Autismo nei bambini: come riconoscerlo e cosa fare

Autismo: come riconoscere il disturbo dello spettro autistico nei bambini

Autismo nei bambini: come riconoscerlo e cosa fare

Di solito, i primi segnali tipici del Disturbo dello Spettro autistico si manifestano già nella prima infanzia (spesso possono comparire già tra i 12 e i 18 mesi).

Riconoscere e diagnosticare precocemente il disturbo dello spettro dell’autismo è fondamentale perché un intervento tempestivo, continuativo ed intensivo può portare più velocemente ad un miglioramento.

Che cos’è l’Autismo?

L’Autismo è un Disturbo legato al Neurosviluppo che si manifesta nelle prime fasi dello sviluppo.

I criteri utilizzati per la diagnosi di disturbo dello spettro autistico descritti dal DSM-5 sono principalmente tre.

  1. Deficit nell’interazione e comunicazione sociale.
  2. Comportamenti, interessi e attività ristretti e ripetitivi.
  3. La comparsa di queste manifestazioni avviene in età infantile.

Accanto a questi tre criteri principali, viene specificato che può essere presente anche una disabilità intellettiva e/o una più o meno grave compromissione del linguaggio.

Vediamo insieme cosa in realtà intendono descrivere questi tre criteri.

Deficit nell’interazione e comunicazione sociale

Per deficit nell’interazione e nella comunicazione si intende una difficoltà nella conversazione, una ridotta condivisione di interessi, emozioni e sentimenti. Inoltre una difficoltà nel dare inizio o rispondere ad un’interazione sociale (ad esempio, una conversazione, un gioco, uno scambio di informazioni, un colloquio di lavoro ecc.).

 Si intendono anche problematicità nella comunicazione verbale e non verbale, che comprendono il linguaggio del corpo e la comprensione dell’uso dei gesti e della mimica facciale.

Per esempio, potrebbero essere presenti delle difficoltà nel capire se la mamma che sgrida il proprio bambino bonariamente sia arrabbiata o no. Oppure nel capire l’ironia o il sarcasmo.

Le difficoltà sono presenti anche nell’adattare il comportamento ai vari contesti sociali. Come abbiamo già evidenziato anche nei precedenti articoli, vi sono delle problematiche nel gioco simbolico e nell’interazione con i coetanei.

Comportamenti, interessi e attività ristretti e ripetitivi

Per quanto riguarda invece il secondo criterio, sono presenti movimenti, uso degli oggetti o eloquio stereotipati o ripetitivi. Per esempio battere di frequente le mani, mettere in fila gli oggetti, ripetere la stessa parola o frase ecc.

I bambini o ragazzi con autismo, inoltre, mostrano un estremo disagio nel cambiamento della loro routine quotidiana, nell’entrata in situazioni nuove o nelle fasi di transizione.

Mostrano disagio anche nel cambiamento dei loro comportamenti verbali e non verbali come per esempio la necessità di percorrere sempre la stessa strada o di mangiare sempre lo stesso cibo a pranzo e non a cena.

I bambini o ragazzi con autismo mostrano una reazione verso stimoli sensoriali insolita o inaspettata che varia dall’eccessiva alla totale mancanza di interesse.

Ad esempio, possono mostrare un interesse eccessivo per le luci, o un materiale preciso e al contrario una totale avversione per alcune tipologie di suono.

O ancora essere apparentemente indifferenti al caldo o al freddo.

Perché è così difficile riconoscere il disturbo dell’Autismo?

Come sottolineato dall’espressione “disturbo dello spettro autistico” e in particolare dal termine “Spettro”, questo disturbo può manifestarsi in modo molto eterogeneo rispetto all’età, al livello di sviluppo e anche alla gravità stessa (può comprendere tutte o solo alcune delle difficoltà descritte).

Pertanto, ogni bambino autistico può essere molto diverso dall’altro.

Alcuni bambini, infatti, possono manifestare comportamenti tipici del disturbo dello Spettro dell’Autismo già nella prima infanzia come non girarsi se chiamati per nome oppure un ridotto contatto visivo.

