Bambini e sesso in tv: come comportarsi?

Educazione sessuale: quando e come parlarne con i bambini?

Bambini e sesso in tv: come comportarsi?

Viviamo in una società dove la sessualità è stata sdoganata e ha abbattuto apparentemente il muro dei tabù: il sesso è ampiamente rappresentato, esplicito, per certi versi invadente.

 Tutti sembrano sapere tutto e i nostri giovani ne sono esposti fin dalla più tenera età, il che può indurci a pensare che siano molto più esperti che in passato.

Ma è davvero così? Qual è il senso del fare educazione sessuale al giorno d’oggi e da che età bisogna iniziare a parlare di sessualità ai bambini?

E ancora: qual è l’età giusta per cominciare a fare educazione sessuale? Occorre aspettare che siano i bambini a porre domande o meglio anticipare? Chi deve occuparsi dell’educazione sessuale? E se non la si fa, cosa può succedere?

Queste sono solo alcune delle domande che negli anni le formatrici ASPI si sono sentite porre durante i vari corsi di prevenzione con gli adulti, premesso che la Fondazione non è un organo preposto all’educazione sessuale: ci si è trovata in maniera naturale, perché occupandosi di prevenzione degli abusi sessuali, si sono maturate conoscenze e competenze per poter affrontare questo argomento con i bambini. Rispondere alle domande dei più piccoli su cosa sia un pedofilo e cosa faccia, infatti, è chiaramente molto delicato e richiede un approccio rispettoso del loro stadio di sviluppo e della loro capacità di mettere delle parole sulla sfera della sessualità.

In questo approfondimento, si cercherà quindi di rispondere a tutti questi quesiti.

“È davvero necessario fare educazione sessuale? E se non la si fa, cosa succede? A me, nessuno ha mai spiegato niente e sono cresciuto bene ugualmente, con una vita sessuale soddisfacente…”

È vero che la maggior parte degli adulti di oggi non ha mai ricevuto alcuna educazione sessuale, ad eccezione delle famose lezioni di terza media o di qualche rivista pornografica, acquistata di nascosto o trovata facendo la raccolta della carta vecchia.

Oggi però, la società è molto cambiata, in particolare per quello che riguarda la sessualità.

Per certi versi, non è più tabù e si vedono messaggi a connotazione sessuale ovunque: nella pubblicità, nei mass media, attraverso i vari social network, su Internet… La conseguenza è che i bambini vivono e crescono in un “ipermercato della sessualità” per citare Alberto Pellai. Non solo: sono iperstimolati e la loro normale curiosità per la sfera sessuale non conosce più né latenza, né ritmo biologico.

Di conseguenza, dobbiamo ripensare alla domanda di base e riformularla: da “è davvero necessario fare educazione sessuale?” a “quale educazione sessuale vogliamo per i nostri figli?”.

Vogliamo davvero lasciare che siano tutti questi messaggi, a volte espliciti, a volte ambigui, a fare loro da maestri e guida? O vogliamo assumere la responsabilità di educatori e rispondere alla loro domanda fondamentale che è “Mamma – papà –  cos’è l’Amore?” (Alberto Pellai) con le nostre parole, con i nostri valori e, non da ultimo, con la nostra e la loro storia?

Il libro “Mamma, cos’è l’amore? L’amore e la sessualità spiegati ai nostri figli“ di Alberto Pellai
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Rifiutare di affrontare questo tema, significa abbandonare i bambini a loro stessi per quel che riguarda la sfera della sessualità.

La conseguenza sarà che cercheranno altrove le risposte alla loro curiosità, perché quando un bambino vuole sapere qualcosa, è capace di fare di tutto per trovare una risposta soddisfacente.

Non è sentendosi dire “lo scoprirai da grande” o “sei troppo piccolo” che il bisogno di capire si placherà.

Spesso, una delle prime fonti di informazioni è l’educazione tra pari che, se pur non dannosa, può generare ancora più confusione. Il canale più usato è però senz’altro Internet: quanti bambini, anche di prima elementare, hanno cercato presso il “Dott.

Google” di capire ad esempio cosa significa sesso? E cosa troveranno nella scotola magica di internet, se non una grande quantità di immagini e video, certamente più attrattivi di testi teorici ed istruttivi che gli adulti normalmente sarebbero più propensi a leggere? E a questo punto, il rischio che vedano cose totalmente inadatte alla loro età è altissimo, senza per di più la mediazione di un adulto, né mentre entrano in contatto con certo materiale, né a posteriori, perché non saranno neppure in grado di riferire cosa hanno visto e scoperto.

Infine, non si può dimenticare che i pedofili vanno a nozze con bambini curiosi e ingenui e sono pronti a spiegare loro tutto, a modo loro…

“A che età è giusto iniziare a fare educazione sessuale?”

Dal momento in cui il bambino si interessa alle parti private del suo corpo, scoprendo che esistono differenze tra maschio e femmina, vanno accompagnati, rispondendo in maniera sincera e chiaramente adeguata alla loro capacità di comprensione.

Può anche succedere che l’adulto di riferimento non abbia la risposta e allora basterà dire “non lo so ma mi informo e torno da te per parlarne”: l’importante è non lasciare da solo il bambino davanti ad un tema così fondamentale. L’educazione sessuale, quindi, è un percorso che inizia da subito, fin da quando il genitore lava il suo bebè, nominando le parti private del corpo.

I bambini ci danno molte occasioni per poter tematizzare l’argomento, permettendoci di entrare piano piano a parlare della sfera della sessualità.

E in ogni caso, dal momento in cui sono esposti a situazione a connotazione sessuale, non sono mai troppo piccoli. Lasceremmo un bambino davanti alle strisce pedonali senza spiegargli i pericoli del traffico e il funzionamento del semaforo per attraversare, solo perché è troppo piccolo per guidare una macchina?

“E se non fanno domande, non affronto l’argomento?”

No, è rischioso, almeno per due motivi: uno è che i bambini spesso fanno le loro domande in modo codificato o non verbale. Ad esempio, usano parole o parolacce, perché hanno capito che possiedono qualcosa di speciale: una reazione anomala dell’adulto.

Per esempio, “c…o”? Tanti bambini lo usano senza avere la minima idea del suo significato.

Piuttosto che vietare l’uso di questa parola o punire per averla detta, è importante cogliere la domanda del bambino: “mamma, papà, maestro… perché reagisci così? Cosa significa? Me lo spieghi?”

Un altro motivo è che tanti bambini hanno capito presto che con gli adulti di certe cose non si può parlare. Quando, davanti a una scena a connotazione sessuale in TV, si fa zapping senza dire una parola di motivazione, o quando si cambia argomento o ci si mostra imbarazzati adducendo scuse o cambiando argomento, si passa ai bambini il messaggio del tabù: non se ne può parlare!

“Quando lui/lei mi pone una domanda, gli chiedo cosa ne sa già lui/lei…”

Questa tecnica è molto diffusa e può funzionare, ma nel campo della sessualità può anche bloccare la comunicazione: il bambino potrebbe accorgersi che l’adulto è in difficoltà nel rispondergli o potrebbe trovare difficile spiegare qualcosa su cui sta proprio chiedendo spiegazioni.

Una strategia alternativa è di cominciare a rispondere nel modo più semplice possibile, seguendo attentamente le reazioni del bambino. In questo modo, da una parte si dà la conferma al bambino che se ne può parlare, dall’altra ci si adegua alle sue reazioni e dunque al suo grado di sviluppo.

“Chi deve occuparsi dell’educazione sessuale?”

In primis i genitori, vero. Però non tutti i genitori se la sentono, per tanti motivi che nessun ha il diritto di giudicare.

Il fatto è che ogni bambino ha bisogno e ha il diritto di ricevere un’educazione sessuale, indipendentemente dalle sue origini, dalla sua cultura, dal suo passaporto, dalla sua religione… Per questo motivo, è fondamentale che anche la scuola faccia la sua parte, avvalendosi di collaborazione esterne quando lo ritiene opportuno. Grazie all’azione congiunta della comunità educante, tutti i bambini possono beneficiare di un’educazione qualificata e rispettosa.

Conclusione

In conclusione, è assolutamente necessario anche oggi – soprattutto oggi – dare un’educazione sessuale attiva ai nostri figli, per permetter loro di svilupparsi e crescere in modo sereno e protetto, consentendo loro di costruire una corretta identità sessuale e esperienze positive.

Come adulti vale sempre la regola di prestare ascolto ai bambini, alle loro domande verbali o non verbali: solo aprendoci al dialogo, in maniera serena e costruttiva, potremo essere in grado di educarli nel migliore dei modi, sia che si tratti di insegnar loro le regole di sicurezza sulle strade, sia che si tratti di insegnare cos’è l’amore.

Riferimenti:

Alleanza per l’Educazione sessuale

www.alliance-educationsexuelle.ch/web.php/5/it/educazione-sessuale/definizione? 

Ticino

www4.ti.ch/generale/fss/cosa-facciamo/educazione-sessuale-nella-scuola-gles/

scuolalab.edu.ti.ch/temieprogetti/educazione_sessuale_nella_scuola/Pagine/Documenti-di-riferimento.aspx

Santé sexuelle suisse

www.sante-sexuelle.ch/it/chi-siamo/

www.sante-sexuelle.ch/it/nostre-attivita/educazione-sessuale-2/

Linee guida Europa

www.sante-sexuelle.ch/wp-content/uploads/2013/10/Standard_OMS_it.pdf

Источник: https://www2.aspi.ch/educazione-sessuale/

Sesso: come lo spiego ai bambini della generazione Alpha

Bambini e sesso in tv: come comportarsi?

Alla storia del cavolo e della cicogna, probabilmente, non abbiamo creduto nemmeno noi quando eravamo piccoli ma mentre noi – bambini di un tempo – con buona pace di mamma e papà abbiamo finto di crederci, oggi (per fortuna) alla generazione Alpha non la si può certo dare a bere.

Curiosi, aperti, inclusivi ma anche più esposti ai contenuti del web, i bambini di oggi ancora di più hanno bisogno di risposte chiare, anche e soprattutto quando si affrontano temi  delicati, come appunto la sessualità.

Ma come farlo e da che età è giusto iniziare a parlarne?  Meglio che i bambini apprendano dalla scuola concetti che i genitori faticano a spiegare o meglio invece vincere le resistenze e sdoganare i tabù?

Abbiamo sentito il parere di diversi esperti e raccolto alcune informazioni utili, cercando  anche di capire qual è la situazione della scuola italiana oggi rispetto al tema dell’educazione alla sessualità.

L’importanza dell’educazione alla sessualità oggi

Presupposto fondamentale, che spesso però si tende ad ignorare, è che la sessualità è un aspetto del tutto naturale della vita individuale.

«Lo sviluppo sessuale – spiega infatti il dottor Giuseppe Iannone, psicologo psicoterapeuta e sessuologo di Guidapsicologi.

it – va considerato al pari di qualsiasi altra area dello sviluppo individuale, come quella cognitiva e quella affettiva».

«Educare alla sessualità è sempre stato importante – ribadisce Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva che al tema dell’educazione sessuale a misura di bambini ha dedicato diversi libri – ma oggi lo è ancora di più: tantissimo materiale che ha a che fare con la sessualità entra nella vita dei bambini e spesso è diseducativo. Il rischio è che in  mancanza di una buona educazione affettiva e sessuale da parte delle figure di riferimento, questo materiale possa diventare l’unica fonte con cui si confrontano bambini e ragazzi, con esiti deleteri».

Già nel 2010 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la definizione delle Linee guida standard per l’educazione sessuale, ha sottolineato l’importanza di sostenere le nuove generazioni perché possano imparare a gestire la propria sessualità in modo responsabile e sicuro ma anche appagante. La questione, dunque, non è più solo quella di un’educazione sessuale orientata alla prevenzione di problemi e pericoli, quali gravidanze indesiderate o malattie sessualmente trasmissibili, ma di un programma educativo incentrato sul pieno benessere individuale. «A partire dalla preadolescenza – chiarisce ancora Pellai – è bene far capire ai ragazzi che la sessualità fa parte della loro salute e del loro benessere. Bisogna educare le nuove generazioni non solo per prevenire comportamenti a rischio ma anche per favorire un concetto di salute sessuale che passa anche da competenze emotive e cognitive».

A tutto questo si aggiunge la necessità di informare la generazione Alpha su quelle che sono tematiche sempre più attuali.

«L’educazione sessuale oggi deve essere incentrata anche sul tema del sesso e del genere – suggerisce ancora il Dottor Iannone –  le nuove generazioni devono essere educate a sapere che, anche quando non è un fenomeno che riguarda loro direttamente, ci sono persone che nascono con un sesso ma che appartengono a un genere diverso. Una tematica delicata ma che, è bene sottolinearlo, oggi spaventa più gli adulti che i ragazzi».

Da che età è giusto parlare di sessualità ai bambini?

La domanda che si fanno molti genitori è proprio questa. Spesso si tende a credere erroneamente che l’educazione sessuale riguardi adolescenti e preadolescenti mentre invece si tratta di un percorso che deve iniziare sin dalla prima infanzia, accompagnando la crescita del bambino.

«Già tra  i 2 e i 6 anni i bambini si  guardano, si scoprono e chiedono – spiega la Dottoressa Michela Bolis, sessuologa di AIED –  si  può dunque iniziare  dando loro la possibilità di fare domande e accogliendo i loro input.

In questa prima fase l’educazione sessuale deve essere basata su informazioni semplici ma chiare, relative, per esempio, a come nascono i bambini, come avviene il concepimento, senza entrare nel dettaglio del rapporto sessuale e della penetrazione ma comunque favorendo quella che è una curiosità naturale e positiva».

E a testimoniare come si possa e si debba parlare di sessualità anche ai più piccoli, numerosi libri tra cui il recente  “Ad amare ci si educa”, edito nel 2017 da Città Nuova e firmato da Ezio Aceti e Stefania Cagliani.

Il volume, accompagnato da una guida per educatori e genitori su come affrontare il tema con i piccoli, si rivolge proprio ai bambini dai 4 ai 7 anni, in un viaggio illustrato alla scoperta del corpo maschile e femminile, delle reciproche differenze, del concepimento ma anche delle emozioni, per sottolineare come l’educazione sessuale non debba essere intesa come un fatto nascosto, ma come una possibilità di far esprimere la persona negli affetti e nelle relazioni.

Se dunque in questa fascia d’età le informazioni devono essere chiare ma semplici quando arriva il momento giusto per compiere un passo successivo e spiegare ai bambini come avviene un rapporto sessuale?

Fermo restando che è bene rispettare i tempi di ciascun bambino, gli esperti concordano nel ritenere che sia possibile farlo già intorno ai 9-10 anni, ovvero nella fase puberale.

Nel libro per bambini “Col cavolo la cicogna!”, edito da Erickson, infatti, gli autori Alberto Pellai e Barbara Calaba, attraverso la storia della protagonista, una bambina di nove anni, rispondono a tutte quelle prime, naturali domande sulla sessualità: dalla scoperta delle emozioni all’innamoramento, dai cambiamenti del corpo al fare l’amore, fino al concepimento ed alla gravidanza. Il tutto con parole semplici, immediate e senza nessuna forma di censura, spiegando ai bambini (anche) come avviene un rapporto sessuale.

«Intorno ai 9 anni si assiste allo sviluppo ormonale – concorda la Dottoressa Bolis –  i corpi iniziano a cambiare e  aumenta la curiosità dei bambini che possono manifestare dei comportamenti di esplorazione, come la masturbazione. Comportamenti che ai genitori possono sembrare non corretti ma che invece fanno parte di una conoscenza del tutto normale».

… e a scuola?

Per molti genitori però la sessualità resta ancora un argomento tabù con i bambini. Una lacuna che purtroppo oggi, concordano gli esperti, nel nostro Paese non viene colmata dalla scuola.

Sebbene l’UNESCO  abbia aggiornato nel 2018 il documento “International technical guidance on sexuality education”, delineando le componenti essenziali di programmi di educazione sessuale e sottolineandone l’impatto positivo sulla salute e sul benessere dei giovani, l’Italia rispetto ad altri Paesi europei resta un passo indietro.

«Siamo ancora un fanalino di coda – spiega Alberto Pellai –  Non abbiamo obblighi di legge rispetto a questo tema e tutto è lasciato alla decisione dei singoli istituti».

Risultano ancora poche di fatto le scuole che decidono di attivare programmi di educazione alla sessualità e all’affettività, soprattutto nei primi cicli scolastici.

«In Italia si sta cercando di portare l’educazione alla sessualità e all’affettività nelle scuole – racconta la Dottoressa Bolis – Noi come AIED facciamo degli interventi mirati a partire dalle medie e superiori. Dalla scuola primaria non arrivano richieste. Abbiamo anche dato l’opportunità ai genitori di partecipare a serate a tema gratuite per parlare di educazione alla sessualità ma non hanno avuto molto riscontro».

Nella scuola primaria dunque il tema della sessualità finisce per essere relegato esclusivamente alla lezione di scienze di quinta elementare sull’apparato riproduttivo e dunque trattato solo dal punto di vista anatomico.

«Bisognerebbe capire che una buona educazione affettiva e sessuale – spiega ancora Pellai –  va messa a disposizione dei ragazzi prima che loro diventino sessualmente attivi.

Deve essere intesa come un’acquisizione di competenze che li accompagna durante tutto il percorso di crescita».

Tralasciando il caso della Svezia, dove è obbligatoria in tutte le scuole addirittura dal 1955, un esempio importante dei benefici che l’educazione sessuale può avere sulla salute quando trattata sin dalla più tenera età arriva dai Paesi Bassi, dove i programmi di educazione alla sessualità nelle scuole sono proposti a partire dai 4 anni. Probabilmente non è un caso allora se, come ha chiarito lo studio “Sexual Health in the Netherlands 2017”, la maggior parte degli olandesi si dichiara soddisfatto della propria vita sessuale: senza contare che nel Paese si registra un uso dei contraccettivi molto elevato con un numero inferiore di gravidanze indesiderate rispetto ad altre nazioni.

Insomma, la falsa credenza secondo cui l’educazione alla sessualità nei contesti scolastici e non, possa incrementare l’attività sessuale e anticipare l’età del primo rapporto, è ormai largamente smentita e forse molti genitori, anche in Italia, cominciano a capirlo.

«Rispetto al passato c’è più apertura – racconta la sessuologa – Ci sono genitori che parlano di sessualità e che riescono ad avere un dialogo, altri sono ancora frenati dall’imbarazzo o dal pudore, emozioni che hanno probabilmente vissuto loro stessi da adolescenti».

Spesso il problema, infatti, non è tanto quello di non voler parlare di sessualità con i figli quanto piuttosto di non sapere come farlo.

«Molti genitori – spiega ancora Pellai – vorrebbero affrontare il tema ma ancora non sanno come. Sono molto spaventati e finché l’adulto è spaventato rispetto a una dimensione così cruciale per la crescita, rischia di spaventare invece che aiutare».

La soluzione?

Ancora una volta arriva dai libri che spesso, come sottolineano gli esperti, si rivelano uno strumento utilissimo per avvicinare i bambini a temi importanti come quello della sessualità e che possono essere un primo passo verso un dialogo più aperto con mamma e papà.

Per chiarire i dubbi più comuni, nella gallery in alto abbiamo raccolto alcuni consigli e riflessioni utili per trattare il tema della sessualità con i bambini della generazione Ahlpa.

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Источник: https://www.vanityfair.it/lifestyle/bambini/2020/11/08/educazione-sessuale-bambini-elementari-medie-generazione-alpha

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