Come abituare e aiutare i bambini a porsi domande

Didattica a distanza: i consigli ai genitori

Come abituare e aiutare i bambini a porsi domande

Questione di organizzazione, ma anche di motivazione, empatia, ascolto attivo. Il ruolo dei genitori è tutt’altro che marginale nel rendere efficace l’apprendimento dei più piccoli attraverso la didattica a distanza. Come aiutare i figli a preparare la giornata scolastica “digitale” ce lo spiega Sciltian Gastaldi, pedagogista e insegnante.

Abbiamo avuto l'intera primavera per farci un'idea di quali possano essere i pro e i contro della didattica a distanza, basandoci su una prima esperienza che pensavamo – o forse speravamo – sarebbe stata destinata a concludersi con la fine dell'anno scolastico 2019/2020.

Invece, il protrarsi dell'emergenzaCoronavirus e l'aggiornamento delle disposizioni governative per il contenimento dei contagi ci hanno posto di fronte a una realtà diversa: la didattica a distanza è parte integrante degli strumenti per l'apprendimento, in particolare nelle scuole superiori dove l'ampliamento della didattica a distanza è reso obbligatorio al 100%.

Per quanto la didattica in presenza sia invece garantita nella scuola primaria e secondaria di primo grado (almeno in prima media), nelle situazioni di casi positivi in famiglia o di classe in quarantena preventiva, gli alunni possono continuare a seguire le lezioni collegandosi da casa con i propri insegnanti.

Come rendere efficaci lo studio e le ore passate davanti a un monitor ad ascoltare la lezione del giorno? Ne parliamo con Sciltian Gastaldi, docente, pedagogista, giornalista e saggista. Per Mondadori Università nel 2020 ha pubblicato “Lo so f@re! Guida all'apprendimento misto e all'insegnamento (anche) a distanza”.

Come essere genitori supportivi con i figli in Dad

“Normalmente noi insegnanti non abbiamo intenzione di cogliere in castagna lo studente o metterlo in difficoltà – premette Gastaldi, docente di storia e filosofia in un liceo romano -.

A scuola invitiamo i ragazzi a capire, a fare domande, a porsi problemi e avere dubbi: questo è il ruolo pedagogico del docente, che si attua in classe come nella didattica a distanza. Un genitore supportivo quindi per prima cosa dovrebbe proprio fidarsi degli insegnanti.

Una mamma o un papà che, ad esempio, suggerisce le risposte al figlio mentre è interrogato, sta boicottando un momento non soltanto didattico, ma ufficiale e importante quale è l'interrogazione scolastica.

Un genitore che interviene per interagire con gli insegnanti durante la lezione online o quando, appunto, suggerisce e il docente se ne accorge – cosa che capita praticamente sempre – sta, a voler essere rigorosi, commettendo un reato: il docente dello Stato è un pubblico ufficiale e nel momento in cui blocca la lezione per “riprendere” un genitore o per rispondere a domande fuori contesto si ha una interruzione di pubblico servizio. Possiamo inoltre immaginare a che situazione mortificante si venga a creare anche per lo studente. Non sono i genitori gli adulti che hanno autorizzazione di partecipare alla lezione online dei propri figli, osservando in questo modo altri minori nello svolgimento dell'attività scolastica: anche qui, il risvolto di un comportamento simile ricade nel penale. Comunicare con la scuolaè possibile ed esistono momenti e modalità indicati, ma non mentre si fa didattica. Il docente è sempre intenzionato a risolvere problemi così come il ruolo del genitore è sempre necessario: non deve mancare la fiducia”.

Come controllare l'ansia dei genitori per non trasferirla sui figli

“Quando le preoccupazioni dei genitori sono associabili ad ansia da didattica a distanza.

va compreso che la scuola, anche quando è a distanza, è un momento in cui studenti e insegnanti si ritrovano, ricreano una normalità: la scuola non dev'essere una fonte di ansia.

Anche in questa modalità, gli alunni si riconnettono tra di loro, si sentono in qualche modo rinfrancati ed è anche questo un rapporto umano che può ricaricare le batterie di energia perché non ci si sente isolati e anche nella didattica a distanza gli studenti si sentono parte di un mondo con altri adulti di riferimento. E' naturale che gli studenti ignorino molti argomenti e concetti: “perdere ignoranza” è proprio il motivo per cui si va a scuola” – continua il pedagogista.

“Bambini e ragazzi possono essere spaventati o più tristi a causa delle tante limitazioni. Insegnanti e genitori devono parlare del covid e di quanto sta avvenendo, pur nell'incertezza che tutti stiamo provando: il bello di rispondere “non lo so” ce lo ha insegnato Socrate.

Il guaio pedagogico è quando un adulto non riesce a dire che una cosa non la sa. Non si deve avere il timore di rispondere di non sapere quando si tornerà a scuola o quando potremo riabbracciarci: è importante non lasciare cadere la domanda e mostrare che ci sono modi per andare a cercare quell'informazione che può aiutare nella risposta.

Con i ragazzi più grandi ho parlato dell'influenza Spagnola, spiegando quanto si diffuse del mondo e di come la sua origine sia tuttora inspiegata: si può parlare di questo per dire che oggi gli avanzamenti scientifici potrebbero permettere di giungere in tempi più rapidi a un farmaco o a un vaccino, cosa che non avvenne per la pandemia del 1918, che a un certo momento sparì da sola”.

“Anche per i più piccoli si può adattare il messaggio affinché con sincerità, empatia e senza false promesse possiamo essere ottimisti.

Rappresentare l'arcobaleno con i bambini più piccoli è un gesto molto bello, con i più grandi si possono avanzare argomenti più articolati, che tengano conto anche delle difficoltà che il mondo degli adulti ha nella gestione di questo evento nuovo per tutti”.

Come aiutarli ad attrezzare la cameretta o il luogo dove devono studiare e fare Dad

“Il luogo più adatto per fare didattica a distanza è uno studio dove il ragazzo è da solo, collegato con un computer, in una stanza in cui nessuno gli passa dietro o davanti, in cui non suonano telefoni o citofoni e in cui i genitori non rimangono nella stanza ad ascoltare – risponde Gastaldi -. Non tutti però disponiamo di questo luogo ideale.

Chi ha la sua cameretta è agevolato, anche se avere un letto accanto a sé non è come essere in uno studio. Le difficoltà aumentano quando i figli sono due o di più: sarebbe meglio dotare tutti del computer e non dello smartphone, dove è più difficile seguire.

Se la cameretta è una sola, si alterni l'utilizzo della stanza perché il luogo ideale tocchi un giorno ciascuno.

Ancora, sarebbe utile dotare tutti i figli di auricolari, soprattutto se non ci si collega dalla propria stanza ma dalla cucina o dalla sala, magari insieme ai genitori in smart working.

Può andare bene anche il balcone, il pianerottolo di casa o il giardino condominiale se la connessione tiene, l'importante è scegliere luoghi dove i ragazzi riescano a concentrarsi.

Il ragazzo connesso dovrebbe avere a disposizione una webcam da tenere accesa e la stanza in cui si trova dev'essere ben illuminata da luci naturali o artificiali“.

Le abitudini che possono aiutare nella didattica a distanza

“Il bambino deve capire che se la sua giornata è in didattica a distanza le abitudini non cambiano – chiarisce il docente -.

Come al mattino prima di uscire di casa ci si lavava, si faceva colazione e ci si vestiva secondo il proprio gusto, questo deve avvenire anche quando ci si collega. L'immagine di sé deve rispecchiare il modo in cui ci presenta agli altri dal vivo.

 Non ci si alza dal letto 5 minuti prima del collegamento e non ci si presenta a lezione in pigiama, ci si pettina.

Bisogna anche non trascurare il rischio di cadere in una forma di depressione: per i più piccoli che già non possono vedere gli amici, fare attività sportiva o seguire le proprie passioni perché isolati, trascurarsi può diventare un segnale cui porre attenzione”.

