Bambini infelici saranno adulti depressi

Bimbi tristi, adolescenti infelici – Notizie e aggiornamenti

Bambini infelici saranno adulti depressi

Ha destato molto scalpore nell'opinione pubblica, e anche in molti medici, la notizia che gli Stati Uniti hanno autorizzato l'uso nei bambini dai 7 ai 17 anni di un noto farmaco antidepressivo.

L'autorizzazione porta la firma della FDA (Food and Drug Administration) e giunge in seguito ai risultati positivi di studi clinici effettuati proprio su bambini e adolescenti.

Il farmaco è la fluoxetina e appartiene alla classe degli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), gli antidepressivi più recenti caratterizzati da un buon profilo di tollerabilità.

Si tratta sempre di uno psicofarmaco e le statistiche americane parlano di cifre allarmanti: la depressione colpirebbe il 2,5% dei bambini e l'8% degli adolescenti, il Disordine Ossessivo-Compulsivo (DOC) il 2% di entrambe le fasce d'età.

Comprensibile che questi fatti destino preoccupazione e anche incredulità: anche i figli degli italiani sono davvero così infelici? Il ricorso ai farmaci non rischia di essere poco educativo? Per avere una visione realistica, scientifica ma anche oggettiva, della situazione nel nostro Paese, Dica33 si è rivolto a uno specialista: il dottor Maurizio Bonati, direttore del Laboratorio per la Salute Materno-Infantile dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

“Innanzitutto ridimensiono subito le cifre: i disturbi depressivi non sono affatto così diffusi. Tuttavia il DOC rientra tra le prime 10 malattie che affliggono i bambini della Comunità Europea, in particolare il nord Europa. Forse un segno dei tempi: ora che gravi patologie infettive sono quasi dimenticate emergono i disturbi dell'umore. Da uno studio effettuato dal Mario Negri, che sarà pubblicato a breve, risulta che il consumo (sporadico o cronico) di antidepressivi in Italia riguarda l'1,7 per mille dei minorenni; numeri decisamente tranquillizzanti”.

Come si fa a capire se un bambino è depresso?

“Non è facile, o meglio è più difficile che con gli adulti perché durante l'infanzia le capacità espressive verbali sono ridotte. Il bambino fatica ad esprimere il suo disagio a parole, mentre lo manifesta con il suo comportamento, soprattutto quando si trova in mezzo agli altri.

Non a caso i problemi emergono spesso nell'ambiente scolastico, quando il bambino si chiude nel mutismo, piange senza motivo, rifiuta i compagni e gli insegnanti (ma questi sono solo esempi ipotetici).

A questo punto ci si rivolge allo specialista, lo psichiatra infantile, l'unico in grado di giungere a una corretta diagnosi”.

Fatta la diagnosi servono i farmaci?

“No, assolutamente no. Nella maggior parte dei casi bambini e adolescenti vengono indirizzati verso un'adeguata psicoterapia, che dovranno seguire per qualche anno o più. In casi o momenti particolari può essere necessario aiutare i pazienti con un farmaco, che si affianca alla psicoterapia senza mai sostituirla”.

In Italia però non ci sono antidepressivi per uso pediatrico, mentre negli Stati Uniti…

“Non è corretto: formulazioni pediatriche non esistono per ora in nessuna nazione. In Italia (e altrove) si sono sempre usati i farmaci per gli adulti, adattandone le dosi all'età dei pazienti. Si tratta del cosiddetto utilizzo off-label, consentito appunto in casi particolari.

Gli studi effettuati dall'azienda statunitense, produttrice della fluoxetina, hanno confermato quanto già si praticava, connotandolo però di un maggior rigore etico. Oggi, infatti, è possibile prescrivere la fluoxetina a pazienti dai 7 ai 17 anni, sapendo a quali effetti collaterali potranno andare incontro.

Sono informazioni utili a tutti i medici, anche se in Italia si tende a utilizzare un altro principio attivo, la paroxetina, sempre della classe degli SSRI”.

Dunque i farmaci ci sono, mancano le informazioni sugli effetti che hanno nei bambini e negli adolescenti?

“Certo e questo è un grande problema sia per gli psichiatri sia per le famiglie. La fluoxetina ha confermato la sua efficacia anche su bambini e adolescenti, negli studi però la terapia farmacologica è durata solo 4-5 mesi, un intervallo di tempo troppo breve per aspettarsi una guarigione.

Inoltre dopo 4 mesi compaiono alcuni effetti inaspettati: i piccoli pazienti hanno perso 1 kg di peso e sono cresciuti, in media, 1 cm meno dei loro coetanei. Eventi, questi, magari trascurabili negli adolescenti ma difficilmente accettabili nei bambini.

In pratica sorge il lecito sospetto che la fluoxetina rallenti lo sviluppo”.

Sono queste le ragioni di tanto allarmismo? “In parte sì, in parte ve ne sono anche altre. Ricorrere agli psicofarmaci sapendo che, diversamente da un antibiotico, non sono in grado di debellare il disturbo scatena ovvi sensi di colpa. E un po' di colpe forse questa società le ha davvero. La scoperta di farmaci sempre più efficaci ha ridotto le malattie a semplici sintomi acuti, mi spiego: se esiste un farmaco che funziona la malattia deve scomparire in tempi brevi. Invece non è sempre così e lo dimostra il fatto che permangono molte patologie croniche. I disturbi psichiatrici segnalano, specie nei bambini, l'esistenza di disagi relazionali e sono soprattutto una richiesta di attenzione. Attenzione che deve giungere dalla famiglia, dal medico, dagli insegnanti. Curare un disturbo dell'umore in un bambino o in un adolescente significa, prima di tutto, prendersi il tempo di ascoltarlo, per capire cosa lo disturba, quali implicazioni il disturbo ha con la sua crescita. Raggiungere una diagnosi, intraprendere un percorso di cura, con la psicoterapia e, se necessario, i farmaci, sono solo il primo passo. Il bambino, e il ragazzo poi, va seguito con costanza e pazienza in modo da essere sempre pronti a cogliere le sue richieste d'aiuto. Senza dimenticare che i minori sono più deboli, anche per il fatto che devono subire le scelte degli adulti: non possono decidere autonomamente come curarsi”.

Elisa Lucchesini

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Patologie mediche

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9 consigli utili per crescere bambini felici

Bambini infelici saranno adulti depressi

Come crescere bambini felici? Ecco, secondo il sito spagnolo Babycenter, nove consigli utili, sostenuti anche da vari medici e psicologi.

Bambini felici: consigli utili

Cosa rende felici i piccolissimi? Vari esperti di sviluppo infantile hanno affermato che la felicità non è qualcosa che si può dare in regalo ad un bambino. È invece qualcosa che si può insegnare loro.

Edward Hallowell, psichiatra e autore di The Childhood Roots of Adult Happiness, ha affermato che i bambini eccessivamente viziati, che hanno troppi giocattoli o che sono continuamente protetti dai genitori, hanno maggiori probabilità di diventare adolescenti annoiati, cinici e infelici.

Ha ribadito lo psichiatra: «I migliori indicatori della felicità futura sono interni, non esterni».

Fortunatamente non bisogna essere esperti di psicologia infantile per incoraggiare i bambini a trovare la forza interiore e la saggezza necessarie per superare gli alti e bassi della vita.

Con pazienza e flessibilità, qualsiasi genitore può gettare le basi per una vita felice e per avere bambini felici.

Ecco, secondo il sito spagnolo Babycenter, 9 consigli utili, sostenuti anche dallo psichiatra Hallowell e da altri esperti, per crescere un bambino felice.

