Come aiutare il nostro bimbo a gestire le emozioni

Come insegnare ai bambini a gestire le proprie emozioni

Come aiutare il nostro bimbo a gestire le emozioni

Tra i fondamenti dell'educazione non può mancare quello della gestione delle emozioni. Infatti imparare a controllare stati d'animo negativi non solo aiuterà i ragazzi ad affrontare le difficoltà della vita, ma anche a prevenire cattive abitudini, come abuso di alcol, droga, disturbi alimentari. Tratto dal sito americano WebMd

Quando erano piccoli gli avete insegnato le regole base di comportamento come: non mordere gli amici, non gettare il cibo per terra…

Ora che sono un po' più grandi è arrivato il momento di insegnargli a gestire gli stati d'animo e le emozioni.

“Molti genitori trascurano questo aspetto”, spiega Laura Jana, dell'American Academy of Pediatrics, “ma è tanto importante quanto qualsiasi altra abilità da trasmettere ai nostri figli”.

Infatti da questo dipenderanno le scelte che faranno su temi importanti, come: cosa mangiare, quanto dormire, quanto studiare ed esercitarsi…

Perché se non saranno in grado di affrontare le emozioni negative, potrebbero non avere la motivazione per prendere le decisioni giuste, che nella maggior parte dei casi richiedono forza e tenacia nell'affrontare delusioni e fatiche.

E gestire gli stati d'animo è qualcosa che si impara.

“Aspettarsi che un bambino di 10 anni sappia da solo come regolare il proprio umore, è come aspettarsi che un bambino di tre anni sappia allacciarsi le scarpe senza che nessuno glielo abbia insegnato”, dice Jana.

Ecco alcuni consigli per insegnare a vostro figlio a gestire le emozioni.

1. Come affrontare un suo momento di rabbia

Cosa dovreste fare quando vostro figlio va in escandescenza perché deve raccogliere i suoi calzini dal pavimento del soggiorno? Piuttosto che sgridarlo urlando dovreste:

-Riconoscere che è arrabbiato, ma non discuterne in quel momento.
Fategli capire che siete dispiaciuti per lui, ma non provate a risolvere il problema mentre è infuriato, rischiereste di essere travolti in un litigio.

-Dategli tempo per riprendersi: non è necessario mandarlo nella sua stanza, ma suggeritegli di andare da qualche parte a rinfrescarsi.

Anche l'attività fisica aiuta i bambini a bruciare la frustrazione. Provate a mandarlo fuori a fare una passeggiata o a fare due tiri di pallacanestro per schiarirsi le idee.

– Quando è calmo, allora se ne può parlare
Dopo che è calmo, allora si può parlare. Ora potete chiedergli di spiegare perché si è tanto arrabbiato e trovare insieme una soluzione razionale.

In questo modo state insegnando ai vostri figli ad accettare il malumore, calmarsi in modo sano, e trovare una soluzione insieme.

2. Migliorare la comunicazione

“È importante che i vostri figli si sentano a loro agio nel condividere con voi ciò che provano”, dice Roberta Golinkoff, dell'American Psychological Association. “Sapere cosa sta succedendo nelle vite dei vostri figli può aiutarvi a superare potenziali problemi”.

Ecco come praticare queste buone abitudini:
Mangiate assieme: quello del pranzo o della cena è uno spazio importante per comunicare e confrontarsi sui problemi.

-Fategli domande giuste. Non chiedete: “come è andata a scuola?” avreste risposte tipo: “tutto bene”; piuttosto fategli domande mirate, ad esempio: “come è andato il corso di teatro?”; o “come va il tuo compagno di banco?”.

I vostri figli si sentono più a loro agio se non sono l'argomento delle domande.

-Parlategli mentre state facendo altre cose. Se vostro figlio vede che vi sedete davanti a lui per parlare seriamente, le sue difese potrebbero salire.

Al contrario, tenete la conversazione informale, meglio facendo altre cose, come: guidare, fare shopping o cucinare.

-Non ignorate ciò che provano i bambini.
E' facile pensare che l'ansia per la recita a scuola sia insensata, ma ricordatevi che per un ragazzino, invece, conta molto. Quindi resitete alla tentazione di minimizzare le sue preoccupazioni.