“I videogiochi vanno bene quando sono strumenti didattici ma sarebbe preferibile evitare l'utilizzo di passatempi digitali quando dopo 5, 6 ore davanti a un monitor”.

Didattica a distanza: consigli pratici per genitori

  • Movimento
  • Bere molto
  • Pranzo leggero.
  • Evitare cappellie cappucci che nascondano la faccia.
  • Lezioni brevi e interattive.

“I ragazzi hanno bisogno di muoversi.

Approfittiamo delle pause tra una lezione e l'altra per farli alzare dalla sedia, camminare, fare pure qualche rampa di scala: sappiamo tutti quanto stare seduti molte ore possa dare problemi di postura”.

Bere molto

“Bere molta acqua implica che i ragazzi si alzano più spesso dalla postazione per andare in bagno, e poi perché in una lezione interattiva dove intervengono e possono parlare, è giusto bere”.

Pranzo leggero

“Quando le lezioni a distanza si tengono anche nel pomeriggio evitiamo pasti pesanti che possano affaticare l'allievo e renderlo meno attivo”.

Evitare cappelli e cappucci che nascondano la faccia.

Lezioni brevi e interattive

“Molte ricerche che ho consultato confermano che la durata della lezione da 60 minuti è meno efficace quando è svolta a distanza. Meglio ragionare di lezioni da 45 o 30 minuti, e chiedere ai ragazzi di non restare davanti allo schermo nelle pause.

La lezione dovrebbe essere interattiva, coinvolgente e lasciare spazio agli scambi e al dialogo. Su è disponibile un webinar (un seminario via web) fatto con Mondadori Education in cui suggerisco strategie per rendere la lezione a distanza più vivace.

Di questo si può parlare con l'insegnante in un'ottica di collaborazione”.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/come-rendere-efficace-la-didattica-a-distanza

Come Insegnare ai Bambini ad Allenare il Pensiero

Come abituare e aiutare i bambini a porsi domande

Come aiutare i più piccoli ad allenare il pensiero e sviluppare il ragionamento? Risponde la Dott.ssa Enrica Birardi, tra le promotrici degli innovativi laboratori di “pratica filosofica” per bambini, nelle librerie laFeltrinelli di Roma

Come insegnare ai bambini ad allenare il pensiero

Come insegnare ai bambini ad allenare la mente e sviluppare la capacità di fare e farsi domande? Lo abbiamo chiesto alla Dott.ssa Enrica Birardi, Consulente Filosofico, ideatrice con la Dott.

ssa Claudia Spinosa del progetto “L'alfabeto di Sofia”, un laboratorio filosofico dedicato ai bambini che ha preso vita nelle librerie laFeltrinelli di Roma (Largo Argentina e Marconi).

Perché è importante allenare i bambini a pensare, a porsi domande, a sviluppare la capacità di essere sensibili ?

Quando la filosofia nell’antica Grecia ha cominciato a occuparsi dell’uomo e della sua dimensione sociale, ha posto al centro concetti ancora oggi molto attuali.

I laboratori di pratica filosofica, oggi, riprendono certi concetti e li sviluppano: perché ciascuno sia consapevole di ciò che pensa, che dice e che fa deve esercitare costantemente il suo pensiero.

Questo significa allenarsi a ragionare, tradurre i pensieri in parole in modo logico e coerente, argomentare le affermazioni e dialogare con l’altro senza sopraffarlo. Questi laboratori sono rivolti, per questo, a qualsiasi persona di qualsiasi età.

I bambini, in quanto tali, sono terreno molto fertile per l’esercizio del pensiero: aiutarli a sviluppare il ragionamento e la capacità di farsi domande permette loro di sviluppare capacità emotive, riconoscerle, nominarle, sconfiggendo la paura di approfondire ciò che è sconosciuto, ossia ciò che si ha attorno e ciò che si sente dentro.

Se alleni un bambino ad argomentare il suo pensiero chiedendosi costantemente il perché, ad ascoltare il punto di vista del bambino che ha accanto, a “riconoscersi” in quello che dice l’altro, a confutare una tesi sostenendola con degli argomenti validi, a domandarsi cosa sente e come può definire la sua emozione, il bambino avrà a disposizione degli “strumenti” non tangibili ma utilizzabili ogni giorno. All’inizio risulta faticoso, poi col tempo la mente si abitua a ragionare e non può più farne a meno, come quando cominci un qualsiasi sport: prima fai tanta fatica, ma poi ci prendi gusto e non riesci a smettere.

Come invitarli a guardare il mondo da una prospettiva meno individualista ?

Imparando a esercitare la propria razionalità non si risolvono questioni particolari, ma si fa scoprire al bambino che la mente se stimolata può lavorare su qualsiasi cosa abbia davanti a sé.

I laboratori di pratica filosofica non insegnano tecniche o soluzioni strutturate, ma si sviluppano con un approccio molto libero e questo i bambini lo sperimentano partecipando, non sentendosi braccati dal “devi far così, perchè…” ma scoprendo che possono arrivare a pensare su qualsiasi argomento proposto e trarre conclusioni che possono essere utili in classe, a casa, per strada.

Ci sono due livelli che sviluppiamo: da un lato il livello individuale dell’esercizio ad argomentare le risposte e a formarsi un’opinione sulle cose e dall’altro il livello intersoggettivo ossia lo scambio con il punto di vista degli altri bambini che partecipano.

In questo modo si crea una forte commistione tra ciò che il bambino pensa e dice e ciò che gli altri pensano e dicono, dando vita a una dinamica di dialogo fertile e utile anche alle capacità relazionali dei bambini.

Cerchiamo, inoltre, di stimolarli a tirar fuori il loro pensiero, affermando che non ci sono pensieri giusti e sbagliati, ma che per fare filosofia tutti i pensieri servono perché mescolandosi insieme creano il sapere, come direbbe Platone.

Qual è l'età più adatta per aspettarsi dai bambini lo sviluppo di un ragionamento argomentato?

Non c’è un’età più adatta. Il filosofo può fronteggiare il livello di argomentazione di ciascun’età, modulando il suo approccio. Basti pensare che esistono molti consulenti che si approcciano a bambini anche molto piccoli oppure ad adulti con disturbi cognitivi.

Chi si occupa di pratica filosofica ha questo di interessante: modula le modalità in base alle persone con le quali lavora, ma parte dal presupposto che il ragionamento può essere sviluppato sempre a più livelli.

Nel caso del progetto de L’alfabeto di Sofia, Claudia Spinosa ed io abbiamo scelto il range 8-12 anni per una preferenza professionale, perché avevamo intenzione di ragionare a un determinato livello e con determinate modalità.

Perché la scelta di questi tre argomenti per i laboratori di filosofia con i bambini?

L’alfabeto di Sofia è stato strutturato come un progetto da 3 laboratori.

Solitamente la struttura di “tre laboratori” permette al bambino di fare un breve percorso vedendo l’evoluzione delle sue capacità di ragionamento e di comunicazione (in ogni caso, i bambini potevano anche partecipare a un solo laboratorio e allenare il loro pensiero in una singola occasione). I tre argomenti scelti fanno parte di una rete di concetti di base che abbiamo ritenuto idonei per cominciare questo percorso a La Feltrinelli.

  • Il primo aveva più una veste introduttiva, riguardava l’assunto base della filosofia ossia la capacità di meravigliarsi ponendosi le domande. Cominciare da questa è stato strategico per far sì che il bambino si sintonizzasse con le corde della filosofia.
  • Parlare poi di “amicizia” ha dato la possibilità ai bambini di parlare del loro rapporto con l’altro e cosa chiedono i bambini all’amicizia, cosa donano di loro stessi, cosa serve per definire qualcuno “un amico”; mentre con il “tempo”, hanno avuto modo di confrontarsi sul modo in ciascuno vive le tre dimensioni temporali e la differenza tra il tempo misurabile e quello delle emozioni.

