Come aiutare i bambini ad avere fiducia in se stessi? I consigli della pedagogista

Autostima nei Bambini: 4 Strategie Pratiche per Migliorarla

Come aiutare i bambini ad avere fiducia in se stessi? I consigli della pedagogista

Lo sapevi che l’autostima s’impara già da bambini? In questo articolo vediamo 4 strategie pratiche per insegnare ai più piccoli la serenità e la sicurezza in se stessi.

 “Non ne fai mai una giusta!” “Sei un disastro!” “Guarda i tuoi cugini, loro sì che…”

Quante delle parole che gli adulti dicono ai bambini, spesso senza pensare, hanno un riflesso sulla loro autostima e negli anni si trasformano in problemi di taglia sempre più grande?

La stima di sé è una risorsa vitale. Permette di superare le difficoltà, di stare in salute, di realizzare i propri sogni e diventare adulti di successo.

Difende da ansia, depressione, violenza e da tutti quei disturbi del comportamento così tipici dei nostri anni. Ma è anche un dono delicato da tutelare, che può subire flessioni. Le parole che arrivano al cuore dei più piccoli si depositano e formano il tessuto del loro monologo interiore, cioè del dialogo che avranno con se stessi.

“Sono proprio bravo a…”, “Come posso riuscire a…”, “Voglio davvero…”, “Mi organizzo per…”.

“Non sarò mai capace di…”, “Sono il più scarso di tutti…”, “Non provo neanche, tanto…”, “Non farò in tempo…”.

A seconda dei casi, il monologo interiore potrà essere positivo come una formula magica oppure incarnare una specie di continua maledizione.

Le critiche incessanti, i paragoni, il dito sempre puntato su quello che non va, una costante omissione di gesti d’affetto sono piccole, quotidiane abrasioni dell’autostima dei bambini.

Prendersene cura è un investimento: vuol dire crescere giovani adulti che avranno a disposizione molto più tempo e risorse per realizzare la propria felicità.  

Allora, che siamo genitori, insegnanti, parenti o amici, ecco alcune strategie di comportamento per proteggere l’autostima dei bambini e farla crescere rigogliosa.

1) Fai asciugare il latte versato

I bambini, per definizione, combinano disastri. A volte lo fanno per disattenzione, a volte per dispetto, altre volte con le migliori intenzioni. (Chiedi ai tuoi genitori/nonni. Qualcosa mi dice che anche tu, da piccolo, non eri un modello di virtù).

Non stigmatizzare o drammatizzare gli errori.

Più delle critiche eccessive, delle generalizzazioni come i ‘sempre’ e i ‘mai’, dei grandi perfezionismi, è utile far notare gli sbagli senza mortificare.

La morale funziona davvero poco con il mondo dell’infanzia. Quindi, critica l’errore, non il bambino. E spingilo piuttosto in maniera ferma a trovare da sé una soluzione concreta.

“Hai fatto una cosa stupida.

Cerca di rimediare” darà sicuramente risultati migliori rispetto a inveirgli contro dicendo: “Sei sempre il solito stupido!”, mentre si corre a risolvere il problema al posto suo.  

In quest’ultimo caso, il bambino proverebbe solo mortificazione e senso d’inutilità, e verrebbero paralizzate due tra le facoltà più importanti tipiche dell’infanzia: l’inventiva e l’intraprendenza.

Se lo spingi a riparare all’errore, invece, imparerà quattro cose fondamentali: 

  • che le sue azioni hanno delle conseguenze e che non c’è sempre ‘l’aiuto da casa’ a toglierlo dai pasticci
  • a orientarsi nella vita in maniera costruttiva 
  • a scoprire che nel suo intimo ci sono risorse speciali per tirarsi fuori dalle complicazioni, quindi a fare affidamento su di sé
  • che sbagliare non deve terrorizzare. L’importante è imparare dagli errori e non ripeterli.  

Non riordina la camera? Lasciagliela così come l’hai trovata. A un certo punto l’entropia schiferà anche lui e lo vedrai brandire l’aspirapolvere.   

Ha litigato con un’amica? Se è colpa sua, insegnagli a scusarsi e a inventarsi una  gentilezza graziosa per fare pace.  

La cosa vale anche in ambito scolastico.

Se prende dei brutti voti, è molto più educativo fargli sapere che deve trovare un modo per risollevare la media (studiando per conto proprio o insieme ad alcuni compagni di classe), piuttosto che pagargli delle ripetizioni, convincendolo così del fatto che non ce la può fare da solo. Puoi suggerirgli dei metodi di studio diversi e più efficaci.

Se proprio hai necessità di sottolineare quello che non va nel comportamento del bambino, usa l’ironia (non il sarcasmo): toglie peso e saprà sicuramente avvicinarti di più al suo universo scanzonato rispetto ai paroloni da corte suprema o fotoromanzo. 

