Come aiutare i bambini dopo un evento traumatico

Come si riparano i Traumi dei Bambini? Iniziando a riparare i propri

Come aiutare i bambini dopo un evento traumatico

Lutti, abusi emotivi e fisici, malattie, disastri ambientali. Ansia, abbandono emotivo, fragilità, depressione. Come si riparano i traumi dei bambini? Cominciando a riparare i propri.

Ce lo spiega Anna Rita Verardo, psicologa e psicoterapeuta, autrice del libro ‘Riparare il trauma infantile’ (Giovanni Fioriti Editore), nuovo manuale per addetti ai lavori divenuto in pochi mesi un fenomeno editoriale richiesto anche dal grande pubblico perché fitto di test pratici dedicati ai genitori, che troverete anche qui di seguito.

“L’essere stati amati predispone all'amare, il contrario appronta al disagio” dice da sempre la psicanalisi. “I genitori sono uno specchio per i figli e le esperienze che viviamo nei primi anni di vita segnano profondamente gli adulti che un giorno diventeremo” – spiega Anna Rita Verardo.

Come reagite quando il vostro figliolo passa le ore sdraiato sul divano? Con sana e motivata preoccupazione o con disagio e scatti di rabbia? Cosa vi ricorda questo comportamento? – domanda Verardo invitando i genitori a fare un flashback della propria storia familiare per sgomberare il campo da errate interpretazioni e fare una analisi più obiettiva ed utile per lo sviluppo dei propri figli.

Anche esperienze relazionali molto comuni hanno un effetto determinante nella traiettoria dello sviluppo.

In un'ottica di auto-osservazione la specialista invita a farsi alcune domande: “I vostri figli vi cercano soprattutto nel momento del bisogno? Sono figli sani.

I vostri bambini fanno tutto da soli e sono diventati, come si dice, adulti responsabili in miniatura? Qualcosa non va. I vostri piccoli tendono a rassicurarvi nei momenti in cui vi mostrate fragili? Allarme”.

Non ci sono solo i traumi oggettivi che i figli si trovano a vivere sul momento, come ad esempio la morte di un familiare, una malattia, un terremoto o un caso di bullismo subito a scuola.Che bambini siete stati voi, cari genitori?

Aggiunge quindi: “Avere un genitore fragile, bisognoso o depresso può avere addirittura effetti peggiori dello stesso evento critico.

Ci sono esperienze oggettivamente molto traumatiche che possono lasciare meno conseguenze di eventi comuni che incidono invece profondamente sullo sviluppo del bambino che un giorno diventerà adulto e avrà a sua volta dei figli.

I traumi emotivi e fisici hanno ricadute ‘trans generazionali’ che non vanno trascurate”, sottolinea l’esperta.

Ecco, in sintesi, alcune domande su cui gli adulti possono riflettere, tratte dal nuovo volume. Non sono test di valore diagnostico, ma uno spunto per riflettere su alcuni comportamenti che potrebbero essere significativi di una difficoltà nel rapporto con il proprio figlio. Domande utili anche per ripensare alle risorse e agli ostacoli nella relazione con il bambino e col proprio partner.

Test per l’attaccamento:

Vostro figlio si preoccupa troppo per la propria salute? Ha maggiore bisogno di contatto con voi rispetto agli altri bambini? Si preoccupa per la vostra salute? Chiede a che ora tornate e quando uscite? Tende a fare l’adulto? Se rispondete ‘si’ si tratta di segnali di allarme che indicano delle difficoltà nel naturale sistema di attaccamento del bambino da parte dei genitori.

Test per l’accudimento:

Avete un buon contatto affettivo con vostro figlio? Lo abbracciate e lo guardate negli occhi? Gli state vicino quando sta male, anche emotivamente, parlandogli, abbracciandolo e raccontandogli delle storie? In caso affermativo avete attivato un buon sistema di accudimento.

Test per gestire la rabbia dei figli:

Quando vostro figlio è arrabbiato, abbassate la voce e lo guardate negli occhi, gli prendete le mani e lo rassicurate? Oppure alzate la voce divenendo autoritari, vi arrabbiate e lo lasciate solo in camera sua? Vi sentite incapaci e non sapete cosa fare’ Vi sentite impotenti? Vi spaventate? Pensate sia solo un modo per attirare l’attenzione su di se’? Solo il primo caso è indicativo di una relazione d’attaccamento sicura.

