiderio e la disponibilità di ascoltarli. Questo getterà delle buone basi, anche se non da garanzie di successo immediato.

I ragazzi potrebbero accusare i genitori di non capirli o magari di non essere al passo con i tempi, ma  poi si vedranno i risultati.

I ragazzi hanno piacere a sapere cosa pensano i loro genitori, anche se a volte dicono esattamente il contrario.

Bisogna avere fiducia e allenarsi con costanza per arrivare a commettere sempre meno errori.

Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Le cose da non fare

Ma quali sono le cose da NON fare?

Nel libro Come parlare perché i ragazzi ti ascoltino e come ascoltare perché ti parlino, le autrici Adele Faber e Elaine Mazlish ne fanno un elenco chiaro dal quale traiamo ispirazione:

Ecco vedi sei sempre il solito lo hai fatto di nuovo! Ma ti rendi conto di cosa sarebbe potuto succedere?

Risposte probabili:

Non posso credere che tu abbia di nuovo dimenticato di chiudere a chiave la porta, ma ci sei o ci fai? A volte sei talmente irresponsabile da sembrare proprio stupido

Risposte probabili:

Se non recuperi le insufficienze entro due settimane puoi scordarti la gita di classe

Risposte probabili:

Adesso spegni quel telefono e ti metti subito a fare i compiti!

Risposte probabili:

A tavola devi sederti composto, è un segno di buona educazione!

Risposte probabili:

Come tuo genitore ho il dovere di metterti in guardia dalle persone che stai frequentando, se continui così finirai nei guai

Risposte probabili:

Tu non ti rendi conto di tutti i sacrifici che ogni giorno facciamo per te

Risposte probabili:

Vedi che tua sorella sa sempre come comportarsi? Perché non impari un po’ da lei?

Risposte probabili:

Ma davvero stai uscendo conciata/o in quel modo? Vuoi dare da dire anche a quelli di Alfa Centauri?

Risposte probabili:

Non ti assumi mai la responsabilità delle tue azioni, se continui così la situazione potrà solo peggiorare e tu ne sarai l’unico responsabile

Risposte probabili:

Qualcuno si è riconosciuto in situazioni simili a queste? Certo le risposte possibili sono infinite, ma tutte portano ad uno scontro o magari a un silenzio risentito.

Cosa fare quando tuo figlio risponde male. Un ascolto attento e accogliente

Cosa si può fare allora? Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, la soluzione sta nell’ascolto attento e accogliente e nella possibilità di sviluppare abilità comunicative nuove, avendo sempre chiaro in mente il valore del rispetto. L’atteggiamento e il linguaggio rispettoso fanno si che gli adolescenti ascoltino e collaborino.

Immaginiamo ad esempio il caso di un adolescente che usa il telefono a tavola.

Il genitore invece di ORDINARGLI di smettere;

spegni subito quel telefono!

potrebbe descrivere il problema:

Con i telefoni a tavola non riusciamo a parlare di noi, di cosa ci succede durante la giornata

Descrivere i suoi sentimenti:

Mi dispiace molto vederti impegnato in altre cose mentre siamo tutti assieme

Proporre una scelta:

potresti spegnere il telefono o portarlo in camera tua per la durata del pranzo, cosa preferisci?

Usare una parola sola ma incisiva:

Il telefono!

Affermare i propri valori:

Per me è davvero importante che riusciamo a trovare dei momenti per stare assieme senza interferenze esterne

Metterlo per iscritto magari in modo ironico:

Il telefono è una cosa importante, ma se lo porti a tavola ci mette tutti da parte. Mettilo via solo per poco e il pranzo e la cena torneranno un bel gioco.

 Cosa fare quando tuo figlio risponde male. L’influenza degli amici

Un aspetto  molto importante di cui tenere conto è il ruolo dei pari, degli amici, che in questa fase della vita sono importanti tanto quanto la famiglia, perché sono quelli che vivono le loro stesse esperienze e con i quali si può condividere ciò che si sente senza il timore di essere giudicati.

Per questo non è mai una buona idea criticare gli amici dei propri figli.