Altri, invece, possono mostrare un normale sviluppo e poi d’improvviso un arresto oppure una regressione in tappe già acquisite (ad esempio, iniziare a parlare e poi d’improvviso non dire più nulla).

Come riconoscere i primi segnali

Segnali Precoci osservabili entro i ventiquattro mesi

  • Il bambino non si gira se chiamato per nome e sembra non ascoltare quando gli si parla.
  • Non attira l’attenzione dell’altro.
  • Mostra un ridotto contatto visivo e in alcuni casi, potrebbe essere anche totalmente assente.
  • Assenza di imitazione dei movimenti e espressioni facciali.
  • Il piccolo non mostra alcun interesse nel condividere attività, giochi, oppure oggetti con l’altro.
  • Non sorride quando gli viene fatto un sorriso (mancanza del sorriso sociale).
  • Il bambino non segue l’attenzione dell’altro indirizzata verso uno stesso oggetto (mancanza di attenzione divisa).
  • Non produce suoni semplici come MA-MA-MA o TA-TA-TA (mancanza di lallazione).
  • Non è in grado di pronunciare alcuna parola o frase.

Oltre i ventiquattro mesi

Con la crescita i segni del Disturbo dello Spettro Autistico diventano sempre più eterogenei. Generalmente, si fa riferimento ai criteri descritti in precedenza. Ad esempio:

  • Perdita di abilità precedentemente acquisite come prime paroline o prime interazioni sociali.
  • Ritardo nello sviluppo del linguaggio oppure difficoltà se già presente. Il bambino potrebbe ripetere continuamente parole o frasi senza alcuna intenzione comunicativa (ecolalia), avere un tono di voce anomalo con una strana cadenza o intonazione.
  • Difficoltà ad accettare i cambiamenti nella routine.
  • Ripetizione continua di movimenti (dondolare, agitare le mani, etc..).
  • Difficoltà nel comprendere le espressioni facciali, il tono di voce e la gestualità dell’altro.
  • Posture inusuali e anomalie nel movimento come camminare in punta di piedi.
  • Scarso contatto visivo.
  • Interessi ristretti.

Cosa fare?

Se siete preoccupati per il vostro bambino è fondamentale non aspettare e intervenire nell’immediato, rivolgendovi al vostro Pediatria di riferimento per un controllo.

Il Pediatria sarà in grado di riconoscere e valutare se siano presenti i segnali tipici del Disturbo dell’Autismo e se necessario, vi indirizzerà ad un neuropsichiatria infantile per poter individuare l’eventuale rischio di sviluppare questo disturbo.

Dott.ssa Rosamaria Satriano, Dottoressa in Psicologia 

Dott.ssa Marina Dei, Psicologa


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Источник: http://www.tieniamente.it/2020/07/autismo-riconoscere-disturbo-spettro-autistico-bambini/

Sintomi autismo: come riconoscerlo e cosa possono fare gli insegnanti

Autismo nei bambini: come riconoscerlo e cosa fare

Quando parliamo di autismo ci troviamo di fronte a un gruppo di disturbi di natura neurobiologica più correttamente definiti Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) i cui sintomi si manifestano precocemente e permangono per tutto il corso della vita.
Pur nelle differenti manifestazioni cliniche con cui si presentano, le caratteristiche tipiche degli ASD si possono riassumere in:

  • Deficit nella comunicazione e nell’interazione sociale;
  • Comportamenti e interessi, ristretti e ripetitivi.

Sintomi autismo: come riconoscerlo

L' autismo rientra tra i disturbi non specifici di apprendimento, che differiscono dai DSA perché si riferiscono ad una difficoltà ad acquisire nuove conoscenze e competenze non limitate ad uno o più settori specifici delle competenze scolastiche, ma estesa a più settori.

Mentre nei DSA la caduta delle abilità scolastiche può essere spiegata da uno specifico disturbo di apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia), invece nei disturbi non specifici di apprendimento queste basse prestazioni possono essere spiegate da altri fattori non specifici dell’apprendimento come una bassa competenza cognitiva, oppure una o più difficoltà emotive o problemi comportamentali.