Test sui genitori:

Da quando siete genitori sono affiorati ricordi sgradevoli e avreste voluto vivere una infanzia diversa? All'età di vostro figlio vi sentivate più grandi? Avete paura di perderlo? Vi sorprendete a dire le stesse cose che dicevano i vostri genitori? Avreste voluto un padre o una madre diversa per i vostri figli rispetto a come è quello reale? Vi ripetete che vostro figlio somiglia a voi da piccolo o non volete che vi somigli? Se rispondete sì potreste avere riattivato memorie traumatiche della vostra infanzia.

Interrogarsi per primi sugli eventi traumatici subiti nella nostra infanzia è il primo passo verso la prevenzione o la risoluzione di quelli dei figli. Riparare il trauma infantile è un dovere sociale che non solo rende i bambini più sicuri, è anche garanzia per gli adulti e genitori che saranno in futuro, – conclude Verardo.

Fonte: Ansa.it , 10 Marzo 2020

Источник: https://www.angelamarchese.it/news/articolo-news/come-si-riparano-i-traumi-dei-bambini-iniziando-a-riparare-i-propri

Aiutare il bambino a superare un trauma

Come aiutare i bambini dopo un evento traumatico

Come possiamo aiutare il bambino a superare un trauma? Prima di provare a far luce sulla questione, diamo la definizione di trauma.

Secondo McCann e Pearlman (1990), “un evento è traumatico da un punto di vista psicologico quando suppone una minaccia o un attacco improvviso e inaspettato che oltrepassa la capacità che l’individuo crede di possedere per gestirlo o che perturba i confini di riferimento che l’individuo ha nel comprendere e muoversi nel mondo”.

Sia durante l’infanzia sia in età adulta, i traumi possono essere molto diversi. In età adulta sono correlati soprattutto a situazioni di violenza estrema, attentati, morte, ecc.

Nell’infanzia i traumi riguardano soprattutto situazioni di bullismo o maltrattamento, morte o allontanamento di una persona cara, paura del rifiuto, separazione dei genitori, umiliazione ricevuta, ecc.

In questo articolo affronteremo la questione in modo generico, ma dobbiamo considerare i diversi tipi di trauma, i cui effetti possono variare molto da un caso all’altro.

Vi lasciamo alcune strategie per aiutare il bambino a superare un trauma. Chiedere un aiuto professionale sarà il primo passo da considerare, anche se va analizzato il singolo caso e soprattutto accompagnare il bambino in questo percorso. In che modo?

Chiedere un aiuto professionale

Il primo passo per aiutare il bambino a superare un trauma è chiedere un aiuto professionale. Uno psicologo infantile e giovanile può aiutare a mettere a fuoco il problema e, soprattutto, può aiutare il minore a integrare l’esperienza traumatica vissuta.

Più che di superare, dunque, si tratta di elaborare l’esperienza per integrarla poco a poco come parte della propria storia di vita. E questo è possibile grazie all’aiuto di un professionista specializzato, dato che si tratta di un aspetto della salute mentale.

D’altra parte, in base all’esperienza traumatica vissuta e soprattutto alle conseguenze psicologiche, dovremo valutare se chiedere o meno questo aiuto (se si tratta di un caso lieve, per esempio).

Nel caso in cui questo non interferisca con la vita e il benessere del bambino, potrebbe essere sufficiente il nostro aiuto; pur così, è sempre consigliabile chiedere una consulenza.

Aiutarlo a esprimersi

Un aspetto determinante per aiutare il bambino a superare un trauma è aiutarlo a esprimere le proprie sensazioni. Questo non vuol dire che debba aprirsi quando vogliamo noi e nel modo in cui preferiamo noi.

Più che altro bisogna fornirgli elementi e strategie perché possa sentirsi libero di mostrare i suoi sentimenti. Dobbiamo creargli degli spazi in cui possa sentirsi al sicuro e tranquillo.

Un ottimo strumento tramite cui i bambini sono capaci di esprimere il loro mondo interiore è il disegno. Sarà importante che possa esprimere non solo quello che prova, ma anche quello che ha vissuto attraverso il trauma; riportarlo alla mente può aiutare sempre attraverso una supervisione professionale.

L’espressione (attraverso parole, disegni, gesti) di quanto vissuto ci aiuterà a capire come si sente, quale impatto ha avuto la situazione sul minore. Possiamo aiutare il bambino a trovare lo strumento che lo faccia sentire più a suo agio. Seppur limitata, qualsiasi informazione condivisa ha un valore straordinario.

Mantenere la routine del bambino

La routine può aiutare il bambino a guadagnare sicurezza, a sentire di nuovo che vive in un ambiente controllabile e in cui è protetto. Sensazioni che favoriranno anche l’espressione delle sue inquietudini.

Quindi gli orari e le regole familiari consentono al piccolo di tornare poco a poco al presente senza smettere di elaborare l’esperienza vissuta (con l’aiuto professionale quando è richiesto).

Praticare la respirazione insieme per aiutare il bambino a superare un trauma

Gli esercizi di respirazione sono ottimi strumenti per ridurre l’ansia e altri sintomi correlati all’iperattivazione dell’organismo. Dopo un’esperienza traumatica, il corpo e la mente possono accusare questi sintomi; quindi possiamo notare che il bambino è sempre allerta (nell’attesa inconscia del prossimo pericolo), irritabile, preoccupato, ansioso.

In questi casi, la respirazione cosciente può offrire grandi benefici. Se inoltre la farete insieme, si sentirà accompagnato; tuttavia, può essere positivo che con il tempo la esegui da sé.

Per aiutare il bambino a superare un trauma, bisogna farlo sentire più apprezzato e amato che mai. Dopo una situazione traumatica, si vive un crollo della propria autostima. Per questo motivo, sarà importante accompagnare il bambino nel suo sviluppo, ascoltarlo, trascorrere del tempo insieme e soprattutto farlo sentire amato e apprezzato.

Quindi approfittate dei momenti in cui fa le cose bene per premiarlo; non devono essere ricompense materiali. Un rinforzo è anche un atto d’amore, un abbraccio, un bacio, un “trascorriamo il pomeriggio insieme”, ecc.

D’altra parte dare, significa anche dare valore alle sue abilità e ai suoi sforzi (non sempre deve fare qualcosa “bene” per fargli sapere che è stupendo).

Conclusioni

Al fine di assimilare, elaborare e “superare” un trauma, è importante esprimere l’esperienza vissuta e comunicare la propria sofferenza. Dopodiché, rielaborare l’esperienza, integrarla dentro di noi come parte della nostra vita.

Questo nei bambini non è sempre facile, motivo per cui bisognerà chiedere aiuto quando il trauma compromette il benessere del piccolo.

Oltre a consultare un professionista, le strategie presentate consentono al minore di recuperare la normalità, il controllo della sua vita e a migliorare il suo benessere. Inoltre sarà importante che il bambino possa esprimere i suoi dubbi e i suoi timori, in genere numerosi.

E soprattutto non dobbiamo farlo sentire solo, ma aiutarlo a recuperare poco per volta la sensazione di sicurezza e di protezione.

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Источник: https://lamenteemeravigliosa.it/aiutare-il-bambino-a-superare-un-trauma/

Aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico: tre consigli più uno

Come aiutare i bambini dopo un evento traumatico

Aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico, come un intervento, un ricovero o una procedura invasiva è possibile con alcuni accorgimenti.

Quasi quotidianamente leggo sui social domande di genitori preoccupati perché il figlio ha avuto paura in ospedale.

Si chiedono se sia meglio parlare di ciò che è successo o distrarre il piccolo; o se magari è il caso di riprendere la quotidianità come se nulla fosse mai accaduto e aspettare che il tempo curi le ferite.

Ecco, su questo ti dico subito di no. Se vuoi aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico contare sul tempo che passa può essere rischioso. Il tempo non cura un trauma, di solito.

Certo ci sono dei tempi fisiologici per l’elaborazione degli eventi. Se per esempio hai subìto un lutto importante datti almeno un anno per riuscire ad elaborarlo.

Ma quando un evento è stato traumatico allora la mente ha bisogno di altre risorse per poterlo elaborare. Il tempo, di per sé, non basta.

Forse però stai pensando che tu invece sei riuscito a non pensarci più, a quella cosa che ti è successa tanto tempo fa. È vero. Questo è possibile. Ma a che prezzo? Non pensarci non equivale ad elaborare. Forse convivi con delle paure, con un disturbo d’ansia o con una forma di dipendenza. Forse non fai il collegamento, ma il trauma subìto nel passato molto probabilmente c’entra.

Cos’è un trauma? Riconoscerlo per aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico

Un evento è traumatico quando ha caratteristiche tali da non essere integrabile nella mente. Cioè quando le emozioni, i pensieri e le sensazioni che derivano da quell’evento sono troppo dolorose o troppo assurde per riuscire a tollerarle. Rimane dunque congelato nelle reti neurali della mente, associato ad emozioni intense e per questo separato dal resto delle parti del cervello.

Ora sappiamo dalla ricerca che dopo un trauma il cervello cerca di curarsi e integrare quell’evento nel resto della mente. E’ per questo che continua a pensarci. Ma d’altra parte vuole anche non sentire più così tanto dolore e allora cerca di fare di tutto per NON pensarci. Rimane quindi un costante stato d’ansia, di tensione di base che non permette di dormire, mangiare, lavorare ecc.

La mente funziona sempre in ottica adattiva, per poter continuare a funzionare. Solo che in caso di trauma ci sono due spinte, entrambe adattive, che muovono il cervello.

Da un lato la mente vuole chiudere l’evento, così continua a tornarci. Da qui i pensieri intrusivi. Dall’altro vuole tenerlo lontano dalla consapevolezza, per poter proseguire con la quotidianità.

Si spendono così un sacco di energie!

Aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico raccontando l’accaduto

La prima e più importante cosa da fare per aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico è narrarlo. Aiutarlo a far sì che i suoi ricordi diventino il più possibile consapevoli, espliciti, chiari.

Se è piccolo ti consiglio di raccontargli bene, tante volte, fino a che senti che ce ne è bisogno, quello che è successo. Prima, durante e soprattutto dopo.

Devi aiutarlo a fare una “narrazione” dell’evento, un racconto inserito nel tempo. Deve capire che quell’evento c’è stato e che è finito, è nel passato.

Con poche parole, quelle che lui può capire, costruendolo piano piano anche in più volte.

È  importante che abbia un racconto completo di immagini, sensazioni corporee, pensieri ed emozioni vissuti in quel momento.

 Quello che è accaduto deve essere inserito nel tempo, avere un inizio uno svolgimento e una fine, e contenere le caratteristiche vissute. Il momento della paura, del dolore, della mancanza della mamma.

Ma anche quello in cui vi siete rivisti, il dolore è passato, gli amici sono venuti a trovarlo e lui poi è uscito dall’ospedale ed è andato in camera sua a giocare.

Se è grande puoi cercare di farlo raccontare a lui, aiutandolo ad aggiungere i pezzi mancanti al racconto. Ovviamente più il racconto è suo meglio è. Ma con un ragazzo di 15 anni sarà possibile, mentre con un bambino di 2 dovrai fare quasi tutto tu.

Aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico valorizzando gli aspetti positivi

Il secondo consiglio è far sì che, ripensando a quella giornata, tuo figlio possa integrare anche cose positive. È guarito? Quantomeno è stato soccorso e protetto. Poi magari ha vinto anche un gelato extra. E un regalino. E tante coccole. Sembrano banalità ma non lo sono.

Non devi MAI negare ciò che c’è stato di negativo, anzi. Aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico significa innanzitutto riconoscerlo e nominarlo.

Ma è importante valorizzare anche le risorse che ha avuto a disposizione, per costruire un senso unitario e globale degli eventi che gli capitano. La forza del suo corpo, le sue capacità di autocura, il coraggio che ha avuto, la presenza della mamma, le coccole di papà.

La scienza medica, i dottori, i soccorritori, l’ambulanza che corre veloce in mezzo al traffico. Sono tutti fattori protettivi, risorse che ha avuto. Riflettici con lui.

Aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico dando forma al dolore

Infine, devi spiegare a tuo figlio che il dolore è la sua prima risorsa. Il dolore è un segnale. Ci sono persone che hanno una malattia molto pericolosa, per cui non sentono dolore.

Queste persone sono costantemente a rischio, devono stare molto attente perché non sentendo dolore non si curano anche quando ce n’è bisogno. Per fortuna invece il tuo bambino ha sentito male, quindi è stato possibile curarlo e guarirlo.

Il dolore c’è perché il suo corpo funziona bene.

Poi però è anche finito. Quando il corpo è guarito, o quando i dottori se ne sono presi cura, è passato. Quanto è durato? Più o meno di una puntata dei Super Pigiamini? È durato più o meno della sigla? E quanto è stato intenso? Come quando ti schiacci un dito nella portiera o come quando cadi e ti sbucci un ginocchio?

Per aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico devi aiutarlo a dirigere la sua attenzione sulle caratteristiche di ciò che ha provato.

Aiutare il tuo bambino a superare un trauma medico: la psicoterapia

Alle volte però accade che il trauma sia davvero troppo. Che tutte le attenzioni di cui sopra non bastino. O che le medicazioni, i ricoveri, le procedure mediche siano molteplici, invasive, reiterate nel tempo.

Può essere che l’evento sia stato molto stressante, che non si sia strutturato un vero e proprio disturbo post traumatico.

Ma ripensarci potrebbe comunque provocare sofferenza e tensione anche corporee; oppure noti tuo figlio cerca di non soffermarvisi, di pensare ad altro; o vedi che per lui è sempre più difficile accettare di essere curato.

In tutti questi casi ci potrebbe essere una difficoltà, una sofferenza diciamo sotto soglia, che sarebbe meglio trattare. Devi sapere che ci sono degli strumenti a tua disposizione, che possono aiutarvi.