È invece sempre opportuno valorizzarne gli aspetti positivi e il ruolo che svolgono nella vita dei figli. Se poi dovessero davvero essere delle “cattive compagnie” si deve comunque evitare la critica esplicita e lasciare che siano i propri figli a parlare del perché queste persone siano importanti per loro.

Se si riesce davvero a stare in ascolto non giudicante, si possono scoprire cose molto importanti sui figli e le loro relazioni e aumenta la probabilità di poter essere protettivi nei loro confronti.

Genitori uniti tra loro. Tutti nella stessa squadra

Ci preme sottolineare che i genitori, se entrambi presenti, devono essere d’accordo sulle modalità da utilizzare e collaborare per la costruzione di una modalità interattiva e comunicativa virtuosa. È importante che ci si supporti a vicenda senza che uno dei due sostituisca l’altro. Il sostegno non è mai delegittimazione.

Per concludere

Cosa fare quando tuo figlio risponde male? Non ci sono soluzioni immediate ma tutto parte dall’ascolto e dal buon esempio

Per concludere abbiamo una buona notizia: tutti i genitori hanno molto più potere di quanto credano. I figli ci tengono molto alla loro opinione, ci tengono anche quando non lo dimostrano o addirittura dicono il contrario. Ma le parole non bastano, occorre l’esempio quotidiano, basato sull’impegno e la costanza.

Cosa ne pensate?

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

Psynerghia. Psicologia e benessere

Nella rubrica Figli al centro cerchiamo di dare dei consigli ai genitori nel rapporto con i loro figli. Parliamo di problemi scolastici, educazione e disaccordo fra i genitori, separazione,  sexting, dialogo con i figli, omosessualità, educazione e ruolo del papà

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Источник: http://www.genitorialmente.it/2017/11/cosa-fare-quando-tuo-figlio-risponde-male-le-risposte-delle-psicologhe/

Cosa devo fare se mio figlio ha i sintomi del coronavirus?

Come comportarci se abbiamo trattato male il nostro bimbo

Un dato oramai assodato, in tutti gli studi e nell’esperienza quotidiana dei pediatri, è che i bambini si ammalano di coronavirus meno e più lievemente rispetto agli adulti.

Probabilmente si infettano come gli adulti (anzi, di solito contraggono l’infezione dagli adulti) ma sviluppano sintomi molto più lievi e solo in una piccola percentuale di casi con forme gravi.

Sono davvero rarissimi i casi mortali.

Trattandosi di un virus in circolazione solo da pochi mesi, è possibile che col tempo se ne scoprano nuovi sintomi, sia pure meno frequenti (o addirittura talmente rari da poter essere chiaramente attribuiti al Covid 19 solo quando il numero di soggetti ammalati divenga sufficientemente alto).

Se hai il timore che il tuo bambino abbia il coronavirus, la prima cosa da fare è quindi restare tranquilla e serena ed affrontare in modo calmo, ma efficace, la situazione.

Ecco in pratica cosa occorre fare se il tuo bambino ha il coronavirus o se semplicemente ha sintomi che ti fanno sospettare che abbia il coronavirus.

Come riconoscere i sintomi

Dopo un periodo di incubazione (periodo che passa tra il contagio e il manifestarsi dei sintomi) mediamente di 5-7 giorni, compaiono sintomi che ricordano quelli di una normale influenza, tra cui

  • febbre,
  • tosse,
  • raffreddore,
  • mal di gola,
  • diarrea,
  • nausea e talora vomito,
  • stanchezza,
  • cefalea e
  • dolori diffusi.

Altri sintomi possono essere le alterazioni del gusto e dell’olfatto (disgeusia e anosmia), tipiche nell’adulto ma spesso presenti o almeno riportati anche da bambini grandicelli ed adolescenti

Sono state osservate frequentemente anche nei bambini manifestazioni cutanee, come ad esempio lesioni tipo geloni alle estremità di mani e piedi, ed eruzioni cutanee di vario tipo, tutte ad evoluzione favorevole. Secondo recenti studi non risultano collegati a Covid-19.

