Bambini eccessivamente insicuri e inibiti. Cosa fare?

Contents
  1. bambini insicuri cosa fare
  2. Bambini insicuri cosa fare
  3. La causa è un deficit d'attenzione o un disturbo cognitivo?
  4. Perchè si comportano in modo eccessivamente infantile e/o con rabbia e ira?
  5. Che ruolo hanno i genitori e quali strategie possono adottare?
  6. Il ruolo delle regole e la strategia preventiva 
  7. Cambio di prospettiva: valorizzazione e quindi creazione di un circolo virtuoso
  8. Il significato dello sbaglio e dell'errore 
  9. Bambini troppo sensibili: 10 regole per i genitori
  10. 1 Fate i genitori e non gli amici
  11. 2 Dategli limiti e regole usando un tono di voce neutro
  12. 3 Aiutateli a fare da soli
  13. 4 Attenzione a non trasmettergli le vostre ansie e paure
  14. 5 Se è il bambino ad aver paura: ascoltatelo e rincuoratelo
  15. 6 Affrontate i suoi momenti di rabbia mantenendo il controllo
  16. 7 Rispettate la sua sensibilità, ma aiutatelo a gestirla positivamente
  17. 8 Se si fa travolgere dalle emozioni “salite con lui sulla montagna”
  18. Fate attenzione ai troppi stimoli del quotidiano
  19. 10 Le arti marziali per favorire la relazione con il corpo
  20. La difficoltà di relazionarsi dei bambini
  21. Le difficoltà percepite dai bambini
  22. Il bambino e l’interazione sociale
  23. Forme con inibizione
  24. Forme con disinibizione
  25. Le difficoltà durante il gioco
  26. Hai un figlio insicuro? Ecco cosa puoi fare per aiutarlo
  27. SUGGERIMENTO 1: Accetta che tuo figlio possa sentirsi insicuro
  28. SUGGERIMENTO 2: sii trasparente nelle insicurezze che provi
  29. SUGGERIMENTO 3: Dai al tuo bambino lo spazio per esprimere la sua incertezza
  30. SUGGERIMENTO 4: Aiuta tuo figlio a trasformare la sua incertezza

bambini insicuri cosa fare

Bambini eccessivamente insicuri e inibiti. Cosa fare?

Perché alcuni bambini risultano meno capaci di quanto siano in realtà? La pedagogista ci spiega come aiutarli a superare le loro insicurezze e lo scarto tra ciò che sanno e ciò che provano

Bambini insicuri cosa fare

A molti bambini capita, nel corso della loro crescita, di attraversare una fase in cui dimostrano un'eccessiva insicurezza: sembrano essere in preda ad un' “ansia da prestazione” che li fa risultare meno capaci di quanto non siano in realtà e li portano anche a chiudersi in se stessi e ad aver paura di affontare nuove esperienze.

Talvolta sono propri gli insegnanti o gli allenatori sportivi che segnalano il problema ai genitori, addirittura ipotizzando disturbi dell'attenzione, deficit cognitivi o altro.

Molto spesso però ci si rende presto conto, con l'aiuto di esperti che possano valutare in maniera più tecnica e oggettiva la situazione, che il “problema” e la “fatica” del bambino risiedono altrove.

La causa è un deficit d'attenzione o un disturbo cognitivo?

Questi bambini ad un'attenta osservazione dimostrano spesso, al contrario di quanto ipotizzato inizialmente, un buon funzionamento cognitivo, una grande sensibilità, un'importante capacità di introspezione e di riflessione, in netto contrasto con fragilità emotiva e insicurezza. Si dice in questo senso che presentano un forte “gap”, ovvero uno scarto, tra il cognitivo e l'emotivo, tra ciò che sanno e ciò che provano: avrebbero tutte le capacità e tutta la consapevolezza per riuscire con successo nella scuola o nelle altre attività extra-scolastiche ma poi, nel momento in cui si devono mettere alla prova, si ritirano e preferiscono non accettare la sfida. Scartata quindi l'ipotesi di un disturbo attentivo o cognitivo (con la consulenza di un team di esperti dell'educazione) ci si può concentrare sul focus della questione che riguada piuttosto l'area delle emozioni e delle relazioni.

Perchè si comportano in modo eccessivamente infantile e/o con rabbia e ira?

Talvolta i genitori riferiscono che questi bambini hanno comportamenti eccessivamente infantili (pipì a letto, capricci, si fanno imboccare, vogliono dormire con mamma e papà, si disperano quando si devono separare dai genitori…

) e alcuni mettono anche in campo vere e proprie “scenate di ira e rabbia”, sia quando non sono accontentati nei loro capricci, sia quando si rendono conto di “fare fatica” e di non “riuscire” in qualcosa che viene loro richiesto.

In generale quindi sono bambini che non sanno accettare il senso del “limite”: il limite che danno loro i genitori con i loro “no” e le loro regole; ma anche il limite che loro sperimentano quando si rendono conto che non possono e non sono capaci di fare tutto e che potrebbero fallire.

Che ruolo hanno i genitori e quali strategie possono adottare?

A questo punto, come sempre, il ruolo dei genitori diventa fondamentale: sono loro che possono diventare decisivi, insieme ovviamente agli altri “educatori” coinvolti, per aiutare i loro figli nell'aumentare la loro autostima e la fiducia in loro stessi; possono cioè mettere in atto una serie di piccole e semplici strategie che agevolino i bambini in questo “salto” di crescita che hanno così paura a compiere.

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I consigli di un esperto per crescere bambini indipendenti e felici

Il ruolo delle regole e la strategia preventiva 

Le regole assumono un ruolo centrale a questo proposito perchè “abituano” il bambino al senso del limite.

Il bambino ha in mente in maniera evidente che non può essere onnipotente e che la sua azione è regolata dalle norme che i genitori fissano in modo chiaro, dei veri e propri “paletti” che delimitano ciò che lui può e non può fare.

Le regole, per essere efficaci, devono però avere alcune caratteristiche fondamentali:

  • devono essere spiegate (in maniera univoca e semplice in modo che il bambino le possa comprendere bene e capirne il senso);
  • devono essere stabili (fisse, non possono cambiare a seconda di quello che il bambino dice o fa);
  • devono essere condivise (da entrambi i genitori), che devono essere in questo senso una vera e propria squadra, in quella che gli esperti chiamano “unitarietà di intenti”. Con questi figli che hanno un certo grado di intelligenza e sensibilità può valere la pena, ovviamente in relazione alla loro età, condividere le regole come se si trattasse di un vero e proprio “contratto”, di un accordo a cui genitori e figli devono attenersi nel rispetto reciproco.

In questo modo la regola, il “no”, il “limite”, sono fissati “prima“, sono noti al bambino cioè già in precedenza, e non vengono “imposti” nel momento in cui lui mette in atto i suoi capricci, le sue lamentele e addirittura in alcuni casi le sue crisi di rabbia e ira. In questo senso si parla di una strategia preventiva: il genitore comunica e spiega al bambino le regole nel momento in cui il figlio è tranquillo e calmo, ovvero è nello stato emotivo che gli permette di comprenderle al meglio.

L'importanza della regola emerge anche in un altro aspetto: dando norme chiare, stabili, fisse e “giustificate”, il genitore in un certo senso dimostra al bambino la propria forza e la propria autorevolezza: il bambino viene da questo rassicurato e trova quella che molti studiosi descrivono come “base sicura”, ovvero quella stabilità emotiva e relazionale che gli permette di muoversi in maniera più sicura e disinvolta nel mondo (a scuola, con gli amici, nello sport…) Spesso infatti i nostri bambini perpetuano atteggiamenti infantili perchè gli adulti che li circondano sono ai loro occhi eccessivamente fragili e vulnerabili: questi bambini che, come abbiamo già sottolineato, sono molto sensibili, si fanno carico dell'ansia e dell'insicurezza dei genitori e si chiudono nel loro ruolo di “piccoli” perchè hanno paura di non essere adeguatamente sostenuti nel loro processo di crescita. Ecco che quindi l'autorevolezza dei genitori (non un'autorità dispotica) permette al bambino di sentirsi protetto da punti di riferimento stabili e saldi.

Cambio di prospettiva: valorizzazione e quindi creazione di un circolo virtuoso

Oltre all'uso delle regole, un consiglio che si è rivelato efficace è quello di un “cambio di prospettiva”: tralasciando quelli che sono i comportamenti più problematici (l'insicurezza, l'ansia da prestazione, la rabbia, i comportamenti infantili…

) i genitori dovrebbero provare a concentrarsi su tutto “il positivo” del bambino, cioè gratificandolo, lodandolo, premiandolo per tutte le sue capacità, abilità e qualità. A questo proposito è importante fare sperimentare al bambino il “successo” nei vari ambienti di vita (casa, scuola, attività sportiva…

) sottolineando con entusiasmo tutte le volte che è stato in grado di “riuscire” in un compito, di superare un ostacolo e in generale di “farcela”. In qesto modo si cercherà di alimentare la sua autoefficacia (“io sono capace”) e la sua autostima (“io valgo”).

Si instaurerà così un circolo virtuoso tra esperienza del successo, gratificazione e accettazione di nuovi compiti e nuove sfide evolutive.

Il significato dello sbaglio e dell'errore 

Questo non significa che al bambino si dovrà sempre e comunque evitare l'esperienza dello sbaglio o del fallimento: non sarebbe possibile e non sarebbe reale! Sarà opportuno piuttosto che l'errore e quindi la frustrazione in cui il bambino potrà incappare gli vengano spiegati: inannzitutto è importante fargli capire che ad ogni sbaglio si può porre un “rimedio”, ovvero si può fare qualcosa per recuperare e rimettere a posto le cose. In secondo luogo bisognerà sempre spiegargli che un insuccesso non significa che lui non valga in assoluto o che sia un incapace in tutto, ma solamente che ha avuto difficoltà in un particolare compito e che con pazienza, impegno e tempo imparerà a superarlo.

In questo senso non è opportuno per esempio togliere il bambino dalla squadra di calcio perchè non raggiunge ottimi risultati, o fargli smettere il nuoto perchè non è veloce come gli altri: anche questo è un modo per abituarlo al senso del limite.

L'importante però è non fare mai mancare ai bambini esperienze invece di successo in cui si possano sentire capaci e perchè no, anche migliori degli altri.

Un mix dell'esperienza di successo e fallimento farà prendere al bambino le misure di chi è e lo aiuterà nella costruzione della propria identità.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/bambini-insicurezza.html

Bambini troppo sensibili: 10 regole per i genitori

Bambini eccessivamente insicuri e inibiti. Cosa fare?

Un bambino ipersensibile percepisce più degli altri quello che succede intorno a lui, rimanendo spesso impigliato in emozioni e sensazioni forti che lo potrebbero rendere insicuro e aggressivo.

Accettare la sua natura, avere fiducia in lui, dargli regole chiare, insegnargli a vedere le cose con distacco, sono alcuni dei consigli di Rolf Sellin, autore del libro “I bambini sensibili hanno una marcia in più” (Feltrinelli), per aiutare a crescere bambini sensibili forti e sicuri di sé.  

Si spaventa più dei coetanei? Condivide spontaneamente giochi e caramelle con gli altri? Nutre aspettative elevate nei propri confronti e si arrabbia moltissimo se non riesce a soddisfare le sue aspettative? Risente molto delle tensioni familiari? Avverte i bisogni altrui? E' un attento osservatore? Si lascia tormentare dai rimorsi? Reagisce intensamente alla musica, alle storie e alla natura?

Se vostro figlio ha queste caratteristiche probabilmente è un bambino ipersensibile.

Fa parte quindi di quei bambini che percepiscono un maggior numero di stimoli e con maggiore intensità rispetto agli altri.

Una volta gli ipersensibili erano i leader della tribù perché erano i soli a saper interpretare le tracce, ad avvertire i pericoli, a percepire prima degli altri cosa stava per accadere.

Oggi, invece, le persone ipersensibili rimangono spesso schiacciate dall'eccesso di stimoli prodotti dalla nostra società mediatica.

Come fare allora per crescere forte e sicuro di sé un bimbo con questa caratteristica?

“Innanzitutto i bambini ipersensibili vanno accettati. Far sentire un bambino di essergli grati per come è fatto è la cosa più importante per farlo star bene.

Mentre la sensazione di non essere come gli altri lo renderebbe insicuro e fragile.

Quindi siate contenti della sua natura” spiega lo psicologo Rolf Sellin, psicoterapeuta ed esperto mondiale di ipersensibilità, nel suo libro “I bambini sensibili hanno una marcia in più” (Feltrinelli) .

Ecco 10 consigli di Rolf Sellin per aiutare i genitori a crescere i bambini ipersensibili

1 Fate i genitori e non gli amici

Quando si prende consapevolezza di avere un bambino con questa caratteristica, bisogna chiedersi se lo stile educativo è quello giusto.

Infatti, essendo l'ipersensibilità un fattore ereditario, è molto probabile che almeno uno dei due genitori sia anche lui un ipersensibile.

E questo può far sì che il genitore stia troppo addosso al figlio e lo metta al centro di tutto.

Ma per un bambino questo atteggiamento genitoriale non è sano: è un sovraccarico, un sovraeccitamento. Un amore che si intromette troppo è un amore che limita e lega a sé. L'amore, invece, dovrebbe rendere forti e liberi.

Ad esempio, una madre che trasforma la figlia in un'amica e una confidente sta violando lo spazio personale del figlio, che si ritrova caricato dei problemi dei genitori e di un compito superiore alle sue forze. In questo modo i bambini perdono la leggerezza infantile e la familiarità dei coetanei.

Inoltre i genitori che vogliono essere amici dei figli li defraudano di una madre e di un padre.
I genitori devono avere il coraggio di occupare il posto che spetta loro. Solo così possono proteggere il figlio, fornirgli sostegno e farlo crescere sicuro di sé.

2 Dategli limiti e regole usando un tono di voce neutro

Quello che ci vuole per crescere bambini sicuri di sé, soprattutto se sono ipersensibili, è un sistema di regole chiare che diano loro dei limiti giusti e proporzionati alla loro età.

Se un genitore continua a cedere alle richieste del figlio, per esempio sull'ora di andare a dormire, non fa del bene al piccolo; anche se all'inizio sembrerà contento di averla sempre vinta, alla lunga il bambino soffrirà: avere genitori deboli e sottomessi fa sentire fragili e insicuri.

Mamma e papà devono invece trasmettere ai figli i limiti in modo chiaro e deciso.

Il trucco è adottare una posizione obiettiva. Non dovete né sorridere né apparire irritati e il vostro messaggio dovrà essere neutro. Dite ai figli, con un tono della voce come quello dei commentatori delle previsioni metereologiche, quanta televisione possono guardare, che dopo cena si lavano i denti, che prima di giocare devono aver fatto i compiti…

Tutto ciò che comunicate in questo modo obiettivo verrà registrato dal bambino come una dichiarazione di regole e non stimolerà una reazione personale.

Leggi anche: Perché è importante dare delle regole ai bambini, secondo il metodo dell'educazione emotiva

3 Aiutateli a fare da soli

Come l'assenza di limiti nuoce al piccolo, anche dargli troppe limitazioni lo indebolisce. Dovete osservare vostro figlio con una certa distanza e chiedervi “Cosa è in grado di fare?”, “Dove ha ancora bisogno di aiuto?”.

In molte cose i bambini hanno bisogno dei genitori perché ancora non sanno regolarsi, ad esempio non sanno che mangiando troppe caramelle poi potrebbero stare male, ed è giusto che il genitore intervenga.

Ma a mano a mano che i bambini crescono i loro limiti si allargano e i genitori, standogli vicino e osservandoli, devono capire quando possono fare da soli.

Gli adulti violano spesso i loro limiti in buona fede: ad esempio davanti a un piccolo che sta provando ad allacciarsi da solo le scarpe, alcuni intervengono subito, non lasciandogli il tempo per fare da solo: compiono un'ingerenza e generano in lui una sensazione di fallimento e impotenza.

Ricordate, l'aiuto migliore che si può dare a un figlio è l'aiuto a fare da solo.

Leggi anche: 10 modi PRATICI per educare i bambini all'autonomia

4 Attenzione a non trasmettergli le vostre ansie e paure

Quando si ha un figlio troppo sensibile si è portati ad avere paure e timori per lui.

Ma troppe preoccupazioni non faranno altro che indebolirlo. Se volete che cresca sano e forte e sicuro di sé, dovete dargli la massima fiducia e credere totalmente nelle sue capacità.

Ad esempio: se una madre al parco vede la figlia arrampicarsi su un gioco e in preda all'ansia le urla “fai attenzione a non cadere”, finirà per creare nella bimba così tanta insicurezza che non ci sarà da stupirsi se poi la bimba cadrà davvero.

I genitori influenzano tantissimo i figli ipersensibili. La paura che avete per vostro figlio può addirittura contribuire a far accadere ciò che temete.

Quello che potete fare quando vi sentite in una situazione di ansia è cercare di distaccarvi, e di immaginarvi una madre più tranquilla (magari che conoscete) e con la quale i figli sono sempre al sicuro e chiedervi se lei al vostro posto avrebbe paura… Potete così rendervi conto se la vostra è un'ansia immotivata e, immedesimandovi nella mamma più sicura, vi sentirete anche voi più sicure.

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Tutti i genitori desiderano che i loro bambini crescano realizzando i loro talenti e siano felici. Secondo i ricercatori dell'Università di Harvard, questi obiettivi si raggiungono…

5 Se è il bambino ad aver paura: ascoltatelo e rincuoratelo

I bambini hanno spesso delle paure e quando ciò accade richiamano l'attenzione dei genitori.

Ma spesso i genitori cercano di minimizzare la paura del piccolo, ma questo atteggiamento fa sentire il bambino incompreso e insicuro; alcune mamma addirittura reagiscono spaventandosi delle paure del figlio chiedendosi: “sarà normale avere queste paure alla sua età?” e in questo modo intensificano l'ansia del piccolo; può anche capitare che un genitore si faccia contagiare dalla paura stessa del figlio, trasmettendo ancora più paura.

Per dissolvere la paura del bambino basta, invece, prestargli ascolto, prenderlo in seria considerazione e rincuorarlo, così il piccolo finalmente riuscirà a rilassarsi e superare la paura. Inoltre più calmi vi manterrete e più si sentirà sicuro e fiducioso.

Leggi anche: Le paure dei bambini, 10 principi infallibili per vincere l’ansia infantile

6 Affrontate i suoi momenti di rabbia mantenendo il controllo

I bambini ipersensibili hanno la tendenza a essere dei perfezionisti, ma questo li porta anche ad avere dei pesanti sfoghi di rabbia quando non riescono a fare qualcosa.

Come fare per calmare un piccolo in preda all'ira? Prima di tutto state tranquilli e non lasciatevi contagiare dall'aggressività. Evitate prediche, punizioni e commenti che lo agiterebbero di più.

Limitatevi a essere presenti e stargli vicino. Un modo per calmarlo è appoggiargli una mano sulla fronte (sempre che lui o la situazione ve lo permetta): gli trasmetterà calma e lo aiuterà a eliminare lo stress.

Un ulteriore effetto lo otterrete sorreggendogli con l'altra mano la nuca. Entrate in azione solo se vi sentite calmi e tranquilli.

Se anche voi siete in ansia meglio lasciar perdere (il piccolo potrebbe percepirlo e rimanere deluso) e lasciare che da solo dia libero sfogo alle sue emozioni negative. Crescendo imparerà a gestire autonomamente questi momenti.

Leggi anche: 20 trucchi per gestire i capricci

7 Rispettate la sua sensibilità, ma aiutatelo a gestirla positivamente

Un bambino ipersensibile vede e sente più degli altri. E questo voi lo dovete accettare. Se contestate le sue percezioni, gli trasmettete insicurezza e avviate discussioni che non portano a nulla.

Come genitori però potete contestare la sua reazione.

Ad esempio, se un bambino sensibile non vuol mangiare la minestra perché a lui risulta troppo salata, il genitore non può impuntarsi sostenendo che non è vero, non è salata, ma nemmeno deve correre a cucinare altro per lui. Quello che può fare è dare consigli per superare positivamente la situazione di stallo.

Ad esempio, nel caso della minestra, si può dire: “mangiaci assieme un pezzo di pane o bevi un po' d'acqua. Vorrei che tu la mangiassi lo stesso anche se salata, ci sono le verdure che ti piacciono. Magari domani cuciniamo insieme?”.

I bambini ipersensibili, che si sentono spesso incompresi, hanno bisogno di adulti in grado di rispettare la loro sensibilità e aiutarli a gestirla. Vogliono genitori che siano presenti e prestino ascolto.

8 Se si fa travolgere dalle emozioni “salite con lui sulla montagna”

I bambini ipersensibili rimangono maggiormente coinvolti in un accadimento. E possono rimanere sopraffatti dalle emozioni che questo può provocare.

E' quindi importante che i genitori li aiutino a prendere le dovute distanze per affrontare meglio le situazioni critiche.

Un buon metodo per vedere le cose in modo più oggettivo che soggettivo è quello di “salire sulla montagna”.

Ecco come funziona: se un bambino è molto triste dopo un litigio con l'amico, la mamma si siede insieme a lui sulla spalliera del divano, dicendogli “saliamo sulla montagna, e guardiamo che cosa è successo a valle”.

Poi la mamma, fingendo di osservare dall'alto la scena del litigio chiede: “Cosa ha detto quel bambino? E quell'altro che cosa ha risposto?”. In questo modo si insegna al bambino a considerare l'accadimento con obiettività e lontananza, senza per questo sminuire o ignorare gli stati d'animo e le sue emozioni.

La distanza aiuta a non farsi travolgere e ad agire in modo consapevole e sensato.

Fate attenzione ai troppi stimoli del quotidiano

I bambini ipersensibili si fanno sopraffare e irritare dai troppi stimoli. Cercate quindi di limitarli. Non riempite la camerette di giochi: meglio meno giocattoli ma di qualità;

date consuetudini fisse, regole e orari che forniscono ai bambini sensibili sostegno e sicurezza perché li aiutano a orientarsi in una quotidianità già di per se abbastanza complicata.

Cercate anche di non iperstimolarli con l'alimentazione. Tenete presente che lo zucchero assunto in dose eccessive provoca irrequietezza e agitazione. Seguite il più possibile un'alimentazione naturale evitando cibi precotti e merendine industriali.

Attenzione anche al digitale. I bambini sono molto esposti agli stimoli virtuali dei giochi elettronici. Questi giochi mettono i nervi a dura prova con gran disperdio di energia. E' importante quindi che i genitori limitino al massimo il tempo trascorso davanti a uno schermo.

Leggi anche: Apprendimento bambini, limitare l'uso di tablet e smartphone

Anche la televisione va regolata, soprattutto se il bambino la guarda senza troppo interesse, solo per far passare il tempo. Quello che potete fare è decidere assieme a lui quali trasmissioni possa vedere e stabilire per quanto tempo.

10 Le arti marziali per favorire la relazione con il corpo

I bambini ipersensibili tendono a non avere un buon rapporto con il corpo. Ma il contatto con la propria fisicità è fondamentale per rimanere centrati su se stessi, stabilire i propri limiti e assumere il proprio ruolo nella vita.

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Calcio, pallavolo, basket, judo, tennis, atletica leggera: sono tanti gli sport che i bambini possono cominciare a fare dopo i sei anni. Siete indecisi su quale scegliere per vostro figlio? Leggete…

Quindi lo sport è un buon modo per migliorare il contatto con il corpo. Muoversi, sentir scorrere l'energia, aiuta ad abbandonare il continuo turbinio di pensieri.

Lo sport più adatto per un bambino ipersensibile sono le arti marziali orientali come judo o akido. Si tratta di arti principalmente difensive, mirate a proteggersi da attacchi.

Velocità, intelligenza e abilità si uniscono e contrastano l'aggressione. I bimbi imparano a dirigere la propria energia vitale e a centrarla all'interno del corpo.

In tal modo si sentono più forti, imparano a sentire il corpo e le sue esigenze, capiscono fin dove possono osare.

Non disperdono l'attenzione in pensieri teorici, ma sono più orientati all'azione e sviluppano maggiormente l'autostima.

Guarda il video su autostima

Aggiornato il 18.12.2017

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/bambini-troppo-sensibili-10-regole-per-i-genitori

La difficoltà di relazionarsi dei bambini

Bambini eccessivamente insicuri e inibiti. Cosa fare?

L’incapacità di un bambino di avere amici, di relazionarsi coi coetanei e di giocare e condividere con loro rientra nei disturbi della socializzazione e del gioco infantile.

Per molti bambini non è facile esprimere le proprie emozioni, soprattutto quando essi non percepiscono la presenza di una dimensione relazionale sicura.

In questi casi non dobbiamo dimenticare che la culla primaria di tale forma di insicurezza, timore, paura ed ansia è la famiglia che non ha saputo dare al proprio figlio un senso di accettazione, amore incondizionato e di essere amato e desiderato nonostante i suoi limiti.

Quando parlo di famiglia disfunzionale non mi riferisco soltanto a quelle problematiche che vivono dei disagi, dove esistono forme di violenza o di abuso, può trattarsi anche di una famiglia normale benestante, agiata ma che per mille motivi non ha saputo amare e donare al figlio ciò di cui aveva veramente bisogno, che di certo non sono i mille regali costosi.

Le difficoltà percepite dai bambini

Quando ci sono difficoltà ad esprimere liberamente il proprio mondo emotivo, inevitabilmente le relazioni ne risentono strutturandosi spesso in maniera superficiale e povera.

Nelle relazioni di questi bambini con i loro coetanei è possibile evidenziare quindi una scarsa competenza emotivo e relazionale, una tendenza all’isolamento ed alla costruzione di un mondo parallelo al reale, dove rifugiarsi.

Si tratta di bambini che tendono a isolarsi, a chiudersi in se stessi, e che rimangono passivi e sottomessi nei confronti degli altri.

Si è potuto constatare che la maggior parte dei disturbi emotivi sono influenzati da alcune modalità distorte con cui il bambino (o l’adolescente) rappresenta mentalmente se stesso e il proprio mondo.

E’ possibile notare una tendenza ad ingigantire gli aspetti negativi della realtà, ricorrendo a modalità di pensiero rigide e assolutistiche, ad esempio con un’eccessiva frequenza di termini quali “sempre”, “mai”, “nessuno”; oppure considerazioni del tipo “non me ne va mai bene una”, “tutti ce l’hanno con me”, “nessuno mi vuole bene”, “non ne faccio mai una buona”.

La tendenza a categorizzare in modo estremo influisce negativamente sull’umore e quando si consolida, diventando il modo abituale di considerare se stessi e il proprio mondo, può condurre a disturbi emozionali quali ad esempio ansia e depressione.

Quando non riescono ad esprimersi emotivamente, i bambini potrebbero manifestare difficoltà in famiglia e nel contesto scolastico per esempio:

  • Difficoltà a separarsi dai genitori
  • Difficoltà a socializzare con i coetanei e ricerca di un rapporto esclusivo con l’adulto
  • Difficoltà ad accettare e rispettare le regole
  • Difficoltà nella gestione delle emozioni: inibizione emotiva o eccessiva irrequietezza
  • Sintomi fisici ( nausea e mal di stomaco, giramenti di testa ecc)
  • Prepotenze e prevaricazioni nei confronti dei compagni
  • Oppositività
  • Ansia scolastica e ansia da prestazione
  • Isolamento, mancanza di interesse, chiusura, emarginazione.

Individuare tali vissuti e comportamenti è importante per comprendere, grazie alle informazioni date dai genitori e alla valutazione e osservazione del bambino da parte di un esperto, il suo quadro emotivo attuale.

La strutturazione di un potenziale intervento terrà conto della creazione di un clima facilitante e protettivo che possa garantire al minore, la sicurezza di esporsi e parlare di sé, delle sue esperienze e dei suoi timori.

Aiutando il bambino a correggere gli errori presenti nel suo modo di rappresentarsi la realtà, è possibile metterlo nelle condizioni di superare emozioni spiacevoli, aiutandolo a cambiare gli elementi disfunzionali del suo dialogo interno.

Si è visto che se un bambino viene allenato fin da piccolo con apposite procedure, può essere in grado di ascoltare se stesso e di essere cosciente di quali sono i contenuti mentali che influenzano il suo stato emotivo.

Il bambino e l’interazione sociale

Per quanto riguarda l’interazione sociale, cioè la capacità di entrare in relazione con l’altro, questa richiede dei vissuti interiori adeguati.

L’altro non mi deve creare né disagio, né paura, anzi, l’altro, lo devo avvertire come amico, vicino, disponibile, attento e accettante. Ciò mi spingerà ad aprirmi a lui. Ciò mi stimolerà a cercare con lui un confronto ed un dialogo.

Se ciò non avviene, se l’altro è avvertito come distante e freddo, se l’altro viene ravvisato come apportatore di ansie, paure, insicurezze e frustrazioni, l’interazione sociale sarà deficitaria o non avverrà affatto.

Il bambino acquista la possibilità di socializzare con gli estranei, solo se ha vissuto in maniera serena e soddisfacente il rapporto con le figure familiari.

È solo la bontà di questo rapporto ed è la serenità dell’ambiente di vita nel quale è vissuto, che gli permetteranno di aprire il proprio animo, il proprio interesse e la propria attenzione costruttiva anche agli estranei.

Le capacità di interazione sociale possono essere ottime, buone, normali, modeste o scarse e, quindi, patologiche.

Avremo, ad un estremo i bambini che socializzano facilmente con tutti, mentre nella parte opposta troveremo i bambini affetti da gravi forme di autismo, i quali non comunicano o hanno gravi difficoltà a comunicare.

I bambini più vicini alla norma sono quelli che si aprono agli altri, quando e solo se sono certi di potersi fidare.

Vi sono poi i bambini che interagiscono, ma con continui reciproci scontri, ripicche e aggressività, tali reazioni fanno sempre parte di un imprinting acquisito entro le mura familiari e che viene elaborato  come stile comportamentale anche da adulto.

Seguono quelli che riescono ad interagire, in modo pieno e costruttivo, solo con un compagnetto che ha caratteristiche di personalità molto vicine o complementari alle proprie.

Vi sono poi bambini che riescono a dialogare interagire solo con un adulto: di solito la madre, il padre, una zia o un nonno.

I bambini più gravemente disturbati avranno difficoltà a comunicare anche con la propria madre o con il proprio padre.

Le difficoltà nella socializzazione si possono manifestare con inibizione o con disinibizione nel gioco.

Forme con inibizione

In queste forma la mimica appare poco vivace, la postura è eccessivamente stabile, il bambino non aderisce alle consegne, o, se lo fa, le attua in maniera passiva; non prende l’iniziativa nello scambio; si limita a rispondere alle domande che gli vengono poste; il linguaggio è coartato e povero sul piano narrativo.

Troviamo queste forme di difficoltà nella socializzazione le nel bambino timido, inibito, nella fobia sociale, nei disturbi d’ansia e dell’umore, nel mutismo selettivo, nel disturbo oppositivo provocatorio, quando è presente una scarsa autostima per inadeguatezza o per malformazioni o disabilità e, naturalmente, nei disturbi pervasivi dello sviluppo.

Forme con disinibizione

In queste forme vi sono elevati livelli di attività motoria.

Il bambino familiarizza in maniera eccessiva anche con gli estranei, appare particolarmente curioso, ma distrai bile, si annoia facilmente ed è alla ricerca di continui stimoli e distrazioni.

Risponde alle domane che gli sono poste arricchendo le risposte con frasi poco aderenti al contesto. Fa continui quesiti senza interessarsi alle risposte.

Anche in questa forma, se la quantità della socializzazione è buona, lo stesso non si può dire per la qualità della relazione, in quanto è compromesso il normale fluire degli scambi interpersonali. Questa forma con disinibizione è presente soprattutto nei disturbi dell’umore di tipo maniacale, nei disturbi della condotta e nel disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività.

Le difficoltà durante il gioco

È noto come il gioco abbia varie finalità e sia un elemento centrale nella vita del bambino.

Il piccolo essere umano, mediante questo basilare strumento di crescita, sviluppa tutte le potenzialità umane: l’intelligenza, l’emotività, la socialità, l’affettività, le capacità motorie, quelle sensoriali , la capacità di problem solving, la capacità di reazione e di adattamento a nuovi stimoli ed eventi imprevedibili, è più tollerante alle frustrazioni e sa vivere più serenamente.

Poiché il gioco gli è indispensabile per esplorare e conoscere il mondo materiale, affettivo, relazionale e sociale che lo circonda, è attraverso il gioco che egli impara a conoscere, comunicare e socializzare con gli altri.

Il bambino, controllando e modulando le proprie emozioni e i propri impulsi, si rende gradualmente autonomo dai genitori e dagli adulti, rafforza la sua volontà, scopre la necessità delle regole e le modalità con le quali le può utilizzare al meglio, entra in contatto con se stesso e con il mondo della natura.

Il gioco è anche un ottimo strumento per capire le dinamiche relative al mondo interiore del bambino.

Mediante il gioco comprendiamo: la quantità e la qualità dei suoi bisogni; le sue capacità immaginative; le necessità più o meno normali o accentuate di ordine, di metodo, di pulizia; l’armonia o la disarmonia interiore; le sue abilità psicomotorie; la sua tolleranza o intolleranza alle frustrazioni; il maggiore o minore bisogno di comunicare con gli altri, e così via.

Mediante il gioco si rendono evidenti la sua disinibizione o la sua inibizione; la sua serenità interiore o il suo stato di tensione e di eccitamento; il suo stato di benessere e gioia o il suo stato di tristezza e apatia; la sua maggiore o minore reattività; le sue tendenza all’aggressività e alla distruttività. In definitiva la varietà, la ricchezza e la qualità dei giochi del bambino ci permettono di osservare il suo mondo interiore e di conoscere la maggiore o minore gravità delle sue eventuali problematiche psico-affettive.

Quando osserviamo un bambino che gioca, se le sue attività sono ricche e varie, se effettua dei giochi costruttivi e se riesce a giocare sia da solo che con gli adulti ed i suoi coetanei, possiamo essere abbastanza tranquilli che il suo mondo interiore non è molto disturbato.

Al contrario, sono segnali di una realtà interiore alterata:

  • quando il piccolino, durante il primo anno di vita, non partecipa ai giochi semplici, proposti dalla madre e quando, più grande e maturo, non riesce a giocare, o gioca molto poco, con i suoi genitori o con altri adulti, con i quali si è stabilito un legame affettivo e di fiducia;
  • quando verso i tre o quattro anni non riesce ad accettare anche i giochi e le regole proposte dagli altri, per cui prevalgono nettamente nella giornata i giochi solitari rispetto a quelli fatti in due o in gruppo;
  • è un segnale negativo anche la situazione opposta, nella quale il bambino riesce ad effettuare solo giochi di gruppo, ma non riesce e non accetta di giocare, anche per breve tempo, da solo;
  • quando il bambino non utilizza o impiega in maniera impropria e distruttiva i giocattoli adatti alla sua età o adopera solo pochi giochi ed in modo ripetitivo;
  • quando nel gioco solitario, a due o di gruppo, prevalgono nettamente e costantemente attività e fantasie aggressive, distruttive o regressive;
  • quando il gioco o i giochi sono troppo instabili, mutevoli e caotici;

La più grave alterazione la ritroviamo nei bambini con disturbo autistico, i cui giochi sono molto scarsi, ripetitivi, anomali.

In questi minori spesso mancano i giochi di immaginazione, simulazione e imitazione sociale. Essi amano soprattutto i giochi solitari, in quanto spesso si rifiutano di partecipare a quelli proposti dagli altri e non rispettano alcuna regola.

Si è notato però che questi stessi bambini accettano con piacere di effettuare il gioco libero autogestito, in quanto, con questa modalità, si sentono perfettamente liberi.

Da sempre tutto le terapie curative ma anche esplorative di eventuali disagi hanno come elemento di comunicazione con bambino il gioco, fatto con bambole e giocattoli normali o coi disegni che esso elabora durante il giorno.

Per questo in qualunque caso di disagio o sentore che ve ne possa essere è buona cosa tenere da parte i disegni e farli analizzare ad un esperto che possa interpretarli, come appunto la sottoscritta.

Quindi se avete dei dubbi o se riscontrate dei comportamenti strani o anormali, comportamenti per il piccolo, per il ragazzino o per l’adolescente inusuali e differenti dal loro solito modo di fare od atteggiarsi non fatevi scrupoli e nemmeno perdete tempo, far analizzare un disegno non richiede un grosso investimento ma vi può rassicurare se non esistono problemi, in caso contrario sarà l’occasione di approfondire l’eventuale circostanza od anomalia riscontrata.

Источник: https://www.marilenacremaschini.it/la-difficolta-di-relazionarsi-dei-bambini/

Hai un figlio insicuro? Ecco cosa puoi fare per aiutarlo

Bambini eccessivamente insicuri e inibiti. Cosa fare?

Mio figlio è insicuro…

4 suggerimenti importanti

In questo articolo parliamo di quell’insicurezza che i bambini possono sperimentare e, in particolare, vedremo come possiamo gestirli come genitori.

Molti genitori possono tendere a fraintendere le le insicurezze, i dubbi, la vergogna e le paure dei propri figli, dando loro la sensazione che queste emozioni non dovrebbero esserci. Tuttavia, è vero il contrario. Ogni bambino nasce insicuro.

Viene in un mondo che non conosce ancora, ed è proprio per questo che i bambini provano molte di queste emozioni. Queste emozioni non hanno lo scopo di maltrattare o prendere in giro il bambino, ma piuttosto di aiutarlo nel proprio sviluppo.

In questo articolo ti diamo un modo diverso di ‘vedere’ in modo da poter avvicinare tuo figlio in un modo nuovo.

SUGGERIMENTO 1: Accetta che tuo figlio possa sentirsi insicuro

Questo passaggio è il passaggio più cruciale da compiere. Sembra ovvio, ma non lo è. Ogni bambino sperimenta insicurezze e dubbi. Queste emozioni sono necessarie per chiarire al bambino che si trova in “una stanza” che non conosce ancora.

È un mezzo del corpo per renderlo consapevole che sta succedendo qualcosa che gli è sconosciuto. Ciò non significa che l’ignoto possa non essere scoperto e compreso. È più che il corpo indica che può essere attento e può esplorare l’ambiente.

Proprio quell’insicurezza, quella paura, quindi, è proprio lì per guidare il bambino.

Se non vi è alcuna accettazione, da parte dei genitori, dell’emozione che il bambino sta vivendo in quel momento, sarà anche incline a rifiutare quelle emozioni in se stesso.

Questa disapprovazione significa che il bambino non vuole svilupparsi in quelle aree che gli sono ancora sconosciute. Questo perché pensa che quei sentimenti non siano corretti da provare.

Il problema è che in quasi tutte le situazioni nuove e particolarmente difficili,si verificano sentimenti come insicurezza, dubbio e paura.

È importante trasmettere a tuo figlio che le insicurezze, i dubbi e le paure sono normali esperienze di vita, che possono essere vissute e superate e che il bambino può trasformare le insicurezze.

Nulla blocca la crescita di tuo figlio di più che negare le insicurezze, paure e altre emozioni negative. Perché è proprio lì che ci si concentrerà, in modo che possa iniziare una lotta interna in cui il bambino inizia a rifiutare le sue emozioni negative e a combattere contro parti di se stesso.

È proprio l’abbraccio delle proprie insicurezze che permette di trasformarle.

SUGGERIMENTO 2: sii trasparente nelle insicurezze che provi

Ognuno di noi nasce e nel crescere sperimenta incertezze e dubbi e di certo anche ora, specialmente come genitore.

Tuo figlio è intelligente e sensibile e ha dei sensi con cui può capire se sua madre o suo padre sono insicuri.

Cercare di nascondere queste incertezze darà l’esempio a tuo figlio che anche lui o lei deve nascondere queste incertezze. È quindi fondamentale che tu come genitore osi essere trasparente su certe incertezze.

Questo non significa che devi condividere tutte le tue incertezze e dubbi con tuo figlio, certamente no. Il punto è che puoi aprirti su certe sfide che stai affrontando, per esempio. Se hai una nuova sfida sul lavoro, ad esempio, va bene condividerla con tuo figlio.

Ovviamente solo fino a un certo punto perché non è bene coinvolgere il bambino in alcune emozioni o preoccupazioni. Il punto è mostrare a tuo figlio che è normale sperimentarlo e dimostri anche che puoi “entrarci”.

Ad esempio, se riconosci a tuo figlio che non sei soddisfatto del tuo peso, il passo logico successivo è che anche tu farai qualcosa al riguardo. Quando tuo figlio vede il tuo successo, avrà un fantastico esempio di come puoi affrontare le sfide della vita e può provare orgoglio.

Questo è un esempio fantastico e assicura anche che un legame più profondo possa svilupparsi tra te e tuo figlio.

Non riconoscere, ad esempio, di essere in sovrappeso e riderci sopra sarà un esempio inverso per il tuo bambino. Un esempio in cui mostri di non guardarti sinceramente e onestamente allo specchio.

SUGGERIMENTO 3: Dai al tuo bambino lo spazio per esprimere la sua incertezza

Molti genitori hanno la tendenza, quando il loro bambino prova un certo dolore emotivo, a volerlo nascondere o ridimensionarlo. Siamo abituati a farlo perché non vogliamo vedere nostro figlio provare dolore emotivo …perché ci fa male.

Tuttavia, un bambino non può crescere se non sperimenta un certo dolore. Quando vai in palestra prendi un peso che ti fa fare uno sforzo per sollevarlo, ad esempio.

Non ha senso afferrare un peso di plastica che non costa quasi energia, perché il peso assicura che i muscoli possano crescere.

La sfida che ti attende garantisce che tu possa crescere come persona. Funziona esattamente allo stesso modo con il dolore emotivo.

Abbiamo bisogno di dolore emotivo per aiutarci ad andare avanti e raggiungere un nuovo livello.

Quando proteggiamo i nostri bambini dal dolore emotivo, dalle insicurezze o dai dubbi, non gli diamo la possibilità di crescere, anzi, facciamo il contrario. Ci assicuriamo quindi che non possa crescere emotivamente.

Puoi immaginarlo come bambini che crescono come piante da serra in cui la temperatura intorno a loro è perfetta, ricevono esattamente il cibo giusto, nessun insetto può catturarlo e nessuna malattia può verificarsi. Se alleviamo i nostri figli in questo modo e li teniamo come sotto una campana di vetro, creiamo bambini deboli e incerti.

Dai ai tuoi figli spazio per farli entrare in contatto con incertezza, dubbio, vergogna, paura e tutte le emozioni negative che possono provare. Perché proprio per questo avrà l’opportunità di sviluppare e scoprire aree che non ha mai sperimentato prima.

Non significa che dobbiamo abbandonare nostro figlio, ma che dobbiamo guidarlo nell’esperienza con queste (a volte nuove) emozioni.

Ad esempio, quando tuo figlio sperimenta insicurezza, puoi chiedergli cosa prova e dargli l’opportunità di esprimere ciò che sperimenta internamente.

Quando poi gli chiedi cosa vuole con esso e capisce che l’emozione stessa non lo aiuta più, sorgerà una volontà per trasformare questa emozione. Dare espressione è quindi una fase cruciale nella conversione dall’incertezza alla certezza.

N.B. Non possiamo presumere che anche tuo figlio voglia liberarsi dell’incertezza. In molti casi, i modelli di aspettativa sono già sorti in tuo figlio permettendogli di sperimentare emozioni quali incertezza, tristezza e rabbia ;-).

Solo quando è chiaro a tuo figlio di non preservare troppo a lungo quelle emozioni particolari, svilupperà la volontà di trasformarle. Non possiamo quindi insistere troppo sul bambino che voglia sbarazzarsi delle sue emozioni negative.

In quei casi non ha senso spronarlo troppo perchè ha bisogno di più tempo in cui vivere l’emozione, dargli attenzione, ma l’ambiente non si muove.

SUGGERIMENTO 4: Aiuta tuo figlio a trasformare la sua incertezza

Il prossimo errore che i genitori possono fare è che, quando il loro bambino ha espresso l’emozione in questione, vogliono immediatamente fornire una soluzione al problema (l’emozione). Questo è un altro enorme errore e farà in modo che il bambino non sviluppi i muscoli per affrontare le sfide.

È importante che, come genitori, restiamo in silenzio in tale processo e facciamo una domanda che può aiutare nostro figlio a trovare una soluzione. La domanda ad esempio: “Ma cosa vorresti con questa incertezza o dubbio?”, inizierà il SUO processo di pensiero.

Non è importante che tuo figlio abbia una risposta immediata e tu puoi anche aiutarlo, ma almeno devi renderlo “protagonista” dei suoi pensieri. Dagli almeno qualche secondo o qualche minuto per pensarci prima di iniziare a dare consigli o suggerimenti.

Aiuterai maggiormente i bambini piccoli piuttosto che gli adolescenti. Negli ultimi anni dell’adolescenza puoi anche aspettare molto tempo e forse anche evitare di dare consigli. Nel momento in cui gli dai un consiglio immediato è come se tu dicessi a tuo figlio: senza di me non riuscirai.

Questo gli darà la sensazione di non avere fiducia nelle sue capacità.

Se tuo figlio ha idee sul come risolvere il problema, in questo caso l’incertezza, incoraggialo a provare una di queste soluzioni.

Anche se sai che la sua soluzione potrebbe non funzionare, non devi fermarlo immediatamente, perché ricorda che “quel provare” lo rende più forte.

Sviluppare un modo di pensare orientato al problema è più importante della prevenzione del dolore emotivo a breve termine. Questo perché il modo di pensare alla risoluzione dei problemi gli darà molta più gioia nel lungo periodo.

Le tue emozioni sono tue e le emozioni di tuo figlio sono di tuo figlio. Hai la responsabilità, come genitore, di trovare soluzioni per le tue emozioni e tuo figlio sta imparando ad assumersi questa responsabilità sulle proprie emozioni.

Ognuno di noi nasce con insicurezze e tutti possiamo diventare individui fiduciosi.
Ma dobbiamo renderci conto che tutti dobbiamo attraversare le fasi dell’incertezza se vogliamo sperimentare la certezza. Non ci sono percorsi abbreviati in questo processo, ma tuo figlio può arrivarci più velocemente lasciandolo andare come viene.

Vi aspetto a Famiglie in Azione!

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Источник: https://www.youniteonline.com/it/insicurezza/hai-un-figlio-insicuro/

Gravidanza
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