“Bambino di due anni “”scappa”” da scuola”

Bimbi vivaci: 8 strategie per gestirli senza urla e schiaffi

"Bambino di due anni ""scappa"" da scuola"

Può succedere che ai genitori di bimbi molto vivaci a volte saltino i nervi, si arrivi alle urla e qualche volta scappi anche uno scappellotto. E che subito dopo subentrino i sensi di colpa. Quando i figli ci fanno perdere la pazienza, qual è la reazione più ragionevole e soprattutto più efficace? Lo abbiamo chiesto alle psicologhe Paola Scalari e Rosanna Schiralli.

I bimbi sono vivaci e le loro forze sembrano non esaurirsi mai. Ma la pazienza di mamma e papà sì: può succedere che saltino i nervi, si arrivi alle urla e qualche volta scappi anche uno scappellotto.

E subito dopo subentrino i sensi di colpa, come ci scrive una mamma sul forum.

Quando i figli ci fanno perdere la pazienza, qual è la reazione più ragionevole e soprattutto più efficace? Lo abbiamo chiesto alle psicologhe Paola Scalari e Rosanna Schiralli.

“Ho due bimbi, uno di due anni e l'altro di quattro. Sono due bambini meravigliosi, ma sono molto vivaci e io sono un po' stanca, urlo sempre e quando proprio non mi ascoltano scappa lo schiaffo. Subito dopo però mi sento in colpa. Spesso penso di non essere una brava mamma perché mi innervosisco facilmente e perdo la pazienza” (lettera dal forum di nostrofiglio.it).

Premesso che:

  • I capricci sono per il bambino “prove tecniche di vita”, quindi è normale che li facciano. “Si potrebbe dire che il mestiere dei bambini è quello di contravvenire alle regole, perché in tal modo sperimentano fin dove possono spingersi con le loro richieste. Ma il mestiere dei genitori è quello riportarli dentro i binari” dice Paola Scalari. E' un lavoro impegnativo, perché i bambini non sono un interruttore che si accende e spegne a piacimento, quindi bisogna armarsi di pazienza e non sentirsi incapaci se non si riesce subito nell'impresa.
  • Noi genitori siamo umani e un momento di rabbia può capitare. Ci sono momenti in cui il genitore è più stanco, più in ansia e può capitare che reagisca male con il bambino. “Se per una volta perdiamo le staffe possiamo perdonarcelo” continua la Scalari. “Ma dobbiamo anche capire che non è stata una dimostrazione di forza ma di debolezza, un momento in cui ci siamo sentiti piccoli e impotenti e abbiamo avuto paura di essere soverchiati. E poi lavorarci su perché non si ripeta”.

Ecco, quindi, alcuni consigli utili. 

Le strategie che funzionano davvero sono:

Di seguito alcune strategie che funzionano davvero.

  • 1 – Non urlare: è inutile e fa aumentare rabbia e capricci. Quando il bambino fa i capricci, non bisogna gridare e arrabbiarsi più di lui. “Se noi urliamo, nel cervello del bambino aumenta la cosiddetta chimica della rabbia, cioè la produzione di sostanze dello stress, che lo fanno agitare ancor di più” dice Rosanna Schiralli. “Al contrario, un nostro atteggiamento calmo e controllato smorza la rabbia del bambino e il suo cervello ricomincia a produrre ossitocina, che è l'ormone della calma e del benessere”. “Urlare è uno sfogo immaturo di un'ansia” aggiunge la Scalari: “un genitore che urla rappresenta agli occhi del bambino non un adulto competente da cui imparare a vivere, ma un compagno come tanti che ha perso la testa e il controllo”.
  • 2 – Parlargli con voce pacata, ma ferma e decisa. Per correggere un comportamento del figlio, bastano poche parole, ma dette con l'espressione sicura e pacata di chi sa il fatto suo. “Più il bambino è piccolo, più non è in grado di capire il senso delle nostre parole, ma riesce a cogliere perfettamente il significato del nostro atteggiamento” spiega Rosanna Schiralli. “Se supera i limiti, allora, bisogna semplicemente dirgli un no fermo; se lui si agita e urla, prenderlo per le braccine senza fargli male, guardarlo negli occhi e ribadire con calma “questa cosa non si fa”, senza aggiungere tanti perché. Dilungarsi in spiegazioni infatti trasmette al bambino il messaggio che siamo in difficoltà e in questa situazione di incertezza lui ne approfitta per aprirsi un varco e tentare ancora di soddisfare il suo desiderio”.
  • 3 – Aver fiducia nella propria competenza di genitore. Il più delle volte mamma e papà perdono la pazienza e alzano la voce perché si sentono vulnerabili e impotenti di fronte ai capricci del bambino. Il genitore deve invece avere ben chiari quali sono i principi e le regole che vuole far rispettare a suo figlio e avere il comportamento di una guida sicura e rassicurante. “Il messaggio che deve passare è 'io so come si fa questa cosa e so come condurti; e la mia parola pacata ha talmente tanta forza che non c'è bisogno di urlare per affermarla'. Di fronte a questo atteggiamento di convinzione profonda, il bambino sente che l'adulto è competente e si lascia condurre, interrompendo il suo capriccio” dice scalari.
  • 4 – Mostrare di comprendere i suoi sentimenti. Quando diciamo un no, mostriamo al bambino che comprendiamo la sua rabbia. Basta dirgli semplicemente: 'Ti vedo che sei arrabbiato, ma adesso questa cosa non la possiamo fare.' “Sembra una frase banale, ma fa la differenza” commenta Rosanna Schiralli: “comunica al bambino che non è intrappolato nella sua rabbia, ma qualcuno lo ha visto, qualcuno che sa che la sua rabbia si può contenere e gestire senza farsi travolgere. Se al contrario vede che il genitore per primo perde la ragione, avrà paura anche lui delle sue reazioni, che percepisce come qualcosa di tremendo e incontrollabile”.

Prevenire è meglio che curare, quindi:

  • 5 – Dedicargli attenzioni nei momenti di calma. Spesso dietro un capriccio si nasconde il bisogno di attirare l'attenzione e del genitore, che sembra sempre distratto e intento a fare altro, salvo quando deve rispondere alle sue intemperanze. Per questo bisogna dedicare tempo ai bambini quando si è 'in stato di grazia': giocare un po' insieme, condividere emozioni, senza cellulari e senza tv. Sembra una magia, ma quando si vede curato il bambino diventa un angioletto ed è meno propenso ad arrivare a certi estremi.
  • 6 – Gratificarlo quando ha dei comportamenti corretti. Non sarà sempre e solo capriccioso: quando si comporta bene, allora, il genitore deve complimentarsi con lui e gratificarlo. In questo modo si sente incoraggiato a proseguire sulla buona strada ed è anche meglio disposto ad accettare dei no.
  • 7 – Anticipare il capriccio. Altro segreto è non aspettare che il bambino ci abbia esasperato, ma fermarlo per tempo. “A volte per comodità si accontenta il capriccio del bambino, sperando che finisca lì, invece si entra in una spirale che non finisce più” dice Scalari. Se al supermercato guarda con occhio voglioso l'ovetto di cioccolata, già prima che inizi il lamento diciamogli qualcosa tipo 'oggi niente ovetto, abbiamo stabilito che si compra solo il sabato'. E basta. Se lui è convinto di poterlo ottenere o capisce che insistendo la mamma cede, il suo desiderio aumenta e poi è molto più difficile farlo tornare indietro. Un altro esempio? Se arriva a casa da scuola affamato, la mamma per comodità gli dà un pezzo di focaccia, poi ne vuole un altro e un altro ancora finché arriva a tavola che e non tocca cibo, con conseguenti battibecchi. Meglio non cedere dall'inizio, coinvolgerlo semmai nei preparativi del pranzo così sono tutti ansiosi di sedersi insieme a mangiare.
  • 8 – Essere coerenti. Il modo migliore per prevenire capricci? Una volta stabilita una regola, va rispettata. “Se si decide che si va a letto alle 21, devono essere le 21” spiega Paola Scalari. “Se il genitore è coerente, il bambino sente che non può manipolarlo a suo piacimento. Viceversa, se un giorno lo mettiamo a letto alle 21, il giorno dopo vogliamo vedere un film e ci fa comodo mandarlo a nanna prima, il giorno successivo si va in pizzeria e si fa più tardi, il bambino capisce che la regola può essere rinegoziata ogni giorno. Certo, quando il bambino diventa più grandicello, a partire dai 9-10 anni, un po' di negoziazione ci può stare, ma il messaggio che deve passare è che le redini in mano le ha l'adulto e la negoziazione può essere fatta dall'adulto, non essere pretesa dal bambino”.

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Che cos'è la “Terrible Two” e cosa possono fare i genitori quando il loro bimbo attraversa questa fase? Lo abbiamo chiesto a Sara Luna Bruzzone, psicologa-psicoterapeuta e…

In ogni caso no allo schiaffo perché:

  • E’ una prevaricazione fisica. Dare uno schiaffo al bambino è un atto umiliante e aggressivo, una prevaricazione e anche una dimostrazione di debolezza di un genitore che ha perso il posto di guida e non riesce a risolvere la questione in alcun altro modo se non con la forza fisica, che è ovviamente superiore a quella del bambino.
  • Incute paura. “Quando un genitore alza la voce e le mani cambia anche l’espressione del volto, che incute paura al bambino e gli fa credere di non essere più amato. Ed aver paura dell’oggetto d’amore è una cosa che traumatizza” dice la Schiralli.
  • A violenza corrisponde violenza. Alzare le mani non è mai educativo, perché a violenza fisica corrisponde rabbia e violenza. “Più un bambino è picchiato, più sarà rabbioso, violento e cattivo nei suoi rapporti con gli altri. commenta la Scalari. “Non per niente un genitore che alza le mani è spesso stato un bambino sul quale sono state alzate le mani”.
  • Provoca sensi di colpa che ci fanno passare all’eccesso opposto. Urlare e alzare le mani provoca sensi di colpa nel genitore, che per rimediare rischia di passare da un estremo all’altro, diventando di colpo iper-permissivo. “Questa incoerenza confonde il bambino, che non capisce né il comportamento del genitore né il senso di quel che ha fatto” sottolinea Rosanna Schiralli.
  • E’ completamente inefficace. Usare le mani può portare ad un risultato immediato, ma obbedire per paura non porta a comprendere l’errore: al contrario, determina un senso di sottomissione dal quale, appena possibile, ci si svincola di nuovo e si disobbedisce” conclude la Scalari.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/bimbi-vivaci-strategie-per-gestirli-senza-urla-e-schiaffi

Il pediatra e la psicologa rispondono, argomento? Lo spannolinamento

"Bambino di due anni ""scappa"" da scuola"

Buongiorno,
vi scrivo per chiedere un consiglio.

Mio figlio ha 3 anni, ha eliminato il pannolino la scorsa estate in vista dell’iscrizione alla scuola dell’infanzia ma non è stato facile lo spannolinamento perché la sua reazione è stata quella di trattenere sia cacca che pipì fino a quando non rimetteva il pannolino per il riposo pomeridiano o notturno.

Su consiglio della pediatra ho provato a eliminare il pannolino nel momento del sonno pomeridiano ma lui tratteneva tutto fino alla sera stando anche 12 ore senza evacuare! Ovviamente ho rimesso immediatamente il pannolino nel momento del riposo.

Iniziata la scuola dell’infanzia in queste condizioni dopo pochi giorni ha iniziato a fare la pipì nel water in piedi (non si è mai voluto sedere sul vasino) e nell’arco di 2 settimane abbiamo eliminato il pannolino anche di notte con pochissimi “incidenti”.

Ma con la cacca non ne veniamo a capo. Premetto che lui riconosce benissimo lo stimolo, sa quando deve fare la cacca e lo dice: “sto facendo la cacca in piedi, nelle mutande”. Se la fa sempre addosso, nelle mutandine e in piedi. Abbiamo provato in vari modi a convincerlo a sedersi e farla nel water (o nel vasino, ma proprio non lo vuole) ma senza risultati.

Abbiamo portato pazienza cambiandolo ogni volta e ricordandogli con calma che dovrebbe sedersi sul water, poi qualche volta ci è anche scappata la pazienza (la faceva in piccole quantità anche 7 volte al giorno ed era sfinente alla fine della giornata… soprattutto dopo varie giornate!) e lo abbiamo sgridato (è sbagliato, lo so… ma è successo).

Lo abbiamo anche messo a sedere di forza (solo un paio di volte) ma si blocca e la fa dopo pochi minuti addosso. Abbiamo provato a promettergli un premio: se la faceva nel water gli avremmo regalato un gioco che a lui piace tanto, ma nulla.

Recentemente abbiamo insistito affinchè lui vada almeno in bagno quando sente di dover fare la cacca perchè quello è il posto dove si fa e perchè deve capire che se anche lascia un gioco qualche minuto poi può riprenderlo senza timore che nel frattempo sparisca: quasi sempre lui corre in bagno, la fa addosso e poi ci chiama per essere cambiato.

Ogni volta che va in bagno gli diciamo che se vuole può sedersi per farla, che scelga pure lui. Siamo arrivati anche a fargli pulire le mutande sporche nel tentativo di responsabilizzarlo. Gli abbiamo letto diversi libri per bambini che parlano dell’uso del vasino, la “lezione” la conosce alla perfezione ma lui continua a fare di testa sua.

Quando torna da scuola quasi sempre mi dice “ho fatto la pipì nel water e la cacca addosso… sei contenta?” Io rispondo che preferire la facesse nel water…

Ne abbiamo parlato con le insegnanti, ma anche loro non sanno bene come fare. Nel confronto con loro è emersa la stessa “tecnica” del premio… niente neppure lì! Dicono che un passo alla volta arriverà e anche loro hanno iniziato ad invitarlo ad andare in bagno quando deve fare la cacca.

Insommma non sappiamo più cosa inventarci e a brevissimo (entro fine mese) arriverà anche il fratellino quindi temiamo che poi forzare la mano ulterirmente non sia il caso.

Risponde il dott.Bondioli:

Cara mamma,
devo dire sono rimasto favorevolmente colpito dalla  vostra sensibilità e pazienza  nell’affrontare il problema  del vostro  bambino. Mi permetto  solo di  fare qualche  considerazione “da pediatra” condividendo  molto spesso  queste  difficoltà con i miei pazienti.

Ogni bimbo reagisce ai tentativi di introdurre l’abitudine all’uso del vasino con ritmi e modalità personali, come accade per molti altri comportamenti, compreso lo svezzamento.

Le vere competenze e capacità emergeranno  spontaneamente, se si sente in un ambiente famigliare accogliente e sensibile come il vostro! Quindi  fiducia al piccolo, tenendo in mente che il compito di un genitore (compito difficile ed emotivamente coinvolgente) non é solo quello di  addestrare i figli (all’educazione sfinterica come ad altri comportamenti), ma anche quello di cercare di riconoscere quando i figli sono pronti per affrontare una tappa successiva del loro sviluppo.

Raccomanderei quindi ancora pazienza e soprattutto di concentrare l’attenzione sul gioco, sull approfondimento della conoscenza del linguaggio, sulla possibilità di entrare in confidenza con il proprio corpo, piuttosto che non sul controllo delle feci, anche  perchè a 3 anni sono sicuro  che nulla possa far ipotizzare la presenza di patologie di alcuna natura a questo riguardo.

Un ambiente ansioso, che richiede un livello di autonomia non ancora raggiunto dal bambino, a volte  rischia  di  rallentare lo sviluppo, anzichè favorirlo, perché carica inconsapevolmente il bambino di troppe aspettative o di aspettative troppo grandi.

Concluderei, quindi, suggerendole di valorizzare  gli aspetti creativi che il suo bimbo sicuramente dimostra di avere, senza stigmatizzare come fosse negativo un comportamento che sembra non accettabile più per un bisogno della scuola che non per un bisogno attuale del nostro bambino.

Risponde la dottoressa Monica Galassini psicologa:

Carissima mamma,

sicuramente attraverso un’analisi dei comportamenti del bambino e di voi genitori sembra proprio che questo problema sia diventato fonte di tensione e ansia un po’ per tutti.

Dalle parole del bambino che dice “ho fatto la cacca addosso, sei contenta?” riferito a lei emerge nel bambino una sorta di sfida che ormai sa che per voi è diventato un problema ed è un modo per attirare l’attenzione.

Lui sa che in questo modo otterrà attenzione anche se attraverso un comportamento negativo. Bisognerebbe cercare di modificare i vostri comportamenti che lui si aspetta. Quindi dovreste agire diversamente in conseguenza agli episodi.

Consiglio di dare quindi meno importanza a questi momenti, non sgridandolo, non promettendogli premi e ignorandolo quando dice frasi come quella già citata ”ho fatto la cacca addosso, sei contenta?”.

Parallelamente utilizzerei una sorta di condizionamento ovvero cercherei di rendere piacevole e confortevole la stanza del bagno mettendo magari un bel tappeto colorato con sopra dei giochi che al bambino piacciono molto e magari qualcuno nuovo che diventeranno i giochi di quella stanza e proporre al piccolo alcuni momenti di gioco insieme in quel contesto senza però insistere sulla cacca (quindi non dire “ti scappa?”…).

Sarebbe importante capire i momenti in cui di solito ha lo stimolo e fa la cacca, e portarlo a giocare lì in quei momenti. Quindi lui assocerà i giochi e il divertimento con il bagno.

Metterei un bel vasino colorato nel bagno, ben visibile ma senza dargli troppa attenzione.

 E vedere come va se quando gli scappa la cacca la farà sul water, visto che comunque lui sente lo stimolo e sa quando gli scappa.

Il rinforzo positivo, ovvero il premio che veniva promesso deve essere dato immediatamente dopo che il comportamento (fare la cacca nel water o vasino se succede) viene messo in atto, quindi quando fa la cacca i genitori dovrebbero dare il premio oppure anche un applauso, un “bravo”.

Quando si fa la cacca nelle mutande si potrebbe provare con il non cambiarlo subito, senza sgridarlo e lasciarlo con le mutandine sporche per un po’ di tempo sempre tutto con tranquillità e solo dopo un po’ cambiarlo.

Anche la frase “sto facendo la cacca in piedi, nelle mutande” è una provocazione; bisognerebbe ignorarlo e quindi come detto senza cambiarlo per un po’.

Questo è anche stato un periodo di cambiamenti, togliere il pannolino, andare alla scuola materna e la notizia dell’arrivo della sorellina, vi suggerisco di trascorrere sempre momenti piacevoli con il bambino dedicandogli momenti esclusivi senza tensione per via di questo problema della cacca e di lodarlo per tutte le cose che fa bene, quando si comporta bene.

Sarebbe utile vivere serenamente questo momento e dare attenzione, molta attenzione al bambino gratuitamente quindi senza che sia lui a richiederla magari con comportamenti negativi.

Prodotti utili da utilizzare per lo spannolinamento:

Mutandine Bright Bots

Le mutandine per lo spannolinamento sono fatte di morbido cotone e poliestere con uno strato resistente all’acqua e sono utili per l’apprendimento dell’uso del vasino, riducendo al minimo gli incidenti. Per acquistarle: http://amzn.to/2qY3icC

BAMBINO MIO Kit di addestramento al vasino

Studiato per facilitare la fase di passaggio al vasino include tutto il necessario compreso anche scheda premio e stikers.Acquistalo qui: http://amzn.to/2r4fcOz

LIBRO Posso guardare nel tuo pannolino?

Questo libro illustrato aiuterà il vostro bambino in modo simpatico ed ironico a far proprio il concetto dell’abbandono del rassicurante pannolino per un più divertente vasino! Per acquistarlo: http://amzn.to/2r5ROkq

LIBRO Il vasino del pirata

Esclusivo! Anche i pirati usano il vasino! Come tutti i bambini della sua età, il pirata Tommy è pronto ad abbandonare il pannolino: certo, non sarà facile, ma sa benissimo che solo così potrà diventare un bambino grande! Per acquistarlo: http://amzn.to/2qXKDxO

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Articolo aggiornato al 10 gennaio 2020

Источник: https://www.modenabimbi.it/il-pediatra-e-la-psicologa-rispondono-argomento-lo-spannolinamento/

Pazienza: cosa fare quando scappa

"Bambino di due anni ""scappa"" da scuola"

  • Quimamme
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Solo poche settimane fa la Francia ha approvato una legge anti sculaccioni. Genitori, maestri e compagnia bella non potranno più usare questi né altri sistemi di punizione fisica, perché non servono a educare, c’è scritto.

Anche quando di pazienza non resta traccia. E fanno male, alla mente oltre che al corpo. In Italia una legge così non c’è e ancora 5 anni fa il 25% degli adulti intervistati da Save the Children riteneva schiaffi & co uno strumento di educazione.

Il coro degli specialisti che si occupano d’infanzia, psicologi, psicoanalisti, pedagogisti, educatori, invece, è unanime: quando mamma o papà ricorrono alle mani sbagliano.

Pazienza, ci siamo arrabbiati!

Un'indicazione chiara e univoca, sulla quale i genitori impazienti, arrabbiati, maneschi, all'antica, devono riflettere.

«E diciamo subito», conforta Franco Frabboni, professore emerito della facoltà di Pedagogia dell'Università di Bologna, «che può scappare a chiunque uno schiaffo o una sculacciata e che questo non ha mai ucciso nessuno, ma non può essere considerato un gesto giusto né tantomeno educativo.

Se succede è importante che se ne parli subito dopo al bambino, che si riconosca con lui di avere esagerato, magari perché si era arrabbiati per altre ragioni. La maggior parte delle volte in cui al genitore capita di alzare le mani, infatti, è a causa di sue personali arrabbiature, trasferite ingiustamente sul figlio che non c'entra niente.

Oggi viviamo in una società in crisi, la gente è infelice, spesso oppressa da un lavoro routinario, che costringe al signorsì, o peggio, angosciata per un lavoro che non c'è. E viviamo anche in una società della violenza, che è nel lavoro, nelle strade, nelle relazioni, alla televisione. I bambini sono i primi ad andarci di mezzo, senza avere nessuna colpa».

Quando ci vuole, ci vuole?

Soprattutto nei casi, non rari, in cui alla base della sberla o della sculacciata non ci sia la perdita della pazienza o lo sfogo di una rabbia personale, ma un preciso intento educativo, c'è da cambiare rotta.

«Io sono un pedagogista», sottolinea il professor Frabboni, «e per me la pedagogia è la scienza della persona e la persona non può essere violata per nessuna ragione, tanto meno se è una persona nata da poco.

A mio parere, quindi è con la fiducia, l'accoglienza, l'ascolto, le regole, che si cresce e si educa la persona/bambino, non certo con le punizioni, le minacce e le sberle».

Eppure la classica frase «quando ci vuole, ci vuole», che si colora di immediatezza nei motti dialettali (mazz' e panella fann e fgl' bell….

panella senza mazz' fann' e fgl' pazz') o nei proverbi antichi (Chi risparmia la verga odia il proprio figlio, ma chi lo ama lo corregge per tempo), continua a guidare la visione educativa di molti genitori.

Sia che vengano prese alla lettera, come capitava quando percosse e bastonate erano all'ordine del giorno, sia che vengano attenuate con le sculacciate e i ceffoni di oggi, questi detti popolari vanno radicalmente reinterpretati. «È assolutamente necessario», raccomanda la dottoressa Alessandra Sala, psicologa e psicoterapeuta, «andare oltre al significato di queste parole e riportare termini come mazza e verga al loro senso metaforico. Come le panelle non vanno intese tanto come pane da mangiare quanto come nutrimento dato dall'amore e dalle cure, così le mazzate non alludono alle percosse vere e proprie, ma a un insieme di norme, di no e di limiti che il genitore deve offrire ai propri figli».

L'importanza di dare fiducia

Se schiaffi e scappellotti rimangono fuori dalla porta di casa, come dovrebbe essere, non significa, dunque, che entrino vizi e dissolutezza.

Come ha ben detto lo psicoanalista Massimo Recalcati in una conferenza sulla genitorialità, «il ruolo dei genitori è solo quello di dare fiducia, verso un mondo di figli che non devono essere “viti storte da raddrizzare”, ma uomini e donne fatti di “debolezze e stramberie” in cui credere».

E ancora uno psicanalista, il dottor Massimo Hassan della Società Psicanalitica Italiana, sottolinea gli effetti traumatici di ogni tipo di violenza fisica, anche la più blanda: «un bambino piccolo, ancora nell'età dello sviluppo, vede il genitore soltanto come colui a cui affidarsi, da cui essere aiutato e protetto.

Non può concepire che questa persona, dalla quale è totalmente dipendente e alla quale si rivolge per avere sicurezza, lo aggredisca, gli voglia far del male fisicamente. Paura, rabbia, e soprattutto senso d'impotenza per non poter lasciare il campo, saranno le sue emozioni di fronte a questo “tradimento” e saranno così dolorose da creare il trauma.

È un percorso che si può spiegare meglio attraverso l'immagine del salvavita che scatta se l'energia elettrica è troppa. Terrore e impotenza sono emozioni dolorose talmente intense da far scattare la dissociazione per la quale il bambino non è più in grado di percepire il suo stato d'animo». Giù le mani, dunque, anche quando scappa la pazienza.

Con una possibilità di recupero da tenere sempre presente in caso le mani o i piedi abbiano infilato la strada sbagliata. «E il caso che può capitare a tutti è quello, come dicevamo all'inizio, di perdere la pazienza e di cadere nell'errore», conferma il professor Frabboni.

«Se, però, l'adulto ha la saggezza di riconoscere il suo limite può addirittura offrire al bambino un'occasione di crescita, dialogando con lui dell'accaduto e mostrandogli che è umano avere dei limiti».

Infine, altrettanto importante è il dialogo all'interno della coppia dei genitori che dovrebbero confrontarsi, discutere e riflettere sul loro progetto educativo quotidianamente.
«L'Amore non basta, un vecchio capolavoro pedagogico del grande psicologo dell'infanzia Bruno Bettelehim», conclude Frabboni, «metteva in guardia i genitori dalla convinzione, spesso sbandierata, secondo la quale l'amore è l'ingrediente magico che tampona ogni falla nel rapporto con i figli. Perché oltre all'amore deve esserci un pensiero sull'educazione dei figli e una continua riflessione sulla relazione con loro. Altrimenti il mestiere di genitore non sarebbe il più difficile del mondo!».

di Cecilia Bertoldi

Источник: https://quimamme.corriere.it/bambini/3-5-anni/pazienza-cosa-fare-quando-scappa

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