Co-sleeping: una scelta consapevole

Co sleeping

Co-sleeping: una scelta consapevole

La pedagogista ci spiega cos'è il co sleeping e quali sono i benefici, sia per la mamma che per il bambino, del dormire insieme nei primi mesi dopo la nascita, senza paura di viziare il bebè

L'argomento della nanna di un neonato è delicato e controverso. Tutte le persone che abbiamo intorno sembrano essere prodighe di consigli su come crescerlo e come farlo dormire. Ma ricordiamo che ogni bimbo è diverso dall'altro e che ha esigenze particolari e tutte sue nell'arco del primo anno di vita soprattutto.

Le teorie sui metodi per far dormire i bambini sono talmente tante che non basterebbe un manuale per elencarle tutte, mio figlio non ha chiuso occhio per 10 mesi consecutivi e credo di aver provato tutto ciò che si poteva provare, dagli sciroppi ai vari metodi “addormenta bambini” fino ad approdare inconsapevolmente al co-sleeping.

Cos’è?

Sostanzialmente è composto di due parole: sleep (dormire) e co (insieme). Ci sono diverse teorie a riguardo che vanno dal dormire nello stesso letto con mamma e papà, al dormire nello stesso letto con fratelli e sorelle.

Lasciamoci guidare dal nostro istinto materno e guardiamo anche ciò che fanno le altre mamme in natura: la maggior parte di loro dorme con i piccoli finché questi non sono autosufficienti (gli uccellini, i leoni, le scimmie e via dicendo…).

Perché dormire insieme?

Sostanzialmente, nelle prime settimane di vita del neonato, mamma e bambino dormono nella stessa stanza per via dell’allattamento notturno.

Poi le nonne, le mamme e i vicini di casa avvertono che se non abituiamo nostro figlio a dormire in camera sua, prenderà “il vizio” e non dormirà mai più da solo.

Invece dormire insieme spesso rassicura le mamme un po’ ansiose perché sanno di avere il bimbo accanto e di poter accorrere ad ogni richiamo e, spesso, rassicura i bimbi un po’ ansiosi perché se si svegliano durante la notte sanno che i loro genitori sono lì e si riaddormentano più facilmente.

La maggior parte delle madri attente ai bisogni del bambino, risponde in maniera costante, coerente e sensibile alle richieste di vicinanza e di rassicurazione.

Così nel tempo il bambino si “rassicura” e finisce per “sapere” che la mamma, anche se non c’è, è pronta ad accorrere al bisogno.

Finisce inoltre per “sapere” di essere capace ed efficace nel richiamarla, e che, quando ce ne sarà il bisogno, potrà farlo facilmente.

Paradossalmente più al bambino piccolo verrà data la possibilità di stare vicino alla madre quando lo richiede, più sarà capace in seguito di stare da solo.

Più verrà accolto il suo desiderio di dipendenza quando è piccolo, più facilmente diventerà, in seguito, autonomo.

Trascurare sistematicamente le richieste di vicinanza del bambino o rispondervi in maniera incostante rallenta o ostacola questo processo di formazione della “sicurezza interiore”.

Pertanto si può concludere che ogni madre sa che il bimbo piccolo può chiedere di stare vicino di notte soprattutto quando è più piccolo, quando ha paura, quando è malato, quando è ansioso per qualunque motivo e che fornire un “co-sleeping a richiesta” come si fa con l’allattamentoè probabilmente la strategia più giusta.

Cosa dice la scienza

Gli studi di epidemiologia ci dicono che a 9 mesi l’84% dei bambini si sveglia almeno una volta con un picco di risvegli a 2 anni; fino ai 3 anni, e soprattutto verso i 18 mesi, moltissimi bambini dormono nel lettone con i genitori per tutta la notte o per una parte della notte, questa abitudine diminuisce negli anni e tra i 5 e i 10 anni praticamente tutti imparano a dormire tranquillamente da soli.

Uno studio della Stony Brook University di New York ha inoltre dimostrato che dormire con mamma e papà non ostacola il normale sviluppo del bambino, contrariamente a chi sosteneva che il co sleeping potesse rallentare il raggiungimento dell'indipendenza nella crescita del bambino.

L'esperienza della mamma pedagogista

Per 10 mesi, tutte le notti, Matteo si svegliava intorno alle 3, lo allattavo e poi fino alle 5:30 si faceva baldoria.

Alle 7 suonava la sveglia ed alzarsi non era semplice! A luglio, quando Matteo aveva 10 mesi, siamo andati in vacanza da soli io e lui e, per comodità, ho tolto una sbarra al lettino e l’ho attaccato al mio letto.

Da quel momento Matteo ha cominciato a dormire ed io a documentarmi sugli effetti benefici del co-sleeping. Dopo 15 giorni ha anche smesso da solo di prendere il seno durante la notte e non ne ha più voluto sapere di essere allattato.

Sono sempre stata un fanatica della privacy del lettone, il luogo delle coccole di mamma e papà, ho sempre difeso quel luogo “sacro”, ultimo baluardo della coppia che si era prima di diventare genitori.

Ho sempre creduto che salvaguardare il lettone dagli “intrusi” volesse salvaguardare la coppia. Mi sbagliavo. Matteo ora ha 18 mesi e dorme ancora con noi, lui nel suo lettino senza sbarra attaccato al lettone e noi nel nostro letto.

Mi è capitato di vederlo spesso mettersi seduto, osservare me e il padre, rimettersi giù e riaddormentarsi.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/pianto-e-sonno-il-bambino/co-sleeping-una-scelta-consapevole.html

CO-SLEEPING SI O NO?

Co-sleeping: una scelta consapevole

Tra i neogenitori il tema del co-sleeping è un argomento ampiamente discusso e pare che, a riguardo, il mondo genitoriale si spacchi in due: chi è a favore del sonno condiviso e chi è contrario.

Ma cosa s’intende per co-sleeping?

Co-sleeping significa dormire insieme, condividere il sonno. Con questa espressione la maggior parte delle persone intende la condivisione del lettone con il proprio bambino. In realtà parliamo di co-sleeping anche quando, durante il sonno, si condivide la stessa stanza pur dormendo in letti separati.

Se volessimo trovare l’espressione più corretta per parlare di condivisione del lettone dovremmo utilizzare il termine bed-sharing che letteralmente significa “condividere il letto”.

Chiariti i termini apriamo il dibattito sulla questione!

C’è chi respinge questa posizione, c’è chi la sostiene vivamente, sia trai genitori che tra gli esperti. Le opinioni sono contrastanti e spesso mamme e papà si trovano combattuti nello scegliere “la soluzione migliore”.

Personalmente credo sia importante ascoltare e condividere i bisogni della coppia, comunicare, osservare il proprio bambino e scegliere come rispondere ai suoi bisogni compatibilmente a come si vuole vivere sia di giorno che di notte.

Non credo esistano soluzioni adatte a tutti, non penso ci siano regole uniche. Così come per il resto delle questioni (scelta degli orari, condivisone o meno dei pasti, cosa mangiare, chi frequentare, quale asilo scegliere ecc.

) anche in questo caso credo sia opportuna una decisione informata, consapevole, condivisa e attenta alle esigenze di tutta la famiglia!

Perciò dove è più giusto che dorma il tuo bambino?

I luoghi del sonno possono cambiare a seconda delle esigenze della famiglia e in base all’età del piccolo. Ecco alcune soluzioni:

  • Un lettone per tutti. Alcune famiglie scelgono di condividere il letto con i propri piccoli fino al momento in cui sarà il bambino stesso a decidere di cambiare ambiente. Le soluzioni adottate da queste famiglie sono varie e spaziano dalla scelta di un lettone più grande rispetto alle misure standard, alla possibilità di aggiungere uno o più lettini a fianco, sotto o sopra il lettone. In questo caso parliamo di bed sharing.
  • La culla per il neonato. Molti genitori adottano la classica culla per neonati che oggi possiamo trovare in tanti stili diversi, diciamo che ce n’è per tutti i gusti! Quando la culletta viene posta vicino al letto dei genitori si parla di co-sleeping in quanto il sonno condiviso avviene all’interno della stessa stanza.
  • Il side-bed. Questa è una soluzione adottata da moltissime famiglie. Si tratta di un lettino aperto in un lato posto accanto al lettone, al fine di creare continuità tra i due. In commercio esistono piccoli lettini ad hoc per i neonati. Per chi volesse continuare ad adottare questa modalità anche quando il bambino cresce esiste la possibilità di attaccare il lettino togliendo le sbarre da una parte, affiancandolo al lettone. In questo caso potrebbe essere necessario sopraelevare il lettino mettendo sotto un altro materasso e assicurarsi che sia ben attaccato al lettone in modo che il piccolo non corra il rischio di cadere nello spazio tra il lettino e il lettone. In questo caso la scelta rappresenta una via di mezzo tra bed sharing e co-osleeping.
  • Il lettino con le sbarre. Il classico lettino con le sbarre viene generalmente utilizzato dopo il quarto-quinto mese, quando la soluzione precedente sembra essere ormai troppo stretta e quando lo sviluppo delle competenze motorie porta il bambino a mettersi in piedi. Le sbarre del lettino proteggono il piccolo. Qualcuno adotta il lettino con le sbarre da subito con il neonato, inserendo un riduttore all’interno. Se il lettino viene posto nella camera dove dormono mamma e papà parliamo sempre di co-sleeping.
  • Il lettino singolo senza le sbarre. Questa soluzione viene generalmente adottata già intorno ai due anni. Oltre al classico letto singolo di dimensioni standard 80X190 ne esistono di più piccoli di misure 70X160 con versioni anche estensibili. Questi ultimi possiedono in genere una piccola spondina che previene le cadute. Esistono anche sponde adatte ai letti singoli di dimensione standard se vogliamo stare tranquilli specie all’inizio Источник: http://www.adrianasaba.it/co-sleeping/