 2) Ti sale l’”andiamo a criticare”?Datti all’ippica

O anche alla vendemmia. Ma sul serio. Le esperienze sono un vero toccasana per l’autostima dei bambini.

Oltre a divertirsi, a conoscere il mondo, a imparare, le avventure alla sua portata lo spingeranno a conoscersi: chiarirà le sue preferenze, i suoi bisogni, le sue antipatie.

Si troverà di fronte a una buona quantità di piccole decisioni da prendere e piccoli problemi che risolverà con le sue mani. E soprattutto, lui e te scoprirete i suoi talenti.

Conoscersi è il primo passo verso la realizzazione di sé (come i Greci sapevano bene).

Osserva quindi quello che ama fare, che sa fare bene e che ripete senzafatica.

A prescindere dal fatto che la determinata attività piaccia anche a te o meno – il mondo è già pieno a sufficienza di figli di matematici obbligati a studiare matematica e, per par condicio, di figli di letterati destinati in fasce all’Olimpo delle Lettere, che poi a metà della vita scappano insieme a coltivare papaveri da oppio in Birmania.

Spingilo a puntare su quello (non sui papaveri da oppio): ad allenare le sue personalissime qualità. C’è chi è agile e chi è resistente. Chi è strategico e chi è istintivo. Chi è logico e chi creativo. Chi spiega meglio di un professore e chi è portato per mettere pace nelle liti. Chi è bravissimo a organizzare e chi a intrattenere gli ospiti.

In ogni bambino è presente il germe della persona che sarà. Lascia stare le tue aspettative, i desideri sepolti pronti a incarnarsi di generazione in generazione e tutte quelle altre meraviglie pronte solo a suscitare ansie da prestazione e grandi infelicità.

Sii obiettivo.

Indicagli con onestà le sue inclinazioni. E fai un esperimento. Almeno per una settimana, inverti la rotta e cambia le tipiche espressioni del lessico famigliare.

Sostituisci “Quand’è che ti deciderai a studiare matematica?”, “Questo si fa in questo modo”, “Sei così silenzioso che non ti farai nessun amico” con: “Hai visto che bravo che sei con il computer?”, “Che belle fotografie che fai!”, “Come sei ordinata!”, “Mi piacerebbe molto leggere quello che scrivi”.

La sua autostima non potrà che esserne felice. E vedrai che negli ambiti di suo interesse il bambino riporterà i maggiori successi, che siano scolastici, sportivi, artistici o sociali.

Due accortezze.

1) “I tuoi colleghi sì che trovano il tempo per andare in palestra in pausa pranzo”

I paragoni, che siano con il mondo degli adulti o con altri bambini, non servono a niente. “Alla tua età io…”, “Guarda tuo fratello…”, “Quei bambini sì che…”. Ogni bambino è diverso dagli altri, ha doti diverse e diversi tempi di sviluppo. E anche diversi modi di veicolare il proprio talento (vedi i due tennisti Borg e McEnroe).

Non è ancora nata la ricerca scientifica che attesti gli effetti positivi dei confronti – se non le litigate capitali tra fratelli, le amicizie del cuore infrante, le acerrime vendette e cosette così.

2) Imprese a metà tra le formiche e la Tanzania

È importante che le sfide siano adatte all’età e alle capacità dei bambini. Se sono troppo facili, possono risultare noiose e non motivanti. Se invece sono troppo difficili, è probabile che il bambino se ne senta schiacciato e abbia l’istinto di rinunciare.

Insomma, fidati della bussola del tuo buon senso e scegli un’opzione a caso a metà tra la conta delle formiche e la vacanza estrema in Tanzania.

Idee: può cucinarsi da solo il pranzo, trascorrere una mattina insieme a te sul greto di un fiume di montagna, scrivere e spedire una mail di lavoro che gli detti, fare un viaggio in treno da solo, chiamare i parenti per una cena. 

3) Fagli le coccolee i complimenti (non solo su Instagram)

Anche oggi hai pubblicato un post strappalacrime in cui parli del tuo ‘nanetto’ lontano che non senti da giorni?

Be’, sappi che i cuori che gli disegni a matita su un foglio di carta valgono molto di più di quelli che pubblichi sui social accanto alla sua foto.

Ai bambini interessa quello che viene detto e fatto sentire di persona, non le grandi dichiarazioni via etere, gli esibizionismi caccia- o i ringraziamenti pubblici in pompa magna. Tra l’altro, hanno una sorta di radar per le mezze-verità degli adulti.

L’autostima dei bambini vive dell’affetto sincero dell’ambiente che lo circonda.

Sentirsi amato per quello che è e non per quello che fa o non fa è l’essenza della stima per se stessi.

L’amore della famiglia protegge dal confronto nevrotico con gli altri, dall’insicurezza, dall’idea di doversi guadagnare l’approvazionedel mondo attraverso le proprie azioni.

