Clownterapia, perché è così importante

Che cos’è la clownterapia e perché fa bene

Clownterapia, perché è così importante

Sono migliaia i volontari che nel nostro Paese trascorrono il loro tempo prendendosi cura dei pazienti ospedalieri, spesso bambini, regalandogli un sorriso e un momento di svago. Ecco come funziona terapia del sorriso  

«Tutti identificano la clownterapia con Patch Adams, ma pochi sanno che questa forma di volontariato è nata tra gli anni '80 e '90 in Canada e Nord America» spiega Davide Pacoraino, clown Picchio Pacchio, vice presidente dell'associazione Vip Italia Onlus.

Era il 1986 quando il clown professionista Michael Christensen fondò a New York insieme al collega Paul Binder “The Clown Care Unit“, la prima unità speciale di clown dottori.

Certo, l'attività di Hunter Doherty Adams (alias Patch Adams), e soprattutto il film comico a lui dedicato che ha fatto conoscere in tutto il mondo la sua tecnica di umanizzazione delle cure grazie ai sorrisi portati in corsia, «ha dato la spinta alle associazioni già attive nel settore di ampliare il loro raggio d'azione e portare il circo anche all'interno degli ospedali».

Clown di corsia in Italia

Oggi sono migliaia i volontari che dedicano il proprio tempo libero a rallegrare i pazienti ricoverati in ospedale.

Sono riuniti in associazioni spesso federate in organizzazioni nazionali e internazionali: tra le più importanti, VIP ViviamoInPositivo Italia Onlus, che prende vita dal primo “gruppo Vip” fondato a Torino nel 1997 e che oggi collega e coordina 59 associazioni sparse in tutto il territorio italiano e Repubblica di San Marino; la Federazione Nazionale Clown Dottori (FNC), costituita nel 2005 a Cesena, che riunisce 15 organizzazioni no profit che da anni operano in strutture sociosanitarie e ospedaliere in Italia; e la Federazione Europea dei Clown Ospedalieri, di cui fanno parte 15 organizzazioni europee, dalla Svizzera all'Austria, dalla Scozia all'Olanda, e di cui membro fondatore è l'italiana Soccorso Clown onlus.

Come si diventa volontari

«Non occorre essere attori o artisti circensi: ciò che conta è essere predisposti al sorriso, essere allegri, pensare positivo e avere tanto buonumore» racconta clown Picchio Pacchio. Anzi, meno si sa fare meglio è: «perché si ride di più delle proprie mancanze».

Ogni associazione ha il suo metodo per formare i clown che andranno ad animare i reparti in ospedale.

«In generale, però, si prevede una prima selezione e un corso di formazione (in genere di tre giorni) in cui i nuovi volontari fanno conoscenza tra loro e con i clown più vecchi e mettono in pratica i primi elementi di clownerie e di improvvisazione».

È anche il momento in cui i clown scelgono il loro nome d’arte, «pseudonimo che spesso usiamo senza nemmeno conoscere i nostri nomi di battesimo».

La formazione continua

Come detto, ogni organizzazione ha un proprio modo di gestire i volontari.

«In Vip, puntiamo molto sulla formazione continua: finito il corso iniziale, prevediamo due incontri obbligatori mensili in cui si continuano a mettere in pratica e perfezionare sviluppare le “materie” di insegnamento del corso: ad esempio, facciamo simulazioni di interventi in ospedale e insegniamo alcune arti circensi».

In queste occasioni si parla anche molto di come affrontare i rifiuti che possono capitare durante le visite in ospedale: «esperienze che possono essere difficili da affrontare per chi ha deciso di intraprendere questo percorso» sottolinea Pacoraino.

Due o tre volte all'anno si fanno poi incontri di formazione di secondo livello in cui si affrontano temi specifici: «incontriamo operatori sanitari, psicologi, ma anche attori, improvvisatori o professionisti clown».

I clown in ospedale

«Generalmente, i clown si danno appuntamento fuori dalla struttura prima di iniziare il servizio. Poi, per questioni di igiene, ci cambiamo all'interno dell’ospedale e indossiamo il nostro camice che ci distingue dai visitatori, ma anche dai membri del personale medico. Ci trucchiamo in modo leggero e ci distribuiamo per i vari reparti indicati dalle direzioni sanitarie».