L’intensità dei sintomi varia da caso a caso, ma solitamente è davvero molto lieve e dopo circa 1 settimana il bambino ha già recuperato il benessere.

In una percentuale veramente piccola di casi si possono avere manifestazioni più severe, come bronchiti o broncopolmoniti, o forme gravi che richiedono assistenza cardiorespiratoria.

Tra le manifestazioni potenzialmente severe che non è chiaro quanto siano associabili al Covid-19, vi è un quadro clinico molto simile alla Malattia di Kawasaki, malattia rara caratterizzata da febbre elevata per almeno 5 giorni, faringite, ingrossamento dei linfonodi del collo, arrossamento e gonfiore del palmo delle mani e dei piedi, eruzione cutanea diffusa. Anche questa condizione tende ad evolvere favorevolmente, ma in rari casi interessa anche il cuore, per cui va diagnosticata e attentamente monitorata.

I bambini più a rischio di forme aggressive sono i neonati, i piccolini di pochi mesi, e i bambini portatori di una malattia cronica, soprattutto se affetti da un deficit immunitario o da patologia respiratoria cronica.

Covid-19 o influenza?

Dato che il quadro clinico ricorda molto quello dell’influenza, si può sospettare che si tratti di Covid-19 soprattutto se il bambino è stato a contatto stretto con una persona o un familiare sicuramente affetto, quindi con tampone positivo. In ogni caso, per la diagnosi di certezza è necessario che il bambino esegua un tampone. Sarà nel caso il Pediatra a valutare se sia necessario.

Occorre considerare che attualmente il virus influenzale circola molto poco, mentre il problema diventerà molto più attuale a partire dai mesi di dicembre e gennaio, cioè in piena epidemia influenzale.

Covid-19 o “normale” infezione virale?

Questo vale anche per le innumerevoli infezioni virali (e molto meno frequentemente batteriche) delle vie respiratorie o dell’apparato gastrointestinale che, a partire da metà settembre e per tutto l’anno scolastico affliggono i bambini che frequentano nidi, scuole materne e (meno) la scuola primaria, causando sintomi del tutto sovrapponibili a quelli possibili nel Covid-19, e, come nel Covid-19 (almeno nel bambino) tendono a risolversi da sole dopo una settimana-10 giorni. Anche in questo caso la distinzione tra Covid e “normale” infezione virale nella maggior parte dei casi è impossibile senza il ricorso al tampone.

Il problema della diagnosi

Non è praticamente possibile quindi, solo sulla base dei sintomi, escludere che un bambino con sintomi respiratori e/o gastrointestinali “comuni”, abbia il Covid-19 (ed infatti i criteri internazionali, nazionali e regionali perché un soggetto sia considerato “sospetto Covid-19” sono molto ampi: bastano sostanzialmente uno o massimo due dei sintomi elencati).

Fortunatamente, sul piano clinico,  la mancanza di una diagnosi certa e tempestiva  con tampone ha  meno peso nel bambino rispetto all’adulto, visto che la sintomatologia è generalmente lieve, tende spontaneamente a guarire e viene trattata solo, salvo complicazioni, come una “normale” influenza o virosi respiratoria e gastrointestinale.

Poichè però anche un soggetto asintomatico o paucisintomatico (cioè senza o con pochi e lievi sintomi) – come è spesso il bambino – può trasmettere il virus, è evidente che la mancata diagnosi con tampone rischia di favorire la circolazione del Covid-19.

Ecco quindi che inevitabilmente i pediatri si trovano molto spesso nelle condizioni di dover segnalare  e richiedere l’esecuzione di un tampone (ed eventualmente addirittura di un secondo tampone a distanza di 48 ore) ad un bambino con sintomi in altri anni facilmente gestibili con l’osservazione ed eventualmente la visita.

Anche la procedura della visita diventerà più complessa, con un ricorso molto più frequente all’osservazione a distanza ed eventualmente alla visita a distanza mediante videochiamata, in quanto è evidente che teoricamente ogni bambino (ed adulto accompagnatore!) può essere un portatore del virus in grado di contaminare personale ed ambienti dello studio medico.

Come alleviare i sintomi

Come per l’adulto, non esiste una terapia in grado di combattere il Covid-19.

