Adolescenti troppo sui social rischiano la depressione

Adolescenti e smartphone: una generazione a rischio depressione

Adolescenti troppo sui social rischiano la depressione

Soli, vulnerabili, a rischio depressione. Secondo una nuova ricerca americana smartphone e social media hanno radicalmente cambiato ogni aspetto della vita degli adolescenti causando una delle peggiore crisi di salute mentale degli ultimi decenni.

“Effetti significativi sulla mente e sul sonno appaiono dopo due ore al giorno sui dispositivi elettronici. Sarebbe importante quindi che i ragazzi non superassero questo confine di tempo” spiega  Jean M.

Twenge autrice della ricerca e del saggio “Generazione iGen”. 

Chi non ricorda delle giornate passate con gli amici alle panchine del parco, in piazzetta, alla gelateria del paese, a chiacchierare di scuola, famiglia, nuovi amori. Ci si confrontava con i coetanei su sentimenti ed emozioni forti. A volte si litigava, ci si alleava e ci si riappacificava.

Oggi, invece, i ragazzi non hanno più punti di ritrovo “fisici”, ma solo virtuali: Instagram o Snapchat.

Tanto è forte il collegamento tra lo smartphone e i comportamenti adolescenziali che la professoressa Jean M. Twenge, docente di psicologia della San Diego State University, nel suo nuovo saggio ha definito questa generazione “iGen”: generazione iphone.

La Twenge da venticinque anni studia i trend generazionali.

Ha lavorato sul senso di ribellione dei baby boomer (i nati dal 1945 al 1965), sul desiderio di indipendenza della generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980), sull’individualismo dei Millennials (nati tra il1980 e il 2000).

E confrontando i dati comportamentali di queste ultime generazioni ha scoperto che i teeneger Usa di oggi sono più depressi, passano meno tempo con gli amici, sostanzialmente sono più soli e più vulnerabili e a maggior rischio suicidio.

E alla base di questo drammatico cambiamento, secondo la Twenge, ci sarebbe proprio la diffusione di cellulare e dei social media tra i ragazzi nati dopo il 2000.

Ecco il suo studio spiegato alla rivista americana The Atlantic.

L'arrivo dello smartphone ha radicalmente cambiato ogni aspetto della vita degli adolescenti, dalla natura delle loro interazioni sociali alla loro salute mentale.

Questi cambiamenti hanno colpito i giovani in ogni angolo della nazione e in ogni tipo di famiglia. Le tendenze sono le stesse tra ragazzi poveri e ricchi; di ogni etnia; nelle città, nei sobborghi e nei piccoli paesi.

Lo scopo dello studio generazionale non è quello di cedere alla nostalgia per il passato; ma capire la realtà di oggi.

1. Gli adolescenti di oggi: fisicamente più sicuri ma psicologicamente più a rischio

i tassi della depressione e di suicidio sono aumentati dal 2011 a oggi.

Non è un'esagerazione dire che gli iGen sono sull'orlo della peggiore crisi di salute mentale degli ultimi decenni. E gran parte di questo deterioramento può essere ricondotto all'uso smodato dei telefonini.

Gli studi fatti fino ad ora hanno dimostrato che a caratterizzare una generazione non è mai bastato un unico evento, neppure se catastrofico come una guerra, ma sempre un insieme di eventi.
Oggi però è diverso: l'ascesa dello smartphone e dei social media hanno causato un terremoto di proporzioni mai viste.

Ci sono prove che i dispositivi che abbiamo messo nelle mani dei nostri figli stanno avendo profondi effetti sulla loro vita e che li rendono seriamente infelici.

2. Dal primo appuntamento alla patente: una generazione in ritardo rispetto alle precedenti

Una delle differenze più lampanti emerse dallo studio è che il fascino dell'indipendenza, così potente alle generazioni precedenti, ha meno influenza sugli adolescenti di oggi. Ad esempio i diciassettenni del 2015 escono molto meno dei quindici-quattordicenni del 2009.

Lo stesso accade con i primi corteggiamenti. I ragazzi di oggi passano più tempo a chattare tra loro sui telefonini che uscire per un primo appuntamento. Solo il 56% dei ragazzi di oggi ha avuto un primo appuntamento, contro l'85% delle generazioni precedenti.

Di conseguenza, e questo dato potrebbe essere letto come un trend positivo, c'è stato un calo anche nei rapporti sessuali soprattutto tra i ragazzi di prima superiore: una riduzione del 40% rispetto al 1991.

Un altro ritardo è nell'età in cui si prende la patente. Sia perché si ha meno voglia di uscire ed essere indipendenti, sia perché spesso mamma e papà fanno da autisti fin oltre i vent'anni.

La cosiddetta generazione X è quella che più di tutti ha allungato i tempi dell'adolescenza: sono cresciuti prima e diventati adulti tardi. A partire dai Millenials e dalla generazione iGen l'adolescenza inizia più tardi: i ragazzi di 18 anni si comportano più come quelli di 15 e quelli di 15 più come quelli di 13. L'infanzia ora si estende anche al liceo.

