Capricci disperati a 2 anni: che fare? I consigli della pedagogista

Contents
  1. Qualcuno li chiama
  2. Non solo “no”
  3. Paure e insicurezze del bambino
  4. Genitori: come comportarsi di fronte ai Terrible two?
  5. Una casa sicura in cui giocare
  6. Canalizzare le energie
  7. Calmiamoci e “riprendiamoci” le emozioni
  8. Capricci e bambini, cosa possono fare mamma e papà?
  9. Ma perché i bambini fanno i capricci?
  10. Dietro a un capriccio c’è sempre un perché
  11. Come si possono gestire i capricci?
  12. Un racconto sui capricci può aiutare i bambini a “viverli” dall’esterno
  13. Quando i bambini non vogliono fare la doccia
  14. Un posto rilassante
  15. Giocare con l’acqua
  16. Riconquistare la fiducia
  17. Prova a leggere anche:
  18. 20 trucchi per gestire i capricci
  19. 1 – Vietato urlare. La voce deve essere ferma e sicura
  20. 2 – Premia il comportamento corretto. Senza esagerare
  21. 3 – Trattalo come una persona adulta
  22. 4 – Impara a distinguere tra capriccio e bisogno
  23. 5 – Non assecondare i capricci
  24. 6 – Osserva con attenzione per riuscire a valutare i comportamenti e impara a essere paziente
  25. 7 – Non dimenticare che molte dinamiche si generano all’esterno dell’ambito familiare
  26. 8 – La risposta ai capricci deve essere coerente con il modo di fare educazione
  27. 9 – Cerca di essere più tollerante e comprensivo quando un capriccio si manifesta per fame o sonno
  28. 10 – Non abusare dei dolci per sedare i capricci. Sono un’arma a doppio taglio
  29. 11 – Non cedere ai piccoli ricatti
  30. 12 – Non dare troppo spazio al capriccio
  31. 13 – Non intervenire con un castigo quando il bambino si dimostra possessivo nei confronti di un oggetto
  32. 14 – Non assecondare i capricci a tavola
  33. 15 – Quando i capricci sono senza controllo, rassicura il bambino con un abbraccio
  34. 16 – Adotta la linea dei “patti chiari” quando si tratta di richieste materiali
  35. 17 – Ignora il capriccio plateale
  36. 18 – Gestisci con attenzione il capriccio determinato dalla paura
  37. 19 – Prima di punire o reprimere un capriccio, considera che potrebbe essere una risposta allo stress
  38. 20 – Non eccedere con le regole
  39. I terribili 2 anni: cosa fare di fronte a capricci, crisi di rabbia e pianto dei bambini
  40. I terribili 2 anni: caratteristiche comportamentali dei bambini
  41. I terribili 2 anni: come affrontarli educando i bambini alle emozioni
  42. La mia esperienza con i terribili due anni di Alice

Qualcuno li chiama

Capricci disperati a 2 anni: che fare? I consigli della pedagogista

Marisol Trematore, pedagogista e Francesca Zanella, pedagogista

Improvvisamente urla, pianti inconsolabili e reazioni inaspettate. Il primo pensiero dei genitori è: «Ma cosa sta succedendo? Fino a ieri la pace e ora, di colpo, abbiamo in casa un piccolo rivoluzionario».

Niente paura, siamo ufficialmente entrati nella fase che gli inglesi chiamano Terrible two, e possiamo anche già rassicurarci: come per ogni fase evolutiva, anch’essa ha un inizio, uno svolgimento e una fine. Ma rimane comunque un periodo che va compreso e affrontato attentamente, proprio per alleggerire le fatiche.

Facciamo un bel respiro e cerchiamo insieme di capirne l’importanza per lo sviluppo dei bambini e come dovrebbero comportarsi i genitori.

Non solo “no”

Dobbiamo considerare che i bambini, come noi adulti, hanno il diritto di dire “no”, anche se questa diventa una specie di parola magica da ripetere ostinatamente per affermare la loro volontà e l’indipendenza dagli adulti (o anche solo per vedere che effetto fa).

Ma i due anni non sono solo l’età del “no”, dell’opposizione e della collera.

Contemporaneamente, infatti, il bambino inizia a pronunciare spesso il pronome “io”, si riconosce allo specchio, percepisce la propria unità corporea e comincia a sentirsi una “persona” dotata di pensiero e volontà, separata dalla madre, dal padre e dalle altre figure di riferimento.

Il “bersaglio” preferito in questa fase di affermazione e opposizione è la mamma, ovvero la persona con cui ha più confidenza e con cui si sente maggiormente libero di esprimersi: è proprio da lei che sente di dipendere maggiormente ed è con lei che ha ancora paura di confondersi.

Ricordiamoci dunque che è attraverso “no” e “io” (e anche “mio”) che il bambino sperimenta la sua libertà e cerca di affermare la propria personalità; si fanno cioè strada in lui le prime forme di “pensiero individuale”. Le “obiezioni” rappresentano, quindi, null’altro che un richiamo all’autonomia.

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Paure e insicurezze del bambino

I “no”, le opposizioni e le apparenti sfide racchiudono anche le paure e le insicurezze del piccolo. Questo perché da un lato c’è il suo desiderio di avventurarsi in un mondo sconosciuto ma dall’altro la paura di non sapere quello che troverà: «Sto crescendo, voglio fare da solo» ma «ho ancora bisogno della tua guida e della tua vicinanza».

Questa è una fase evolutiva importante, una “palestra” in cui il bambino si allena per imparare a gestire la frustrazione e a controllare la rabbia.

Impiegherà del tempo per padroneggiare gli impulsi emotivi, e il genitore dovrà stargli accanto lasciando che questo tempo abbia la sua evoluzione, offrendogli strategie vincenti e soluzioni socialmente accettabili.

Genitori: come comportarsi di fronte ai Terrible two?

Evitiamo innanzitutto di considerare gli atteggiamenti oppositivi del bambino come una sfida e consideriamoli piuttosto come un tentativo iniziale e confuso di comprendere come funziona il mondo.

Dovremmo poi essere sufficientemente forti per sostenerli e supportarli durante le “cadute” e gli immancabili sbalzi d’umore, nonché bravi a prevedere e anticipare situazioni che sappiamo potrebbero “scatenare” crisi di pianto e arrabbiature.

Proviamo ad esempio a limitare la frequentazione di ambienti chiusi, affollati e troppo stimolanti (supermercati, centri commerciali etc.): stancare il bambino lo renderà più facilmente irascibile e nervoso.

Meglio portarlo fuori, all’aria aperta: la natura distende le tensioni, calma, rassicura e offre infinite possibilità di sperimentazione.

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Una casa sicura in cui giocare

I bambini hanno spesso bisogno di saltare, correre, arrampicarsi, ed è dunque importante offrirgli occasioni motorie anche a casa oltre che all’esterno.

L’importante è che la stanza scelta per questo tipo di attività, così come il resto della casa, sia un luogo sicuro: sfrutteremo dunque spazi che hanno al proprio interno strutture “morbide” come ad esempio un materasso, un divano, dei cuscini etc; in questo modo, il piccolo correrà meno rischi (di conseguenza, minori saranno anche i divieti da parte nostra) e al tempo stesso potrà scegliere e usare in autonomia una vasta quantità di oggetti e materiali.
L’importante è sempre concludere queste attività con momenti di rilassamento: coccole, musica rilassante, letture.

Canalizzare le energie

Altro compito importante è aiutare il bambino a canalizzare le energie. A tal proposito, è preferibile offrirgli, nel corso della giornata, una vita ordinata in cui le regole (del pasto, dell’igiene, del riposo etc.) rappresentino una normale e buona abitudine per il proprio benessere.

Durante la “fase oppositiva” i piccoli vogliono fare tutto da soli, ma questo aspetto può essere “sfruttato” positivamente dai genitori. Facciamoci aiutare, per esempio, ad apparecchiare la tavola, o invitiamoli a compiere alcune azioni in autonomia (mangiare, andare in bagno, infilarsi le scarpe etc.

) e magari facciamogli gestire anche qualche piccola frustrazione senza il nostro intervento.

Calmiamoci e “riprendiamoci” le emozioni

Di fronte a eventuali crisi la cosa migliore da fare è tranquillizzare il piccolo: solo una volta calmato sarà in grado di riprendere l’emozione e il vissuto che ha sentito.

Per fare ciò, manteniamo noi in primis la calma, dal momento che urlare e agitarsi sarà solo controproducente (il bambino si agiterà a sua volta).

Ogni genitore ha un suo modo per ritrovare tranquillità interiore, come ad esempio fare un bel respiro, contare fino a venti, uscire dalla stanza e “delegare” qualcuno per il poco tempo necessario a diminuire la tensione, ecc.

In ogni caso, il consiglio è quello di rassicurare i nostri bambini abbracciandoli. In questo modo, il messaggio che passerà sarà: «Sono qui per te, capisco che sei arrabbiato e lo accetto». Quando arrivano i Terrible two, ricordiamoci sempre che il nostro compito è quello di porre limiti per la sicurezza dei nostri figli. Il loro è di oltrepassarli per crescere!

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/i-terribili-due/

Capricci e bambini, cosa possono fare mamma e papà?

Capricci disperati a 2 anni: che fare? I consigli della pedagogista

Sei in giro, o per casa, magari con amici o con i suoceri venuti appositamente per vedere il nipotino. E lui/lei decide, proprio in quel momento, di dare il meglio di sé: urla, si butta per terra, risponde a ogni rimprovero alzando la voce o scappa via.

Mio figlio Davide è campione mondiale di “doppi capricci carpiati“. Spesso, in strada, mentre cammina beatamente, si pianta e non si muove più. E a nulla valgono abbracci, toni distesi, baci e carezze per fargli capire che dobbiamo proseguire (anche in braccio o nel passeggino, per carità, purché si prosegua).

Come sente la parola “no” scatena l’inferno: in questo periodo va per la maggiore urlare a pieni polmoni “ahiaaaaaa”, come se lo stessimo costringendo a fare qualcosa con la forza benché nessuno lo tocchi.

Per fortuna la maggior parte delle volte si tratta di capricci evidenti, eppure ci siamo convinti che prima o poi ci contatteranno i servizi sociali!

Onde evitare di dover ricorrere a spiegazioni imbarazzanti, abbiamo chiesto alla Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione specializzata nei Disturbi del Neurosviluppo, la Dottoressa Maria Grazia Maniscalco, di aiutarci a capire perché i bambini facciano i capricci.

Maria Grazia Maniscalco
Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione
specializzata nei Disturbi del Neurosviluppo
Pagina

Buttarsi per terra, pianti disperati, urla, disobbedire alle richieste, tutti questi comportamenti mettono i genitori in grande difficoltà, specie se esibiti pubblicamente, in contesti sociali come il supermercato, la pizzeria o il parco giochi.

I genitori, in questi casi, oltre a dover gestire le emozioni dei propri figli, si trovano a fare i conti anche con le proprie emozioni, come il provare vergogna, rabbia, sensi di colpa, paura di essere giudicati come cattivi genitori.

A volte i genitori non sanno spiegarsi il comportamento dei propri figli, si sentono impotenti e pensano che questi comportamenti siano immodificabili.

Ma perché i bambini fanno i capricci?

Verso i 2-3 anni la maggior parte dei bambini esprime il proprio  bisogno di autonomia e affermazione di sé.
La famosa “età dei no”: no alla pappa, no al bagnetto, no alla nanna, no a tutto quello che chiedono mamma e papà.

Quel “no” che spiazza, che a tratti fa sorridere, ma anche perdere la pazienza.

È un periodo evolutivo molto importante in cui il bambino mette alla prova se stesso e il genitore, imponendo la propria volontà e testando fino a che punto l’adulto può resistere al suo volere.

Dietro a un capriccio c’è sempre un perché

I pianti, la rabbia, gli scatti d’ira vanno compresi e considerati una richiesta di attenzione.

Di fronte al richiamo del genitore o alla minaccia di punizione, ad esempio, non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo.

Ci sono bambini che riescono a calmarsi quasi all’istante, altri che invece sembrano ignorare il richiamo aumentando addirittura la risposta emotiva. I comportamenti oppositivi possono dipendere da diversi fattori:

  1. Una scarsa tolleranza alle frustrazioni dovuta al fatto che il bambino non ha ancora imparato a posticipare i propri bisogni o desideri, ma pretende tutto e subito;
  2. Una difficoltà a riconoscere e regolare le proprie emozioni, l’incapacità, cioè, del bambino a riconoscere le situazioni che lo portano a provare un’emozione negativa e di conseguenza riuscire a controllarsi;
  3. Un’educazione genitoriale troppo rigida, con un uso eccessivo di punizioni, regole poco chiare o incoerenti, che tende a mettere in risalto esclusivamente il comportamento negativo contribuendo a rafforzare nel bambino un’immagine di sé come “cattivo”, “ribelle”, “prepotente”.

Generalmente, i comportamenti oppositivi particolarmente rilevanti in età prescolare, tendono a intensificarsi con l’ingresso alla scuola primaria perché le richieste e le regole aumentano considerevolmente, e con queste anche la frustrazione.

Come si possono gestire i capricci?

Innanzitutto, bisogna capire cosa ha generato il capriccio.
BAMBINI PICCOLI: Bisogna tenere conto che più i bambini sono piccoli più necessitano dell’aiuto del genitore per calmarsi, e in genere fornire alternative o distogliere l’attenzione dall’oggetto del desiderio può funzionare.

Per i piccoli non esiste il concetto del tempo, “andremo più tardi”, “lo faremo dopo”, per loro esiste il qui e ora, il tutto e subito.
BAMBINI GRANDI: Con i più grandi, è importante spiegare sempre perché una cosa non si può fare o perché è necessario comportarsi in un certo modo.

Spesso i genitori rispondono all’oppositività del figlio con altrettanta oppositività, alzando la voce, imponendosi con fermezza, anche usando la forza fisica, perché si sentono offesi, messi in discussione, provocati.

Bisogna sempre tenere in mente che noi genitori siamo un modello di esempio per i nostri figli: reagire aggressivamente o usare la forza comunica al proprio figlio che l’aggressività e la prepotenza possono essere una strategia vincente per avere la meglio sull’altro.

Occorre essere calmi per calmare il proprio figlio, comunicare comprensione (“capisco che ti senti arrabbiato, anch’io lo sarei al tuo posto”) e aiutarlo a esprimere adeguatamente le proprie emozioni, riflettendo su quanto accaduto (“forse la sorellina non voleva rompere il tuo gioco, forse è stato un incidente”) e su come avrebbe potuto comportarsi (“magari avresti potuto dire alla tua sorellina che eri arrabbiato per quel che aveva fatto e ti avrebbe chiesto scusa”).

Se, invece, il bambino è in preda a una crisi è bene non insistere, anche perché in quel momento non sarà in grado né di ascoltare né di calmarsi.

Il genitore può solo accoglierlo comunicandogli che comprende la sua rabbia e contenerlo abbassandosi per guardarlo negli occhi o abbracciandolo.

Quando si sarà calmato si potrà riflettere con lui su quanto accaduto e cercare insieme una reazione alternativa al problema.

Un racconto sui capricci può aiutare i bambini a “viverli” dall’esterno

Come forse sapete, Roma 03 tutti i giovedì sera accompagna i bimbi verso il mondo dei sogni con una favola della buonanotte che li coccoli ma insegni loro anche qualcosa. Non potevamo quindi esimerci dal raccontare una storia che parlasse proprio dei capricci. Buona visione.

Gepostet von Roma03 am Donnerstag, 11. Juni 2020

Источник: https://roma03.it/blog/consigli-pratici/capricci-e-bambini-cosa-possono-fare-mamma-e-papa/

Quando i bambini non vogliono fare la doccia

Capricci disperati a 2 anni: che fare? I consigli della pedagogista

La doccia o il bagnetto per alcuni bambini è un vero incubo.

La scorsa estate mi ricordo di aver assistito allibita alla scena di un bambino di forse 4 anni che urlava per liberarsi dalla stretta della madre che lo infilava di forza sotto il getto dell’acqua.

A pensarci bene sono scene anche abbastanza comuni negli spogliatoi in piscina, e che probabilmente riguardano non poche famiglie.
Ma perché alcuni bambini hanno così tanta paura di fare una doccia?

No so esattamente come siamo arrivati a quel punto, ma intorno ai 2 anni e mezzo mio figlio aveva iniziato ad odiare così tanto il bagnetto o la doccia da rendere praticamente impossibile l’intera operazione, a meno di usare la forza bruta e tapparsi le orecchie ad ogni lavaggio. Cercavo di limitare il tempo, agendo più in fretta possibile, ma era una situazione insostenibile.

Per lui e per me. Io mi sentivo male a forzarlo, e lui si sentiva peggio, violentato e costretto a fare qualcosa che non voleva.
Abbiamo provato ad usare uno di quegli anelli che si mettono sulla fronte per impedire che l’acqua scivoli giù, ma non aveva funzionato.

Qualcuno potrebbe pensare si tratti semplicemente di capricci e ostinarsi a forzare la mano, ma per me era evidente che si trattava di paura.

L’unica soluzione che io ho trovato è stata quella di fermarmi a riflettere.

Mi sono ricordata della mia paura dell’acqua, quando da bambina sono scappata dalla piscina mentre nessuno guardava. Mi sono ricordata di quanto odiavo l’acqua saponata negli occhi, ma anche l’acqua e basta, e sono riuscita finalmente ad empatizzare con lui, e a dimenticare la fretta e la necessità di lavarlo per pensare invece alla sua paura e a come aiutarlo.

Mi sono posta una domanda: quanti giorni può stare un bambino di 2 anni e mezzo, che si rotola nella sabbia tutto il giorno senza lavarsi i capelli?
Pochi, decisamente pochi. Ma alla fin fine forse un po’ di sabbia nei capelli per qualche giorno di troppo non è la fine del mondo. Quindi ho deciso di non contare i giorni e di procedere a piccoli passi.

Un posto rilassante

Il primo step fondamentale era quello di aiutarlo a considerare il bagnetto come un posto rilassante. Per farlo ho azzerato tutto: poca acqua e niente sapone.

Gli ho giurato che per nessun motivo al mondo gli avrei lavato i capelli a meno che lui non si sentisse pronto, ho cercato di riacquistare la sua fiducia per aiutarlo a sentirsi sicuro nel bagnetto.

Ho cantato canzoncine e ho giocato con lui con le paperelle facendo attenzione a non schizzarlo mai negli occhi.

Giocare con l’acqua

Quando ho visto che aveva ricominciato a sentirsi sicuro sono passata al secondo step ho iniziato a giocare con i pescetti che volevano saltare nell’acqua, e oops qualche schizzo è andato ance sul viso. Poco male quando si è rilassati.

A quel punto sono passata al prossimo step. Ho preso qualche bicchierino di plastica, e abbiamo giocato ai travasi. Poi ci siamo divertiti a rovesciare l’acqua sulla pancia, poi sulle spalle, poi sul collo.

Poi gli ho detto di mettere la testa indietro e che gli avrei messo l’acqua del bicchiere in testa. Lui non voleva, ma l’ho guardata negli occhi è gli ho detto più o meno “ti ho detto che puoi fidarti di me. Non ti manderò MAI l’acqua negli occhi.

Se ti mando l’acqua negli occhi non facciamo MAI più il bagnetto.” Mi ha guardato con due occhioni aperti e spaventati, cercando di capire se poteva effettivamente fidarsi di me. Ha ceduto. Io gli ho rovesciato l’acqua sulla coda dei capelli, facendo estrema attenzione a non mandarla sulla fronte.

Una sola volta. Poi gli ho chiesto “va bene così? Ti è andata negli occhi?” lui ha scosso la testa felice che l’operazione avesse avuto successo.

Riconquistare la fiducia

Nei bagnetti seguenti ho continuato il gioco dei bicchierini, osando sempre di più verso la fronte fino a poter effettivamente bagnare tutti i capelli, mettendo una mano sulla fronte per impedire all’acqua di scendere sul viso. Quando ormai aveva imparato a fidarsi di me, sono finalmente passata ad usare pochissimo shampoo in modo da limitare al massimo il tempo del risciacquo e così via gradualmente fino a tornare ad un lavaggio normale.

Lo so, non ho fatto assolutamente nulla di speciale. Mi sono solo fermata a riflettere e ho capito che avevo bisogno di riconquistare la sua fiducia. Per qualche mese siamo andati avanti così, e io ero l’unica autorizzata a lavargli i capelli.

Inutile dire che ormai che ha 6 anni il lavaggio dei capelli non è più un problema, però mi capita talmente spesso di assistere a scene di bambini urlanti sotto la doccia, che ho pensato di condividere la nostra storia con voi, sperando di essere utile a qualcuno.

E a voi come va con il bagnetto e la doccia? I vostri figli hanno paura dell’acqua negli occhi? Cosa fate per aiutarli a superare la paura?

Prova a leggere anche:

  • 6 cose da non fare quando i figli hanno paura
  • Una tecnica per superare la paura
  • La paura del Capitano
  • Il primo bagnetto e tutti gli altri
  • Il candore dei bambini

Источник: https://genitoricrescono.com/quando-bambini-non-vogliono-doccia/

20 trucchi per gestire i capricci

Capricci disperati a 2 anni: che fare? I consigli della pedagogista

I capricci dei bambini rappresentano per gli adulti comportamenti imperscrutabili e quindi difficili da gestire. Ecco 20 trucchi per fronteggiali in modo efficace.

Pianti, urla e grida disperate. Calci, pugni e pizzicotti. Gli scatti d'ira dei bambini, più conosciuti come capricci, rappresentano per gli adulti comportamenti difficili da capire e da gestire.

Come fronteggiarli? Con l'aiuto degli esperti abbiamo individuato i 20 trucchi più efficaci.

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Che cos'è la “Terrible Two” e cosa possono fare i genitori quando il loro bimbo attraversa questa fase? Lo abbiamo chiesto a Sara Luna Bruzzone, psicologa-psicoterapeuta e…

1 – Vietato urlare. La voce deve essere ferma e sicura

E' importante fornire ai bambini una guida precisa e sicura, impartendo regole con frasi brevi e chiare accompagnate da gesti facilmente riconoscibili. Questo non significa usare la propria voce urlando ma assumere un tono fermo e sicuro, deciso, non alterato dalla rabbia e dalla disperazione. (Leggi anche, come gestire con calma la rabbia dei bambini)

2 – Premia il comportamento corretto. Senza esagerare

Indirizza il bambino verso il comportamento corretto premiandolo anziché castigare il comportamento sbagliato. Fai però attenzione a non abusare dei premi che, se vengono elargiti con troppa facilità, perdono il valore gratificante.

3 – Trattalo come una persona adulta

Molti genitori fanno l'errore fondamentale di dimenticarsi che anche un bambino, per quanto piccolo sia, è una persona con tutte le complessità che la caratterizzano. E così, se un adulto concede a se stesso e agli altri adulti sbalzi umorali e capricci che giustifica con stanchezza e stress, lo stesso vale per i bambini.

4 – Impara a distinguere tra capriccio e bisogno

Piccole sfumature nel suono della voce del bambino possono indicare esigenze diverse. Talvolta si tratta di legittime richieste, come quella del cibo, il latte materno, o del bisogno di attenzione, talaltra invece possono essere richieste meno importanti.

5 – Non assecondare i capricci

I capricci non vanno assecondati perché tale atteggiamento può condurre a un circolo vizioso. Spesso un “non intervento” in caso di capricci ingiustificati può rappresentare una valida risposta e, nello stesso tempo, una scelta educativa.

6 – Osserva con attenzione per riuscire a valutare i comportamenti e impara a essere paziente

Occorre armarsi di pazienza e affinare il proprio spirito di osservazione. Non solo si riuscirà a risolvere al meglio il capriccio del momento, ma si potrà persino imparare a prevenire i malumori e la loro degenerazione in urla e strilli disperati.

7 – Non dimenticare che molte dinamiche si generano all’esterno dell’ambito familiare

All''asilo o a scuola possono esserci molteplici motivi di disagio e difficoltà da superare che possono scatenare reazioni capricciose sia immediate, sul momento, sia in un secondo momento, una volta rientrati in famiglia, magari con il pretesto di una causa di per se assolutamente banale, ma che cela appunto altre motivazioni.

8 – La risposta ai capricci deve essere coerente con il modo di fare educazione

Scegliere tra ignorare o non ignorare i capricci, rispondere, cercare di spiegare o sgridare, dipende dal modo in cui il genitore educa il proprio figlio. Prima ancora di capire qual è la risposta giusta al capriccio, quindi, per coerenza, è bene che ogni genitore abbia ben chiaro il modo in cui intende affrontare il percorso educativo con il proprio figlio.

9 – Cerca di essere più tollerante e comprensivo quando un capriccio si manifesta per fame o sonno

Un corpo affamato, specialmente nel caso dei bambini, risente anche a livello ormonale della necessità di alimentarsi. Anche la mancanza di sonno e la necessità di riposo influiscono sull'emotività anche a livello ormonale. Il genitore dovrà quindi essere più tollerante e comprensivo.

10 – Non abusare dei dolci per sedare i capricci. Sono un’arma a doppio taglio

I dolci possono essere una coccola gradita quando non se ne abusa. Se usati inopportunamente per sedare i capricci infatti, possono essere una causa alquanto subdola di crisi isteriche e sceneggiate di origine “chimica”.

11 – Non cedere ai piccoli ricatti

E' tipico dei bambini saper cogliere al volo le debolezze dei genitori, dei nonni o di chiunque abbia con loro un forte legame affettivo.

E approfittarne al meglio con un capriccio ben architettato.

Se sarà chiaro che una mamma molto apprensiva elargirà coccole al minimo lamento, i bambini si trasformeranno in perfetti attori ogni qual volta ne avranno semplicemente voglia, e non realmente bisogno.

12 – Non dare troppo spazio al capriccio

Se il bambino capisce che può ottenere qualcosa con un determinato comportamento, tenderà a reiterare tale comportamento. Quando il capriccio diventa una forma di controllo del bambino nei confronti del genitore è importante non dare uno spazio troppo grande al capriccio, magari passando ore e ore a fornire spiegazioni, oppure esaudirlo qualunque esso sia.

13 – Non intervenire con un castigo quando il bambino si dimostra possessivo nei confronti di un oggetto

Quando un bambino si dimostra troppo possessivo nei confronti del suo pupazzo preferito o di un altro oggetto cui tiene in modo particolare, lanciandosi in crisi isteriche quando un altro bambino glielo sottrae per giocare, non deve essere castigato. E' più efficace cercare di distrarre la sua attenzione dell'oggetto desiderato, magari proponendo un'alternativa altrettanto interessante.

14 – Non assecondare i capricci a tavola

Il capriccio a tavola è un vero classico che non va assolutamente assecondato, anzi, va punito con la necessaria durezza che non deve però mai essere eccessiva, per evitare conflitti estenuanti per entrambe le parti e pure controproducenti. La regola migliore è quella del “patteggiamento”: “mangiane almeno un po'”. Mai invece concedere alternative quando il “non mi piace” è pretestuoso.

15 – Quando i capricci sono senza controllo, rassicura il bambino con un abbraccio

Se il bambino esplode in una specie di crisi isterica, i genitori devono tenere conto che la parte emozionale del cervello non è ancora bene sviluppata e che quindi ha perso il controllo. L'atteggiamento migliore è rassicurarlo con un abbraccio. Leggi l'approfondimento sui temper tantrum.

16 – Adotta la linea dei “patti chiari” quando si tratta di richieste materiali

Non appena è possibile “ragionare” con il bimbo, adotta la linea dei “patti chiari”, per esempio, “andiamo a fare la spesa e ti compro una cosa sola”. Facendo così si può poi lavorare sul tono: se la richiesta arriva ben fatta e non con il capriccio tirannico la si esaudisce. Anche questo diventa educazione.

17 – Ignora il capriccio plateale

Quando il capriccio è plateale bisogna semplificare: più grande e più scenico è il capriccio, più è inutile dargli peso. Spesso l'atteggiamento migliore è quello di ignorarlo: non ha senso la performance se nessuno la osserva.

18 – Gestisci con attenzione il capriccio determinato dalla paura

I capricci determinati dalla paura (paura dell'abbandono nel momento di prendere sonno, paura di andare all'asilo o a scuola, paura in generale tutte le volte che il bambino deve lasciare il genitore) non sono dei veri e propri capricci, ma delle reali necessità e quindi vanno gestiti con più attenzione. La manifestazione è vestita da capriccio, ma il bisogno che comunica è tutt'altro che superficiale. Leggi l'approfondimento sui capricci che esprimono bisogni psicologici.

19 – Prima di punire o reprimere un capriccio, considera che potrebbe essere una risposta allo stress

I bambini attraverso i capricci possono chiedere aiuto per cause di stress esterne al contesto familiare, o al contrario tensioni all'interno della famiglia. Se un bambino normalmente calmo e sereno manifesta improvvisamente disagi, anche sotto forma di capricci, considerate questi aspetti. Leggi l'approfondimento sui capricci da stress dentro e fuori casa.

20 – Non eccedere con le regole

Una sollecitazione non equilibrata da parte dei genitori, può creare un corto circuito che sfocia inevitabilmente nel capriccio. Gli ordini, per esempio: “fai questo, non fare quello”, alla lunga portano a risposte nervose e aggressive.

Il gioco, le risate e le coccole stimolano invece una produzione di ormoni che suscita uno stato di calma e benessere. Stimolare in modo squilibrato vuol dire eccedere in una sola direzione.

Un sano mix di poche ma ferree regole, e tante benefiche attenzioni è certo alla base di un bimbo sereno e poco incline al capriccio facile.

Guarda anche il video su come gestire i capricci

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Ogni giorno capricci, non mangia e non vuole dormire … ma neanche con il vasino va tanto bene soprattutto da quando è arrivato il fratellino. Nei primi anni dei bambini ci sono tante situazioni…

Aggiornato il 16.04.2019

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/i-capricci-dei-bambini-20-trucchi-per-gestirli

I terribili 2 anni: cosa fare di fronte a capricci, crisi di rabbia e pianto dei bambini

Capricci disperati a 2 anni: che fare? I consigli della pedagogista

Home » I terribili 2 anni: come gestire crisi di rabbia e capricci dei bambini

Avere dei bambini di due anni è come convivere con delle bombe ad orologeria. All’improvviso scoppiano in lacrime inconsolabili o hanno attacchi di rabbia. Gettano in terra ogni cosa gli capiti a tiro e gridano come aquile.

Se state vivendo tutto questo con i vostri figli allora siete i benvenuti del ‘meraviglioso’ periodo dei ‘terribili due anni‘ o ‘terrible twos‘. La bella notizia è che questa fase di difficile gestione è normale e comune a tutti i bimbi e che passerà.

In questo periodo i bambini imparano a conoscere il mondo ed il compito dei genitori è di aiutarli a districarsi fra le tante novità che dovranno affrontare. Se mamma e papà sapranno tenere duro non solo avranno dei figli ben educati ma riusciranno a creare anche un bellissimo rapporto.

Ma cosa succede ai bambini tra i 18 mesi e i 3 anni? Andiamo a vedere le peculiarità principali di questo periodo di crescita.

I terribili 2 anni: caratteristiche comportamentali dei bambini

  • I NO – in questo periodo i bambini sembrano ribellarsi a tutto. E lo fanno dicendo ‘no’ ad ogni cosa, spesso anche a proposte di attività che solitamente sono gradite.
  • I CAPRICCI – dai 18 mesi in poi, i bimbi cercano di conquistare la loro indipendenza. Il cambio, il bagnetto, i pasti e tutte i vari doveri che dovranno affrontare, saranno accompagnati inevitabilmente dai capricci.
  • I PIANTI e le URLA – in questa fase della vita i piccoli scoprono le emozioni, negative e positive. Spesso scoppiano in lacrime oppure dal nulla tirano fuori urla assordanti. Ancora non sanno gestire le sensazioni provate e non sanno spiegarle.

    Si sentono frustrati e reagiscono con una forza incomprensibile agli occhi degli adulti.

  • La RABBIA – la smania di indipendenza e le frustrazioni che subiscono per non riuscire a fare o ottenere qualcosa può sfociare in atti di rabbia.

    Gettare o tirare oggetti in terra, scalciare, buttarsi in terra e avere comportamenti aggressivi sono classici comportamenti di incapacità di gestire alcuni sentimenti.

I terribili 2 anni: come affrontarli educando i bambini alle emozioni

  • Le REGOLE – devono essere poche e chiare. Sarebbe poco produttivo pretendere che i bimbi rispettino troppi divieti. Servono elasticità e pazienza in tutte le situazioni che lo permettono e fermezza al bisogno. Educare un figlio è complesso ma molto dipende dal nostro atteggiamento.

    Dare il buon esempio è fondamentale perché i piccoli imitano ogni gesto e comportamento dei genitori. Scegliere accuratamente le regole che saranno sempre inderogabili e non cedere, mai, alla pressione dei capricci e dei pianti. Spiegare, sempre, e con parole semplici il perché si deve fare o non fare una determinata cosa.

  • I SENTIMENTI – i bambini iniziano a scoprire le emozioni intorno ai 18 mesi ma non sanno denominarle, riconoscerle e spiegarle. La padronanza del linguaggio è una conquista ancora lontana e i genitori devono essere degli ‘interpreti’ dei sentimenti dei propri figli. A questa età non hanno filtri e ogni sensazione è vissuta con pienezza.

    Quando si arrabbiano sono incontenibili e lo stesso avviene quando sono molto eccitati per la gioia. Spesso basta lasciarli ‘soli’ in attesa che passi. A volte può essere utile intervenire con dolcezza. Un semplice abbraccio può fare miracoli. Non commettere mai l’errore di sottovalutare a parole le loro emozioni. E’ molto meglio spiegargli cosa stanno provando e mostrarsi comprensivi.

    I bambini in questo periodo cercano indipendenza ma nello stesso tempo hanno bisogno di protezione. Mamma e papà sono il loro porto sicuro e a loro chiedono conforto, comprensione e aiuto.

  • L’AUTONOMIA  – dopo aver trascorso più di un anno in simbiosi con la mamma i piccoli iniziano a capire che sono entità separate da lei.

    Da qui in poi cominciano a cercare di essere autonomi. Vogliono mangiare da soli, lavarsi e vestirsi da soli, camminare senza dare la mano ai genitori… E’ fondamentale rispettare e assecondare, nei limiti, le loro richieste. Servirà a farli crescere sicuri di sé. E’ altrettanto importante essere sempre presenti qualora avessero bisogno di un aiuto, anche semplicemente per terminare un gioco.

    Mamma e papà non devono intromettersi nelle attività del proprio figlio ma lui o lei devono sapere che ci sono e ci saranno sempre.

Si educa molto con quello che si dice,ancor più con quel che si fa,molto più con quel che si è.

Sant’Ignazio

I terribili due anni sono una fase complessa sia dal punto di vista emotivo che da quello pratico. La mamma è spesso il bersaglio principale degli atti di ribellione perché è principalmente da lei che il bambino deve distaccarsi.

La mamma può sentirsi molto stressata in questo periodo, perché i bambini richiedono moltissime attenzioni. La stanchezza può far perdere la pazienza e la serenità. Personalmente, avendo due bimbe piccole, mi sono data delle regole per sentirmi bene con me stessa e dare il meglio come mamma.

E’ difficile accettare l’allontanamento ma non bisogna cadere nella trappola del soffocamento e dell’eccessivo controllo. E’ un dovere dei genitori dare ai figli gli strumenti psicologici giusti per crescere bene.

Sono dell’idea che l’egoismo non può e non deve essere accettato né da una mamma né da un papà. Di fronte ai capricci chiediamoci sempre se noi grandi ci stiamo comportando nel modo giusto. Mettiamoci in discussione e agiamo con sicurezza e coscienza.

Un genitore sbaglia, non è un dramma. Ma deve chiedere scusa. Solo così potrà insegnare ad un bambino il rispetto. E’ difficile restare calmi di fronte ad ogni capriccio. L’importante è essere consapevoli che siamo noi genitori il punto di riferimento. Siamo noi a dover ristabilire la tranquillità e l’equilibrio.

E’ un duro lavoro, il più difficile di tutti ma essere genitore è meraviglioso. Significa donare ogni cosa di sé al propri figlio. Niente di più grande e importante si può fare nella vita. E quindi facciamolo bene.

La mia esperienza con i terribili due anni di Alice

Ho due bambine e la più grande, Alice, ha da poco superato i due anni. Questo articolo nasce proprio in seguito alle difficoltà che io e mio marito abbiamo riscontrato nella gestione della gnoma. Fino ai due anni sembrava tutto facile. Ci ascoltava, dormiva nel suo letto, mangiava quello che le preparavo…

Poi è finita la pacchia, perché ha scoperto i capricci. Ormai ogni cosa è una lotta di potere. Ci sono giornate più serene e altre nelle quali si arriva alla sera con i capelli dritti. Fino a due mesi fa, il bagnetto era una tragedia. Non voleva farlo e urlava tutto il tempo. Ora, invece, urla perché non vuole più uscire dalla vaschetta.

Ci sono correnti di pensiero sull’educazione che sostengono che i capricci non esistono. In effetti, non hanno tutti i torti. Con molto tempo a disposizione e tanta, tanta ma davvero tanta pazienza i nostri figli non piangerebbero mai.

Purtroppo, però, il tempo spesso è poco, perché la mattina ci si deve vestire entro una certa ora e non possiamo arrivare a pranzo in pigiama. Perché bisogna lavarsi, mangiare, pettinarsi e via dicendo. Perché mamma e papà ce la mettono tutta per stare con Alice ma poi devono anche andare a lavorare, gestire la casa…

Insomma i bimbi pretendono moltissima attenzione ed è meraviglioso potergliela dare. Ma siamo sicuri che vadano assecondati sempre? Secondo il mio punto di vista è necessario che imparino ad essere autonomi.

Con Alice cerco sempre di essere molto chiara e di prepararla sui programmi della giornata o anche solo della prossima ora. Quando stiamo insieme le dedico sempre del tempo per giocare. Mi faccio aiutare in piccole faccende domestiche perché lei ci tiene molto. E poi le spiego che per un po’ dovrà giocare da sola perché mamma ha da fare.

La sincerità finora non mi ha mai tradito. Lei capisce le mie esigenze e tutto fila liscio. Certo in alcuni momenti sono io a dover attendere i suoi tempi e a rispettare i suoi spazi.

Ma il rispetto è la base di ogni rapporto, anche tra genitori e figli.

 Se deve fare il bagnetto le propongo di scegliere: “Alice vuoi farlo subito o dopo aver disegnato?” Lei fa la sua scelta ed accetta più volentieri anche i doveri.

E’ un tira e molla continuo, a volte snervante ma è una fase importante della crescita. La ribellione serve a farle prendere coscienza di se stessa e non sarebbe normale se mi dicesse sempre di sì. La brutta notizia, per me, è che a breve questa fase inizierà anche per la piccola Susanna e allora sì che sarò definitivamente esaurita.

E voi come avete affrontato ‘i terribili due anni‘?

Se volete confrontarvi con altre mamme sulle difficoltà di alcuni fasi della crescita dei vostri figli, vi aspetto sulla pagina di MestiereMamma o sul gruppo Le Mamme di MestiereMamma.

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Gravidanza
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