Come aiutare una neomamma dopo il parto

Depressione post parto: come trattarla?

Come aiutare una neomamma dopo il parto

Hai partorito da poco e hai tra le braccia il tuo bebè. Però non ti senti felice. Anzi, senti una tristezza immensa, sei irritabile e l’ansia ti accompagna di giorno e di notte. Perché mi sento così? Sono una cattiva madre? Non preoccuparti. Sicuramente stai soffrendo di quella che si chiama depressione post parto o baby blues.

Sintomi della depressione post parto

Ne soffre una donna su dieci. I sintomi sono molto simili a quelli di una depressione normale e solitamente durano per una o due settimane dopo il parto. Non se ne conoscono le cause, ma tutto sembra indicare che tra le cause principali ci sia il riassetto ormonale in atto nel corpo della neomamma dopo il parto.

Tutto questo, sommato alla responsabilità che comporta avere un figlio e al probabile timore di non essere in grado di occuparsi del bebè, può trasformare i giorni successivi al parto in un momento molto difficile per la neomamma. Se il parto è stato traumatico o la donna ha dovuto smettere di lavorare per prendersi cura del bambino, le probabilità che compaia questo disturbo aumentano.

Se riconosciamo questi sintomi, non dobbiamo forzare la mamma. Dobbiamo semplicemente darle tempo. Si riprenderà presto e si sentirà serena, libera di voler bene al suo bebè in modo immenso e incondizionato.

Insonnia, il sintomo più comune

L’insonnia o la mancanza di sonno potrebbero essere uno dei sintomi della depressione post parto. Lo segnala uno studio dell’ospedale universitario Stavanger in Norvegia, diretto dalla psichiatraKaren Dørheim e pubblicato dalla rivista Sleep.

Lo studio segnala che, abitualmente, la mancanza di sonno viene attribuita alla fatica dei giorni successivi al parto e all’adattamento della madre agli orari del bebè. Per questo, molte volte, la depressione post parto non viene riconosciuta. Lo studio sostiene, invece, che la mancanza di sonno sia un sintomo della depressione stessa.

Perché si verifica l’insonnia dopo il parto? Secondo la ricerca, esistono alcuni fattori che predispongono alla mancanza di sonno dopo il parto:

  • aver avuto problemi di sonno prima del parto
  • essere madre per la prima volta
  • combinare l’allattamento con un altro tipo di alimentazione
  • il fatto che il bebè sia un maschio

La mancanza di sonno si identifica come un sintomo di depressione quando l’insonnia si combina con altri elementi, come una relazione di coppia fragile, l'aver già sofferto di depressione prima o durante la gravidanza e l'aver vissuto situazioni stressanti nel corso della vita.

Tipi di depressione post parto

A seconda della gravità, si possono distinguere due tipi di depressione post parto:

Depressione post parto lieve

La sperimenta l’80% delle donne che soffre di questo disturbo. Si caratterizza per la sua lieve gravità e per le scarse ripercussioni sulla salute mentale della neomamma. Non ha bisogno di un trattamento. Appare 2 o 3 giorni dopo il parto, per scomparire dopo circa 15 giorni.

Insonnia, ansia, irritabilità, pianto facile, senso di soffocamento e paura di non essere capace di farsi carico del bebè, sono alcuni dei sintomi. Si evidenziano anche problemi di autostima, perché le donne con questo disturbo non accettano il proprio corpo e si sentono brutte dopo il parto.

Depressione post parto grave

Si considera grave solo il 10% delle depressioni post parto. La depressione post parto grave appare un mese dopo aver partorito, quando la madre si sente incapace di occuparsi del proprio figlio. I sintomi sono angoscia, tristezza e aggressività, ma anche attacchi di panico, paure, timori e bassa autostima.

Come conseguenza possono presengtarsi disturbi dell’alimentazione, come un aumento smisurato dell’appetito o, al contrario, la sua perdita. Inoltre, possono apparire tachicardie o insonnia. Per questo tipo di depressione sono necessari una diagnosi e un trattamento da parte di professionisti specializzati.

Come prevenirla

Esistono tre modi di prevenire la depressione post parto: individuare precocemente il disturbo, trattarlo rapidamente ed evitarne le conseguenze. Questi sono tre importanti consigli:

Non cercare di essere una super donna. Avere un figlio richiede impegno esclusivo: cerca di prendere pochi impegni e di avere tempo per il bebè. È importante avere una o più persone di fiducia a cui poter affidare il bebè in caso di necessità. Non aver paura di chiedere aiuto.

Riposa ogni volta che puoi. Impara a fare dei sonnellini quando qualcuno può prendersi cura del bebè o quando lui riposa.

– Mangia adeguatamente. Le verdure, la frutta fresca, il latte, i cereali e il pesce azzurro non devono mancare nella tua dieta.

