Bambini e animali insieme. I consigli della pediatra

Contents
  1. Neonato e animali domestici: tutto quello che dovete sapere
  2. CANI E GATTI, PREPARARE L’ANIMALE ALL’ARRIVO DEL NEONATO
  3. ANIMALI DOMESTICI, MANTENERE LE ABITUDINI QUANDO ARRIVA UN BEBÈ
  4. CANI, GATTI E NEONATI: COME ORGANIZZARE GLI SPAZI
  5. CANI E GATTI POSSONO DORMIRE NELLA STESSA STANZA DEL BAMBINO
  6. NON LASCIARE IL BAMBINO DA SOLO CON L’ANIMALE DOMESTICO
  7. COME COMPORTARSI SE L’ANIMALE LECCA IN FACCIA IL BAMBINO?
  8. CANI E GATTI, BENEFICI PER IL NEONATO
  9. NEONATO E ANIMALI DOMESTICI: PESCI, CANARINI E CRICETI
  10. Bambini e animali: i benefici sullo sviluppo psicofisico, la Pet Therapy e le allergie | I consigli del pediatra
  11. Quali sono gli effetti terapeutici che la pet-therapy si prefigge di raggiungere?
  12. E per chi è allergico?
  13. Perché crescere con gli animali fa bene ai bambini
  14. Bambini e animali domestici: ecco qualche consiglio utile
  15. I possibili rischi
  16. Cosa deve osservare il genitore
  17. Svezzamento: come iniziare. I consigli della pediatra
  18. Perché si svezzano i bambini
  19. Quando si svezzano i bambini
  20. Come inizia lo svezzamento
  21. Come si prepara la prima pappa
  22. Come devono essere introdotti i cibi
  23. Le implicazioni psicologiche dello svezzamento
  24. Bambini al mare: consigli per una giornata perfetta
  25. Dottoressa, partiamo dal risveglio. Come dev’essere la prima colazione per passare una bella giornata al mare?
  26. A che ora è meglio andare in spiaggia? E una volta arrivati quale dev’essere il primo accorgimento?
  27. Soprattutto nei primi giorni alcuni bambini hanno diffidenza verso il mare. Come fargliela superare?
  28. Torniamo al cibo. Gli spuntini di metà mattina e del pomeriggio vanno sempre fatti? E che cosa si può dare?
  29. E per un pranzo sotto l’ombrellone?
  30. Se lo chiedono tutti i genitori: ma quanto tempo deve passare dal pasto per fare il bagno?
  31. Come dev’essere la cena dopo una giornata a mare?
  32. Può capitare che i bimbi in estate si prendano la febbre, magari per un colpo d’aria o di calore. Come va trattata?
  33. Lo diamo qualche consiglio anche a chi vuole godersi la spiaggia con un bambino di meno di un anno?
  34. 2 domande al Prof. Andrea Vania
  35. In spiaggia capita di imbattersi nelle zecche. Come evitarle?
  36. E che bisogna fare invece per proteggersi dalle meduse?
  37. Costruire castelli di sabbia
  38. Realizzare una pista per le biglie
  39. Cercare conchiglie
  40. Organizzare una caccia al tesoro
  41. Passeggiaresul bagnasciuga

Neonato e animali domestici: tutto quello che dovete sapere

Bambini e animali insieme. I consigli della pediatra

Quando la famiglia si allarga ed è in arrivo un bebè a farne le spese, in termini di attenzioni e spazi, potrebbe essere il nostro amico a quattro zampe. Ma con questi suggerimenti delle Dottoresse di Medicina Veterinaria, la convivenza tra animale e neonato sarà idilliaca

L’arrivo di un neonato in casa, si sa, rivoluziona i ritmi della famiglia e anche gli inquilini a quattro zampe sono inevitabilmente coinvolti nei cambiamenti che avverranno in casa.

Per prepararsi al meglio ad affrontare il lieto evento si può provare a seguire delle piccole accortezze che aiuteranno l’animale ad abituarsi velocemente alla sua nuova routine e che mettano il bambino in sicurezza, in modo da poter consentire una serena convivenza a tutti.

CANI E GATTI, PREPARARE L’ANIMALE ALL’ARRIVO DEL NEONATO

«Se c'è già un animale in casa, la prima cosa da fare è prepararlo all'arrivo del neonato», spiega Clara Palestrini, Medico Veterinario e Professore Associato del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Milano.

«L'arrivo di un bimbo rappresenta l'ingresso in casa di tantissimi nuovi stimoli per gli animali domestici. Ci saranno nuovi odori, rumori, oggetti ai quali è bene cominciare a predisporlo prima dell'arrivo del neonato.

Una delle azioni che in genere si suggerisce di fare in questi casi, è portare il cane o il gatto nella stanza che è stata predisposta per il bambino e farlo entrare in contatto con giochini, culla, box in modo che possa familiarizzare con queste novità.

In prossimità di questi oggetti, che successivamente l'animale collegherà al bambino, è bene premiarlo con delle attenzioni, una carezza o delle coccole per esempio, in modo che possa associarli a qualcosa di positivo».

ANIMALI DOMESTICI, MANTENERE LE ABITUDINI QUANDO ARRIVA UN BEBÈ

Attenzioni e spazi dell’amico a quattro zampe saranno inevitabilmente ridotti, ma un buon consiglio per non stravolgere troppo la sua quotidianità è quello di cercare di mantenere il più possibile le vecchie abitudini: «Bisogna provare a mantenere la routine dell’animale, magari cercando di rispettare gli orari delle pappe e delle passeggiate. Non è detto che debba occuparsene una persona in maniera esclusiva, possono essere anche diverse persone, ma è importante che si rispettino i suoi orari e i vecchi ritmi».

CANI, GATTI E NEONATI: COME ORGANIZZARE GLI SPAZI

Anche l’organizzazione degli spazi è un passaggio fondamentale quando neonato e animale domestico condividono lo stesso tetto, soprattutto, quando si instaurano sentimenti di gelosia nei confronti del bambino: «In genere questo succede quando il cane, per esempio, riceveva affetto e attenzioni in maniera esclusiva e fatica ad accettare la presenza di qualcuno con il quale si sente inevitabilmente in competizione. In questi casi, si potrebbe optare per cercare di mantenere separati animale e bambino, magari anche con dei piccoli cancelli, in modo che entrambi abbiano i propri spazi senza avvertire una sensazione di invasione del proprio ambiente. Stessa cosa vale anche per gli oggetti: giochini e piccoli accessori del neonato e del cane o del gatto vanno tenuti separati, oltre che per questioni igienico-sanitarie anche per scongiurare eventuali atteggiamenti di competizione».

CANI E GATTI POSSONO DORMIRE NELLA STESSA STANZA DEL BAMBINO

Spazi separati, ma anche momenti condivisi, per esempio durante la nanna: «Cane e gatto possono tranquillamente dormire nella stessa stanza del bambino, anzi un ottimo modo per iniziare la convivenza tutti insieme potrebbe proprio essere quella di mettere la culla del bambino da una parte del lettone dei genitori e l’animale dall’altra, per fare in modo che l’animale non si senta escluso e accettino di buon grado la presenza del neonato».

NON LASCIARE IL BAMBINO DA SOLO CON L’ANIMALE DOMESTICO

Una buona abitudine, che per la sicurezza del bambino è sempre bene seguire, è non lasciare mai che bambino e animale interagiscano da soli. «Ci deve essere sempre presente un intermediario che suggerisca al bambino che comportamenti avere.

Spesso non è una questione di aggressività dell’animale: può succedere anche involontariamente, magari in un momento di gioco, che il bambino possa ferirsi. La supervisione di un adulto, quindi, è sempre da garantire.

È importante poi che il bimbo venga educato al rispetto dell’animale e sui comportamenti da evitare».

COME COMPORTARSI SE L’ANIMALE LECCA IN FACCIA IL BAMBINO?

Nella vita di tutti i giorni, potrebbe anche capitare che il bambino riceva gli “affettuosi baci” dell’amico a quattro zampe o, sfuggito per un istante allo sguardo vigile dei genitori, metta le manine nella lettiera.

Niente panico, come spiega la Dott.ssa Palestrini: «È sufficiente pulire accuratamente il bambino: difficilmente si corrono dei rischi.

Quotidianamente i bambini, soprattutto quando gattonano, entrano a contatto con germi e batteri, quindi non bisogna allarmarsi».

CANI E GATTI, BENEFICI PER IL NEONATO

Comportamenti da seguire, attenzione all’igiene della casa e dell’animale domestico, condivisione degli spazi comuni sono tutti aspetti pratici nella gestione di una casa pet-friendly.

Sul piano emotivo e delle possibilità di una crescita ricca di stimoli, vivere con un animale in casa presenta numerosi vantaggi per il bambino.

«Crescere con un cane o un gatto è una bella opportunità per i bambini – spiega la Dottoressa Palestrini – perché è un’occasione per imparare a rispettare e a relazionarsi in maniera corretta con una specie diversa dalla propria. Vuol dire imparare a rispettare le esigenze di un altro essere vivente».

NEONATO E ANIMALI DOMESTICI: PESCI, CANARINI E CRICETI

Oltre che ai vantaggi strettamente legati ai processi relazionali e di empatia, moltissima letteratura scientifica dimostra che «I bambini che crescono insieme ad animali domestici sono meno soggetti a sviluppare allergie, quindi, vivere insieme a degli animali migliora anche il benessere fisico dei bambini», spiega la Dott.

ssa Marzia Possenti, medico veterinario esperto in comportamento e in medicina e chirurgia di piccoli mammiferi esotici ed uccelli, Ambulatorio Veterinario Arca.vet. È molto importante dunque che i bambini entrino a contatto con gli animali che ci sono in casa, ma sempre con la supervisione dei genitori.

Non solo nel caso di gatti e cani: le stesse attenzioni e accortezze vanno osservate anche quando si tratta di pesci, canarini o criceti. «Essendo degli animali molto piccoli e delicati, è preferibile che gli adulti siano sempre presenti durante le interazioni bambino-animale.

Fino ai 3 – 4 anni i bambini hanno difficoltà a gestire la loro forza e non è raro che possano involontariamente fare del male al piccolo animale nel tentativo di afferrarlo, per esempio.

A differenza del sentire comune anche i canarini e i criceti possono essere molto socievoli e anche dei tranquilli pesci in un acquario, con i quali ovviamente non si può interagire direttamente, possono essere uno stimolo interessante per il bimbo e un modo attraverso il quale scoprire comportamenti e abitudini di vita differenti».

Источник: https://www.nostrofiglio.it/famiglia/animali-domestici/neonati-e-animali-domestici

Bambini e animali: i benefici sullo sviluppo psicofisico, la Pet Therapy e le allergie | I consigli del pediatra

Bambini e animali insieme. I consigli della pediatra

Crescere con un animale ha molti effetti benefici sullo sviluppo psichico e sociale del bambino.

Crescere con un animale ha molti effetti benefici sullo sviluppo psichico e sociale del bambino. Con un po’ di attenzione e seguendo alcune regole igieniche, diventa una meravigliosa esperienza umana.

Bambini e animali, un mix di allegria e festosità. Molte famiglie inseriscono nella cornice familiare anche gli animali, molto spesso cani e gatti. Quali sono i vantaggi per la crescita dei vostri piccoli? Molteplici, e non solo per i bambini.

Adottare un cane o un gatto, soprattutto se cucciolo, aiuta i bambini a vivere un’esperienza umana incredibile, perché la comunicazione e la relazione con l’animale sono assolutamente uniche.

Vantaggi:

  1. Stimola il senso di responsabilità nel bambino, che deve occuparsi direttamente di un altro essere vivente, considerare le sue esigenze e le sue abitudini, per la serie “io non sono il centro dell’universo ma c’è anche altro da me”.
  2. Stimola nel bambino l’attitudine al gioco fisico, in particolare con il cane, a cui piace giocare, saltare e rincorrere oggetti e persone. La giocosità del cane diventa una forma di allenamento fisico e sensoriale, molto simile al gioco tra bambini piccoli.
  3. Sviluppa la comunicazione non verbale, fatta di gesti e suoni. Il bambino impara a riconoscere il linguaggio dell’animale, e sperimenta a sua volta una comunicazione fatta di coccole e abbracci, ideale per i bambini piccoli nei quali il linguaggio ancora non si è sviluppato pienamente. Per i più grandi, li mantiene in contatto con questa fase pre-verbale, quando gli sguardi e le risate dicono più delle parole.
  4. Stimola una visione sociale della vita, proponendo ai bambini la diversità e l’unicità come valori. Il bambino impara a rispettare l’altro, si identifica con il cucciolo e lo protegge. Inoltre si sente amato e protetto dall’animale stesso, che dimostra sempre, a modo proprio, l’affettività e la vicinanza emotiva al bambino.
  5. Riduce lo stress. E’ comprovato che accarezzare e coccolare il proprio animale abbassa la pressione sanguigna e riduce la tensione muscolare.

Che il rapporto con gli animali porti benefici all’uomo è dimostrato e confermato dal progressivo ricorso alla pet-therapy.

Spesso le terapie tradizionali, necessarie e di primaria importanza, si trovano a fare i conti con la poca motivazione o interesse del paziente a progredire.

L’animale molte volte è un “leva motivazionale” importante per un bambino: operare insieme al cucciolo significa giocare con lui. È compito dello specialista utilizzare questa motivazione per un dettagliato e rigoroso programma educativo e/o riabilitativo.

Quali sono gli effetti terapeutici che la pet-therapy si prefigge di raggiungere?

Gli effetti riguardano l’area della socializzazione (depressione, autismo, disturbi generici dello sviluppo), cognitiva (bambini con disturbi psichiatrici e neurologici), emotiva (bambini con difficoltà di adattamento, disturbi dell’apprendimento) e motoria (bambini con problemi neuromotori).

I piccoli con difficoltà di socializzazione possono trovare nello specialista in pet therapy una figura di riferimento che opera insieme a un compagno particolare.

Altro settore è quello della riabilitazione motoria con l’animale in cui il cane o il cavallo fungono da importante motivatore al recupero psicofisico.

La pet therapy, intesa come terapia specifica, è indicata per tutti coloro che presentano problemi di comunicazione, di relazione e di socializzazione.

Per l’autismo, i disturbi pervasivi dello sviluppo, i disturbi del comportamento e psichiatrici è uno strumento riabilitativo importante.

Anche per i bambini con malattia cronica è sicuramente uno strumento importante, monitorando l’aspetto di salute e la fase di malattia a livello psicologico.

E per chi è allergico?

In ultimo bisogna considerare il problema delle allergie agli animali domestici.

I bimbi, spesso insistenti nel richiedere la compagnia di un piccolo amico peloso, non considerano il fatto che, nel caso in cui siano affetti da asma bronchiale allergico o da forme allergiche respiratorie, pur avendo lo stesso diritto a divertirsi dei bambini che non soffrono di disturbi respiratori, sono soggetti ad una serie di restrizioni e di considerazioni indispensabili a salvaguardarne la salute respiratoria e non solo.

Tutti i comuni animali domestici dotati di pelo possono potenzialmente essere responsabili di forme allergiche. I cani ed i gatti, più diffusi, ma anche i conigli, le cavie, i criceti e i piccoli roditori, possono provocare allergie respiratorie con sintomi talvolta anche gravi.

Se non tutti gli studi pubblicati concordano sul fatto che i bimbi che crescono in presenza di un cane o di un gatto fin dai primi mesi di vita sono più protetti nei confronti della sensibilizzazione allergica non solo al cane e al gatto ma anche a molti altri tipi di animali, è anche vero che una volta instauratasi tale tipo di reattività allergica, la presenza degli animali in casa aumenta il rischio di aggravamento dei sintomi della malattia asmatica.

Nel caso in cui un soggetto si sia accorto di essere diventato allergico al gatto e non si voglia liberare dell’animale regalandolo, ad esempio, ad un amico, dopo essersi accertato che lo tratti bene, deve lavare molto bene l’animale almeno una volta alla settimana in acqua abbondante, prestando particolare cura alla pulizia delle orecchie. La stessa cosa vale anche nel caso del cane. Inoltre è fortemente consigliato dedicare uno spazio confinato nell’abitazione che consenta di limitare la diffusione degli allergeni in aria. Si deve inoltre impedire assolutamente l'accesso agli animali nelle camere da letto ed è necessario pulire la casa con un aspirapolvere dotato di speciale filtro anti-acaro e anti-polline, dotando magari le stanze in cui si soggiorna di sistemi filtranti per la depurazione dell’aria.

Источник: https://www.sterilfarma.it/i-consigli-del-pediatra/bambini-e-animali-i-benefici-sullo-sviluppo-psicofisico-la-pet-therapy-e-le-allergie/

Perché crescere con gli animali fa bene ai bambini

Bambini e animali insieme. I consigli della pediatra

La pediatra ci spiega perché crescere con gli animali fa bene ai bambini. I possibili rischi e cosa deve osservare il genitore

Portare a casa un animale domestico non è semplice anche perché non può essere un capriccio, ma una decisione ben ponderata, una decisione che deve essere positiva, una condivisione genitori e figli per la gestione, garantire l’accudimento dell’animale nuovo arrivato e che farà parte della famiglia. Ne consegue che prendere in casa un animale per assecondare il capriccio dei bambini va evitato in quanto qualsiasi essere vivente merita rispetto, attenzioni e soprattutto non dev’essere considerato un giocattolo che poi si abbandona quando non si vuole più.

I bambini manifestano un naturale interesse verso gli animali ed altri aspetti non umani del mondo naturale, ma, nonostante ciò, i meccanismi alla base della capacità degli animali di attrarre e coinvolgere i bambini non sono stati sufficientemente esplorati.

Molte ricerche scientifiche italiane e straniere avvalorano l’ipotesi che un cane o un gatto (animali più comuni all’interno delle famiglie) favoriscano nei bambini l’integrazione, la responsabilizzazione e la socializzazione. Un animale è in grado di offrire ai bambini, ma anche agli adulti, tanto affetto e calore.

L’interazione bambino/animale permette di migliorare le capacità di osservazione di nostro figlio, perché attraverso il comportamento, il movimento del suo animale è in grado di capire quale sono le intenzioni dell’amico a quattro zampe; inoltre avere un quadrupede in casa aumenta la capacità di empatia di ogni bimbo riuscendo a comprendere meglio le emozioni che le altre persone stanno vivendo.

Bambini e animali domestici: ecco qualche consiglio utile

Studi hanno chiaramente messo in evidenza e dimostrato che il solo accarezzare un cane, per esempio, rallenta il battito cardiaco, abbassa la pressione sanguigna, rallenta le onde cerebrali indicando un generale rilassamento e di tranquillità.

E, alla fine, la somma di tutte queste sensazioni/emozioni positive favoriscono la fiducia e l’autostima dei bambini e degli adulti, in futuro sarà un bambino più responsabilizzato, in quanto prendendosi cura del suo cane o gatto, portandolo a passeggio, giocandoci, portandolo dal veterinario, preparandogli il cibo e tanto altro sarà in grado di prendersi cura non solo di lui ma anche di altre persone e di creare delle relazioni, e sarà un adolescente e un adulto più rispettoso verso gli animali e verso la diversità.

Il bambino che nasce con animali in casa è facilitato, ma ciò non toglie che trovare un compagno di vita in età successiva, dopo i 4 anni, li aiuta a crescere, perché sarà in grado di considerare l’animale non un gioco, ma un essere vivente di cui prendersi cura.

L’animale con cui un bambino è in grado di comunicare in modo veramente efficace, oltre a pappagallini, uccellini vari e gatti, è il cane, per la sua storia evolutiva e per la sua capacità di domesticazione.

La scelta della razza è fondamentale, in quanto si deve tenere conto del tipo di famiglia, della casa in cui il nuovo amico andrà ad abitare, dell’età e del carattere del o dei bambini e altro ancora.

Questa scelta, per non sbagliare, sarà indirizzata dal veterinario che è l’esperto di comportamento degli animali e che sarà in grado di consigliare sia l’animale sia la razza e la famiglia che lo accoglie.

Un aspetto che spesso scoraggia le mamme ad accogliere in casa un o l’animale, è la paura che questo possa trasmettere malattie o infezioni a figli e genitori.

Questo va subito sfatato in quanto l’animale, qualsiasi esso sia, di norma è vaccinato e di routine fatto visitare dal veterinario, inoltre è stato dimostrato che i bambini che vivono a stretto contatto con gli animali e conducono una vita all’aria aperta e naturale sviluppano prima le difese da possibili allergie, quindi crescono più forti e protetti.

Studi americani provano l’efficacia delle polveri presenti nel pelo del cane o del gatto nel combattere l’infezione da Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), causa di bronchiolite nel neonato.

I possibili rischi

Aggiungere in famiglia un micio può portare la Malattia da Graffio di gatto, una infezione batterica che manifesta ingrossamento dei linfonodi e febbre, oppure la Toxoplasmosi, dermatiti da funghi, Tigna, o acari, Scabbia.

Pulci e zecche, ma non pidocchi, possono infestare la pelle del bambino possono manifestare un fastidioso prurito e macchie cutanee che vanno trattate.

I pennuti e specie il pappagallo, vanno accuratamente accuditi per evitare che il loro materiale di deiezione, le feci e la polvere presente nella loro gabbia possano veicolare la Psitaccosi.

Quindi la parola d’ordine è la precauzione che oltre alla pulizia anche con appositi presidi per ciascun animale si deve insegnare al bambino a lavarsi spesso le mani quando giocano e accarezzano il loro amico. Importante è conoscere l’animale. L’animale è violento se ha subito violenza dall’uomo.

Esempio: se il bambino si avvicina all’animale mentre sta mangiando può essere un potenziale pericolo come il fare giochi violenti con l’animale che, anche se cucciolo, può avere reazioni imprevedibili. Inoltre il senso di attaccamento al padrone può scatenare delle reazioni aggressive, es.

il bimbo che corre incontro al papà può essere interpretato dall’animale come un potenziale pericolo per il padrone.

Cosa deve osservare il genitore

Il rapporto che si instaura tra animale e bambino, perché è utile a noi genitori capire e comprendere la situazione emotiva del nostro piccolo, infatti il rapporto animale/bambino sbagliato rivela un disagio psicologico.

Nel bambino con Autismo, la vicinanza di un animale può migliorare la socializzazione e l’autostima, mentre nei bambini definiti iperattivi, nervosi, eccessivamente dinamici, aggressivi possono trarre vantaggio calmandosi.

Crescere assieme a un animale domestico vuol dire acquisire il rispetto verso gli altri, vincere le diffidenze del diverso, migliorare l’equilibrio psico-fisico.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/perche-crescere-con-animali-fa-bene-ai-bambini.html

Svezzamento: come iniziare. I consigli della pediatra

Bambini e animali insieme. I consigli della pediatra

Lo svezzamento consiste nell’introduzione nella dieta del bambino di alimenti diversi dal latte. Si tratta quindi di cereali, verdure, proteine di origine animale (come carne, pesce, uova) e vegetale (i legumi), a eccezione della frutta. Tutti nutrienti che, man mano, vanno a sostituire il pasto di latte.

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Perché si svezzano i bambini

Pur essendo il cibo che nei primi mesi di vita fa crescere molto il bambino, il latte è del tutto carente di ferro.

Quest’ultimo è indispensabile per la crescita: la sua mancanza determina una minore produzione di globuli rossi e l’insorgere dell’anemia.

Ciò significa che i tessuti vengono ossigenati di meno e quindi si rischia un rallentamento e, successivamente, un blocco della crescita.

Quando si svezzano i bambini

All’inizio, il lattante vive e cresce grazie al ferro che la mamma gli ha passato durante la gravidanza, attraverso la placenta. Questa riserva, però, si esaurisce verso i 5-6 mesi di vita. Ecco perché in quel periodo, la sua dieta deve essere integrata con alimenti contenenti il ferro.

L’inizio dello svezzamento è comunque soggettivo: varia da bambino a bambino. È il pediatra che valuta il momento migliore per il singolo neonato, pur rimanendo nella finestra temporale indicata.

Bisogna infatti considerare che questo passaggio dal pasto liquido alla pappa è graduale. Per le prime 2-3 settimane, il bambino prenderà solo degli assaggi. Prima che si arrivi a regime, e sostituire tutto il pasto di latte con della pappa, si impiega circa un mese. Ecco perché alcuni pediatri indicano l’inizio della prima pappa a 5 mesi.

Come inizia lo svezzamento

È importante che lo svezzamento rispetti i tempi e i modi indicati dal bambino, senza imposizioni o accelerazioni. Si inizia con il pranzo, offrendo al piccolo qualche cucchiaio di pappa. Questi ne assaggerà qualcuno e poi il pasto verrà completato con una parte di latte. Via via che i giorni passano, si arriverà alla sostituzione completa del pasto di latte con la pappa.

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Come si prepara la prima pappa

La pappa ha una base di brodo, verdura e cereali di vario tipo, a cui poi aggiungere la componente proteica (carne, pesce, uova, legumi). Una volta ben accettata la pappa del mezzogiorno, con cui si inizia, si procede poi a sostituire il pasto serale con la seconda pappa.

È importante che il bambino assuma alimenti freschi, non confezionati, e che – per quanto riguarda verdura e frutta – sia rispettata la stagionalità.

La dieta, poi, deve essere varia: quindi, nei vari pasti bisogna far ruotare sia la tipologia di cereali (ad esempio, farine di mais e tapioca, semolino, mix di cereali; e successivamente pasta, farro, pastina all’uovo, riso, ecc…), sia le proteine.

Come devono essere introdotti i cibi

Per quanto riguarda l’introduzione dei cibi, non ci sono regole rigide. Tutti gli alimenti possono essere assunti fin dall’inizio dal bambino.

Con buon senso, si possono offrire alimenti nuovi e più complessi, anche se è preferibile non proporre troppi assaggi diversi nella stessa giornata. Meglio offrire le novità a distanza di qualche giorno tra loro.

È importante osservare le reazioni del bambino per cominciare a individuare che cosa gli piace e cosa no.

Non ci sono, però, delle restrizioni: non si devono infatti ipotizzare fenomeni di allergia o intolleranze (compreso il glutine) a priori.

Questo perché vi sono studi documentati che dimostrano che più è tardivo l’inserimento di alimenti anche potenzialmente allergizzanti, più è facile che ci sia una reazione allergica da parte del corpo. In pratica, prima l’organismo incontra un alimento, prima lo riconosce come “buono”.

Al contrario, più tardi gli viene proposto, più facilmente lo riconoscerà come elemento estraneo e potrà provocare reazioni negative.

Le implicazioni psicologiche dello svezzamento

Passare dal latte alla pappa è un momento molto importante dal punto di vista nutrizionale, ma anche comportamentale.

L’atto del succhiare è infatti molto diverso da quello del mangiare: a livello motorio si tratta di una vera e propria rivoluzione. Si passa, poi, dall’assumere un pasto in braccio alla mamma a una posizione frontale. Infine, un pasto semi-solido cambia nella consistenza e nel gusto rispetto al latte e costituisce per il neonato una prima esperienza di frustrazione.

Il bambino non è più gratificato dalla suzione: dal liquido tiepido e caldo, facile da deglutire, che chi si prende cura di lui gli offre. Ora, deve assumere un alimento dal sapore nuovo, più difficile da ingerire: deve quindi affrontare una delle prime delusioni della sua vita.

Per questo è importante che sia la mamma ad aiutare il piccolo in questo passaggio. È proprio lei che, simbolicamente, rappresenta la nutrice; colei che, in sostanza, lo ha illuso di avere il controllo sulla realtà offrendogli il latte quando aveva fame. Ora, lo può consolare rispetto a un’esperienza di frustrazione.

Una consolazione nel senso etimologico del termine: cioè alleviare il dolore “con” (ovvero, “insieme a”) qualcuno. È uno schema di approccio alla realtà che, se attuato positivamente, avvia un primo modello di comportamento efficace, insegnando che le difficoltà si possono superare insieme, perché non si è da soli.

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(26 Novembre 2019)

Источник: https://bimbi.santagostino.it/2019/11/26/svezzamento-come-iniziare-consigli/

Bambini al mare: consigli per una giornata perfetta

Bambini e animali insieme. I consigli della pediatra

Estate, tempo di vacanza in famiglia e di lunghe giornate al mare con i bambini al mare. Indispensabili secchiello e paletta per far divertire i propri figli, ombrellone e una buona crema solare per proteggerli da insolazioni e scottature.

Ma quando è meglio andare in spiaggia e fino a che ora è bene rimanere? E l’alimentazione come deve essere? Bisogna continuare a rispettare la regola dei 5 pasti al giorno, con colazione, spuntino di metà mattina, pranzo, merenda e cena? E, poi, la domanda da 100 milioni: quanto tempo bisogna aspettare per fare il bagno dopo aver mangiato? Questo e altro ancora lo abbiamo chiesto alla Dottoressa Margherita Caroli, consulente dell’Unione europea, temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità, nonché former president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

Dottoressa, partiamo dal risveglio. Come dev’essere la prima colazione per passare una bella giornata al mare?

Il latte va benissimo come sempre, ma può essere anche sostituito con uno yogurt alla frutta, un frullato o della frutta fresca. Se si vuole dare il latte, che sia freddo o almeno a temperatura ambiente: il latte caldo quando ci sono più di 30° è una tortura. No, invece, e nella maniera più assoluta, a tè e bevande zuccherate.

A che ora è meglio andare in spiaggia? E una volta arrivati quale dev’essere il primo accorgimento?

Quanto più piccolo è il bambino, prima si dovrebbe andare in spiaggia in modo da evitare le ore più calde.

La prima cosa da fare? Aprire l’ombrellone! Contro gli effetti nocivi dei raggi solari vanno comunque meglio un cappellino e una maglietta bianca, magari da bagnare di tanto in tanto, piuttosto che quelle creme con protezione +50, che sono appropriate soltanto per chi ha la pelle davvero chiara.

In estate i bimbi devono infatti abbronzarsi, perché solo così possono fare il pieno per l’inverno di vitamina D, che serve a calcificare le ossa ed è coinvolta in moltissimi processi metabolici. Certo, con questo non voglio dire che devono stare sotto il sole alle 2 senza protezione….

Soprattutto nei primi giorni alcuni bambini hanno diffidenza verso il mare. Come fargliela superare?

Come sempre: con l’esempio. Non vanno però forzati: i bambini sono molto sensibili agli sbalzi di temperatura e quindi bisogna farli acclimatare piano piano, per esempio facendoli giocare a riva con la palla.

Torniamo al cibo. Gli spuntini di metà mattina e del pomeriggio vanno sempre fatti? E che cosa si può dare?

Certamente vanno fatti, ma non con panini super imbottiti, crackers salati e focacce oleose, che appesantiscono e aumentano la disidratazione. La soluzione migliore è la frutta, dando da bere dell’acqua con un po’ di limone, che la rende più dissetante e permette di recuperare quei sali che si perdono sudando.

E per un pranzo sotto l’ombrellone?

Io darei sempre qualcosa di fresco: un’insalata di riso o di pasta, una caprese, un panino con le verdure grigliate o con mozzarella e pomodoro e poi ancora tanta frutta: una bella fetta di anguria, una macedonia di pere e pesche, che è buonissima. Lascerei perdere cotolette, paste al forno e parmigiana, così anche chi di solito sta ai fornelli può riposarsi.

L’alimentazione estiva comporta uno stravolgimento delle abitudini. Il decalogo per mangiar sano sotto l’ombrellone

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Se lo chiedono tutti i genitori: ma quanto tempo deve passare dal pasto per fare il bagno?

Solo in Italia si crede che si debbano aspettare 3 ore, vero è che noi italiani mangiamo troppo ovunque. Comunque, la risposta giusta non c’è perché dipende da quanto si mangia e da quanto è fredda l’acqua del mare.

La differenza di temperatura può infatti indurre una vasodilatazione periferica, che associata alla vasodilatazione viscerale dovuta alla digestione, può provocare un abbassamento della pressione arteriosa e quindi il collasso.

Ma se si mangia leggero e non ci si butta in acqua di colpo, il bagno si può fare anche subito. Per stare freschi ci si può anche sedere a riva e lasciarsi bagnare delle onde.

Per approfondire ti consigliamo di leggere: I benefici di prendere il sole e come farlo in modo sicuro

Come dev’essere la cena dopo una giornata a mare?

In estate i bambini hanno meno fame e quindi non bisogna esagerare. Si può preparare della pasta, del pane e pomodoro, un’insalata con patate e fagiolini. Vanno limitate anche le proteine, che affaticano i reni e il metabolismo, aumentando la temperatura.

Può capitare che i bimbi in estate si prendano la febbre, magari per un colpo d’aria o di calore. Come va trattata?

Non bisogna coprirli come in inverno, perché altrimenti la febbre non va via.

Il bambino con la febbre è come il caffè nella caffettiera: in inverno il caffè si raffredda in 10 minuti, in estate resta caldo per mezz’ora; allo stesso modo, più è alta la temperatura esterna e meno facilmente si abbassa la febbre.

I bimbi vanno quindi tenuti in un ambiente fresco – certo, non bisogna sparargli addosso il ventilatore o l’aria condizionata –, magari mettendogli i piedini in una bacinella con acqua fredda o bagnandogli la fronte.

Lo diamo qualche consiglio anche a chi vuole godersi la spiaggia con un bambino di meno di un anno?

In questo caso la protezione diventa più importante e verso le 12-12.30 – e comunque quando il bambino dà segni di insofferenza – è bene tornare a casa o mettersi all’ombra in una zona ventilata. La testa del bambino va tenuta sempre bagnata.

Nelle ore più calde consiglio poi di togliere il pannolino, che potrebbe causare infezioni alla pelle, e di usare mutandine o teli di spugna.

Se la mamma allatta deve portarsi tanta acqua in modo da recuperare i liquidi, anche perché con il caldo il bambino tenderà a poppare di più.

2 domande al Prof. Andrea Vania

Pediatra, docente universitario e responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica del Dipartimento di Pediatria della Sapienza Università di Roma.

In spiaggia capita di imbattersi nelle zecche. Come evitarle?

Proteggersi dalle zecche è impossibile. Sono insetti attratti da animali a sangue caldo e passano, per esempio, dai cani all’uomo direttamente. Spesso però sostano in attesa sull’erba o su qualche arbusto, ma in estate non possiamo certo tenere un bambino lontano da un prato.

L’importante è sapere che non se si viene punti la zecca non va tirata via a secco, ma bisogna prima ucciderla per evitare che rimanga dentro la pelle il rostro, attraverso il quale vengono trasmesse pericolose infezioni, soprattutto le rickettsiosi.

Per uccidere una zecca basta soffocarla, coprendola con un batuffolo di cotone o una compressa di garza impregnati d’olio. Una volta fatto, la zecca si staccherà da sola.

Diffusa tra aprile e ottobre la zecca punge sia animali che umani e può essere portatrice di varie malattie

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E che bisogna fare invece per proteggersi dalle meduse?

Di meduse ne esistono di vari tipi, alcune molto velenose, altre meno. Nei nostri mari non ci sono però meduse davvero pericolose. Al bambino va insegnato a star loro alla larga se le vede in acqua. perché al contatto rilasciano delle tossine urticanti e ustionanti.

Nonostante questo, però, molte sono totalmente trasparenti o contorniate semplicemente con un bordino azzurrastro o violaceo difficile da vedere mentre si nuota.

Nel caso di contatto basta lavare la lesione con abbondante acqua fredda oppure, se si ha, usare un gel astringente al cloruro di alluminio, che si trova in farmacia ed è bene avere con sé anche perché è utile pure per le punture di zanzare. In alternativa si può applicare una crema al cortisone.

Costruire castelli di sabbia

Il più classico dei giochi da spiaggia, soprattutto con bambini in tenera età, è senza dubbio la costruzione di castelli di sabbia, dai più semplici, per intrattenere i più piccoli, ai più complessi ed elaborati per coinvolgere anche i più grandi. In alternativa vanno benissimo anche le formine di oggetti e animali che consentiranno di creare simpatiche ambientazioni e storie.

Realizzare una pista per le biglie

Un altro dei grandi classici dei giochi da spiaggia, che si tramanda da generazioni in generazioni, è il gioco delle biglie.

Coinvolgere i bambini è molto semplice: si parte con la creazione di un percorso, fatto di curve, rettilinei, salite e discese e anche qualche buca (per rendere il gioco più interessante) per passare poi alla vera e propria gara, che consisterà nel mettere ai nastri di partenza tante biglie quanti sono i giocatori e colpirle facendo scattare l’indice sul pollice (la cosiddetta schicchera). A vincere sarà chi riuscirà a finire il percorso nel minor tempo possibile.

Cercare conchiglie

Un passatempo rilassante e divertente da fare sulla spiaggia con i bambini è quello di cercare insieme delle conchiglie, specialmente sul bagnasciuga. Sarà un bel modo per collezionare ricordi da rivedere con nostalgia in inverno, creare dei piccoli manufatti o decorazioni, o anche semplicemente distrarre i bambini facendoli camminare e vedere nuovi volti e ambientazioni.

Organizzare una caccia al tesoro

Se volete coinvolgere i bambini in qualcosa di più intrigante, soprattutto in presenza di gruppi di fratellini e cuginetti o amichetti da spieggia, uno spunto interessante è quello di organizzare la classica caccia al tesoro, che consisterà nel nascondere sotto la sabbia elementi tipici del luogo: conchiglie, sassolini, foglie e piccoli oggetti (se possibile non di valore, dal momento che potrebbe essere difficili ritrovarli!). Il consiglio è quello di organizzarla nelle ore più fresche della giornata, per evitare che la sabbia scotti e, se si ha a che fare con bambini più grandi, di arricchirla con indizi da decifrare e con premi un po’ più sostanziosi.

Passeggiare sul bagnasciuga

Sembra un’attività noiosa rispetto agli altri giochi proposti, eppure camminare insieme a bambini sul bagnasciuga o nell’acqua molto bassa della riva è molto rilassante e permette a noi e ai bambini di distrarsi, fare un po’ di attività fisica, nonché di far riposare piedi e caviglie.

Leggi anche il nostro articolo sulle Vacanze con i bambini al tempo del covid

Источник: https://alimentazionebambini.e-coop.it/stili-di-vita/bambini-al-mare-consigli-giornata-perfetta/

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