Perché gli adolescenti di oggi aspettano più a lungo per assumersi sia le responsabilità che i piaceri dell'età adulta? In un'economia che premia l'istruzione superiore, i genitori per primi incoraggiano i loro figli a rimanere a casa a studiare piuttosto che a cercarsi un lavoro.

Gli adolescenti, a loro volta, sembrano soddisfatti di questo accordo domestico, non perché sono così studiosi, ma perché la loro vita sociale è vissuta sul proprio telefono. Non hanno bisogno di andarsene di casa per trascorrere del tempo con i loro amici.

Infatti, guardando i dati, gli studenti di oggi passano meno tempo a fare i compiti rispetto ai loro predecessori.

Inoltre, hanno molto più tempo libero rispetto alle generazioni precedenti. E come lo usano questo tempo? Lo passano al telefono nella loro cameretta. Soli e spesso in difficoltà.

Il numero di ragazzi che si vede con i propri amici è sceso di oltre il 40% dal 2000 al 2015. E il declino è stato più ripido negli ultimi tempi. Il parco, la piazzetta, la pista di pattinaggio, il campo di basket, sono stati sostituiti da spazi virtuali.

3. Più tempo davanti al cellulare, più probabilità di essere infelici

Si potrebbe pensare che gli adolescenti passino così tanto tempo in questi nuovi spazi perché li rendono felici, ma i dati ci mostrano che non è così.

Il sondaggio “Monitoring the Future survey” del National Institute on Drug Abuse ha rilevato che gli adolescenti che trascorrono più tempo rispetto alla media sulle attività dello schermo hanno più probabilità di essere infelici.

I ragazzi di 13 e 14 anni che passano dieci o più ore alla settimana sui social media hanno il 56 % in più di probabilità di essere infelici rispetto a quelli che passano meno tempo. Certamente, dieci ore alla settimana è molto.

Ma quelli che passano sei o nove ore alla settimana sui social media hanno il 47% in più di probabilità di dire che sono infelici rispetto a quelli che utilizzano ancora meno i social media.
L'opposto si verifica con le interazioni personali. Chi passa più tempo con gli amici è più felice di chi ne passa meno.

Da questo sondaggio emerge che per passare un'adolescenza felice basterebbe mettere giù il telefono e uscire con gli amici.

Naturalmente, queste analisi non dimostrano inequivocabilmente che il tempo dello schermo causa infelicità. È possibile che gli adolescenti infelici passino più tempo in rete.

Ma la ricerca suggerisce che il tempo passato davanti allo schermo renda davvero infelici.

I social network come promettono di collegarci agli amici.
Ma il ritratto dei ragazzi iGen che emerge dai dati è di una generazione solitaria e dislocata.

4. A rischio depressione e suicidio

Un altro dato emerso da questo studio è la depressione: più i ragazzi passano il tempo guardando gli schermi, più sono soggetti a rischio depressione.

I tredicenni che usano massicciamente i social media hanno un rischio di depressione più alto del 27%, mentre quelli che fanno sport, volontariato o altre attività hanno un rischio molto più ridotto.

Gli adolescenti che trascorrono tre ore al giorno o più sui dispositivi elettronici hanno il 35% in più di probabilità di avere un fattore di rischio di suicidio, (un rischio molto più alto rispetto a quello di chi passa tanto tempo davanti alla tv).

Uno dei dati che è emerso e che, nel bene e nel male, descrive questa nuova solitudine, è che dal 2007 sono diminuiti tra gli adolescenti gli omicidi, ma sono aumentati i suicidi.

Poiché gli adolescenti hanno iniziato a trascorrere meno tempo insieme, hanno meno probabilità di uccidersi l'un l'altro, ma più probabilità di uccidersi.

Nel 2011, per la prima volta in 24 anni, il tasso di suicidio dei teen era superiore al tasso di omicidio (dati Usa n.d.r.).

5. La paura dell'esclusione

Ma qual è il collegamento tra gli smartphone e la sofferenza psicologica di questa generazione?

Attraverso il loro potere di collegare i ragazzi tra loro di giorno e di notte, i social aggravano la preoccupazione degli adolescenti di essere esclusi.

I ragazzi di oggi quando si riuniscono documentano i loro appuntamenti su Snapchat, Instagram, . Quelli non invitati ne sono consapevoli. Di conseguenza il numero degli adolescenti che si sentono esclusi ha raggiunto livelli elevati in tutti i gruppi di età.

Come l'aumento della solitudine, la ripresa nel sentirsi esclusi è stata rapida e significativa.

Soprattutto il problema riguarda le ragazze che usano di più i social.