1. Imparate a leggere le emozioni dei vostri bambini

Il vostro bambino sa molto bene come mostrarvi quando qualcosa lo rende felice o triste. Il suo visino si illumina di un enorme sorriso se magari voi rientrate improvvisamente a casa. Invece, il piccolo piange inconsolabilmente quando non riesce a trovare il suo amato orsacchiotto.

Tuttavia, potreste chiedervi se è felice. I segnali della felicità potrebbero essere evidenti: un bambino felice sorride, gioca, è curioso, mostra interesse per gli altri bambini e non ha bisogno di stimoli costanti.

Al contrario, dice Hallowell, i segnali di un bambino infelice potrebbero essere altrettanto chiari: «È chiuso, tranquillo, non mangia molto, non si fa coinvolgere spontaneamente dagli altri bambini, non gioca, non fa domande, non ride o sorride e parla pochissimo».

Ma il fatto che un bambino sia timido o introverso, che non rida o interagisca molto, non significa che sia infelice.

La timidezza non è la stessa cosa della tristezza, ma dovrete sicuramente lavorare di più per decifrare i suoi segnali.

In tal caso Hallowell indica che dovete stare attenti per vedere se ci sono cambiamenti significativi nel suo comportamento (ad esempio si isola o diventa pauroso) che potrebbero suggerire un problema.

Paul C. Holinger, professore di psichiatria presso il Centro Medico “Rush-Presbyterian-St. Luke's” a Chicago, ha identificato nove segnali innati che i bambini usano per comunicare i loro sentimenti.

Potete riconoscere questi segnali nei vostri figli.

Due segnali sono “interesse” e “piacere” e sono sentimenti positivi, mentre tre segnali negativi, in particolare “angoscia”, “rabbia” e “paura”, indicano che il bambino è infelice.

La maggior parte dei genitori riconosce che un bambino spaventato e angosciato non è un bambino felice, ma Holinger ha osservato che molti genitori, invece, non riconoscono che un bambino arrabbiato di solito esprime anche tristezza.

Indipendentemente dall'età, «la rabbia è legata ad un'eccessiva angoscia», dice Holinger.

Quando vostro figlio colpisce suo fratello o lancia i giocattoli, significa che è angosciato oltre il suo livello di tolleranza.

Probabilmente il vostro bambino ha il suo modo di dimostrarvi che sta attraversando un momento difficile. Alcuni si ritirano e altri fanno i capricci, mentre altri si attaccano troppo a mamma o papà. Conoscendo meglio il temperamento di vostro figlio, capirete meglio se qualcosa non va nel suo mondo.

2. Divertitevi insieme

Questo è il primo passo per crescere un bambino felice secondo Hallowell. «Giocate con loro», consiglia il professore. «Se vi divertite con loro, anche loro si divertono».

Il gioco crea gioia, ma è anche il modo attraverso cui vostro figlio sviluppa abilità essenziali per la sua futura felicità. Il gioco non strutturato vi consentirà di scoprire cosa gli piace fare (costruire torri di blocchi di legno, ecc.) e ciò può guidarlo verso una carriera che lo soddisferà».

3. Aiutateli ad affinare i loro talenti

Secondo Hallowell le persone felici sono spesso quelle che hanno imparato un'abilità. Ad esempio, quando il bambino prova più volte a lanciarvi una palla, impara dai suoi errori, impara la tenacia e la disciplina, e poi sperimenta la gioia di avere successo attraverso i suoi stessi sforzi.

Soprattutto scopre di avere un certo controllo sulla sua vita. Provando a fare qualcosa, avrà prima o poi la soddisfazione di rendersi conto che, grazie alla tenacia, otterrà ciò che si era prefissato di fare.

Gli studi dimostrano che questa sensazione di controllo, sperimentata attraverso la padronanza di un'abilità, è un fattore importante nel determinare la felicità degli adulti.

E i bambini, come gli adulti, devono perseguire i propri interessi o non ci sarà gioia nei loro risultati.

