Chi può aiutarci (e come) quando diventiamo mamme

Nascere oggi: diventiamo tutte mamme canguro!

Chi può aiutarci (e come) quando diventiamo mamme

Il movimento e il corpo come risposta attiva a questo “tempo sospeso” in cui le emozioni e i vissuti delle neo mamme possono amplificarsi, per il momento delicato che stanno vivendo.
Ne abbiamo parlato con Alessia Baldini, assistente alla madre Doula, expert instructor del metodo hypopressivo, peer – conseleur, chinesiologa, dello staff Piscine Pergolesi

Alessia, che suggerimenti e indicazioni ti senti di dare alle neo mamme che si trovano a vivere, come tutti, questo “tempo sospeso”? “Le mamme – sottolinea Alessia – devono continuare a stare in movimento con il loro bambino: la paura frena e ferma, mentre il movimento ci consente di allontanarci e liberarci dalla paura anche dal punto di vista fisico oltre che psicologico. Il mio consiglio per le neomamme è quello di restare vicino al proprio bambino, di guardarlo negli occhi, di massaggiarlo, di toccarlo, continuando anche dopo la nascita quel rapporto unico e raro che dà la gestazione.

A tutte le neo mamme auguro quindi di “approfittare” di questo momento per stare con i loro bambini, accudite e protette a loro volta dai loro compagni, i papà, ai quali riconosco una grande parte in questo processo di formazione di una famiglia, dove nascono bambini, madri e padri.

Nella nostra società la maternità non è valorizzata, ma è importante sottolineare che lamadre impara ad accudire se lei stessa per prima viene accudita: dalla società, dal partner, dalla famiglia, dalle amiche.

Questo è quanto cerco di fare io attraverso la mia professione: accudire le mamme attraverso il movimento, l’accettazione di sé”.

Che cosa può aiutare le neomamme a vivere con serenità il momento della nascita?
“Il contatto con il proprio bambino: spesso nei corsi di preparazione al parto si parla di bonding: indica quel legame profondo che si stabilisce a poche ore dal parto tra madre e figlio e che permette alla donna di allattare, cullare, giocare con il proprio bambino, ma anche di proteggerlo, non trascurarlo, non abbandonarlo. Gli studiosi Klaus Marshall e John Kennel lo definiscono “periodo sensibile” che favorisce la conoscenza e l’attaccamento reciproco”. 

IL BONDING

“Il bonding è una relazione unica tra due individui, specifica e preservante nel tempo”.

Klaus Marshall e John Kennel

Il bonding è costituito da alcuni elementi:

  • Il tatto
  • Il contatto visivo
  • L’olfatto
  • L’udito e il linguaggio
  • Il pianto
  • Il sorriso
  • L’allattamento al seno e/o artificiale 
  • Imitazione/sincronia/bioritmicità
  • Imprinting e resilienza

Cosa favorisce il bonding

  • Una buona preparazione durante la gravidanza
  • Un buon parto
  • Il contatto precoce tra madre e neonato
  • La salvaguardia dell’unità madre-bambino
  • L’allattamento al seno

Cosa ostacola il processo del bonding

  • Un parto difficile
  • Pratiche mediche invasive
  • Utilizzo di farmaci
  • La separazione madre-bambino e madre-padre-bambino, infatti

Alcuni studi sostengono che il processo del bonding sia già attivo durante la gravidanza, quando la madre inizia a pensare ed immaginare il suo bambino.

L’importanza del tatto, e quindi del contatto mamma/bambino, è oggi diffusa attraverso il “Metodo Mamma Canguro”, che stimola l’allattamento materno e favorisce l’instaurarsi di un’eccellente relazione madre figlio con grandi vantaggi per la salute e la serenità di entrambi”.