Per alleviare i sintomi (febbre e dolore) si può utilizzare il paracetamolo, alle dosi indicate dal Pediatra, ma preferibilmente non l’ibuprofene. Pur in assenza di evidenze scientifiche certe, l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia prudenzialmente di non ricorrere all’ibuprofene, sia per gli adulti che per i bambini..

E’ importante assicurare al bambino una corretta idratazione, una dieta equilibrata e ricca di frutta e verdura. Non serve invece ricorrere a terapie vitaminiche o ad alimenti specifici con “effetto miracoloso” contro il coronavirus: l’utilità di vitamine o altri integratori contro i coronavirus non ha alcun fondamento scientifico.

Nelle forme più importanti con bronchite o broncopolmonite, il Pediatra potrebbe prescrivere una terapia antibiotica, visto che talora i batteri possono “approfittare della situazione” e contribuire a peggiorarla. Importante: gli antibiotici non sono efficaci contro i virus, ma solo contro i batteri. E’ quindi inutile e dannoso per la salute somministrare antibiotici ai bambini senza il parere del Pediatra.

In casi rari, il bambino potrebbe aver bisogno di essere ricoverato in ospedale e di ricevere assistenza respiratoria intensiva.

In questo caso, il tuo Pediatra ti metterà in contatto con la struttura ospedaliera e ti darà indicazioni su come deve avvenire il trasporto in ospedale, dove il tuo bambino sarà accolto da personale dedicato e dove verrà eseguito un tampone per accertare che sia positivo al coronavirus.

I reparti pediatrici degli ospedali, nonostante il momento di emergenza, consentono ad un genitore di accompagnare e restare accanto al bambino durante il ricovero.

In pratica, cosa fare se temo che il bambino abbia un’infezione da coronavirus

Contatta il pediatra telefonicamente, senza recarti autonomamente al suo ambulatorio. L’accesso all’ambulatorio in questo periodo infatti è regolato da norme molto rigide ed è riservato solo a casi particolari, per evitare che pazienti infetti possano contagiare altri pazienti direttamente o indirettamente contaminando il pediatra o il personale dello studio.

Il pediatra ti porrà alcune domande, sia per appurare se il bambino ha avuto contatti stretti con casi di Covid-19, sia per valutare le sue condizioni e l’opportunità, in casi selezionati, di visitarlo.

Non preoccuparti se il tuo pediatra deciderà che non è necessario visitare il bambino: se non ci sono sintomi preoccupanti la visita non serve (esattamente come avviene quando il tuo bambino ha l’influenza).

Se il pediatra fissa per il bambino un appuntamento, accompagnalo (una sola persona accompagnatrice, e in buona salute, per limitare il rischio di trasmettere infezioni), rispettando l’orario fissato e indossando tu stessa e facendo indossare la bambino una mascherina chirurgica.

Se il pediatra ti comunica che in base alla sintomatologia del bambino è tenuto a segnalare la sua situazione al Dipartimento di prevenzione e a richiedere il tampone, seguine le indicazioni, attenendoti anche alle restrizioni (isolamento fiduciario, almeno fino ad sito del tampone del bambino) previste per legge per il bambino stesso e per i contatti stretti, anche se inevitabilmente ciò potrebbe causarti disagi soprattutto sul piano lavorativo.

Come gestire la quarantena del bambino in casa per evitare il contagio

Ricorda, se il tuo bambino è un caso accertato o sospetto di coronavirus, anche se ha sintomi lievi, può trasmettere il virus agli adulti (che sono più esposti al rischio di contrarre la malattia in forma grave) e ai fratelli.

Devi quindi tenerlo il più possibile a distanza dal resto della famiglia, fargli indossare una mascherina ed indossarla tu stessa quando ti occupi di lui, curare con particolare attenzione l’igiene domestica per evitare che il virus possa essere trasmesso alle altre persone attraverso il contatto con oggetti infetti.

Se il bambino non si scarica ancora autonomamente, fai particolare attenzione anche ad indossare guanti e mascherina mentre cambi il pannolino, e a lavarti bene le mani prima. e dopo l’operazione, per il rischio di essere infettato dal virus che può essere eliminato con le feci anche dopo l’apparente guarigione del piccolo.

