Antibiotici: come usarli in modo sicuro e corretto

Xydalba – dalbavancina

Antibiotici: come usarli in modo sicuro e corretto

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Xydalba è un antibiotico utilizzato negli adulti per il trattamento delle infezioni batteriche acute (a breve termine) della cute e della struttura cutanea (tessuto sotto la pelle), quali cellulite (infiammazione del tessuto cutaneo profondo), ascessi cutanei e ferite infette. Contiene il principio attivo dalbavancina. Prima di utilizzare Xydalba, i medici devono considerare le linee guida ufficiali sul corretto impiego degli antibiotici.

Come si usa Xydalba – dalbavancina ?

Xydalba è disponibile in polvere da costituire in soluzione per l'infusione (flebo) in vena e può essere ottenuto soltanto con prescrizione medica.

Xydalba viene somministrato una volta alla settimana con un'infusione di 30 minuti. La dose raccomandata è 1.000 mg nella prima settimana, seguiti da 500 mg una settimana dopo.

Nei pazienti con funzionalità renale gravemente compromessa può essere necessario ridurre la dose.

Come agisce Xydalba – dalbavancina ?

Il principio attivo contenuto in Xydalba, dalbavancina, è un tipo di antibiotico chiamato glicopeptide. Agisce impedendo a determinati batteri di formare le proprie pareti cellulari, uccidendo così tali organismi.

È stato dimostrato che dalbavancina agisce nei confronti di batteri (quali Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA)) per i quali gli antibiotici standard non sono efficaci.

Nel riassunto delle caratteristiche del prodotto (accluso all'EPAR) è riportato l'elenco dei batteri nei confronti dei quali è attivo Xydalba.

Quali benefici ha mostrato Xydalba – dalbavancina nel corso degli studi?

Xydalba è stato confrontato con vancomicina (un altro glicopeptide) o con linezolid (un antibiotico che può essere assunto per bocca) in tre studi principali che hanno coinvolto in totale circa 2.

000 pazienti con infezioni gravi della cute e dei tessuti molli sotto la cute, quali cellulite, ascessi cutanei e ferite infette. Queste comprendevano anche infezioni causate da MRSA.

I pazienti che avevano ricevuto vancomicina e avevano risposto al trattamento hanno avutola possibilità di passare a linezolid dopo 3 giorni. In tutti gli studi, il principale indicatore di efficacia è stato il numero di pazienti in cui l'infezione risultava guarita dopo il trattamento.

Xydalba ha avuto un'efficacia almeno pari a vancomicina o linezolid nella cura dell'infezione. Nei 3 studi, risultavano guariti tra l'87% e il 94% dei pazienti trattati con Xydalba, rispetto al 91%-93% dei pazienti trattati con uno dei due farmaci di confronto.

Qual è il rischio associato a Xydalba – dalbavancina ?

Gli effetti indesiderati più comuni con Xydalba (che possono riguardare tra 1 e 3 persone su 100) sono nausea, diarrea, mal di testa, aumento dei livelli di alcuni enzimi epatici (gamma-glutamil transferasi) nel sangue, eruzione cutanea e vomito. Questi effetti indesiderati sono stati in genere di lieve o moderata gravità. Per l'elenco completo di tutti gli effetti indesiderati rilevati con Xydalba e delle limitazioni, vedere il foglio illustrativo.

Perché è stato approvato Xydalba – dalbavancina ?

Il comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell'Agenzia ha deciso che i benefici di Xydalba sono superiori ai rischi e ha raccomandato che ne venisse approvato l'uso nell'UE.

Alla luce dell'esigenza di nuovi antibiotici mirati ai batteri multi-resistenti, il CHMP ha concluso che Xydalba, che ha dimostrato attività nei confronti di alcuni batteri resistenti ad altri antibiotici, potrebbe rappresentare una preziosa opzione terapeutica alternativa.

Il profilo di sicurezza di Xydalba è paragonabile a quello di altri antibiotici della classe dei glicopeptidi; gli effetti indesiderati a carico dell'udito e della funzione renale, tipici dei glicopeptidi, non sono stati evidenziati con il regime proposto di Xydalba nelle sperimentazioni cliniche.

Quali sono le misure prese per garantire l'uso sicuro ed efficace di Xydalba – dalbavancina ?

È stato elaborato un piano di gestione dei rischi per garantire che Xydalba sia usato nel modo più sicuro possibile.

In base a tale piano, al riassunto delle caratteristiche del prodotto e al foglio illustrativo di Xydalba sono state aggiunte le informazioni relative alla sicurezza, ivi comprese le opportune precauzioni che gli operatori sanitari e i pazienti devono prendere. Ulteriori informazioni sono disponibili nel riassunto del piano di gestione dei rischi.

Altre informazioni su Xydalba – dalbavancina

Il 19 febbraio 2015 la Commissione europea ha rilasciato un'autorizzazione all'immissione in commercio per Xydalba, valida in tutta l'Unione europea. Per maggiori informazioni sulla terapia con Xydalba, leggere il foglio illustrativo (accluso all'EPAR) oppure consultare il medico o il farmacista. Ultimo aggiornamento di questo riassunto: 02-2015

Le informazioni su Xydalba – dalbavancina pubblicate in questa pagina possono risultare non aggiornate o incomplete. Per un uso corretto di tali informazioni, consulta la pagina Disclaimer e informazioni utili.

Источник: https://www.my-personaltrainer.it/farmaci/xydalba.html

Antibiotici: cosa sono, a che cosa servono e come si usano

Antibiotici: come usarli in modo sicuro e corretto

Gli antibiotici sono una classe di farmaci grazie ai quali la ricerca è riuscita a migliorare la salute dell’uomo riducendo parecchio la sua mortalità. Insieme alla diffusione dell’acqua potabile e alla creazione dei vaccini, rappresentano una delle scoperte con maggior impatto positivo sulla vita della comunità.

Dal punto di vista farmacologico, gli antibiotici sono sostanze ottenute da organismi viventi o sintetizzate in laboratorio, in grado di impedire la crescita dei microrganismi e addirittura di provocarne la morte.

Questi farmaci vengono utilizzati per curare o prevenire infezioni causate da batteri, impedendo la loro moltiplicazione e diffusione all’interno dell’organismo. Generalmente vengono prescritti quando è difficile che l’infezione batterica possa guarire da sola, oppure quando i tempi di guarigione sarebbero troppo lunghi.

Indice argomenti:

  • Come si classificano gli antibiotici?
  • Quante categorie di antibiotici esistono?
  • Quali sono gli effetti collaterali degli antibiotici?
  • Con quali altre sostanze possono interagire gli antibiotici?
  • Cos’è la resistenza agli antibiotici?
  • Come utilizzare gli antibiotici in modo appropriato?

Come si classificano gli antibiotici?

Gli antibiotici possono essere classificati in diversi modi.

Il primo è in base agli effetti ottenuti sul microrganismo. A seconda della quantità di farmaco somministrata, possono essere:

  • batteriostatici, cioè che bloccano la crescita e facilitano l’eliminazione da parte dell’ospite;
  • battericidi, cioè che provocano la morte del parassita.

Gli antibiotici possono essere classificati anche in base allo spettro d'azione. In questo caso si dividono in:

  • ad ampio spettro, ovvero antibiotici che sono attivi sia verso batteri gram positivi che gram negativi;
  • a spettro ristretto, ovvero attivi solo su batteri specifici.

Alcuni antibiotici hanno un’attività che dipende prevalentemente dalla concentrazione presente nel sangue. Per altri, invece, l’attività dipende dalla durata del tempo in cui la concentrazione nel sangue supera la soglia minima per inibire la crescita dei batteri (attività tempo dipendente).

Nel secondo caso, è necessario rispettare l’intervallo di assunzione tra le dosi. Per esempio, in caso di faringite, è necessario assumere l’antibiotico amoxicillina due volte al giorno, ogni 12 ore.

Questo schema fa sì che l’antibiotico sia presente nel sangue in una concentrazione efficace per un periodo di tempo sufficiente.

Quando due antibiotici somministrati insieme uniscono le loro attività, potenziandole in quanto agiscono su due bersagli diversi, si parla di sinergismo. Invece, quando le attività di ciascun antibiotico hanno un effetto negativo l’una sull’altra perché agiscono entrambi sullo stesso bersaglio, si parla di antagonismo.

Combinazioni di antibiotici diversi generalmente vengono utilizzate quando:

  • ci si trova di fronte a infezioni causate da più batteri
  • ci si trova di fronte a batteri resistenti
  • si vuole avere un effetto sinergico

Quante categorie di antibiotici esistono?

In base al bersaglio colpito, gli antibiotici sono raggruppabili in sei classi principali:

  1. le penicilline (come penicillina e amoxicillina, amoxicillina+acido clavulanico): sono gli antibiotici maggiormente utilizzati in Italia. Agiscono inibendo  la sintesi della parete cellulare dei batteri e sono considerati gli antibiotici di prima scelta delle infezioni più frequenti, in particolare di quelle delle vie aeree (otite, faringite);
  2. i macrolidi (come claritromicina e azitromicina) sono la seconda classe in ordine di utilizzo: inibiscono la sintesi proteica e sono particolarmente utili nella cura di infezioni respiratorie come alternativa alla penicillina;
  3. i fluorochinoloni (ad esempio ciprofloxacina e levofloxacina) inibiscono la replicazione del DNA dei batteri e sono utilizzati per curare un’ampia varietà di infezioni in particolare del tratto urinario, respiratorio, gastrointestinale. In Italia c’è un uso eccessivo di questa classe di farmaci e l’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato lo scorso anno una nota informativa per avvertire gli operatori sanitari e i cittadini sul rischio di alcuni effetti indesiderati gravi seppure rari (per esempio rottura tendinea);
  4. le cefalosporine (come la cefixima, il ceftibuten) agiscono, come le penicilline, sulla sintesi della parete cellulare dei batteri e vengono utilizzate per curare diversi tipi di infezioni ma anche per la terapia di infezioni più gravi come la meningite o la setticemia;
  5. le tetracicline (come tetraciclina e doxiciclina): agiscono bloccando la sintesi proteica e sono prescritte ad esempio per curare l’acne grave.

Quali sono gli effetti collaterali degli antibiotici?

Tra gli effetti collaterali più comuni, associati alle terapie antibiotiche, ci sono i disturbi gastrointestinali lievi, che si osservano in circa 1 persona su 10.

Tra i vari disturbi ritroviamo:

  • diarrea
  • nausea e vomito
  • gonfiore addominale
  • crampi addominali
  • perdita di appetito

In caso di effetti collaterali diversi da quelli elencati sarebbe opportuno contattare il proprio medico.

Antibiotici come le penicilline e le cefalosporine spesso provocano reazioni allergiche (soprattutto eruzione cutanea, orticaria) che si risolvono con la somministrazione di antistaminici.

Sono rarissimi i casi di reazioni allergiche più forti tanto da provocare shock anafilattico. In questo caso i sintomi iniziali sono seguiti da:

  • tachicardia
  • dispnea (difficoltà a respirare) causata da gonfiore della gola
  • attacchi di panico
  • pressione sanguigna bassa
  • giramenti di testa
  • perdita di coscienza

Appena riconosciuto uno shock anafilattico è assolutamente necessario chiamare immediatamente il 112/118.

Inoltre, durante la terapia con alcuni antibiotici (per esempio tetracicline, chinolonici) è bene non esporsi alla luce solare, in quanto la pelle diventa particolarmente sensibile.

Con quali altre sostanze possono interagire gli antibiotici?

Esistono alcune sostanze (altri farmaci o alimenti) che, interagendo con gli antibiotici, fanno perdere efficacia al farmaco.

Un farmaco che sembra possa interagire con gli antibiotici è la pillola contraccettiva. L’attività anticoncezionale può risultare ridotta in caso di assunzione insieme a farmaci in grado di alterare la flora batterica intestinale.

Infatti, è proprio la flora intestinale ad essere responsabile del rilascio della forma libera del principio attivo della pillola, fondamentale per garantire l’effetto contraccettivo desiderato.

Tra gli antibiotici imputati ricordiamo soprattutto quelli ad ampio spettro, come la rifampicina e la rifabutina. Per le altre classi di antibiotici il rischio sembra essere ridotto, ma non può essere escluso.

Per cui se è necessario iniziare una terapia antibiotica, sarebbe opportuno assumere contemporaneamente e anche nelle quattro settimane successive, un farmaco che protegga la flora intestinale al fine di limitare il rischio di gravidanze indesiderate.

I macrolidi, invece, sono antibiotici associati al prolungamento dell’intervallo QT e al rischio di aritmie, a causa della loro intrinseca attività aritmogena.

Il rischio di un tipo particolare di tachicardia ventricolare (torsioni di punta) aumenta quando i macrolidi vengono associati ad altri farmaci in grado di prolungare l’intervallo QT corretto, come gli antipsicotici, gli antiaritmici, gli antidepressivi e gli antifungini azolici.

I fluorochinoloni, come i macrolidi, possono causare un prolungamento dell’intervallo QT e valgono pertanto le stesse raccomandazioni.

Il latte e i suoi derivati, ad esempio, possono compromettere l’effetto delle tetracicline e dei fluorochinoloni, agendo sull’assorbimento intestinale.

La causa è da ricondurre all’interazione tra le molecole di antibiotici e gli ioni calcio e magnesio contenuti in elevate quantità nei prodotti lattiero caseari.

Per evitare di perdere efficacia nella terapia antibiotica, è quindi opportuno assumere questi farmaci almeno un’ora prima o due ore dopo il latte o derivati.

Cos’è la resistenza agli antibiotici?

Quando il batterio è in grado di resistere a un antibiotico si parla di antibiotico-resistenza. Può essere naturale, oppure acquisita, quando un batterio si adatta a resistere ad un farmaco antibiotico attraverso mutazioni del proprio patrimonio genetico.


La resistenza agli antibiotici sta diventando sempre di più una minaccia per la salute della comunità, soprattutto perché sono sempre più frequenti i casi di isolamento di batteri in grado di sopravvivere a tutti gli antibiotici attualmente a nostra disposizione.

In Italia, una delle nazioni europee con il consumo più elevato, in un anno sono 11 mila i morti per infezioni resistenti agli antibiotici.

Il rischio di contrarre un’infezione resistente all’antibiotico riguarda soprattutto le persone più fragili, ricoverate in ospedale o nelle residenze per anziani.


Ma è anche (e soprattutto) al di fuori dell’ospedale che i batteri imparano a sopravvivere agli antibiotici.

Più si abusa di questi farmaci, utilizzandoli quando non servono o in modo non appropriato, più aumenta la probabilità che siano selezionati e favoriti batteri non curabili dagli antibiotici.

Purtroppo, alla resistenza agli antibiotici contribuisce anche il loro uso negli animali. 
In Europa è vietato l’uso degli antibiotici per accelerare la crescita degli animali. Non significa, però, che non ci sia un utilizzo eccessivo di questa classe di farmaci anche in ambito veterinario.

Questo contribuisce al problema della farmaco-resistenza, sia per la presenza negli animali di batteri resistenti che possono essere trasmessi all’uomo (per esempio salmonella, campylobacter), sia per l’esposizione inconsapevole agli antibiotici da parte di chi consuma la carne (eventualità poco frequente, stando ai dati del Ministero della Salute sui residui presenti nella carne).

Inoltre, aumenta la probabilità che gli antibiotici possano contaminare il terreno e le falde acquifere, con ulteriori maggiori rischi di selezionare ceppi di batteri in grado di resistere a questi farmaci.

Come utilizzare gli antibiotici in modo appropriato?

Come è stato spiegato, un uso eccessivo e non adatto rende l’antibiotico sempre meno efficace, aumentando il rischio di non poter più curare infezioni che oggi si riescono a trattare.

Per questa ragione prima di assumere gli antibiotici è importante ricordare che:

  • la maggior parte delle infezioni respiratorie, con sintomi come raffreddore, mal di gola, tosse, sono causate da virus. Guariscono da sole e l’antibiotico non serve, anzi può addirittura può essere dannoso;
  • l’antibiotico va preso solo se prescritto dal medico. Meglio evitare l’automedicazione. Mai prendere un antibiotico perché già disponibile in casa o perché consigliato o fornito da parenti o amici;
  • bisogna attentamente seguire le indicazioni del medico riguardo alla dose, su quando assumere il farmaco (ogni quante ore) e sulla durata della terapia. Saltare le dosi o intervalli troppo lunghi possono diminuire l’efficacia e aumentare il rischio di resistenza. Anche interrompere troppo presto la terapia può favorire la resistenza dei batteri agli antibiotici;
  • le comuni norme igieniche, come il lavaggio frequente delle mani e coprire naso e bocca con un fazzoletto di carta quando si tossisce e si starnutisce, consentono di ridurre il rischio di ammalarsi e di trasmettere ad altri virus e batteri;
  • anche agli animali da compagnia va somministrato l’antibiotico solo se è il veterinario a prescriverlo.

Le confezioni di antibiotico scadute o le dosi rimanenti vanno smaltite in modo corretto, riponendole nei contenitori che si trovano presso le farmacie. Non vanno gettate nei rifiuti, nel lavandino o nel water.

Источник: https://www.marionegri.it/magazine/antibiotici

Antibiotici e bambini: quando servono, come usarli in modo corretto

Antibiotici: come usarli in modo sicuro e corretto

L’antibiotico è un farmaco utilizzato per  curare un’ infezione provocata da batteri patogeni (in grado cioè di provocare una malattia).

Gli antibiotici  possono uccidere i batteri (battericidi) o bloccarne la riproduzione (batteriostatici).

Alcuni antibiotici sono in grado di agire contro molti batteri (ad ampio spettro di azione), altri sono efficaci solo su pochi batterispecifici(a spettro ristretto).


Gli antibiotici sono in grado di curare le infezioni causate da batteri ma non sono in grado di curare infezioni provocate da virus.

La scoperta del primo antibiotico moderno, la penicillina isolata dalla muffa, è avvenuta nel 1928 ad opera del biologo inglese Alexander Fleming che ricevette il premio Nobel per la medicina nel1945.

La ricerca ha portato successivamente alla scoperta e alla sintesi di nuovi antibiotici.

Gli antibiotici maggiormente utilizzati in pediatria appartengono ai seguenti gruppi:

  • penicilline;
  • cefalosporine;
  • macrolidi;
  • aminoglicosidi e chinolonici (che si utilizzano molto più raramente e in casi selezionati).

Penso di poter affermare che gli antibiotici sono le scoperte che, insieme con i vaccini, hanno contribuito in modo più significativo alla salvaguardia della salute fisica degli esseri umani: il loro utilizzo permette la prevenzione e la cura di malattie che mietevano migliaia e migliaia di vittime in tutto il pianeta nei secoli scorsi e che ancora continuano a farlo nei paesi poveri dove questi preziosi rimedi non sono disponibili.

Quando e come utilizzare gli antibiotici nei bambini

Nell’esperienza comune di noi pediatri i genitori si pongono spesso con due atteggiamenti completamente diversi nei confrontidegli antibiotici: alcuni genitori vorrebbero utilizzare sempre gli antibiotici, somministrandoli al loro bambino non appena compare la febbre, con la convinzione di accelerare il processo di guarigione e di ridurre il periodo di disagio causato dalla malattia; altri non vorrebbero utilizzare mai gli antibiotici perché  preoccupati per i possibili effetti collaterali e per il  timore che la somministrazione di antibiotici indebolisca le difese immunitarie del bambino, favorendo altre infezioni nei mesi successivi.

Entrambi gli atteggiamenti sono errati: l’uso degli antibiotici non deve essere frutto dell’improvvisazione.

Solo il pediatra possiede le conoscenze e l’esperienza che permettono di decidere se prescrivere o meno un antibiotico, secondo linee guida elaborate dalla comunità scientifica internazionale dopo anni di studi e ricerche, e avvalendosi delle informazioni raccolte durante la visita e, se necessario, dei risultati di alcuni esami diagnostici (come tampone faringeo, esame urine e urinocoltura, antibiogramma ,PCR, conta dei globuli bianchi e formula leucocitaria, radiografie) per cercare  di  capire se l’infezione è di tipo virale – e può quindi essere trattata solo con farmaci sintomatici (ad esempio antipiretici) – oppure se è batterica. In caso di infezione batterica sceglierà, nel rispetto delle linee guida esistenti, l’antibiotico più adatto tenendo conto del tipo di infezione da curare, dell’età del bambino e della sua capacità di assumere il farmaco prescritto.

Una volta scelto l’antibiotico il pediatra indicherà:

  • la dose per singola somministrazione che va rispettata accuratamente (ad es. 10 ml di sospensione, 1 pastiglia da 50 gr. ecc.). L’aumento della dose non migliora l’efficacia e non accelera la guarigione, può invece causare maggiori effetti collaterali e, per alcuni farmaci, anche  tossicità. La diminuzione del dosaggio può rendere inefficace la terapia e favorire il fenomeno dell’antibiotico-resistenza (i batteri sopravvissuti sintetizzano fattori di resistenza e quel farmaco non funzionerà più in caso di successivo utilizzo);
  • orari e numero di somministrazioni nelle 24 ore: saltare somministrazioni o cambiare gli intervalli fra una dose e l’altra può compromettere l’efficacia della terapia;
  • i giorni di durata della terapia: capita spesso che i genitori sospendano la somministrazione del farmaco alla scomparsa dei sintomi; questo può causare una recrudescenza della malattia in forma più grave e favorire la formazione di ceppi batterici resistenti a quell’antibiotico (fenomeno conosciuto come antibiotico-resistenza).

E’ importante ricordare che batteri diventati resistenti per un uso scorretto degli antibiotici possono essere trasmessi ad altre persone determinando un danno non solo per il singolo individuo ma per l’intera collettività.

Il  fenomeno della antibiotico-resistenza obbliga ad un uso attento e responsabile di questi preziosissimi farmaci salvavita per far sì che possano conservare la loro efficacia per i nostri bambini e per le generazioni che verranno.

Utilizzo degli antibiotici a scopo preventivo

In alcune situazioni gli antibiotici possono essere prescritti dal Pediatra per prevenire possibili infezioni o  recidive di patologie ricorrenti già trattate.

Queste sono le situazioni più frequenti:

  • bambini che sono stati morsi da un cane o da un altro animale per prevenire possibili infezioni dovute al morso;
  • bambini con ferite a rischio di infezione;
  • bambini che devono essere sottoposti ad una procedura diagnostica invasiva (ad esempio la cistografia ) per evitare di diffondere una possibile infezione durante la procedura diagnostica.

Gli antibiotici possono essere pericolosi per i bambini?

Se gli antibiotici vengono assunti su indicazione del medico e secondo le modalità previste sono farmaci efficaci e sicuri, generalmente ben tollerati e con pochi effetti collaterali.

Possono essere utilizzati fin dai primi giorni di vita dei bambini per curare infezioni perinatali e sono i farmaci non sintomatici di gran lunga più prescritti durante l’infanzia utili per combattere infezioni batteriche molto comuni durante l’infanzia non gravi (come tonsilliti, otiti, infezioni delle vie urinarie) o più pericolose (come la meningite).

Se invece vengono assunti senza prescrizione medica o in modo non corretto, possono diventare inefficaci o addirittura pericolosi per la salute del bambino.

Diarrea

La diarrea è uno degli effetti collaterali più comuni.

E’ dovuta al fatto che l’azione battericida dell’antibiotico nei confronti dei batteri patogeni (“cattivi”) si attua anche nei confronti dei batteri “buoni” normalmente presenti nell’intestinoche svolgono un’azione positiva nei processi digestivi nel nostro corpo.

Lo squilibrio che si crea determina la comparsa  di una diarrea transitoria; la flora intestinale può essere ricostituita con la somministrazione di fermenti lattici per alcuni giorni a fine terapia.

Infezioni da candida

La candida è un fungo che normalmente è presente nel cavo orale e nell’intestino a basse concentrazioni e viene tenuta sotto controllo proprio dalla presenza dei batteri buoni.

Le terapie antibiotiche, riducendo la presenza di batteri buoni, consentono alla candida di prendere il sopravvento favorendo la comparsa di mughetto nel cavo orale o più frequentemente di una dermatite nell’area del pannolinodove l’umidità e il calore costituiscono ulteriori fattori che favoriscono la crescita di questo fungo. Questa dermatite si presenta con papule rosso vivo, non dolenti, prima separate e poi confluenti.

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Reazioni allergiche

Reazioni di tipo allergico possono verificarsi ogni volta che introduciamo nel nostro corpo sostanze ad esso estranee e questo vale anche per gli antibiotici.

  La reazione può essere immediata o necessitare di un processo di sensibilizzazione come avviene quasi sempre con gli antibiotici (in questo caso la prima volta che si somministra il farmaco non succede nulla mentre una successiva somministrazione causa una liberazione importante di istamina che provoca manifestazioni di tipo allergico come macchie sulla pelle, prurito e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie).
La maggior parte delle volte le reazioni allergiche  si risolvono sospendendo la somministrazione del farmaco che le ha provocate. Questi episodi vanno sempre segnalati al pediatra che, se necessario, prescriverà una terapia per contrastare la reazione allergica e terrà conto di quanto accaduto in caso di prescrizioni successive.

Aumento della sensibilità all’azione dei raggi solari

I principi attivi degli antibiotici raggiungono anche le cellule della cute. Alcuni di questi principi,  soprattutto quelli presenti nella  classe dei macrolidi,  possono determinare una fotosensibilizzazione.

In questo caso quando la pelle viene esposta al sole l’azione dei raggi ultravioletti può causare irritazioni e macchie della pelle.

Come regola generale, a maggior ragione in corso di terapia antibiotica, sarebbe bene evitare l’esposizione diretta nelle ore più calde e senza fattori di protezione.

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Terapia  antibiotica e allattamento al seno

Alcuni antibiotici hanno dimostrato di essere ben tollerati dal bambino se assunti dalla mamma durante l’allattamento al seno.  Sarà in ogni caso il  medico a decidere quando è necessario utilizzare il farmaco e quale scegliere.

La maggiore concentrazione di farmaco nel latte viene raggiunta dopo una/tre ore circa dall’assunzione del farmaco. Per ridurre il più possibile la quantità di antibiotico assunta dal bambino con il latte materno è opportuno che

  • la mamma assuma l’antibiotico subito dopo la poppata;
  • se possibile, aspetti alcune ore prima di riattaccare il bambino al seno.

In caso di assunzione di antibiotici in periodo di allattamento al seno, l’ AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) raccomanda di sorvegliare con particolare attenzione le condizioni del bambino allattato, di monitorare e segnalare qualsiasi  reazione avversa  che possa essere attribuita al passaggio dell’antibiotico attraverso il latte materno.

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Terapia  antibiotica e alimentazione

Possono essere sfatati quei miti secondo i quali alcuni alimenti sarebbero da evitare in corso di terapia antibiotica.

Se non esistono restrizioni alimentari dovute ad altri motivi, possono essere assunti tutti gli alimenti che fanno parte di una alimentazione equilibrata e adatta all’età del bambino malato.

La febbre, presente nella maggior parte delle malattie in cui si prescrive un antibiotico,comporta un dispendio maggiore di energie, così il corpo dei bambini consuma una maggior quota di glucosio rispetto alle condizioni normali.

Questo può portare in breve tempo ad un esaurimento delle scorte di zuccheri presenti sotto forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli, scorte di cui i bambini dispongono in misura ridotta rispetto all’adulto. A quel punto l’organismo comincia ad utilizzare i grassi innescando il meccanismo che provoca l’acetone.

Quando si sa di avere un bambino particolarmente predisposto alle crisi acetonemiche è bene seguire un’alimentazione ricca di carboidrati e povera di grassi.

Leggi anche L’acetone nei bambini: cos’è e cosa fare

Per riassumere

  • L’antibiotico è un importante farmaco salva-vita.
  • Va utilizzato solo in caso di effettiva necessità e dietro prescrizione medica (no fai-da-te!).
  • Se assunto correttamente, è un farmaco sicuro che non indebolisce il sistema immunitario del bambino e non lo predispone a successive infezioni.
  • Rivolgiti sempre al tuo pediatra se il tuo bambino non sta bene: non somministrare al tuo bambino un antibiotico di tua iniziativa.
  • Se il pediatra prescrive un antibiotico per il tuo bambino, rispetta le dosi, il numero di somministrazioni e la durata della terapia.

Leggi anche Come somministrare l’antibiotico ai bambini

Источник: https://www.amicopediatra.it/malattie/antibiotici-e-bambini-quando-servono-come-usarli-in-modo-corretto_medicinali/

Gravidanza
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