– Cerca di trovare un po' di tempo per la coppia. Prima di recuperare il desiderio sessuale, dovete prendervi cura l'uno dell'altro e starvi vicini. 

– Distraiti. Cerca di organizzarti per riuscire ad andare a fare spese, vedere un film al cinema, andare a cena con il tuo compagno o a passeggiare con il tuo piccolino.

– Stringi relazioni con altre coppie che hanno appena avuto un bambino. Potrete così condividere esperienze e preoccupazioni.

– Se lo ritieni necessario, puoi partecipare a incontri post parto e di sostegno all'allattamento. Troverai appoggio e comprensione.

– Cerca di non affrontare grossi cambiamenti nella tua vita, come un trasloco. L'arrivo di un figlio presuppone già un cambio radicale, per cui è meglio evitare di sovrapporre le cose.

Test: depressione post parto

Soffri di depressione post parto? Mettiti alla prova:
• Ti senti molto triste? 
• Il tuo stato d’animo è migliore di sera rispetto alla mattina?
• Hai voglia di piangere ogni giorno? 
• Non hai appetito? 
• Ti senti stanca e provata? 
• Ti risulta difficile concentrarti? 
• Non hai voglia di fare niente? 
• La tua vita ti sembra difficile? 
• Dormi male? 
• Sei irritabile o nervosa? 
• Hai paura di tutto ciò che ti accade? 
• Non sei in grado di prenderti cura di te stessa? Se provi tutte o molte di queste sensazioni in modo più o meno intenso e persistente, è possibile che tu stia soffrendo di una depressione post parto.

Non sottovalutare la situazione e non affrontarla da sola. È importante che tu chieda aiuto alla tua famiglia e al tuo medico, che saprà darti il consiglio giusto.

Se questo non è il tuo caso, si tratta solo di un disturbo passeggero che devi considerare totalmente normale.

Come superare una depressione post parto

La cosa più importante è che tu sia cosciente di ciò che ti succede e che ti lasci consigliare da un professionista che valuterà qual è la terapia migliore per te. Tuttavia, oltre a seguire le indicazioni del medico, puoi anche tenere presente questi consigli:

– Parla dei tuoi sentimenti, delle tue paure e delle tue angosce con qualcuno.

– Rilassati di tanto in tanto durante il giorno: semplicemente non fare niente.

– Prova a scrivere un diario, in cui racchiudere i tuoi sentimenti quotidiani. Ti renderai conto, così, della loro evoluzione.

– Rispetta te stessa. Se un giorno ti alzi senza voglia di fare niente, non disperarti. Rilassati e respira. Ci sarà un altro giorno in cui ti alzerai con maggiore energia.

– Prova a essere onesta con te stessa e non fare ciò che non riesci a fare: chiedi aiuto al tuo compagno.

– Evita di rimanere sola tutto il giorno e fai uno sforzo per vedere amici e familiari.

– Scordati di tenere la casa sempre in ordine. Fai quello che puoi fare e, se non riesci, non succede niente.

– Evita grandi sforzi che ti possano stancare troppo, dato che la fatica può peggiorare la depressione.

– Mangia adeguatamente.

– Fai esercizio fisico moderato. Puoi uscire a camminare mezz’ora al giorno o praticare yoga, che va molto bene per l’equilibrio tra mente e corpo.

L’allattamento al seno come rimedio naturale

L’allattamento al seno ha molti, importanti benefici. Tra questi, aiuta a trattare o ad alleggerire la depressione post parto. È importante che le persone che lavorano a contatto con le neomamme lo tengano presente perché possono servirsi dell'allattamento al seno come “farmaco” per trattare il disequilibrio psichico e fisico legato alla depressione post parto.

Se servono i farmaci, non rinunciare ad allattare

A seconda della gravità del disturbo, a volte per uscirne è sufficiente la psicoterapia, a volte occorre accompagnarla con una terapia farmacologica.

 Non tutti i farmaci per il trattamento della depressione sono compatibili con l'allattamento, ma il medico potrà di certo individuare quello giusto.

In questo modo la mamma potrà continuare a dare il seno al bebè.

L’allattamento al seno apporta moltissime sostanze nutritive essenziali per lo sviluppo del bebè. Ma porta numerosi benefici anche alla mamma edè un valido aiuto per diminuire l'ansia e favorire il benessere. 

Ormoni legati all’allattamento

I principali ormoni che intervengono nell’allattamento sono la prolattina e l’ossitocina:

  • La prolattina ha un ruolo centrale nella produzione del latte materno e permette alla mamma di adattarsi al suo nuovo ruolo: promuove comportamenti protettivi, favorisce lo sviluppo dell’istinto materno… e ha un effetto ansiolitico.
  • L’ossitocina, oltre a favorire l’emissione del latte materno, rafforza il vincolo tra la mamma e il bebè, aumenta la sensazione di fiducia e il benessere materno, riduce lo stress e induce serenità e calma.

L’allattamento al seno protegge i neonati dagli effetti negativi della depressione materna sul bebè. Diversi studi comparativi con madri depresse che allattavano e madri depresse che non lo facevano hanno evidenziato che le madri che allattavano i propri bebè riuscivano ad avere interazioni diadiche (della coppia mamma-bebè) più soddisfacenti.

Depressione post parto, anche nei padri

Anche gli uomini, in una percentuale che varia tra il 4 e il 5%, soffrono di depressione post parto. Provano ansia e sentimenti ingiustificati di colpa, paura, panico, insonnia e pensieri che possono arrivare a essere autodistruttivi. Nello stesso modo in cui accade alle donne dopo aver partorito, anche i papà possono soffrire di depressione post parto.

Cause della depressione post parto nel papà

Per l'uomo la causa è legata a fattori culturali, come lo stress. Ritrovarsi papà può spaventare molti uomini dato che avere un figlio presuppone un'enorme responsabilità e un cambiamento del proprio stile di vita. Questo può generare un forte stress in alcuni uomini e, quindi, portare a una depressione post parto.

Inoltre, con la nascita del bebè, la vita di coppia cambia profondamente, soprattutto nelle prime settimane. Si tratta di un cambiamento brusco e repentino, che alcuni uomini non sanno gestire e che può provocare squilibri psicologici.

A generare ansia, poi, può essere anche l’importanza che oggi si dà al ruolo del padre. La figura paterna è diventata fondamentale nella cura del bebè, cosa che prima non accadeva, perché erano solo le donne a prendersi cura dei bambini. Oggi le donne si aspettano molto dal proprio compagno e questo può generare stress emotivo, in alcuni uomini.

Come possiamo aiutarli a superare la depressione post parto

Uno dei problemi principali della depressione post parto maschile è che gli uomini, in genere, sono meno espressivi delle donne e fanno fatica a condividere le proprie emozioni, sia positive che negative. Questo rende più difficile riconoscere la depressione e ancor più difficile aiutare chi ne soffre a superarla.

Per aiutare il tuo compagno dovresti convincerlo ad assistere a un corso per neo papà. Lì conoscerà altri uomini che si trovano nella sua stessa situazione e questo dovrebbe aiutarlo a ridimensionare i suoi timori su ciò che ci si aspetta da lui come padre e come compagno.

Può anche essere utile coinvolgerlo nella cura del bebè in modo positivo, cioè evitando di rimproverarlo per qualunque cosa (“Questo si fa così”, “È meglio che lo faccia io”) così che possa impegnarsi nella cura del bambino con energia, sapendo che lo sta facendo bene.

La depressione post parto raccontata al cinema

Cristina Comencini racconta la depressione post parto. E scoppia la polemica.

Il film, “Quando la Notte”, dopo l'uscita al cinema nel 2011, in pochi giorni ha ricevuto una buona dose di fischi da parte della critica alla Mostra del Cinema di Venezia.

Ed è stato anche oggetto di censura per i minori di sedici anni, poi revocata.

La trama

Un film ritenuto scomodo a quanto pare, ma che, di fatto, impone una riflessione sul lato oscuro della maternità. Protagonista della vicenda è Marina (Claudia Pandolfi), una donna che va in vacanza in montagna, da sola, con il figlio di appena tre anni.

L’incontro con la guida alpina, Manfred (Filippo Timi), un uomo introverso abbandonato dalla moglie, cambierà la sua vita. È Manfred che soccorre il piccolo, nell’attimo in cui esplode in tutte le sue forme l’inadeguatezza di questa donna.

Accade una notte, mentre il bambino in preda ai capricci non smette di piangere e lei, mamma, non riesce a frenare il senso di frustrazione che l’assale.

Solitudine e lati oscuri

Un film forte, duro, esasperato anche nei dialoghi, ma che costringe a riflettere. Il senso di solitudine che pervade nell’animo di questa mamma è una realtà che può far parte della maternità.

È uno stato d’animo che ha bisogno di essere riconosciuto. Marina è una donna all'apparenza normale, ma che nasconde nell’animo un lato oscuro.

 Si salverà, grazie all'aiuto di quest’uomo, ma per salvarsi dalla sua disperazione deve prima accettare le sue fragilità.

Ne è consapevole la Comencini che, coraggiosamente, grida attraverso le pagine del suo libro questo mal di vivere e lo riporta nel film, esasperando il carattere dei protagonisti. La depressione post parto, in tutte le sue forme, non deve essere affrontata con vergogna e nemmeno nascosta. Oggi, finalmente, tra i servizi attivi nei territori o in rete, non è più tabù.