Questo è il motivo per cui i ragazzini con disturbi non specifici di apprendimento hanno difficoltà che vanno oltre alle problematiche scolastiche, come nel caso dell'autismo.

Le persone affette da autismo possono infatti presentare in misura più o meno marcata anche disturbi sensoriali, problemi del sonno, di alimentazione, disarmonie motorie, disarmonie nelle abilità cognitive, scarsa autonomia personale e sociale, autolesionismo, aggressività.
Ad essere assente o fortemente compromesso nell’autismo è il patrimonio innato di abilità con cui ogni essere umano, ovunque si trovi e al di là di qualsiasi differenza etnica e culturale, riesce ad entrare in contatto con gli altri, ad intuirne bisogni, stati d’animo, aspettative.Molte persone autistiche ad alto funzionamento, cioè con un livello intellettivo e linguistico che permette loro di raccontare del loro autismo, si sono definite “extraterrestri”, proprio per il senso di estraneità e di disorientamento che il mondo basato sulla neuro tipicità provoca in loro.

Questa mancanza di intuizione, non solo per quanto riguarda il mondo sociale ma anche il succedersi degli eventi, fa sì che le persone autistiche fatichino a collaborare e ad avere iniziativa nella vita di tutti i giorni e soprattutto a sopportare i cambiamenti di routine e gli imprevisti; per la stessa ragione possono entrare in crisi per le attese o per il fatto di dover aspettare il proprio turno o per altre situazioni simili.

Anche gli stimoli sensoriali vengono elaborati dalle persone con autismo in modo diverso rispetto alla popolazione neuro tipica. Una sirena, un oggetto “fuori posto” può condurle ad una crisi di agitazione; un tono dell’eloquio concitato, un rumore anche del tutto sopportabile per noi, può indurle a tapparsi le orecchie, a scappare in un altro luogo o a dar vita a stereotipie motorie o verbali.

Il linguaggio verbale non sempre è presente e anche quando lo è il suo utilizzo può essere bizzarro o apparentemente privo di senso.

Le difficoltà possono presentarsi sia a livello di produzione, ma anche e soprattutto a livello di comprensione, e quindi anche persone con autismo che si esprimono molto bene talvolta possono non capire il senso di quanto viene loro detto, in particolare se si utilizza un linguaggio ricco di sfumature, metafore, ironia, ecc.Per gli stessi motivi possono non comprendere bene domande articolate o che contengano il “perché?”, alle quali è possibile che rispondano in maniera non appropriata o con la ripetizione della domanda stessa.In circa il 70% dei casi inoltre all’autismo si accompagnano altri disturbi di tipo psichiatrico e neurobiologico.

La prevalenza è tutt’altro che rara: il dato più recente del Center for Disease Control and Prevention Epidemiology Program Office riporta 1 caso ogni 68 bambini nella fascia di età di 8 anni (CDC, 2014).

Il ruolo della famiglia e della scuola nell'autismo

E’ importante tenere presente che quando parliamo di autismo ancora troppo spesso ci focalizziamo solo sull’individuo, trascurando le ricadute che questa condizione ha sui sistemi prossimali: la famiglia, la scuola, e più in generale la comunità.
Chiunque ruoti intorno alla persona affetta da autismo è chiamato a fornire un accudimento superiore, per quantità e tempo, a quello che normalmente si dedica ad una persona neuro tipica, talvolta con il rischio di ricevere in cambio frustrazione relazionale e affettiva e isolamento sociale. Per questo è importante un approccio che non si limiti a interventi a spot ma che metta in atto una presa in carico globale che tenga in considerazione tutte le persone e le risorse che ruotano attorno alla persona autistica.
Se è vero infatti che dall’autismo non si guarisce, è vero anche che un intervento precoce, globale e rispettoso della persona, dei suoi desideri e delle sue specificità, fa la differenza e permette notevoli miglioramenti e un innalzamento del livello di qualità della vita di chi ne è affetto, del suo nucleo familiare, e degli altri sistemi di appartenenza.

