Come aiutare un bambino a superare la gelosia verso la sorellina o il fratellino

RISPONDE LO PSICOLOGO – Attaccamento e gelosia

Come aiutare un bambino a superare la gelosia verso la sorellina o il fratellino

Ancora un prezioso contributo sul tema psicologia a misura di bambino, a cura della dottoressa Manuela Arenella, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza.

Risponde alle vostre richieste e sollecitazioni (potete utilizzare l’indirizzo mail info@bimbiarimini.

it), in questo caso a una mamma in difficoltà perché la figlia di 5 anni ha assunto un atteggiamento di sfida dopo la nascita del fratellino

DOMANDA

Salve dottoressa, sono mamma di una bimba di 4 anni e di un maschietto di 5 mesi. Le scrivo per avere un consiglio su come rapportarmi con mia figlia che da due mesetti ha iniziato a sfidarmi di continuo. Già appena sveglia è una lotta, non ascolta, butta tutto per terra e si comporta come se non avesse bisogno di me.

Io sono una mamma molto affettuosa e anche se lavoratrice, fin da quando è nata ho sempre cercato di dedicarle tanto tempo tralasciando spesso e volentieri tutto il resto.

Inevitabilmente con l’arrivo del fratellino le mie attenzioni sono un po’ diminuite, lei a tratti sembra essere diventata più indipendente, ma riconosco che il suo è un modo per attirare l’attenzione, perciò ho cercato di essere comprensiva, di non rimproverarla ma lei continua, tanto che sembra non voler nemmeno stare a casa chiedendo di andare dalle nonne o dalle compagnette di scuola. Io ci sto sempre più male, ho provato anche con altri metodi, rimproverandola, ma le cose sono peggiorate. Ho cercato di dedicarmi di più a lei ma ottengo un attaccamento morboso, vuole stare in braccio, vuole mangiare sempre prima del fratellino (anche se per lei non sarebbe ora), vorrebbe avermi tutta per lei ed io non so come comportarmi e trovare una via di mezzo che possa andare bene per tutti. Se le dedico tanto tempo lei ne richiede sempre di più, se cerco di limitami lei si distacca completamente… o tutto o niente!!! Ho paura di farla soffrire troppo e che questo possa influire sul nostro rapporto anche futuro. Le faccio presente che con il fratellino è molto affettuosa, e che questo tipo di atteggiamento lo ha solamente con me. Grazie!!

RISPONDE DOTT.SSA MANUELA ARENELLA

La gelosia nasce quando, con la nascita di un fratellino, si concretizza la più antica delle paure di un bambino: l’angoscia di essere abbandonato, rifiutato o escluso.

Il piccolo “intruso” minaccia tutto il suo mondo e soprattutto il suo rapporto con la madre. E’ quindi fisiologico che il bambino reagisca con violenza a questa minaccia così estrema e reale, alla quale risponde con la prima delle difese, cioè attaccando.

L’aggressività può essere rivolta al fratellino, oppure, come nel suo caso, alla mamma, da cui, soprattutto se prima c’era un attaccamento ed una dipendenza eccessiva, ci si sente “traditi”.

Ciò che fa pensare ad una dipendenza eccessiva è il fatto che il “fare da sola” viene descritto come un dispetto, piuttosto che una conquista evolutiva, e che lei, nel vedere la sua bimba indipendente, si sente in colpa, piuttosto che orgogliosa.

Credo che per prima cosa sia importante che lei lavori sui suoi sensi di colpa, e sul valore che hanno i movimenti di autonomia di un figlio, che sono la cartina tornasole del fatto che abbiamo lavorato bene!

La sensazione è che la sua bimba non sia stata allenata gradualmente a fare da sola, ma si sia ritrovata “costretta” dalla nascita del fratellino, e questo ha scatenato una rabbia enorme, che si manifesta con i capricci, le sfide e il prendere distanza.

Non bisogna sgridarla o colpevolizzarla per ciò che prova, ma neanche lasciar passare inosservati atteggiamenti irrispettosi o di sfida. E’ importante che la sua bimba possa esprimere questa gelosia, sia verbalmente che maltrattando il suo orsacchiotto o pupazzo che sia, ma dovrebbero valere le stesse regole di sempre, rispetto a ciò che si può e non si può fare.

E’ importante verbalizzare cosa c’è dietro la rabbia della sua bimba. “La mia bimba è arrabbiata, perché pensa che la mamma voglia bene di più al fratellino, i fratelli sono faticosi, piangono, hanno bisogno di tante attenzioni, ma l’amore dei genitori non si divide, ma si moltiplica, ed aumenta ad ogni figlio”.

Trovi le sue parole, i suoi modi, la cosa importante è trasmettere alla sua bambina che la capisce, ma senza colludere con l’idea che la nascita di un fratellino è un trauma che deve generare sensi di abbandono da un lato, e sensi di colpa dall’altro.

Non so che esperienza abbia lei, rispetto a fratelli o sorelle, ma è importante, oltre che riconoscere le fatiche, sostenere le ricchezze di questa esperienza.

E’ importante dare conferme al grande, ritagliandosi dei momenti esclusivi con lui, valorizzando le cose “da grande” che può fare, ma è altrettanto importante ribadire che il piccolo c’è, e che fa parte della famiglia.

Ci si può occupare di lui cercando contemporaneamente di coinvolgere anche il grande, affinché non si senta escluso, ma avendo chiaro che, chi ha più bisogno di mamma, al momento, è il piccolo.

In questi casi diventa importante la figura del papà, che però non è nemmeno menzionato… Sarebbe importante che il papà coinvolgesse la maggiore, in cose ed attività “da grandi”, cose che il piccolino non può ancora fare.

Spesso i bimbi, con la nascita di un fratellino, tendono a regredire e a chiedere di riprendere atteggiamenti ormai abbandonati (essere cullati in braccio, bere il latte dal seno, ecc…).

E’ importante non colludere con queste richieste, al massimo si può “giocare a far finta che eri piccolino”, ma senza esagerare.

E’ importante ribadire la bellezza di essere grande, e coltivare la profonda convinzione che la nascita di un fratellino non è un trauma, ma una fatica evolutiva, utile!

Dalla domanda posso ipotizzare che la mamma sia molto preoccupata per questi atteggiamenti, e forse proprio questa preoccupazione l’ha portata ad essere più cedevole rispetto alle richieste e meno ferma nello stoppare le manifestazioni aggressive della primogenita.

Ho la sensazione che, per tutelare la bimba da una sofferenza, la si sia lasciata alle prese con una rabbia che, se non arginata, non si esaurisce, né si trasforma in energia costruttiva.

Sembra piuttosto che si sia chiesto al piccolo di “portare pazienza”, o di capire ed aspettare.

Aiutiamo il grande a crescere, se gli chiediamo di aspettare il suo turno, “ora la mamma deve allattare il fratellino, se vuoi fare la tal cosa con me puoi aspettare, oppure fare da sola”.

Al di là delle ipotesi, comunque, è importante partire dal presupposto che:

– una quota di gelosia è fisiologica e strettamente connessa al legame di fratellanza;

– che non devono essere tollerate manifestazioni di aggressività diretta sui fratellini, che vanno tutelati;

– che si può verbalizzare al grande che capiamo che è molto arrabbiato, perché è arrivato il fratellino, e teme di perdere l’amore della mamma, ma quanto più aumentano i figli, tanto più l’amore si moltiplica!

Ciò che conta di più, anche se non è facile, è  che la mamma mantenga in sé la piena convinzione che certe sofferenze possono anche avere esiti evolutivi, che dare un fratellino non è fare un dispetto, ma un regalo enorme, e che la fratellanza è un legame che cresce giorno dopo giorno, nutrendosi di genitori che non agiscono sulla spinta di continui sensi di colpa (ora verso l’uno, ora verso l’altro), e della possibilità di sperimentare amore e odio per la stessa persona, senza che succeda niente di grave. Spero di esserle stata d’aiuto.

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MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e scuole e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e anche a San Marino.

Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema per i genitori su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

Источник: http://bimbiarimini.it/arriva-fratello-gelosia-consiglio-sfida-comportamento/

Gelosia: come insegnare a essere fratelli maggiori

Come aiutare un bambino a superare la gelosia verso la sorellina o il fratellino

Infinite sono le occasioni in cui un bambino sperimenta la gelosia; quella più riconoscibile dai genitori, e forse la più importante, è la nascita di un fratello o di una sorella.

 Spesso i genitori sono in difficoltà soprattutto perché si sentono in colpa (sono loro ad aver fabbricato il nuovo nato) e, nella speranza di annullare il senso di colpa, vorrebbero annullare il sentimento di gelosia del bambino, distraendolo e circondandolo di attenzioni. Ma alle proprie emozioni, al proprio sentire, non si comanda, come ai colori che vediamo.

Perciò, a dispetto delle intenzioni, i pur genuini gesti d’amore del genitore trasmettono al bambino messaggi distruttivi, perché tesi a smentire le sue esatte percezioni. Esempio tipico: la mamma con una mano sostiene il neonato al seno e con l’altra gioca alle costruzioni col bambino più grande, per fargli sentire che nulla è cambiato.

Ma il bambino grande gioca in modo angosciato e irritabile: ogni occasione è buona per lamentarsi e protestare. In realtà sono in due (e di lì a poco saranno in tre) a essere sempre più angosciati.

 Non c’è da negare, o minimizzare, la gelosia che il bambino vive, ma al contrario, egli va aiutato a riconoscerla e a vederne la sensatezza nella nuova situazione che sta vivendo.

Meglio genitori normali che “super”

Con la nascita del fratellino o della sorellina tutto è cambiato, sia per i genitori sia per il bambino. Allora non si tratta di fare in modo di non accorgersene, ma di attrezzarsi tutti (genitori e bambini) per affrontare la nuova situazione.

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Per prima cosa è necessario che i genitori accettino con sufficiente serenità la responsabilità d’aver fatto un altro figlio, facilitati dal sapere che anche i bambini hanno risorse adeguate per affrontare la nuova situazione.

Devono cioè venire a capo del loro senso di colpa. Il tentativo di porsi come supergenitori capaci di raddoppiarsi per mantenere inalterate le cose comporta solo superstress per i genitori e supersensazione di essere imbrogliati per i bambini.

Il bambino sa che chi gli dice che non è cambiato nulla lo sta imbrogliando.

Se invece sente confermata la propria percezione che le cose sono cambiate, se può riconoscere la gelosia come sensata e se può viverla ed esprimerla senza che i grandi perdano la testa, è facilitato nel trovare modi adeguati per gestirla.

Se si sente imbrogliato («Tranquillo: non è cambiato niente!») non diverrà capace di riconoscere, vivere e gestire la gelosia in quel momento e, forse, successivamente nella vita adulta.

Può capitare che, con l’intenzione di minimizzare, i grandi deridano il bambino geloso. Ma questo aggiunge al dolore della gelosia la disperazione per il senso di inadeguatezza, per l’umiliazione, la vergogna e il non sentirsi compreso.

Una tempesta di sentimenti

Spesso i genitori stentano a capire che un bambino possa essere geloso e al contempo genuinamente contento di avere il fratellino.

Se lo vedono affettuoso e premuroso, pensano erroneamente che non possa essere anche geloso, e si sentono esentati dall’aiutarlo a riconoscere la gelosia e a gestirla. È bello avere un fratello: è quasi come avere un cucciolo. E poi fa sentire più importanti.

Però fa anche sentire di essere minacciati. La gelosia, infatti, è fondamentalmente la paura di perdere la “figura di attaccamento”: «Se la mamma vuol bene e si interessa a qualcun altro, posso perderla, mentre io ne ho bisogno.

E la cosa è ancor più preoccupante, perché sfugge al mio controllo. Capiterà ancora che questi due fanno un altro bambino? Che devo fare per impedirlo? Che ho fatto per favorirlo? Forse noi figli siamo intercambiabili…»

È possibile che il bambino si senta “sbagliato” e si chieda: «Ma come? Non gli bastavo io a quei due lì? In cosa li ho delusi?»

Se il neonato è di sesso diverso, è possibile che il bambino pensi di aver deluso i genitori perché volevano un bambino dell’altro sesso.

In conclusione

Tutte le rassicurazioni (che ci si vuol bene, che ci si stima, che tutti si è un po’ grandi e un po’ piccoli, che tutti si ha bisogno di sentirsi pensati, riconosciuti e amati, che si va bene così come si è) vanno inserite nell’intenso lavorìo comune per riconoscere come e quanto le cose sono davvero cambiate.

La gelosia è uno dei segnali della percezione di questi cambiamenti. Anche se non si è più nella situazione di prima, anche se si è un po’ addolorati e preoccupati, ci si può voler bene lo stesso. In modo diverso.

Piccolo glossario

  • Attaccamento: i cuccioli dei mammiferi hanno assoluta necessità di attaccarsi affettivamente a un adulto (la figura di attaccamento) che sia disponibile non solo ad accudirlo, ma a scambiare con lui affetto e conoscenza. Senza figura di attaccamento, un cucciolo non sopravvive mentalmente
  • invidia: se la mia figura di attaccamento si lega a un altro, può non essere più disponibile per me. Contemporaneamente, annaspo in un mare di confronti: chi è il preferito, chi è il più accudito, chi il più amato, chi il più vezzeggiato? Invidia è il dolore mentale che segnala una differenza con nostro svantaggio
  • gelosia: è una delle emozioni fondamentali della vita. È sano viverla quando la figura di attaccamento è interessata ad altri, è lo specifico dolore mentale che ci segnala il pericolo di perdere la figura di attaccamento per la comparsa di una figura rivale. Il pericolo temuto è che, se si lega troppo al rivale, la figura di attaccamento non sia più disponibile per il soggetto. In quanto segnale della minaccia della perdita, la gelosia spinge a provvedere per scongiurare il dolore depressivo, che è il dolore per la perdita di qualche cosa di buono.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/psicologia/famiglia/fratelli-e-gelosia/

Come aiutare il primogenito a

Come aiutare un bambino a superare la gelosia verso la sorellina o il fratellino

Pubblicato il 4 giugno, 2019  / Genitori e figli

Il fratellino maggiore e il neonato

I genitori amano il loro primo bambino e aspettano con ansia l’arrivo del secondo e spesso si dispiacciono e/o si irritano se il primogenito sente rancore e gelosia. Per quanto naturale, pretendere che il bambino (se soprattutto ha un’età che va dai due ai cinque anni) aspetti con ansia ed entusiasmo il fratellino, non servirà a convincerlo.

Se onestamente si ammette con se stessi il fatto che gli chiediamo di essere ‘soppiantato’ e che, comunque ci comportiamo, il bambino ne soffrirà, si affronterà meglio il problema. Infatti quando si ama qualcuno con un amore totalizzante (come il bambino ci ama), si desidera un amore esclusivo.

Il fatto che il genitore possa sentire il desiderio per qualcun altro, può provocare un senso di esclusione e gelosia.

Per capire meglio come la vive il bambino immaginiamo , ad esempio, per gioco, che nostro marito torni a casa e ci dice che ha intenzione di prendere una seconda moglie, oltre a noi, e immaginiamo che ci dica le stesse frasi che usiamo per comunicare al nostro primogenito l’arrivo del fratellino:

Il genitore al bambino: “Tesoro, avremo un altro bambino perché pensiamo che sarà bello per te avere un fratellino o una sorellina con cui giocare”.

Il marito alla moglie: “Tesoro, intendo prendere un’altra moglie perché penso che sarebbe bello per te avere una compagnia e un aiuto per i lavori di casa”.

Il genitore al bambino: “Siamo così contenti di te che moriamo dalla voglia di avere un altro meraviglioso bambino o bambina!”.

Il marito alla moglie: “Sono così contento di te che muoio dalla voglia di avere un’altra moglie meravigliosa come te!”.

Il genitore al bambino: “Sarà il nostro bambino, apparterrà a tutti e tre e lo cureremo tutti insieme!”.

Il marito alla moglie: “Sarà la nostra moglie. Apparterrà a tutti noi e la cureremo tutti insieme!”.

Il genitore al bambino: “Ora ho bisogno del mio bambino/a grande per curare il nuovo piccolino”.

Il marito alla moglie: “Ora ho bisogno della mia vecchia, fidata moglie per stare dietro a quella nuova”

Il genitore al bambino: “Naturalmente ti amerò sempre tantissimo; ci ameremo tutti l’un l’altro”.

Il marito alla moglie: “Naturalmente ti amerò sempre tantissimo; ci ameremo tutti l’un l’altro”.

Con questi buffi esempi, abbiamo capito come si può sentire il nostro primo figlio alle nostre ‘rassicuranti ed entusiastiche’ frasi sull’arrivo del fratellino. E allora che si fa?

Di seguito alcuni suggerimenti:

  1. Non dirgli subito della gravidanza. Si possono utilizzare i primi mesi della gestazione per parlargli in termini generali delle famiglie; ricordargli i fratelli e le sorelle dei suoi amici e trovare un bambino molto piccolo di cui parlare.

    Lo scopo è di far accettare al bambino l’idea che la maggior parte delle famiglie hanno più di un figlio e che quindi può essere un fatto normale e non una punizione destinata a lui.

  2. E’ bene che siano i genitori a dirglielo e non qualcun altro che anticipi la notizia
  3. Dirgli dove si trova il bambino e farglielo sentire quando si muove.

    E’ bene cercare di rendere reale la presenza del nascituro, discutendo insieme del sesso che avrà e dei nomi da poter scegliere, ma non dirgli di un fratellino o una sorellina con cui potrà giocare perché dovrà avere la pazienza di aspettare di vederlo crescere un pochino. Invece è bene che sappia com’è un neonato: bisognoso di tutto e che piangerà e sporcherà i pannolini.

    Raccontiamogli che anche lui era così, facciamogli vedere le sue foto, raccontiamo aneddoti buffi di quando era piccolo, come la volta che ha fatto la pipì addosso al dottore o che ha vomitato in un negozio. Lo scopo è quello che il bambino possa percepire un atteggiamento di tollerante e divertita superiorità verso il fratellino.

  4. Fare il possibile affinché le abitudini e il tran tran della sua vita scorri tranquillamente. Se il bambino va alla scuola materna è bene che continui ad andarci anche quando è nato il bambino e comunque abbia una rete di amici con cui gioca volentieri.

    Ha bisogno di persone e giochi che lo distraggano dal pensiero della mamma e del fratellino e luoghi e modi in cui rifugiarsi per mostrare come lui è diverso dal neonato.

  5. Se al momento del parto dovrà passare due giorni con la nonna, è bene che ci passi già prima del momento cruciale un paio di notti e che vengano vissute come un divertimento.

    Se invece è il padre che se ne prenderà cura, è bene che conosca i gusti del bambino: le piccole abitudini assumono una grande importanza quando c’è qualcosa o un momento che lo turba . Se è stata quasi sempre la mamma a occuparsi del bambino, è bene che gradualmente inizi ad inserirsi anche il padre.

  6. Circa due settimane prima della data prevista per il parto, dire al bambino che quando la mamma andrà in ospedale per far nascere il bambino, la nonna o il papà si prenderanno cura di lui finché la mamma non torna.
  7. Quando cominciano le doglie è fondamentale salutarlo anche se dobbiamo svegliarlo: è meglio che rimanga un po’ scombussolato piuttosto che svegliarsi una mattina per scoprire che la mamma è andata via.
  8. E’ bene che il bambino venga, dopo che il fratellino è nato, a trovarvi, ma a condizione che la ripresa dal parto sia senza complicazioni: il bambino ci vuole vedere come siamo normalmente. Se abbiamo delle cannule o dei dolori particolari, è meglio aspettare che siamo un pochino più in forma.
  9. Quando si torna a casa, il bambino può essere curioso del fratellino, ma vuole noi. Deve accettare la presenza del bambino e le cure da dedicargli, ma non bisogna farglielo pesare con frasi tipo “Porta pazienza, lui è così piccolino”. Dedichiamogli del tempo, lasciando per un po’ il neonato a qualcun altro.

    Durante i primi giorni, ci sono alcune precauzioni che è utile adottare affinché gli sia più facile accettare la nuova situazione causata dal piccolo ‘intruso’:

  10. Per i primi due-tre giorni è meglio evitare di allattare il bambino davanti a lui; se anche le affascinanti proposte volte ad allontanarlo vengono rifiutate dal bambino, facciamogli vedere come si nutre il neonato, spiegandogli che anche lui faceva così quando era piccolo. Può darsi che chieda di assaggiare il latte. Se l’idea infastidisce, non bisogna farlo, ma non bisogna mostrarsi turbate. Si può comunque fargliene assaggiare una goccia sul dito.
  11. Comportiamoci, per quanto possibile, come facevamo prima. Quando non possiamo, non diamo troppo spesso la colpa al nuovo bambino. Se invece è evidente che il motivo è lui, parliamone apertamente ed esprimiamo chiaramente ciò che il bambino probabilmente sta provando e pensando: “Mi spiace ma prima devo allattare (nome del neonato), lo so che la cosa non ti piace, ma i bambini piccoli non sanno aspettare come i grandi; quindi devo farlo ora. Poi lui dormirà dopo la poppata e tu e io potremo giocare insieme”.
  12. Accettiamo le offerte di aiuto da parte del bambino, ma non insistiamo a dire “tu sei il mio bambino grande”. Può darsi che non si senta affatto grande e che, anzi, è proprio il suo essere grande che provoca tutti questi problemi: se fosse piccolo avrebbe tutta la nostra attenzione come quel neonato prepotente! Aiutarci per ottenere la nostra approvazione è per lui l’estrema risorsa.
  13. Diamogli la possibilità di comportarsi in modo regredito per un po’ e aiutiamolo a capire che non deve essere “grande” per avere la nostra approvazione, che lo amiamo tantissimo comunque, a prescindere. Impariamo ad accogliere il bisogno di avere delle attenzioni “infantili” come quella di fare il bagno nella vaschetta del neonato e dargli un po’ del suo olio per il corpo. Può sembrarci assurdo, ma dal punto di vista del bambino non lo è affatto. E’ importante che lui comprenda gradualmente che anche se il piccolo ha un sacco di cose che normalmente lui non ha, in realtà, non vi è nulla che anche lui non possa avere, e che se non glielo offriamo è perché è cresciuto e non ne ha più bisogno. Lo scopo è arrivare a far in modo che il bambino possa pensare che anche lui può avere il biberon di latte, ma che è abbastanza grande per bere un succo alla pesca che è molto più gustoso del latte del neonato, per non parlare poi della cioccolata e pizza rossa!
  14. Concediamogli dei piccoli privilegi pratici derivanti dall’essere “il più grande” che pareggino gli svantaggi. Qualche piccola e nuova concessione in più: ad esempio, andare a letto un pochino più tardi, qualche spicciolo in tasca, la passeggiata in bici con il papà il sabato mattina. Il padre che collabora attivamente, può rappresentare l’elemento equilibratore tra le esigenze dei bambini: è un’occasione per cementare maggiormente il rapporto con il primogenito, oltre che essere un valido sostegno nella cura del neonato.
  15. Facciamo in modo che non si senta in colpa per i naturali sentimenti di gelosia che prova. Non chiediamogli di amare il bambino: non ce la fa (ricordiamoci l’esempio della “nuova moglie”!). Se glielo chiediamo, si sentirà in colpa e penserà di essere cattivo e avrà paura di perdere il nostro amore per questo. Ammettiamo e diciamoglielo che il piccolo adesso è un vero fastidio per lui, ma assicuriamogli che un giorno potranno essere amici e compagni. Diciamogli che è comprensibile che possa far fatica ad accettarlo, che i suoi sentimenti sono comprensibili; tuttavia anche se può detestare il bambino, non gli può fare male.( libertà totale nei sentimenti, ma regolazione nei comportamenti, cioè è importante che il bambino capisca che come genitori siamo in grado di accogliere ogni emozione e sentimento che prova, ma che i comportamenti non devono danneggiare nessuno).
  16. Facciamo comunque attenzione a che il bambino non faccia male al neonato. Si sentirà colpevole, per quanto possiamo essere comprensivi o per quanto possiamo sperare di credere che sia stato un incidente. Quindi evitiamo che accada. Sorvegliamolo, senza mostrare apprensione, quando si avvicina al fratellino e non lasciamo la carrozzina mentre lui fa dei giochi di movimento per evitare quegli incidenti spesso falsamente involontari, come una palla gettata nella carrozzina.
  17. Facciamo in modo che il bambino pensi che il fratellino gli voglia bene. Per tutti noi è più facile amare chi ci ama; per il bambino sarà più facile voler bene al fratellino se gli slanci d’affetto sembrano provenire da lui. Fortunatamente questa tendenza umana è innata. Il neonato gli stringerà forte il ditino; poi gli sorriderà quando gli si avvicina e gli parla. Quando questo avviene, è bene sottolinearlo agli altri: “E’ l’unico a cui (nome del neonato) sorride, si vede che gli è simpatico”, “Quando gli prende il ditino, non glielo vuole più lasciare!”. Con un po’ di pazienza (e di provvidenza), di amorose attenzioni da parte di entrambi i genitori, dopo due-tre mesi il bambino potrà assumere un atteggiamento di divertita protezione nei confronti del fratellino. Cerchiamo di fargli raggiungere questo stadio, prima che il fratellino cominci a muoversi perché finché è nella culla è “solo” un fastidio emotivo, ma quando comincerà a gattonare o a camminare tra i suoi giocattoli e a strapparglieli di mano, allora sarà più faticoso. Se il più grande sarà in grado di dire “Ma quanto è sciocco” o “Cerca di imitarmi” il rapporto è salvo; altrimenti ci vorrà ancora tanta pazienza!
  18. E’ importante che non ci siano confronti svalutativi su nessuno dei due bambini. Non è bene “parlare male” del piccolo, per gratificare il maggiore né pretendere che il più grande sia quello sempre ragionevole e accomodante perché appunto è il fratello maggiore!

Questo impegno supplementare da parte dei genitori, già scombussolati per l’arrivo del nuovo bambino, può sembrare uno sforzo in più, ma che vale certamente la fatica per poter creare un nuovo adattamento familiare che sia il più possibile sereno. L’essere in grado, da parte dei genitori, di acquisire la capacità di usare le proprie risorse di empatia e flessibilità per superare i momenti d’impasse, crea una maggiore fiducia in sé e nelle proprie competenze educative con una maggiore gratificazione nell’essere madre e padre.

Bibliografia:

  • P. Leach “Come allevare il bambino dalla nascita ai 6 anni” A. Mondadori

Источник: https://www.psicologionline.net/articoli-psicologia/articoli-genitori-figli/1854-il-primogenito-e-l-arrivo-del-fratellino

Quando arriva il fratellino: aiutare il bambino a gestire paure e gelosie

Come aiutare un bambino a superare la gelosia verso la sorellina o il fratellino

La nascita di un fratellino o di una sorellina è spesso una ferita narcisistica notevole per un bambino: magari primo figlio e primo nipote per i nonni, abituato ad avere spazi e giochi solo suoi, a vedere la routine familiare scandita dai suoi bisogni. L’impatto con l’arrivo di un altro bimbo che nei primi mesi attrarrà l’attenzione ed il tempo di tutti senza peraltro “restituire” niente in termini di gioco insieme e di divertimento può essere duro.

Quando poi il più piccolo sarà cresciuto abbastanza per giocare con lui, generalmente sarà anche in grado di prendere i suoi giochi preferiti e magari romperli, opporsi alla visione del suo cartone preferito, o avere qualche linea di febbre e far saltare il tanto atteso weekend al mare. Infine, veder ripetere verso qualcun altro quelle carezze, quelle coccole e quegli sguardi che finora erano rivolti solo a lui può essere difficile. La paura di perdere l’amore dei genitori è infatti il vero fulcro della gelosia.

Gelosia per l’arrivo del fratellino

Non possiamo pensare che non provi mai gelosia, né possiamo chiedergli – magari con sguardi di disapprovazione o delusione o peggio ancora con castighi e sgridate – di non manifestarla per non sentirci in colpa.

Nel momento in cui scegliamo di avere un altro bambino, sappiamo che renderemo la vita un po’ più difficile, almeno inizialmente, al nostro bambino.

Questo non ci deve scoraggiare, ma stimolare ad aiutarlo ad attraversare questa esperienza, imparando a condividere e a non sentire l’altro come una minaccia, rassicurandolo sul nostro amore per lui, ripetendogli spesso che lo amiamo, che rimarrà sempre il nostro cucciolo, che tra le braccia di mamma e papà c’è posto per tutti e nessuno ne rimane fuori. Accanto a questo, è però altrettanto importante permettergli di esprimere la propria gelosia e fargli sentire che è comunque amato.

Come aiutare il primo figlio a superare la gelosia per l’arrivo di un fratello

Detto questo, vediamo come possiamo aiutare i nostri bambini a non essere travolti dalla gelosia e dalla paura di abbandono che si cela sotto di essa:

  •  fate della gravidanza un “affare di famiglia”, che coinvolga anche il bambino e non solo la coppia. Se babbo e mamma parlano solo tra loro della gravidanza e dei preparativi per il nuovo arrivo (magari bisbigliando, come a “complottare”), il primogenito si sentirà escluso, percepirà il fratellino come un intruso che ha rotto l’armonia tra lui ed i genitori. 
  • riguardate insieme le foto dei suoi primi mesi di vita, per mostrargli che mamma e papà stanno facendo per il nuovo arrivato le stesse cose che hanno fatto per lui, niente di più e niente di meno. In genere tra l’altro ai bambini piace moltissimo ascoltare i racconti riguardanti i loro primi anni di vita, è un momento di condivisione molto intimo ed intenso, proprio ciò di cui ha bisogno un bambino che è preoccupato di perdere l’amore dei genitori.
  • coinvolgetelo in alcuni preparativi, come i primi vestitini, o la valigia per l’ospedale. Se non ha voglia di partecipare nonostante i vostri inviti, rispettate il suo no senza mostrarvi deluse o preoccupate. È importante cercare di farlo sentire partecipe, ma lo è ancor più permettergli di esprimere il suo disappunto o la sua rabbia. 
  • evitate per quanto possibile di far coincidere il parto con cambiamenti che riguardano il vostro bambino (come togliere il suo lettino dalla vostra camera, o l’inserimento al nido): il rischio è che si senta “sfrattato” per far posto al nuovo venuto. 
  • dopo la nascita, probabilmente vostro figlio oscillerà tra gioia e rabbia. Ascoltatelo sempre, create situazioni di intimità e di confidenza, solo per lui, in cui possa esprimere le sue paure. Leggete tra le righe del suo comportamento e delle eventuali bizze: sta chiedendo conferma, amore, rassicurazione.
  • riprendetelo sul comportamento, soprattutto se fa dei dispetti al fratellino, facendogli chiaramente capire che non ammettete che venga fatto del male a nessuno dei vostri bambini (lui compreso), ma non giudicate mai l’emozione che sta dietro, cogliete la sua rabbia o la sua paura, fategli sentire che la capite e che gli volete bene, che ha diritto di provarla.

Farlo sentire accettato in tutte le sue sfumature è il miglior regalo che potete fargli, oltre che la migliore conferma del vostro amore.

di Nora Massoli

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Come superare la gelosia quando arriva il fratellino

Come aiutare un bambino a superare la gelosia verso la sorellina o il fratellino

Lo scopo del vostro primogenito è quello di ottenere quella attenzione dei genitori che sentono di non avere più. Eh si, care mamme, il paradiso è perduto. E l’attenzione incondizionata e unica dei genitori viene improvvisamente a mancare, poiché ora sono impegnati con qualcun altro.

A ben pensare, tutta questa situazione non dev’essere facile da metabolizzare per un bambino piccolo, che ancora, poverino, non ha tutti gli strumenti necessari per ragionare e fronteggiare i cambiamenti, come potrebbe invece fare un adulto. D’altronde è completamente normale e molto comune che ciò accada.

I genitori devono semplicemente abituarsi al fatto che i bambini siano gelosi quando arriva un fratellino.

I litigi tra fratelli

Ognuno ha i suoi modi di manifestare la gelosia. Di solito più litigano nei loro primi anni e più spesso accade che siano uniti crescendo. La competitività tra fratelli è forse una buona preparazione per quando faranno il loro ingresso nel mondo.

Come prevenire la gelosia tra fratelli

Non ci sono misure standard o procedure fisse che potete utilizzare per aiutare a preparare il vostro bambinoal nuovo arrivo.

Raccontandogli la nascita che si avvicina, spiegandogli che c’è un fratellino in arrivo dicendo cose come: “il bambino è piccolo come un semino nella mia pancia, come eri tu una volta”. Tuttavia, potrebbe anche in questo caso non accettare l’idea poco allettante e semplicemente negarla.

Potreste leggere storie sull’arrivo di un nuovo bebè, man mano che la pancia inizia ad essere più visibile, la gravidanza potrebbe a questo punto avere più senso per lui. Potrete anche fargli sentire il movimento dei calci che il bebè tira nel pancione e trasformare il tutto in un gioco. Incoraggiatelo a parlare con la pancia.

Spiegatecosa accadrà una volta che andrete all’ospedale per partorire. Un paio di settimane prima della data di scadenza, spiegate chiaramente e semplicemente che state andando all’ospedale, o che sarete a casa se partorirete a casa.

Anche se probabilmente starete via solo per uno o due giorni, il vostro bambino potrebbe restare sconvolto dall’assenza della sua adorata mamma. Se un parente, un amico o una babysitter resterà con lui, organizzate il tutto una settimana o due prima del grande evento.

Potrete così programmare una visita in ospedale per il vostro piccolo, che si sentirà quindi parte essenziale della vostra grande famiglia fin dall’inizio.

Un’usanza francese anti-gelosia è quella di portarsi in ospedale una foto del figlio maggiore da posizionare sul comodino, in modo che quando verrà a visitare il nuovo arrivato si senta coinvolto nell’evento.

Cercate di spiegare in modo semplice che cosa succederà una volta che il bambino sarà nato, come ad esempio: “Quando arriverà il bambino, sarà il papà a portarti all’asilo per un po’ di tempo”.  Avere un altro figlio non cambierà quello che provi per il primogenito, ma non sarà facile da spiegare.

Rassicurate dunque il bambino grande regolarmente, dicendogli che è l’unico piccolo e grande amore della vostra vita, il migliore del mondo. Ditegli quanto lo amate senza stancarvi mai e continuate a dirlo anche dopo che sarà nato il fratellino.

Coinvolgete il piccolo nei preparativi. Chiedetegli di aiutarvi a prendere decisioni semplici, ad esempio se è meglio un pigiamino azzurro o bianco.

Potrete cambiare la postazione del vostro primogenito prima del parto in modo che possa abituarsi prima dell’arrivo del fratellino ad una nuova eventuale sistemazione. Apportare modifiche un paio di settimane prima che arrivi il bebè, potrebbe rivelarsi una mossa molto saggia.

Potrete spostarlo in una camera diversa, o dal suo lettino a un letto più grande per dargli il tempo sufficiente di abituarsi al nuovo letto ‘da grande’ e considerare il suo vecchio lettino solo un vecchio lettino per bebè.

Scattate foto dei due fratellini insieme, così che si renderà conto che questo è un momento speciale. Potreste fargli un piccolo regalo come omaggio dal nuovo arrivato al suo fratello più grande. E’ un’idea che funziona sempre!

Coinvolgere il bambino più grande nella cura del fratellino

Se il vostro bambino non vuole saperne di avere a che fare con il nuovo componente della famiglia, non forzarlo è la cosa migliore da fare; col tempo magari cambierà idea, ma insistendo nel coinvolgimento prima che sia pronto, si potrebbe addirittura causare più risentimento.

Potreste invece chiedere a lui dei suggerimenti per come intrattenere il bebè nella vita di tutti i giorni, creando una sorta di complicità.
Anziché rimproverarlo, provate a riconoscere i suoi sentimenti positivi a parole.

Potreste dirgli: “la tua sorellina piange un sacco e ruba tempo alla mamma che non può stare con te? A volte scommetto che vorresti che potesse mangiare da sola!” Questo può aiutarlo a capire che siete consapevoli del suo punto di vista.

Il vostro bambino sarà probabilmente affascinato in certi momenti dal nuovo fratellino, per come canta, si muove o fa facce buffe. Ecco bisognerebbe proprio sottolineare i momenti di interazione tra fratelli!

E se volete conoscere 6 consigli per ridurre la gelosia nei fratelli maggiori, continuate a seguirci …prossimamente qui sul blog Aformadimamma

Источник: https://www.philips.it/c-e/mo/a-forma-di-mamma/blog/crescita-e-salute/2017-04-come-superare-la-gelosia-quando-arriva-il-fratellino.html

Gravidanza
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