Da circa 20 anni abbiamo a disposizione una tecnica molto valida, che si chiama EMDR (Eyes movement desensitisation and reprocessing). Ormai la ricerca è tale e le evidenze scientifiche della sua efficacia sono talmente tante che l’OMS l’ha validata come terapia d’elezione per i traumi.

È una tecnica molto semplice (ma non facile!), veloce ed efficace. Attraverso la stimolazione bilaterale mette la mente in condizioni di trovare in sé le risorse necessarie per elaborare il trauma e affrontare il futuro.

L’EMDR non fa dimenticarele cose, assolutamente no. Però facilita l’elaborazione della parte traumatica di un evento, quella parte che non permette alla mente di funzionare in modo integrato.

Se senti di avere bisogno di aiuto, per te o per tuo figlio, l’EMDR è una buonissima risorsa.

Источник: https://www.silviamasserini.it/aiutare-bambino-superare-trauma-medico/

Trauma

Come aiutare i bambini dopo un evento traumatico

Sono state date molte definizioni di Trauma Psicologico nel corso della storia, ma cosa si intende davvero con questo termine? Ci può venire in aiuto l’etimologia stessa della parola, che deriva dal greco e che vuol dire “ferita”. Il trauma psicologico, dunque, può essere definito come una “ferita dell’anima”, come qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo e che ha un impatto negativo sulla persona che lo vive.

Esistono diverse forme di esperienze potenzialmente traumatiche a cui può andare incontro una persona nel corso della vita. Esistono i “piccoli traumi” o “t”, ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intesa.

Si possono includere in questa categoria eventi come un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con delle persone significative durante l’infanzia. Accanto a questi traumi di piccola entità si collocano i traumi T, ovvero tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care.

A questa categoria appartengono eventi di grande portata, come ad esempio disastri naturali, abusi, incidenti etc.

Nonostante gli eventi sopra descritti riferiti alle due tipologie di trauma siano molto differenti, la ricerca scientifica ha dimostrato che le persone reagiscono, dal punto di vista emotivo, mostrando gli stessi sintomi.

Non tutte le persone che vivono un’esperienza traumatica reagiscono allo stesso modo. Le risposte subito dopo uno di questi eventi possono essere moltissime e variare dal completo recupero e il ritorno ad una vita normale in un breve periodo di tempo, fino alle reazioni più gravi, quelle che impediscono alla persona di continuare a vivere la propria vita come prima dell’evento traumatico.

Cosa succede dopo un evento traumatico?

L’essere stato vittima di un evento traumatico porta a conseguenze che possono essere riscontrabili non solo a livello emotivo, ma lasciano il segno anche nel corpo di chi è sopravvissuto a uno di questi eventi.

Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che le persone che hanno vissuto traumi importanti nel corso della vita portano i segni anche a livello cerebrale, mostrando, ad esempio, un volume ridotto sia dell’ippocampo che dell’amigdala.

Queste scoperte, avvenute negli ultimi anni grazie all’utilizzo di strumenti di indagine sempre più sofisticati, gettano luce sulla stretta connessione mente-corpo.

Ciò che ha un impatto emotivo molto forte si ripercuote anche a livello corporeo, quindi, risulta evidente che intervenire direttamente sull’elaborazione di questi eventi traumatici abbia un effetto anche la neurobiologia del nostro cervello.

Subito dopo aver vissuto un evento traumatico il nostro organismo e il nostro cervello vanno incontro ad una serie di reazioni di stress fisiologiche, che nel 70-80% dei casi tendono a risolversi naturalmente senza un intervento specialistico.

Questo avviene perché l’innato meccanismo di elaborazione delle informazioni presente nel cervello di ognuno di noi è stato in grado di integrare le informazioni relative a quell’evento all’interno delle reti mnestiche del nostro cervello, rendendolo “digerito”, ricollocato in modo costruttivo e adattivo all’interno della nostra capacità di narrare l’accaduto. Ma cosa succede quando questo non avviene?

Alcune persone continuano a soffrire per un evento traumatico anche a distanza di moltissimo tempo dall’evento stesso. Spesso riportano di provare le stesse sensazioni angosciose e di non riuscire per questo motivo a condurre una vita soddisfacente dal punto di vista lavorativo e relazionale. In questi casi, quindi, il passato è presente.

Questo quadro sintomatologico, che può arrivare fino a delinearsi in un Disturbo da Stress Post-Traumatico, è caratterizzato appunto dal “rivivere” continuamente l’evento traumatico, continuando a provare tutte le emozioni, sensazioni e pensieri negativi esperiti in quel momento. E’ proprio quando ci si rende conto che le reazioni sono di questo tipo e che la sofferenza è significativa che è necessario chiedere aiuto ad uno specialista.