È importante sottolineare che i clown non entrano mai da soli in una stanza, ma “lavorano” sempre in gruppi di due-tre volontari.

E i clown “giovani” sono sempre accompagnati da quelli che hanno più esperienza.

«Poi si improvvisa: ognuno ha il suo cavallo di battaglia, ma in genere si comincia scherzando con i pazienti e conquistando pian piano la loro fiducia facendoli divertire».

Si tratta di interventi di pochi minuti, «ma bastano per trasformare una grigia stanza di ospedale in un mondo magico e divertente, dissipando la noia che colpisce i pazienti e i loro accompagnatori soprattutto durante il weekend, quando ci sono meno visite e quando in genere siamo attivi noi».

Non solo in pediatria

I clown di corsia sono conosciuti soprattutto per il loro lavoro con i bambini.

«Operiamo però anche in molti altri reparti: per entrare in quelli più critici, come oncologia, alcune associazioni prevedono un periodo più lungo di formazione per i volontari».

La clown terapia viene poi portata dai volontari anche al di fuori dell’ospedale, come nei centri di cura e riabilitazione per anziani, nei centri dedicati ai diversamente abili, nelle carceri o negli hospice.

Molti operano anche all’estero. «Vip Italia, ad esempio, organizza missioni in tutti i continenti: applichiamo la terapia del sorriso in carcere, negli ospedali, negli orfanotrofi ma anche nei villaggi. E spesso lo facciamo con bimbi che non hanno mai incontrato uno straniero».

Come sostenere la clownterapia

«Bisogna stare attenti ai clown “tarocchi”, che truffano chi vuole aiutarci.

Per essere sicuri che una donazione vada a buon fine, è bene utilizzare lo strumento del 5×1000 nella dichiarazione dei redditi oppure effettuate delle donazioni dirette».

A eccezione della Giornata del Naso Rosso, che si svolge ogni anno la terza domenica di maggio, i volontari non chiedono offerte in strada o porta a porta.

Effetti positivi della clownterapia

Negli anni si sono moltiplicati gli studi sugli effetti benefici dell'attività svolta dai clown di corsia. Uno studio del 2005 condotto dai ricercatori dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze e pubblicato sulla rivista “Pediatrics” ha evidenziato che è possibile quasi del 50% l'ansia dei bambini sottoposti a intervento chirurgico grazie all'intervento dei clown.

Nel 2010 la ricerca “Influenza del clown dottore sulla percezione del dolore, la somministrazione di analgesici e le complicanze post operatorie dei bambini ricoverati presso il reparto di Chirurgia pediatrica dell’ospedale San Camillo di Roma” è riuscita a dimostrare che la visita dei clown ha ridotto le complicazioni post operatore e ha anticipato di un giorno la fine del periodo di degenza.

Negli anni, la letteratura scientifica non ha smesso di occuparsi della materia: uno degli studi più recenti è quello condotta presso il Royal Children’s Hospital Melbourne e pubblicato nel 2018, in cui si sottolinea l'efficacia della clownterapia e si suggerisce, a partire da questa evidenza, la necessità in generale di un approccio più incentrato sulla persona all'interno delle strutture sanitarie.

Perché ridere fa bene

L'intervento dei clown in corsia appositamente formati avrebbe dunque effetti molto positivi sul sistema immunitario e sulla mente dei pazienti.

Il merito sarebbe delle endorfine, prodotte dal nostro corpo quando siamo di buonumore e ridiamo, che sono in grado di attenuare il dolore e l'ansia.

Un meccanismo virtuoso che coinvolge anche mamma e papà: se i genitori vedono il loro bambino più sereno, a loro volta si tranquillizzano.

Da questi presupposti è nata addirittura una nuova disciplina: la gelotologia, cioè la scienza che studia le potenzialità terapeutiche del buonumore e del pensiero positivo.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/salute/clownterapia

Clownterapia

Clownterapia, perché è così importante

Cos'è la clownterapia e perché è così diffusa negli ospedali pediatrici di tutto il mondo

Un sorriso può fare molto, soprattutto per i bambini ammalati o che sono ricoverati in ospedale.

E' il principio che sta alla base della Clownterapia, sempre più diffusa negli ospedali italiani e portata avanti con passione da medici, infermieri ed associazioni.

