Come affrontare lo stress nei bambini? I consigli della pedagogista

Contents
  1. Mio figlio soffre di stress a scuola: come posso aiutarlo?
  2. Mio figlio soffre di stress a scuola: 9 maniere di aiutarlo
  3. 1. Interessatevi al suo problema di stress a scuola
  4. 2. Ascoltate vostro figlio
  5. 4. Dimostrategli di comprendere i suoi sentimenti
  6. 5. Aiutatelo a pensare a cose da realizzare
  7. 6. Condividete argomenti positivi contro lo stress a scuola
  8. 7. Riducete le attività che lo sovraccaricano
  9. 8. Mantenetevi sempre disponibile
  10. 9. Siate paziente
  11. Come affrontare lo stress nei bambini
  12. Lo stress a scuola
  13. Lo stress in famiglia
  14. Mio figlio è stressato?
  15. Come alleviare lo stress nei bambini
  16. Ansia da prestazione: 7 consigli pratici
  17. 7 consigli pratici sull'ansia da prestazione
  18. Leggi anche Adhd, disturbo da deficit di di attenzione e iperattività,Educare i bambini all'ascolto e all'attenzione, Autostima, le regole per coltivarla, Insegnare il rispetto delle regole
  19. Insegnare a gestire lo stress ai bambini
  20. Cosa causa stress ai bambini?
  21. Segnali di stress infantile
  22. Strategie per insegnare a gestire lo stress ai bambini
  23. Yoga e meditazione per aiutare i bambini a gestire lo stress
  24. Metodo Montessori per canalizzare la rabbia dei bambini
  25. Metodo Montessori per canalizzare gli attacchi di rabbia e il nervosismo dei bambini
  26. L’educazione socio-emotiva
  27. Aspetti da tenere in conto per guidare il mondo emotivo del bambino
  28. I barattoli della calma
  29. Fare i compiti a casa, una meraviglia mascherata da stress
  30. In particolare c’è una sempre maggior richiesta di aiuto e di sostegno per quanto riguarda l’apprendimento fatto a casa, i COMPITI. Le ripetizioni sono diventate un business che porta tanto nelle tasche di chi le fa, ma decisamente poco nelle tue di genitore e ancor meno in quelle dei tuoi bambini/ragazzi
  31. Apprendere qualcosa significa sistemarla proprio in quella parte di te che conserva i dati che non ti lasceranno mai più e che contribuiranno insieme a tutte le altri ricordi significativi a farti crescere come Persona (mamma, babbo, lavoratore, studente, nonno, zio)
  32. E tutto parte dal RUOLO del genitore e dalla RELAZIONE che esso ha costruito col figlio, dalle aspettative che gli trasmette e dalle modalità con cui la coppia si appresta ogni pomeriggio a santificare l’evento rituale dei compiti a casa
  33. Apprendere necessità di CURA e TECNICA, che la pedagogista che scrive questo post ha affinato, per ATTIVARE tutte quelle ABILITA’ e capacità che te e tuo figlio non siete riusciti fino ad oggi a far emergere

Mio figlio soffre di stress a scuola: come posso aiutarlo?

Come affrontare lo stress nei bambini? I consigli della pedagogista

Una delle preoccupazioni che i genitori si trovano sempre più spesso a dover affrontare è: “mio figlio soffre di stress a scuola”.

Non preoccupatevi troppo, perché si tratta di un fenomeno che accade spesso a bambini e adolescenti.

Come madri, non potete certo trascurare questo problema, ma potete aiutare i vostri figli a sviluppare maniere sane di affrontare e risolvere i problemi quotidiani.

Bisogna sottolineare il fatto che i bambini, di solito, non parlano spontaneamente di ciò che li preoccupa. Tuttavia, desiderano che i loro genitori li comprendano e diano loro una mano per affrontare le situazioni nelle quali si trovano coinvolti. Per questa ragione, è importante sapere come aiutarli.

Mio figlio soffre di stress a scuola: 9 maniere di aiutarlo

Chissà: potrebbe essere che l’orario scolastico gli sembri interminabile. Oppure la relazione con i suoi compagni di classe potrebbe non essere molto soddisfacente. Tutto ciò, sommato ai compiti da fare e a tutte le altre attività, potrebbe rappresentare una causa sufficiente a provocargli ansia.

Attraverso le seguenti strategie, potrete aiutarlo ad affrontare lo stress a scuola. Mettendole in pratica, imparerà ad affrontare tensioni che si presenteranno in futuro.

1. Interessatevi al suo problema di stress a scuola

Quando vi accorgete che qualcosa preoccupa vostro figlio, parlate con lui.

 Dal momento che non si dimostrerà disponibile in qualunque occasione, per farlo dovrete cercare il momento e le parole adeguate.

Se, al contrario, lo farete in maniera brusca, potrebbe sentirsi ancora più sotto pressione. L’ideale sarà attendere l’ora del pranzo, oppure mentre camminate per il parco o giocate insieme.

Fate attenzione a non mettere vostro figlio in difficoltà. Per dimostrargli che vi interessate a lui, avete bisogno solamente di fare una semplice osservazione. Per esempio, potete dirgli qualche frase come: “Mi sembra che tu sia ancora arrabbiato per ciò che ti è successo durante la ricreazione”.

Allo stesso modo, evitate il tono proprio dello scontro, come: “Cosa ti succede?”. Impiegate un tono gentile ed evitate di dirgli: “Sei ancora arrabbiato per quello che ti è successo l’altro giorno?”. Lo percepirà come un fastidio, un segnale del fatto che tutto ciò che fa non suscita altro che rimproveri.

2. Ascoltate vostro figlio

Dopo aver fatto l’osservazione a vostro figlio, chiedetegli di raccontarvi ciò che lo preoccupa e ascoltatelo attentamente.

Mantenete la calma, dimostrate interesse con ampiezza di vedute e guardatevi dalla tentazione di interromperlo mentre sta parlando. Cercate di non colpevolizzarlo, di giudicarlo o di somministrargli un sermone.

L’idea è quella di ascoltare qual è il problema per scoprire che cosa è accaduto.

Se il bambino non sa ancora come spiegare i propri sentimenti, ma sembra arrabbiato o frustrato, utilizzate queste stesse parole: “rabbia” e “frustrazione”.

In questo modo, lo aiuterete a identificare i suoi sentimenti. Dare un nome alle cose agevola la comunicazione e aiuta a sviluppare l’autoconsapevolezza emotiva.

Tutto ciò contribuisce a incanalare lo stress, invece di permettergli di manifestarsi sotto forma di comportamenti estremi.

4. Dimostrategli di comprendere i suoi sentimenti

Esprimete a parole i sentimenti che credete che vostro figlio stia provando in quel momento. Per esempio, potete dirgli: “Capisco: deve averti dato fastidio il fatto che non ti abbiano lasciato giocare nel cortile”. In questo modo, il bambino si sentirà compreso e la sua ansia tenderà a diminuire.

5. Aiutatelo a pensare a cose da realizzare

Se il suo problema consiste in una situazione concreta che si presenta a scuola e gli provoca stress, parlate con lui e di che cosa fare al riguardo. Incoraggiatelo a pensare a qualche idea: non fate voi tutto il lavoro. Cercate di sostenere le sue opinioni e domandategli: “In che modo credi che questo ti aiuterà?”. Se è necessario, arricchite la sua idea.

6. Condividete argomenti positivi contro lo stress a scuola

Molte volte, dopo che i bambini e gli adolescenti si sono espressi e sono stati ascoltati, le frustrazioni iniziano a diminuire. Ciononostante, dopo che ciò è accaduto, cercate di affrontare argomenti che contribuiscano a rilassarlo. Mantenete la sua attenzione su cose che lo fanno sentire meglio.

7. Riducete le attività che lo sovraccaricano

È possibile che determinate attività gli provochino una notevole frustrazione. Cercate quindi di concentrarvi sul modo in cui potete cambiare questa situazione.

Per esempio, se le attività extrascolastiche gli richiedono un eccessivo consumo di tempo, riducetele a una quantità che gli consenta di apprezzarle o di rilassarsi. In questo modo, potrà fare i compiti con più tranquillità.

E, soprattutto, assicuratevi che abbia il tempo per riposare e divertirsi. Rispettare le ore di sonno è assolutamente indispensabile.

8. Mantenetevi sempre disponibile

Anche se a vostro figlio non sempre piace parlare dell’argomento, fategli sapere che la sua opinione ha valore e che potrà sempre contare su di voi. Se, in quel momento, la conversazione non rappresenta la scelta migliore, cercate di avviare qualche attività che potete realizzare insieme.

9. Siate paziente

Non lasciatevi trasportare dall’impulso di risolvere tutti i problemi di vostro figlio.

Al contrario, concentratevi nell’aiutarlo a diventare una persona in grado di sopportare le proprie frustrazioni, in modo che sappia come calmarsi quando è necessario.

Inoltre, per fare in modo che il bambino sia meno stressato, dovete essere capaci di controllare la vostra impazienza.

In sintesi, la soluzione allo stress sofferto da vostro figlio a scuola consiste nello scoprire che cosa è accaduto a vostro figlio e nel fornirgli gli strumenti emotivi necessari affinché sia in grado di risolverlo da solo. Ascoltatelo e fategli capire che vi importa della sua opinione.

Aiutatelo a dare un nome ai suoi sentimenti: questo è il primo passo per comprendere che cosa ci accade. Stategli vicino e siate pazienti.

 Ciononostante, se, anche dopo aver seguito queste raccomandazioni, lo stress persiste e il bambino presenta problemi di carattere fisico ed emotivo, non esitate e ricorrete all’aiuto di un professionista.

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Come affrontare lo stress nei bambini

Come affrontare lo stress nei bambini? I consigli della pedagogista

La pedagogista ci spiega in che modo si manifesta lo stress nei nostri figli e come affrontare lo stress nei bambini

Li vediamo stanchi, spossati, nervosi, irritati, annoiati, affaticati, continuamente sotto pressione, no il riferimento non è agli adulti, ma ai bambini.

Proprio così, a stressarli non sono soltanto gli impegni scolastici che già quelli sono tanti diciamolo pure, ma ai compiti, verifiche e interrogazioni si vanno ad aggiungere le varie attività pomeridiane che quotidianamente portano ai bambini un elevato carico di stress.

Che si tratti di attività sportive o culturali poco importa, ci saranno sempre delle gare da sostenere, concerti o performance teatrali e il livello di tensione sarà ovviamente alto. Vediamo insieme come affrontare lo stress nei bambini.

Lo stress a scuola

La scuola rappresenta il momento in cui i bambini trascorrono la maggior parte del loro tempo, condividono con i compagni interessi, passioni e attività, ma anche quel costante senso di voler essere “bravo come…” per non deludere gli insegnanti, i genitori, gli amici e loro stessi. Le aspettative sono sempre alte e ricevere un voto negativo è per molti segno di fallimento, se poi l’alunno ce la mette tutta ma i risultati sono sempre mediocri ecco che si aggiunge anche una bassa autostima e un senso di incapacità e insoddisfazione.

A scuola il tempo è sempre ben scandito dal cambio di ora e dall’alternarsi delle attività da portare a termine, per le verifiche scritte poi viene stabilito un lasso di tempo relativamente stretto.

Sappiamo che i tempi di realizzazione di un compito variano da bambino a bambino e anche vero che, logisticamente parlando, non si possono dare dei tempi a tutta la classe, sicuramente però gli insegnanti potrebbero tener conto della dinamica emotiva degli alunni.

Per quei soggetti che presentano difficoltà di apprendimento (i cosiddetti dsa- disturbi dell’apprendimento) la legge li tutela aggiungendo dei minuti durante le prove scritte, ciò che però viene meno è l’attenzione per tutti coloro che pur non manifestando problematiche legate all’apprendimento avrebbero bisogno di maggior tempo.

Lo stress in famiglia

Commenti come “forza” “dai, sbrigati” sono ben presenti a scuola ma anche a casa.

Sbrigati a mangiare, sbrigati a rimettere a posto i giochi, sbrigati a vestirti fanno parte della quotidianità, come se da lì a poco dovesse succedere chissà quale catastrofe da non avere più il tempo di fare le cose.

La vita frenetica degli adulti ha risucchiato anche i piccoli che ogni giorno fanno i conti con le corse di mamma e papà.

Si è sempre di fretta, sempre in ritardo, sempre di corsa, appunto!

Se poi provi con tutte le buone intenzioni possibili a chiedere di rallentare un po' i ritmi ti guardano come si possa guardare un alieno venuto sul nostro pianeta.

È proprio questo che manca nella nostra società: rallentare, concedersi del tempo per se stessi utile per potersi rigenerare. Eppure sono tante le strutture che pubblicizzano attività legate al benessere e al relax coinvolgendo grandi e piccini.

L’idea di poter usufruire un po' di tempo libero però non dovrebbe partire dagli altri, ma noi in primis dovremmo prendere consapevolezza di quanto importante sia ascoltare i segnali che manda il nostro corpo per evitare che piccoli avvisi di stanchezza si traducano in ansia e stress.

Ciò vale anche per i bambini, soggetti in continuo movimento che cercano in tutti i modi di soddisfare le continue richieste degli adulti.

Mio figlio è stressato?

È possibile vedere se un bambino è stressato? Certamente, basta osservarlo!

  • Continui sbalzi d’umore,
  • discussioni continue,
  • risposte poco educate e immediate,
  • difficoltà del sonno

sono tutti segnali utili per capire cosa stia vivendo il bambino. Sono pertanto delle conseguenze alle continue richieste che giungono dai genitori, insegnanti, allenatori, insegnanti privati. Per farla breve, ai bambini si chiede veramente troppo e si sa, il troppo…stroppia!

Ma non solo, vivendo in una società che cambia ad una velocità impressionante è difficile stargli dietro e il desiderio di stare appresso va di pari passo alla complessità di non riuscire a portar a termine compiti e impegni. Molti bambini durante l’anno scolastico rallentano i loro ritmi perché non ce la fanno e a fine anno scolastico arrivano stremati perché la mole di impegni, compiti e attività svolte sono state veramente tante.

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Quali sono i segnali che tuo figlio sta vivendo un periodo di stress?

Come alleviare lo stress nei bambini

  • Partiamo dal fatto che non crolla il mondo se per una volta quel determinato compito non viene portato a termine, che non diventi un’abitudine sia chiaro, o quella gara non sia andata come (noi adulti) speravamo.
  • I bambini hanno bisogno di sentire il nostro interesse nei loro confronti sempre al di là dei risultati, spesso ci soffermiamo su un voto numerico e non teniamo conto del percorso fatto per arrivare a quel voto, quali dinamiche si sono incastrate e perché.
  • Tenere poi i figli lontani dalle problematiche familiari è fondamentale, i bambini devono fare i bambini, molto spesso invece fungono da mediatori a quelle coppie che attraversano momenti di crisi e finisce che si trovano a dover scegliere con chi stare o dare addirittura dei suggerimenti del tipo “Se non andate più d’accordo perché non vi separate”.
  • Vivere in un clima familiare sereno è importante per crescere figli sereni, sappiamo bene che le famiglie perfette non esistono ciò non toglie l’impegno che debbano però mettere i genitori per fa si di creare quell’armonia necessaria per garantire ai figli una tranquillità tale da riportare anche a scuola o nelle varie attività extrascolastiche.
  • Inutile dire quanto sia fondamentale non sovraccaricare i bambini di inutili richieste, ognuno ha il diritto di fare il suo percorso c’è chi riuscirà meglio e con una certa velocità e chi avrà bisogno di più tempo questo non significa però che bisogna fare a gara ad essere più bravi e migliori degli altri proprio per evitare di creare competizione, ansia e stress.
  • Evitare di prendere come riferimento i modelli che propongono i media è già un passo avanti, i bambini devono capire che niente viene regalato e che i risultati arrivano per tutti, ma purché ci siano impegno e passione in quello che si fa.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/malattie/come-affrontare-lo-stress-nei-bambini.html

Ansia da prestazione: 7 consigli pratici

Come affrontare lo stress nei bambini? I consigli della pedagogista

Spesso bambini e ragazzi sono oggetto di aspettative esagerate, anche da parte dei genitori. Ed ecco che nasce l'ansia da prestazione. Come comportarsi? Quando è negativa e quando è positiva? 7 consigli pratici per prevenirla.

Voler primeggiare a tutti i costi, riuscire bene in qualunque campo: un assillo che può riguardare i bambini e i ragazzi, spesso oggetto di aspettative esagerate, anche da parte dei genitori: questa l’ansia da prestazione.

“E’ legittimo ed auspicabile che un genitore sproni il figlio ad imparare e migliorarsi, ma è fondamentale non caricarlo di troppe attese, che possono generare stress e frustrazione ” è il parere di Edvige Veneselli, direttore U.O.

e Cattedra di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Gaslini, Università di Genova.

C’è un’ansia da prestazione positiva…“Si può dire che, nella giusta misura, l’impegno ad ottenere prestazioni sempre più elevate sia il volano che fa muovere il mondo” prosegue la prof.ssa Veneselli.

“Tra gli adulti, è quel che stimola, nell’attività lavorativa e sociale, a migliorare le proprie capacità e a promuovere la crescita della società.

Nei bambini dà il giusto sprint per aumentare le proprie competenze in ambito scolastico innanzitutto, ma anche in tutte le altre attività nelle quali sono coinvolti, per ottenere risultati positivi.

È normale ed è giusto che il bambino abbia una sana ambizione, che faccia di tutto per ottenere un bel voto a scuola o per vincere una gara, così come è normale per i genitori desiderare sempre il meglio per i propri figli, l’importante è non esagerare e non viverlo – e farlo vivere – come fonte di stress.”

… e un’ansia da prestazione negativa. A volte infatti i bambini possono venir ‘caricati’ eccessivamente dai genitori, che li vorrebbero sempre al top delle prestazioni e che tendono sono proiettare su di loro le proprie aspettative o vedere nel successo/insuccesso dei figli un successo/insuccesso propri.

Altre volte invece, è il bambino stesso a pretendere il massimo, a porsi target sempre più elevati, a non accettare di ‘retrocedere’ occasionalmente o di scendere dal piedistallo di primo della classe o di campioncino nello sport.

“In entrambi i casi il bambino vive con stress i vari impegni che si trova ad affrontare e, anche se è capace e competente, rischia di non dare il meglio di sé, anche a prescindere dalla difficoltà oggettiva dell’attività da svolgere” sottolinea Edvige Veneselli.

“Se invece è sereno e non si sente ‘pressato’, riesce ad affrontare difficoltà anche importanti con un atteggiamento positivo, perché si sente sicuro di se stesso e fiducioso di poter raggiungere l’obiettivo proposto”.

Leggi anche: bimbi disattenti, i consigli per i genitori

7 consigli pratici sull'ansia da prestazione

1 – Dare un valore all’impegno richiesto.

È importante accompagnare con una motivazione positiva l’impegno che viene richiesto a scuola e negli ambienti extrascolastici: è necessario studiare, imparare, impegnarsi in ogni attività che si compie, ma non per diventare i primi, bensì per apprendere cose che non si conoscono o non si sanno fare, divenire più competenti, effettuare un bel percorso di crescita personale. Ed è bene seguire i successi del bambino, verificandolo e gratificandolo: costituisce un bel rinforzo alle sue ‘fatiche’. Leggi: Attività extrascolastiche senza stress

2 – Porsi obiettivi realistici.

Occorre ancheconsiderare che è difficile essere bravissimi in tutto ciò che si fa: c’è chi è più portato per lo studio, chi per lo sport, chi per una certa materia scolastica, chi per un’altra.

“Il bambino con una difficoltà settoriale sovente ‘generalizza’ la sua difficoltà e può pertanto avere una bassa autostima” sottolinea la neuropsichiatra.

“Nell’età evolutiva, le difficoltà spesso si modificano nel tempo e possono essere superate, perché alcune funzioni possono richiedere tempi differenti di maturazione rispetto alla media dei soggetti.

Cerchiamo di capire realisticamente dove il bambino riesce meglio da solo e dove invece ha bisogno di un po’ di supporto, spronandolo a migliorarsi senza però pretendere più di quel che oggettivamente può dare. Parliamo con lui delle sue effettive doti e ‘delimitiamo’ le sue difficoltà, per sviluppargli una adeguata autostima, necessaria per affrontare le tappe di acquisizione degli apprendimenti e delle abilità”. Leggi: Autostima nei bambini, come coltivarla

3 – Lasciamogli scegliere quel che più gli piace.

È bene dare la possibilità al bambino di scegliere le attività extrascolastiche che vuole seguire, senza pretendere che studi ad esempio il pianoforte solo perché piace a noi: si riesce meglio se alla base c’è una passione.

E’ positivo anche che vari le preferenze nel tempo: se inizia a conoscere più strumenti o più sport, potrà poi valutare quale è per lui di maggiore interesse o è più consono.

Gli resterà comunque un’esperienza fatta che lo ha portato ad una nuova conoscenza. Leggi: bambini e sport

4 – W il gioco libero e la solidarietà!

Oggigiorno i bambini sono sovente coinvolti in tante/troppe attività, ‘vivono di corsa’, con molti stimoli, senza pause e senza riflessioni.

Occorre perciò organizzare anche spazi liberi, di relax, di gioco libero, di momenti trascorsi a casa.

Senza dimenticare lo spazio per la solidarietà, per gli altri (ormai generalmente si pensa tanto a noi stessi). E’ un grande messaggio umano, che il bimbo farà suo per la vita!

5 – Insegnare al bambino ad accettare anche un insuccesso:

Quando è il bambino stesso che si pone obiettivi elevati e soprattutto quando non accetta un insuccesso, occorre dialogare con lui, per esempio alla sera, per fargli maturare il concetto che è normale che non si abbiano risultati eccelsi con costanza, perché un calo di rendimento può essere occasionale, contingente per una condizione fisica non ottimale come per circostanze esterne sfavorevoli. Talvolta è di aiuto portare ad esempio esperienze personali o anche di amici o di persone note. Insomma, andrà meglio la prossima volta e non è il caso di farne un dramma!

6 – Dare il buon esempio.

Alla gara sportiva è giusto che il genitore tifi per il figlio, ma non bisogna lasciarsi coinvolgere in eccessi: talvolta si vedono adulti che urlano o incitano a comportamenti non adeguati, o fanno commenti negativi all’indirizzo della squadra avversaria o dell’arbitro. È un comportamento scorretto ed un cattivo esempio anche per il figlio, al quale invece bisogna insegnare il rispetto per l’avversario, per le regole, anche quando non vanno a proprio favore.

7 – Quando sbaglia, sbaglia.

Non difendere ad oltranza il figlio anche quando ci si rende conto che ha sbagliato. A volte l’attaccamento per il proprio bimbo induce un calo di obiettività nel valutare gli eventi e cercare ‘colpevoli’ altrove. Il genitore deve invece riconoscere e far riconoscere al bambino l’errore.

“E’ inoltre molto importante che siamo solidali con gli insegnanti, che condividono con noi il percorso di crescita del nostro piccolo nell’educazione personale e negli apprendimenti” conclude la prof. Veneselli.

“Da un rapporto di collaborazione otterremo un clima sereno e proficuo per la sua trasformazione in un ragazzino davvero ‘in gamba’.” Leggi: decalogo semiserio per bimbi felici

Leggi anche Adhd, disturbo da deficit di di attenzione e iperattività,Educare i bambini all'ascolto e all'attenzione, Autostima, le regole per coltivarla, Insegnare il rispetto delle regole

Aggiornato il 21.05.2018

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/istruzione/ansia-da-prestazione-7-consigli-pratici

Insegnare a gestire lo stress ai bambini

Come affrontare lo stress nei bambini? I consigli della pedagogista

Al giorno d’oggi lo stress fa parte della vita degli adulti e, purtroppo, è presente anche in quella di molti bambini. Il ritmo di vita è aumentano notevolmente negli ultimi anni.

Se per gli adulti è indispensabile imparare a gestire questa condizione, risultato dell’insieme di bisogni e obblighi che devono affrontare, insegnare a gestire lo stress ai bambini è ancora più importante.

Saper stabilire le priorità, gestire il tempo o ritagliarsi dei momenti di riposo e calma sono aspetti fondamentali per impedire che lo stress diventi il protagonista principale della vita dei più piccoli.

Per questo motivo, insegnare a gestire lo stress, ovvero preoccuparsi di inculcare in loro strategie per fronteggiare situazioni o epoche stressanti, li farà sentire meglio e affronteranno in modo più efficace le difficoltà giornaliere.

Determinare il problema alla base dello stress, cosa può causarlo e quali misure adottare è fondamentale per aiutare il bambino a stare meglio e sentirsi più rilassato.

Cosa causa stress ai bambini?

L’eccesso di lavoro, la fretta e il sovraccarico di responsabilità possono causare stress a grandi e piccoli.

Tuttavia, molti altri elementi contribuiscono ad aumentare i livelli di stress, come il rumore, la saturazione ambientale (stimoli di ogni tipo che competono per attirare la nostra attenzione) o la luce dei dispositivi elettronici (computer, cellulari, televisori).

Per i bambini con una maggiore tendenza alla suscettibilità al rumore e ad altri stimoli fisici, i fattori di stress quotidiani si amplificano, il che rende ancora più cruciale il bisogno di un tempo di inattività.

Se a questo sommiamo la scuola e le attività extrascolastiche, la pressione per avere successo, i cambiamenti o i conflitti familiari e altri fattori che possono provocare stress, otteniamo la ricetta perfetta per un bambino stressato.

La minore attività fisica tipica dei nostri giorni, inoltre, non aiuta in tal senso. C’è di più: un bambino che non fa sport perde uno dei suoi principali strumenti per la gestione dello stress. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di far svolgere un’ora al giorno di attività fisica ai bambini. Ridurre questo tempo nuoce alla loro salute fisica e mentale.

Segnali di stress infantile

I segnali di stress nei bambini possono passare inosservati, e in alcuni casi persino confusi. Parliamo di mal di stomaco, mal di testa o cambiamenti relativi alla condotta. Possono notarsi anche sbalzi d’umore e difficoltà a dormire e a concentrarsi a scuola.

Se, inoltre, si verificano importanti cambiamenti nella vita del bambino, come un trasloco o l’arrivo di un nuovo membro nella famiglia, i genitori devono prestare particolare attenzione alle possibili conseguenze.

In questo modo, sarà possibile rilevare per tempo gli eventuali segnali dello stress infantile.

È altrettanto importante considerare che lo stress può derivare da eventi accaduti a scuola o in qualsiasi luogo nel quale il bambino trascorre diverso tempo.

Strategie per insegnare a gestire lo stress ai bambini

Un bambino di solito non capisce che quello che gli sta accadendo è relazionato con lo stress. Semplicemente, può sentirsi triste, sopraffatto, arrabbiato o ansioso.

Accusare stress può essere una novità per lui e molto probabilmente non saprà come regolare le sue emozioni.

Insegnare a gestire lo stress ai bambini risulta, pertanto, indispensabile; devono capire di cosa si tratta, quali sono le cause e come affrontarlo.

A tale scopo, i genitori dovranno:

  • Creare un clima di fiducia con i propri figli per trasmettere loro l’idea che possono parlare di qualsiasi cosa.
  • Ascoltare con attenzione e attivamente quello che desiderano comunicare, prima di offrire suggerimenti e consigli. Questo atteggiamento attribuirà più valore a qualsiasi parola che aggiungiamo al dialogo.
  • Per molti bambini è molto più facile parlare dei loro problemi in situazioni attive, soprattutto quelle che favoriscono il rilassamento, come il gioco non competitivo e le attività ricreative (una passeggiata in campagna o la preparazione di una ricetta facile). Indurli a partecipare a questo genere di attività li aiuterà a sfogarsi e a sentirsi meglio.
  • Incitarli a fare attività fisica di tipo aerobico, attività che favoriscono il rilassamento, così come a ritagliarsi dei momenti di pace, tranquillità e riposo.

Yoga e meditazione per aiutare i bambini a gestire lo stress

Per concludere, ricordiamo i risultati di un recente studio pubblicato sul Psychology Research and Behavior Management che afferma che praticare yoga e meditazione dell’attenzione sin da tenera età può aiutare i bambini a gestire lo stress e l’ansia. Argomento, questo, oggetto di studio già da diversi anni.

Grazie a queste due attività, i bambini sperimentano un miglioramento della qualità di vita a livello emotivo e relazionale. Non è solo importante insegnare a gestire lo stress ai bambini attraverso attività che coinvolgano aspetti emotivi e creatività, ma anche lavorare la mente attraverso il corpo può favorire un aumento del loro benessere.

Lo yoga e l’attenzione piena possono facilitare la gestione dello stress ai bambini che vanno alle elementari e può costituire una pratica aggiuntiva alle attività di apprendimento sociale ed emotivo

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Metodo Montessori per canalizzare la rabbia dei bambini

Come affrontare lo stress nei bambini? I consigli della pedagogista

Anche se il metodo Montessori è sempre stato tanto ammirato quanto criticato, non smette di essere un punto di vista interessante. È applicabile non solo nelle aule, ma anche a livello familiare e nell’educazione di tutti i giorni con i propri bambini.

Oggi vogliamo parlarvi del nervosismo e di quei raptus di rabbia dei più piccini che sono sempre difficili da canalizzare, controllare e persino capire.

Uno dei concetti più utili che ci ha lasciato Maria Montessori è quello dei “periodi di sensibilità”. I bambini, infatti, da quando nascono fino ai 6 anni, attraversano ciò che si conosce come “finestre di opportunità”.

Si tratta di momenti nei quali hanno l’abilità innata di imparare, di acquisire certe competenze e capacità.

È il momento migliore per insegnare loro a canalizzare e a comprendere il complesso mondo delle emozioni che, a volte, li fa scoppiare.

Nel nostro articolo di oggi vi spieghiamo qualche semplice strategia per riuscirci.

Metodo Montessori per canalizzare gli attacchi di rabbia e il nervosismo dei bambini

Tutti sappiamo, più o meno, in quale direzione vada l’insegnamento delle scuole in cui si usa il metodo Montessori.

Si cerca soprattutto di favorire l’autonomia del bambino. Lui stesso è il responsabile del proprio apprendimento, che riesce a raggiungere grazie alla curiosità e all’interazione con tutto ciò che gli viene fornito dall’ambiente che lo circonda.

Legge anche: Nutrendo i bambini d’amore, le paure moriranno di fame

Nonostante ciò, quello che molti genitori forse si domandano è in che modo il metodo Montessori possa essere utile in un ambiente più intimo come può essere la propria casa. In fin dei conti, si tratta dell’ambiente più vicino al bambino e dove riceve le regole di comportamento più basilari.

Vediamo quindi alcuni consigli sui quali riflettere. Possono essere di grande aiuto per gestire i momenti di rabbia e nervosismo.

L’educazione socio-emotiva

Maria Montessori non ha mai parlato dell’educazione o dell’intelligenza emotiva come concetti a sé stanti. Infatti, secondo la celebre pedagoga, le emozioni e la socializzazione vanno mano nella mano.

Quando un bambino esplode in un attacco di rabbia, ciò che sente di più è il fatto che l’ambiente sociale nel quale si trova non si adatta alle sue aspettative.

  • Non può avere ciò che desidera, si sente offeso, infastidito da qualcuno o da qualcosa, incapace di rimandare la soddisfazione… Tutto ciò si traduce in lacrime, urla e calci.
  • Le emozioni affiorano nel bambino quando interagisce con gli adulti o con gli altri bambini; questi due aspetti non possono separarsi l’uno dall’altro.
  • Anche se sono in molti a criticare il metodo Montessori, perché offre al bambino una presunta libertà e indipendenza eccessiva, non possiamo certo dimenticare un concetto fondamentale.  L’adulto è una guida, l’adulto favorisce l’apprendimento e, soprattutto, l’adulto è un modello da seguire e da imitare.
  • I periodi sensibili che vanno dalla nascita fino ai 6 anni rappresentano un momento chiave. Siate presenti come genitori, rispondete a tutte le loro domande e fate attenzione a ognuna delle loro emozioni.

Leggete anche: Ipereducazione: un modo per crescere bambini infelici

Aspetti da tenere in conto per guidare il mondo emotivo del bambino

  • Non disprezzate nessuna parola o comportamento del bambino ed evitate di paragonarli a quelli degli altri. Tutto ciò genera ancora più rabbia.
  • Fate in modo che il bambino si senta sicuro in qualsiasi momento: sicuro di parlare con voi, di andare alla scoperta del mondo, di parlare con altri bambini, di giocare con rispetto, di avere fiducia, di creare.
  • Permettete al bambino di sbagliare. Dategli dei consigli ma lasciate che sia lui stesso a rimediare ai propri errori. I bambini hanno bisogno di fare le cose da soli per potersi sentire capaci e per aumentare la propria autostima.
  • Quando un bambino esplode di rabbia, c’è qualcosa che non può o non sa come esprimere, c’è qualcosa in se stesso o nell’ambiente che lo circonda che dobbiamo conoscere e comprendere.

Per questo motivo, è fondamentale che il genitore lo guidi con pazienza e tranquillità. Non ignorate mai queste manifestazioni di ansia o nervosismo, soprattutto nei bambini piccoli. È necessario conoscerne l’origine e suggerire delle strategie.

I barattoli della calma

Negli ultimi anni sono diventati di moda i cosiddetti “barattoli della calma”, utili a scacciare lo stress e l’ansia dei bambini. Vediamo a cosa servono e come bisogna utilizzarli.

  • I barattoli della calma sono uno stimolo visivo sul quale è facile far concentrare i bambini, grazie ai movimenti della porporina.
  • Bisogna sempre usarli in presenza di un adulto.
  • Potete, per esempio, portare tutte le sere un barattolo della calma nella cameretta del bambino.  Mentre lui lo osserva e lo muove, chiedetegli come è andata la giornata, se c’è qualcosa che lo preoccupa, quali paure si nascondono nel suo cuore, cosa gli piace e cosa non gli piace…
  • Bisogna porre tutte queste domande in modo preciso, senza giudicare e senza farne un interrogatorio diretto. Piuttosto, deve trattarsi di un gioco per favorire lo sfogo emotivo del bambino.

Il barattolo della calma è una semplice soluzione che può rivelarsi molto utile. Se volete prepararne uno a casa, non perdetevi uno dei nostri articoli su come realizzare dei contenitori luminosi.

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Fare i compiti a casa, una meraviglia mascherata da stress

Come affrontare lo stress nei bambini? I consigli della pedagogista

Fare i compiti a casa, una meraviglia mascherata da stress

In passato ho già scritto di cosa si occupa la Pedagogista (ecco il link se ti fossi perso l’articolo), una delle richieste maggiori degli ultimi anni è intervenire strutturando percorsi finalizzati a superare le difficoltà negli apprendimenti dei bambini e ragazzi.

In particolare c’è una sempre maggior richiesta di aiuto e di sostegno per quanto riguarda l’apprendimento fatto a casa, i COMPITI.
Le ripetizioni sono diventate un business che porta tanto nelle tasche di chi le fa, ma decisamente poco nelle tue di genitore e ancor meno in quelle dei tuoi bambini/ragazzi

A tuo figlio quando chiami la ragazza delle ripetizioni è come se gli stessi URLANDO in faccia che è una FRANA, che lui NON ce la POTRA’ mai fare da solo.
Che neanche tu, la sua mamma o babbo siete in grado di AIUTARLO perché lui è veramente una scommessa persa in partenza.

Ma dietro ai COMPITI e alle sue difficoltà cosa ci sta? Ora te lo dico per spiegarti alcune idee semplici che puoi applicare da solo a casa.

Per fare i compiti occorre sapere APPRENDERE.

Mi sono laureata proprio in questo come “esperta nei processi di apprendimento”, poi ho studiato pedagogia clinica per approfondire tutti gli aspetti legati al corpo e all’espressione di sé che favoriscono l’apprendere, oggi sto studiando scienze psicologiche per approfondirne anche la parte neurobiologica.

Quindi se io che lo faccio di lavoro continuo a studiare per essere il miglior specialista possibileper favorire il cambiamento dei processi di CATTIVO-Apprendimento…….FIGURATI se non ti capisco

quando mi dici che aiutare tuo figlio a casa è UNA TRAGEDIA.

Apprendimento è una parola gi-gan-te-sca. E di sicuro se dovessi descriverla nei dettagli e nelle sue infinite applicazioni arriverei a un libro decisamente pesante.
Fra le sue lettere apprendimento si nascondono innumerevoli possibilità di crescita e di sviluppo, soddisfazioni, esplorazioni, cadute e tanta tanta tantissima curiosità.

Apprendere significa proprio stare di fronte a qualcosa che arriva e catturarlo. Cioè ricevere un’informazione e farla entrare così a fondo che per usare una metafora, è come se te la infili proprio sotto tutti i vestiti così da non perderla. In pratica la stai sistemando nella scatolina del cervello che è la memoria.

E se il procedimento che hai seguito è quello corretto, non ti scapperà più via.  L’importante è “legarla bene” alla tua banca dati, e non come se tu l’avessi messa su un foglio della scrivania che aperta la finestra vola via….

NO, quello è il luogo delle cose che puoi scordare (ritirare i panni in lavanderia, comprare la pomarola, dare il via alla lavatrice..)

Apprendere qualcosa significa sistemarla proprio in quella parte di te che conserva i dati che non ti lasceranno mai più e che contribuiranno insieme a tutte le altri ricordi significativi a farti crescere come Persona (mamma, babbo, lavoratore, studente, nonno, zio)

E tutto questo che ti ho descritto accade anche a tuo figlio.

Apprendimento è un’azione che non si ferma mai, dai nostri ZERO a -ANTA anni ma va fatto nel modo appropriato sennò si perde tempo.

I COMPITI a casa sono diventati uno STRESS trasversalmente in tutta Italia, non c’è nessuno che si salva neanche i genitori delle varie scuole “extra” Wolford, Montessori, Pestalozzi..

Quindi il problema non è automaticamente nella scuola, che comunque a volte affatica e non poco il carico già appesantito dell’essere genitore nel 2017 ma il problema è in qualcosa che si deve riallineare fra “COMPITI-FIGLIO-GENITORE” ( o caregiver).

E tutto parte dal RUOLO del genitore e dalla RELAZIONE che esso ha costruito col figlio, dalle aspettative che gli trasmette e dalle modalità con cui la coppia si appresta ogni pomeriggio a santificare l’evento rituale dei compiti a casa

Come trovate sempre nei miei post, TU sei la CHIAVE, la GUIDA e tuo figlio seguirà te ovunque tu vada…anche quando vai alla deriva o a caso.

Gli devi passare SICUREZZA e FIDUCIA, lasciarlo libero di dirti che non capisce anche se è la 100esima volta che glielo hai spiegato ( e magari chiediti se lo stai facendo nel modo corretto), comprendere se è stanco sul serio oppure se ha bisogno di mezz’ora di distrazione prima di cominciare a studiare.

I compiti a casa ci sono, e talvolta sono tanti proprio perché il tuo bambino (della primaria) non avendo capito come fare per stare concentrato e per imparare meglio… invece di finirli in classe se li trova per il pomeriggio.

Pertanto occorre capire che tipo di STILE di APPRENDIMENTO ha il tuo bambino/ragazzo e se è quello giusto, perché al 90% adotta quello sbagliato.

Le insegnanti sommerse dalle mille scartoffie burocratiche imposte dall’evoluzione della scuola, vedo che stanno faticando a continuare a svolgere il loro lavoro pedagogico, quindi con loro dispiacere spesso non riescono ad essere efficaci e scambiano (involontariamente) un atteggiamento di fatica ad apprendere con “la poca voglia di studiare”… non diamo a loro tutte le colpe, perché quando hanno l’opportunità di parlare con la pedagogista sono sempre molto interessate a riflettere sul loro operato.

Quindi tu ti ritrovi con tuo figlio ogni pomeriggio a litigare per i compiti a casa e presa dallo sfinimento fai in sequenza:

  1. Sbuffi contro le maestre/prof.
  2. urli!!!
  3. lo minacci di punirlo.
  4. lo punisci privandolo di qualcosa.
  5. lo mandi a scuola con i compiti fatti da te o dalla “tizia” delle ripetizioni.

Che gli hai insegnato?

  1. Che le maestre/prof sono figure non degne di rispetto.
  2. Con i compiti ti controlla.
  3. Che lo minacci, poi gli leverai qualcosa (PSP o cellulare) per qualche giorno.
  4. Che alla fine i compiti li avrà fatti.
  5. Che tanto è scemo e ha bisogno di una TATA perché da solo non potrà mai farcela.

MA Apprendere, ricordi, significa ricevere un’informazione e farla entrare così a fondo da non perderla mai più….

Apprendere necessità di CURA e TECNICA, che la pedagogista che scrive questo post ha affinato, per ATTIVARE tutte quelle ABILITA’ e capacità che te e tuo figlio non siete riusciti fino ad oggi a far emergere

E questa attenzione specializzata di tipo pedagogico è fondamentali sia per le famiglie che hanno un bambino con una diagnosi di disturbo dell’apprendimento (che però probabilmente dalla pedagogista sono già arrivate), sia per quelle che hanno il continuo stress dei compiti.

IMPARATO il metodo, tu genitore, ed eventualmente un percorso piccolo per tuo figlio per aiutarlo a sostenersi da solo…sai quanto leggero sarà poi lo studiare!!!!!!

Tuttavia questo tipo di Consulenza Educativa per Apprendimenti è uno dei Percorsi che come specialista ho inserito nei servizi dello Studio sia in presenza che  ON-LINE (bottegaskype) su prenotazione chiamando allo 055 472846.

A presto!

La dottoressa Vania Rigoni

Источник: https://labottegadellapedagogista.com/2017/02/04/compiti-casa-meraviglia-mascherata-stress/

Gravidanza
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