Carnevale: quando non piace ai bambini… o ai loro genitori

mio figlio non vuole travestirsi per Carnevale: suggerimenti per i genitori

Carnevale: quando non piace ai bambini... o ai loro genitori

Quando in una famiglia entra a far parte un bambino, i genitori iniziano a vedere ogni ricorrenza come importante.

E anche quelle feste, che magari prima erano sempre passate in sordina, ora assumono una valenza del tutto nuova.

I genitori sono felici di condividere un momento di festa coi figli e pensano che anche per il bambino sia lo stesso. Ma a volte le cose non vanno come i genitori vorrebbero.

Questo è quello che spesso accade con il Carnevale. A volte l’idea di travestirsi è più voluta e pensata da mamma e papà che non dal bambino.

Non a tutti i bambini infatti piace mettersi in maschera. Mascherarsi significa “essere diversi” da come si è di solito, indossando mascherine, costumi o parrucche.

E questo “essere diversi dal solito” mette inevitabilmente il bambino al centro dell’attenzione di tutti.

Familiari, amici e conoscenti lo osservano, facendogli domande, sistemandogli il costume e toccandolo più spesso di quanto il bimbo gradisca. Non a tutti i bambini infatti fa piacere essere toccati, soprattutto da persone diverse dai genitori.

Pensiamo quindi al disagio che per esempio può provare un piccolo se a scuola viene vestito o truccato dalla maestra. Oppure se un nonno o una baby-sitter gli sistemano in continuazione la parrucca o un accessorio che non stanno a posto.

Altra questione importane è che non tutti i bambini hanno chiaro cosa significhi “travestirsi”. Nel travestimento si passa dalla realtà alla finzione. Questo passaggio però può spaventare e creare disagio in alcuni bimbi, soprattutto in quelli più sensibili.

Quindi cosa fare se il bambino non vuole mascherarsi?

Innanzi tutto rispettiamolo e non costringiamolo a truccarsi se non vuole né ad indossare costumi che non desidera.

Normalmente nella scelta della maschera sono i genitori (in genere la mamma) a decidere per i bambini. Però è importante tenere in considerazione la volontà del figlio e i suoi stati d’animo. Quindi non forziamolo.

Crescerà e sicuramente, quando sarà più grande, si appassionerà a qualche personaggio e vorrà travestirsi.

È importante anche non dire al bambino frasi tipo:

  • “Guarda che bravi bambini gli altri”
  • “Sei sempre il solito! sei l’unico non mascherato”

Queste frasi, apparentemente innocue per un adulto, al bimbo appaiono come giudizi su di lui e lo fanno a lungo andare sentire diverso e “sbagliato”.

È verso i 3-4 anni che il bambino inizia ad avere una percezione diversa di se stesso e degli altri. Da questo momento sarà più interessato ai costumi e alle maschere di Carnevale. Probabilmente si ispirerà a un personaggio o a un cartone e vorrà un costume che lo faccia sentire a proprio agio.

Nel Carnevale, la presenza di tutte queste persone “trasformate” in qualcosa di diverso stimola attenzione, imitazione e osservazione nei bambini. Tuttavia per un bimbo introverso o molto timido queste presenze così strane e stravaganti possono essere motivo di spavento.

Come possiamo far avvicinare comunque il bambino al “clima” del carnevale?

Fermo restando che non dobbiamo costringerlo travestirsi né insistere affinché lo faccia se non vuole, ecco qualche suggerimento:

  • Innanzi tutto possiamo provare a farlo giocare con stelle filanti, coriandoli, trombette,… con tutta probabilità si divertirà.
  • Se vogliamo comunque dargli la possibilità di indossare qualcosa nel caso in cui lo chieda, possiamo acquistare delle mascherine semplici da tenere a portata di mano.
  • Se viene invitato ad una festa mascherata o se ne viene organizzata una a scuola, non costringiamolo a travestirsi. Se sarà l’unico non mascherato, lasciamo che viva e sperimenti questa unicità. Magari sarà incuriosito e poi chiederà.
  • Portiamolo nelle strade e nelle piazze a “respirare” e vivere l’atmosfera del Carnevale. Vedere le maschere, tirare coriandoli, assistere alle sfilate dei carri saranno comunque esperienze divertenti e interessanti che gli faranno prendere confidenza con questa festa.
  • Può essere anche utile leggere insieme al bambino un libro sulle maschere più classiche: Colombina, Arlecchino, Balanzone, Pulcinella,… attraverso le immagini il bimbo può conoscere le maschere e osservare dettagli e caratteristiche di ognuna.

