Allergia ed intolleranza al latte vaccino: come riconoscerle

Le intolleranze e le alternative al latte in lattanti e bambini

Allergia ed intolleranza al latte vaccino: come riconoscerle

Crampi, mal di pancia, diarrea… Che fare quando il latte fa star male? Quali sono le alternative al latte? Con gli allergologi Alessandro Fiocchi ed Elio Novembre, del Bambino Gesù di Roma e del Meyer di Firenze, parliamo di intolleranza e allergia

Già Ippocrate aveva notato che alcune persone manifestavano disturbi più o meno fastidiosi dopo aver bevuto latte di mucca.

In effetti c'è chi, anche tra i bambini, non può gustare tranquillamente una tazza di latte perché la sua ingestione causa crampi, mal di pancia, diarrea… Perché? Colpa del lattosio o delle proteine del latte? E in un caso o nell'altro, la soluzione è eliminarlo completamente dalla dieta?

Ne parliamo con Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù di Roma, ed Elio Novembre, responsabile dell'Unità di Allergologia del Meyer di Firenze.

Innanzitutto è bene chiarire che il latte non è l'unico alimento che può causare reazioni avverse e che parlando di reazioni avverse al cibo bisogna distinguere tra allergie e intolleranze.

Le prime sono mediate da meccanismi immunologici, le intolleranze invece non sono provocate dal sistema immunitario.

Entrambe sono reazioni non tossiche, a differenza per esempio dell'avvelenamento da funghi, che è appunto una reazione tossica causata dalla presenza di tossine, i cui effetti variano a seconda della quantità di funghi ingerita.

Cos’è un’intolleranza alimentare

«Si parla di intolleranza alimentare, e non di allergia, quando l’ipersensibilità a un alimento e la reazione non sono provocate dal sistema immunitario» spiega Novembre.

Esistono diverse tipologie di intolleranze alimentari:

  • enzimatiche: sono quelle determinate dall’incapacità dell’organismo di metabolizzare alcune sostanze ingerite. Esempi di intolleranze enzimatiche sono quella al lattosio, il favismo.
  • farmacologiche: sono quelle che alcuni manifestano a determinate molecole presenti in alcuni cibi. In alcuni casi, la reazione può essere dovuta ad alcuni additivi aggiunti agli alimenti (anche se non è ancora ben chiaro se in questo caso si tratti di intolleranza o di allergia)
  • pseudoallergiche: sono quelle che dipendono da un’eccessiva assunzione di sostanze che entro una certa soglia sono tollerate dall’organismo, oltre invece possono causare reazioni avverse (per esempio alimenti ricchi di istamina, glutammato, solfiti).

L’intolleranza al lattosio

La più comune intolleranza enzimatica è quella al lattosio.

Il lattosio è lo zucchero contenuto nel latte. Prima di essere assorbito e utilizzato come energia dall’organismo, deve essere scomposto (in glucosio e galattosio). Questa operazione è eseguita da un enzima: la lattasi.

Inevitabilmente, se non viene prodotta lattasi a sufficienza, una parte del lattosio non viene scomposto e di conseguenza può non essere digerito. Una scarsa produzione di lattasi, infatti, non implica necessariamente l’intolleranza al lattosio.

Del resto è fisiologico che dopo lo svezzamento, la produzione di questo enzima diminuisca per poi ridursi drasticamente tra i cinque e i dieci anni, ma non per questo tutti manifestano reazioni avverse bevendo a colazione una tazza di latte e poi, crescendo, un cappuccino.

«In Italia meno del 5% della popolazione generale risulta intollerante al lattosio» spiega l’allergologo del Meyer. «Ma è molto raro che lo siano i bambini, ancor di più i lattanti» aggiunge Fiocchi.

Sintomi

Chi è intollerante, più lattosio ingerisce, più manifesta sintomi evidenti. Si parla in questo caso di sintomatologia dose-dipendente (al contrario, in caso di allergia bastano anche piccolissime quantità dell’alimento a scatenare i sintomi).

Per lo più, i sintomi dell’intolleranza al latte sono circoscritti all’apparato gastro-intestinale e non sono gravi seppur possono essere fastidiosi: flatulenza, diarrea, gonfiore e dolori addominali, vomito, perdita di sangue con le feci. Compaiono a breve distanza dall'assunzione di latte.

Anche se il malessere, causato dalla fermentazione del lattosio non digerito e assorbito dalla flora microbica intestinale, può manifestarsi anche a distanza di un po’ di tempo (per esempio il giorno dopo).

Diagnosi

La diagnosi di intolleranza al lattosio si fa per esclusione. In pratica, si elimina il latte dalla dieta per 2-3 settimane e poi lo si reintroduce per altre 2-3 settimane. Se nel periodo senza latte il bambino non manifesta sintomi, che al contrario si ripresentano nel momento in cui viene reintrodotto nella dieta, si ha la confema che si tratta di una reazione avversa al cibo.

Ci si basa sulla storia clinica: ovvero sul rapporto tra consumo di latte e sintomi.

E per accertare che si tratti proprio di intolleranza al lattosio si può eseguire il breath test al lattosio: si fa cioè assumere al bambino una quantità di lattosio sciolto in acqua e si misura la quantità di idrogeno nel respiro, perché l'idrogeno è prodotto dai batteri a partire dal lattosio indigerito quindi la sua concentrazione è proporzionale al grado di mal digestione del paziente.

In caso di dolore addominale ricorrente notturno, vomito persistente, disfagia, febbre ricorrente, perdita di peso o arresto della crescita, meglio indagare più approfonditamente per escludere una patologia organica. In assenza di questi sintomi, fatta la diagnosi di intolleranza al lattosio si esclude il latte dalla dieta.

Terapia

In caso di intolleranza alimentare, si deve eliminare dalla dieta o consumare in piccole quantità l’alimento che provoca la reazione.

Nel caso del lattosio, quindi, il latte e alcuni derivati: i formaggi più sono stagionati meno lattosio contengono, ce n’è pochissimo anche nello yogurt e in altri prodotti caseari a base di latte già digeriti da batteri aggiunti, mentre attenzione alle etichette dei cibi pronti perché potrebbero contenere lattosio.

Il pediatra può ritenere opportuno suggerire integratori alimentari per garantire il corretto introito di calcio.

Non sempre però è necessario eliminare completamente il latte (e formaggi freschi), perché basta non superare la quantità di lattosio che può essere tollerata senza scatenare sintomi. Quindi, si tratta di individuare la dose massima di latte tollerata e attenersi a quella dose nell'alimentazione del bambino.

Allergia alimentare

Se il lattosio, quindi lo zucchero del latte, può scatenare intolleranza, le proteine del latte possono causare reazioni allergiche.

Per allergia alimentare si intende una risposta anomala del sistema immunitario, scatenata dal contatto con un cibo etichettato come nemico. In particolare l’allergia al latte scatena la reazione (un’eccessiva produzione) di anticorpi di tipo IgE.

In caso di reazioni allergiche nei lattanti, le proteine del latte vaccino sono le prime da tenere sotto controllo perché le formule artificiali che sostituiscono il latte materno sono a base di latte di mucca.

In seguito, arricchendo via via la dieta del bambino, altri alimenti possono causare allergia.

I più frequenti sono: – l'uovo; – il grano; – la soia; – con la crescita anche il pesce (merluzzo, trota, sogliola);

– alcuni tipi di frutta a guscio e legumi (noce brasiliana, mandorle, nocciole, arachidi).

La diagnosi

Per diagnosticare l’allergia alle proteine del latte, si parte dalla storia clinica del bambino (familiarità, sintomi, intervallo tra assunzione dell'alimento e comparsa dei segni clinici) e si procede con una visita accurata (esame obiettivo).

Per confermare il sospetto si esegue il prick test.

Èuna prova cutanea: si applica cioè sulla cute dell'avambraccio una goccia di estratto dell'alimento, si punge delicatamente la pelle e si osserva la reazione locale.

E per completare l’iter diagnostico, si fa prelievo del sangue per cercare gli anticorpi IgE specifici (RAST test).

La prova decisiva, però, per dimostrare che il latte sia effettivamente la causa dei sintomi, è la sua esclusione dalla dieta (per 2-3 settimane). «Se i sintomi sono comunque presenti, dobbiamo necessariamente concludere che il latte non ha nulla a che vedere con i disturbi che stiamo cercando di diagnosticare.

Se invece i sintomi sono scomparsi o si sono ridotti, dovrà essere nuovamente introdotto l'alimento (test da carico) in un ambiente ospedaliero adeguatamente attrezzato, in modo che in caso di reazioni avverse serie, si possa intervenire opportunamente.

Se i sintomi ricompaiono, avremo la prova inequivocabile dell’allergia al latte» spiega Fiocchi.

A questo punto, se il test di scatenamento dimostra che i disturbi sono causati dal latte, andrà eliminato dalla dieta. Almeno fino ai 5-6 anni: a questa età infatti la stragrande maggioranza dei bambini allergici guarisce.

«Non ci si può affidare a metodiche alternative per la diagnosi: solo il dosaggio delle IgE specifiche, il test cutaneo e soprattutto il test da carico sono in grado di smascherare una allergia al latte» sottolinea Fiocchi.

Che aggiunge: «L'allergia al latte non deve essere sospettata solo davanti a reazioni gravi, ma anche quando un bambino ha diarrea frequente, eczema, scarsa crescita e/o asma persistente.

Inoltre, quando si elimina il latte dalla dieta è necessario togliere anche i formaggi, i dolci e i gelati; ma non è necessario togliere gli alimenti che contengono lattosio perché non è una proteina ma uno zucchero».

Nei casi in cui le allergie non si risolvano spontaneamente dopo il sesto anno di vita, si può intraprendere un percorso di desensibilizzazione. «Assolutamente no al fai da te» ribadiscono gli allergologi. È opportuno farlo in un ospedale dotato di personale esperto e dedicato alla gestione dei piccoli pazienti.

La desensibilizzazione consiste nell’introdurre nella dieta del bambino, prima in piccolissime quantità il latte (in generale l’alimento allergizzante) e poi in dosi man mano crescenti il latte, in modo da educare l’intestino a riconoscerlo e a tollerarlo.

Le alternative al latte di mucca

Il latte materno è l’alimento migliore che si possa offrire ai neonati.

Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per almeno i primi 6 mesi e poi il più a lungo possibile, secondo il desiderio di mamma e bambino.

Se la mamma non allatta, il latte vaccino è ampiamente usato come suo sostituito (nei latti di mucca formulati), ma che fare con i bambini e le bambine allergici alle sue proteine e, seppur in numero davvero esiguo, intolleranti al lattosio?

I neonati allattati esclusivamente al seno e i bambini di più di due anni non hanno bisogno di sostituire il latte vaccino, se viene fornito un adeguato apporto di calcio (600-800 mg/die).

«Come spieghiamo sulla rivista World Allergy Organizazione Journal – dice Fiocchi – di fronte a un bambino allergico al latte di mucca, il pediatra prescrive una dieta di evitamento e quindi indica un sostituto. Il migliore è il latte materno togliendo dalla dieta della mamma i prodotti a base di latte (per evitare il contatto con le proteine che innescano la reazione allergica nel bambino)».

Ovviamente, in caso di mancato allattamento al seno, il pediatra suggerisce una formula sostitutiva: quale, dipende dal tipo di reazione allergica, come indicato nelle linee guida (Diagnosis and Rationale for Action Against Cow’s Milk Allergy) dell'Organizzazione mondiale sulle allergie.

Perché allergia che hai rimedio che trovi. In generale comunque ci sono diverse alternative che sostituiscono il latte in maniera nutrizionalmente valida e con un gusto apprezzabile.

In caso di grave intolleranza al lattosio, è possibile sostituire il latte vaccino con latte delattosato o con latte di soia (da evitare però nei primi sei mesi di vita per l'alto rischio di allergizzazione e rischi nutrizionali).

In caso di allergia, invece, nel primo anno di vita, si può ricorrere a formule idrolizzate di riso (è uno degli alimenti di base meno allergenici), oppure a prodotti per l'infanzia a base di proteine del latte vaccino (sieroproteine o caseine) sottoposte a processi di digestione enzimatica, che consentono una crescita adeguata in attesa di una spontanea risoluzione della patologia che avviene nella maggioranza dei casi entro il terzo anno di vita. Nei casi più gravi si ricorre ad alimenti costituiti da miscele di aminoacidi, i componenti elementari delle proteine, la cui sicurezza è ben documentata e che forniscono un’adeguata nutrizione promuovendo l’aumento di peso e favorendo la crescita.

Fonti

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/le-intolleranze-e-le-alternative-al-latte-in-lattanti-e-bambini

Aiuto, il mio bambino è allergico al latte | Allergenda | La tua guida alle allergie

Allergia ed intolleranza al latte vaccino: come riconoscerle

“Che guaio scoprire che il mio piccolo è allergico proprio al latte. Crescerà più gracile e debole rispetto agli altri altri bambini?”

Sono tante le mamme che si allarmano di fronte alla notizia di una reazione avversa del proprio bimbo al latte, o meglio alle proteine del latte vaccino, rappresentando questo alimento la principale fonte di sostentamento, di norma esclusiva fino allo svezzamento.

Un problema che tuttavia ha delle risposte positive che possono tranquillizzare i genitori:

  • L’allergia si risolve dopo il primo anno di vita del bambino, persistendo solo di rado oltre i tre-quattro anni anche in funzione del cambiamento della dieta in cui al latte si integrano/sostituiscono altri alimenti solidi;
  • E’ diagnosticabile con test mirati e poco invasivi;
  • E’ efficacemente controllabile con una dieta attenta che può decisamente ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita dei bimbi, ma anche di mamma e papà.

I sintomi dell’allergia alle proteine del latte vaccino

L’allergia alle proteine del latte vaccino è tra le più comuni forme allergiche alimentari nei bambini e si verifica quando il sistema immunitario reagisce negativamente al contatto con tali proteine.

Dopo l’ingestione del latte possono verificarsi innanzitutto disturbi gastrointestinali, come diarrea e vomito. La pelle può irritarsi e possono comparire dermatite e orticaria.

Possono infine essere interessate anche le vie respiratorie con attacchi di rinite, rinocongiuntivite, tosse e asma.

Sono queste le reazioni più comuni, mentre più rare sono le manifestazioni sistemiche, che colpiscono più organi contemporaneamente, talvolta in modo così grave e severo da causare shock anafilattico, gestibile in emergenza con adrenalina, o sviluppare gonfiore dei tessuti sottocutanei, che richiede il ricorso al pronto soccorso.

I tempi di insorgenza

Allattamento al seno o con latte in formula? Ci sono tempi di insorgenza diversi a seconda del tipo di nutrizione scelto.

Infatti, in caso di allattamento artificiale, l’allergia compare di solito intorno al secondo mese di vita, mentre in caso di allattamento al seno si manifesta generalmente al momento dello svezzamento o del passaggio al latte in formula o vaccino.

Non è escluso però che i sintomi allergici possano insorgere anche in piccoli allattati al seno a causa del possibile passaggio nel latte materno delle proteine del latte vaccino assunte dalla mamma.
In qualunque momento compaia un sintomo sospetto, occorre non tardare e rivolgersi al pediatra.

I meccanismi alla base dell’allergia

C’è sempre un po’ di diffidenza verso le cose che non si conoscono e che, come tali, si valutano male, come qualcosa da cui prendere le distanze perché ritenute pericolose.

È lo stesso “meccanismo” alla base delle allergie, compresa quella al latte, generate da una alterazione dei nomali sistemi di difesa dell’organismo che non accetta “benevolmente” alcune sostanze introdotte dall’esterno.

Anzi, queste vengono percepite come una minaccia da cui proteggersi.

È così che gli anticorpi, davanti a un allergene – la sostanza pericolosa, le proteine del latte in questo caso – si producono in sovrannumero indipendentemente dalla quantità di alimento ingerito. A fare la differenza sarà l’intensità della reazione, di norma dose-dipendente: minore è la quantità di alimento ingerito, più contenuta sarà la reazione; maggiore la quantità, più grave la reazione.

Quali sono le proteine “incriminate”?

Oltre al lattosio, che è il potenziale responsabile di problematiche di intolleranza, il latte contiene proteine, preziose per la salute umana: in gran parte si tratta di caseine, ma anche di lattoglobuline e lattoalbumine, le cosiddette proteine del siero del latte. E’ il mix di queste sostanze a scatenare l’allergia nei bambini predisposti, esattamente come possono fare farmaci o pollini.

Attenzione: anche il lattosio può essere minimamente contaminato dalle proteine del latte, dunque nei bambini allergici questo zucchero potrebbe ugualmente causare problemi.

La diagnosi allergica

La prima regola diagnostica non è supporre un’allergia al latte per sintomi presunti. Occorre confermarla con una consulenza del pediatra e/o dello specialista, e con gli eventuali test specifici che verranno via via indicati.

Ad esempio, se necessario, potrà essere consigliato il Prick Test, un test cutaneo eseguibile a qualsiasi età, anche nei bambini più piccoli il cui risultato, positivo, fornisce una prima indicazione della presenza di allergia alimentare.

Questo risultato potrà essere ulteriormente validato da un dosaggio di IgE specifiche, che si rilevano con un prelievo di sangue, e da un test di scatenamento orale, che consiste nel somministrare il latte sotto controllo medico e osservare la reazione nel breve termine.

Come gestire l’allergia al latte

In caso di diagnosi positiva, la terapia prevede la correzione della dieta con l’eliminazione di alimenti e prodotti che contengano latte e derivati.

Questo implica passare in rassegna con scrupolosa attenzione le etichette dei cibi che si acquistano, che per legge devono indicare la presenza di allergeni, proteine del latte e lattosio inclusi.

Gli allergeni sono sostanze che possono portare alla manifestazione di reazioni allergiche di varia natura nei soggetti predisposti, per questo è obbligo indicarli in etichetta in modo chiaro ed evidente.

Occhio a questi alimenti

Se è vero che un intollerante al lattosio può consumare alimenti che contengano proteine del latte, purché questi non contengano anche lattosio, viceversa un individuo allergico alle proteine del latte non può consumare alimenti contenenti lattosio poiché anche livelli minimi di contaminazione da parte delle proteine del latte potrebbero causare problemi.

E’ ovviamente intuitivo dire di fare attenzione ai prodotti lattiero-caseari per la dieta del bambino allergico: infatti i componenti del latte possono essere addizionati anche ad altri alimenti.

Non è risaputo ad esempio che il lattosio può essere contenuto in salumi, dado, prodotti da forno, cibi dolci e salati, prodotti a lunga conservazione.

Mentre le proteine del latte, essendo ad alto potere energetico e nutrizionale ma anche in grado di aumentare la stabilità e conservazione degli alimenti, possono essere presenti in prodotti destinati a sportivi, barrette nutrizionali, cibi e bevande a ridotto contenuto di lattosio.

Il consiglio è di leggere sempre bene le etichette dei cibi acquistati e di far osservare la dieta per tutto il tempo necessario, secondo indicazioni del medico.

Источник: https://www.allergenda.it/aiuto-il-mio-bambino-e-allergico-al-latte/

Intolleranze al Latte o Allergie? Differenze ed Alcuni Sintomi

Allergia ed intolleranza al latte vaccino: come riconoscerle

Scopri le differenze tra l'intolleranza al lattosio e l'allergia alle proteine del latte. Scopri caratteristiche e differenze tra le due patologie.

Chi non riesce a digerire bene il latte presenta un’intolleranza al lattosio, spesso confusa con un’allergia. L’unica allergia che può manifestarsi dopo aver assunto latte o derivati, riguarda le proteine di questi alimenti e non il lattosio. Nonostante i due disturbi posseggano una sintomatologia simile, l’eziologia e le reazioni metaboliche che presentano sono ben distinte. In questo articolo cerchiamo di chiarire le differenze fra le due patologie.

Intolleranza al Latte

Per definizione, l’intolleranza è una reazione non immuno-mediata e comprende deficit enzimatici (nel caso d’intolleranza al latte, si rileva la mancanza dell’enzima chiamato lattasi), metabolici ed intossicazione da alimenti.

Importante sottolineare che la reazione di intolleranza è proporzionata alla quantità di alimento ingerito e le complicazioni sono circoscritte al tratto gastro-intestinale.

L’allergia invece, è una reazione scatenata dal meccanismo immunologico, e può essere di due tipi: immuno globulina mediata e non mediata.

Questo tipo di reazione può causare manifestazioni sia sistemiche sia localizzate, limitate al sistema respiratorio, al tratto gastro-intestinale e a livello cutaneo.

La complicanza più grave e pericolosa della reazione allergica è lo shock anafilattico.

Le allergie alimentari più comuni sono scatenate principalmente da: arachidi, soia, grano, pesce, uova e dalle proteine del latte vaccino (caseina, a-lattoalbumina, b-lattoglubina).

La diagnosi per verificare se si tratta di allergia o intolleranza può essere molto complessa a causa del numero di meccanismi scatenati e della quantità degli alimenti ingeriti.

Intolleranza al Latte – Sintomi

L’intolleranza al latte (da non confondere con la galattosemia) è un disturbo che insorge dopo l’assunzione di lattosio in individui che manifestano una carenza di lattasi.

I sintomi che si manifestano in questo caso sono: flatulenza, gonfiore e dissenteria.

Questa intolleranza è molto comune in sud-America, in Asia ed in Africa, paesi dove il consumo di latte e derivati è molto basso. Ne sono quasi esenti invece i paesi del Nord-Europa, dove l’apporto di latte quotidiano è mediamente alto.

Il Professor Claudio Ortolani (Direttore dell’istituto Allergologico Lombardo di Cesano Boscone, Milano) dichiara a questo proposito: “L’intolleranza al lattosio è una condizione comune, presente in gran parte della popolazione.

L’età di comparsa varia a seconda del gruppo etnico di appartenenza: negli asiatici si manifesta già a 5 anni e colpisce fino al 90% degli individui, negli africani compare entro i 10 anni e si manifesta nel 70 – 80% delle persone, in Europa invece essa compare generalmente dopo i 20 anni.

La più bassa prevalenza europea è al Nord (5%), mentre in centro Europa è del 20% e a Sud raggiunge il 70%.”

Allergia al Latte ed Allergia al Lattosio

L’allergia al latte vaccino, invece, è un disturbo molto diffuso nei bambini, poiché possiedono una maggiore permeabilità intestinale rispetto agli adulti. 
Inoltre, con l’avanzamento dell’età, la tollerabilità a quest’allergene subisce un miglioramento considerevole.

La sintomatologia di questa allergia presenta principalmente: diarrea, dolori addominali e vomito, elemento che permette di differenziare la diagnosi dall’intolleranza al lattosio.

Ciò che più frequentemente genera la reazione avversa è la proteina chiamata beta-lattoglobutila, segue l’alfa-lattalbulmina ed infine la caseina.

L’unico modo per rendere innocuo il consumo di latte per gli individui che manifestano questo tipo di allergia, è il trattamento termico a 110°, il quale determina la denaturazione completa delle molecole immunogene, prevenendo così qualsiasi manifestazione allergica.

Ciononostante, data la pericolosità delle reazioni allergiche, è comunque consigliato escludere definitivamente dalla dieta tutti i tipi di latticini.

Oltre all’intolleranza al lattosio e all’allergia al latte vaccino non vi sono altre patologie riscontrate riconducibili all’assunzione di latticini.

Ciononostante si rileva una prolificazione di tutta una serie di test diagnostici sulle intolleranze alimentari.

Spesso però il metodo con cui sono eseguiti questi esami è basato su ipotesi non condivise dalla comunità scientifica.  Di conseguenza gli esiti di tali test risultano assolutamente fuorvianti e le conclusioni puramente fantasiose. 

Источник: https://www.assolatte.it/it/home/salute_benessere_detail/1433415720317/1434116407227

Gravidanza
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