Non c’è niente di peggio, per l’autostima di un bambino, del non sapersi apprezzato dalle persone che considera importanti. Oppure del sentirsi apprezzato a intermittenza, solo quando si comporta come gli adulti ritengono giusto.

Ogni volta che ti viene voglia di abbracciare/baciare/stropicciare un bambino di famiglia, fallo.

Ogni volta che manifesta una caratteristica che ti piace, diglielo. Lasciati alle spalle quelle fastidiosissime, inutili leggende metropolitane del tipo: “Certe cose le devono dire gli altri”, “Non voglio che si monti la testa e diventi arrogante”.

L’entusiasmo è una cosa naturale e bella, e i bambini lo adorano. Tanto più che i proverbiali estranei di solito hanno la cattiva abitudine di tenersi per sé quello che pensano, o di fare commenti faziosi.

Pensa a quante volte ti farebbe piacere, anche adesso che sei adulto, ricevere dei complimenti sinceri dopo che ti sei impegnato a fondo in un progetto di lavoro. A quanto è bello ricevere una dichiarazione d’amore dal tuo partner. (Prova a sostenere con lui/lei che certe cose te le debbano dire gli altri…)

Se anche tu pensi che oggi le lamentele e le critiche vengano espresse di continuo mentre i commenti positivi sembrano in via d’estinzione, comincia con i tuoi bambini. Lascia stare le (c)ostruzioni mentali e fai quello che ti viene spontaneo.

4) Licenzia il giardiniere

Affida ai bambini compiti esclusivi di cui possano occuparsi con regolarità. Compiti utili e rilevanti, che facciano parte della realtà adulta.

Trasmetterai fiducia in loro e questo li renderà orgogliosi e motivati.

Prendersi cura di piccoli progetti, occuparsi del giardino, apparecchiare/sparecchiare la tavola sono delle semplici ma grandi palestre d’intelligenza.

Lascia che provi e che faccia da solo. Se lo vedi faticare o rallentare, non intervenire prima che te lo chieda. Quante carriere artistiche ha stroncato il tristemente famoso “lascia, faccio io”!

Oltre a una sana autostima, è possibile notare una buona dose di effetti collaterali positivi: si svilupperanno responsabilità, autonomia, capacità organizzativa e altro ancora.

Ti accorgerai per esempio che, di fronte a incarichi molto concreti e reali, i bambini che di solito hanno un rifiuto per i compiti scolastici mostrano un approccio ed energie tutti diversi. Vedrai che sono capaci di attenzione e dedizione.

Insegna a portare a termine i compiti che iniziano. Anche se recalcitrano, poi proveranno soddisfazione per la perseveranza che hanno dimostrato e senso di efficacia per essere arrivati alla fine del traguardo.

(E nella remota eventualità che l’origano si secchi, potrai sempre usarlo sulla pizza…).  

Idee: mandarlo a fare la spesa, fargli amministrare una piccola somma di denaro mensile, chiedergli di giocare insieme al fratellino più piccolo, fargli scegliere i jeans nuovi che si deve comprare.

E tu? Come parli con i piccoli di famiglia? Hai già provato a ‘licenziare il giardiniere’?

Scrivilo nei commenti.

A presto!

Silvia 

Источник: https://www.efficacemente.com/piu-autostima/autostima-nei-bambini/

Autostima in 7 regole: ecco come crescere bambini sicuri

Come aiutare i bambini ad avere fiducia in se stessi? I consigli della pedagogista

Dargli obiettivi realistici, complimentarsi per i successi, criticarlo ma in modo costruttivo, credere in lui, aiutarlo al momento giusto, fare il tifo per lui e fargli coltivare i suoi talenti. Sono questi i 7 consigli del pedagogo francese Bruno Hourst per crescere figli capaci di affrontare le avversità della vita

La stima di sé è l'arma fondamentale per riuscire nella vita e si costruisce principalmente durante l'infanzia.

Parola dello psicologo e pedagogo francese Bruno Hourst, secondo il quale è proprio la mancanza di autostima il maggior freno allo sviluppo e all'espressione delle proprie capacità.

Aiutato dai genitori, dunque, un bambino può crescere sano, forte ma anche ricco di resilienza non solo nel fisico ma anche nello spirito. Ma come possono i genitori aiutarlo a crescere consapevole di se e del proprio valore? Insomma, come motivare i bambini tutti i giorni?

Sotto trovate 7 semplici regole da applicare nella vita di tutti i giorni, oltre ai consigli sull'importanza di incoraggiare i bambini a dire quello che pensano, rafforzare la memoria del successo e il senso di invisibilità.

La 7 regole per coltivare l'autostima di tuo figlio

  1. Per evitare che si scoraggi, se l'obiettivo è impegnativo si può aiutare il bambino a tagliare il traguardo attraverso alcune tappe. Se, ad esempio, ha 4 in matematica, è irrealistico pretendere un 8 a breve termine.

    È invece più facile che riesca ad arrivare al 5 la volta successiva, al 6 quella dopo ancora e al 7 alla terza prova per raggiungere l'8 alla quarta.

  2. Per rafforzare la memoria dei successi (quali che siano: anche un goal alla partita all'oratorio) può essere utile creare un “calendario dei successi”, sul quale annotarne uno ogni settimana perché sia immediatamente visibile.
  3. Se rompe un piatto apparecchiando, non bisogna aggredirlo immediatamente.

    Invece, è meglio prima complimentarsi per aver assolto al suo compito, e poi dirgli che “però sarebbe stato meglio se il piatto fosse stato ancora intero”. In generale, funziona molto bene la “regola del sandwich”: un complimento, una critica, un complimento (“Grazie per avermi aiutato, ma non hai ancora sistemato camera tua.

    Ah, dimenticavo: ancora bravo per l'8 in italiano”).

  4. Basta una frase: “Ho fiducia in te, ce la farai”. Sembra una banalità, ma il fatto di sapere che qualcuno crede in lui, per il bambino è fondamentale, e lo aiuta ad aver fiducia nelle proprie capacità per affrontare senza paura anche situazioni nuove.

    Una fiducia che si può rafforzare anche affidandogli qualche responsabilità in casa (adeguata alla sua età, ma senza mettere l'asticella troppo in basso: il “ti piace vincere facile” fa danni).

  5. Quando lo scoramento prende il sopravvento a causa di una caduta nella strada verso il traguardo, bisogna aiutare il bambino a rialzarsi.

    Facendogli capire che nella vita un fallimento può sempre capitare, ma che alla lunga gli sforzi vengono comunque ricompensati.

  6. Il rafforzamento positivo nei confronti del bambino si ottiene anche con piccole cose: “Simpatica la tua maglietta”, “Bella questa pettinatura”, “Il tuo zaino è molto più ordinato di una volta”… Però bisogna evitare di fare l'errore di sovrastimare le sue capacità: dirgli in continuazione “sei un genio”, per esempio, rischia di essere controproducente. Perché, alla prova dei fatti, potrebbe accorgersi di non essere veramente a un livello molto più alto di compagni e amici. E cadere dall'alto di un piedistallo fa più male.
  7. La buona riuscita a scuola non sempre va di pari passo con le capacità di ciascuno: Einstein (giudicato uno studente mediocre dai suoi professori) ne è l'esempio. Quindi, per preparare un bambino alla vita, è bene fargli coltivare i suoi talenti e le sue passioni, senza pregiudizi: preferite che vostro figlio diventi un ottimo cuoco o un pessimo medico?

(Fonte: articolo pubblicato sul settimanale francese Avantages)

Coltivare la memoria del successo

Secondo lo psicologo e pedagogo francese Bruno Hourst, in un articolo pubblicato sul proprio sito, per aiutare i propri figli a diventare degli adulti sicuri di se e del proprio valore bisogna coltivare la “memoria dei successi”: se un bambino si rifiuta di fare qualcosa perché non è certo di riuscire, non saprà mai davvero se invece sarebbe stato in grado di svolgere quel compito.

“Il rifiuto – spiega Hourst – si basa generalmente sulla “memoria dei fallimenti” a cui è andato incontro in passato: il bambino, così come l'adulto, non riesce a immaginare di essere in grado di fare qualcosa perché non si ricorda di essere mai riuscito a fare qualcosa si analogo”.

Ecco allora che bisogna aiutarlo a ricordare i suoi successi, anche i più piccoli, anche quelli che sembrano insignificanti: un bel voto in un compito in classe, per esempio, oppure il fatto di essere riuscito a declamare una poesia davanti a 20 persone, o ancora l'aver imparato ad andare in bicicletta senza rotelle.

Piccole vittorie, senza dubbio, che però possono spingere il bambino a raggiungere traguardi più ambiziosi grazie alla “memoria del successo”.

L'errore comune, rimarca invece il pedagogo, è quello, commesso da molti genitori e insegnanti, “di rimarcare più spesso l'errore rispetto alla buona riuscita, instillando l'idea che il successo è “normale” mentre lo sbaglio è “anormale”. Per di più sostenendo l'idea moralizzatrice che non è bello vantarsi e che bisogna sviluppare la modestia nei bambini. Invece il rifiuto di riconoscere i successi non aiuta né a crescere né a far radicare la fiducia in sé e l'autostima del piccolo”.

Con il rischio, una volta adulto, di sviluppare quella che gli psicologi chiamano “la sindrome dell'impostore”: tutti i propri fallimenti diventano normali, tutti i successi altrui anormali (poiché vengono imputati alla fortuna, all'azzardo, a un intervento esterno…).

Quindi, condensando, la prima regola per Hourst è quella di “ricordare al bambino i successi passati, che diventano il fondamento per quelli futuri”.

Combattere il senso di invisibilità

La “memoria del successo” è importante anche per sconfiggere il senso d'invisibilità che, se è drammatico già per un adulto (basta pensare agli effetti del mobbing), per un bambino è assolutamente devastante.

“In certe occasioni – spiega Hourst – siamo sicuri che potremmo partecipare o apportare il nostro contributo. Ma non esistiamo, nessuno si interessa a quello che potremmo dire, pensare, sentire o fare. È un sentimento comune a molti bambini, a casa o a scuola, allorché pensano (a torto o a ragione) di “non esistere”, di essere “invisibili” per i familiari e gli insegnanti.

In questi momenti è importante aiutarli, con mezzi positivi, a rendersi di nuovo “visibili” a se stessi e agli altri, perché questa “visibilità” psicologica è importante per sviluppare l'autostima e per prevenire comportamenti disturbati o distruttivi, come l'autoesclusione da un gruppo, la violenza su se stessi, sugli altri e sulle cose o l'adesione a gruppi di “cattivi ragazzi” in cerca di visibilità”.

Anche in questo caso, secondo il pedagogo, è utile la “memoria dei successi”: discutendone, si aiuta il bambino a tornare visibile. Ed è utile farlo in forma visibile, magari creando un “calendario dei successi”, o una “scatola dei successi”, che contengano l'indicazione di tutti i traguardi raggiunti.

(Articolo originale di settembre 2013)

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/autostima-in-7-regole-ecco-come-crescere-bambini-sicuri

Come aiutare i bambini ad avere fiducia in se stessi

Come aiutare i bambini ad avere fiducia in se stessi? I consigli della pedagogista

Come aiutare un bambino insicuro e come insegnargli a credere nelle proprie capacità? Attività e giochi, consigliati dalla pedagogista, per aumentare l'autostima nei propri figli

La visione di un video mi ha portato a riflettere, e a scrivere, su cosa sia davvero importante e cosa bisognerebbe fare affinché ognuno di noi possa avere un ragionevole grado di autostima e veder realizzati i propri sogni.

Il video in questione altro non è che una pubblicità di una compagnia assicurativa americana.

Il messaggio che vuole trasmettere è quello di insegnare ai propri figli a credere nelle proprie capacità e solo in questo modo i sogni si possono realizzare.  

Fin qui siamo tutti d’ accordo. Ma analizzando più da vicino il filmato qualcosa, forse, non torna. Non è questa la sede per giudicare o criticare un lavoro di marketing, non è infatti quello che vogliamo, ma l’occhio del Pedagogista Clinico ha notato qualcosa che fa storcere il naso, eccome. Procediamo per gradi.

Quello che noto guardando e riguardando il video è un ragazzino che sogna di diventare un ballerino di flamenco. La tipica danza dell’Andalusia rappresenta la sua passione, ben visibile dai tanti poster attaccati sulle pareti della sua camera.

Il protagonista mentre è intento a guardare sul cellulare un video di un balletto è interrotto dall’arrivo del padre che gli porge un pacco con dentro una divisa di judo e gli impone (perché questo fa) che il giorno dopo il figlio avrebbe iniziato uno sport da combattimento.

Lo sguardo attonito del ragazzino tutto è tranne che felice per l’inizio della nuova attività, anche perché, abbiamo detto, il suo desiderio è diventare un ballerino di flamenco.

Andando avanti con la visione è ben chiara la decisione del padre: alcuni ragazzini del quartiere prendono in giro il figlio perciò è giusto che impari un'arte marziale per difendersi.

Per non portarla troppo alle lunghe, il ragazzino diventa un bravo judoka, ha acquisito una certa sicurezza e fiducia in se stesso e ciò è evidente anche durante i combattimenti, una vittoria dietro l’altra gli fanno guadagnare un trofeo.

È davvero un altro: forte, sicuro di sé e che fa a questo punto il padre?

Gli regala il sogno: un costume da ballerino di flamenco. Ciò che in realtà colpisce in questa pubblicità non è il video di per sé, ma lo slogan: “Quando insegui i tuoi sogni è importante avere la giusta sicurezza prima di tutto.” La sicurezza, la fiducia in se stessi, l’alto grado di autostima, l’essere consapevole delle proprie possibilità…tanti nomi per dire la stessa cosa.

Come acquisire sicurezza?

Ognuno di noi con la sua storia alle spalle ha costruito la sua sicurezza grazie all’ insegnamento dei genitori, di qualche insegnante o del proprio allenatore sportivo, grazie ad un amico, al nonno oppure grazie semplicemente alle proprie forze.

Che cos’ è l’autostima?

Facile: avere stima di se stessi.

Quindi? Ha a che fare con l’autovalutazione, con l’interrogarsi sulle scelte fatte, su quello che ci rende felici per qualcosa che stiamo facendo, un lavoro, un compito, uno sport, qualsiasi cosa insomma purché i nostri risultati ci rendano soddisfatti di noi stessi.

Ma non solo, io posso avere stima di me stesso, ma poi se i miei sforzi non sono riconosciuti dagli altri o, meglio ancora, apprezzati è a questo punto che, allora, metto in discussione le mie scelte, mi pongo i primi interrogativi, i primi dubbi e, di conseguenza, tutta la mia sicurezza inizia a vacillare.

Negli adulti così come nei bambini avere un alto grado di autostima è fondamentale per affrontare la quotidianità e gli altri. Autostima e sicurezza sono tra loro strettamente collegate.

I soggetti con una scarsa autostima faticano a stare nel gruppo, prendono parola raramente perché hanno paura di sbagliare, non brillano certo per entusiasmo ed iniziativa, sono individui chiusi emotivamente.

Un adulto con bassa autostima molto probabilmente è stato un bambino demotivato, al quale la famiglia, la scuola o la società non ha creduto in lui, non ha dato la giusta importanza ai suoi sogni.

Queste persone crescono con la convinzione di non essere in grado di poter donare qualcosa di utile agli altri, perdono il loro tempo a concentrarsi sulle proprie debolezze dimenticando i propri punti di forza.

Come aiutare un bambino insicuro

Individuare bambini insicuri non è un lavoro da detective, anzi, è ben evidente anche agli occhi di chi con i bambini non ci lavora.

Solitamente mostrano un atteggiamento “chiuso” anche nel fisico: spalle rivolte verso il torace, sguardo basso, giocherellano con le mani, voce pacata e debole, ma dentro, cari miei, dentro hanno una voglia di urlare e fare uscire tanta rabbia e determinazione che nemmeno immaginate. Alcuni bambini lo sono per carattere, altri lo sono diventati.

Ciò che l’adulto non dovrebbe pretendere da questi “uccellini” (è la prima immagine che mi è venuta in mente pensando a questi bambini) è il costringere a tutti i costi il bambino ad essere ciò che non è.

Se ripercorriamo l’antico sapere uno dei filosofi a me più cari è Parmenide il quale, attualissimo in questo contesto, sostenne un concetto molto semplice riguardante l’essere: ciò che è non può non essere.

Un bambino insicuro non va aiutato spronandolo a fare chissà cosa, molti genitori e insegnanti lo incitano a parlare, a portare a termine un compito, non ne parliamo quando a fine anno scolastico in vista dei famigerati saggi finali si punta molto su questi soggetti.

Ma perché? La timidezza, cara amica dell’insicurezza, non si supera in questo modo.

Ognuno ha le strategie giuste per realizzarsi e venir fuori caratterialmente, ciò che l’adulto deve fare è prima di tutto ascoltare. Bene il video della pubblicità, un padre che aiuta il figlio a realizzare il suo sogno, ma lo ha fatto passando prima da quello che è giusto per lui.

Essere forti mentalmente è molto più importante di esserlo fisicamente, altrimenti in questo mondo tutti dovremmo essere cinture nere di qualche nobilissima arte marziale. Un bambino insicuro imparerà ad aprirsi se avrà accanto persone, adulte e coetanei, che credono in lui.

Non spetta agli altri spianare la strada, ma ognuno di noi ha tutte le potenzialità per spiccare il volo, basta crederci.

Come insegnare ad un bambino a credere nei suoi sogni

“Tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente, e il sogno realtà diverrà”. Eh già, cantava proprio così la nostra Cenerentola e lei alla fine il suo sogno lo ha realizzato.

Di tutte le cose che si possono insegnare ai bambini penso che la realizzazione di un sogno sia una delle più importanti. Il sogno rappresenta il massimo raggiungimento di una persona, ciò che desidera con tutto il cuore.

A volte i sogni sono così grandi che sembrano irrealizzabili, altre volte, invece, troppo scontati. Non ha importanza la qualità del sogno ciò che conta è che si permetta di sognare.

Compito di noi adulti è quello di non sottovalutare i desideri dei nostri figli, anche se possano sembrano difficili da esaudirsi. Non sto dicendo che bisogna illuderli, assolutamente, ma di certo bisogna incoraggiarli a far sì che non venga mai a mancare la fiducia in loro stessi.

Attività per aumentare l’autostima nei bambini

Per concludere riporto, brevemente, alcune attività, da vivere sempre come un gioco, da fare tutti insieme in famiglia per aumentare l’autostima nei bambini. Con l’arrivo della bella stagione i giochi all’aria aperta se ne possono fare quanti se ne vuole.

Anche il comunissimo gioco del calcio può essere un utile strumento per incoraggiare i bambini (e bambine) a credere in loro stessi.

L’ importante è non lasciarsi prendere troppo la mano, mi rivolgo ai genitori, che trascorsi i minuti iniziali incitano i figli quasi fosse la finale dei mondiali!

Altra attività da fare potrebbe essere un disegno da colorare. Banale? Non direi. Spesso i genitori quando vedono il figlio colorare (o scrivere) intervengono se non lo fanno nella maniera giusta, precisa.

Guai ad uscire dai margini! Ma chi l’ha detto, stiamo facendo un’attività per divertirsi tutti insieme non è certo un compito di disegno in cui si richiede precisione.

Una partita ai videogame (purché duri massimo mezz’ora) potrebbe essere un’attività per stimolare l’autostima e la fiducia nei bambini.

I giochi da fare sono veramente tanti, vanno bene tutti purché ci sia il clima sereno e consapevole che si tratti di un gioco, in cui la vittoria e la sconfitta non sono poi così importanti, ma ciò che conta è il tempo trascorso insieme a conoscere i nostri figli, fonte inesauribile di sorprese!

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/come-aiutare-bambini-avere-fiducia-in-se-stessi.html

Coltiva la sua autostima

Come aiutare i bambini ad avere fiducia in se stessi? I consigli della pedagogista

La fiducia in se stesso e nelle proprie capacità si costruisce sin dalla primissima infanzia. Vediamo insieme come aiutare il nostro bambino a maturare una solida autostima, che lo accompagni negli anni della crescita, fino all'età adulta.

Lodalo per i suoi progressi

L'autostima è una componente importante della personalità: chi ne possiede una buona dose, non solo ha fiducia in se stesso e nelle proprie competenze, ma fa affidamento sulle proprie valutazioni e non dipende dal giudizio degli altri.

“Un bambino che crede in se stesso è un bambino che sa di avere le risorse per affrontare ogni situazione e per riuscire a raggiungere i traguardi prefissati. E questo lo rende più appagato e sereno”, spiega Barbara Laura Alaimo, pedagogista ad Arcore (MB).

Il primo passo per aiutarlo a maturare una sana autostima è valorizzare i suoi comportamenti positivi, i suoi successi, le sue qualità. “Si tende a pensare che sia dovere del buon genitore far notare l'errore, evidenziare gli aspetti in cui il bimbo è carente”, dice la pedagogista.

“In realtà, è vero proprio il contrario: la spinta per crescere e migliorare viene dai giudizi positivi, dalle occasioni in cui il bimbo si è impegnato e il genitore mostra di aver notato e apprezzato i suoi sforzi.

È con i mattoni che si costruisce una casa, non scavando buche! Ecco perché è importante valorizzare ciò che il bimbo ha fatto di buono, sottolineando, ad esempio, quando ha rispettato una regola o ha svolto bene un piccolo incarico che gli era stato affidato”.

Fallo sentire apprezzato

Per crescere sereno, il bambino ha bisogno dell'amore e dell'approvazione di mamma e papà. “Il genitore dovrà fargli sentire che lo apprezza per quello che è, e che ha fiducia in lui”, spiega Barbara Laura Alaimo. “Questo lo renderà più sereno, aperto, sicuro e consapevole del proprio potenziale”.

Attenzione, però: questo non significa che i genitori dovranno sempre e solo lodare il loro bimbo, accettando anche comportamenti inadeguati. Mamma e papà svolgono un importante ruolo di guida: tocca a loro, infatti, chiarire quali atteggiamenti sono ben accetti e quali invece da evitare.

Se il piccolo sbaglia, l'adulto lo correggerà, indicando quale avrebbe dovuto essere il suo comportamento (“I giocattoli sono ancora tutti per terra, mentre alla sera devono essere riposti nella loro cesta”), ma non deve mai mancare un 'rinforzo positivo'.

“Al bambino deve arrivare il messaggio che ci piace come persona”, sottolinea la pedagogista. “Se i genitori credono in lui, anche lui avrà buone possibilità di credere in se stesso”.

Mostra fiducia e incoraggialo

Perché il bimbo si scopra 'capace' e impari pian piano a fidarsi di se stesso, deve potersi mettere alla prova.

“Il suggerimento è di affidargli responsabilità proporzionate all'età, incaricandolo di svolgere alcuni semplici compiti, come aiutare ad apparecchiare la tavola o riordinare la cameretta“, consiglia l'esperta.

“Così, il bambino si accorge che il genitore si fida di lui. È importante, inoltre, che possa sperimentare piccoli 'successi', che possa scoprirsi capace di riuscire”.

Aiutalo a non perdersi d'animo

Per crescere in modo equilibrato, il bimbo deve sapere di essere in gamba, ma deve anche imparare che nessuno è perfetto. “Il genitore deve incoraggiarlo ricordandogli che, se si impegna, può superare le difficoltà, ma anche aiutarlo a conoscere e accettare i propri limiti.

La mamma potrà spiegargli che anche lei non sa fare tutto: ci sono alcune cose che le riescono bene, altre meno, altre per niente. È normale”. D'altra parte, è fondamentale imparare a 'tentare'. “Non lasciamo che il bambino rinunci senza aver prima provato. Piuttosto, va incoraggiato a tentare.

Poi, se non dovesse riuscire, non importa: non è necessario essere perfetti!”.

Autostima: dai il buon esempio

L'esempio si sa, vale più di mille parole. E allora, per coltivare l'autostima del bambino, mamma e papà dovrebbero offrire un esempio positivo. “Niente è più efficace che crescere con genitori che sono soddisfatti di se stessi”, conclude l'esperta. “E che, se sbagliano, imparano dai loro errori”.

Giorgia Cozza

Источник: https://quimamme.corriere.it/neonati/sviluppo/coltiva-la-sua-autostima

Educateli con libertà

Mano a mano che il bambino cresce, è normale che diventi più indipendente. Il compito dei genitori è quello di aiutarlo a scoprire il mondo e a sperimentare in maniera equilibrata. Ciò significa prevenire i rischi che presuppone ogni azione e avvertendolo dei pericoli. Tutto questo deve avvenire senza privarlo del divertimento e del gioco.

Il gioco aiuta molto i bambini a scoprire il mondo e a strutturarlo. Lasciateli giocare e compiere attività che li aiutino a raggiungere dei traguardi.

Sforzarsi per raggiungere degli obiettivi li aiuterà ad avere la consapevolezza che possono ottenere ciò che si propongono.

Questo è molto importante per rafforzare la loro autostima, un pilastro fondamentale per avere fiducia in se stessi.

Spronateli a fare le cose da soli

Se volete aiutare vostro figlio a crescere sicuro di sé, dovete evitare di educarlo in un modo che presupponga sempre il vostro aiuto. La prima cosa da fare è parargli dell‘indipendenza e dei benefici che derivano dal tentare di fare le cose da soli.

Naturalmente, considerando che un bambino è una persona che ancora si sta formando, riuscirà in alcune cose, ma per altre chiederà il vostro aiuto.

I genitori dovrebbero incoraggiare lo sviluppo di una sana autostima nei bambini. Questa è la chiave per aiutarli a sentirsi sicuri di sé.

Insegnate loro il lavoro di squadra

Non c’è niente di male nell’aiutarli. L’intervento dei genitori deve guidare i bambini per raggiungere l’obiettivo che si sono posti. Quindi, dovete cercare di aiutarli, ma non di fare le cose al posto loro, poiché così limitate il loro apprendimento.

Lavorate assieme ai piccoli, aiutateli a condividere i meriti di un compito. Festeggiate i progressi, non i risultati. Così, anche se non riescono in qualcosa, imparano che la prossima volta dovranno impegnarsi di più. Grazie a questa lezione e al vostro aiuto, i vostri figli si sentiranno sicuri di sé e sapranno che c’è sempre la possibilità di migliorare.

Imparate a delegare e a lasciar correre

A volte, i genitori si dimenticano che, nonostante abbiano generato loro i figli, questi non sono una loro estensione. In generale, questo tipo di egoismo lo hanno tutti. Però, a volte, le carenze personali dei genitori provocano dipendenza affettiva nei figli.

Ricordate che la vita appartiene ai piccoli, anche se gliel’avete data voi. Nel corso della crescita, dovranno prendere sempre più decisioni per conto proprio, in modo che facciano nuove scoperte e crescano. Se vi sentite tentati di consigliarli, fatelo pure. Tuttavia, ricordate che dovete farlo in maniera opportuna.

Abbiate tatto: fate critiche costruttive

A volte, senza cattive intenzioni, molti genitori consolano i figli dicendo cose come “Vieni qui, povero piccolo”. La pedagoga Elena Roger Gamir consiglia di eliminare l’uso di tali espressioni. Spiega infatti che si tratta di vostro figlio, non di un povero bambino.

Questo consiglio vale anche per tutti gli altri commenti che invitano il bambino ad autocommiserarsi. Da ciò deriva l’importanza di scegliere bene le parole. Vi si può riuscire imparando a gestire le proprie emozioni.

Evitate i messaggi negativi e lasciate spazio a quelli positivi. Anche se vostro figlio non ha fatto bene qualcosa, trovate il modo di dirlo in maniera costruttiva. L’ideale sarebbe che i genitori favorissero lo sviluppo di una sana autostima nei figli. Questa è la chiave per aiutarli ad avere fiducia in se stessi.

Источник: https://siamomamme.it/bambini/aiutare-bambini-avere-fiducia-in-se-stessi/

Gravidanza
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