L’autismo è una condizione che porta con sé difficoltà, più o meno severe, ma è anche un modo diverso di guardare le cose, una grande sfida educativa, umana, e di inclusione.
Una condizione per la quale la partecipazione di tutti diviene necessità e stimolo creativo assieme.

L'autismo a scuola

Spesso la scuola non riesce ad affrontare tutte le problematiche legate al disturbo dell’Autismo a scuola poiché manca una preparazione specifica e non si può lasciare tutto al caso o all’improvvisazione.

I genitori dei bambini autistici lottano quotidianamente con questa realtà e spesso questi bambini sono esclusi da molte attività proprio perché non si sa come gestire i loro comportamenti e la loro imprevedibilità, a seconda di come percepiscono l’ambiente attorno a loro.

Strategie utili per promuovere la comunicazione e l'apprendimento in classe

Il bambino autistico generalmente mostra forti difficoltà a stabilire e mantenere un contatto visivo con le persone che entrano in relazione con lui, pertanto è necessario, quando si intende interagire con lui:

– Stabilire e mantenere un contatto oculare e spronare il bambino a fare altrettanto;

Parlare in modo chiaro e servendosi dell’ausilio di immagini in caso di difficoltà linguistiche;

Il bambino autistico spesso ha rituali ed abitudini molto rigidi e può reagire alle rotture e/o alla forzatura di tali rigidità con improvvise crisi e scoppi d’ira; è pertanto improduttivo e dannoso tentare di forzarlo bruscamente a modificare le proprie abitudini, bisogna:

Rispettare i suoi tempi e non richiedere troppi cambiamenti improvvisi;

Strutturare la sua giornata in modo chiaro, pianificando in anticipo le attività;

Rivolgersi a lui in modo calmo e chiaro;

Usare la strategia del SE-POI, piuttosto che interventi correttivi e/o punitivi (se farai questo, poi succederà quest’altro), per promuovere nel bambino lo sviluppo di una riflessione sulle conseguenze delle proprie azioni:

Promuovere la strategia di imitazione dei pari per ottenere i comportamenti adeguati e desiderati da parte del bambino;

Suddividere un compito in sequenze semplici;

Utilizzare il canale visivo per l’apprendimento, avvalendosi di schemi, tabelle e immagini.

In generale ricordarsi di rispettare i tempi e le modalità di comunicazione visive, piuttosto che verbali, ma tentare comunque di integrare entrambe.

Non dimenticare di sfruttare i dispositivi come PC o tablet: garantiscono un grandissimo supporto per migliorare le abilità strutturali di base, quelle comunicazionali, quelle motorie e quelle di linguaggio espressivo.

Per concludere, un elemento fondamentale: il “Cuore”. È importante credere in ciò che si fa, solo così si possono ottenere risultati.

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Источник: https://www.soloformazione.it/blog/autismo-come-riconoscerlo-e-cosa-possono-fare-gli-insegnanti

Autismo infantile, come riconoscere i primi sintomi

Autismo nei bambini: come riconoscerlo e cosa fare

Sguardo sfuggente, ripetitività dei movimenti e ritardo nel linguaggio. Sono questi i parametri principali che denotano una sindrome autistica. Eppure, fare una diagnosi è assai complicato: per questo bisogna rivolgersi ad esperti del settore

In teoria, la diagnosi di autismo andrebbe fatta entro i primi tre anni di vita del bambino.

Tuttavia, non esistono esami oggettivi in grado di dirci se nostro figlio è affetto da questa sindrome: la diagnosi, infatti, si basa su dati clinici e cioè sull'osservazione del comportamento del bimbo.

Tra l'altro molti bambini a sviluppo “tipico” presentano alcuni tratti autistici. Per questo è molto difficile fare una valutazione ed è quindi molto importante rivolgersi a degli specialisti. Leggi anche Autismo: che cos'è. Sintomi, segnali e strategie

Video intervista del 2019 a Lucio Moderato, psicologo e psicoterapeuta, Direttore Servizi Diurni e Territoriali “Fondazione Istituto Sacra Famiglia” di Milano.

Che cos'è l'autismo?

L'autismo è un disturbo generalizzato dello sviluppo di origine genetica con una forte interazione ambientale. Non è una malattia nel senso classico del termine, perché non è possibile curare l'autismo.

Tuttavia, è possibile prendersene cura con interventi psico-educativi strutturati che portano all'abilitazione e al miglioramento della qualità della vita sia dei bambini che degli adulti autistici, ma anche dei loro genitori o dei loro familiari.

(Leggi anche: autismo infantile, 10 cose da sapere)

Qual è l'incidenza dell'autismo in Italia?

Dobbiamo considerare che i dati sull'autismo negli ultimi vent'anni sono molto cambiati. Negli anni '70 si parlava di un autistico ogni 40-50mila abitanti, oggi parliamo di un autistico ogni 100 abitanti. Queste sono stime internazionali che si possono applicare anche al nostro Paese, anche se non abbiamo un conteggio preciso della situazione.

Questa disparità di cifre non dipende dal fatto che l'incidenza dell'autismo sia aumentata (forse solo in minima parte), ma dal cambiamento degli strumenti diagnostici.

Quali sono le cause dell'autismo?

Fino agli anni Ottanta si pensava che l'autismo fosse una problematica derivante da questioni di tipo psico-relazionale: le responsabili erano le famose mamme “frigorifero”, o mamme anaffettive, che non erano in grado di voler abbastanza bene ai loro figli. Negli ultimi vent'anni tutto questo è stato sconfessato grazie anche all'intervento delle associazioni dei genitori.

Adesso si sa che l'autismo è una sindrome di origine genetica che ha forti influenze dal punto di vista delle interazioni ambientali.

Attualmente, sono stati scoperti sette geni correlati all'autismo. E sette geni possono creare uno spettro piuttosto vasto di questa malattia.

Tuttavia, è ovvio che la genetica non basta per spiegare questo fenomeno, anche perché in genetica il rapporto tra genotipo e fenotipo non è di causa-effetto, ma di predisposizione.

Ciò vuol dire che un soggetto può essere predisposto all'autismo, ma non svilupparlo, oppure essere poco predisposto ed esserne affetto.

Quali sono i primi segnali e come si possono riconoscere?

Non è possibile riconoscere la sindrome autistica con esami strumentali, la diagnosi si può fare solo attraverso dati di tipo clinico, che si basano sull'osservazione del comportamento del bambino.

I “sacri testi” dicono che la diagnosi andrebbe fatta nei primi tre anni di vita.

I parametri da considerare sono sostanzialmente tre: il primo è lo sguardo sfuggente, che non riesce a focalizzarsi sugli oggetti che normalmente si osservano; il secondo è la ripetitività dell'attività e del gioco, c'è una certa rigidità e una certa routinarietà; infine, il terzo aspetto riguarda l'assenza del linguaggio verbale o un suo ritardo.

Tuttavia, bisogna ricordare che tutti questi elementi possono verificarsi anche nei bambini a sviluppo tipico. Per questo è meglio rivolgersi a uno specialista del settore, in modo da evitare errori che possono avere pesanti ricadute sulla vita del bambino.

Che cosa bisogna fare se si notano questi segnali nel bambino?

Quando il bambino è piccolo è evidente che bisogna andare dal pediatra, sarà poi sua cura, qualora ci sia un sospetto di autismo, inviarlo agli specialisti del settore che possono essere psicologi o anche neuropsichiatri. La valutazione diagnostica deve poi essere fatta su base clinica e quindi sull'osservazione del loro comportamento.

Di sicuro non esistono esami strumentali: non esistono test oggettivi, come l'esame del sangue o una risonanza magnetica, che ci possano dire che il bambino è autistico.

Il dato è che, come in tutte le cose, prima si interviene meglio è.

E poi è importante coinvolgere fin da subito i genitori nel trattamento, perché se è vero che non si può guarire dall'autismo è anche vero che possiamo abilitare il bambino in condizioni di autismo per fare in modo che impari tutte le cose che servono per la sua vita e per la sua quotidianità, dal vestirsi al lavarsi, fino anche alle abilità cognitive. (Leggi anche: 10 cose che un bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi)

Quali sono gli interventi più efficaci?

Le linee guida 21 internazionalmente adottate, soprattutto quelle scozzesi, dicono quali sono gli interventi che funzionano di più.

Questi ultimi fanno riferimento alla psicologia dell'apprendimento, quindi interventi psico-educativi strutturati, progressivi, gerarchicamente organizzati, sequenziali e soprattutto uniformi. Insegnare una cosa alla volta e lentamente.

È un po' come alimentare un albero: se si butta una volta alla settimana una cascata d'acqua sulla pianta, questa morirà di sete; se si versa una goccia d'acqua tutti i giorni quell'albero si svilupperà e diventerà grande.

Il principio deve essere questo: piano ma sempre, lenti ma inesorabili.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/autismo-infantile-come-riconoscere-i-primi-sintomi

Autismo nei bambini

Autismo nei bambini: come riconoscerlo e cosa fare

Autismo nei bambini: facciamo un po' di chiarezza con l'aiuto della nostra psicologa. Come riconoscerne i sintomi, quali sono le cause e come dovrebbero comportarsi i genitori

Troppo spesso si sente parlare di autismo in maniera poco informata e a volte con una certa leggerezza.

Non appena nel contesto degli asili o delle ludoteche si nota un bambino introverso, che si isola o che predilige un determinato tipo di passatempi subito ci si allerta e si sospetta il peggio.

Ma cerchiamo di capire con l'aiuto della nostra psicologa cosa si intende con la parola “autismo”, quali sono i sintomi e come dovrebbero comportarsi i genitori.

I Sintomi dell’autismo

Sin dalla tenerissima età è possibile osservare nel bambino dei sintomi riconducibili all’autismo. Riconoscerlo in tempo ed in maniera preventiva può migliorare la condizione dei bambini.

Individuare l’autismo non è cosa semplice, ma neanche impossibile.

Nei lattanti, infatti, già prima degli 8-12 mesi alcuni comportamenti possono far pensare che ci sia qualche atteggiamento di evitamento all’interno delle relazioni intrafamiliari soprattutto nei confronti della mamma che lo allatta e lo osserva in maniera più diretta.

Il Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali – V, riconosce dei criteri per fare una diagnosi di Autismo:

A) Deficit della comunicazione e dell’interazione sociale in contesti diversificati tra loro

  • Deficit nello scambio e nella reciprocità emotiva, difficoltà a condurre una conversazione attraverso una ridotta condivisione di interessi, emozioni, percezioni e reazioni fino alla totale assenza di iniziativa nella ricerca di interazione
  • Deficit della comunicazione non verbale (gesti, espressioni del volto, postura, linguaggio del corpo) e verbale. Scarsa ricerca del contatto oculare o evitamento completo
  • Deficit nello strutturare e mantenere delle relazioni appropriate al livello di sviluppo, difficoltà a fare amicizia, ad adattarsi all’ambiente e scarso interesse per le persone.

B) Comportamenti ristretti e ripetitivi: Ecolalia, stereotipie comportamentali, uso ripetitivo di oggetti, frasi idiosincratiche

  • Riluttanza ai cambiamenti: rituali motori, persistenza nel fare la stessa strada o mangiare lo stesso cibo, domande ininterrotte, manifestazione di forte stress nei confronti dei cambiamenti.
  • Interessi limitati, di fissazione, anormali.

    Forte attaccamento per oggetti insoliti e interessi persistenti.

  • Iperattività o ipoattività agli stimoli sensoriali forniti dall’ambiente: apparente indifferenza al caldo/freddo e al dolore, risposta ostile nei confronti di suoni, eccessivo annusare o toccare gli oggetti, attrazione per gli oggetti che ruotano.

C) I sintomi sono presenti già dalla prima infanzia, ma possono non essere percepiti sino al momento in cui entra a contatto con situazioni sociali più esplicite.