Infine, un ultimo suggerimento. Se abbiamo manualità, possiamo costruire con il bambino un abito o qualche accessorio, così da coinvolgerlo il più possibile nel processo di travestimento.

Ricordiamoci che anche un costume “artigianale” e magari semplice può essere perfetto agli occhi di un bambino.

Anche se non lo indosserà per le strade o alle feste, potrebbe usarlo per giocare a casa! e l’anno prossimo magari sarà più propenso a travestirsi.

Источник: https://www.elenagermani.it/carnevale-e-bambini-che-non-vogliono-travestirsi-suggerimenti/

È Carnevale! Come organizzare una festa a casa

Carnevale: quando non piace ai bambini... o ai loro genitori

Perché non invitare tutti i compagni a un party mascherato? Organizzare una festa di Carnevale in casa si può, basta pensare ai dettagli e programmarli in anticipo

Ricordate le feste di Carnevale quando eravate bambini? Lanciavate manciate di coriandoli indossando il costume da Zorro o da giapponesina, mangiavate caramelle dai colori fluo assieme a 24 compagni di classe vestiti, anche loro, da Zorro o da giapponesina.

I tempi sono cambiati, ma i bambini sono sempre gli stessi. Organizzare una festa di carnevale si può.

Volete regalare ai vostri figli (e ai loro amici) la semplice bellezza di una festa in maschera organizzata in casa, per un pomeriggio di puro divertimento old-style? “Siamo mica matti” rispondono i genitori, saggi.

Tuttavia, non tutti i party sono destinati a trasformarsi in un ciclone che devasta la casa. Abbiamo intervistato alcuni professionisti dell’animazione per carpire i segreti di una festa semplice e ben riuscita.

Distribuisci gli inviti per tempo

Gli inviti vanno distribuiti almeno due settimane prima della festa – dice Alberto di Perfect Party. “Puoi includere l’intera classe scolastica o la squadra di pallanuoto, ma sappi che le persone sono terribili quando devono rispondere, anche se lo chiedi per favore. Quindi, dopo gli inviti, preparati a fare delle telefonate di follow-up con i genitori”.

È poco utile spendere soldi per inviti elaborati: si possono fare da soli a casa, con semplici buste, cartoncini, pennarelli e glitter, oppure si possono stampare al computer. Vanno consegnati a mano direttamente ai genitori. Quelli dati in mano ai bambini resteranno in fondo alla cartella e saranno letti a fine agosto.

I numeri giusti

Un’antica regola dice: “l’età di tuo figlio è uguale al numero di ospiti, più uno”. Maria Elena Bardi, wedding planner di Napoli, non è d’accordo. “Quindi se tuo figlio ha cinque anni, alla festa dovresti invitare sei bambini, ma le dinamiche di amicizia, di scuola e di palestra sono più numerose.

E poi, è una festa! C’è bisogno di bambini per giocare. Diciamo che il numero giusto, alla scuola materna, può stare sugli 8 – 10 bambini. Dalla scuola primaria è giusto invitare tutta la classe – nessuno escluso, neanche il bambino che vi sta antipatico – e aspettarsi un numero di 12 o 15 partecipanti”.

Quanto a lungo

“L’errore più comune dei genitori è organizzare una festa di Carnevale che dura troppo a lungo – spiega Federico di Candy-O. – La terza ora è micidiale, la quarta è estenuante per tutti”. Una festa comincia alle 4 di pomeriggio. Gli invitati arrivano alla spicciolata.

I genitori devono sapere che alle 18.30 la festa finisce e sono invitati a riprendere i bambini per quell’ora.

