Bambini e smartphone. I consigli della pedagogista per un uso sano

Uso della tecnologia per bambini da 0 a 6 anni

Bambini e smartphone. I consigli della pedagogista per un uso sano

I passaggi della vita vanno rispettati ed ecco allora qualche indicazione operativa per affrontare le sfide che il digitale ci pone per quanto riguarda i bambini più piccoli.

Fra le tante indicazioni operative che sono state date ai genitori negli ultimi anni condivido pienamente quelle esposte recentemente dallo psichiatra e psicanalista Serge Tisseron, ricercatore dell’Università di Parigi ed esperto delle relazioni dei giovani e delle famiglie con Internet.

Da 0 a 3 anni: schermi vietati

L’infanzia non ha bisogno di videoschermi, non ha bisogno di una realtà virtuale. Prima dei 3 anni un bambino necessita di sviluppare competenze interagendo con l’ambiente attraverso esperienze sensoriali che utilizzino tutti e cinque i sensi.

Solo questa interazione esperienziale consente di sviluppare le proprie risorse neuronali.

È stato dimostrato che anche solo una televisione accesa nella stessa stanza dove un bambino piccolo sta giocando ne disturba l’attività, impedendo di sviluppare quella capacità di concentrazione attentiva così importante per il suo futuro. Scrive Goleman su «Focus»:

«L’attenzione – in tutte le sue varietà – rappresenta una risorsa mentale poco considerata e sottovalutata, ma che riveste un’importanza enorme rispetto al modo in cui affrontiamo la vita. […] ci mette in connessione con il mondo, plasmando e definendo la nostra esperienza».

Secondo i neuroscienziati Michael Posner e Mary Rothbart l’attenzione ci fornisce quei meccanismi che stanno alla base della nostra consapevolezza del mondo e del controllo volontario dei pensieri e delle emozioni.

Il touch screen non è una vera esperienza sensoriale: c’è una superficie liscia che attiva stimoli visivi. Molti studi documentano un rapporto diretto tra la durata dell’esposizione agli schermi e le conseguenze sull’attenzione di bambini e ragazzi.

 Un bambino piccolo che fruisce di un’ora di TV al giorno, è a rischio di sviluppare deficit di attenzione due volte superiore a chi non la guarda. [1]

Per approfondire l’argomento, in questo articolo parliamo di come dovrebbe avvenire la fruizione dei cartoni animati da parte dei bambini.

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Occorre allora, soprattutto in questa fascia d’età, che i genitori curino i propri comportamenti.

Non può funzionare il farsi vedere assorbiti dalla televisione, da un computer o da un telefono cellulare, magari talmente distratti da non accorgersi neanche dei richiami dei figli.

In quell’età i bambini sono molto inclini all’imitazione: se ci vedranno perennemente con in mano il telefonino ne vorranno uno.

Da 3 a 6 anni: il tempo delle regole

L’infanzia è il tempo delle regole, che non sono imposizioni ma procedure educative per regolare il tempo e lo spazio comune. Mettiamo delle regole chiare, trasparenti, essenziali. È inutile sgridare i nostri figli perché passano le ore davanti ai videogiochi quando siamo noi ad averceli messi.

La comunità scientifico-pedagogica internazionale su questo fronte è compatta: in questa fascia d’età mezz’ora di videoschermi al giorno è più che sufficiente, e l’accesso a Internet è vietato.

Questa è una fase importante per sviluppare alcune capacità collegate all’immaginazione o alla motricità fine e per implementare le competenze relazionali e sociali.
È ora che si può imparare a litigare bene con successo, anche dopo è possibile, certamente, ma man mano diventa più difficile.

Occorre privilegiare le esperienze dirette, la manipolazione, l’interazione relazionale. I bambini litigano? Certo! È quello il loro compito evolutivo. Imparare a stare insieme, ad accettare la frustrazione e a far emergere le risorse creative di cui, in questa età così plastica, sono incredibilmente dotati.

Non lasciate che si anestetizzino davanti ai videoschermi, permettetegli di stare all’aria aperta, a contatto con la natura, di fare esperienze corporee e mentali nuove. Il loro futuro ne trarrà immenso vantaggio.

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/guida-alluso-della-tecnologia-da-0-a-6-anni/

Dare il cellulare ai bambini: giusto o sbagliato?

Bambini e smartphone. I consigli della pedagogista per un uso sano

A che età è giusto dare il cellulare ai bambini? Una bella domanda. Psicologi, pedagogisti ed educatori si interrogano di frequente su questa questione, portando spesso posizioni contrastanti.

C’è chi sostiene che i bambini di oggi vivano immersi nelle nuove tecnologie e, dunque, è impossibile e controproducente vietare l’uso di tablet  e smartphone.

Dall’altra parte, invece, c’è chi pensa che dare il cellulare ai bambini molto piccoli sia scorretto. Chi ha ragione?

All’interno di questa discussione è difficile dare un risposta univoca, perché possono essere portate argomentazioni valide da entrambe le posizioni.

E’ possibile, però, riflettere su queste argomentazioni e capire quale può essere la scelta più adatta per ognuno di noi. Ogni situazione è a sé e con caratteristiche differenti.

Per questo è importante riflettere sulle diverse posizioni e capire cosa può essere più adeguato per le proprie esigenze.

Proviamo a vedere insieme le tesi che avvalorano ciascuna posizione.

DARE IL CELLULARE AI BAMBINI: PERCHE’ SI?

  • NATIVI DIGITALI. Sempre più spesso i bambini, anche piccolissimi, hanno modo di accedere a tablet e smartphone. I bimbi di oggi sono veri e propri nativi digitali e, fin dalla nascita, si trovano immersi nella tecnologia. Bambini e Internet è un connubio sempre più stretto, che ci porta a riflettere su come aiutare i ragazzi a muoversi in questo mondo. Sono spesso i più piccoli, infatti, ad aiutare gli adulti a muoversi tra App varie e nuovi strumenti. Vivendo in un contesto estremamente tecnologico è impossibile privare i bambini della tecnologia e, dunque, è importante insegnare fin da piccoli ad un uso responsabile dello strumento. Al contrario vietare l’uso dei dispositivi elettronici non solo è praticamente impossibile, ma anche controproducente, perché non li prepara ad un utilizzo sano e corretto delle nuove tecnologie.
  • SICUREZZA. A volte, per gli adulti, può essere molto utile dare il cellulare ai bambini. In questo modo, infatti, i genitori possono avere sotto controllo la situazione, conoscere gli spostamenti dei bambini ed avvisare o essere avvisati di fronte a ogni imprevisto. Il cellulare può essere una risorsa utile per promuovere autonomia nei bambini e favorire la relativa tranquillità dei genitori.
  • COMODITA’. Il cellulare può rivelarsi utile anche per i bimbi di genitori separati. In questo modo i bimbi possono chiamare in autonomia l’altro genitore, senza necessariamente rivolgersi alla mamma o al papà. Questo vale anche per organizzarsi con gli amichetti o discutere sui compiti di scuola. I bambini, infatti, possono contattare i compagni di scuola in autonomia, senza obbligatoriamente la presenza dell’adulto.

DARE IL CELLULARE AI BAMBINI: PERCHE’ NO?

  • SALUTE. Stare molo tempo davanti allo schermo fa male. Ne abbiamo tutti la prova quotidianamente. Gli occhi ne risentono e la concentrazione cala. La stanchezza, dopo aver passivamente visionato più e più video, si fa sentire. Apparentemente non si è fatto nessuno sforzo, ma in realtà il corpo e la mente sono stanchi. La concezione del tempo che passa viene alterata e il rischio di dipendenza è molto elevato. Questo vale per gli adulti e, in misura ancora maggiore, per i bambini.
  • NON SERVE. Vent’anni fa i bambini non avevano il cellulare e vivevano lo stesso. Oggi sembra che questo sia impossibile. Ciò vale per i bambini, ma anche per gli adulti. E’ così difficile fare a meno del cellulare? Si può vivere senza questo strumento, che ormai sembra diventato indispensabile per fare ogni cosa?
  • CONTROLLO. Quando si parla di autonomia, il cellulare ha una duplice valenza. Da una parte, dare il cellulare ai bambini sembra promuovere l’autonomia, perché si da ai piccoli la possibilità di svolgere alcune attività da soli. Può capitare, ad esempio, di lasciar andare il bambino dall’amichetto con la raccomandazione “Appena arrivi mandami un messaggio”. Oppure piccole commissioni. O, ancora, lasciare il bimbo per brevi momenti a casa da solo. Dall’altra parte, attraverso il cellulare, il controllo che i genitori hanno sui bimbi è molto più presente rispetto al passato. Ma è davvero un controllo reale? O è solo una errata percezione? Allo stesso tempo, promuovere l’autonomia controllando continuamente i ragazzi responsabilizza realmente le nuove generazioni?

DARE IL CELLULARE AI BAMBINI CON INTERNET?

Spesso, una delle questioni aperte per quanto riguarda il dare il cellulare ai bambini è la presenza di Internet. La possibilità di connettersi con il resto del mondo con un semplice click è un enorme vantaggio.

Si possono conoscere diverse realtà, avere tutte le informazioni a portata di click, restare connessi con persone lontane. Insomma, fare cose che anche solo pochi anni fa sembravano inimmaginabili. Allo stesso tempo, però, l’utilizzo della rete comporta dei rischi.

Per questo, l’uso di Internet non deve essere lasciato al caso. Occorre educare i bambini ad un uso corretto e responsabile delle nuove tecnologie. E, per fare questo, gli adulti devono essere i primi a utilizzare la rete in maniera responsabile.

Senza demonizzarla, ma consapevoli dei rischi in cui si può incorrere.

Al pari delle mille risorse della rete, infatti, ci sono altrettanti pericoli che si possono insidiare dietro a questo mondo. E non sono cose troppo lontane da noi. Spesso si parla di pedofilia e materiale pedopornografico. Questa, infatti, è una realtà molto più diffusa di quello che si pensi.

Tra i rischi della rete si sta diffondendo sempre di più il cyberbullismo, simile al bullismo, ma con alcune caratteristiche specifiche. Inoltre, si stanno diffondendo in maniera massiccia forme di dipendenza da videogiochi e da internet, con conseguenze estremamente pericolose.

Ma non sono solo questi i rischi della rete. Anche se evidentemente di minore portata, anche l’imbattersi in notizie false e non saperle discriminare è un problema serio.

Oppure l’incapacità di gestire il tempo attaccati al cellulare può rivelarsi un grosso limite.

La tendenza a diventare dipendenti da questo dispositivo è sempre più diffusa tra i bimbi e i ragazzi, che faticano a darsi dei tempi nell’utilizzo del cellulare.

RIFLETTERE SU COME DARE IL CELLULARE AI BAMBINI

In conclusione, la rete ha una potenzialità enorme, ma, come ogni strumento, è importante capire come usarlo bene.

Il ruolo dell’adulto si concretizza nell’educazione alle nuove tecnologie, per favorire un uso corretto e responsabile.

Ciò avviene attraverso l’esempio, il rispetto delle tappe di sviluppo e l’insegnamento dell’autoregolazione nei bambini. Un compito complesso, ma molto importante per educare ad un uso corretto della rete.

DOTT.SSA ANNABELL SARPATO

Источник: https://www.annabellsarpato.com/dare-il-cellulare-ai-bambini/

Staccarlo dal cellulare. I 7 sintomi più evidenti + le DUE soluzioni da mettere subito in pratica (2 parte)

Bambini e smartphone. I consigli della pedagogista per un uso sano

Nella seconda parte di Staccarlo dal cellulare è il problema  vi avevo annunciato che avrei portato delle riflessioni sui rischi legati alla pericolosità delle notizie che un adolescente può apprendere in autonomia dal web SE tu genitore non fai le mosse giuste.

Solo alcune notizie per informarti ancora più approfonditamente sulla questione “cellulare”:

L’uso quotidiano e comune ormai pervasivo del telefonino rende difficile tracciare un confine diagnostico tra comportamento funzionale e disfunzionale, tuttavia bisogna sforzarsi di mantenere la distinzione.

Lo sviluppo di un legame eccessivo nei confronti del cellulare può comportare che alcune persone non riescano a separarsi dal proprio telefonino neanche per pochi minuti poiché tale situazione gli procura uno stato di ansia, impazienza ed insicurezza.

Sono segnali di un uso potenzialmente patologico la spiccata preferenza della comunicazione via telefonino all’interazione diretta, l’uso compulsivo del dispositivo e l’incapacità di rimanere sconnessi dal contatto con la rete.

Si tratta della cosiddetta “nomofobia“, la paura da assenza di cellulare (dall’inglese “no mobile phobia”).

Se da una parte si tende a utilizzare il cellulare come strumento rassicurante e consolatorio, preferendo la comunicazione telefonica all’interazione diretta e ricercando compulsivamente notifiche che veicolino contatti virtuali, dall’altra la mancanza di questa connessione porta il nomofobico a manifestare sintomi simili a quelli che caratterizzano l’attacco di panico: mancanza di respiro, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico e nausea.
      [ cit.Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna]

Secondo una recente indagine, il 58% dei genitori non dà alcun tipo di regola ai propri figli sull’utilizzo dei cellulari, questo vuol dire che più della metà dei genitori mette in mano uno strumento ai ragazzi senza accompagnarli e senza regole.

Il regalo più gettonato alla prima comunione è diventato lo smartphone, ma attenzione: i gestori dei social network hanno stabilito che per l’utilizzo dei social stessi si parte dai 13 anni.

Una regola che ogni genitore dovrebbe ricordare (Pellai e Zoppi)

Una visione totalmente differente è quella di Mashable (https://mashable.com/2016/06/04/how-teens-can-discuss-tech-use-with-parents/#9eCEMSSjokql) dove in breve si affronta il problema dal punto di vista degli adolescenti.

Le domande o i rimproveri dei genitori sull’uso della tecnologia da parte dei figli finiscono spesso senza risposte dei figli e con l’arrabbiatura dei genitori.

Karen North (direttrice di un gruppo di ricerca sulle comunità online alla University of Southern California) ha detto: Oggi i ragazzi sono tenuti a rispondere di quello che fanno molto più che in passato, e non c’è mai stata una generazione con un mondo sociale così complicato. North ha parlato di un evidente contrasto tra l’identità sociale dei giovani e i genitori che provano a capirci qualcosa.

Riassumo di nuovo quali sono i SINTOMI che come Genitore puoi notare nei tuoi figli,
perché tu sei il PRIMO a dover intervenire e devi essere competente?

  1. scarsa attenzione allo studio, 
  2. mancanza di slancio nelle relazioni interpersonali, 
  3. cefalea,
  4. disturbi visivi,
  5. alterazioni dell’umore,
  6. ansia,
  7. disturbi del sonno.

Altri SEGNALI che puoi osservare sono:

• Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;

• Marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;

• Sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, classici sintomi astinenziali;

• Necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale;

• Impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di Internet;

• Dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete.

Come tutte le dipendenze, il bambino o ragazzo si può trovare costretto a un’astinenza che si manifesta con rabbia, frustrazione e depressione quando si è in assenza di accesso alla rete, mentre l’assuefazione consiste nel desiderare, oltre a una permanenza sempre più lunga davanti al pc, software e hardware sempre più performanti.

Esiste certamente un disturbo sottostante, o una patologia precedente o semplicemente una difficoltà di relazionarsi con i coetanei (cosa molto comune in adolescenza), la dipendenze non nasce dal NULLA, di cui quello della dipendenza da internet non è che un semplice sintomo: un rifugio per non affrontare la difficoltà (cit. dott.ssa Calvo).

Quindi cosa comporta avere un figlio caduto in tale dipendenza?

Intanto distinguiamo fra i bambini e gli adolescenti.

I primi sono sicuramente più facilmente aiutatili, rifugiarsi nel video, salvo non ci siano psicopatologie o motivi esterni (conflitti familiari, non cura, abbandono) il bambino ha bisogno di un percorso educativo insieme alla famiglia che li aiuti a RIVALORIZZARE le relazioni fisiche, la socialità e il gioco.

>>>Gli adolescenti, oltre avere molti più anni alle spalle come dipendenti e quindi dei comportamenti consolidati, sono anche pericolosamente soggetti a “inganni e truffe” dall’esterno. 

Un esempio fra i tanti:
Un falso profilo e un mare di bugie. Ciao, sono Manuel, ho venticinque anni, studio medicina. Sembri simpatica, chattiamo un po’?. La presentazione sul web ha tradito ogni aspettativa.

Lei quattordicenne, abbindolata da video, messaggi e cuoricini, lui quarantacinquenne bugiardo e un precedente per violenza sessuale. https://www-ilmessaggero-it.cdn.ampproject.org/c/www.ilmessaggero.

it/AMP/roma_violenza_sessuale_-3517567.html

Stare in rete è tuttavia bello quando è sano. 
Soddisfa la curiosità innata nell’uomo di conoscere e sapere. Come aiutare tuo figlio a prevenire gli inganni del web?

INSEGNARGLI A FARSI DOMANDE è la prima soluzione.

La seconda è COSTRUIRE una RELAZIONE di FIDUCIA tale che si senta libero di CHIEDERE a TE (o a un adulto).

Una domanda per domarle, 
una domanda per trovarle,
una domanda per ghermirle 
e nell’oscurità incatenarle (semicit.).

L’idea che ciascuno possa cavarsela da sé di fronte al caos informativo infastidisce ciascuno di noi perché ci costringe ad ammettere che, ogni volta che ci siamo cascati, in fondo la colpa non era di qualcun altro, ma nostra che non ci siamo fatti la domanda giusta… ma se accade a tuo figlio?  

Come aiutarlo a “smontare i falsi miti” degli rs perditempo e le notizie fake che lo rincitrulliscono?

Ho trovato appunto su questa traccia che trovo sia ECCEZIONALE..appena ritrovo l’autore lo cito.

La soluzione migliore è quindi di tipo educativo, eventualmente interconnessa con una psicologica nell’adolescente, entrambe orientate al recupero della comunicazione quotidiana che favorisca il ritorno alla vita fuori dalla rete e che, da questo punto di vista, sappia utilizzare internet al meglio, proprio per coglierne le opportunità di apertura verso gli altri e verso il mondo che ci circonda.

TANTO PER ESSERE CHIARI:

Non è un male il fatto che un ragazzo passi del tempo su chiacchierando con gli amici che poi frequenta, il problema nasce quando “collezionano” amici virtuali (anche 1.500-2.000, a chi ne ha di più) dei quali poi frequentano 4-5 persone…o anche meno.

La consulenza ai genitori diventa uno strumento essenziale e efficace per aiutare i figli a uscire dal tunnel. Una pedagogista del territorio conosce tante strade per avviarlo alla socialità..e ha tante idee concrete per aiutarti.

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Источник: https://labottegadellapedagogista.com/2018/02/11/8920/

Gravidanza
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