4. Create abitudini sane per i più piccoli

Dormire a sufficienza, fare esercizio fisico e seguire una dieta sana sono abitudini importanti per il benessere di tutti, soprattutto dei bambini. Offrite a vostro figlio il tempo per correre all'aperto: lo aiuterà con i suoi stati d'animo.

E prestate attenzione al bisogno di ordine nella sua vita: sebbene alcuni bambini si adattino facilmente a tempi e circostanze diversi, la maggior parte di loro è più felice con un programma prestabilito che consente loro di sapere cosa succederà.

Prestate attenzione a qualsiasi connessione tra l'umore di vostro figlio e determinati cibi. Alcuni genitori scoprono che lo zucchero può dare al bambino energia, ma che può anche causare sbalzi d'umore e comportamenti aggressivi. Anche le allergie e le sensibilità alimentari possono avere un ruolo nel comportamento e nell'umore del bambino.

5. Lasciate che provino a risolvere i loro “problemi”

Alcuni genitori credono che crescere un figlio felice significhi risolvere tutti i suoi problemi.

Ma Carrie Masia-Warner, psicologa infantile e vicedirettrice dell'”Institute for Anxiety and Mood Disorders” presso la “New York University School of Medicine”, vede questo come un grave errore, commesso da numerosi genitori amorevoli e ben intenzionati.

Masia-Warner ha affermato: «I bambini hanno bisogno di imparare a tollerare un po' di angoscia. Lasciateli combattere, capire le cose da soli, perché questo permette loro di imparare ad affrontare i problemi».

Hallowell è d'accordo sul fatto che permettere ai bambini di vivere una varietà di esperienze (anche difficili o frustranti) li aiuta a riempire la riserva di “forza interiore”, la quale porta alla felicità.

Imparare ad affrontare le inevitabili frustrazioni della vita è fondamentale per la felicità futura di vostro figlio. Ciò non significa che i bambini non debbano chiedere aiuto se ne hanno bisogno, ma il vostro compito è quello di aiutarli a trovare una soluzione da soli (e non di fornirla).

Se il bambino sviluppa un senso di indipendenza e fiducia, può sviluppare anche maggiori autostima e felicità. Un modo per aiutare il piccolo a sviluppare queste qualità è lasciarlo giocare da solo per 10-15 minuti, più volte al giorno.

6. Consentite loro di essere tristi o arrabbiati

Quando vostro figlio va in un angolo ad una festa di compleanno e mette il broncio, la vostra reazione naturale potrebbe essere quella di spingerlo a unirsi agli altri bambini e a divertirsi. Ma è importante permettergli di essere infelice.

I bambini devono sapere che a volte è normale sentirsi infelici. Fa parte della vita. E se proviamo a salvarlo da ogni miseria, potremmo inviargli il messaggio che è sbagliato sentirsi tristi. Dobbiamo far loro provare i vari sentimenti, inclusa la tristezza.

Potete incoraggiarlo a dare un nome ai sentimenti e a esprimerli verbalmente.

I bambini piccoli capiscono molto rapidamente le parole che hanno a che fare con il loro stato emotivo (come “felice” o “arrabbiato”).

E quando riescono a tradurre le proprie emozioni in parole, acquisiscono anche una nuova capacità di riconoscere e di regolare i propri sentimenti.

7. Ascoltateli

Secondo Hallowell il miglior modo per sapere se vostro figlio è felice è semplice: ascoltatelo. Lo psichiatra ha affermato: «Chiedo così tanto ai miei figli se sono felici che spesso alzano gli occhi al cielo. Ma è il modo migliore per far loro sapere che sono interessato».

Masia-Warner concorda sul fatto che avere un canale di comunicazione aperto con il bambino è essenziale per capirlo. Se il bambino sembra triste, chiedetegli: «C'è qualcosa che vorresti dirmi? Qualcosa ti dà fastidio?».