Alla base di questi laboratori c’erano filosofi come Aristotele, Nietzsche, Bergson, ma non sono mai stati evocati, li hanno rimessi in vita i bambini con le loro risposte.

Qualsiasi sia la tematica affrontata, gli espedienti usati sono alla portata di bambino, si lavora molto con le immagini, con le parole, con le definizioni e in questo progetto abbiamo anche utilizzato qualche favola del libro “La filosofia in sessantadue favole” del Prof. Bencivenga.

Sono tutti espedienti “pretesto” per stimolare i bambini a tirar fuori i loro pensieri in modo coerente e ordinato, ma anche divertente.

Ci saranno altri laboratori simili in futuro ?

Abbiamo appena terminato questo ciclo di tre laboratori per bambini e in questo momento abbiamo l’obiettivo di sviluppare qualche laboratorio per adulti.

Claudia Spinosa ed io stiamo lavorando a un incontro per adulti a fine maggio che preveda l’esercizio del pensiero su un concetto filosofico molto importante come l’identità e sarà rivolto a chiunque voglia prenderne parte. In seguito vorremmo proporre dei laboratori anche per mamme e papà.

Io faccio parte dell’Associazione di Consulenza Filosofica Aim Confil e la Presidente Marina Bonetti sviluppa ogni anno dei cicli di laboratori per mamme e papà a Verona.

In sintonia con questo suo progetto, la nostra idea alla base è sviluppare in parallelo laboratori per bambini e genitori per generare possibilmente un’intesa razionale tra genitori e figli e migliorarne la capacità di relazione. Abbiamo la pagina Lab Filosofia nella quale condividiamo e diffondiamo i nostri progetti.

3 buone ragione per invitare una mamma e un bambino a questi laboratori ?

Per rispondere a questa domanda utilizzerò i pensieri dei bambini. Il primo vantaggio ha le parole di Anita Sofia, che durante il secondo laboratorio “A come Amicizia” ha affermato che “l’azzurro è un colore che dà spazio, come il cielo”.

  • Questo è il primo aspetto positivo di questi laboratori: i bambini allenano la capacità di mescolare un’emozione o una sensazione vissuta (quello che Anita Sofia prova quando guarda il cielo) a una struttura concettuale definita. In questo modo le emozioni prendono un nome e una forma e dopo i laboratori saranno meglio riconoscibili emozioni impreviste e prima mai provate.
  • Il secondo vantaggio ha le parole di Guglielmo che nel terzo laboratorio ha affermato che “il presente è importante perché ci permette di sognare”. I bambini hanno una naturale predisposizione a farsi domande, ma grazie a questi laboratori “i perché” sono veicolati su argomenti che possono tornare utili nella loro vita di tutti i giorni. Farsi domande è la base per poter comprendere ciò che ci circonda e perché ci rapportiamo al mondo e agli altri in un certo modo, perché, per esempio, preferisco giocare adesso piuttosto che rimandare il gioco a domani e perché è importante fare i compiti ora piuttosto che farli domani, risposte non pragmatiche ma che indagano “il senso” del nostro modo di comportarci.
  • Infine, il terzo vantaggio lo ripesco dal primo laboratorio quando Emma ha dichiarato che “il pensiero non si può chiudere, non si può nascondere”. Ecco, tutti noi siamo in un costante rapporto con i nostri pensieri e per questo è importante che nello specifico i bambini abbiano uno spazio nel quale possano esprimere i loro pensieri in maniera libera e autentica. Anche per questo, all’inizio dei laboratori i bambini salutano le loro mamme che tornano solo alla fine. Un passo in alcuni casi rischioso perché alcuni bambini potrebbero non esser pronti a rimanere “soli” con i loro pensieri e con persone sconosciute, ma questo è un primo esercizio di autonomia e serve prima di tutto a loro: evitare condizionamenti di cui chiaramente loro non si rendono conto.

Inoltre, come ho già detto, non esistono tecniche che insegniamo, il nostro lavoro consiste nel stimolare i pensieri e facilitare gli interventi cercando di mediare tra concetti ed esperienze personali tenendo il filo dei pensieri dei bambini su dei cartelloni alle nostre spalle. In questo modo, dopo questo “allenamento” di un’ora a usare la testa potranno riconoscere da soli che bel viaggio hanno fatto tra i loro pensieri, costruendoli e arricchendoli grazie soltanto a loro stessi e agli altri bambini presenti.

Ma cosa ne pensa Mara Di Matteo, direttore della Feltrinelli di Roma Argentina?

Per saperne di più:

L’iniziativa a mio parere è molto interessante perché per questa materia non c’è ancora una produzione adeguata.

In realtà le “domande filosofiche” toccano da vicino il bambino in ogni momento della sua giornata perché il bambino è curioso e si pone moltissimi interrogativi sulla realtà che lo circonda.

Il modo e il metodo utilizzato per gli incontri sono fondamentali: le due ragazze usano dei cartelloni molto grandi sui quali scrivono in modo chiaro e accattivante le domande che vogliono porsi per l’occasione catturando l’attenzione del bambino.

In questo modo stimolano le risposte e aprono a conversazioni naturali e coinvolgenti. Il fatto poi che si debba prenotare la partecipazione aggiunge valore all’incontro, crea un impegno da parte della famiglia e del bambino e crea il giusto numero affinché si possa instaurare il giusto dialogo.

Progetto ideato e attivato da: Enrica Birardi, laureata in Scienze Filosofiche all'Università di Bari e diplomata al Master di II livello in Consulenza Filosofica all'Università Ca’ Foscari di Venezia, ha progettato e condotto laboratori filosofici per la scuola, laboratori di didattica museale e caffè filosofici per adulti. È membro del consiglio direttivo dell’Associazione italiana master di consulenza filosofica. Attualmente lavora come Consulente in Gestione delle Risorse Umane in una società di consulenza HR a Roma e Milano.

Claudia Spinosa, laureata in Scienze filosofiche presso l'Università di Napoli Federico II. Diplomata al master in Osservazione Psicoanalitica infantile presso l'istituto Martha Harris di Firenze.

Ha condotto gruppi di lavoro per bambini con un focus sul disegno e le fiabe e su come esprimere le emozioni suscitate dalle fiabe stesse. Attualmente è Partner di una società di consulenza Human Resources a Roma e Milano.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/come-insegnare-ai-bambini-a-allenare-pensiero.html

Come aiutare un cane adottato ad ambientarsi in casa

Come abituare e aiutare i bambini a porsi domande

È davvero difficile scegliere il tuo nuovo migliore amico: tra tutte le razze presenti nel centro adozioni, con gli occhi adoranti e le codine che si agitano, trovare quello giusto da portare a casa è una decisione ardua. Quindi assicurati di aver fatto per bene le tue valutazioni prima di compiere la scelta finale.

Vediamo insieme quali sono le domande da porsi.

Le prime valutazioni da fare riguardano::

  • Quale razza si adatta meglio alla tua famiglia e al vostro stile di vita?
  • Hai già avuto un cane in passato e sai a che tipo di impegno vai incontro?
  • Sarai in grado di fargli fare tutto l’esercizio di cui ha bisogno per mantenerlo in salute e in forma?
  • Ci sono altri animali in casa e non vedi l’ora che imparino ad andare d’accordo?
  • Se ci sono dei bambini, riusciranno a seguire le tue regole su come gestire il cagnolino?

Fatti consigliare dal team del centro adozioni – loro hanno tanta esperienza nel trovare il cane giusto per ogni persona! Quando sei ormai sicuro, e hai deciso quale cucciolone adottare, dovrai aiutarlo ad ambientarsi nella sua nuova casa!

Il centro condividerà con te tutto ciò che sa riguardo il passato del tuo cane adottato, da dove arriva, se c’è qualcosa di particolare che lo caratterizza e che possono aver notato.

Ad esempio, il tuo nuovo amico potrebbe essere un gran giocherellone e avere tanta energia, oppure essere molto curioso e per questo ama annusare ed esplorare, o, ancora, può darsi che sia timido e richieda tanto incoraggiamento.

Tutte queste informazioni ti permetteranno di prepararti al suo arrivo e aiuteranno il tuo nuovo amico ad abituarsi al suo nuovo ambiente.

Come prepararsi per l’arrivo del cane adottato

Vuoi che il nuovo cagnolino si senta a casa il prima possibile, ma ricordati che gli ci vorrà un po’: troverà ad aspettarlo nuovi odori, diverse persone e tanti rumori sia dentro che fuori in giardino, ai quali dovrà abituarsi.

Come adeguare la tua casa al nuovo arrivo

  • Prima del grande giorno, procura al tuo nuovo amico alcune delle sue nuove copertine mentre si trova ancora al centro adozioni. In questo modo, comincerà ad abituarsi a voi e alla vostra casa mentre si trova in un ambiente conosciuto.

    Inoltre, potrà lasciare sui panni il suo odore, in modo che abbia con sé qualcosa di familiare quando arriverà a casa tua.

  • Prepara per lui un bel letto comodo e confortevole – se è abituato a dormire in una gabbia questo potrebbe essere un buon inizio, ma assicurati che sia della dimensione giusta.

    Fai che abbia una certa scelta di posti in cui dormire, in modo che possa decidere dove si sente più a suo agio.

  • Assicurati che la sua cuccia/gabbia si trovi in un’area in cui non verrà disturbato e che abbia una quantità d’acqua sufficiente e giocattoli disponibili nelle vicinanze.

  • Dai al tuo cane adottato lo stesso cibo al quale era abituato. Se pensi di cambiare la sua alimentazione, fallo gradualmente e solo dopo che il tuo nuovo amico si sarà ambientato. Colloca le sue ciotoline di cibo e acqua in un posto accessibile e sicuro, fuori dalla portata di altri animali o dei bambini.

    Non preoccuparti se il primo giorno non mangia molto, ci vorrà un po’ prima che si adatti alla sua nuova vita e mangi regolarmente.

  • Mantieni gli stessi orari dei pasti che aveva prima – riduci al minimo i cambiamenti ai quali dovrà abituarsi. Potrai apportare delle modifiche per impostare la vostra nuova routine quando si sarà ambientato.

  • Tieni a portata di mano dei bocconcini deliziosi per premiarlo mentre esplora la sua nuova casa.
  • Lascia che esplori con i suoi tempi.

    Se ci sono stanze che desideri proteggere da un cucciolone agitato (ad esempio quella del neonato), metti una recinzione per bambini in modo che il tuo cane possa vedere cosa c’è lì dentro ma non possa entrare.

  • Ricorda di chiudere le porte (come quella dell’ingresso) per assicurarti che non possa scappare se in preda all’ansia.

  • Stabilisci delle regole sin da subito. Se non vuoi che salga sul divano, non permetterglielo dall’inizio. Altrimenti, se potrà farlo una volta, ma poi le regole cambieranno, potrebbe andare in confusione.
  • Fai che abbia dei giocattoli interattivi con i quali divertirsi.

    Un Kong ripieno con dell’ottimo cibo non solo lo intratterrà, ma lo aiuterà ad ambientarsi prima. Il centro adozioni ti darà qualche consiglio sui giochini con i quali al tuo amico piaceva divertirsi.

  • Registra il tuo amico a quattro zampe presso il veterinario di zona il prima possibile e ricorda di modificare le informazioni contenute nel microchip, in modo che riporti i recapiti corretti.

Prepara il giardino

  • Rendi il giardino a prova di fuga. Specie se il tuo cane adottato è di taglia piccola, assicurati che non ci siano fessure nelle recinzioni e che i cancelli siano chiusi.

  • È ottimo avere dei giocattoli adatti all’esterno, come le palline o la corda per il tiro alla fune, per giocare all’aperto, ma rimuovi dal giardino qualsiasi oggetto prezioso o che rompendosi possa ferire il tuo cane.
  • Il tuo nuovo amico potrebbe essere molto agitato e correre a gran velocità per esplorare i dintorni.
  • Avere un’altra ciotolina piena d’acqua in giardino gli sarà utile quando, dopo aver corso e giocato, avrà bisogno di reidratarsi.