Riponi i pannolini usati in un contenitore chiuso con apertura a pedale e sostituisci quotidianamente il sacchetto al suo interno richiudendolo, disinfettandolo e riponendolo così come è nell’indifferenziata.

Leggi anche Come organizzarsi quando si è in quarantena a casa per il coronavirus

Come capire se i sintomi peggiorano e se il bambino ha bisogno di essere ricoverato in ospedale

Chiama immediatamente il pediatra, o il 112 o il 118 se il bambino:

  • fa fatica a respirare o respira molto frequentemente;
  • vomita ripetutamente;
  • ha febbre elevata (oltre 40°misurata all’ascella);
  • è un neonato o ha pochi mesi;
  • è molto sofferente e non migliora con il paracetamolo.

Leggi anche Febbre alta nei bambini: quando preoccuparsi e cosa fare Distress respiratorio nel bambino: i sintomi da non sottovalutare

Per riassumere

Se il tuo bambino ha i sintomi del coronavirus:

  1. resta tranquilla e prendi contatto telefonicamente con il tuo Pediatra. Non recarti direttamente in ambulatorio o in ospedale. Riferisci al pediatra se, a tua conoscenza, il tuo bambino ha avuto contatti con persone che sono risultate positive al coronavirus;
  2. segui le indicazioni di cura del tuo Pediatra e non somministrare antibiotici o altri farmaci di tua iniziativa (se non necessari, sono pericolosi per la salute del tuo bambino);
  3. segui le procedure indicate dal pediatra e dal Dipartimento di prevenzione, nel caso in cui sia necessario ricorrere al tampone e all’isolamento fiduciario per bambino e contatti stretti;
  4. durante la malattia del tuo bambino, cura con particolare attenzione l’igiene domestica ed evita contatti diretti del tuo bambino con gli altri famigliari, per evitare il contagio;
  5. se sei preoccupata per le condizioni di salute del tuo bambino e ti sembra che i sintomi stiano peggiorando, prendi contatto immediatamente con il tuo Pediatra o con i numeri verdi regionali dedicati all’emergenza coronavirus o con il numero unico di emergenza 112 o con il 118.

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Bambino escluso dai compagni? 8 consigli ai genitori

Come comportarci se abbiamo trattato male il nostro bimbo

E’ una situazione che si verifica spesso, soprattutto a scuola: si formano gruppetti e può capitare che un bambino si senta escluso dai giochi o dalle confidenze dei compagni. Perché succede, come genitori e insegnanti possono affrontare la situazione.

In classe, al parco giochi, all’oratorio: sono tanti i contesti in cui i bambini possono trovarsi insieme e sono belle occasioni per socializzare.

E sono anche contesti dove facilmente si possono creare piccoli gruppetti: è normale così, perché è normale che ognuno si crei la cerchia nella quale si trova meglio, ma può capitare che qualche bambino venga escluso dal gruppo.

Sono situazioni che fanno soffrire, che portano a sentirsi diversi, sbagliati e che possono minare l’autostima del piccolo.

Perché succede

Capita che in un gruppo di bambini nascano delle simpatie e delle antipatie ed è naturale che si cerchi di stare con i compagni con cui ci si trova meglio. Però è anche vero che certi fenomeni sono più frequenti che nel passato, quando pure si giocava per strada o in cortile e ci sarebbero state anche più occasioni per incontrarsi o per essere esclusi.

“La differenza è che oggi si vive in contesti, sia famigliari che scolastici, che incitano alla competitività più che alla condivisione, in cui si educa poco a mettersi nei panni degli altri e molto a cercare di primeggiare sugli altri, ed ecco che i bambini vengono su meno tolleranti, più competitivi e basta un niente che dicano 'con te no', specie poi se si trovano di fronte un compagno particolarmente timido e schivo” dice la psicologa e psicoterapeuta Rosanna Schiralli.

Noi genitori come possiamo affrontare la situazione?

Ogni caso andrebbe valutato a sé perché sono tante le componenti che possono entrare in gioco, ma in linea generale ecco quel che consiglia la psicologa.

1. Rispecchiarsi nelle sue emozioni

Il rispecchiamento è sempre il primo passo da fare: dire al bambino che capiamo come si sente, lo vediamo, immaginiamo la rabbia e la delusione che sta provando, magari raccontando di episodi simili successi anche a noi quando eravamo piccoli. La nostra comprensione è fondamentale per fargli capire che non è il solo a provare certi sentimenti e non è solo, perché mamma o papà condividono la sua emozione.

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2. Evitare di sostituirsi al figlio

Al tempo stesso dobbiamo però evitare di sostituirci a lui nella gestione della situazione, ad esempio andando a parlare con i bambini che lo escludono o con le mamme (a meno che non si tratti di gravi episodi di prepotenza, ovviamente), perché il messaggio che faremmo passare a nostro figlio è che lui non è capace di risolvere la questione da solo ma ha bisogno sempre di un aiuto esterno e in tal modo si sentirebbe ancora più insicuro. Anche perché non potremo esserci sempre noi a proteggerlo.

3. Incoraggiarlo a trovare una soluzione

Possiamo sederci accanto a lui, farci raccontare quel che è successo, poi possiamo invitarlo ad ipotizzare eventuali scenari ('vediamo, che cosa potresti fare'?), senza porci come 'maestrini' che dall'alto conoscono già la soluzione, ma cercando di porre la questione come una ricerca insieme, facendo domande ma lasciando che sia lui a tirar fuori possibili strategie, perché è giusto che trovi da solo la via d'uscita.

4. Non drammatizzare troppo

Bisognerebbe che genitore non amplificasse troppo certe esperienze del bambino: questo non vuol dire minimizzare o essere indifferenti ai suoi sentimenti, ma tener presente che i bambini a volte esagerano nelle loro reazioni e possono farne un dramma anche per un piccolo rifiuto, specie se non sono stati abituati a sopportare la sconfitta. Meglio quindi non amplificare il suo catastrofismo, ma mantenere sempre un atteggiamento calmo e rassicurante.

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5. Insegnargli che non si può avere sempre tutto…

Il bambino deve anche imparare che esistono simpatie e antipatie e non sempre si può essere accettati da tutti e condividere tutto con tutti: sarebbe bello, certo, ma nella vita reale succede che non possiamo sempre ottenere quel che desideriamo, le esperienze di conflitto sono fisiologiche e bisogna imparare a sopravvivere al rifiuto.

6. Anche a lui può succedere di non voler stare sempre con tutti

Adesso quel bambino non ha voglia di giocare con lui, ma anche a lui qualche volta sarà capitato di non voler giocare con un suo coetaneo, non volergli dare il proprio giocattolo o di far comunella con altri a discapito di un compagno.

7. Invitare qualche compagno a casa

Proponiamogli di invitare a casa qualcuno dei bambini del gruppetto per giocare, fare i compiti o fare merenda insieme: il rapporto uno a uno favorisce la conoscenza, la complicità, la condivisione, l'abbattimento delle barriere. Può darsi che all'inizio nostro figlio si opponga, proprio perché vede certi compagni come 'nemici', ma una volta insieme ne sarà contento.

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8. Lasciare che ci rifletta e ne tragga un insegnamento

Il rifiuto può essere un'esperienza importante ai fini della sua formazione: passato il momento di pianto e rabbia, è giusto che lui stesso ci ragioni su.

Dentro di sé potrebbe rendersi conto di certi suoi comportamenti da evitare, così come potrebbe capire che quel compagno non è un vero amico perché i veri amici non si comportano così; può imparare a distinguere con quali tipi di compagni si trova meglio e quali caratteristiche di un bambino sono affini alle sue.

Sono tutti insegnamenti che aiutano a crescere e, perché no, a fare la giusta selezione tra le amicizie senza sentirsi obbligati a fare le 'pecore di un gregge'.

Aggiornato il 16.03.2018

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/istruzione/bambino-escluso-dai-compagni-8-consigli-ai-genitori

Gravidanza
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