E poi lasciatelo parlare e, se non vuole, riprovate il giorno successivo. Potrebbero essere necessari alcuni giorni e magari, senza preavviso, inizierà a piangere per qualcosa che è successo la settimana prima.

Se pensate che vostro figlio stia attraversando un periodo difficile, parlate con gli insegnanti o con i genitori dei suoi amici, per vedere se hanno notato qualcosa.

Spesso i bambini sono tristi o turbati da qualcosa che causa stress nell'ambiente in cui crescono: una discussione con un amico, un problema con un fratello o una tensione a casa.

Altre volte, la fonte del malessere è più grave. Se i sintomi di tristezza nel bambino persistono e notate comportamenti eccessivi (non vuole andare a scuola, ha difficoltà a mangiare o dormire, ecc.), parlate con il medico di vostro figlio.

8. Insegnate loro a pensare agli altri

Insegnate loro l'importanza dell'aiutare gli altri e la soddisfazione che si prova nel farlo. Alcuni studi dimostrano che le persone interessate a tutto ciò che le circonda e che aiutano gli altri tendono a sentirsi meno depresse.

Inoltre, gli esperti suggeriscono che aiutare gli altri è una parte importante della vita familiare e i bambini possono trarne grandi benefici.

9. Siate dei modelli

Secondo Dora Wang, professoressa di psichiatria presso la Facoltà di Medicina dell'Università del New Mexico, vari studi dimostrano che potete trasmettere il vostro temperamento ai figli non necessariamente attraverso i geni, ma attraverso il vostro comportamento e il vostro modo di educarli.

Nel bene e nel male i bambini (anche i piccolissimi) percepiscono gli stati d'animo dei genitori. In altre parole, quando sorridete, vostro figlio sorride e il suo cervello “si prepara” a sorridere.

Se amate le piccole cose della vita e spesso esprimete gratitudine per queste, sarete un modello positivo per vostro figlio. Insegnategli a vedere il lato positivo di ogni situazione. Esprimete gioia per ciò che avete, invece di mostrare tristezza per ciò che non avete.

Ciò non significa che dovete nascondere le emozioni negative. Attraverso il vostro comportamento potete far capire a vostro figlio che la tristezza fa parte della vita e che si possono sempre trovare aspetti positivi.

Tuttavia, se siete sempre stressati o depressi, è importante che cerchiate aiuto. «I genitori che tendono ad essere depressi spesso non sono bravi a fornire costantemente disciplina e ordine, o a lodare i figli e a divertirsi costantemente con loro. C'è il rischio che i bambini sviluppino problemi emotivi», ha affermato Masia-Warner.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/consigli-per-crescere-bambini-felici

Tipi di famiglia che causano depressione

Bambini infelici saranno adulti depressi

La depressione è uno dei problemi più gravi della società attuale. Viviamo in un mondo inondato dalla tecnologia, tanto che tutto, sia le cose buone sia quelle cattive, acquistano delle dimensioni maggiori. Nonostante ciò, la depressione non nasce solo da fattori esterni che colpiscono la nostra vita o dai sentimenti più profondi che nascondiamo agli altri.

La famiglia può essere un sostegno per quelle persone affette da depressione, poiché può aiutarle ad andare avanti.

Tuttavia, ci sono anche delle famiglie che hanno un ruolo negativo e che finiscono per peggiorare il problema.

Non sono famiglie piacevoli e, di sicuro, a nessuno piace riconoscere che la propria è una di queste famiglie negative. Nonostante ciò, è importante conoscerle, identificarle e, se necessario, allontanarsene.

“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”

-Lev Tolstoj-

La famiglia “perfezionista”

Questa famiglia si caratterizza dal voler sfoggiare il meglio di ognuno dei suo membri. Non basta essere un bravo studente o essere un buon esempio, bisogna essere il migliore. Ciò non sarebbe negativo se si accettasse che il fallimento fa parte della vita.