IL METODO MAMMA CANGURO

Il “Metodo Mamma Canguro” MMC, noto anche come “marsupioterapia”, fu ideato nel 1978 in Colombia dal pediatra Edgar Rey direttore del dipartimento di medicina Neonatale dell’Istituto Materno Infantile (IMI), che decise di affrontare con tale metodo il problema dell’elevato tasso di mortalità e dell’abbandono della sua unità. Il dott. Rey, dopo aver letto numerosi studi sulla fisiologia dei marsupiali, si convinse che il bilancio della sua unità sarebbe migliorato se il bambino, una volta stabilizzato, fosse venuto a contatto con la pelle calda e confortevole della madre: in questo modo il bambino avrebbe potuto prendere direttamente il latte materno, per poi essere dimesso e affidato alle amorevoli cure dei genitori. “Nonostante l’assenza di una quantificazione scientifica – prosegue Alessia – dopo l’organizzazione e applicazione di questa tecnica all’IMI la mortalità e la percentuale di abbandoni crollarono sensibilmente e molto velocemente”.

Il metodo MMC viene ben descritto nel libro “Una mamma canguro” (edizioni red!), scritto da Nathalie Charpak.

In questo libro che ci suggerisce Alessia sono descritte in modo semplice le regole della marsupioterapia sviluppate da Nathalie Charpak, pediatra francese residente in Colombia, in collaborazione con l’Equipe della Fondazione Canguro e dalla sua collega Zita Figueroa.

“Il contatto corporeo fa crescere i neonati più sani e felici”: “In questa affermazione del libro – spiega Alessia Baldini – si ritrova l’importanza dello sviluppo del neonato attraverso il contatto“.

Ci sono limitazioni rispetto al metodo mamma canguro?
“Il metodo mamma canguro inizialmente era destinato all’assistenza dei bambini prematuri o sottopeso alla nascita.

Non ha limitazioni, può essere applicato il più precocemente possibile a tutti i lattanti di qualsiasi parte del mondo.

Oggi è praticato anche nei paesi sviluppati per stimolare l’allattamento materno e favorire l’instaurarsi di un’eccellente relazione madre figlio con grandi vantaggi per la salute e la serenità di entrambi.

E’ infatti utilissimo per tutti i neonati fin dal momento della nascita perché attenua il brusco distacco dalla mamma causato dal parto, e aiuta la mamma a sviluppare quella raffinata sensibilità corporea che è condizione essenziale per un buon rapporto con il suo piccolo nei primi mesi di vita”.

“Mi commuove e mi stupisce pensare che il tatto è il primo dei nostri sensi a svilupparsi e l’ultimo a lasciarci, quindi il senso più presente nei passaggi di vita: la nascita e la morte”.

Alessia BALDINI, INSEGNANTE DI MASSAGGIO INFANTILE

Alessia, tu sei anche insegnante di massaggio infantile: come queste informazioni hanno sostenuto il tuo lavoro e come il massaggio infantile può influire in modo positivo sulla relazione e sul processo di attaccamento genitore/bambino?
“Attraverso il libro e le testimonianze raccolte in esso ho conosciuto e approfondito il metodo pelle a pelle, l’importanza dei primi attimi di vita del bambino e come si possa creare e rafforzare il legame con il genitore.
Sono stata affascinata dalle parole di Nathalie Charpak: “Ritengo che il metodo mamma canguro non agisca solo sul piano fisiologico, ma permetta anche lo schiudersi di un canale di comunicazione fra bambino e genitori; particolarmente importante nella nostra epoca, troppo spesso segnata dall’assenza di comunicazione”.Condivido a pieno il pensiero della dottoressa Charpak: oggi possiamo informarci facilmente ma siamo in difficoltà a comunicare, soprattutto a livello sensoriale, fisico. Attraverso il massaggio infantile, anche chi non ha potuto vivere i primi momenti della nascita con dolcezza e vicinanza (mi riferisco a problematiche del parto che hanno fatto sì che la mamma fosse allontanata dal bambino o in situazioni come l’affido o l’adozione), può ricercare un’interazione  reciproca per esprimere tenerezza e amore.

Il massaggio infantile è un ottimo strumento, un sostegno per colmare questa mancanza per sostenere e beneficiare genitori e figli di un momento relazionale profondo che non deve essere perso poiché in grado di migliorare la vita futura del bambino e del genitore”.

“Accudire senza giudizio e attraverso il giusto allenamento corporeo: è quello che cerco di fare per le neomamme, per riconoscere la loro forza e potenza che si esprime anche – ma non solo – attraverso la maternità”

Alessia Baldini, “doula in movimento”

Martedì 19 gennaio 2021, alle ore 10.30, Alessia Baldini insieme alle Piscine Pergolesi organizza un evento online sul massaggio infantile
Per iscriversi è necessario inviare una mail a info@piscinepergolesi.net oppure chiama il numero 059373337

Giulia Vellani

Leggi anche:

Источник: https://csimodena.it/nascere-oggi-diventiamo-tutte-mamme-canguro-alessia-baldini/

Come salvare la coppia dopo la nascita di un bambino

Chi può aiutarci (e come) quando diventiamo mamme

Un neonato può destabilizzare molto gli equilibri all'interno di una coppia. Rimanere uniti, parlando e dedicando del tempo al rapporto con il partner è un ottimo modo per affrontare al meglio questo momento 

La nascita di un bambino porta con sé cambiamenti importanti: «Da coppia si diventa anche famiglia, non si è più solo in due ma diventiamo tre, quattro…

quindi le relazioni diventano più complesse, ma sono anche più ricche e profonde – spiega Manuela Genchi, psicoterapeuta cofondatrice di Helpingmama -. Ci sono coppie che assimilano e si adattano al cambiamento in modo molto veloce; altre per le quali occorre più tempo.

Certamente avere un figlio è un cambiamento epocale che comunque attiva molte risorse. L'unico vero problema è la stanchezza».

I RISCHI

All'interno di una coppia, il partner può essere vissuto come figura genitoriale, «reciprocamente il marito per la moglie, la compagna per il compagno diventano, in alcuni momenti, la mamma accogliente e tenera, il padre affettuoso e stimolante. La nascita del figlio crea un disequilibrio a questo livello» spiega Nicoletta Massone, psicologa psicoterapeuta del CSTCS e docente della Scuola di Psicoterapia Comparata di Genova.

In questo scenario «il bambino potrà essere avvertito come un antagonista che toglie spazio (soprattutto emotivo) a sé, riportando alla luce sentimenti antichi e mai del tutto elaborati.

Si avverte forte la sensazione di esclusione e si può arrivare a invidiare chi è coinvolto nella cura del bambino, perché si crede che con lui stia costruendo un'intimità esclusiva più appagante e gratificante.

Una relazione priva di quelle frustrazioni, soprattutto legate alle separazioni e al bisogno di autonomia, che invece sono tipiche del rapporto tra adulti».

La situazione può ulteriormente peggiorare in base alle esperienze passate del partner che si sente escluso: «se a sua volta ha avuto una mamma o un papà assenti o non completamente disponibili (a causa di abbandoni, malattie, morti precoci, ecc.), il sentimento di abbandono può prendere corpo in modo ancora più intenso».

Le reazioni possono essere diverse: «ci può essere una chiusura, o l'attivazione di rabbie che portano a un allontanamento tra i membri della coppia, nel tentativo di colmare il vuoto che si sente o di ottenere una rivalsa nei confronti del proprio compagno».

IL BAMBINO IMMAGINARIO

C'è anche un'altra questione da tenere in considerazione, che riguarda il “bambino immaginario”: «Prima ancora di nascere, il neonato è oggetto di fantasie da parte di entrambi i genitori che, proprio per questo, potrebbero cercare di assicurarsi un rapporto privilegiato con lui per realizzare i loro desideri, spesso collegati a ciò che loro non sono stati capaci di compiere nella vita».

Il rischio principale di entrambe le situazioni è che il genitore che si sente abbandonato o che ha più bisogno che il bambino soddisfi le sue aspettative rivolga a lui tutte le sue attenzioni, facendolo diventare il suo nuovo compagno.

Un rapporto esclusivo con lui del resto può essere molto allettante: nonostante pianga e abbia bisogni impellenti, «è totalmente dipendente da noi. Non ha un passato da cui sentirsi esclusi, non può lasciarci e ha un'accettazione totale e adorante di chi si prende cura di lui».

Ma una relazione con un neonato «non è totalmente gratificante, perché non risponde ai bisogni adulti che i genitori hanno. Questo, nel lungo periodo, porterà il genitore accudente a sentirsi insoddisfatto perché molti dei suoi bisogni rimarranno inevasi».

COME AFFRONTARE LA SITUAZIONE

Il ritorno a casa con un neonato sconvolge gli equilibri e i tempi dei neogenitori che potranno sentirsi più stressati nella nuova situazione. Ricordandosi sempre che è necessario darsi tempo per assorbire la novità, è bene cercare di non dimenticarsi della coppia e di fare squadra.

1. Affrontare il cambiamento insieme

«”Insieme” è la parola d'ordine – riprende Manuela Genghi -.

Troppo spesso la maternità viene vista come qualcosa di più potente e importante della paternità e qui forse sta un errore che si paga per molti anni.

Si diventa entrambi genitori, ognuno può avere le sue stanchezze e le sue difficoltà per cui il lavoro di squadra diventa fondamentale e in una squadra, si sa, esistono diversi ruoli».

2. Ricavare un po' di tempo per stare insieme

«È molto importante tenere in conto le esigenze di tutti, anche quelle della coppia in quanto tale – dice Nicoletta Massone -.

Il bambino ha necessità a cui non si può non rispondere, ma nonostante questo è importante che i partner riescano a ricavare un po' di tempo per sé, in modo da ritrovarsi.

Può bastare qualche ora alla settimana, ma è fondamentale che non si smetta di coltivare il rapporto e che anche l'intimità, ove possibile, non sia trascurata.

Un individuo felice sarà un genitore più sereno anche perché non avvertirà il suo bimbo come qualcuno che limita la sua esistenza, ma come preziosa novità che la arricchisce e la valorizza. In fondo, il bisogno principale di ogni bambino è quello di avere due genitori sufficientemente felici».

3. Realizzare i propri desideri

Per quanto riguarda i processi di immaginazione legati al “bambino fantastico”, «può servire a entrambi i genitori cercare di realizzare loro stessi quei desideri che affidano al figlio. In modo da non caricarlo di aspettative e responsabilità in un momento così precoce della vita» sottolinea Nicoletta Massone.

4. Non isolarsi dal mondo

Dopo i primi tempi, appena si è trovato un nuovo equilibrio con il neonato, è importante riprendere la vita sociale. Ovviamente questa «si può e si deve adattare al nuovo arrivato – specifica Genghi -.

Si può andare anche per tentativi ed errori: ci sono bimbi e genitori che si gestiscono bene fin da subito anche fuori casa, in mezzo ad amici. Altri che hanno bisogno di un rodaggio più lungo. Secondo me, l'organizzazione è sempre una grande alleata e l'osservazione.

Osservare cosa fa star bene il mio bimbo fuori casa, di cosa ha bisogno per divertirsi e organizzarsi di conseguenza. Una volta organizzati non c'è limite spaziale e temporale nelle uscite. La “regola” comunque dovrebbe essere che le uscite siano un piacere per tutti e lo possono diventare con un po' di ingegno e fantasia…

In questo campo, il confronto con gli altri è molto utile: «chiedendo agli altri mamme e papà si possono scoprire molti trucchi, come ad esempio i locali “child friendly”».

Uscire farà poi bene anche al piccolo: «oltre a essere un modo per soddisfare i bisogni adulti dei genitori, è anche un insegnamento molto importante per il bambino che così imparerà a stare insieme agli altri – spiega Nicoletta Massone –. Il suo modello di uomo/donna adulti sarà quello di un soggetto in contatto costruttivo e progettuale con altri».

5. Gestire bene i parenti

I parenti non si scelgono, ma possono essere molto utili. «I nonni ormai sono una risorsa preziosa. Ma nessuno ci legge nel pensiero: una suocera o una mamma invadente vuol dire anche una fonte di energie da indirizzare e incanalare a nostro favore – conclude la cofondatrice di Helpingmama –.

Pensiamo a dove e in che cosa questa nonna può diventare preziosa: può aiutarci a preparare da mangiare, nelle pulizie, nella spesa? A tenerci il bimbo mentre facciamo una doccia? Chiediamo e ringraziamo. E se l'aiuto diventa eccessivo, allora è bene arginarlo con un sorriso.

Le nostre energie sono preziose e arrabbiarsi ne porta via troppe».

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La presenza di un figlio altera gli equilibri e i ruoli all'interno di una  coppia . E' vero che voi non sarete più gli stessi e anche la relazione non sarà mai…

Aggiornato il 12.03.2018

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/post-parto/come-salvare-la-coppia-dopo-la-nascita-di-un-bambino

Diventare mamme, fra gioia e preoccupazione

Chi può aiutarci (e come) quando diventiamo mamme

Per chi aspetta un bambino, la gioia è obbligatoria.

A chiunque diciate «sono incinta», dalle prime persone con cui avete condiviso la notizia – il vostro compagno o la vostra compagna, la mamma, una sorella – a tutti quelli che avete incontrato e incontrerete nei nove mesi di attesa, la reazione sarà sempre più o meno la stessa: «Davvero? Ma che bello!».

Èvero: è bello, sia che la gravidanza sia stata cercata e programmata, sia che sia arrivata un po’ a sorpresa. Una volta deciso che sì, quel bambino sarà il benvenuto e diventerà parte della nostra vita, pensarlo, immaginarlo, parlarne, e poi sentirlo dentro di sé produce emozioni dolci e positive, tenerezza, speranza, amore. 

Un lungo cambiamento

Ma l’attesa di un figlio dà luogo anche a un processo di profondo cambiamento. Cambia il corpo, che manda segnali per niente gradevoli – nausea, vomito, mal di schiena, mal di testa; che si appesantisce e rende difficile fare tutto quello che si faceva prima – vestirsi come prima, muoversi come prima.

Cambia l’immagine di sé e del proprio futuro, in cui dovrà trovare posto quel bambino e in cui bisognerà costruire nuovi equilibri – nei tempi, negli impegni, nelle relazioni.

La comparsa di emozioni “fuori copione” (ansia, insicurezza, irritazione) può essere difficile da condividere, e addirittura preoccupare la futura mamma: «È normale che mi senta così? Non vorrà dire che non sono, che non sarò, una brava mamma?».

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Sarò una brava mamma?

Il timore di non essere brave mamme può diventare un pensiero ricorrente, indesiderato e spiacevole, che si fa vivo a tradimento e compromette la serenità di quel momento della vita (all’interno del nostro corso preparto online, vi forniamo tutti i consigli utili per gestire questo aspetto).

Non è un timore del tutto negativo: in fondo ci si sta preparando a un compito impegnativo e, nel caso di una prima gravidanza, completamente nuovo.

Essere preoccupate, essere consapevoli delle difficoltà che quel compito comporta, è legittimo e realistico, contribuisce ad attivare la motivazione e a mantenere viva la determinazione che consentirà di attraversare i diversi momenti della maternità.

Quel timore, però, diventa nocivo nel momento in cui comincia a essere dominante, e i compiti che ci aspettano cominciano ad apparire enormi, al di là delle nostre forze.

L’aumento delle preoccupazioni sulla gravidanza, il parto, l’allattamento, l’accudimento del bambino – sull’essere mamme, insomma – è legato a un’immagine “eroica” della maternità, che è stata alimentata da un eccesso di indicazioni, regole, consigli diffusi da riviste e manuali vari, e dal proliferare di gruppi social in cui l’esperienza di avere e allevare un bambino viene descritta come una serie di prestazioni in cui una “brava” mamma deve dare il meglio di sé, dimostrare di essere sempre all’altezza, e magari, se possibile, battere anche qualche record. Una specie di nuovo sport olimpico, in pratica.

In realtà, l’esperienza della maternità è un’esperienza di relazioni: la relazione speciale, unica, con il bimbo che deve nascere; le relazioni con i familiari, con chi è più vicino alla mamma in quella fase della vita; le relazioni con i professionisti che affiancano la donna nel corso della gravidanza: l’ostetrica, il ginecologo, il medico di famiglia. Per vivere bene l’attesa è importante pensare a quelle relazioni come a una rete protettiva, e come a una riserva di risorse da utilizzare al meglio: immaginare la maternità come un’avventura solitaria è rischioso, e ingiustamente faticoso.

Quando la preoccupazione è troppa…

I timori delle mamme alla prima esperienza riguardano sia gli aspetti legati al benessere e alla salute propria e del bimbo, sia gli aspetti legati alle incombenze che le attendono nei primi mesi di vita del piccolo.

Preoccupazioni che ovviamente si mescolano: uno dei cambiamenti più profondi prodotti dall’esperienza di maternità è la comparsa di quella che è stata definita “preoccupazione materna primaria”, una condizione emotiva che porta la mamma a mettere in primo piano il benessere del bambino prima ancora che venga alla luce. Se questa condizione diventa prevalente, può svilupparsi il timore di danneggiare in qualche modo il piccolo durante la gravidanza, con conseguenti ansie per tutto ciò che si mangia e la paura di contrarre qualche infezione pericolosa. Sorgono timori legati al parto, e diventa quindi difficile scegliere come e dove partorire, o da chi farsi assistere. Si acuiscono i timori per la propria “resistenza” nei mesi in cui il benessere del bambino dipenderà totalmente dalla capacità della mamma di allattarlo al seno a qualunque costo, di sopportare fino all’estremo l’affaticamento, la mancanza di sonno, la tensione provocata dal pianto di un neonato…

La domanda «Sarò in grado?» può diventare motivo di ansia, di insicurezza, di malessere.

 Il benessere e la salute, fisica ed emotiva, della donna sono invece una componente fondamentale dell’“essere una brava mamma”: una brava mamma è innanzitutto una persona che sa prendersi cura di sé, per potersi prendere cura del suo bambino con tutte le energie e l’equilibrio che questo compito richiede.

SPECIALE

Gravidanza: tutto quello che c'è da sapere

Una serie di risposte ai numerosi dubbi e domande di chi sta per diventare genitore

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La maternità non è solitudine

Tale equilibrio non lo si può raggiungere da sole: in tutto il percorso della maternità è importante sentirsi circondate da relazioni valide e positive.

Con il proprio partner innanzitutto, con cui è bene parlare per tempo di ciò che potrà, vorrà, saprà fare nel suo ruolo di papà.

La collaborazione nell’accudimento di un neonato non si può improvvisare, va preparata – anche se poi la realtà è sempre un po’ diversa da come avevamo immaginato –, tenendo conto in modo realistico delle caratteristiche di “quel” papà, dei suoi tempi di lavoro, della sua situazione.

Circondarsi delle persone giuste

Relazioni valide significa anche relazioni selezionate.

Visto che l’immaginario collettivo prevede che una donna incinta sia un po’ “capricciosa” – le “voglie” sono ammesse in quasi tutte le culture –, concedetevi di essere “capricciose” anche per quello che riguarda le persone: chi non vi fa stare bene, chi vi bersaglia di critiche su come vi comportate, o di racconti terribili sul parto, sull’allattamento, sui drammatici primi mesi del bambino fra pianto ininterrotto, coliche, rigurgiti e diarree; chi vi riempie di consigli e indicazioni infallibili sul miglior ginecologo da cui farsi seguire, il miglior ospedale a cui affidarsi, il miglior professionista alternativo a cui rivolgersi invece di farsi “incantare” dalla medicina ufficiale; chiunque, insomma, interferisca nella ricerca del vostro equilibrio fra legittima preoccupazione e fiducia nelle potenti risorse che la natura mette a disposizione della donna nel percorso di maternità, va tenuto gentilmente a distanza.

Selezionate le amiche vere, quelle che vi fanno ridere e non vi obbligano a pensarvi solo come una macchina da riproduzione da tenere in perfetta efficienza.

Selezionate chi vi seguirà fino al parto e oltre – l’ostetrica o il ginecologo di cui sentite di fidarvi – e con quelle persone siate oneste e sincere, esprimete paure e dubbi senza timore di essere giudicate sciocche o fifone.

Costruite in anticipo una rete di sostegno che sia pronta ad affiancarvi dal momento in cui tornerete a casa con il neonato fino a quando non sentirete di avere la situazione “sotto controllo”: più gli aiuti nelle prime settimane saranno validi, più sarà facile acquisire una buona routine, con ritmi adeguati alle caratteristiche del vostro bambino e alle vostre esigenze di sonno, riposo e anche svago e sollievo dai compiti di accudimento.
Questo evita il rischio che la “preoccupazione materna primaria” – che lo psicologo Donald Winnicott ha definito “malattia fisiologica”, cioè una condizione anomala ma necessaria, purché di breve durata e attraversata con equilibrio – diventi una condizione stabile che compromette la salute e il benessere psichico della mamma, e di conseguenza quelli del bambino.

Non siamo “supermamme”

All’immagine della “supermamma” eroica, che tutto supera e sopporta per il bene del suo bebè,  potremmo provare a contrapporre quella della mamma di alcune culture orientali, alla quale è dovuto, per almeno quaranta giorni, lo stesso accudimento che si riserva al neonato: parenti e amiche si prendono cura di lei, la coccolano, la riempiono di attenzioni e anche di piccoli regali, badano alle necessità del bambino condividendole gradualmente con la madre. Pare che in quelle culture il baby blues, per non parlare della depressione post-parto, sia sconosciuto.

Anche se non possiamo trasportare altre tradizioni e altre culture nel mondo in cui viviamo, possiamo però accoglierne il significato: una mamma serena e non stressata, non stremata, non esausta è una mamma migliore. Questo cambia un po’ la prospettiva: la domanda preoccupata «Sarò una brava mamma?» può diventare «Come posso farmi aiutare a essere una mamma serena e non stremata?».

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/nascere/gravidanza/diventare-mamme-fra-gioia-e-preoccupazione/

Bonifica dei modelli materni

Chi può aiutarci (e come) quando diventiamo mamme

Noi donne, quando  diventiamo Mamma, affrontiamo una delle esperienze più belle della vita ma andiamo comunque anche incontro ad un grande cambiamento che, come tutti i cambiamenti epocali, può portare con se anche una importante crisi di identità.

Negli ultimi decenni la maternità ha perso sempre più l’identità positiva di “fatto sociale” (catena di donne che si attivano tra loro per sostenersi e aiutarsi durante la gravidanza e durante il puerperio) e sempre di più una esperienza vissuta nell’intimità della coppia.

D’altro canto però, incontrare una donna incinta o una neo mamma sembra far cadere tutti i freni inibitori per cui le persone si permettono di pensare, giudicare e dire qualunque cosa passa per la testa (“ti sei imbruttita, sarà un maschietto”; ”ti trovo ingrassata, stai attenta che poi questi chili non li perdi“; “non avrà freddo il bambino…

non hai una copertina?”; e ogni mamma potrebbe continuare con i propri esempi di vita vissuta).

Accettare il corpo che cambia; La possibile diminuzione della libido del partner; La paura che la maternità possa costituire un “ricatto” di dipendenza sociale; la paura di non riuscire a conciliare l’imminente cambiamento con l’identità professionale; sono tutti aspetti potenzialmente capaci di mandare in crisi di identità la donna che sta per diventare mamma o che lo è diventata da poco. E tutto questo nonostante una gravidanza assolutamente voluta, cercata e la immensa gioia di diventare mamma.

Come gestire questa sorta di scissione?

Il dialogo tra le parti diverse che respirano, disiderano, vivono dentro di noi può sicuramente aiutare il processo di ricomposizione in una identità armonica, solida e adattabile alla crescente sfida che è la Maternità.

Il comportamento che ci aspettiamo di avere non sempre può essere confermato dai nostri sentimenti e dalle nostre azioni.

E’ un po’ come se avessimo due modelli: uno dato dall’interiorizzazione del rapporto con la propria madre; l’altro nato dall’esperienza della propria vita in relazione ai propri desideri.

Da un lato le proprie aspettative di aderire ad un modello desiderato; dall’altro le possibilità e le capacità di aderirvi.

La Psicologia può offrire un contributo importante al periodo dellaMaternità

Questa sezione nasce dal confronto con tante donne diventate mamme negli ultimi decenni e offre un processo di crescita personale delle Mamme finalizzato da un lato ad elaborare aspetti negativi della relazione con la propria madre, al fine di evitare di farli agire nella relazione con i propri figli. Dall’altro, ad aumentate la consapevolezza di un equilibrio tra le aspettative proprie come persona, come donna, come compagna e come mamma.

Noi mamme spesso percepiamo ad istinto “ciò che è giusto” e, di conseguenza, cerchiamo di assumere un certo atteggiamento educativo piuttosto di un altro. A volte però, pur avendo una precisa idea di ciò che è necessario, non riusciamo a mettere in atto ciò in cui crediamo.

Se anche tu senti che il tuo Essere Mamma ha bisogno di essere chiarito e legittimato o percepisci il bisogno di sentire maggiore coerenza tra te stessa il tuo ruolo di mamma, sei nella sezione giusta e ti esorto a non aspettare altro tempo prezioso per intraprendere un percorso che può portare al tuo benessere e alla crescita più serena dei tuoi figli.

Le modalità con cui è possibile lavorare nell’ambito dell’attività di “Bonifica dei modelli materni”:

  • Counseling;
  • Incontri di Sostegno psicologico;
  • Incontri di psicoterapia Psicoanalitico-Fenomenologica;
  • Psicoterapia EMDR.

Noi donne, quando  diventiamo Mamma, affrontiamo una delle esperienze più belle della vita ma andiamo comunque anche incontro ad un grande cambiamento che, come tutti i cambiamenti epocali, può portare con se anche una importante crisi di identità.

Negli ultimi decenni la maternità ha perso sempre più l’identità positiva di “fatto sociale” (catena di donne che si attivano tra loro per sostenersi e aiutarsi durante la gravidanza e durante il puerperio) e sempre di più una esperienza vissuta nell’intimità della coppia.

D’altro canto però, incontrare una donna incinta o una neo mamma sembra far cadere tutti i freni inibitori per cui le persone si permettono di pensare, giudicare e dire qualunque cosa passa per la testa (“ti sei imbruttita, sarà un maschietto”; ”ti trovo ingrassata, stai attenta che poi questi chili non li perdi“; “non avrà freddo il bambino…

non hai una copertina?”; e ogni mamma potrebbe continuare con i propri esempi di vita vissuta).

Accettare il corpo che cambia; La possibile diminuzione della libido del partner; La paura che la maternità possa costituire un “ricatto” di dipendenza sociale; la paura di non riuscire a conciliare l’imminente cambiamento con l’identità professionale; sono tutti aspetti potenzialmente capaci di mandare in crisi di identità la donna che sta per diventare mamma o che lo è diventata da poco. E tutto questo nonostante una gravidanza assolutamente voluta, cercata e la immensa gioia di diventare mamma.

Gravidanza
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