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Spesso i bambini vengono travolti da forti sentimenti a cui non sanno dare un nome né una spiegazione. Per questo è tanto importante abituare i piccoli a riconoscere le emozioni. Un…

3. Sistemate le routine quotidiane

Abituateli alle buone abitudini. Le routine quotidiane aiutano a creare stabilità emotiva.

-Impostate un programma giornaliero. Stabilite un ritmo regolare per le attività dopo la scuola: i compiti, la cena, l'ora di andare a letto.

“Che si rendano conto o no, i bambini hanno bisogno di routine”, dice la Golinkoff, “e la mancanza di confini chiari può renderli instabili e infelici”.

Assicuratevi che faccia attività fisica regolare.

Sappiamo che l'esercizio fisico può rilasciare sostanze chimiche nel corpo che fanno sentire bene. E altre ricerche dimostrano che l'esercizio fisico regolare può anche rendere i bambini più sicuri di sé e farli stare meglio con se stessi.

Quindi non solo fategli fare sport, ma portateli al parchetto, andate a scuola a piedi o in bici, assicurartevi che a scuola li portino fuori all'intervallo…

-Aiutatelo a trovare il modo giusto per rilassarsi. Anche i bambini si stressano, ed è importante per loro trovare il modo di rilassarsi che non sia solo sdraiarsi davanti alla TV o con uno smartphone in mano.

Suggeritegli di trovare un posto tranquillo in casa per leggere un bel libro, disegnare o ascoltare musica. Oppure provate a proporgli degli esercizi di respirazione profonda o insegnategli qualche posizione yoga (su ci sono molti video).

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Aiutare i bambini, fin dai primissimi anni di vita, a parlare di sé e delle proprie emozioni non solo permette a noi genitori di comprenderli meglio, ma anche dà a loro la…

Gestire le emozioni previene comportamenti a rischio

Come non insegnareste ai vostri figli che fa bene mangiare un chilo di gelato; così è importante educarli a gestire le loro emozioni.

Questo gli impedirà di cadere in quelle cattive abitudini che fanno star meglio quando si è giù.

E prima è, meglio è perché non passerà molto tempo prima che i vostri ragazzi siano al liceo, alle prese con problemi come ormoni, alcol, droghe e stress scolastico. “Aiutarli a gestire le emozioni quando sono bambini può essere difficile”, dice la Golinkoff, “ma tornerà molto utile quando saranno più grandi.”

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/come-insegnare-ai-bambini-a-gestire-le-proprie-emozioni

Sviluppare l’intelligenza emotiva nei bambini: idee e spunti per aiutarli a riconoscere e gestire le emozioni

Come aiutare il nostro bimbo a gestire le emozioni

18 Ottobre 2016 Il team di ProntoPannolino Consigli, Dalla redazione

Fonte immagine: http://bit.ly/2edPzXz

Le varie emozioni che possiamo provare nell’arco della giornata – felicità, stanchezza, rabbia, tristezza, etc.

– possono essere davvero difficili da riconoscere e gestire per un bambino: il nostro compito come genitori è quello di accompagnare ed aiutare i piccoli nel controllare i loro sentimenti, stimolando così la loro intelligenza emotiva.

Che cosa intendiamo per intelligenza emotiva? Usando la definizione di Wikipedia, “l’intelligenza emotiva coinvolge l’abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione; l’abilità di accedere ai sentimenti e/o crearli quando facilitano i pensieri; l’abilità di capire l’emozione e la conoscenza emotiva; l’abilità di regolare le emozioni per promuovere la crescita emotiva e intellettuale.”

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Si tratta quindi della capacità di accogliere ed esprimere un’emozione, di capirla e di regolarla a seconda del contesto in cui ci si trova, poiché capire le proprie emozioni (e quelle altrui) è fondamentale per l’evoluzione e la sopravvivenza della specie.

E’ stato infatti dimostrato che il saper riconoscere, gestire e controllare le proprie emozioni è funzionale al raggiungimento degli obiettivi che ci prefiggiamo nella vita: non arrendersi davanti alle avversità emozionali ci permette di avere più successo nel compiere i nostri propositi, incidendo positivamente sull’autostima.

Inoltre l’intelligenza emotiva è sempre più un metro di giudizio all’interno del mondo del lavoro, e una competenza trasversale richiestissima: in alcuni ambiti attualmente viene valutata con appositi test e tenuta in alta considerazione soprattutto quando si tratta di ricoprire carichi dirigenziali.

Un corretto sviluppo di questa intelligenza, quindi, rappresenta anche un vantaggio competitivo nella ricerca di un lavoro, soprattutto considerando che il mondo del lavoro in cui dovranno muoversi coloro che oggi sono bambini sarà molto diverso rispetto a ciò che conosciamo ora.

Senza dubbio è più facile a dirsi che a farsi: se anche per noi adulti riconoscere e gestire le emozioni (soprattutto quelle negative) può essere difficile, lo è a maggior ragione per un bambino che, spesso, non arriva a comprendere pienamente ciò che sta sentendo in un determinato momento o in una determinata situazione.

Fortunatamente ci sono dei comportamenti che possiamo adottare per accompagnare i nostri figli nella gestione dei sentimenti e per accrescere la loro intelligenza emotiva:

Dare un nome alle emozioni

Spesso i bambini si sentono frustrati perché non comprendono la natura di ciò che stanno sentendo: per questo motivo a volte un nostro “no” a una loro richiesta può comportare una reazione esagerata ai nostri occhi, ma tipica di un bambino che si sente sopraffatto dalla frustrazione e dalla rabbia, due emozioni forti che non è ancora in grado di gestire.

Per questo è importante “etichettare” le emozioni, dandogli un nome: è dimostrato che dare un nome a ciò che sentiamo ci aiuta ad accettarlo, comprenderlo e – alla fine – a farci passare oltre.

Quindi se il nostro bimbo ci chiede se può rimanere alzato ancora (ma è ora di andare a nanna) e noi gli diciamo di no – e a quel punto reagisce aggressivamente gridando, piangendo e tirando oggetti – dobbiamo armarci di pazienza, cercare di calmarlo e parlargli.

Possiamo dirgli “ti senti molto arrabbiato perché volevi stare alzato di più ma la mamma e il papà ti hanno detto di no; ma sei molto stanco e domani devi andare all’asilo e devi riposare per poi avere la forza per giocare. Ora stiamo qui insieme finché non ti senti più arrabbiato, poi ti accompagnerò a letto”.

Legittimare le emozioni che sentono i bambini

Per un corretto sviluppo dell’intelligenza emotiva nei bambini non dobbiamo sminuire, deridere o negare le loro emozioni; al contrario, è necessario riconoscerle e legittimarle.

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Legittimarle non significa che dobbiamo essere d’accordo con il bambino (se si arrabbia perché non vuole andare a letto non vuol dire che ha ragione a non voler andare a letto): legittimare un’emozione vuol dire accettarla, accoglierla, fare capire al bambino che siamo lì per ascoltarlo ed aiutarlo.

Ne avevamo parlato anche nel nostro articolo relativo all’inserimento all’asilo nido o alla scuola materna: se il piccolo piange ed è triste quando arriva il momento di salutarlo non dobbiamo minimizzare la cosa dicendo che non c’è motivo di piangere o che gli altri bambini non stanno piangendo.

Se il piccolo piange è perché sente un’emozione, ha diritto ad esprimerla, ed è uno dei nostri doveri come genitori ascoltarlo e fargli capire che non è da solo: prendendo il caso dell’asilo, per esempio, possiamo dirgli “so che sei triste perché la mamma e il papà non possono venire all’asilo con te. Ma più tardi tornerò a prenderti e giocheremo insieme. Un super abbraccio ti aiuterebbe a non essere così triste?”

Non sempre le nostre parole riusciranno a rallegrarli nei momenti più difficili, ma i bambini percepiscono il nostro atteggiamento e notare che la mamma e il papà sono pronti ad ascoltarli e rispettare quello che sentono li aiuterà di certo a vivere le emozioni in una maniera più sana.

Insegnargli a “stare” con le emozioni

Quando sentiamo rabbia, tristezza, ansia, etc. il nostro primo istinto è quello di “fuggire” da queste emozioni e sostituirle con sentimenti più gradevoli che ci facciano sentire meglio: tuttavia, per vivere le emozioni in modo sano, è necessario saperci “stare” ed accogliere anche quelle meno piacevoli.

Per processare correttamente un’emozione è necessario sentirla, accoglierla, viverla (senza fretta) e poi, quando siamo pronti, lasciarla andare: se la reprimiamo facendo finta che non ci sia questa rimarrà dentro di noi irrisolta, con il rischio di fuoriuscire più intensamente quando meno ce lo aspettiamo (magari in un momento di stanchezza o stress).

Per i bambini valgono le stesse regole: se il nostro piccolo si è arrabbiato perché il fratellino gli ha preso un gioco, non basta dirgli “non devi arrabbiarti”; possiamo dirgli “ti sei arrabbiato con tuo fratello perché ti ha rubato un gioco con cui volevi giocare; vuoi dirmi cosa ti piacerebbe dirgli per fartelo ridare?”

In questo modo il bambino penserà al motivo che ha provocato la sua rabbia, e allo stesso tempo cercherà una soluzione per gestirla; in tutto questo processo si calmerà gradualmente finché il momento critico non sarà passato da solo.

Nessuna emozione è “sbagliata”

Rimproverare un bambino quando piange, quando è triste o quando è frustrato può trasmettergli l’idea che le sue emozioni, quello che sente, siano sbagliate.

Nessuna emozione è sbagliata: alcune sono più piacevoli mentre altre decisamente meno, ma hanno tutte lo stesso diritto di essere sentite ed espresse.

Quello che dobbiamo fare è aiutare il bambino ad esprimerle nel modo giusto: le emozioni non sono mai sbagliate ma può esserlo invece il modo in cui queste vengono manifestate.

Dare il buon esempio

Come dicevamo prima, dobbiamo essere noi genitori a dare il buon esempio ed essere un modello di corretta intelligenza emotiva.

Se vogliamo evitare che il nostro bimbo, quando è frustrato o arrabbiato, gridi e lanci gli oggetti dobbiamo essere noi i primi a non farlo quando ci troviamo in una situazione stressante.

Allo stesso modo, dimostrandoci aperti all’ascolto e accogliendo le emozioni dei nostri bambini gli staremo dando un’importantissima lezione di vita, poiché i piccoli apprendono l’empatia osservandola dagli altri.

Usare il gioco come distrazione

Il gioco è una parte fondamentale della vita e dello sviluppo dei bambini: in tutte le specie animali, il gioco è una sorta di “prova” per quello che poi dovranno affrontare nella vita reale.

Se vediamo che nel nostro bimbo sta per scattare un comportamento negativo, possiamo cercare di evitarlo usando il gioco.

Ad esempio, il nostro bimbo si arrabbia con il suo fratellino o sorellina perché ha preso un suo giocattolo: possiamo dirgli “sai che questa mattina ha rubato anche il mio portachiavi preferito? Non so dove l’avrà messo! Vieni, andiamo a cercarlo insieme, chi lo trova per primo vince!”

In questo modo il nostro bimbo vedrà che non succede niente se ogni tanto il fratellino “sottrae” qualcosa che ci appartiene, e che anche se non possiamo giocare con quel gioco in concreto, ci sono tante altre cose divertenti da fare!

Farli sentire in uno spazio sicuro per esprimersi

Per aprirsi agli altri ed esprimere le proprie emozioni i bambini devono sentirsi al sicuro e il modo di farli sentire così è dimostrargli che le loro emozioni saranno accettate ed ascoltate.

I piccoli sono spesso sopraffatti dalle emozioni forti e talvolta ne hanno paura: per questo le reprimono fin quando non si sentono abbastanza al sicuro per poterne parlare o poterle esprimere.

… Tante cose, vero?

Aiutare i bambini nel loro percorso emotivo è una sfida per tutti i genitori che si devono armare di pazienza per dare una mano ai propri figli a gestire e controllare i propri sentimenti.

Attenzione però! Non dobbiamo dare sempre la soluzione ai nostri bimbi, a meno che questi non ce lo chiedano espressamente: lasciare che i bambini gestiscano una situazione da soli (ovviamente sempre sotto la nostra supervisione) gli dimostra che abbiamo fiducia in loro, aiutandoli a trovare modi nuovi per controllare quello che sentono.

Tutti i bambini, infatti, hanno bisogno di essere aiutati a gestire le proprie emozioni ma – per fare questo – solo l’empatia non basta: è necessario parlargli e proporgli modelli di comportamento che li aiutino a non sentirsi alla mercé dei sentimenti che provano.

In questo articolo abbiamo detto spesso che è necessario ascoltare i bambini: questo vale anche per i piccoli che non sono ancora capaci di esprimersi a parole e che ci fanno capire le loro emozioni attraverso i gesti e il pianto.

Quando i bambini sono piccolissimi di certo non potremo farci dire da loro cosa sentono, cosa non funziona e cosa vorrebbero che succedesse per stare meglio: ma possiamo comunque fargli sentire la nostra vicinanza e il nostro appoggio incondizionato.

L’educazione per una corretta intelligenza emozionale inizia dal momento in cui i piccoli vengono al mondo, e non è mai troppo presto per fargli sentire che si possono fidare di noi per esprimere le proprie emozioni.

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Etichettato con: intelligenza emotiva, intelligenza emotiva bambini, sviluppare l'intelligenza emotiva

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Come aiutare i bambini a gestire le emozioni con il gioco

Come aiutare il nostro bimbo a gestire le emozioni

Il gioco stimola la creatività nei bambini e permette ai più piccoli di fare esperienze fondamentali per lo sviluppo. Lo sviluppo della competenza emotiva nei bambini è strettamente legato quindi al gioco: come è possibile aiutarli in questo processo? Ne parliamo con Irene Chiesa, psicologa dell’età evolutiva. 

Comunicare le emozioni attraverso il gioco 

Il gioco è una parte importante dello sviluppo di un bambino. Permette di stimolare la creatività e di apprendere le necessarie abilità sociali. Attraverso il gioco, i bambini sono spesso introdotti a esperienze come condividere, fare a turno e lavorare insieme, specialmente quando sono in un contesto di gruppo.

Questo momento così fondamentale per lo sviluppo ha mostrato anche di poter fornire un contesto per lo sviluppo delle competenze linguistiche e del vocabolario, che a loro volta supportano la regolazione delle emozioni.

In particolare, le attività di gioco condiviso e di collaborazione con altri, adulti o bambini, sostengono le capacità del bambino di esprimere le sue idee, spiegare i suoi ragionamenti e parlare di ciò che sta imparando e offrono la possibilità di potersi esprimere.

Lo sviluppo della competenza emotiva è un processo che inizia nell’infanzia e prosegue nell’adolescenza. Il bambino infatti acquisisce gradualmente la capacità di identificare e regolare le proprie emozioni e di rispondere a quelle degli altri. Gli eventi quotidiani e le routine offrono molteplici opportunità di apprendimento emotivo.

Conoscere e gestire le emozioni dei bambini

La conoscenza delle emozioni implica la capacità di percepire e nominare le emozioni.

Il bambino piccolo spesso prova emozioni intense, come la tristezza, la gioia, l’ansia e la rabbia, e prima di poter generalizzare la comprensione delle emozioni a quelle degli altri, devono avere la possibilità di  riflettere e comprendere le proprie, attribuendone un significato all’interno dei suoi legami significativi.

Conoscere le emozioni aiuta il bambino ad apprendere meglio dalle sue esperienze emotive e a poterle comunicare. La conoscenza delle emozioni aiuta il bambino a sviluppare una maggiore consapevolezza e a impegnarsi in interazioni più efficaci con i coetanei. Inoltre inibisce l’aggressività e aumenta i comportamenti prosociali e l’empatia.

Il livello di sviluppo di un bambino, il suo temperamento e la sua capacità verbale possono influenzare la sua capacità di intendere e gestire le sue emozioni. Questa comprensione non può avvenire se non all’interno di relazioni significative che aiutino il bambino a nominare l’esperienza.

Leggi anche Giocare con i bambini: come favorire la crescita

Aiutare i bambini a gestire le emozioni con il gioco

È sempre più evidente che la capacità di regolazione emotiva si sviluppa nella prima infanzia ed è supportata da esperienze di gioco e attività che favoriscono anche lo sviluppo del linguaggio orale.

Il modo in cui gli adulti interagiscono con i bambini piccoli può supportare questo sviluppo.

Gli adulti possono fornire così un ambiente emotivamente accogliente e giocoso, in cui i bambini abbiano la possibilità di parlare di loro e di quello che accade.

Ci sono svariate modalità di gioco con cui il bambino possa essere aiutato a gestire alcune emozioni. Una di queste è il gioco di finzione “fare finta che”. Per facilitare questo tipo di attività a casa e a scuola, insegnanti, genitori possono mettere a disposizione oggetti interessanti e versatili che stimolino l’immaginazione: scatole vuote, costumi, oggetti della casa.

Passando da un’emozione all’altra di varia intensità, il bambino mantiene il suo gioco a un livello emotivo gestibile, che serve come veicolo per esprimere e regolare le sue emozioni.

Un’altra modalità è quella di usare le storie, specialmente con i bambini  in età scolare, in particolare le fiabe (che hanno emozioni particolarmente esagerate) per parlare come i personaggi possono sentirsi e cosa possono pensare. Possono essere utili per esplorare le storie e riflettere sui sentimenti dei personaggi, senza che le emozioni vengano effettivamente assunte.

Mentre gioca il bambino può essere aiutato a notare, nominare e comprendere le sue emozioni nel momento in cui si manifestano e a usare le emozioni come opportunità di conoscersi e comprendere di più gli altri

Ogni occasione di gioco può essere opportunità per comunicare al bambino la fiducia che le emozioni possano essere vissute senza farsi sopraffare, pur comprendendo quanto possa essere difficile e faticosa l’esperienza di emozioni intense.

Photo by Ashton Bingham on Unsplash

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Источник: https://vivavoceinstitute.com/bambini-emozioni-gioco/

Cosa sono le emozioni per un bambino e come aiutarlo a gestirle

Come aiutare il nostro bimbo a gestire le emozioni

Sono diventata grande pensando che non ci si dovesse arrabbiare e pensando che piangere fosse un po’ da deboli.

Niente di più sbagliato!

E per fortuna non è mai troppo tardi per capirlo.

Diciamo che, nonostante io non sia una pedagogista di professione, grazie al cielo mi si è acceso un barlume e sono arrivata (più o meno) da sola e inconsciamente alla conclusione che sia giusto e buono esprimere le proprie emozioni.

Dico “più o meno” perché, spinta dalla difficoltà di gestione di alcune emozioni in particolare da parte di uno dei miei figli, ho iniziato a leggere molto sul tema e a chiedere consigli ad amiche professioniste (insegnanti o pedagogiste) che potessero aver avuto a che fare con questa “problematica”.

Uno dei primi consigli ricevuti è stato quello di acquistare una fiaba rivelatasi, poi, di grande illuminazione: “Uno scricciolo di nome Nonimporta”. Questa è una storia per bambini che parla dritto al cuore e fa comprendere l’importanza di dire la propria, senza paura di giudizi e senza necessariamente bisogno di scoppiare.

Diciamo che con questo libro mi sono fiondata al nocciolo della questione e che, poi successivamente, ho “snocciolato” lettura dopo lettura e consiglio dopo consiglio.

Cosa sono le emozioni?

Le emozioni sono spesso definite come un insieme di sentimenti che si traducono in cambiamenti fisici e/o psicologici che influenzano il pensiero e il comportamento.

Quali tipi di emozioni ci sono?

Esistono due tipi di emozioni: le emozioni fondamentali (dette anche primarie) e le emozioni complesse (dette anche secondarie).

Emozioni primarie

Le fondamentali, dette anche emozioni primarie poiché si manifestano nei periodi iniziali della vita umana, vengono definite “innate” e sono: paura, amore, ira.

Entro i primi cinque anni di vita vengono “scoperte” altre emozioni fondamentali quali vergogna, ansia, gelosia, invidia.

Emozioni secondarie

Sono la combinazione tra emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e l’interazione sociale:

  • invidia
  • allegria
  • vergogna
  • ansia
  • rassegnazione
  • gelosia
  • speranza
  • perdono
  • offesa
  • nostalgia
  • rimorso
  • delusione.

Ora che ve le ho elencate siate sinceri e ditemi se anche a voi non viene spontaneo dividere tutte queste emozioni tra “buone” e “cattive”!?

Diciamo che è un errore molto comune, ma se ci pensiamo bene non è così. Ciò che di sbagliato c’è è il modo in cui le si gestisce.

Se ci pensiamo un attimo su…e immaginiamo un bambino felice, gioioso…quasi euforico che inizia a saltare su e giù per le scale, tanto da arrivare a cadere…Forse non è anche questo un atteggiamento da “contenere”? Non è la gioia ciò che c’è di sbagliato, ma l’eccedere che porta al non curarsi del resto.

Come vive le emozioni un bambino

Se già noi adulti abbiamo difficoltà a gestire le nostre emozioni, figuriamoci un bambino.

Il problema più grande è dato dal fatto che il bambino non le conosce nemmeno tutte queste emozioni e, quando ci ha a che fare, inizia a sentire qualcosa che lo travolge che forse lo spaventa anche.

Quello che, quindi, più serve ad un bambino è il saper riconoscere ogni singola emozione così da essere in grado capire cosa gli succede senza averne paura. Diciamo che l’ignoto spaventa sempre, chiunque.

Come aiutarlo a gestire le proprie emozioni

Per aiutarlo a gestire le proprie emozioni sarebbe buono, quindi, trovare delle soluzioni che gli permettano di conoscerle e delle soluzioni che gli permettano di riprendere il controllo.

Ecco qualche esempio…

Il diario delle emozioni

Quando ho visto per la prima volta un diario di questo genere, ho subito pensato che avrei voluto tanto farne uno per i miei figli e anche per voi…ecco perché finalmente ora potete scaricarlo gratuitamente alla pagina dei nostri download free.

L’idea è quella di fornire al bimbo un piccolo “manuale” e vocabolario delle principali emozioni con cui potrebbe avere a che fare e, nel contempo, fargli fare un gioco di 30 giorni che gli permetta di tirare le somme al termine di ogni giornata per cercare di fare un lavoro di “introspezione” che lo renda capace di stabilire l’emozione predominante di quel giorno: è importantissimo che il bambino capisca anche solo la cosa più bella successa e la meno bella, la più emozionante e la meno emozionante.

I più grandicelli, alla fine dei 30 giorni, potranno tirare le somme osservando l’andamento del loro umore, magari insieme alla mamma o al papà che potranno cercare di aiutarlo con semplice una chiave di lettura.

La scatola delle emozioni

La scatola delle emozioni è una scatola contenente le principali emozioni che il bimbo fatica a gestire.

Noi, ad esempio, ne abbiamo costruita una con dentro gioia, tristezza, rabbia, paura, calma, imbarazzo.

In buona sostanza si prende una scatola e si suddivide il suo interno in tanti scomparti quanto le emozioni che deve contenere.

Lo scopo è quello di indirizzare il bambino a questa scatola ogni volta che si ritroverà a non riuscire a gestire il forte impulso dato da una precisa emozione così che, una volta aperta, possa trovare al suo interno qualcosa che lui stesso ha scelto come aiuto per ricordarsi la soluzione migliore.

Cosa metterci dentro

Per essere un pochino più pratici, nella nostra scatola abbiamo inserito questi oggetti in corrispondenza di ogni emozione:

  • rabbia = uno squishi morbidoso che, con lo stritolamento, aiuti al rilassamento
  • paura = un piccolo pupazzetto da abbracciare o da portarsi con sé per ricevere supporto
  • imbarazzo = uno specchietto che ci permetta di vedere le nostre guance che diventano rosse e che ci ricordi che noi siamo forti e possiamo far fronte anche a quella situazione
  • tristezza = delle bolle di sapone che mettano allegria
  • gioia = un foglio e una penna così da poter scrivere o disegnare il motivo per cui siamo così felici e poterlo fare leggere anche a qualcun altro o magari da tenere solo come ricordo

La calming-box

La calming box, letteralmente “scatola della calma”, è un contenitore che raccoglie diversi oggetti che aiutano il bambino a rilassarsi, soprattutto dopo un momento difficile, come un pianto o un litigio. Potete facilmente costruirne una con gli oggetti che preferite purché raccolga svariati oggetti per favorire la calma e la tranquillità del bambino dopo i momenti più burrascosi.

Gravidanza
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