Una grande differenza tra la famiglia perfezionista che causa depressione e i genitori esigenti che desiderano un futuro brillante per i propri figli, sono i mezzi utilizzati per ottenere ciò che vogliono.

La famiglia perfezionista vi dirà che non importa come raggiungerete l’obiettivo, basta arrivare in cima. Vi sentirete come se stesse correndo una maratona senza fine, senza premio e senza aiuto.

Non aspettatevi di sentirvi dire che avete fatto bene qualcosa, perché niente sarà mai abbastanza.

La depressione che questo tipo di famiglia provoca si manifesta quando l’ambiente esterno al nucleo famigliare vi dimostra che non siete perfetti e avete la sensazione che il mondo intero vi crolli addosso.

“La perfezione non si ottiene quando non c’è più nulla da aggiungere, bensì quando non c’è più nulla da togliere”.

-Antoine de Saint-Exupery-

Mentre la famiglia perfezionista obbliga i propri membri ad essere i migliori, la famiglia che scredita li sabota. Qui, il messaggio negativo che si percepisce è che si è dei buoni a nulla.

In questo tipo di famiglie che causano depressione, è comune venire paragonati agli altri e uscirne sempre come perdenti, il che getta le basi della malattia. I membri di questa famiglia continuano a screditarsi a vicenda e parlano degli altri come se nessuno valesse niente.

I bambini che convivono con questo tipo di famiglia, crescono sentendo di essere inutili e, una volta adulti, diventano persone insicure e invidiose.

Non solo credono di non poter essere amati, ma non sanno amare a loro volta ed è probabile che stabiliscano delle relazioni distruttive.

Gli adulti che sono cresciuti in queste famiglie sentono il bisogno di amore, ma non sanno né chiederlo né darlo.

La famiglia violenta

La violenza è un problema molto diffuso all’interno delle famiglie. Può trattarsi di violenza fisica, economica o psicologica, ma il risultato è sempre lo stesso: un legame basato sul controllo.

A prima vista può non essere ovvio ma, in realtà, le famiglie violente sono unite da un legame molto forte. Quando si fa abbastanza attenzione, ci si rende conto che non c’è una vera vittima. Tutti si comportano come se fossero su un campo di battaglia.

Ognuno vuole difendersi e affermare se stesso grazie al dominio che ha sugli altri. Per questo motivo, gli insulti, le urla e persino la violenza fisica sono caratteristiche della loro vita quotidiana.

Una persona che ha vissuto tutta la propria esistenza in una famiglia simile, cade in depressione appena esce da quell’ambiente.

Ciò si deve al fatto che la collera e la rabbia che sente, finiscono per avvelenarla dall’interno.

Cosa fare se la propria famiglia causa depressione

Se avete letto fin qui e vi siete resi conto che è proprio la vostra famiglia a causarvi depressione, la prima cosa da fare è allontanarvi un po’ da quell’ambiente. È necessario per riprendere, o prendere per la prima volta, il controllo della vostra vita.

Vi consigliamo anche di consultare degli esperti che possano aiutarvi, perché spezzare quei legami e abbandonare quelle abitudini negative non è facile. Non sarà semplice imparare a relazionarvi con chi vi sta intorno in modo sano, perché dovrete apprendere nuovi comportamenti e lasciarvi alle spalle le vecchie abitudini.

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Источник: https://lamenteemeravigliosa.it/tipi-di-famiglia-causano-depressione/

Bambini e adolescenti sono più felici degli adulti

Bambini infelici saranno adulti depressi

Il messaggio è diretto alle orecchie dei bambini e degli adolescenti: godetevi la vita, senza sprecare alcun attimo.

Dai trent'anni in su, infatti, le preoccupazioni saranno troppe per recuperare la felicità delle prime decadi.

è questa l'istantanea dello stato d'animo di giovani e adulti del terzo millennio, opposta rispetto al passato, quando più le lancette scorrevano e maggiori erano i tassi di soddisfazione e appagamento.