“Potete scriverlo nel biglietto d’invito, così da dissuadere le mamme e i papà che vogliono fermarsi alla festa a fianco dei bambini, costringendovi a una certa dose di lavoro extra. Se qualcuno è deciso a farlo, trovategli un ruolo utile.

Per esempio, fategli supervisionare un gioco, oppure mettetelo in cucina a servire da bere, o dategli amichevolmente un paio di guanti gialli, uno spruzzino e una spugnetta per aiutarvi a tenere pulita la casa durante la festa”.

Prepara la casa

Dove farai la festa? Nella camera dei bambini? In salone? In cucina? In tavernetta? “Circoscrivi gli ambienti dove i bambini possono entrare decorandoli e rendendoli piacevoli.

Poi chiudi a chiave le altre stanze”. Per le decorazioni scatena la fantasia e non spendere troppi soldi. “Le lucine di Natale vanno bene anche fuori stagione.

I palloncini riempiono velocemente di colore qualsiasi stanza”. 

Procurati qualche grande scatolone dove nascondere i giocattoli che i tuoi figli non vogliono condividere. Tieni presente che tutto quello è visibile è a rischio di rottura.

Qualsiasi oggetto a portata di mano sarà preso, impiastricciato di torta e nascosto sotto il letto, quindi preparati bene. Utile anche mandare il cane o il gatto in vacanza per tutto il pomeriggio.

Una nonna, i vicini di casa o il dog-sitter vi potranno aiutare.

Il programma

Per organizzare una festa di Carnevale perfetta servono due giochi pianificati nel dettaglio. Una caccia al tesoro? Un momento creativo con la pasta di sale fatta in casa? “I bambini non sono avidi sperimentatori: bramano i classici – dice Maria Elena -. Un-due-tre-stella va bene anche nei piccoli spazi.

Si può camminare sul filo nel pavimento del salotto, dove il filo è lo scotch colorato. Un ballo tipo ‘Io ho una zia, una zia che sta a Forlì’ diverte tutti. C’è il gioco della benda: ti copro gli occhi e devi indovinare cosa ti sto facendo assaggiare: latte, aranciata o aceto? Il gioco dei mimi.

Lanciare i palloncini in aria e collaborare tutti per non farli cadere a terra”. 

Ogni attività dura 45 minuti, tra la spiegazione e il momento di gioco vero e proprio. A metà tra un gioco e l’altro si fa merenda, lasciando il buffet aperto fino a fine festa. Non è una cattiva idea coinvolgere qualche nipote grande o il figlio di qualche amica per farsi aiutare nell’animazione, con un “rimborso spese” ragionevole.

Il tavolo dell’abbuffata

Non è più tempo di feste in cui ci si abbuffa con bevande gassate e patatine. Cerchiamo di essere sobri: i bambini sono qui per divertirsi e non per consumare cibo spazzatura. Quello che non spendiamo in quantità, lo spenderemo in qualità.

Si può acquistare una fontana di cioccolato e offrire uno snack di bastoncini di frutta tagliata a pezzi da glassare. Per aumentare l’effetto wow, cambiamo il gusto della cioccolata a metà festa. Offriamo dolcetti a forma di vermi gommosi o lecca-lecca decorati.

Prepariamo due teglie di salatini fatti in casa. Compriamo un’unica, buonissima, torta di pasticceria, oppure facciamo arrivare cinque pizze tagliate a fette dalla pizzeria sotto casa.

Una scelta “contenuta” di cibi e bevande significa anche meno disordine e meno briciole da raccogliere a fine festa.

E i regalini?

Vanno di moda, piacciono a tutti… ma i regalini di fine festa si possono saltare, almeno a Carnevale. Piuttosto, utilizziamo il budget e acquistiamo un costume adatto a qualsiasi invitato si presenti senza maschera, per evitare lacrime e imbarazzi.

A metà festa, quando ci sono tutti, facciamo una bella foto con tutte le mascherine. Poi, con calma, stampiamo qualche copia su carta da distribuire ai partecipanti.

Sarà il più bel ricordo di quel pomeriggio che, quando tutti saranno andati via, forse noi vorremmo dimenticare.

Leggi anche –> Vestiti di Carnevale fai da te

Источник: https://www.giovanigenitori.it/lifestyle/e-carnevale-come-organizzare-una-festa-a-casa/

Carnevale: cosa fare se il bimbo non vuole mascherarsi

Carnevale: quando non piace ai bambini... o ai loro genitori

Avete pensato proprio a tutto per festeggiare il Carnevale, ma a quanto pare vostro figlio o vostra figlia non ne vuol sapere di travestirsi. Che fare? Ecco un po' di consigli per gestire al meglio la situazione

Coriandoli, stelle filanti, trombette e, naturalmente, il costume.

Avete pensato proprio a tutto per festeggiare il Carnevale, ma come fare se il bimbo non vuole indossare le maschere di carnevale?

Lo abbiamo chiesto ad ad Arianna Montagni, pedagogista clinico, pedagogista e mediatrice famigliare, e a Sabrina Bonichini, docente di psicologia della salute del bambino all'Università di Padova.

1. Rispettare la decisione del bambino di non mascherarsi

«Se non fa i salti di gioia all'idea di mascherarsi, o addirittura si rifiuta, «il consiglio è di non insistere e di rispettare la sua volontà» affermaBonichini.

Concorda Arianna Montagni: «Le maschere richiamano sempre una sensazione di oscuro e misterioso, di ignoto e sconosciuto.

Una sensazione che, come viene percepita da noi, è recepita anche dal piccolo. Fondamentale è dunque non sforzare il bambino ma rispettarlo nella sua manifestazione di dissenso.

Non obblighiamolo a fare una cosa che per noi è semplice, e soprattutto,non mortifichiamolo».

Frasi come “lo fanno tutti” o “ecco tu sei il solo che non ti diverti sei sempre il solito” non sono opportune. «In questo caso, l'esperienza del “no” serve al bambino per esercitare e sperimentare il proprio sé».

Potrà partecipare ugualmente alla festa in maschera e divertirsi, anche se si limita a lanciare i coriandoli, o al massimo accetta di indossare un cappellino colorato o di farsi disegnare su una guancia un cuore, un fiore o una ragnatela.

2. Comprendere le motivazioni del “no”

«Dobbiamo comprendere il perché del no – prosegue Arianna Montagni -. Un utile indicatore da considerare è l'età del bambino. Per i bambini fino ai 3 anni, dobbiamo valutare tre elementi:

  • Per i più piccoli ciò che vedono corrisponde alla realtà. L'incapacità di capire che ciò che vedono non è reale, addentrandosi quindi nel mondo della fantasia, spiega paure e pianti.
  • Il clima che accompagna lo spirito della festa è spesso un misto di agitazione, eccitazione, rumore e fervore, tutti elementi che creano un ambiente che stride con il bisogno di calma, prevedibilità e ripetitività dei bambini. Questo può creare ansia, agitazione e insicurezza.
  • Dobbiamo considerare anche la fase del no, che troviamo nei bambini tra i due e tre anni, per cui il fanciullo vive una fase di contraddizione e ribellione fisiologica che serve per iniziare a fondare il proprio sé».

3. Non mettere a disagio il bambino

«Per i bambini più grandicelli 4-5 anni, un'attenzione va data all'esperienza passata – prosegue l'esperta -. Se non vuole travestirsi è possibile che abbia fatto esperienze negative della festa.

Esempio sono le forzature da parte di adulti o maestre per obbligare il bambino a socializzare e divertirsi.

Dobbiamo tenere in considerazione che alcuni bambini sono molto timidi, e indossare un vestito, una maschera equivale a mettergli una luce in testa che dice “guardatemi” creando un senso di vergogna e timidezza spiccato, che va a peggiorare tali sentimenti».

4. Scegliere insieme il costume e provarlo a casa

Mascherarsi significa mettersi in gioco per assumere una diversa identità, per calarsi nei panni di qualcun altro. «E sicuramente indossare i propri panni è più rassicurante per un bambino piccolo» riprende Sabrina Bonichini.

Allora, «affinché anche i più piccoli o i più insicuri si divertano a travestirsi in occasione della festa di Carnevale, lasciate che siano loro a indicarvi il costume ideale: sceglietelo insieme, insomma.

Così eviterete di acquistarne uno che rappresenta proprio quel personaggio che non lo affascina o lo spaventa, tanto che l'idea di travestirsi finisce col fargli paura».

Per i bambini fino a tre anni, poi, può essere utile sperimentare il travestimento nelle settimane precedenti a casa: «In quest'ottica, è utile fare giochi dove possa vestirsi, dipingersi e dipingere la mamma; sperimentare la musica a un volume più alto e suoni inaspettati come trombette botti o altro.

Fategli fare delle maschere a casa, basta stamparle e ritagliarle e con lui giocate, colorate con lui i temi del carnevale, questo creerà una traccia che lo può preparare e aiutare» aggiunge la pedagogista Arianna Montagni.

5. Come comportarsi alle feste: portare piccoli gadget per il bambino

«Ultimo consiglio per superare l'impasse del figlioletto è la gradualità – continua Montagni -. Significa riconoscere il dissenso o la timidezza del bambino, ma rassicurandolo.

Se il bambino ha scelto di non mascherarsi, portate comunque con voi piccoli gadget come trombette, coriandoli, trasferelli per le mani o le braccia, cerchietti con le luci, un simpatico copricapo, una maglia particolare tutte cose che non modificando sull'aspetto del bambino.

Predisponete una borsa con dentro queste cose e dite al bambino che voi comunque avete questi oggetti. Saranno a sua disposizione se volesse sperimentare la festa, i giochi e i travestimenti tipici del carnevale».

La gradualità, insomma, è fondamentale «poiché per cambiare opinione e superare il rifiuto verso il carnevale il bambino deve sperimentare il divertimento a piccole gocce. Se tutto questo non funziona, e il bambino si rifiuta ancora, non resta che accettare sapendo che il Carnevale torna tutti gli anni e a un anno di distanza il bambino può aver superato il momento e dedicarsi con piacere all'esperienza gioiosa e catartica del carnevale».

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6. Salvaguardare l’esperienza del Carnevale

Tutti questi accorgimenti devono essere mantenuti per preservare l'esperienza del Carnevale: «non è soltanto un momento di aggregazione, ma in esso si rintraccia una metafora del processo di crescita – prosegue Montagni -.

Creare un ricordo spiacevole potrebbe limitare in futuro la sperimentazione positiva di un aspetto importante di questa festa, quello che sovverte l'ordine e la quotidianità, che realizza uguaglianza tra poteri e possibilità.

Una catarsi che li libera dal “peso” dalla asimmetria che esiste tra educando (bambino) e educatore (genitore), vincolo che già alle elementari inizia a essere percepito come scomodo dai fanciulli».

Travestirsi, poi, è una forma di gioco simbolico «che si apprezza a partire dal secondo anno di vita, quando diventa per la stragrande maggioranza dei bambini una delle attività più piacevoli – aggiunge la psicologa Sabrina Bonichini -.

Una vera palestra di vita, perché attraverso il gioco di finzione i bambini imparano ad abbandonare il proprio punto di vista per immedesimarsi nell'altro».

Si pensi, per esempio, quanto frequente sia il gioco del “fare finta di” (il dottore, la mamma, il papà, un leone nella foresta) che li porta ad agire come il personaggio personificato.

I bambini crescendo imparano dunque a distinguere la realtà dalla finzione e come piccoli trasformisti si divertono a calarsi di volta in volta nei panni degli adulti di riferimento o dei personaggi preferiti dei cartoni animati o delle favole.

 Carnevale allora diventa l'occasione per condividere quel piacere di travestirsi che molti bambini sperimentano praticamente tutto l'anno nella propria cameretta.

«Mascherarsi – conclude Bonichini – è in fondo anche un modo per esprimere le proprie ambizioni e i propri sogni, come per esempio essere forti e coraggiosi come un maestro Jedi, o esorcizzare le proprie paure e insicurezze (per esempio, timidezza e goffaggine) vestendo i panni di un'intrepida principessa o di un pirata».

Revisionato da Simona Regina

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/carnevale-se-il-bambino-non-vuole-mascherarsi-non-insistere

Gravidanza
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