L’introduzione di nuove persone

I tuoi amici e la tua famiglia vorranno senza alcun dubbio incontrare quanto prima il tuo nuovo cucciolo, ma fai in modo che le presentazioni avvengano in modo tranquillo e rilassato.

  • Permetti che tutti i membri della tua famiglia incontrino il cane al centro adozioni prima che arrivi a casa.
  • Valuta se mettere il guinzaglio al tuo cane mentre fai le presentazioni. In questo modo manterrai il controllo della situazione se lui dovesse agitarsi un po’ troppo.
  • Spiega ai tuoi che devono rimanere calmi ed evita che arrivino tutti allo stesso momento, perché il tuo cane potrebbe innervosirsi. Dì loro di accarezzarlo con delicatezza, ma di non fargli troppe feste o di parlare a voce alta. Avere a portata di mano un paio di bocconcini deliziosi ti aiuterà a procedere con le presentazioni senza intoppi.
  • Chiedi loro di sedersi, se possibile – il tuo cane, se li vedrà abbassarsi al suo livello, si stresserà meno. Cerca di incoraggiare i giochi con dei giocattoli veri e non usare le mani o i piedi come se lo fossero.

Le presentazioni con altri cani

  • Prima dell’arrivo del tuo nuovo cane adottato, porta l’altro tuo cane in visita da lui al centro adozioni per vedere se vanno d’accordo.
  • Fai che si conoscano in un posto neutrale, ad esempio al parco, ma tieni gli occhi puntati su di loro e non lasciarli soli e senza supervisione finché non sei sicuro che andranno d’accordo.
  • Tieni il cane al guinzaglio quando lo porti fuori le prime volte, in modo che le presentazioni avvengano in modo controllato.

    Devi anche essere sicuro che il tuo cane risponderà al richiamo, in modo da evitare qualsiasi perdita di controllo – su questo esercitati un paio di volte, prima di portare fuori il tuo cane con la massima tranquillità.

  • Se il tuo cane mostra di temere gli altri cani e, per esempio, tiene la coda fra le gambe, le orecchie appiattite sulla testa, cerca di proteggersi o di spaventare l’altro cane, o prova a fuggire o a indietreggiare, questi consigli ti torneranno utili.

Stabilisci una routine

Ai cani piace la routine, per cui impostane una il prima possibile. Sii costante con gli orari dei pasti, le passeggiate e i momenti di gioco e trascorri del tempo per addestrarlo in modo che, quando lo porti fuori, sei certo che risponderà ai tuoi comandi.

Le classi di addestramento sono un ottimo modo per costruire il legame con un cane adottato, entrambi imparerete insieme delle cose nuove. Le classi di socializzazione aiuteranno il tuo nuovo amico ad abituarsi alla presenza di altri cani e rafforzare la sua sicurezza anche quando tu non sei nei paraggi.

Altri consigli per aiutare il cane adottato ad ambientarsi a casa

Se la vostra routine prevede dei tragitti in auto, cerca di introdurre l’automobile al tuo cane gradualmente.

ADAPTIL Transport spray aiuta a dare supporto al tuo amico a quattro zampe e a non aver paura dei viaggi in auto.

ADAPTIL Calm diffusore lo aiuterà ad ambientarsi nella sua nuova casa e ad abituarsi a un nuovo ambiente, una nuova routine e altri animali con cui vivere. Applica il prodotto almeno 24 ore prima dell’arrivo del cucciolo.

In alternativa, se il tuo cane si agita quando è in giro, ADAPTIL Calm Collare è un’ottima soluzione per aiutarlo a rimanere calmo ovunque vada!

Vedrai che con tanta pazienza e tanto amore, il tuo nuovo amico si abituerà presto alla sua nuova casa e alla nuova famiglia!

Источник: https://blog.adaptil.com/it/cane-adottato

Gravidanza
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