Di seguito vengono riportate alcune informazioni importanti da tenere presente quando si ha a che fare con persone che sono state esposte ad un evento traumatico. Esse possono essere un valido aiuto per comprendere quali siano le risposte tipiche a seguito di un evento di tale portata e quando è necessario intervenire con un supporto specializzato.

Di cosa abbiamo bisogno quando subiamo un’esperienza traumatica?

  1. Avere una persona con cui parlare dei propri pensieri e sentimenti.
    È importante considerare il fatto di aver bisogno di un aiuto di una persona di fiducia per superare il momento.
  2. Cercare di mantenere la routine quotidiana, per esempio tornare al lavoro al più presto, anche se la capacità lavorativa sarà ridotta perché ci si potrebbe stancare facilmente.
  3. Essere consapevoli che, anche se le reazioni e le emozioni sono forti, questo è normale.
  4. Darsi il tempo necessario per riguadagnare le proprie forze.

Le reazioni durante e dopo l’incidente, che in realtà proteggono da un crollo psicologico, sono:

  • Senso di irrealtà – Si ha la sensazione di essere dentro a un film, le scene si svolgono come al rallentatore, i sensi sono acutizzati per fare una rapida valutazione dei pericoli presenti nella situazione, cercando delle vie d’uscita o altre soluzioni. Subito dopo l’esperienza traumatica, la realtà quotidiana attorno a noi può sembrare irreale o irrilevante, come se ci trovassimo sotto a una campana di vetro o in mezzo ad un incubo
  • Reazioni fisiche– Sono normali la tachicardia e il senso di nausea. In genere si sente caldo o freddo, oppure paura di stare da soli, bisogno di vicinanza, di un supporto e aiuto concreto

Alcune delle reazioni successive all’evento:

  • Pensieri intrusivi – Arrivano involontariamente pensieri, ricordi e immagini di quello che è successo. Compaiono soprattutto in momenti di rilassamento, per es. prima di dormire e si accompagnano di un senso di disagio.
  • Problemi di sonno – In genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno degli incubi o sogni ricorrenti dell’evento.
  • Associazione con altri stimoli – È comune che alcuni stimoli ambientali, persone o situazioni richiamino l’evento in modo involontario. Questo è dovuto al fatto che l’evento viene associato ad altri fattori che provocano un certo malessere o ansia. Ovviamente lo stimolo da solo, se non venisse associato all’evento traumatico, non genera alcun disagio.
  • Difficoltà di concentrazione – Poca concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film, ecc.
  • Reazioni fisiche – Problemi di stomaco, senso di nausea, stanchezza.
  • Disperazione – È difficile accettare i fatti attuali e non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato.
  • Colpa – Si ha senso di colpa ad esempio per essere sopravvissuti quando un’altra persona è morta o ferita gravemente. C’è una tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza. È comune dirsi: “Se io solo avessi…”
  • Vulnerabilità – Paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, sopratutto con i familiari. Indifferenza verso cose che prima dell’incidente erano molto importanti per la persona. Questo a volte crea incomprensione con gli altri da cui scaturiscono ulteriori difficoltà.
  • Il significato della vita – Le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire e dare un senso a quanto accaduto. Sono molto comuni pensieri riguardanti la vita e la morte e le cause che hanno portato all’evento traumatico vissuto. Ci si rende conto di essere estremamente vulnerabili e si è in apprensione rispetto all’eventualità che l’evento traumatico possa ripresentarsi nuovamente.

Il trauma nei bambini

Il TRAUMA INFANTILE può essere definito come la conseguenza mentale di un evento esterno e improvviso o di una serie di eventi altamente stressanti che provocano una sensazione di impotenza nel bambino e che determinano una rottura delle abituali capacità di coping da lui messe in atto.

L’EMDR vede la patologia come informazione immagazzinata in modo non funzionale, soprattutto quella legata alle esperienze nei primi anni di vita. Le esperienze negative e traumatiche subite in età infantile sono in genere presenti in modo diffuso, vengono sottovalutate e diventano comunque una fonte primaria di disagio.

Qualsiasi esperienza in cui il bambino sperimenta oppressione, paura o dolore, insieme ad una sensazione di impotenza, può essere considerato un trauma infantile.

I bambini che, durante l’infanzia, hanno sperimentato traumi ripetuti (sia di natura relazionale che ambientale) e che non possono contare su una buona relazione di attaccamento con le proprie figure genitoriali, sono caratterizzati da traiettorie di sviluppo estremamente carenti e danneggiate.

Questo è dovuto al fatto che i bambini sono molto impressionabili e il loro livello di esperienza non è tale da dare loro una visione equilibrata della vita e di loro stessi. Tendono a fidarsi molto degli adulti, soprattutto delle figure genitoriali che hanno una grande credibilità ai loro occhi.

Quindi, se l’adulto fa o dice qualcosa di negativo o di grave il bambino attribuisce la colpa a se stesso, non ai problemi dell’adulto. I bambini provano dolore nello stesso modo degli adulti quando vengono esposti a eventi gravi come la morte di un familiare o una malattia o una violenza nei loro confronti.

Quindi, i bambini sono soggetti a provare stati di ansia ed emozioni come rabbia, colpa, tristezza, mancanza e senso di impotenza. La capacità dei bambini di provare questo tipo di dolore è in genere sottovalutata, probabilmente questo è dovuto al fatto che si esprimono con modalità diverse da quelle degli adulti.

Inoltre, nella nostra cultura abbiamo la tendenza a proteggere i bambini dal dolore e dalla sofferenza. Indipendentemente dal fatto di essere stati coinvolti direttamente nell’evento, i bambini si rendono conto e sentono quando succede qualcosa di grave. Se si tace o si è vaghi riguardo all’evento, si lascia il bambino da solo con i suoi pensieri, con la sua immaginazione, con domande senza risposta e con tutta l’incertezza che questo crea. Se non viene data alcuna informazione lasciamo il bambino alle sue fantasie, che in genere sono peggio della realtà. Le fantasie negative possono provocare un senso di ansia e di terrore che lasciano segni permanenti che si manifestano in seguito come vulnerabilità fisica o psichica.

I bambini che hanno vissuto delle esperienze altamente stressanti e traumatiche fin da piccoli, hanno la tendenza a rimettere in atto i loro traumi attraverso il comportamento. Essi possono infatti presentare alcune risposte tipiche determinate da questi fratture nello sviluppo, come ad esempio l’acting out o l’evitamento.

Le risposte a cui i bambini che hanno vissuto eventi traumatici possono andare incontro sono molte; esse possono variare da una breve reazione da stress che si risolve in modo spontaneo, ad una sindrome più complessa definita come Disturbo Post-Traumatico Complesso.

Come esprimono le loro emozioni?

Le reazioni sono diverse, a seconda della loro età evolutiva e dell’importanza emotiva dell’evento, della violenza o della perdita. I bambini in genere hanno difficoltà a verbalizzare le loro emozioni.

Le emozioni in genere vengono espresse attraverso irrequietezza, agitazione, scoppi di rabbia, paura del buio, problemi di sonno, incubi e paura dell’abbandono. Possono anche riferire sintomi fisici come mal di testa o di stomaco.

Quando i bambini scoppiano a piangere o diventano molto tristi apparentemente senza motivo, allora può voler dire che stanno lottando con il dolore e che hanno bisogno di aiuto.

Come aiutare i bambini?

E’ necessario dare messaggi chiari, trasmettere al bambino le informazioni in modo aperto e sincero, soprattutto riguardo quello che è successo, quello che sta succedendo e quello che succederà . Le spiegazioni devono tenere conto ovviamente dell’età del bambino.

I genitori sono le persone più indicate per informare e preparare il bambino, se questo non è possibile allora deve farlo una persona che il bambino conosce bene, di cui si fida. Deve esserci il tempo e la tranquillità necessaria per parlare.

L’adulto deve ascoltare le domande del bambino e rispondere con sincerità, accettare e rispettare le emozioni del bambino.

I bambini reagiscono in modo diverso, alcuni piangono o protestano oppure negano la realtà, altri dimostrano apatia e si comportano come se non avessero sentito quello che gli è stato appena spiegato, ma devono avere la possibilità di poter riprendere l’argomento con le loro domande e di ricevere risposte sincere.

Se non ci sono risposte, allora bisogna dirlo al bambino, i bambini questo lo capiscono. È importante ricorrere a volte al supporto di uno psicoterapeuta, soprattutto se le persone con cui vive il bambino non sono in grado di aiutarlo. L’intervento terapeutico è in genere di breve o media durata ed è importante non solo per risolvere il problema emotivo post-traumatico ma anche come prevenzione di difficoltà future.

Источник: https://emdr.it/index.php/trauma/

Come aiutare un bambino che ha subito un trauma

Come aiutare i bambini dopo un evento traumatico

Il trauma infantile può essere definito come una conseguenza di tipo psicologico dovuta ad un evento, o una serie di eventi, molto stressanti che hanno fatto sperimentare al bambino una grande sensazione di impotenza accompagnata dall’incapacità di utilizzare le abituali strategie di fronteggiamento di solito messe in atto.

L’EMDR considera il trauma come un’informazione che è stata immagazzinata in modo disfunzionale nel sistema di memoria.

Le esperienze traumatiche infantili sono molto diffuse, spesso finiscono per essere sottovalutate e diventano la causa primaria del disagio del bambino.

Possiamo considerare come trauma infantile qualsiasi esperienza fatta dal bambino che causa in lui dolore, paura, oppressione e una forte sensazione di impotenza.

I bambini sono molto impressionabili, non riesco ad avere una visione oggettiva di ciò che accade intorno o direttamente a loro stessi, si fidano degli adulti, soprattutto dei genitori. Quando le figure di riferimento significative fanno qualcosa di negativo o grave, i bambini tendono ad attribuirsi la colpa e non a pensare che l’adulto possa avere un problema.

Se vengono coinvolti in una catastrofe o in un grave evento, come il lutto di una persona cara, una grave malattia o una violenza nei loro confronti, reagiscono sentendo lo stesso dolore che provano gli adulti: i bambini possono percepite le stesse emozioni, come la rabbia, la tristezza, il senso di colpa, il senso di impotenza o l’ansia. Va sottolineato però che i bambini non esprimono questi stati dolorosi allo stesso modo degli adulti e quello che accade molto spesso è che il loro dolore venga sottovalutato.

Di fronte al genitore che soffre per un grave evento, il bambino, anche non è stato direttamente coinvolto, percepisce lo stato emotivo dell’adulto ed è consapevole che è successo qualcosa di grave.

Non dare spiegazioni o rimanere sul vago porta il bambino a restare da solo con i suoi pensieri, con le sue domande alle quali risponderà con i pochi mezzi che ha a disposizione, utilizzando la fantasia e colpevolizzandosi per la sofferenza di mamma o papà.

Non fornendo alcuna informazione lasciamo il bambino nell’incertezza, lo abbandoniamo con le sue fantasie, che di solito peggiorano la realtà dei fatti.

Le fantasie negative portano il bambino a sentire paura e ansia, che lì per lì possono restare silenti, ma che lasciano un segno permanente e profondo che successivamente si manifesterà con segni di vulnerabilità fisica o psichica.

Eventi traumatici ed espressione delle emozioni nei bambini

Il modo in cui i bambini esprimono le emozioni a seguito di un evento traumatico cambia in base all’età e al modo in cui l’evento impatta, se siamo di fronte a una violenza o alla perdita di persone care.

In ogni caso un bambino non esprime le emozioni come le esprimerebbe un adulto in quanto non ha ancora le capacità di verbalizzarle.

Le reazioni che può manifestare sono molteplici, possiamo trovarci davanti a:

  • disturbi del sonno e incubi;
  • sintomi psicosomatici (mal di testa o di stomaco)
  • reazioni di pianto e estrema tristezza apparentemente senza motivo
  • agitazione, irrequietezza, paura di essere abbandonati
  • paura del buio
  • improvvisi scoppi di ira o agitazione

La cosa più importante da fare è parlare in modo aperto e sincero, spiegare chiaramente cosa è successo fornendo le corrette informazioni al bambino. Verbalizzare cosa sta succedendo e cosa accadrà nel futuro, avendo cura di utilizzare parole e spiegazioni comprensibili all’età del bambino.

Le spiegazioni andrebbero fornite dal genitore, o da una persona ben conosciuta dal bambino e della quale si fida. L’adulto in questione dovrà parlargli con calma, serenità e con tutto il tempo di cui ci sarà bisogno al fine di fargli comprendere quanto accaduto.

È fondamentale prestare molta attenzione alle domande poste dal bambino, rispondere con estrema sincerità, accogliendo e rispettando le sue emozioni.

I bambini, come gli adulti, di fronte ad un evento traumatico possono manifestare diversi tipi di reazione.

Alcuni negano la realtà, protestano, altri scoppiano a piangere, altri ancora si comportano come se la comunicazione non fosse mai avvenuta oppure si mostrano molto empatici.

La cosa importante è essere pronti a riprendere l’argomento quando il piccolo farà nuove domande, alle quali andranno date risposte sincere.

Infine è importante la presa in carico con uno psicoterapeuta EMDR, soprattutto se anche gli adulti che ruotano intorno al bambino si sentono molto turbati dall’evento traumatico. L’intervento EMDR è di breve durata ed ha esiti molto positivi nell’elaborazione degli eventi traumatici.

Источник: https://www.simonachiari.it/come-aiutare-un-bambino-che-ha-subito-un-trauma/

Gravidanza
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