D) I sintomi devono limitare le attività quotidiane

  • Espressioni del volto e movimento degli occhi

0-9 mesi:i neonati sorridono e entro i 7 mesi riescono a seguire gli oggetti in movimento. Anche attorno ai 3 mesi possono esprimere felicità, gioia ciò che risulta più evidente a 9 mesi periodo nel quale manifestano il loro stato d’animo. Se ciò non avviene parliamone con il pediatra.

Emissione di suoni e farfugliamento sono caratteristici della crescita fino ai 7 mesi.

I piccoli emettono suoni in maniera anche ripetitiva ma è possibile differenziare la loro modalità da quella per la quale si sospetta una sindrome autistica che ha un ritmo diverso.

Ad esso si associa lo strillare e il ridere che se non presente potrebbe far supporre di doversi confrontare con uno specialista.

Bisogna porre attenzione all’eloquio il cui ritardo rispetto agli altri bambini o all’età media, potrebbe allarmare i genitori.

Nel 20% dei casi i bambini autistici non parlano anche se, nei casi meno gravi, il processo comunicativo non è assente.

A circa 12 mesi dalla nascita cominciano a pronunciare le prime parole generalmente ‘mamma’, ‘papà’ o ‘pappa’, ‘nanna’ e a 24 possiedono già un piccolo vocabolario composto da 20 parole circa.

Se si chiama il bambino e questi non risponde, se evita di giocare con gli altri, se non riesce a imitare gli adulti oppure a simulare determinati giochi, per esempio con i bambolotti, manifestando una difficoltà immaginativa il piccolo potrebbe presentare disturbi autistici. Naturalmente non è la sola presenza di un sintomo a determinare la diagnosi ma un insieme e la sua gravità dipende da tanti fattori naturalmente di origine genetico-ambientale.

Autismo infantile lieve

Esistono tre livelli di gravità dell’autismo.

  • Nel primo caso, il più grave è evidente un ritiro dall’ambiente esterno con una stereotipia del comportamento ripetitivo e fisso ed una quasi totale assenza della verbalizzazione e del non verbale.
  • Un secondo livello di gravità intermedia i cui comportamenti analoghi ai precedenti appaiono abbastanza di frequente e con un interesse sociale di scarsa entità, che lo fa apparire disinteressato.
  • Nel livello più lieve i comportamenti ripetitivi generano interferenze con gli scambi ambientali e di interazione sociale. È possibile che il bambino resista ai tentativi di interrompere la ritualità.

    È desumibile quanto però, un programma personalizzato e mirato, possa determinare il recupero di alcuni processi interattivi e aiutare il soggetto a potenziare le risorse personali in termini di scambio e di reciprocità relazionale.

Cause dell'autismo infantile

Le cause dell’autismo sono di origine genetica con forte interazioni ambientali. Ciò significa che non è possibile diagnosticarlo se non osservando direttamente il comportamento.

Sarebbe anche opportuno effettuare una diagnosi entro i tre anni di vita, poiché è possibile migliorare la qualità della vita di tali soggetti e dei loro familiari.

Da circa vent’anni, infatti la sindrome autistica non è più di rilevanza psico-socio-affettiva poiché, essendo congenita, si è posta attenzione su sette geni ad essa correlati. Ciò significa che un soggetto può essere predisposto ma non svilupparla.

Inoltre, il rapporto genotipo-fenotipo non è di causa-effetto ma di propensione, è quindi possibile intervenire migliorando la qualità della vita sia loro che dei familiari attraverso interventi psico-educativi strutturati (Moderato, 2016 – direttore servizi per l’autismo).

Autismo infantile come comportarsi

Data la possibilità di una diagnosi precoce, al minimo sospetto, è bene consultarsi con un pediatra che possa dare indicazioni su una corretta diagnosi attraverso figure specializzate quali lo psicologo o un neuropsicologo e sui centri specializzati. È possibile quindi che un trattamento mirato ed efficiente possa migliorare alcuni comportamenti e favorire le interazioni sociali del bambino intervenendo attraverso gli input ambientali in risposta ai quali il bambino risulta essere deficitario.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/malattie/l-autismo-infantile.html

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