    Co Sleeping: ecco perché ai bambini fa bene dormire con i genitori

    Co-sleeping: una scelta consapevole
    Pur essendo una parola inglese, letteralmente: “co” ( insieme) e “sleep” (dormire), il concetto è antico quando la storia della civiltà e indica la condivisione del letto o della camera tra figli e genitori. Condannato da una certa educazione, questa abitudine istintiva (pensiamo al comportamento di molti mammiferi) è oggi supportata da numerosi specialisti e sta riprendendo piede, anche se non mancano i detrattori.

    “Quel vizio di dormire con mamma”: un pregiudizio culturale?

    Nelle prime settimane di vita del neonato, mamma e bambino dormono quasi necessariamente nella stessa stanza per via dell’allattamento notturno. Passato questo periodo, però, le nostre convinzioni e abitudini culturali tendono a sconsigliare questa soluzione che provocherebbe nel bambino l’incapacità di dormire da solo e in modo autosufficiente, con ripercussioni anche in età più avanzata.Recentemente questa convinzione è stata però criticata da psicologi e pediatri, anche perché non poggerebbe su alcuna base scientifica e perchè, stando ai sostenitori del Co-sleeping, condividere gli spazi del sonno avrebbe esattamente l’effetto opposto.Riscoprire un normalissimo istinto, ossia quello di dormire insieme, sia da parte della madre che del figlio, sembrerebbe quindi non avere grandi controindicazioni, ma anzi numerosi effetti positivi oltre che alcuni vantaggi pratici.

    Co sleeping: genitori e figli più rilassati e sicuri

    Psichiatri e pediatri sembrano convenire: dormire vicino ai genitori non è un vizio, ma una necessità e un istinto naturale del bambino.Soddisfarlo non significa mettere a rischio lo sviluppo nel bambino di indipendenza e autonomia, anzi.Diversi studi, infatti, collegano proprio l'accudimento basato sul contatto – che può comprendere anche il fatto di dormire insieme – e la capacità del bambino di sviluppare un solido senso di sicurezza e indipendenza.Dormire insieme, condividendo la stanza o il letto, può innanzitutto rassicura le mamme perché sanno di avere il bimbo accanto e di poter accorrere ad ogni richiamo. Ma soprattutto rassicura i bimbi stessi, perché sentono la presenza protettiva e rassicurante dei genitori in un momento complesso come quello notturno.Una fiducia che si traduce in consapevolezza e sicurezza, poiché nel tempo il bambino finisce per comprendere che la mamma, anche se non c’è, è pronta ad accorrere in caso di necessità. Finisce inoltre per “sapere” di essere capace ed efficace nel richiamarla, e che, quando ce ne sarà il bisogno, potrà farlo facilmente.La convinzione avanzata dai sostenitori del Co-sleeping è semplice: all’opposto di quanto una certa educazione ci ha insegnato, più al bambino piccolo verrà data la possibilità di stare vicino alla madre, più sarà capace in seguito di stare da solo. Più verrà accolto il suo desiderio di dipendenza quando è piccolo, più facilmente diventerà, in seguito, autonomo.

    I vantaggi del Co-sleeping

    • Miglior gestione e controllo dei risvegli notturni.
    • Maggior comodità per l’allattamento al seno.
    • Secondo molti pediatri favorisce anche un migliore sviluppo psicomotorio e la crescita del bambino.
    • Migliora il bonding, ossia la creazione di un rapporto speciale fra genitori e figli anche attraverso il semplice contatto fisico.
    • Bambini meno stressati e ansiosi.
    • Migliore sviluppo emotivo dei bambini, rendendoli degli adulti equilibrati.

    Rischio SIDS e Co Sleeping

    Esistono però anche degli svantaggi, ma soprattutto, per chi accoglie il bambino nel lettone, un rischio, ossia quello di provocargli inavvertitamente dei danni fisici. Per questo, in particolare nelle prime settimane di vita del bambino, i genitori dovranno seguire precisi accorgimenti per evitare il rischio di SIDS e il soffocamento o schiacciamento involontario.

    Ecco alcuni suggerimenti utili:

    • Utilizza un side-bed, cioè una culla che possa essere affiancata al letto come se ne fosse un proseguimento.
    • Non mettere il bambino tra mamma e papà, ma dalla parte della madre, solitamente più attenta e meno corpulenta del papà.
    • Utilizza una sponda o barriera laterale per evitare che il bambino cada dal letto.

    Nella scelta tra Co Sleeping o no, è fondamentale per i genitori decidere in modo sereno, valutando la propria situazione e cercando di capire effettivamente cosa sia meglio per il bambino.

    Источник: https://www.bedding.it/ita/news/cultura-del-prodotto/co-sleeping-ecco-perch%C3%A9-ai-bambini-fa-bene-dormire-con-i-genitori

    Cosleeping in sicurezza: a cosa fare attenzione?

    Co-sleeping: una scelta consapevole

    Se stai aspettando un bambino, molto del tuo tempo è sicuramente dedicato a cercare informazioni, nozioni e tecniche sull’accudimento del neonato. Se sei arrivata fino qui, probabilmente vuoi sapere come fare il cosleeping in sicurezza.

    Il Cosleeping cos’è?

    Nel concreto, fare co-sleeping si traduce nel condividere il sonno con il bambino.

    Tra i molti dubbi che assillano i neogenitori c’è quello sulla pratica controversa di dormire tutti insieme nel lettone; chi dice sì e chi sostiene l’opposto. Approfondiamo meglio l’argomento del cosleeping.

    Per essere più specifici si può parlare di:

    • Room-sharing, quando si condivide la camera da letto.
    • Bed-sharing, quando si condivide il letto, chiamato anche co-bedding.
    • Side-bed, quando si affianca un letto a quello di mamma e papà, come ad esempio la la culla next to me della Chicco.

    Cosleeping sicuro

    Partendo dal presupposto che in moltissime culture il condividere il sonno con i bambini è la normalità, in questo articolo spiego come sia possibile fare cosleeping in sicurezza.

    Non cadere nella trappola delle “guerre tra mamme”, come accade ad esempio per l’allattamento al seno o l’educazione ad alto contatto ma fai in modo che ogni scelta sia consapevole e vi renda felici.

    Dormire nel lettone: le regole

    • Il neonato deve dormire supino, sempre!! anche se non dormite nello stesso letto.
    • Usa un materasso adatto, che sia sufficientemente rigido vietati i materassi troppo morbidi con il rischio che il neonato affondi (valgono le stesse regole per la scelta del materassino per culla).
    • Togli i cuscini e lecoperte troppo pesanti (meglio dormire senza coperte) e assicurati che durante il sonno la testa del bimbo rimanga scoperta, sono vietati anche i pupazzi vicino al neonato.
    • Non lasciare mai da solo il neonato nel lettone, potrebbe cadere.
    • Non mettere mai il neonato al centro, ma dalla parte della mamma sul lato esterno del letto, avendo l’accortezza di munirti di un’opportuna spondina di sicurezza, o dal lato della parete; questo perché di solito le madri sanno dove si trova il piccolo anche quando dormono, mentre i partner o i fratelli più grandi non hanno la stessa percezione.
    • Evita spazi vuoti tra materasso e sponda del letto, tra materasso e testiera o qualunque fessura in cui il bambino possa restare intrappolato.
    • Evita che ci siano lacci o corde o oggetti appesi per ridurre a zero il rischio strangolamento.
    • Vesti il bimbo secondo la temperatura della stanza, se il tuo timore è che possa prendere troppo freddo ti consiglio di usare il sacco nanna.

    Quando evitare il cosleeping

    Potrebbe sembrare che con alcune accortezze si possa sempre dormire insieme al neonato, in realtà non è così. Ci sono casi specifici in cui il cosleeping è assolutamente da evitare:

    • se i genitori fumano: il rischio di Sindrome da Morte Improvvisa di un neonato è più alta se il piccolo divide il letto con un fumatore;
    • quando i genitori assumono stupefacenti;
    • se i genitori hanno problemi di obesità;
    • quando sei esausta, malata o non sei in grado di percepire la sua presenza accanto a te.

    La mia esperienza di cosleeping

    Prima della nascita di Sara, ero fermamente convinta di farla dormire nella sua cameretta, eppure, già dopo pochi giorni dal rientro a casa dopo il parto, sentivo che c’era qualcosa che non funzionava.

    I suoi frequenti risvegli notturni, i tempi di allattamento e la sua difficoltà nel riaddormentarsi stavano minando seriamente la qualità del mio sonno e la sua serenità.

    Lentamente, ho preso coscienza del fatto che quel distacco fra lei e me, soprattutto nelle ore notturne, non era affatto naturale ed ho iniziato a portarla a dormire con noi nel lettone.

    Ovviamente, ero piena di sensi di colpa: quello che stavo facendo andava contro tutto ciò che mi era stato detto, suggerito ed insegnato da pediatri, famigliari e libri sull’argomento.

    Così, ho cominciato ad informarmi meglio ed ho scoperto che ciò che mi era stato dettato dall’istinto aveva addirittura un nome: stavo facendo il co-sleeping.

    Tra le molte informazioni lette sulla condivisione del sonno con i bambini, ho apprezzato in particolar modo quelle trattate dalla psicologa perinatale Alessandra Bortolotti che ha dedicato all’argomento del cosleeping buona parte dei suoi studi, tutti centrati sull’analisi delle emozioni del bambino e sulla loro gestione.

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    Lo fai dormire nel lettone? E se poi prende il vizio?

    Quante volte ho sentito questa frase! Ogni commento di questo tipo mi faceva sentire sempre più inadeguata, ma nonostante le critiche e i retaggi culturali ho seguito il mio istinto di mamma assecondando ogni richiesta di contatto dei miei figli appena nati.

    Leggere libri in gravidanza e dopo la nascita di bambini, mi ha sempre aiutata a ritrovare la giusta dimensione di mamma e mi ha insegnato che non esiste quasi mai il giusto assoluto, piuttosto esiste la cosa giusta per noi.

    Leggendo il libro della Bortolotti ” E se poi prende il vizio” mi sono resa conto che ciò che vivevo nella mia esperienza quotidiana era assolutamente fisiologico.

    La psicologa spiega chiaramente che il sonno del bambino è molto diverso da quello dell’adulto e che i frequenti risvegli notturni rappresentano la normalità per la maggior parte dei bambini fino ai 3 anni.

    Anche il Dottor Nils Bergman, pediatra presso l’Università di Città del Capo in Sudafrica, in un suo studio sostiene che i bambini dovrebbero dormire nel lettone insieme a mamma e papà fino ai 3 anni; infatti fare cosleeping  permette ai neonati un riposo migliore di quello che avrebbero nella culla, perché il cuore del neonato in culla è più sotto stress rispetto a quando dorme vicino alla mamma.

    Sempre secondo il Dott. Bergman praticare il cosleeping aumenterebbe il bonding con il neonato (il legame tra una mamma e il suo bambino).

    I vantaggi del cosleeping

    Ecco quindi che il co-sleeping diventa una pratica estremamente congeniale:

    • migliora  la fase di allattamento notturno,
    • favorisce la qualità del sonno delle mamme,
    • riduce i tempi necessari per riaddormentarsi sia per il neonato che per la mamma,
    • favorisce l’allungamento dell’allattamento ben oltre il primo anno di vita,
    • genera uno stato di fiducia e sicurezza nel bambino, che contribuisce ad accrescere un sano senso di indipendenza.

    Personalmente ho potuto verificare che, se è vero che un neonato che dorme con noi tende a svegliarsi più spesso per essere allattato, è altrettanto vero che i tempi necessari per riaddormentarsi diminuiscono notevolmente, con effetti rilassanti per la mamma e per il bambino.

    Facendo dormire il bambino accanto a me, ho potuto allattarlo molto più a lungo, utilizzando l’attaccamento al seno anche come metodo per tranquillizzarlo e per farlo riaddormentare più serenamente.

    Insomma, paradossalmente, più si risponde in maniera solerte ed efficace alle richieste del neonato, più si hanno possibilità che il bebè sviluppi un buon grado di indipendenza ed autonomia durante la crescita.

    Falsi miti del cosleeping

    Sfatiamo subito i due più grandi aspetti negativi che si associano alla pratica del cosleeping:

    • una volta abituato a dormire con i genitori il bambino non dormirà mai più nel suo letto.Niente di più falso, i bambini crescono, il loro sonno diventa più simile a quello dell’adulto e nella loro corsa all’indipendenza e all’autonomia, il dormire nel loro letto in cameretta si trasformerà, in un traguardo da raggiungere appena saranno pronti.
    • il bambino nel lettone è la causa dell’allontanamento della coppia.Tutte scuse, la distanza che si crea fra i coniugi è dovuta dalla mancanza di comunicazione, che è sempre alla base di un rapporto solido e soddisfacente.L’intimità, se voluta, potrà sempre essere ricercata e trovata in altri luoghi ed in altri momenti.

    Conclusioni

    Per concludere, se anche tu senti che far dormire il neonato nella sua culla (ignorandone i pianti) sia una forzatura culturale, se percepisci il distacco notturno come qualcosa di innaturale e se ti rendi conto del fatto che il sonno di entrambi ne risenta, allora sei pronta per provare il co-sleeping.

    L’importante è che sia sempre una scelta consapevole e condivisa, nella convinzione che dormire con mamma e papà sia un bisogno, non un vizio, e che vengano rispettati tutti gli accorgimenti per il cosleeping in sicurezza.

    Di fatto, dopo anni di cosleeping in sicurezza, mia figlia ha cominciato recentemente a chiedere di voler dormire nel suo lettino e dopo i saluti e le coccole di rito, si addormenta da sola, in piena autonomia.

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    Источник: https://lettoaquattropiazze.it/2021/02/14/cosleeping-in-sicurezza/

    Co-sleeping: vantaggi e svantaggi del dormire coi figli

    Co-sleeping: una scelta consapevole

    Letteralmente, co-sleeping è una parola composta da sleep (dormire) e co (insieme). Co-sleeping significa, quindi, far dormire i neonati nella stessa camera da letto dei genitori, o addirittura nel letto matrimoniale.

    Prima di analizzare questo fenomeno sempre più diffuso oggi, bisogna fare un passo indietro e analizzare come, ai giorni nostri, venga messa in atto la cura dei propri bambini. Importante è saper distinguere tra educazione e “mode educative”: ciò che andava di moda ieri, oggi non è considerato opportuno.

    Un esempio può essere la concezione dell’allattamento: negli anni Sessanta era incentivato l’allattamento artificiale, oggi si predilige il latte materno, poiché sembra portare numerosi vantaggi dal punto di vista salutare e psicologico.

    E’ proprio per questo motivo che il fenomeno del co-sleeping è altamente discusso oggi, poiché si hanno idee ambivalenti: da una parte abbiamo i bisogni primari del neonato che, a pochi giorni di vita, ha bisogno di sentire il contatto ed il calore materno, fonte di base sicura. Dall’altra, dormire insieme limiterebbe la crescita e la futura autonomia del bambino.

    Oggi si parla di co-sleeping mal visto nei Paesi economicamente più sviluppati, a partire dagli Stati Uniti.
    Basti pensare che in passato era considerata normale amministrazione dormire insieme, nello stesso letto.

    I problemi dell’epoca passata non permettevano a tutti di avere un letto, di conseguenza ci si doveva arrangiare come si poteva. Si dormiva insieme. Semplicemente perché ciò non causa disagi familiari o relazionali.

    Il neonato, specialmente nei primi giorni dopo il parto, necessita di esigenze fisiche ed emotive: ha bisogno di essere rassicurato, di sentirsi protetto, di vivere quella simbiosi con la madre che permetterà lui di sperimentare con tranquillità l’ambiente esterno.

    Essere lasciato solo forzatamente, sin da piccolo, può far vivere esperienze negative come l’abbandono e insonnia futura.

    In una società come quella di oggi che promuove l’individualismo e la singolarità, ci si dimentica che per diventare autonomi bisogni passare da un’infanzia rassicurante, caratterizzata da condivisione e accudimento. Più si ha modo di sperimentare sensazioni simili, maggiori saranno le possibilità di diventare un adulto sicuro di sé e soprattutto autonomo, svincolato da ciò che era prima l’attaccamento materno.

    I cuccioli non dormono da soli

    Si intitola così il titolo del libro della psicologa perinatale Alessandra Bortolotti, il quale affronta proprio la questione del sonno condiviso.

    La dottoressa non vuole dare delle regole precise da seguire in merito al co-sleeping, semplicemente accompagna i genitori verso la scelta di decisioni consapevoli.Il punto di partenza del libro è l’affermare l’esistenza di una cultura basata sul distacco precoce dei bambini.

    Oggi, la concezione dominante è che il bambino debba imparare fin da subito ad essere autonomo, a dormire da solo e a gestire da solo la propria emotività.

    Questo tipo di atteggiamento rischia di dar vita ad un rapporto distorto con il proprio bambino poiché i genitori non riusciranno mai a mettersi in una posizione di ascolto con il proprio figlio e soprattutto non daranno mai vita all’istinto materno e paterno che prende vita dopo la nascita del bambino.

    L’idea di fondo è dimostrare che attorno alla concezione del co-sleeping ruotano molti falsi-miti che necessitano di essere “sfatati”, al fine di informare correttamente su quali sono i veri bisogni del neonato.

    I principali falsi miti del libro sono:• Se il bambino dorme nel letto con i genitori, egli non sarà mai indipendente: ciò è assolutamente falso e privo di ogni base scientifica.

    Il bambino necessita – soprattutto nei giorni dopo la nascita – di sentire il calore della mamma, soprattutto durante la notte, sperimentata come buia e silenziosa. E’, forse, l’unico momento della giornata in cui il bambino ha bisogno di sentire conforto.

    • Condividere il letto è una scelta pericolosa: quando si parla di co-sleeping, molto spesso viene preso in considerazione anche la morte in culla, la SIDS.

    Ovviamente, un fenomeno del genere è rischioso sia se il bambino dorme da solo, sia se dorme nello stesso letto con i genitori. Il piccolo dovrebbe essere messo sempre a pancia in giù al fine di garantire un sonno tranquillo.

    • Tutti i bambini sono in grado di dormire da soli tutta la notte dopo il sesto mese di vita: assolutamente no. I risvegli dei bambini sono normali e fisiologici fino ad almeno 7 mesi di vita.

    I bambini, in particolare i neonati, hanno un sonno molto diverso da quello degli adulti; passano più tempo nella fase REM, di conseguenza è più facile che si risveglino. Proprio per questo hanno particolare bisogno di sentirsi rassicurati.

    Hanno bisogno del calore materno per riuscire a proseguire ad avere un sonno tranquillo.

    E se il co-sleeping diventasse una dipendenza?

    Nonostante sia fondamentale che il bambino dorma con i propri genitori nei primi mesi di vita, il rischio è che, col tempo, il letto dei genitori può dare una forma di dipendenza.

    Molti bambini infatti, nonostante siano cresciuti ed abbiano una loro camera, si svegliano durante la notte perché vogliono tornare a dormire nel letto con la mamma ed il papà.

    L’allontanamento del bambino dai genitori deve essere graduale: fino ai 3 anni è normale che il bambino possa avere la necessità di sentire il contatto dei propri genitori.

    Dai 3 ai 5 anni, invece, diventa più autonomo e inizia ad esplorare l’ambiente esterno in maniera autonoma, mantenendo comunque un legame rassicurante con la mamma. Il bambino può sperimentare episodi sporadici notturni nel lettone con la mamma ed il papà, solo in casi in cui sente davvero il bisogno per cause particolari.

    Dai 5 anni in poi, inizia ad essere pienamente autonomo e stimolato dalla consapevolezza di avere un’intera camera per lui, in cui è libero di fare ciò che vuole. La vicinanza dei genitori non è più necessaria poiché sarà in grado di sostituirli con peluche da abbracciare durante la notte.

    Normalmente queste tappe risultano essere automatiche nonostante non ci sia un momento giusto per abbandonare il sonno condiviso.

     Ci sarà semplicemente un momento in cui il bambino deciderà di uscire dal letto dei genitori e iniziare a dormire da solo nella sua cameretta.

    Se ciò non accadesse, molto probabilmente il bambino continuerà a dormire nel letto dei propri genitori addirittura fino ai 13 anni di età.

    Ciò può portare a vivere una situazione di particolare disagio per entrambi poiché:• Dormire insieme stressa i genitori, che non dormono tranquilli per paura di far male al bambino• Stressa il bambino stesso, il quale può vivere il distacco notturno dai genitori come un abbandono perché non più voluto• Danneggia il rapporto di coppia poiché i genitori non vivono più momenti di intimità

    Abituare il bambino a dormire da solo, quindi, lo aiuta a separarsi gradualmente dai genitori ed acquisire il proprio posto all’interno della famiglia.

    Nei primi periodi i genitori possono aiutare il bambino verso l’indipendenza notturna attraverso piccole strategie, ma molto efficaci: leggere una favola tutti insieme nel letto del bambino aiuta il piccolo ad addormentarsi facilmente contornato comunque dal calore dei propri genitori nonostante si trovi nel proprio letto. Una volta addormentato, i genitori potranno tornare nella propria camera e lasciare il bambino nella sua. Si tratta di un compromesso: i genitori aiutano il figlio ad essere autonomo, senza dimenticarsi della rassicurazione che necessitano fino a diventare completamente indipendenti.

    Riferimenti bibliografici
    Bartolotti, A. (2016). I cuccioli non dormono da soli. Il sonno dei bambini oltre i metodi e pregiudizi. Milano: Mondadori

    Источник: https://www.psicotypo.it/co-sleeping-vantaggi-svantaggi-dormire-coi-figli/

    CO-sleeping si o CO-sleeping no?

    Co-sleeping: una scelta consapevole

    E dopo 9 lunghi mesi di attesa, di sortilegi e pratiche magiche per scoprirne il sesso, di improvvise voglie di anguria in pieno inverno e di interminabili giri per negozi per la scelta della culla, del passeggino, del lettino, del fasciatoio, degli abitini, delle copertine e dei lenzuolini… siete diventati mamma e papà: congratulazioni! O più che congratulazioni sarebbe meglio dire “in bocca al lupo”?

    Non serve mentire: quando si diventa mamma e papà, la propria routine viene completamente stravolta e, inevitabilmente, il tempo destinato alla cura di sè inizia ad essere sempre meno.

    Dimenticate una volta per tutte le notti da leoni! Uscire liberamente il sabato sera, fare tardi, andare a letto alle 5 del mattino e potersi svegliarsi alle 2 del pomeriggio diventerà un'utopia.

    Siete pronti a notti insonni e improvvisi colpi di sonno durante una conversazione?
    Ebbene sì, soprattutto nei primi mesi di vita i piccoli faticano a distinguere il giorno dalla notte e necessitano di poppate notturne.

    Ma un buon riposo è fondamentale e indispensabile per tutti i componenti della famiglia, perciò per far in modo che il bimbo abbia sin da subito un rapporto sereno con il momento della nanna, è importante abituarlo ad una corretta routine del sonno. E qual è il metodo più diffuso ma anche il più discusso e controverso del momento? Il CO-sleeping.

    Il termine, che tradotto in italiano significa “atto del dormire insieme”, è una pratica che consiste semplicemente nel lasciare che il proprio bambino, ancora neonato, dorma nel lettone insieme alla mamma e al papà. Questo comportamento è dato dall'istinto naturale dei genitori di voler coccolare e riempire di attenzioni il proprio bambino per inculcare al piccolo quel senso di protezione e sicurezza in modo che smetta di piangere, agitarsi e si addormenti subito.

    Vediamo insieme quali sono tutti i pro e i contro di questo comportamento naturale che da anni provoca una divergenza di opinioni.

    Si al CO-sleeping

    Il principale sostenitore del metodo del CO-sleeping è il professor James McKenna, antropologo e direttore del Laboratorio di ricerca sul sonno materno-infantile dell’Università di Notre Dame (Parigi), nonché uno dei principali esperti a livello mondiale in tema di allattamento e sonno condiviso.

    Teoria scientifica

    McKenna sostiene che c'è un motivo scientifico per il quale il CO-sleeping è benefico. Gli esseri umani nascono prematuri da un punto di vista neurologico rispetto agli altri mammiferi: per riuscire a passare in modo sicuro attraverso l'apertura pelvica materna, devono nascere con solo il 25% del volume del loro cervello da adulto.

    Ciò significa, sostiene McKenna, che il loro sistema fisiologico non è in grado di funzionare in modo ottimale senza un contatto con il corpo materno che continua a influenzare e regolare il bambino molto più che durante tutta la gestazione.

    Per i neonati quindi, afferma McKenna, stare con la mamma durante il riposo notturno è indispensabile alla crescita: il contatto materno è benefico perché in grado di influenzare e regolare il sistema fisiologico del bambino e, di fatto, è dimostrabile che il respiro, la temperatura, la pressione arteriosa e i livelli di stress si influenzano reciprocamente.

    Viceversa, McKenna afferma che la pratica di lasciare che i bambini dormano da soli fin da neonati, oltre ad essere sbagliata, sia anche priva di riscontri empirici.

    Il CO-sleeping inoltre non comporterebbe alcuna conseguenza psicologica per i bambini, anzi, li aiuterebbe a diventare persone più calme, tranquille ed equilibrate da adulte.

    Vantaggi

    Accanto a questi riscontri scientifici si aggiungono altri vantaggi. Infatti, il sonno condiviso facilita l’allattamento al seno.

    I momenti delle poppate notturne sono facilitati, meno faticosi per madre e bambino in quanto si svolgono quasi senza doversi svegliare, potendo poi riaddormentarsi tranquillamente alla fine del pasto.

    Senza dubbio, se vissuto con serenità e consapevolezza, il momento del sonno accanto a proprio figlio approfondisce il legame con lui, aiuta a tenere sotto controllo i risvegli notturni del piccolo ed evita l'ansia legata ai timori di imprevisti.
    E voi, siete d'accordo con McKenna?

    No al CO-sleeping

    Quali sono le motivazioni che spingono a valutare negativamente il CO-sleeping?

    1. Prima fra tutte le possibili ripercussioni psicologiche sul bambino. Molto spesso dormire con mamma e papà è sinonimo di genitori iperprotettivi e di un comportamento quasi morboso che potrebbe rendere il bambino più insicuro e timoroso da adulto.

    E poi, abituandosi al lettone riuscirà in seguito ad imparare a dormire da solo nella sua cameretta? Con il CO-sleeping non si fa altro che innescare una “cattiva abitudine” che difficilmente abbandonerà.

    2.

    Oltre alla scomodità o al ritrovarsi con un piedino conficcato tra la terza e la quarta costola o a dover riposare in bilico sul bordo del letto, vogliamo considerare l’intimità con il proprio partner ridotta quasi ad un rapporto epistolare?
    Il CO-sleeping influisce negativamente sull’intimità di coppia e, inoltre, può aumentare le sensazioni di esclusione da parte del padre e di incomprensione da parte della madre che il più delle volte si ritrova da sola ad occuparsi del bambino. Come ben sappiamo la nascita di un figlio comporta dei cambiamenti nella relazione di coppia ed un ruolo significativo lo riveste la relazione simbiotica che si va a creare tra la mamma e il bebè.

    Il CO-sleeping quindi non fa altro che aumentare questi disagi nella famiglia contribuendo così all’annullamento del rapporto di coppia.

    Insomma, dormire insieme: si può o non si può? La risposta è ancora incerta, viste le numerose teorie che mostrano benefici e controindicazioni di tale comportamento. A questa domanda esistenziale, però, il mercato propone delle soluzioni veramente interessanti per far dormire i piccolini accanto ma senza averli nel letto, salvando così sonno e matrimonio!

    Parliamo dei cosiddetti side-bed, delle vere e proprie prolunghe di lettone a misura di bebè molto comode e funzionali per i seguenti motivi:

    1.possiedono un lato abbattibile e un sistema per agganciarli al lettone;

    2.

    hanno la possibilità di aggiustare l'altezza a vari tipi di letto;

    3.si possono reclinare in modo da far dormire il neonato con la
    parte superiore del corpo reclinata per scongiurare il soffocamento nel caso di rigurgito;

    4.sono leggeri e facilmente trasportabili, dunque possono essere portati in viaggio.

    Источник: https://www.marionlatex.com/materasso-lattice/co-sleeping.asp

Gravidanza
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