 
Quando lo sport diventa terapia


ADULTI OGGI INFELICI

Ragazzi spensierati e felici. Adulti preoccupati e quasi mai col sorriso sulle labbra. Si potrebbe riassumere così la fisiognomica degli oltre 1,3 milioni di cittadini statunitensi che hanno partecipato a uno studio pubblicato sulla rivista Social Psychological and Personality Science.

Un campione sufficientemente ampio in grado di dimostrare che i trentenni di oggi sono molto meno distesi rispetto a quanto non lo fossero i loro genitori qualche decennio fa. Il raffronto con pubblicazioni del passato ha evidenziato un calo della felicità negli over 30 statunitensi: dal 38 al 32 per cento, tra il 1972 e il 2010.

Mentre fino a pochi anni addietro si registrava un trend crescente dell'appagamento allo scorrere degli anni, dettato dal raggiungimento dell'autonomia personale e professionale, i ricercatori della Florida Atlantic University e dell'Università della California hanno scoperto che oggi oltre la soglia dei trent'anni – sia negli uomini sia nelle donne – la felicità raggiunge un “plateau” ed è uguale, se non inferiore, a quella rilevata nei più “spensierati” neomaggiorenni e nei ventinovenni. 

Soldi e felicità: quale rapporto?

COLPA (ANCHE) DELLE TROPPE AMBIZIONI

Il modello sviluppato da Jean Twenge, ricercatrice del dipartimento di psicologia dell'Università di San Diego, dopo aver analizzato le interviste raccolte tra il 1970 e il 2014 da 1,3 milioni di persone (13-96 anni), permette di affermare che fino al 2010 la felicità aumentava in maniera direttamente proporzionale allo scorrere degli anni.

Nell'ultimo lustro, invece, la dinamica s'è invertita. Una tendenza che riguarda da vicino i “millennials“, meno soddisfatti rispetto ai propri genitori e nonni al raggiungimento della piena maturità professionale.

Dagli autori dello studio non è giunta alcuna spiegazione ufficiale di questo trend, ma soltanto un'ipotesi: con l'aumento delle aspettative legate alla propria carriera, non ci si può stupire di ritrovarsi di fronte una folta pattuglia di insoddisfatti.

La ricerca ha permesso di rilevare che nel 1976 il 48 per cento degli studenti di scuola superiore ambiva a una carriera manageriale, mentre oggi la quota ha raggiunto il 64 per cento. Un aumento che la crisi economica, con le sue ripercussioni occupazionali, non è stata in grado di reggere.

IL DOPPIO VOLTO DELL'INDIVIDUALISMO

«Va benissimo avere grandi ambizioni quando si è adolescenti o giovani adulti, ma se col tempo non si diventa un po' più realisti il rischio di ritrovarsi insoddisfatti a trent'anni è dietro l'angolo», afferma Twenge.

Questa gara contro chiunque ci circondi permette di essere più felici e spensierati nel corso dell'adolescenza, periodo della vita in cui la tecnologia, e in generale la ricerca di beni materiali, comporta più benefici che danni all'umore.

 La seconda supposizione degli autori dello studio è che invece oltre una certa età i nuovi device e i social media possano intaccare il benessere individuale.

Le conclusioni del lavoro fanno riferimento alla popolazione statunitense, ma i dati non sono così differenti rispetto a quelli relativi alla popolazione italiana.

Secondo l'ultimo rapporto sulla felicità globale redatto dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, il nostro Paese si colloca al cinquantesimo posto tra gli Stati più appagati. Dalla classifica emerge che, assieme alla Grecia e alla Spagna, l'Italia è tra quelli che negli ultimi anni ha subìto il maggior calo del tasso di felicità a causa della crisi economica. In cima alla classifica ci sono Svizzera, Islanda, Danimarca e Norvegia.

Источник: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/pediatria/bambini-e-adolescenti-sono-piu-felici-degli-adulti

Gravidanza
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