Vediamo chi sono i clown dottori e quali sono i benefici della risata sulla salute mentale e fisica.

Clownterapia, cosa è

La Clownterapia, chiamata anche terapia del sorriso (gelontologia), è una tecnica che utilizza la figura del clown per relazionarsi con persone che sono ricoverate in ospedale.

Teatro, improvvisazione, piccoli giochi di prestigio sono gli elementi essenziali che vengono utilizzati dagli operatori che praticano la Clownterapia e che hanno frequentano specifici corsi di formazione.

L'obiettivo della Clownterapia è far sorridere i pazienti ricoverati, ma anche bambini che vivono negli orfanotrofi o che si trovano in condizioni di disagio fisico e psicologico.

Le origini della Clownterapia sono antichissime: nel diciassettesimo secolo Angelo Paoli, sacerdote carmelitano, si travestiva da buffone per far sorridere gli ammalati.

La Clownterapia moderna, invece, ha origine negli Stati Uniti dove due medici in modo indipendente sperimentarono gli effetti della clownterapia nei reparti ospedalieri da loro gestiti.

A portare a conoscenza di tutti la Clownterapia fu, comunque, il famoso Patch Adams (al quale venne dedicato anche un film con Robin Williams), al secolo Hunter Adams.

Corsi e volontariato

Solo operatori sociosanitari opportunamente formati possono praticare la Clownerapia. In Italia sono sono richieste almeno 150 ore di formazione, ma esistono anche dei veri e propri master universitari.

In genere si lavora in coppia (due clown dottori) con l'intento di rendere il freddo ambiente dell'ospedale un luogo magico e gioioso, trasformando le emozioni negative – come ansia, stress, paura – in sensazioni positive partendo dall'umorismo, dalla risata e dal sorriso.

I benefici sullo stato emotivo e sulla risposta immunitaria, nonché sullo stato di salute generale (la risata funge, ad esempio, da potente antidolorifico naturale), sono innegabili: non c'è dubbio che ridere agisca in modo benefico su sistema cardiovascolare, apparato respiratorio, apparato muscolare e sistema nervoso.

Nel 2005 nel nostro Paese è stata fondata la Federazione Nazionale Clowndottori con l'obiettivo di tutelare la figura del clown dottore e si favorire occasioni di incontro fra clown dottori di ogni parte del mondo.

Associazione Clownterapia

Numerose le associazioni che sul nostro territorio si occupano di Clownterapia, eccone alcune:

  • Federazione Internazionale Ridere per Vivere: che raggruppa numerose associazioni ed Onlus attive nel campo della comico terapia
  • Dottor Sorriso onlus: dal 1995 i clown di Dottor Sorriso portano un sorriso negli ospedali pediatrici in tutta Italia
  • Fondazione Sorrisi: l’associazione opera ogni settimana presso le aziende Ospedaliere Santobono – Pausilipon di Napoli e l’Ospedale S. Maria dell’Olmo di Cava de’ Tirreni (SA). In questi anni i volontari della Fondazione Sorrisi Onlus hanno visitato i reparti pediatrici di oltre trenta ospedali italiani
  • Viviamo in positivo Italia onlus (VIP): è la federazione che collega e coordina 59 associazioni VIP sparse in tutto il territorio italiano e Repubblica di San Marino. Le finalità principali di VIP Italia sono promuovere attività di volontariato clown in strutture pubbliche e private, nonché in tutti quei luoghi in cui sia presente uno stato di disagio fisico o psichico e fornire e garantire una Formazione costante avanzata e specialistica ai 4500 volontari clown che prestano servizio nelle oltre 200 strutture ospedaliere e sanitarie in tutta Italia.
  • Fondazione Theodora: con i loro Dottor Sogni portano i clown dottori in decine di reparti ospedalieri italiani.

Clownterapia, come aiutare

Possiamo sostenere le attività delle associazioni che si occupano di Clownterapia:

  • destinando il 5 per mille del proprio IRPEF ad una associazione (basta indicare sul 730 o sull'Unico il codice fiscale dell'associazione scelta);
  • facendo una donazione spontanea;
  • partecipando ai corsi di formazione e diventando volontario.

Da segnalare anche l'iniziativa di My Nametags, azienda londinese leader nella produzione di label per personalizzare il materiale scolastico dei bambini, presente in oltre 127 paesi, che destinerà parte del ricavato delle vendite delle label che riporteranno l’immagine del clown ispirato a quello della Onlus proprio all'associazione.

Clownterapia bomboniere

  • Con le Bomboniere solidali Clownterapia e Circo Sociale della Fondazione Uniti per crescere Insieme Onlus si può sostenere il Progetto Circospedale che si svolge nei reparti di Oncologia pediatrica, Pneumologia, Ortopedia e Chemioterapia degli ospedali di Torino, Bologna, Milano, Roma. Il Naso Rosso, il Quarzo Rosa, lo Scrigno, Dentro l'Universo, Oltre l'Orizzonte sono regali originali, con un valore sia reale che simbolico e vengono accompagnati dalla lettera personalizzata per sensibilizzare gli invitati alla solidarietà.
  • Bomboniere del Sorriso: Fondazione Theodora propone bomboniere del sorriso. Tante le proposte che partono dalla scatolina con il naso di gommapiuma rosso.

gpt inread-altre-0

Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/malattie/clownterapia.html

Clownterapia: come aiutare i bambini con un sorriso

Clownterapia, perché è così importante

La clownterapia è una tecnica molto famosa conosciuta anche con il nome di “terapia del sorriso”. Attraverso le risate e l’allegria, la clownterapia cerca di aiutare tutte le persone, sopratutto bambini, coinvolte in situazioni di disagio. Ma a cosa serve una terapia del sorriso? E’ una tecnica davvero così efficace?

La clownterapia è una tecnica avviata in tempi moderni. Infatti, è solo all’inizio del 1986 che si vede girare nelle corsie degli ospedali il clown dottore.

Advertising

Con una rapida diffusione, la clownterapia arriva in Europa negli anni ’90:

  • 1991 in Francia
  • 1995 in Italia

Proprio in Italia, vediamo nascere il famoso Dottor Sorriso ONLUS, ma è solo nel ’98 che la clownterapia inizia a diffondersi maggiormente.

Ad oggi, la tecnica del sorriso è ampiamente diffusa in tutto il mondo, ed è diventata un’importante parte del programma ospedaliero. Viene impiegata, soprattutto, nei reparti di pediatria per portare sorrisi ai bambini che devono affrontare il trauma del ricovero.

La terapia del sorriso: in cosa consiste la clownterapia

La clownterapia utilizza specifiche tecniche, tipiche dei clown, per migliorare l’umore di tutte le persone che si trovano ad affrontare delle situazioni poco piacevoli in ambito ospedaliero. La terapia del sorriso aiuta innanzitutto il paziente, ma aiuta anche tutte le persone che egli ha intorno a sé: familiari, amici e accompagnatori.

Spesso, questo servizio viene rivolto ai bambini che sono ricoverati in ospedale ma viene esercitato anche in contesti disagiati: bambini che si trovano in case famiglia, centri di accoglienza, orfanotrofi.

L’unico scopo di questo servizio è quello di portare sorrisi e alleviare così sofferenza e stati d’ansia.

Negli ospedali, in particolare, quello che la clownterapia si propone di fare può essere riassunto in: divertire pazienti e familiari; distrarli dal contesto ospedaliero e alleggerirlo; aiutare il personale medico nel svolgere più facilmente le loro mansioni; attenuare le preoccupazioni dei genitori.

Dove si svolge la clownterapia

La terapia del sorriso viene effettuata principalmente in ambito ospedaliero, ma viene svolta anche in molte strutture pubbliche e private, in ambito scolastico e in contesti di disagio sociale.

Nei contesti ospedalieri, la clownterapia viene svolta sopratutto nei reparti di pediatria, ma non si limita a questi.
Diversi studi dimostrano che la terapia del sorriso può avere una buona efficacia anche su di un target più alto come adulti ed anziani.

Chi svolge la terapia del sorriso

A svolgere la clownterapia sono persone che scelgono questo tipo di lavoro per passione.

Solitamente appartenenti ad enti privati come associazioni o cooperative, i clown dottori sono persone che hanno avuto una specifica ed adeguata formazione (anche in ambito del teatro e dell’arte del clown) e possono lavorare in ambito sociosanitario.

In Italia, infatti, per diventare un clown dottore bisogna avere un’adeguata formazione universitaria con buone conoscenze sulla gelotologia (disciplina che studia il fenomeno del ridere e il suo potenziale terapeutico sulle persone disagiate) e sulla Psiconeuroendocrinoimmunologia.

Questi clown dottori, truccati e muniti di camice, girano per le corsie degli ospedali ed effettuano un vero giro visite nelle stanze, trasformando le emozioni negative in emozioni positive.

Il loro lavoro di clownterapia viene svolto sempre in coppia: due clown dottori, attraverso l’arte del clown che sfrutta giochi, umorismo, prestidigitazione, musica e tanto altro, portano il buon umore e il sorriso ai piccoli che stanno vivendo una situazione di disagio non solo fisico ma anche psicologico o sociale.

E’ veramente efficace la clownterapia?

Si.

Sono state effettuate delle apposite ricerche dal PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia), la scienza che studia l’interconnessioni che avvengono tra i sistemi endocrino, nervoso centrale e immunitario e l’effetto che hanno sul comportamento della persona.

Da queste ricerche è stato possibile affermare che la clownterapia migliora, significativamente, l‘efficienza del sistema immunitario.
La risata riesce ad attivare tutte le parti del corpo umano e il buon umore è in grado di rafforzare l’organismo, aumentare le difese immunitarie e ridurre la percezione del dolore.

Inoltre, con la clownterapia la risata diventa un vero e proprio strumento che diffonde sicurezza e gioia, incoraggia il dialogo e le interazione, migliora i legami.

Il fatto di estendersi anche alle persone che circondano il bambino è molto importante. Tutti i miglioramenti del piccolo malato sono sempre condivisi e vissuti da coloro che lo circondano: il bambino ha bisogno di sentire la loro sicurezza e il loro amore.

Le ricerche fatte sul lavoro della clownterapia hanno dimostrato come essa può migliorare davvero la salute dei piccoli pazienti riducendo i giorni di degenza e i tempi di guarigione.

Le ONLUS che portano sorrisi ai bambini con la Clownterapia

Tra le maggiori associazioni senza scopo di lucro, che effettuano attivamente il servizio di clownterapia negli ospedali, ricordiamo:

Источник: https://www.metodomontessori.it/informazioni-utili/clownterapia

Clownterapia: aiuti gli altri, ti diverti e stai sempre meglio

Clownterapia, perché è così importante

La clownterapia è un’attività sempre più diffusa soprattutto grazie a molte associazioni onlus animate da volontari che interpretano il ruolo del clown dottore.

Tutti conosciamo la figura del clown, del pagliaccio. E’ il personaggio che fa divertire e ridere gli spettatori, soprattutto al circo. È generalmente vestito in modo buffo, una delle sue caratteristiche è il naso rosso.

La clownterapia è esattamente l’uso delle tecniche del clown e del circo a favore di chi soffre un disagio fisico, psichico o sociale.

Il clown

La figura del clown ha un’origine molto antica. Originariamente era una figura legata a pratiche magico-religiose.

Compare come personaggio, anche se secondario, per la prima volta nel ‘500 nell’ambito della Commedia dell’Arte. Diventa un personaggio autonomo verso la fine del ‘700, con la nascita del circo equestre.

Il clown è sempre stato il pagliaccio il cui compito è far divertire gli spettatori.

E’ la parte più impacciata e più piccola di ciascuno di noi. Quella che vorremmo tenere nascosta agli altri e che ci fa sentire fuori posto in molte circostanze. Il clown incarna l’adulto mal cresciuto che alberga nel nostro inconscio goffo e spaurito.

Veste in modo stravagante, è ingenuo, inciampa, cade, sbaglia, dice fa cose strane e buffe che fanno ridere. E’ incredibilmente ingenuo appunto come un bambino.

Non è dunque pericoloso.

Ma qui emerge la sorpresa. Il clown non è un bambino. Il clown ride e piange di se stesso e del mondo che lo circonda. Dei difetti che sono di tutti noi. Della goffaggine che è di tutti noi.

In realtà nella sua profonda saggezza, sa mettere in gioco le sue parti bambine. Che sono anche nostre.

La sua stupidità si trasforma in intelligenza emotiva e diventa terapeutica nel momento in cui permette allo spettatore di identificarsi con lui, di proiettare le sue debolezze su di lui.

Con una risata liberatoria, purificatrice. Con un meccanismo simile a quello che succede per lo spettatore a teatro.

Con la sua semplicità e la sua capacità di avvicinarsi all’altro, riesce a creare una reale sintonizzazione emotiva. Tale sintonizzazione favorisce attraverso lo stupore e la magia, propri di questa figura misteriosa ed affascinante, un valido strumento di cura in situazioni di svantaggio e di bisogno.

Da qui nasce la clownterapia.

La clownterapia

Una forma non codificata di clownterapia veniva applicata da Angelo Paoli (1642-1720), sacerdote carmelitano italiano beatificato nel 2010. Tra le sue molteplici attività caritative si travestiva da buffone e si truccava per far sorridere i malati.

La clownterapia come la conosciamo oggi ovvero la terapia che ha come protagonista il clown nasce in alcuni ospedali di New York tra il 1986 e il 1987.

Qui un gruppo di clown professionisti cominciano ad affiancare i pediatri negli ospedali della grande città americana. Il loro intento è portare un pò di gioia e serenità tra i piccoli pazienti, spesso affetti da gravi patologie.

I risultati di queste prime sperimentazioni si sono dimostrati subito molto chiari: i giovani degenti apprezzavano molto le frequenti visite dei medici, purché accompagnati dai clown-dottori.

Il fenomeno si è esteso rapidamente e nel giro di pochi anni molteplici realtà degli Stati Uniti sono state coinvolte in progetti di clownterapia.

Sempre a New York, due artisti circensi, Michael Christensen e Paul Binder, fondano “The Clown Care Unit”. E’ un’associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivo principale quello di portare le arti del “Big Apple Circus di New York” in ospedale tra i degenti.

La vera notorietà, però, esplode alla fine degli anni ‘90, quando nei grandi schermi viene proiettato il film che ha come protagonista un allora sconosciuto medico della West Virginia.

Il dottore in questione è Hunter “Patch” Adams. Nel 1981 il dott. Adams aveva fondato, con l’appoggio della moglie Linda e la collaborazione di alcuni amici, il “Gesundheit Institute”, “istituto di buona salute”, ad Arlington, in Virginia.

Nell’istituto a tutt’oggi vengono studiati ed applicati vari protocolli di clownterapia. Ne vengono studiati i risultati e i benefici.

A chi è indirizzata la clownterapia

La clownterapia può essere utilizzata in varie aree di disagio e sofferenza.

Come: ospedali, case di riposo per anziani, comunità terapeutiche, comunità psichiatriche, centri diurni e comunità per disabili fisici e psichici, case famiglia, scuole, carceri.

Lo scopo è sempre quello di alleviare stress, ansia e sofferenza di queste persone.

Ci sono i clownterapeuti

Le figure che si possono avvalere di questa tecnica si cura e sollievo sono varie: operatori sociali, insegnanti, personale medico e paramedico, educatori.

La clownterapia viene messa in pratica da clown-professionisti ma soprattutto da clown-volontari.

Ovviamente i clown volontari devono prepararsi con appositi corsi organizzati dalle associazioni a cui appartengono.

Fare il clown volontario è un’attività di grande soddisfazione.  Le clownerie danno la possibilità di manifestare ciò ci si sente, di improvvisare. Di liberare aspetti repressi che fino a quel momento erano stati proibiti perché ritenuti non decenti, non consoni per la società.

Con la maschera più piccola del mondo è possibile invece attuare comportamenti insoliti, avere un’attitudine che normalmente sarebbe considerata anomala, buffa.

I volontari perseguono innanzitutto una missione di gioia che perseguono con tutte le loro forze. In secondo luogo hanno la forza del gruppo a cui appartengono e che si crea con gli allenamenti, la scuola e le attività di clownterapia.

E’ proprio questa collaborazione amorevole che genera quella carica energetica e crea quella sintonia di gruppo necessaria per operare all’interno di luoghi così critici e gravosi. Come possono essere ospedali, case di cura o case-famiglia.

Esperienze a volte spiacevoli, talora drammatiche che i clown in servizio si trovano ad affrontare possono essere meglio superate se condivise con gli altri.

In questo modo, volontari di età assai diverse, dai diciotto ai sessant’anni e oltre, diventano ottimi alleati e amici uniti da una forte complicità.

Il gruppo e la funzione educativa

Nel gruppo dei clown non c’è limite d’età: anche gli anziani possono dare preziosi contributi essendo ricchi di esperienze uniche e irripetibili. Oltre ad avere molto tempo a disposizione, essi sanno far tesoro di quella pazienza che spesso i più giovani perdono di vista.

Hanno un tipo di comunicazione pacata e gioviale. Sanno dare sicurezza perché rivestono il ruolo del “nonno”, di colui che conosce la vita e sa come prenderla e come affrontarla.

L’apporto di un nonno o di una nonna è straordinario sia per gli altri sia per loro stessi.

In questo modo aggirano i fantasmi della solitudine e dell’inoperosità, regalando a chi sta con loro saggi consigli e rare competenze.

Esiste una forte utilità formativa nell’impersonare il ruolo del clown per una persona adulta. In un’associazione di questo tipo si riesce facilmente a sorridere alla vita di ogni giorno.

Le persone si sentono spronate ad un’assidua ricerca interiore per individuare le particolarità che contraddistinguono ognuno di loro rendendoli unici e speciali.

In questo modo, inventandosi una vita parallela, ovvero quella del clown, potranno riflettere proprio sulle attitudini del proprio carattere. Sulle qualità specifiche che contraddistinguono ogni individuo dall’altro e che lo rendono differente.

E’ proprio questo il primo passo per sentirsi unici nell’insieme, un principio fondamentale dei gruppi adulti e in particolare di quelli gestiti da clown di corsia.

Riconoscendo e accentuando, di conseguenza, i difetti, i pregi e le peculiarità gestuali di ognuno, si può rendere goffo, bizzarro e particolarmente divertente il proprio personaggio di clown.

Cosa crea il buon umore e la risata

Ma cosa innesca il buon umore e la risata della visita di un clown?

Nei corsi di formazione di clownterapia vengono studiati i meccanismi che innescano la risata.

Questa non è legata a cadute o smorfie del clown ma, al contrario, scatta nel momento del fallimento. Nel momento in cui si rende evidente la sua inadeguatezza nei confronti della realtà.

Inoltre la funzione terapeutica del clown è la capacità di capovolgere gli schemi standard e abituali. Questo significa avere maggior flessibilità mentale riuscendo a trovare un maggior numero di soluzioni ai problemi e ad affrontare in maniera più funzionale lo stress.

Quindi la clownterapia aiuta le persone ad acquisire un nuovo punto di vista sulle situazioni problematiche e ad affrontare la vita in maniera più ottimistica.

Le persone visitate dal clown si identificano e riescono a distaccarsi dal problema per cui sono in ospedale.

La capacità comunicativa del clown sta nell’immediatezza comunicativa. Nella dolcezza, nella complicità e nella semplicità inusuale con cui si approccia all’altro. Questo viene trascinato in un mondo fantastico. La persona a disagio evade alla dalla realtà quotidiana.

Il clown sa trasformare il reparto o la camera d’ospedale, di solito freddo ed asettico, in un ambiente magico. In cui la risata si fa strumento di gioia e sicurezza, incoraggia al dialogo e all’interazione.

Il clown prova a stabilire con gli spettatori un rapporto umano di fiducia e confidenza, capace di far dimenticare la quotidianità della vita ospedaliera, a vantaggio della fantasia e dell’immaginazione. Sa creare un’atmosfera di gioia, buonumore e risate per soffre un disagio.

L’importanza di questa figura non si esaurisce nella figura del paziente, bensì si estende a tutta la sua famiglia. Proprio perché i miglioramenti del malato vengono vissuti e condivisi anche da coloro che lo circondano con amore e affetto.

Le tecniche

I Clown Dottori lavorano in gruppo, indossano un camice colorato e un trucco leggero. Nelle corsie ospedaliere, fanno il classico giro visite nelle stanze, creando occasioni di contatto con i pazienti e fra pazienti.

Il loro intento è sempre quello di individuare gli strumenti che permettano un cambiamento delle emozioni negative in positive.

Ogni intervento è personalizzato, adattato ogni volta al target con il quale ci si vuole relazionare.

Vi sono varie tecniche che permettono la costruzione di legami e la creazione delle basi per creare un ambiente gioioso, in cui scattano le risate:

  • lasciare, alla fine del proprio intervento, un oggetto (un palloncino, un fiore, una cartolina) che possono far ancorare l’adulto o il bambino all’esperienza appena vissuta caricandolo di aspettative per l’incontro successivo
  • affabulare: inventare, raccontare, interpretare storie e racconti fantastici
  • giochi di prestigio, di magia in cui si cerca di valorizzare la bellezza estetica dell’effetto el’abilità nel proporlo
  • giochi con i palloncini, che presuppongono l’utilizzo del palloncino, con cui non solo si possono realizzare splendide sculture, ma anche raccontare storie immaginarie, fare magie e far ridere
  • improvvisare giochi in base alle diverse situazioni ed esigenze
  • utilizzare l’armonia e la dolcezza della musica
  • oppure una serie di ricercati e bizzarri rompicapo, rebus, enigmi, indovinelli
  • servirsi per suscitare risate e buonumore della mimica, della gestualità, del modo di parlare, di gag ed oggetti comici

Basi biologiche

“Il riso fa buon sangue!” dice un antico proverbio: oggi la scienza ne ha dimostrato la veridicità.

Negli ultimi decenni sono state messe in evidenza le profonde relazioni tra emozioni, comportamenti, struttura del sistema nervoso, ormoni e sistema immunitario.

Ogni alterazione che interessa un solo sistema provoca cambiamenti anche negli altri, influenzando ampiamente le condizioni di salute e di benessere.

Basta pensare agli effetti positivi della risata. Ridere è una sensazione che sembra essere un modo utile e sano per superare lo stress.

Ridere è una vera medicina. Vediamo perché

La risata riduce i livelli sierici di cortisolo, catecolamine, ormone della crescita. Tutte sostanze che vengono liberata in caso di stress.

Permette una maggior conservazione della dopamina e la liberazione di serotonina nel nostro cervello.

La risata, inoltre, stimola la produzione di endorfine, sostanze chimiche che hanno un effetto benefico sul nostro corpo.

Queste modificazioni neurochimiche determinano una sensazione di benessere e di pace emotiva molto forte.

Ridere, specialmente nelle situazioni critiche e di disagio, attraverso queste alterazioni neuro-ormonali, può cambiare emozionalmente anche situazioni difficili. Gli effetti non sono solo psicologici ma anche fisici.

La presenza di neurotrasmettitori del benessere e la inibizione degli ormoni dello stress favoriscono il lavoro del nostro sistema immunitario. Ricordiamo che il sistema immunitario è deputato a difenderci e a prendersi cura della nostra salute.

Si può quindi capire come un aiuto in questo senso possa essere utile per tutte le persone che vivono disagi soprattutto se ammalate e ricoverate.

La clownterapia può quindi essere un utile metodo di sollievo e un ottima medicina coadiuvante le classiche terapie.

Un aiuto importante per la qualità della vita di persone che vivono situazioni di disagio.

Cosa abbiamo imparato

La clownterapia nasce prendendo come modello la figura del clown. Il pagliaccio goffo, stravagante, ingenuo che inciampa, cade, sbaglia, dice e fa cose strane e buffe che fanno ridere.

Che nella sua saggezza e dietro al nasone rosso sa ridere dei suoi e nostri difetti. Proprio per questo sa entrare in una relazione diretta ed empatica con l’altro.

Soprattutto con chi vive situazioni di disagio e sofferenza.

Gli effetti positivi di questa figura sono diventati una forma di terapia di supporto negli ospedali. Particolarmente apprezzati dai bambini con gravi patologie.

 La clownterapia ha come scopo quella di portare buon umore e risate la dove si soffre. Oggi sappiamo che questo permette anche al nostro organismo e non solo alla nostra mente di stare meglio.

Sappiamo che può contribuire a guarire, insieme alle classiche terapie.

“Una risata può avere lo stesso effetto di un antidolorifico: entrambi agiscono sul sistema nervoso anestetizzandolo e convincendo il paziente che il dolore non ci sia”.

Patch Adams

Источник: https://yourfullwellness.com/clownterapia-aiuto-divertimento-benessere/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: