Bambini al sole: più sono piccoli, più ci vuole attenzione

Contents
  1. Bambini e sole: sì, ma con prudenza
  2. Bambini al sole: come evitare le scottature?
  3. Prodotti solari: quale scegliere?
  4. ‍Non solo sole
  5. Il Disturbo da deficit di attenzione ed iperattività nei bambini, conoscerlo per affrontarlo
  6. ADHD, che cos’è?
  7. Come si distinguono i bambini iperattivi da quelli semplicemente “vivaci”?
  8. Quali segnali possono essere indicatori di una “vivacità” sospetta?
  9. Vediamo ora che cos’è il disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività
  10. Come affrontare il problema?
  11. Sole per bambini: come proteggere i più piccoli quando sono al mare?
  12. Proteggere i bambini dal sole: consigli e accorgimenti
  13. Protezione solare per bambini? Protezione 50
  14. Evitare le ore più calde
  15. Quando e come applicare la crema solare?
  16. Sì alla crema anche nelle giornate nuvolose
  17. Come scegliere la protezione solare adatta per i bambini?
  18. Filtro chimico e filtro fisico: che differenza c’è?
  19. Crema solare per bambini: orientarsi nella scelta
  20. Neonati al sole: come proteggere i piccoli fino ai 12 mesi
  21. Il decalogo dei bambini al sole
  22. Bambini e sole
  23. 1. Il sole aiuta la crescita armonica delle ossa
  24. 2. Il sole aiuta nella regolazione del sonno e fa bene all’umore
  25. 3. I rischi del sole: scottature e ustioni
  26. 4. Come esporre i bambini al sole: in modo limitato e protetto
  27. 5. Mai dimenticare la crema solare
  28. 6. Quale fattore protettivo usare
  29. 7. L’esposizione diretta al sole deve essere graduale
  30. 8. Evitare l’esposizione diretta al sole dei bambini con fototipi 1 e 2
  31. 9. Fino a un anno di età evitare l’esposizione diretta al sole
  32. 10. Cosa fare in caso di scottature
  33. Come scegliere la crema solare per i bambini
  34. Quale fattore di protezione solare (SPF) contro i raggi UVB
  35. Quale protezione dai raggi UVA
  36. Creme solari resistenti all’acqua
  37. Meglio i filtri fisici o chimici?
  38. Meglio la crema, lo stick, il gel o lo spray?
  39. A quali informazioni presenti in etichetta occorre fare attenzione
  40. Quali caratteristiche hanno i solari specifici per i bambini
  41. Come leggere l’indice INCI
  42. Precauzioni per l’uso di cosmetici e repellenti con filtri solari
  43. Creme solari naturali e fai-da-te
  44. Creme solari e vitamina D

Bambini e sole: sì, ma con prudenza

Bambini al sole: più sono piccoli, più ci vuole attenzione

L'esposizione al sole procura al nostro organismo parecchi benefici.

Il sole, infatti:

  • favorisce la formazione nell'organismo della vitamina D, indispensabile per l’assorbimento del calcio e per la sua deposizione nelle ossa;
  • aiuta a regolare il ritmo sonno/sveglia;
  • cura in maniera naturale alcune malattie della pelle, come psoriasi e dermatite atopica;
  • stimola la produzione di melanina;
  • favorisce il mantenimento della temperatura corporea;
  • agisce su alcuni meccanismi biologici che influiscono sull'umore.


E’ assolutamente necessario, però, evitare che il bambino esposto al sole si scotti!

Qui di seguito elenchiamo alcuni validi consigli da seguire per esporre i bambini al sole in sicurezza.

Bambini al sole: come evitare le scottature?

Giocare con la sabbia o con la palla, fare il bagno, raccogliere le conchiglie… quando si è al mare tenere i bambini sotto l'ombrellone non è facile.

Così come spalmarli con la crema solare e convincerli a indossare cappellino, occhiali da sole e anche la maglietta.

Eppure è necessario perché proteggerli dai raggi ultravioletti significa tutelare la loro salute presente e futura.

Tra i fattori di rischio per lo sviluppo di tumori della pelle in età adulta c'è, infatti, l'intensa esposizione al sole in età infantile, con scottature ed eritemi.

Alcune raccomandazioni per evitare che succeda:

  • considerare che in estate i raggi solari sono più intensi e che l’esposizione al sole (e di conseguenza il rischio di scottature) è maggiore in montagna e/o in presenza di superfici che riflettono i raggi, come per esempio la neve, l’acqua, la sabbia;
  • la presenza di vento o di nuvole aumenta il rischio di scottarsi perché la percezione del calore è minore;
  • non esporre direttamente al sole i neonati fino a 6 mesi;
  • per i bambini più grandi, evitare l’esposizione diretta nelle ore centrali del giorno (in estate dalle 11 alle 17) ed esporli gradualmente al sole iniziando con tempi brevi. Durante i primi giorni, se possibile, meglio far indossare indumenti lunghi che coprono braccia e gambe, soprattutto se i bambini sono piccoli;
  • indossare un cappellino (possibilmente a tesa larga) e occhiali da sole;
  • usare creme ad alto fattore di protezione (50 o 50+), attive sia per UVB che per UVA, applicando una quantità adeguata (per l’adulto la quantità consigliata corrisponde a 36 grammi, pari a 6 cucchiaini da te). Queste creme vanno applicate almeno 15 minuti prima di esporsi al sole, rinnovate ogni due ore e sempre dopo il bagno in acqua o dopo abbondanti sudate, anche se sulla confezione della crema è scritto «resistente all’acqua»;
  • considerare che il sole filtra anche attraverso gli indumenti e l’ombrellone e che è bene usare le creme anche all’ombra;
  • le creme solari non vanno utilizzate solo al mare o in montagna, ma ogni volta che il bambino è impegnato in attività all’aria aperta.

Un aiuto per valutare quando evitare di esporsi al sole e per sapere come proteggersi è fornito da tante applicazioni per cellulari e anche dalle stesse previsioni meteo, che offrono informazioni sull’ UV-index (Indice Universale della Radiazione UV Solare). Questo indice ci dice:

  • a quanti raggi UV si sarà esposti in un determinato luogo;
  • come i raggi UV varieranno durante l'arco della giornata;
  • qual è il miglior tipo di fotoprotezione da usare.

Gli eritemi solari (scottature) compaiono in molti casi dopo alcune ore e spesso non mentre si è esposti al sole.

È sbagliato, quindi, pensare che il rischio sia presente solo se la pelle incomincia ad arrossarsi.

I bambini con pelle molto chiara, capelli rossi o biondissimi sono quelli che più facilmente e più rapidamente vanno incontro a scottature e per cui è necessaria una maggiore attenzione e prudenza.

Applicare la crema protettiva non vuol dire poter stare al sole tutto il tempo che si vuole!

Nessuna crema filtra completamente i raggi ultravioletti. Una parte, più o meno rilevante, può passare nonostante la crema. Per esempio, i solari con fattore di protezione (SPF) 50 bloccano al massimo il 98% dei raggi UVB.

Inoltre, occorre considerare che l'SPF indicato in etichetta si riferisce solo alla protezione dai raggi UVB, responsabili della produzione di melanina e delle scottature, ma non ai raggi UVA, che penetrano in profondità nella pelle favorendone l'invecchiamento.

Entrambi, UVB e UVA, concorrono all'aumento del rischio di tumori della pelle.

Una raccomandazione europea ha stabilito che nelle creme solari la protezione contro i raggi UVA sia almeno un terzo dell'SPF dichiarato in etichetta. Questo significa che anche con creme ad alta protezione, la percentuale di raggi UVA che raggiunge la pelle può essere importante.

Prodotti solari: quale scegliere?

I prodotti solari dedicati ai bambini (che riportano spesso in etichetta il termine “kids”) sono in genere ad alta (SPF 50) o altissima protezione (SPF 50+) perché la loro pelle è più sensibile ai danni del sole.

Per garantire una maggiore sicurezza d’uso spesso contengono meno ingredienti critici e nessuna contiene fragranze che potrebbero provocare allergie, trattandosi di un prodotto destinato alla pelle sensibile dei bambini.

Gli spray solari hanno una facilità d'uso maggiore e sono spesso preferiti dai bambini. Spruzzarsi la crema addosso è piacevole e permette di raggiungere anche le parti del corpo più difficili, senza contaminazioni con sabbia e acqua.

La consistenza più leggera e il fatto che si asciughi velocemente sulla pelle sono aspetti apprezzati da chi li utilizza. Occorre però fare attenzione a non spruzzare la crema direttamente sul viso.

Inoltre, è più difficile di regolarsi sulla quantità e maggiore la probabilità che si usi meno crema di quella necessaria per avere una protezione adeguata.

Infine, ci può essere un problema di sicurezza se non si adotta qualche precauzione: nella composizione sono spesso inclusi ingredienti infiammabili (alcool e propellenti) e qualche contenitore è sotto pressione, quindi infiammabile e soggetto a esplosione. Meglio non applicarlo quando si è vicini a una fiamma libera (barbecue, candela alla citronella).

Non solo sole

Oltre ai pericoli derivanti del sole, occorre preoccuparsi anche del caldo. Per evitare la disidratazione, è necessario offrire spesso da bere al bambino: acqua, succhi frutti o altre bevande non fredde e a piccoli sorsi. Inoltre, è preferibile un’alimentazione ricca di frutta e verdura.

Chi vive in città deve considerare i possibili rischi dovuti agli elevati livelli di ozono, un gas che si forma nelle ore più calde e che è irritante per le vie respiratorie. I bambini piccoli sono particolarmente sensibili agli effetti nocivi di questo gas e ancora più a rischio sono i bambini con asma.

In generale è meglio scegliere la mattina come momento della giornata da dedicare alle attività all’aria aperta. La mattina, infatti, le concentrazioni sono minori. Durante le ore centrali della giornata sarebbe meglio stare in case evitando che il bambino sia esposto al sole.

Per saperne di più

Estate in salute: come proteggerei vostri bambini. Opuscolo realizzato dal Ministero della Salute

La protezione solare per i bambini. Un pediatra per amico.

Источник: https://www.marionegri.it/magazine/sole-e-bambini

Il Disturbo da deficit di attenzione ed iperattività nei bambini, conoscerlo per affrontarlo

Bambini al sole: più sono piccoli, più ci vuole attenzione

“Mio figlio è un terremoto! Iperattivo o solamente vivace?”

Dr.ssa Chiara Forno – Psicologa e Psicoterapeuta

Spesso genitori e insegnanti si trovano di fronte bambini energici, che amano correre, saltare, arrampicarsi, giocare alla lotta e che vengono descritti come “iperattivi”. Spesso però, si tratta semplicemente di bambini vivaci, interessati all’ambiente circostante e curiosi di esplorarlo con tutti i mezzi possibili: occhi, mani o tutto il corpo.

Questi bambini hanno un carattere vivace, sentono il bisogno di muoversi, corrono tanto, ma sono anche in grado di fermarsi. Proprio la consapevolezza di potersi fermare, di riuscire a modulare e regolare la propria dinamicità è un primo indicatore che separa il normale carattere vivace del bambino dal sospetto di iperattività o ADHD.

ADHD, che cos’è?

Il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività è disturbo dell’autocontrollo che insorge in età evolutiva ed include difficoltà di attenzione, concentrazione, controllo degli impulsi ed un elevato livello di attività motoria (iperattività).

Tale disturbo ha caratteristiche specifiche quali:

  • La disattenzione (o facile distraibilità) si manifesta in genere come scarsa cura per i dettagli, facilità a dimenticare le cose, difficoltà a portare a termine un’attività, difficoltà a concentrarsi su una cosa, dimenticare di svolgere anche attività importanti;
  • L’impulsività si manifesta come: difficoltà a stare fermi anche da seduti, essere sempre in azione, incapacità di procrastinare nel tempo la risposta ad uno stimolo interno o esterno, incapacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni (spesso si lasciano coinvolgere in attività pericolose senza avvertire realmente la presenza del pericolo);
  • L’iperattività si manifesta invece con: incapacità a stare fermi, essere molto impazienti, avere difficoltà ad attendere qualcosa che si vuole o il proprio turno di gioco, parlare senza sosta, “sparare” impulsivamente le risposte senza pensare.

I sintomi iperattivi-impulsivi o di disattenzione che causano le difficoltà devono essere presenti prima dei 7 anni e devono manifestarsi in almeno due contesti ad es. a scuola e casa.

Come si distinguono i bambini iperattivi da quelli semplicemente “vivaci”?

Quando ci troviamo di fronte ad un disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, innanzitutto ci troviamo di fronte ad una sintomatologia che provoca una marcata compromissione del funzionamento scolastico e sociale.

Quando si descrive un bambino iperattivo, si deve pensare ad un auto che corre continuamente all’impazzata, senza freni e senza controllo. Il bambino ADHD è un bambino che non riesce a gestire il suo continuo movimento e/o la sua disattenzione.

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è quindi una patologia potenzialmente invasiva, che può favorire l’insorgenza di altri disturbi, come ansia, depressione o Disturbo della condotta, Disturbo Oppositivo-Provocatorio.

Si tratta quindi di una condizione che si differenzia rispetto ad una vivacità anche intensa, che può caratterizzare fisiologicamente i bambini in età prescolastica. A quest’età un po’ tutti i bambini sono vivaci è pertanto importante saper riconoscere i segnali di rischio dell’ADHD.

Quali segnali possono essere indicatori di una “vivacità” sospetta?

Prendiamo in considerazione i possibili “campanelli di allarme”:

  • È importante per i genitori escludere che si tratti di un comportamento reattivo, ossia legato ad eventi che il bambino ha subìto o ai quali ha assistito.
  • Esaminare e osservare soprattutto i momenti di gioco; se sono principalmente afinalistici, ossia giochi brevi senza uno schema, senza inizio e fine. Il bambino non si sofferma su un gioco in particolare ma passa da uno all’altro senza intrattenersi concluderne uno.
  • Osservare i comportamenti inconsueti, misurare i tempi attentivi, al fine di notare un’eventuale correlazione con stanchezza e irascibilità (prevalenza, ad esempio, di comportamenti vivaci o di un atteggiamento distratto).
  • Il non riuscire a stare fermo, essere sempre in movimento perpetuo, come se il bambino fosse “animato da un motorino”.

Nel caso si riscontrassero uno o più di questi segnali di intensa iperattività, disattenzione, non rispetto delle regole che porta il genitore a non riuscire a far fronte alla situazione con le sole regole educative, può essere consigliato effettuare una consulenza con uno specialista nel settore

Vediamo ora che cos’è il disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo che include difficoltà di attenzione, concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività.

Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.

E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla “cattiveria” del bambino.

L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali e relazionali. E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

Innanzitutto, l’ADHD è un disturbo neurobiologico ad esordio infantile caratterizzato da evidenti livelli di inattenzione, impulsività e iperattività che spesso persistono anche nella fase adolescenziale e in età adulta.

La causa è da rintracciarsi nell’alterazione di alcune aree del cervello; in particolare la corteccia prefrontale destra e i due gangli basali, che nei soggetti affetti da ADHD risultano essere meno sviluppati.

Questo non significa che i bambini iperattivi presentino delle disabilità intellettive, anzi, molto spesso hanno un’intelligenza superiore alla media, che viene tuttavia accompagnata da difficoltà nell’autocontrollo, incapacità di mantenere l’attenzione per un tempo prolungato e impossibilità di filtrare i numerosi stimoli sensoriali che provengono dall’ambiente circostante. In termini pratici il cervello dei bambini iperattivi risulta quotidianamente bombardato da impulsi e informazioni che cercano di elaborare ma che inevitabilmente li rendono impulsivi, disordinati, poco attenti e ipercinetici. È estremamente difficile per questi bambini stare seduti perché rispondono a qualsiasi cambiamento intorno a loro. Questa loro ipersensibilità agli stimoli li rende delle piccole “trottole” sempre in azione che tentano di svolgere mille attività per poi concluderne pochissime.

I sintomi che caratterizzano il bambino con ADHD (iperattività, impulsività e disattenzione) non sono altro che la conseguenza dell’incapacità dell’individuo di controllare le proprie risposte nei confronti dell’ambiente.

Questi bambini infatti non sono in grado di filtrare le molteplici informazioni che giungono ad ognuno di noi in ogni attimo della giornata e quindi di focalizzare la propria attenzione su un singolo compito specifico.

Così le difficoltà di varia natura (sociali, scolastiche e familiari) che il bambino accumulerà nella propria esperienza di vita (e che per certi aspetti sono del tutto inevitabili) favoriranno lo sviluppo di comportamenti agitati, oppositivi, provocatori e talvolta aggressivi.

I problemi di autocontrollo del comportamento si ripercuotono negativamente sulle relazioni interpersonali che il bambino intrattiene con gli amici o i compagni. Non sorprende che i bambini con Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività vengano più spesso esclusi o siano i meno popolari tra i compagni.

Gli insegnanti li valutano negativamente non solo dal punto di vista del profitto, ma soprattutto sotto l’aspetto comportamentale e del rispetto delle regole sociali.

La qualità delle loro interazioni non è adeguata, sia in contesti strutturati che nel gioco, in quanto si osserva un’alta frequenza di comportamenti negativi sia verbali che non verbali.

Vediamo più nello specifico quali sono le problematiche di disattenzione ed iperattività:

L’ADHD deve essere diagnosticata solitamente entro i sette anni di età. È bene osservare i comportamenti del bambino, e se si dovessero riscontrare alcuni ipercinetici, come ad esempio gesti eccessivamente impulsivi o difficoltà nel concentrarsi, è bene effettuare una valutazione da uno specialista al fine di effettuare un approfondimento diagnostico in merito.

Come affrontare il problema?

Il trattamento per l’ADHD implica il coinvolgimento di scuola, famiglia e bambino stesso, partendo da un inquadramento del disturbo, ossia valutando se tale problematica sia da inquadrare in un disturbo da deficit di attenzione ed iperattività.

Le strategie terapeutiche possono essere attuate su tre fronti, cioè lavorando individualmente con il bambino, operando con la famiglia, attraverso delle strategie di parent education e di parent training, occupandosi del contesto scolastico con il fine di ottimizzarlo.

Il lavoro individuale con il bambino si pone gli obiettivi di insegnamento di tecniche di autocontrollo per la gestione dell’impulsività, delle procedure cognitive utili ad affrontare i problemi che si presentano e sul miglioramento degli aspetti legati all’attenzione.

L’intervento rivolto al bambino nel contesto scolastico prevede, da un lato, il lavoro con gli insegnanti, in modo che possano acquisire alcune strategie utili finalizzate al controllo comportamento del piccolo, dall’altro è necessario operare con i compagni di classe, promuovendo tutti quelli atteggiamenti inclusivi, che possano veicolare dinamiche interattive positive, per mezzo delle quali il bambino possa sentirsi accettato e capito dai coetanei.

L’intervento con i genitori del bambino affetto da ADHD si avvale di due strategie. Nel parent education si forniscono tutte le informazioni necessarie affinché i genitori siano completamente consapevoli della patologia del proprio figlio e li si aiuta e sostiene nel mettere in atto delle strategie più efficaci rispetto a quelle adottate.

Scopri di più sul servizio di Psicologia di Centri Medici Primo: CLICCA QUI

Источник: https://www.centrimediciprimo.it/blog/deficit-attenzione-iperattivita-bambini/

Sole per bambini: come proteggere i più piccoli quando sono al mare?

Bambini al sole: più sono piccoli, più ci vuole attenzione

I raggi solari sono un toccasana per grandi e bambini: l’esposizione al sole ha effetti positivi sull’umore, e permette al corpo di produrre la vitamina D, che rafforza le ossa e, nei più piccoli, previene problematiche come il rachitismo.

L’esposizione al sole, però, deve essere sempre prudente, per evitare scottature, eritemi, o anche disturbi più seri come i melanomi, un pericoloso tipo di tumore alla pelle che può svilupparsi se non si protegge adeguatamente la cute dai raggi UV.

In particolare, la pelle dei bambini durante i mesi estivi ha bisogno di attenzione costante: vediamo insieme come proteggere al meglio i piccoli, e come scegliere la lozione solare per evitare spiacevoli scottature e irritazioni.

Proteggere i bambini dal sole: consigli e accorgimenti

kynesher/istock.com

La pelle dei bambini è più sottile rispetto a quella degli adulti, e quindi molto più delicata: in particolare, nella pelle dei piccoli sono presenti meno cellule che producono melanina, pigmento che protegge la cute dai raggi UV: proprio per questo motivo i bambini hanno più possibilità di scottarsi e di sviluppare eritemi.

Approfondiamo ora insieme quali sono gli accorgimenti da adottare durante i mesi estivi per evitare di incorrere in questi problemi.

Protezione solare per bambini? Protezione 50

Innanzitutto, è fondamentale sapere che la protezione solare non evita completamente le bruciature né gli eritemi, bensì rallenta il processo di penetrazione dei raggi UV nella pelle, attivando una schermatura a seconda del fattore di protezione SPF – Sun Protection Factor.

In sintesi, una crema protezione 50 aumenta la resistenza di quel tipo di pelle al sole di 50 volte, una protezione 30 di 30 volte, e così via.

La protezione adatta per i bambini fino ai 12 anni è SPF 50: nei paragrafi che seguono approfondiremo come scegliere la protezione solare adatta ai più piccoli e come leggere le indicazioni sui flaconi.

firemanYU/istock.com

Evitare le ore più calde

Il consiglio dell’Istituto Superiore di Sanità è quello di non esporsi al sole nelle ore più calde della giornata, tra le 11 e le 16.

In ogni caso, il sole va sempre preso con la protezione applicata e, se ci si trova in una zona soleggiata o si trascorre l’intera fuori casa, è bene intervallare i momenti al sole con pause di ristoro all’ombra, dando spesso da bere ai piccoli e facendo indossare loro un cappello con visiera e occhiali da sole con lenti anti UV.

Quando e come applicare la crema solare?

La corretta modalità di applicazione della crema ai bambini è la seguente:

  • la prima applicazione almeno 20 minuti prima di esporsi al sole, per consentire l’assorbimento;
  • riapplicare ogni 2 ore durante l’esposizione nel corso della giornata;
  • applicare sempre dopo il bagno, anche se la crema è resistente all’acqua.

La crema solare va spalmata in tutto il corpo con particolare attenzione a spalle, orecchie, naso e parte superiore dei piedi, zone che rischiano spesso di scottarsi.

Sì alla crema anche nelle giornate nuvolose

È molto importante dare la crema ai bambini anche se è nuvoloso o velato, perché i raggi UV penetrano attraverso nuvole e foschia.

Altrettanto importante è proteggere i bambini all’ombra e sotto l’ombrellone, perché i tessuti ombreggianti spesso non filtrano i raggi solari, e in questi casi è bene applicare la protezione con la stessa frequenza sopra indicata.

IvanJekic/shutterstock.com

Come scegliere la protezione solare adatta per i bambini?

Per scegliere la protezione solare più adatta, è necessario distinguere le tipologie di protezione e conoscere le loro proprietà.

Filtro chimico e filtro fisico: che differenza c’è?

Innanzitutto, alcune protezioni solari applicano un filtro di tipo chimico e altre di tipo fisico: vediamo insieme la differenza.

  • Il filtro chimico è presente nella crema solare sotto forma di molecole (sintetiche o naturali) in grado di assorbire le radiazioni del sole proteggendo la pelle grazie al SPF.
  • Il filtro fisico, invece, è formato da particelle minerali, naturali – ad esempio argilla, ossido di zinco o diossido di titanio – o artificiali, in grado di riflettere i raggi solari e respingere le radiazioni. Le creme di questo tipo creano una patina bianca sulla pelle e, generalmente, impediscono l’abbronzatura.

Le creme a filtro chimico sono indicate sempre, tranne se il bambino è particolarmente soggetto ad eritemi o a reazioni fotosensibili. In questi casi può essere consigliato schermare completamente la pelle e scegliere quindi una crema a filtro fisico.

Inoltre, come vedremo di seguito, le creme a filtro fisico sono indicate per i neonati.

Crema solare per bambini: orientarsi nella scelta

Ora che abbiamo individuato le principali tipologie di creme solari, vediamo quali sono le caratteristiche che non devono mancare in un prodotto adatto ai bambini:

  • deve essere resistente sia ai raggi UVA (raggi ultravioletti di tipo A, presenti durante tutto l’anno) che agli UVB (raggi di tipo B, presenti alla nostra latitudine in particolare da aprile ad ottobre);
  • deve essere resistente all’acqua, e si consiglia di cercare, se presente, l’indicazione sul tempo di resistenza;
  • deve essere senza profumi e parabeni che rischiano di irritare la pelle.

ArtMarie/shutterstock.com

Neonati al sole: come proteggere i piccoli fino ai 12 mesi

E i piccolissimi? Le indicazioni del Ministero della Salute sono le seguenti:

  • non esporre ai raggi diretti del sole i bambini sotto i 6 mesi, perché la loro pelle è ancora molto sottile, e la melanina è praticamente assente, motivo per cui i rischi di eritemi e scottature sono particolarmente alti;
  • se il neonato viene portato in spiaggia o tenuto all’aperto, evitare le ore dalle 11 alle 16;
  • quando il neonato è all’aria aperta, spalmare sempre la protezione 50+, che è formulata con filtri fisici;
  • tenere il bimbo coperto con indumenti di cotone, in particolare body e cappello
  • quando il neonato è in passeggino, installare una protezione che lo protegga dai raggi diretti, per esempio la cappottina ombreggiante o un ombrellino da passeggio.

Proteggere i bambini dal sole, specialmente durante i mesi estivi, è di fondamentale importanza per evitare danni alla salute e mantenere il benessere della pelle.

Per adottare uno stile di vita sano, è necessario avere consapevolezza delle misure di prevenzione, tra le quali c’è anche la possibilità di stipulare polizze assicurative dedicate alle esigenze di bambini e ragazzi.

Tra queste c’è Protezione Famiglia Ragazzi di UniSalute, pensata apposta per i più piccoli di casa: tra i servizi, particolarmente utile durante l’estate può essere “Il pediatra risponde”, che mette a disposizione uno specialista per dubbi relativi alla salute dei bambini anche durante le vacanze.

Avete mai considerato questa opportunità?

Fonti

lamiapelle.salute.gov.itfondazioneveronesi.it

uppa.it

Источник: https://blogunisalute.it/sole-per-bambini-consigli/

Il decalogo dei bambini al sole

Bambini al sole: più sono piccoli, più ci vuole attenzione

Il sole fa bene ai bambini, a patto di adottare le precauzioni che mettono al riparo dai rischi connessi a un’esposizione imprudente

Bambini e sole

Il sole fa bene ai bambini? Come deve avvenire l'esposizione per evitare scottature? Quali creme solari usare e quale deve essere il fattore protettivo? Il professor Piergiacomo Calzavara Pinton, direttore della Clinica dermatologica degli Spedali Civili di Brescia chiarisce tutti i dubbi delle mamme.

Ecco il decalogo dei bambini al sole.

vai alla gallery

Sole e aria di mare fanno bene ai bambini, che finalmente possono giocare e divertirsi in libertà sulla spiaggia. Però bisogna seguire alcune semplici regole, per godere dei benefici…

1. Il sole aiuta la crescita armonica delle ossa

Il sole fa bene ai bambini: aiuta la crescita armonica delle ossa.
L'antica intuizione che l'azione dei raggi del sole fosse benefica soprattutto per i bambini è stata ampiamente confermata.

La pelle, stimolata dal sole, sintetizza la vitamina D, poco presente negli alimenti e preziosa per la crescita armonica delle ossa e per la loro salute.

Gli alimenti che contengono piccole quantità di vitamina D sono il latte, le uova, l'olio di fegato di merluzzo.

vai alla gallery

In questa galleria fotografica vogliamo suggerirvi giochi da fare con i vostri bambini durante le vacanze. Per trascorrere tutti insieme serenamente una vacanza rilassante all'insegna del…

2. Il sole aiuta nella regolazione del sonno e fa bene all’umore

Inoltre, il sole aiuta nella regolazione del sonno, fa bene all'umore e dà una mano in alcune malattie della pelle. Il sole favorisce anche l'equilibrio dei neurotrasmettitori implicati nei meccanismi che regolano il sonno e il tono dell'umore.

Non solo: aiuta in caso di dermatita atopica e di altre malattie della pelle come la psoriasi.

Sembra infine (ma mancano ancora prove del tutto certe e definitive) che l'esposizione al sole solleciti la produzione di particolari sostanze (citochine) che, attraverso un'azione sulla vitamina D, potrebbe proteggere da alcuni tipi di tumore.

3. I rischi del sole: scottature e ustioni

I rischi sono legati all'eventualità che il bambino si ustioni come può accadere quando viene messo al sole per tanto tempo e senza protezione.

Va sottolineato che il semplice arrossamento della pelle è già espressione di un'ustione di primo grado.

La comparsa di vescicole colme di siero chiaro caratterizza invece l'ustione di secondo grado.

Va inoltre sottolineato con forza che le ripetute scottature durante l'infanzia, oltre a rappresentare un doloroso inconveniente nell'immediato, favoriscono la comparsa in età adulta dei più comuni tumori delle pelle: melanoma, spinalioma, basalioma.

vai alla gallery

Salvagenti e braccioli con i personaggi preferiti, maschera boccaglio e pinne per le prime immersioni,  bastoncini per andare sott'acqua, giubbetto salvagente per prendere confidenza con…

4. Come esporre i bambini al sole: in modo limitato e protetto

Esposizione diretta limitata e protetta è il grande imperativo categorico da cui non si può prescindere, al quale si aggiunge un’altra regola irrinunciabile: il bambino non deve stare al sole nelle ore centrali della giornata, cioè tra le 11 del mattino e le 17, oppure deve starci pochissimo e ben protetto.

Vale anche se la giornata è nuvolosa, in quanto le nubi non bastano a privare i raggi del loro potere ustionante.

5. Mai dimenticare la crema solare

Da tenere presente che un'altra protezione importante, anche se non sufficiente, è rappresentata dalla maglietta, dall’ombrellone, dalla visiera del cappellino.

6. Quale fattore protettivo usare

Fino a quando la pelle non si è scurita è consigliabile l'alta protezione (fattore da 30 a 50 o, meglio ancora 50+), dopodiché si può passare a una protezione media.

L'applicazione va fatta poco prima di esporre il bambino al sole e non solo nelle zone che si vogliono proteggere. E' opportuno fare attenzione a spalmare il prodotto uniformemente su tutta la cute.

L'effetto protettivo di una crema solare si protrae mediamente per due ore, passate le quali si deve ripetere l'applicazione. E' prudente applicare la crema anche se il bambino sta sotto l'ombrellone. L'applicazione della crema non deve autorizzare a prolungare i tempi di esposizione diretta al sole né a ignorare la necessità di esporre il bambino gradualmente.

7. L’esposizione diretta al sole deve essere graduale

Si dovrebbe cominciare con 5- 10 minuti per poi aumentare di 5-10 minuti ogni giorno. Questi tempi possono essere un pochino superiori se la cute è ben protetta da un filtro solare efficace.

L’abbronzatura che via via si forma sulla pelle a sua volta diventa una protezione durante le successive esposizioni (ma attenzione: bisogna comunque continuare a mettere la crema).

Questo vale però solo se il bambino non appartiene ai fototipi 1 e 2, cioè non ha i capelli rossi, le lentiggini e la pelle lattea, oppure i capelli biondi e la pelle bianchissima.

8. Evitare l’esposizione diretta al sole dei bambini con fototipi 1 e 2

I fototipi 1 e 2, cioè con capelli rossi o biondi e pelle lattea, non possono mai ottenere un'abbronzatura davvero protettiva, quindi non vanno mai esposti direttamente al sole, ma devono indossare la maglietta ed essere protetti da una crema solare anche durante il bagno in mare.

Va ricordato che gli effetti benefici del sole si ottengono anche all'ombra: quello che conta, infatti, è la possibilità di stare all'aperto, perché la luce riflessa basta a sollecitare la produzione di vitamina D e anche ad abbronzare.

9. Fino a un anno di età evitare l’esposizione diretta al sole

Prima dell'anno di vita, sia al mare sia in montagna, il bambino non va esposto alla luce diretta del sole, se non poco dopo l'alba o all'imbrunire. Quando inizia a camminare si può cominciare a farlo stare al sole, con tutti gli accorgimenti del caso.

10. Cosa fare in caso di scottature

Se la pelle si arrossa ma non ci sono né prurito né fastidio basta applicare sulla parte una crema emolliente. Fino a quando l’arrossamento persiste bisogna evitare l’esposizione diretta ai raggi del sole. Se all’arrossamento si associano bruciore e prurito si può applicare una piccola quantità di crema al cortisone.

Se compaiono vescicole colme di siero bisogna far vedere il bambino al pediatra. Le vescicole non devono essere bucate né coperte con cerotti o garze. Nessun rimedio casalingo (per esempio, applicazioni di albume d’uovo) riveste una qualunque efficacia e potrebbe anche essere controproducente, quindi è meglio evitare.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/salute/il-decalogo-dei-bambini-al-sole

Come scegliere la crema solare per i bambini

Bambini al sole: più sono piccoli, più ci vuole attenzione

L’uso di una crema solare è una fondamentale misura di prevenzione dai danni causati dal sole alla pelle dei bambini.

Ecco una guida completa per scegliere la crema più adatta al tuo bambino.

Quale fattore di protezione solare (SPF) contro i raggi UVB

La crema, o lo spray, o la lozione, o lo stick che utilizzate deve riportare sulla confezione la scritta “Protezione molto alta” e un fattore SPF di 50+

Il valore dell’SPF (dall’inglese Sun Protection Factor) fa riferimento solo alla protezione anti UVB (i raggi ultravioletti responsabili di eritemi e scottature), non alla protezione anti UVA (responsabili di invecchiamento precoce della pelle e fotosensibilizzazione).

La sigla SPF indica di quante volte l’applicazione della crema prolunga l’esposizione della pelle al sole senza che si scotti, rispetto all’esposizione senza applicare nulla: per fare un esempio, se la pelle di un bambino, senza alcuna protezione, si arrossa (scottatura) dopo 10 minuti di esposizione al sole, una crema (o lozione, o stick) con SPF 30 consente a quello stesso bambino di esporsi al sole senza danni per un tempo di 30 volte superiore (300 minuti). In realtà, non vi è una corrispondenza proporzionale tra SPF e protezione: un filtro con SPF 15 riesce a bloccare circa il 93% della radiazione UVB, mentre un SPF 50+ (il massimo) corrisponde al blocco del 98% dei raggi UVB. 

La normativa europea prevede la seguente classificazione dell’indice di protezione per l’etichettatura dei prodotti solari:

SPF

Protezione bassa

da  14

Protezione media

da 15 a 29

Protezione alta

da 30 a 50

Protezione molto alta

50 +

Quale protezione dai raggi UVA

La  protezione per gli UVA è altrettanto importante quanto quella per gli UVB. Scegliete quindi prodotti che riportino sulla confezione il bollo circolare con la scritta “UVA”.

Non esiste una classificazione dell’indice di protezione anti UVA.

Alcuni produttori, in particolare nei paesi anglosassoni, esplicitano la protezione anti UVA in etichetta con delle stelline (da 1, protezione moderata, a 4, protezione massima).

Creme solari resistenti all’acqua

Scegliete un prodotto che rechi sulla confezione la scritta ”resistente all’acqua” o l’equivalente inglese “water resistant”.

Indica che in laboratorio dopo 20 minuti  (40 minuti in caso di dicitura “Very high water resistant”) di immersione in acqua, il 95% del prodotto solare rimane sulla pelle. 

Ricordate però che il sudore, i movimenti del bambino mentre gioca o nuota, il bagno in mare o in piscina, la doccia e l’asciugatura rimuovono la crema dalla pelle.

Ecco perché è ugualmente necessario riapplicare la crema ogni 2 ore, soprattutto dopo il bagno, anche quando si utilizzano solari resistenti all’acqua.

Meglio i filtri fisici o chimici?

Un prodotto per la protezione solare agisce perché contiene “filtri”, cioè sostanze in grado di intercettare e neutralizzare i raggi UV. Possono essere di due tipi, a volte presenti contemporaneamente:

  • i filtri fisici sono costituiti da particelle a base di ossido di zinco e/o biossido di titanio che, disponendosi alla superficie della pelle e senza penetrare in profondità, si frappongono tra la pelle e il sole, riflettendo e disperdendo i raggi UV. Agiscono quindi un po’ come uno specchio;
  • i filtri chimici sono invece sostanze che penetrano nello spessore della pelle e assorbono i raggi UV, neutralizzandoli. Agiscono quindi come una spugna.

Se il vostro bambino ha una pelle intollerante o atopica, o ha meno di 1 anno, scegliete un prodotto con filtro solare esclusivamente fisico. Sotto i 6 mesi di età applicate solo prodotti con filtro fisico all’ossido di zinco.

I filtri fisici, non penetrando nella pelle e agendo solo come schermo, sono potenzialmente molto meno irritanti rispetto ai filtri chimici.

Ecco perché sono da preferire sicuramente per le pelli sensibili e atopiche, e per la pelle del bambino piccolo, per definizione più delicata.

I prodotti di ultima generazione, costituiti da nano particelle, hanno di molto ridotto il problema della difficoltà di applicazione e dell’”effetto sbiancante”, dovuto alla loro consistenza pastosa.

I solari con filtri chimici rimangono ovviamente più gestibili sul piano cosmetico, in quanto si applicano e si assorbono con maggiore facilità, e sono quindi indicati per i bambini dopo l’anno di età, con pelle non sensibile.

Meglio la crema, lo stick, il gel o lo spray?

In un bambino la facilità di applicazione è importante, in quanto favorisce anche la sua collaborazione ad un’operazione che solitamente ritiene del tutto inutile.

La classica crema con filtri chimici o misti è la più semplice da utilizzare: ha una texture più facile da applicare (si è quindi più sicuri di applicare la dose corretta e su tutte le parti del corpo) ed un minor effetto sbiancante (è quindi meglio accettata dai bambini).

Gli stick solidi, preferibilmente con filtro fisico, sono utili per proteggere piccole zone corporee, come il viso, le orecchie, il naso, dove tra l’altro possono più facilmente essere applicati senza entrare negli occhi. Consigliabile anche applicare stick per le labbra con SPF.

I gel sono più adatti alle zone coperte di peli, come il cuoio capelluto.

Gli spray permettono di applicare il prodotto con maggiore rapidità  su aree estese del corpo ma, soprattutto se il bambino non sta fermo durante l’applicazione, possono “mancare” parte del bersaglio.

Inoltre non possono essere spruzzati direttamente sul viso (vanno prima spruzzati sulle mani e poi applicati al viso con le mani), e comunque bisogna fare attenzione al fatto che il bambino non li inali involontariamente.

Infine, molti sono sotto pressione ed infiammabili se esposti ad alte temperature.

A quali informazioni presenti in etichetta occorre fare attenzione

L’etichetta del prodotto solare deve riportare informazioni chiare e leggibili, senza claim (affermazioni pubblicitarie) fuorvianti.

Sulla confezione devono essere riportate le precauzioni da adottare in aggiunta all’uso di prodotti solari e le istruzioni per l’uso.

Gli spray devono riportare l’avvertenza sulla loro infiammabilità.

Non fatevi confondere dalle scritte a volte inserite in modo fuorviante sull’etichetta di alcuni solari! Ecco a cosa dovete fare attenzione:

  • “Waterproof”: significa “a prova d’acqua”e, (a differenza di “Water resistant”, che abbiamo visto essere la dizione corretta per le creme resistenti all’acqua), indicherebbe che la crema non viene minimamente rimossa dall’acqua o dal sudore, il che è impossibile;
  • “schermo totale” o “protezione totale”:  sono dizioni non più consentite perché non esiste prodotto che consenta la schermatura al 100% della radiazione solare!
  • “ampio spettro” (o “broad spectrum” in inglese): indicherebbe che il prodotto protegge sia da UVB che da UVA, ma se non è accompagnato dal simbolo che specificamente attesta una adeguata copertura anche verso gli UVA  (un bollino circolare con la scritta UVA) non è attendibile;
  • “ipoallergenico” o “Dermatologicamente testato”: non esiste di fatto prodotto applicato sulla pelle che non possa dare allergia!
  • “senza …”: i claim che sottolineano l’assenza di uno o più ingredienti sono inutili e fuorvianti, a volte sono solo stratagemmi di mercato che mascherano altre manchevolezze del prodotto;
  • “prevenzione per tutto il giorno”: affermazione anche questa non vera, e pertanto non consentita.

Quali caratteristiche hanno i solari specifici per i bambini

La pelle del bambino è particolarmente sensibile a tutto ciò che viene a contatto con essa, soprattutto quindi detergenti, creme o lozioni, anche se applicati a scopo terapeutico o preventivo.

Di qui l’importanza che questi prodotti (solari compresi), presentino caratteristiche di particolare delicatezza e purezza, tale da non creare problemi proprio laddove dovrebbero prevenirli o attenuarli! Ciò vale soprattutto per i bambini  con cute particolarmente sensibile e atopica.

I solari specifici per bambini hanno una composizione priva di conservanti, coloranti, nickel, profumi e sostanze allergizzanti. Chiedete consiglio al vostro pediatra per scegliere la formulazione più adatta alla pelle del vostro bambino, soprattutto se ha meno di un anno o la pelle con tendenza atopica.

Come leggere l’indice INCI

I prodotti solari appartengono alla categoria generale dei cosmetici, la cui composizione, secondo le norme europee in vigore dal 1997, deve essere riportata in etichetta secondo la nomenclatura INCI, (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients):

  • gli ingredienti debbono essere elencati in ordine decrescente di concentrazione, da quello percentualmente più presente a quello meno rappresentato;
  • gli ingredienti di origine botanica o compresi nella farmacopea vengono indicati col loro nome latino, gli altri in inglese (es. olio di oliva: olea europea fruit oil);
  • i profumi vengono accompagnati dalla parola francese “Parfum”;.
  • i coloranti vengono indicati con un numero, secondo l’elenco compreso nell’indice internazionale dei coloranti, il Color Index  (es. CI16185).

L’indice INCI è utile soprattutto per capire, in un soggetto allergico ad una determinata sostanza, se quel prodotto contiene o meno tale sostanza, anche in piccole quantità, ed è quindi da evitare.

Nel caso del bambino, come si è detto, i prodotti per la protezione solare specifici per l’infanzia sono già pensati e realizzati in modo da essere privi di conservanti (parabeni), coloranti, profumi, tensioattivi, irritanti, siliconici.

 In ogni caso, se il bambino è allergico a qualche sostanza, è sempre necessario verificare prima dell’utilizzo se tale sostanza compare nella lista degli ingredienti (cercando quindi il termine latino o inglese della classificazione INCI corrispondente alla sostanza cui è allergico).

Precauzioni per l’uso di cosmetici e repellenti con filtri solari

Attenzione ai cosmetici che dichiarano di contenere un filtro solare: solitamente si tratta di una protezione bassa. Se vostra figlia si trucca, meglio quindi applicare prima la protezione solare specifica e poi il trucco (anche se contenente un filtro solare).

Anche alcune creme idratanti contengono filtri solari, con indicazione dell’indice di protezione in etichetta; spesso però non hanno le stesse caratteristiche di resistenza all’attrito e all’acqua dei prodotti specifici per la protezione solare. Inoltre possono non proteggere dai raggi UVA. Anche in questo caso, non devono essere considerate sostitutive della crema di protezione solare.

Evitate prodotti solari protettivi contenenti anche sostanze repellenti per insetti: meglio utilizzare due prodotti separati.

Creme solari naturali e fai-da-te

I filtri solari presenti nelle creme in commercio, siano essi chimici o fisici, sono l’unica garanzia di protezione dalle radiazioni solari.

Evitate qualsiasi il ricorso a prodotti solari definiti “naturali”, se privi dell’indicazione di indice di protezione dai raggi UVA e UVB, e non utilizzate mai creme solari “fai-da-te” preparate in casa seguendo le cosiddette “ricette della nonna”. Ricordate che i danni derivanti da una errata esposizione al sole sono permanenti e irreversibili.

Creme solari e vitamina D

L’impiego sistematico delle creme solari ad alta protezione è indiziata di contribuire ai bassi livelli di vitamina D riscontrati spesso nei bambini.

Si tratta di un tema controverso e che necessita di ulteriori studi e riscontri, ma che non mette comunque in dubbio la necessità di proteggere adeguatamente la pelle dal rischio, provato scientificamente, di sviluppare danni da invecchiamento della pelle e tumori cutanei.

Leggi anche Colpo di calore Lesioni da animali marini

Источник: https://www.amicopediatra.it/come-fare-per/come-scegliere-la-crema-solare-per-i-bambini_sicurezza-e-prevenzione_malattie-della-pelle_effetti-del-calore/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: