Cambiamenti climatici: come impattano sulla pelle del bambino

Il cambiamento climatico fa male alla salute!

Cambiamenti climatici: come impattano sulla pelle del bambino

Un importante segnale di impegno attivo in difesa dei propri diritti e per il bene dell’intera società arriva dall’iniziativa di sei bambini e ragazzi portoghesi, che, appoggiati dall’organizzazione non governativa Global Legal Action Network, si sono rivolti alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo contro 33 stati (Italia compresa), accusandoli di non aver rispettato i termini dell’accordo di Parigi [1] .

Con questo importante trattato, adottato nel dicembre del 2015 durante la conferenza europea di Parigi sul clima (COP21) ed entrato in vigore nel 2016, i Paesi firmatari si impegnavano a intraprendere una serie di azioni volte a contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi, sforzandosi di limitarlo a 1,5 gradi

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Ma l’iniziativa dei governi nel contrastare la crisi climatica si è dimostrata insufficiente e gli accordi presi sono stati sistematicamente disattesi, adducendo motivazioni che quasi sempre avevano a che fare con ragioni economiche e politiche presentate come ostacoli insormontabili.

Peccato che il mantenimento delle condizioni di vita sul pianeta sia la base fondamentale per tutto il resto, politica ed economia comprese, come anche l’attivismo giovanile contribuisce a ricordare, per esempio con il movimento Fridays for future, che si è ormai diffuso in tutto il mondo.

Le conseguenze sui bambini

D’altra parte è noto da tempo che bambini e adolescenti soffrono con particolare intensità le conseguenze del riscaldamento globale, subendo le decisioni prese dagli adulti. Gli effetti più drammatici si avvertono nei Paesi più poveri, il che mette in luce quanto ancora sia grande l’impatto della disuguaglianza sulla vita di molte persone.

In occasione della giornata mondiale dell’ambiente, lo scorso giugno, UNICEF Italia ha rivolto a tal proposito un accorato appello, dopo aver richiamato la gravità della situazione: «Vogliamo ricordare che 503 milioni di bambini vivono in zone ad altissimo rischio di inondazioni a causa di eventi meteorologici estremi.

160 milioni di bambini vivono in zone con alti livelli di siccità – ed entro il 2040, 1 bambino su 4 vivrà in zone di estremo stress idrico. 300 milioni di bambini (tra cui 17 milioni con meno di 1 anno di età) respirano aria classificata come “tossica” dall’OMS. Ogni anno 600.

000 bambini sotto i 5 anni muoiono a causa di polmonite e altri problemi respiratori.

Il cambiamento climatico rappresenta una grande minaccia che sta mettendo a rischio le vite di migliaia di bambini e le loro famiglie.

Negli ultimi dieci anni inondazioni, siccità e altri eventi meteorologici hanno totalizzato oltre il 90% dei disastri naturali. Il cambiamento climatico è una crisi dei diritti dei bambini.

Nel solo 2019 8,2 milioni di bambini sono stati sfollati a causa di disastri naturali legati principalmente a eventi meteorologici estremi».

Gli studi

La ricerca scientifica ha confermato, nel tempo, la pericolosità del cambiamento climatico per la salute di bambine e bambini.

Sono sempre di più gli studi che si vanno accumulando, e questi comprendono anche revisioni e meta-analisi, ovvero ricerche che passano in rassegna diversi lavori e mettono insieme dati raccolti in precedenza: le conclusioni a cui giungono, quindi, sono considerate più attendibili.

Per fare un esempio, una revisione del gennaio 2020 [2] ha messo in evidenza come il cambiamento climatico e le sue conseguenze abbiano un particolare impatto sui bambini per via della loro maggiore vulnerabilità sul piano fisico e cognitivo. Aumenta il rischio di asma, allergie, malattie trasmesse da vettori favoriti dal cambiamento climatico, malnutrizione, basso peso alla nascita e disturbo da stress post-traumatico.

Anche la salute mentale, dunque, è in pericolo: lo conferma, tra gli altri, uno studio del 2018 [3] , che si focalizza sui rischi diretti e indiretti.

Come sottolineato dagli autori, i molti problemi collegati al cambiamento climatico (fobie, ansia, depressione, disturbi del sonno e dell’attaccamento…) hanno un impatto negativo a lungo termine, incidendo sulla salute mentale fino all’età adulta.

Anche in questo caso si mette in evidenza come siano particolarmente colpiti i bambini che vivono nelle aree più povere del mondo.

La speranza nell’attivismo dei giovani

Le ricerche insistono sulla necessità di un impegno sempre maggiore a tutela della salute di tutte le persone, di tutte le età e in tutte le parti del pianeta. Secondo Jacopo Pasotti, giornalista scientifico che da tempo racconta e testimonia gli effetti del riscaldamento globale, l’attivismo giovanile rappresenta un segnale importante.

«Il senso di impotenza nei giovani è comune, certo, ma meno di quanto lo sia negli adulti», ci ha detto. «In realtà, – continua Pasotti – i giovani hanno rivelato forza e convinzione eccezionali.

E certamente hanno dimostrato di poter avere un ruolo politico importantissimo, di cui ci sono evidenze nei numeri. In Germania, per esempio, il Partito dei Verdi, stazionario intorno a 40-60.000 tesserati dagli anni Novanta del secolo scorso, nel 2019 è arrivato a 96.000 iscritti.

E se negli anni Settanta e Ottanta era il 9% degli under 30 a votare verde, oggi lo fa il 33%. Le scelte politiche sono molto personali, ma questo dato ci dice quanto i giovani siano sensibili alle tematiche ambientali e insoddisfatti delle politiche attuate fino a oggi.

I politici sono ben attenti a dati del genere e, infatti, stanno reagendo a questi segnali».

L’importanza della conoscenza

In che direzione muoversi, dunque? «Nel nostro piccolo – afferma Pasotti – possiamo fare molto, e non solo attraverso le nostre scelte alimentari o con il nostro di stile di vita, che mandano un messaggio ai mercati e a chi ci sta intorno, ma anche attraverso lo studio della scienza del clima, che molti giovani stanno intraprendendo».

La cultura si dimostra, quindi, un punto di partenza fondamentale, anche perché, consentendo di prendere coscienza delle dimensioni del problema, si rivela un importante stimolo verso un agire più concreto. «Le azioni di pressione presso le istituzioni, come quella che hanno intrapreso questi ragazzi in Portogallo, restano importantissime», ricorda Pasotti.

E il fatto che molte tra queste iniziative di pressione giungano non dagli adulti ma dai più giovani dovrebbe farci riflettere sulla scarsa coerenza e attenzione dimostrata proprio da chi dovrebbe essere un modello per le nuove generazioni (che, invece, sempre più spesso ci insegnano qualcosa).

Per saperne di più

Per approfondire il tema del cambiamento climatico, delle sue gravi conseguenze e delle azioni che tutti possiamo intraprendere per contrastarlo si può leggere il libro Cambiamento climatico. Perché avviene, come avviene, cosa fare di Jacopo Pasotti (Scienza Express Edizioni, 2020).

Al tema delle disuguaglianze sociali in tema di salute è invece dedicato il saggio La salute disuguale. La sfida di un mondo ingiusto di Michael Marmot (Il Pensiero Scientifico Editore, 2016).

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Источник: https://www.uppa.it/ambiente/ecologia/il-cambiamento-climatico-fa-male-alla-salute/

Eco-ansia: come aiutare i bambini ad affrontare la paura dei cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici: come impattano sulla pelle del bambino

“Io cerco di concentrarmi su ciò che possiamo fare per aiutare a combattere il cambiamento climatico ed evitare uno scenario da giorno del giudizio”, spiega la donna. Cohn guida una macchina elettrica e Michael comprende che ciò riduce “l’impronta di carbonio” della loro famiglia rispetto alla guida di un veicolo a gas.

Ma i Cohn non sono un caso isolato. Il 2020 è stato un anno difficile per il nostro pianeta. È stato il secondo anno più caldo mai registrato, gli incendi australiani hanno spazzato via milioni di animali, il più forte super tifone della storia si è abbattuto sulle Filippine e gli Stati Uniti hanno fissato un nuovo record di disastri naturali del valore di miliardi di dollari.

E mentre le temperature globali continuano a crescere, gli studiosi del clima prevedono eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e gravi, perdita di biodiversità diffusa e pericolo per le risorse alimentari e idriche. Queste incombenti minacce hanno portato a ciò che gli esperti chiamano eco-ansia o ansia climatica. E questa condizione può influenzare anche i bambini.

L’aumento dell’eco-ansia

L’ansia ecologica non è una diagnosi clinica ma un termine che in molti stanno usando per descrivere le emozioni negative associate alla percezione dei cambiamenti climatici.

“In generale i più giovani tendono a percepirla in maniera più forte”, afferma Susan Clayton, psicologa di conservazione presso il College of Wooster, che studia il modo in cui il cambiamento climatico influisce sulla salute mentale. “Penso che una delle ragioni sia semplicemente che i più giovani dovranno affrontare molti più effetti rispetto alle vecchie generazioni”.

E, per soddisfare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi – un trattato internazionale messo a punto per limitare l’aumento del riscaldamento globale al di sotto di 1,5 ° C al fine di scongiurare le conseguenze più catastrofiche dei cambiamenti climatici – in media un bambino nato oggi deve emettere all’incirca una quantità otto volte inferiore di anidride carbonica (CO2) rispetto a quella prodotta dai nonni.

E non è che i bambini non ci stiano provando. La maggior parte dei genitori può dirvi che sono i loro figli a spingerli a riciclare, compostare e riutilizzare tutto ciò che è riutilizzabile.

Solo a marzo 2019, circa 1,6 milioni di manifestanti di età scolare in oltre 125 paesi sono usciti dalle loro aule per partecipare alle proteste sul clima guidate da giovani al fine di chiedere interventi da parte dei loro leader.

L’ansia climatica non è necessariamente una brutta cosa per i bambini e può effettivamente metterli in guardia sulla necessità di dover affrontare un problema.

“Vogliamo che i bambini siano in grado di prendersi cura delle cose che si stanno danneggiando”, afferma la psichiatra Elizabeth Haase, presidente della commissione per i cambiamenti climatici e la salute mentale presso l’American Psychiatric Association. “Questi sono atteggiamenti che evidenziano il benessere nei bambini incluso l’essere preoccupati per le cose che ‘vanno male’ nel mondo naturale”.

Gestire le emozioni legate al clima

Se un bambino mostra i sintomi tipici dell’ansia – mal di stomaco, mal di testa, insonnia o pensiero ossessivo – Haase raccomanda di intavolare una discussione generale prima di saltare alle conclusioni sulla causa. 

“L'ansia può avere molteplici origini”, spiega la psichiatra. “Quindi, se un bambino esprime angoscia, è sempre una buona idea chiedere se magari non ci sia dell'altro”.

Per i bambini che esprimono preoccupazione per il mondo naturale e gli animali, Haase spiega che il primo passo è quello di prendere atto della loro ansia piuttosto che etichettarla sbrigativamente come qualcosa di patologico. “Aiutate vostro figlio ad apprezzare il suo atteggiamento e spiegategli che è una reazione normale”.

Clayton mette anche in guardia i genitori dal mettere in atto reazioni involontarie che invalidino i sentimenti del bambino.

“Provando ad aiutare il proprio figlio, alcuni genitori potrebbero dire: “Non c'è niente di cui preoccuparsi”, afferma la psichiatra.

“L’ansia da clima viene sottovalutata da buona parte della società quindi i bambini si potrebbero sentire anche peggio nel percepire un problema enorme che nessuno sembra notare.”

Una volta che avete appurato lo stato d’animo del bambino “aiutatelo a trovare informazioni accurate – ad esempio, spiegando che la vostra città probabilmente avrà più pioggia ed estati più calde – per indurre più chiarezza e meno paura.

“Non mentite a vostro figlio ma non lasciate nemmeno che si lasci terrorizzare” spiega Haase. Per esempio, se un bambino è preoccupato per la situazione degli orsi polari, cercate di evitare messaggi apocalittici. 

Potete anche far virare informazioni preoccupanti verso qualcosa di positivo. Se il bambino esprime interesse, potete fare un ulteriore passo e aiutarlo a farsi coinvolgere in un gruppo di salvaguardia dell’orso polare.

Infine i genitori possono sfruttare l’ansia da clima come un’opportunità per insegnare ai bambini tecniche di regolazione emotiva che possono aiutarli a imparare a gestire la paura e la preoccupazione, spiega Haase. Ciò può includere respirare lentamente, rilassare i muscoli, fare pratiche di consapevolezza o concentrarsi per alcuni minuti su un’attività che li aiuti a calmarsi, come il giardinaggio.

“Educare i bambini alla regolazione emotiva è importante”, dice Haase. “Aiutateli a capire che quando sono davvero agitati non ‘funzionano’ in modo efficace”.

“E se l'ansia inizia a interferire con il ‘funzionamento’ quotidiano di un bambino, le attività scolastiche o le relazioni, i genitori dovrebbero parlare con un terapeuta perché potrebbe trattarsi del sintomo di un’ansia più grave.

Come aiutare i bambini a sentirsi responsabilizzati

Nessuna persona potrà mai risolvere da sola un enorme problema globale come il cambiamento climatico. Ma lavorare al fine di risolvere il problema può aiutare i bambini a sentirsi più responsabilizzati. “Aiutare i più piccoli a trovare cose che si possono fare per migliorare la situazione è un ottimo modo per abbassare i loro livelli d’ansia”, dice Haase.

Può trattarsi di qualsiasi cosa, dal piantare un giardino al fare compostaggio fino a impegnarsi con la scuola o l’amministrazione locale. Ecco alcuni modi per aiutare i bambini a sentirsi più responsabili in merito ai cambiamenti climatici.

Parlate delle soluzioni. Discutere delle cose positive che le persone stanno facendo per affrontare il cambiamento climatico può essere utile per i bambini.

“Confermate che si tratta di un problema molto complicato ma che milioni di persone in tutto il mondo stanno lavorando per risolverlo”, spiega Haase. “Queste sono cose che costruiscono ottimismo, speranza e senso di spirito collettivo”.

I genitori possono anche indicare ai bambini alcune storie ‘a lieto fine’, come il ritorno della Channel Island Fox per dimostrare che un cambiamento positivo può davvero avvenire quando le persone si preoccupano sul serio.

Mostrate ai bambini che non è tutto sulle loro spalle. È importante far comprendere ai più piccoli che il destino del mondo non sta tutto nelle loro mani.

“Non bisogna essere responsabili individualmente della salvezza del pianeta – nessuno di noi lo è – ma possiamo fare alcune cose, singolarmente, per essere responsabili della nostra personale ‘impronta’”, spiega Clayton.

Quindi aiutateli a comunicare quello che stanno facendo per influenzare altre persone.

Organizzate attività comunitarie.

È probabile che i bambini stiano già compiendo piccole azioni individuali per ridurre la loro impronta ambientale: spegnere le luci, mangiare meno carne, ridurre i rifiuti di plastica.

“Trovare un modo per far sì che tutto questo diventi un’attività comunitaria in modo che diverse famiglie siano coinvolte aumenta l’impatto di queste azioni”, afferma Clayton.

Ad esempio potrebbero organizzare un gruppo scolastico per scrivere lettere a rappresentanti eletti o aziende, pulire il parco locale, iniziare una petizione, organizzare una lettura presso la biblioteca locale per diffondere la consapevolezza o vendere dei dolci per raccogliere fondi per la conservazione. “Non avranno la sensazione di starsene seduti in disparte in attesa che accada loro qualcosa di terribile”, dice Clayton.

Fate sapere loro che siete preparati.

Se i bambini sono particolarmente spaventati dal pericolo fisico immediato costituito da tempeste, inondazioni o incendi indotti dal clima, elaborate dei piani e metteteli perfino in pratica se i bambini hanno l’età appropriata. “Aiutare un bambino a comprendere che sappiamo esattamente cosa fare gli darà un maggiore senso di controllo”, spiega Haase.

Trascorrete del tempo immersi nella natura. Incoraggiare un attaccamento all’ambiente naturale è un ottimo modo per mantenere i bambini motivati ​​e fiduciosi. “È importante che i bambini amino gli animali e il pianeta in modo che possano prendersi cura di loro”, afferma Haase.

Clayton consiglia di coinvolgere i bambini in comportamenti di gestione sin dalla tenera età sia che si tratti di raccogliere rifiuti nei boschi o di preservare l’energia casalinga.

“Tutto questo potrebbe non risolvere il cambiamento climatico ma fa sentire i bambini come se stessero facendo qualcosa per prendersi cura della natura”, spiega Haase. “Dovete permettere loro di avere speranza nel futuro e un certo senso di ottimismo”.

Источник: https://www.nationalgeographic.it/famiglia/2021/04/come-aiutare-i-bambini-a-gestire-lansia-da-clima

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