Источник: https://quimamme.corriere.it/parto/dopo-il-parto/depressione-post-parto

Cosa serve davvero a una neomamma?

Come aiutare una neomamma dopo il parto

Sono un’infermiera professionale e, avendo lavorato in un nido ospedaliero, conosco il ruolo che da operatori sanitari abbiamo nel renderci complici involontari di allattamenti falliti, di sentimenti di frustrazione e inadeguatezza nelle madri. Nonostante le migliori intenzioni, mi è capitato di essere talvolta testimone e protagonista di interventi che hanno sortito effetti opposti a quelli desiderati, come ad esempio nell’assistenza postpartum a una neomamma.

Oggi mi rendo conto che ogni volta che ho tolto dalle braccia di una madre un bimbo che piangeva per farle vedere come calmarlo o, con gesti rapidi e precisi, le ho mostrato come si cambiasse un pannolino o come si facesse un bagnetto, non mi sono soffermata a pensare che forse, con l’ottima intenzione di insegnarle qualcosa, le ho trasmesso il messaggio più temuto: «Non sei capace».

Assistenza postpartum: meccanismi dannosi

Quando una mamma stremata da un pianto inconsolabile del piccolo va dalle infermiere chiedendo un’aggiunta di latte, o va dal pediatra con il suo carico di dubbi riguardo la propria capacità di allattare, convinta che sia la fame l’unico demone che può turbare la serenità di suo figlio, dare quell’aggiunta di latte artificiale senza esitazione, significa dare fondamento ai suoi timori e dirle che da sola non è in grado di sfamare il suo bambino.

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In poche parole, non è capace di fare la mamma. La fretta non aiuta, ma spesso l’assistenza data durante il puerperio è fatta di gesti troppo veloci, soluzioni troppo rapide che non richiedono tempo. Anche perché in ospedale di tempo c’è n’è sempre troppo poco.

Spesso i reparti sono pieni e le madri da seguire sono più di quelle che il personale è in grado di assistere.

Così, succede che gli operatori si trovino a improvvisare consigli e suggerimenti scorretti, basati unicamente sulla propria esperienza personale, e non su evidenze scientifiche, cosa che innesca spesso meccanismi scorretti e un forte senso di inadeguatezza delle madri al proprio ruolo.

Assistere una donna che ha appena partorito significa lavorare con quella seriedi sentimenti e insicurezze che una nascita può provocare, significa sapere che quello che la madre sta vivendo è un momento di estrema fragilità emotiva, significa che chi deve aiutarla deve essere dotato di una grande capacità di ascolto e di empatia.

Se la maternità fosse realmente tutelata come dovrebbe, ci sarebbe maggiore attenzione a questi aspetti e al fatto che chi lavora con le madri ha bisogno di essere formato non solo per la parte che possiamo definire tecnica, ma anche sul come instaurare una relazione che sia di aiuto alla donna. Chi assiste dovrebbe essere in grado di fare silenzio fuori e dentro di sé per potersi mettere in ascolto della madre e comprendere che cosa stia chiedendo veramente.

Se a dirlo è la scienza

Diversi studi hanno dimostrato come il migliore intervento sulle madri sia quello che le protegge dalla solitudine: l’intervento di operatori non professionali, con una formazione minima, si è dimostrato sufficiente e risolutivo in molti casi di disagio e di depressione.

Una donna che ha appena partorito può sentirsi sola anche in mezzo a tanta gente che si prende apparentemente cura di lei, e questo avviene quando queste persone sono prese più dal ruolo di consigliere e risolutrici dei problemi di un neonato, che da quello di portatrici di cure.

Nonne, mariti, sorelle o amiche possono agire in modo poco appropriato, così che le madri finiscono col sentirsi delle incapaci, in balìa di una moltitudine di persone che pensano di sapere che cosa sia meglio per il loro bambino.

L’antico proverbio africano secondo il quale per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio ci ricorda che la maternità è un’esperienza che va condivisa e sostenuta, a tutti i livelli, e il passaggio di saperi e competenze da una madre all’altra può e deve rappresentare una risorsa per l’intera comunità. Dunque, aiutare una donna che deve affrontare un parto o ha appena partorito significa soprattutto aiutarla a riconoscere la sua istintiva conoscenza e le sue innate abilità di madre, senza mai farla sentire inadeguata a sostenere il suo ruolo.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/nascere/neonato/assistenza-postpartum/

Depressione post partum: come aiutare le neomamme?

Come aiutare una neomamma dopo il parto

La prima parte di questa articolata intervista è già uscita anche sulle nostre pagine e potete leggerla qui.

Oggi proseguiamo con le domande e le risposte ad un tema cruciale e delicato che riguarda la maternità e le esperienze difficili che le mamme possono trovarsi a vivere subito dopo la nascita del bambino.

Ci eravamo lasciate nel bel mezzo della discussione sul baby blues e la differenza con la depressione post partum vera e propria.

Riprendiamo con la cara Rachele Sagramoso (mamma e ostetrica) la nostra chiacchierata sul tema!

Quali sono i fattori predittivi di uno stato depressivo successivo al parto?

La depressione post-parto ha caratteristiche più patologiche che talvolta dipendono da uno status già delicato pregresso alla gravidanza: queste persone di solito sono in cura di già e quindi hanno già terapie. In linea di massima la depressione post partum, a differenza del maternity blues, compromette il funzionamento sociale e la capacità di far fronte al proprio ruolo.

[…] La depressione post partum e la depressione in gravidanza hanno una sintomatologia sovrapponibile a quella del disturbo depressivo maggiore in altre fasi della vita, che include umore depresso, anedonia, mancanza di energia e senso di colpa. I disturbi mentali in gravidanza e dopo il parto possono presentarsi come esordi o come episodi ricorrenti di disturbi già manifestati in passato.

I più comuni sono i disturbi d’ansia e quelli depressivi; la prevalenza dei disturbi d’ansia è circa il 15% in gravidanza e il 10% nei primi sei mesi dopo il parto, mentre i disturbi depressivi colpiscono circa il 12% delle donne durante la gravidanza, e il 10%-15% nel primo anno dopo il parto. Spesso disturbi d’ansia e depressivi si presentano in comorbilità nei primi 6 mesi dopo il parto.

Sono disponibili evidenze che documentano un impatto negativo dei disturbi mentali in gravidanza sugli esiti ostetrici, come l’associazione tra depressione e rischio aumentato di parto pretermine e basso peso alla nascita.

La depressione non trattata ha un impatto significativo anche a lungo termine sulla salute della madre e del bambino.

Nonostante i frequenti contatti della donna con i servizi sanitari durante la gravidanza e nel periodo postnatale rappresentino un’occasione per individuare le condizioni di disagio psichico e prevenirne gli esiti, oltre il 50% dei casi non viene riconosciuto (Primo Rapporto ItOss di Sorveglianza sulla mortalità materna, pag 66)

Cosa può fare il marito o il compagno quando si accorge che la neo mamma è in questa situazione? Anche fosse solo baby blues – cosa possono fare le amiche e in generale le altre persone esterne alla famiglia ma vicine alla donna?

Cominciamo dalla gravidanza: che sia stata una sorpresa o sia una gravidanza cercata, la coppia dovrebbe poter prepararsi assieme all’arrivo del bimbo: questo non significa solo preparare lo spazio per il bambino e tutto il corredo (i bambini, infondo, hanno bisogno di poco), ma significa effettivamente fare spazio all’arrivo di una persona importante che avrà bisogni concreti, rimanendo coppia e iniziando un percorso come genitori, ognuno a proprio modo e secondo il proprio genere.

Primo suggerimento: un corso d’accompagnamento alla nascita che fornisca informazioni tecniche e scientifiche sulla gravidanza, il parto e l’allattamento in modo tale che la coppia acquisisca le informazioni che reputa necessarie e le sfrutti in modo personale (siamo tutti diversi e dobbiamo mantenerci tali).

Secondo suggerimento: le mamme sanno farlo. Sanno essere mamme “sufficientemente buone” (come diceva Winnicot) e hanno bisogno di avere intorno persone che si fidano. Per cui il papà deve fare un lavoro da… ‘cane da pastore’ che lascia che mamma e bambino si conoscano e si adattino bene: occuparsi degli altri fratelli, della casa, dei pasti e della casa è un bel traguardo.

Alcune indicazioni

Darei adesso la parola, di nuovo, alle indicazioni che la dottoressa Incurvati rivolge a una neo-mamma e che potrebbero dare tanti spunti: «Possiamo decisamente affermare che le energie investite durante il puerperio sono notevoli! È possibile, tuttavia, dare qualche utile suggerimento per vivere al meglio un simile periodo? Sicuramente sì, provo a dare solo qualche spunto:

1. Stabilire delle priorità.

Tu insieme al tuo partner fate una scaletta dei momenti per voi più importanti, delle attività a cui non volete/potete proprio rinunciare (inserisci tra gli altri il sonno e una sana alimentazione che ti aiuterà a rimanere in forma).

Organizzate la giornata a partire dalle priorità che vi siete dati, con flessibilità e pazienza, ma anche fermezza. Tutto il resto può attendere, compresi nonni invadenti, lavatrici da stendere e tanto altro.

2. Coccolarsi un po’. Lascia il bambino in mani fidate e dedicati del tempo per una doccia rigenerante, una passeggiata all’aria aperta, un gelato da soli con il papà, o cose simili che ti diano giovamento mentale.

Vari studi dimostrano la correlazione esistente tra il benessere materno e quello del bambino. Tanto più la madre ha modo di ristabilire e mantenere un equilibrio tra i bisogni del piccolo e i suoi, tanto migliore potrà essere la qualità della relazione tra loro.

Prendersi un breve tempo per sé, affidare il neonato nelle mani sicure del papà, di un nonno o di una cara amica non toglie nulla al legame fortissimo mamma-infante.

Anzi nel breve spazio dell’attesa fino al ricongiungimento con la mamma, il bimbo imparerà gradualmente a costruirsi un’immagine stabile di mamma che torna sempre da lui, dunque di una base sicura. 

3. Chiedi aiuto. Datti la possibilità di parlare con qualcuno. In questo spazio vorrei evidenziare l’importanza di parlare con il papà, qualora egli sia presente. Decisamente vive un’esperienza tanto diversa dalla tua, eppure condivide con te più di chiunque altro.

Chiedere aiuto al proprio uomo non è utile solo ai fini meramente pratici della suddivisione del peso degli incarichi domestici, aspetto non marginale, ma soprattutto rappresenta una fondamentale occasione per permettergli di essere padre e marito/compagno.

La coppia ha un grande valore, sia come risorsa reciproca tra adulti ma anche come notevole ricchezza per il figlio. Un bambino sperimenta l’amore non solo quando è attaccato al seno, ma anche quando è circondato da un clima caldo, quando vede o sente la risata di mamma e papà, la compagnia giocosa dei fratellini.

Per affrontare al meglio una nuova nascita si può ricorrere alle varie risorse familiari, partendo dalla collaborazione di entrambe le figure genitoriali.

Leggi anche:Vivete la vostra maternità come un direttore d’orchestra

Prendersi cura di sé stessi

Quindi, possiamo affermare che è molto importante preservare il benessere psicofisico dei genitori. Abbiamo visto quali spazi è possibile ritagliare ma anche quanti vantaggi sono comprovati.

Allora se abbiamo capito il valore del prenderci cura di noi stessi, di quanto giovamento proporzionalmente avrà il fagottino, allora più semplicemente e serenamente possiamo assumerci il diritto di “curare” noi stessi». 

Lo spettro della solitudine

Per quanto riguarda le due situazioni (depressione post parto e baby blues) sarebbe importante cercare di sapere lo stato di salute della mamma e conoscere chi può fornire aiuto (anche uno specialista): le neomamme non hanno bisogno di stare sole. 

Tutte le donne che ho conosciuto, erano molto spaventate dal fatto di vivere il primo mese affrontando tutte le ore della vita con un neonato, senza avere un appoggio, un aiuto, un confronto.

Ecco perché i gruppi per neo-mamme sono frequentatissimi.

Purtroppo io faccio parte ancora di quel tipo di persone che pensano che la virtualità nelle relazioni sia dannosa: le mamme dovrebbero ricevere vero aiuto da persone reali.

Aiuti concreti

Prima di tutto il neo-papà (le indicazioni le ho provate a dare prima), poi i propri genitori o parenti magari disponibili a fare le pulizie, fornire pasti caldi, occuparsi di altri bambini.

Necessarie sono le amiche: cercando di non farsi annoverare nel cosiddetto ‘esercito dei consigliatori’, è importante cercare di assecondare i bisogni della neo-mamma, supportandola, custodendola.

Questo in caso di baby-blues, ma soprattutto (anche confrontandosi con un operatore o con l’operatore che ha in cura la mamma) in caso di depressione.

Leggi anche:Depressione post partum: mamme, non dovete farcela da sole

Parto in ospedale, dimissioni, allattamento

Un paio di chiarimenti.

Le neo-mamme, quando giungono alla fine della gravidanza, devono intraprendere un vero e proprio slalom tra i reparti maternità (1): alcuni sono gestiti benissimo (le donne vengono aiutate, sostenute, consigliate ma trattate in modo tale che prendano decisioni adatte per loro stesse), altri in maniera pessima (donne in travaglio lasciate sole con unica possibilità quella di richiedere un’analgesia o il cesareo).

Per non parlare dell’allattamento (2): si va da ospedali che possiedono operatori informatissimi e molto competenti, a cliniche dove vigono indicazioni da ‘pedagogia nera’ fine ‘800.

Inoltre la donna viene dimessa molto presto (3), quando ancora la montata lattea non è avvenuta, cosa che obbliga i mariti a riportare la mamma in clinica perché non sa cosa fare, o a correre in farmacia per ricevere informazioni (le ennesime) di solito piuttosto grossolane.

Tuttavia questa scelta di dimettere presto la donna appare quasi deleteria per l’allattamento, in quelle cliniche dove il personale sanitario non è formato (4).

Poi c’è l’incubo fatto dai parenti (5) che possono essere assenti del tutto, presenti ma invadenti, presenti ma sarebbe meglio non ci fossero, presenti e adatti alla loro funzione.

Questa situazione influenza sia l’adattamento della donna al suo essere madre, sia che relazione la madre avrà col bimbo (6).

Источник: https://it.aleteia.org/2021/07/02/depressione-post-partum-come-aiutare-neomamme-intervista-sagramoso/

8 modi per essere accanto ad una neo madre – La Prima Radice

Come aiutare una neomamma dopo il parto

GUIDA ECOLOGICA PER I PAPA’, NONNI, GLI AMICI O CHIUNQUE STIA VICINO AD UNA MAMMA E AL SUO BAMBINO.

Il post parto: la grande transizione 

Esistono diversi momenti di transizione nella vita di una donna, dai quali si viene cambiate in modo permanente. Uno di questi è il periodo dopo la nascita, in cui si integra l’esperienza del parto e si passa dall’essere incinta all’essere madre. 

Nella nostra cultura, così orientata alla crescita costante e al raggiungimento dell’obiettivo, non c’è una vera comprensione, né viene dato valore a questi spazi liminali, alle fasi intermedie della vita di un essere umano, in cui non si è ancora pienamente diventati qualcos’altro ma nemmeno si è più quelli di prima. 

In altre parti del mondo le cose vanno molto diversamente.

I periodi di transizione vengono riconosciuti e onorati come momenti molto delicati della vita di una persona, poiché se da un lato hanno il potenziale di rafforzarci e farci maturare spiritualmente, dall’altro – se non supportati in modo adeguato – possono anche farci indebolire e smarrire la strada. Per questo la comunità tradizionale accompagna, offre cura e protezione a chi è in transizione, a chi nasce e a chi muore, a chi entra nell’età fertile e a chi ne esce, a chi diventa padre e a colei che diventa madre.

In moltissime tradizioni del mondo al periodo del post parto – alla nascita di una madre e di un bambino – viene dedicata un’attenzione molto speciale, con protocolli e un saper fare antico tramandato da generazione in generazione, essendo forte la consapevolezza che la donna si trovi in un momento di passaggio in cui è sensibile e vulnerabile proprio come il neonato.

Per un’ecologia dello stare accanto  

Essere accanto ad una donna mentre sta recuperando le sue forze fisiche e psichiche dopo il parto, mentre sta apprendendo a relazionarsi con il suo bambino, ad amarlo, allattarlo e a confortarlo, pervasa dagli inevitabili dubbi, paure e insicurezze derivati dal cambiamento, richiede un certo tipo di presenza. 

Uno stare accanto che come un’arte richiede prima di tutto Ascolto.

E’ naturale voler “soccorrere” chi amiamo. Quando una persona a cui siamo legati è in uno stato di fragilità e difficoltà nasce spontaneo in noi il desiderio e l’urgenza di volerla aiutare, offrendo soluzioni e scorciatoie, o facendo le cose al suo posto… 

Mi piace pensare che la miriade di consigli, giudizi, ricette e opinioni con cui vengono inondate le neo-mamme nascano in molti casi dal fatto che le persone che sono loro accanto siano genuinamente coinvolte e preoccupate, e nel profondo siano le prime a non essere in grado di stare con ciò che l’essere in “transizione” comporta. Con la vulnerabilità, il non sapere, l’incertezza, il disorientamento, la paura di sbagliare e il cambiamento. 

Ma siamo sicuri che così facendo stiamo davvero aiutando la neo madre nel suo percorso?

E’ importante che come collettività riapprendiamo con pazienza e umiltà come essere vicino a qualcuno che sta “diventando”, senza interferire con il suo processo, ma anzi avendo fiducia nelle sue capacità e sostenendo il suo cammino in modo sicuro ed efficace. 

 Come esserci per una neomamma:

“Mia mamma mi dice sempre: Lasciala piangere ogni tanto! 
Non le farà male. 
Ma io non posso sopportare il suono del suo pianto.”
(Claudia, mamma di una bimba di 5 mesi)

1. Permetti alla neomamma di fidarsi della propria intuizione e saggezza.

 Una neomamma non ha bisogno di continui pareri, di esperti, guide o manuali per crescere un bambino e imparare a prendersi cura di lui.

Ha bisogno di apprendere con pazienza dall’esperienza diretta momento dopo momento, dall’ascolto del suo sentire, dal commettere errori e dallo stare con altre madri. 

2. Falla sentire abbastanza sicura da poter sbagliare. Quando una mamma sta imparando e crescendo nel suo nuovo ruolo è tenuta a fare alcuni errori lungo il cammino.

Sospendendo i nostri giudizi, le nostre paure, ansie e i nostri sentimenti di vergogna, le offriamo la possibilità di guardare dentro di sé per trovare il coraggio di rischiare e la resilienza per andare avanti, anche quando le cose non funzionano.

Commettere errori fa parte del viaggio della maternità, ed è essenziale per trovare armonia e soluzioni che funzionino davvero nel lungo termine.

3. Non darle troppe informazioni. Troppe informazioni lascerebbero la neomamma con la sensazione d’essere incompetente e non adatta al ruolo di madre. Se richiesto, è importante poter dare qualche consiglio, ma a piccole dosi e permettendo che ogni cosa si sviluppi a suo tempo.

4. Evita di sottrarle potere. Sottraiamo il potere ad una neomamma quando cerchiamo di prenderci cura del suo bambino al posto suo o di dirigere e controllare quello che fa.

 Così facendo spesso non facciamo che contribuire a creare in lei la sensazione di essere debole, inutile e incompetente.

Una neomamma ha bisogno e ha il diritto di fare le proprie scelte nella relazione con il suo bambino in autonomia.

(N.B. Solo in caso di segni di depressione, o di un’ansia eccessiva dopo il parto si ha il dovere di intervenire e portarla a prendere la decisione di cercare sostegno professionale.) 

6. Dalle consigli solo se richiesti e fallo con umiltà. Si tratta di una danza attenta che dobbiamo imparare a fare.

Le nostre opinioni, idee o esperienze possono avere avuto un valore per noi ed aver funzionato nella nostra particolare circostanza di vita, ma non è detto che siano ancora valide e funzionino anche in questo caso.

È sempre la mamma la maggior esperta del suo bambino e si deve sempre sentire come tale.

7. Consentile di prendere decisioni diverse e di avere esperienze diverse dalle tue. Esserci per una neo madre significa anche rispettare le sue differenze e riconoscere che queste possano portarla a fare scelte che noi non avremmo fatto, ad esempio in termini di allattamento, nanna, svezzamento ecc.

8. Permettile di lasciar emergere le sue emozioni.

Quando una donna si sente sostenuta in un modo più profondo di quello a cui è abituata, con empatia e senza giudizio, spesso è possibile per lei lasciar affiorare emozioni complesse, che potrebbero altrimenti rimanere nascoste. Se questo accade non cercare di minimizzare il suo sentire o di scacciarlo, semplicemente ascoltala.

In sintesi: ascoltala più che parlare, osservala più che intervenire.

Cosa fare invece? 

1. Proteggi le prime sei settimane. Trova il modo di organizzarti con altri membri della famiglia e amici per proteggere questa speciale finestra di tempo. Desidera il meglio per lei e cerca di trovare il modo di offrirglielo, ovviamente facendo i conti con le risorse a disposizione.

2. Occupati delle faccende domestiche. Accertati che non ci sia nulla da fare in casa, e renditi utile come puoi per aiutare nello svolgimento delle attività pratiche affinché la neomamma possa solo riposare e occuparsi del bambino.

4. Dai calore e nutrimento.

 Una neomamma ha bisogno di cibo altamente nutriente per recuperare l’energia, guarire i tessuti e avviare bene l’allattamento, ma difficilmente avrà il tempo e sarà in grado di prepararsene con costanza.

 Accertati che stia bevendo e mangiando adeguatamente e a sufficienza, e che la sua stanza sia calda. Preparale del buon cibo caldo, una tisana o riempi il suo thermos, piccole azioni e attenzioni hanno in realtà un grande impatto.

5. Prenditi cura di lei anche se lei non lo chiede.

 Chiedere è difficile per tutti, in più non aspettarti che lei sappia esattamente quello di cui ha bisogno e che sia in grado di comunicartelo in ogni momento.

Quindi prenditi cura di lei a prescindere, anche se lei non chiede niente. Falle un massaggio alle spalle, tienile compagina se a voglia di parlare, falla riposare se è stanca, preparale un bagno caldo. 

7. Sostieni l’allattamento. Sostieni la sua scelta di allattare. Il supporto è uno dei fattori più importanti per il successo dell’allattamento, cerca di rimanere sereno ai suoi occhi anche di fronte alle difficoltà, la tua forza e serenità sono una fonte importante di sicurezza per lei e per il bambino. 

8. Gioca e aiutala con gli altri figli. Se la neomamma ha altri figli puoi giocare con loro e occuparti delle loro necessità, o portarli fuori al parco per qualche ora, in modo da lasciarla tranquilla. 

In sintesi: prenditi cura di lei e fa quello che la fa stare bene.Ricorda: prendersi cura di una neomamma è prendersi cura del suo bambino, e se lei starà bene il bambino prospererà. Sentiti fiero/a del sostegno che le offri fin dai primissimi giorni: stai dando loro il migliore inizio possibile! 

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