Inoltre mentre i maschi risolvono i loro conflitti fisicamente, facendo a botte, le ragazze si fanno la “guerra” soprattutto attraverso le parole e quindi i social diventano gli strumenti ideali per isolare e colpire le “nemiche” fino a commettere veri e propri attacchi di cyberbullismo.

Inoltre le ragazze sono più suscettibili di quello che gli altri pensano di loro. “Quando posto qualcosa su Instagram mi sento nervosa per ciò che la gente penserà. E mi sento triste se vedo che con un'immagine non ottengo molti “mi piace”” spiega Athena, una tredicenne americana.

I sintomi depressivi dei ragazzi sono aumentati del 21% dal 2012 al 2015, mentre nelle ragazze sono aumentati del 50 %, più del doppio.

6. Diminuzione delle ore di sonno

Lo smartphone è anche responsabile di una diminuzione delle ore di sonno: molti ragazzi dormono meno di sette ore a notte.

Ma gli esperti del sonno avvisano che gli adolescenti dovrebbero riposare almeno nove ore. Dai dati risulta che dal 2012 al 2015 il 22% in più dei ragazzi ha dormito meno di sette ore.

Questo aumento significativo ancora una volta è legato dalla diffusione del cellulare tra i ragazzi.

Due indagini effettuate sul territorio Usa hanno mostrato che gli adolescenti che trascorrono tre o più ore al giorno sui dispositivi elettronici hanno il 28 % in più di probabilità di dormire meno di sette ore a notte.

I dispositivi elettronici e i social media hanno una capacità particolarmente forte di disturbare il sonno. Per esempio i ragazzi che leggono più libri della media, non risultano avere questi problemi di sonno. Anzi, spesso leggere a letto aiuta ad addormentarsi.

E guardare la tv per molte ore ha un effetto di insonnia minore rispetto allo smartphone.

La deprivazione del sonno è collegata a una miriade di problematiche: il pensiero e il ragionamento sono compromessi, si è più soggetti a malattie, all'aumento di peso, all'alta pressione sanguigna. E influenza l'umore: le persone che non dormono abbastanza sono inclini alla depressione e all'ansia.

Di nuovo, è difficile tracciare i percorsi precisi del causalità.

I cellulari potrebbero causare la mancanza di sonno, che porta alla depressione, o i telefoni potrebbero causare la depressione, che porta alla mancanza di sonno.

O un altro fattore potrebbe causare sia la depressione che la privazione del sonno. Ma lo smartphone, la sua luce blu che brilla nel buio, probabilmente gioca un ruolo nefasto.

La correlazione depressione e l'uso di smartphone è così forte che i genitori dovrebbero dire ai loro bambini di mettere giù il telefono.

Ed è una cosa che molti genitori che lavorano nella Silicon Valley fanno. Lo stesso Steve Jobs limitava l'uso dei dispositivi digitali ai propri figli.

7. E' importante insegnare ai ragazzi a usare il cellulare in modo responsabile e non più di due ore al giorno

Quello che è in gioco non è solo come i nostri ragazzi passano l'adolescenza, ma come diventeranno da adulti. L'adolescenza è un momento chiave per lo sviluppo delle competenze sociali.

E se non si passa del tempo con i propri amici si hanno meno opportunità di praticarle.

Togliere il telefono dalle mani dei nostri bambini è difficile, molto più di quando i nostri genitori ci chiedevano di spegnere la tv.

Ma è importante insegnare ai ragazzi a usarlo in modo responsabile.

Ridurre il tempo passato allo smartphone potrebbe impedire ai ragazzi di cadere in abitudini nocive. Effetti significativi sulla salute mentale e sul sonno appaiono dopo due ore al giorno sui dispositivi elettronici. Sarebbe importante quindi non superare questo confine di tempo.

Aggiornato il 26.10.2017

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/adolescenti-e-smartphone-una-generazione-a-rischio-depressione

La depressione in adolescenza | Studio di Psicoterapia

Adolescenti troppo sui social rischiano la depressione

Anche il rapporto con i genitori ha un ruolo fondamentale. I ragazzi spesso manifestano atteggiamenti ribelli e si ritengono incompresi.

I genitori, da parte loro, da un giorno all' altro possono avere la sensazione di non riconoscere più il proprio figlio, spesso non sanno come interpretare e leggere le emozioni del figlio, possono trovarsi disorientati di fronte a questi cambiamenti, soprattutto se l’atteggiamento dell’adolescente è percepito come impenetrabile, ambiguo, sfidante o poco controllabile .

L’atmosfera familiare può cambiare drasticamente e si può andare incontro a momenti di grande tensione. A questa età i ragazzi spesso contestano le scelte e i valori dei genitori, che vengono sostituiti da nuovi e ferventi ideali.

I genitori, messi di fronte a tali cambiamenti, possono avvertire una sorta di rifiuto, ma è bene considerare che questo è solo l’aspetto più estremo e amplificato di un sottostante bisogno di differenziazione, sano e fisiologico, che diventa problematico solo se, nella relazione tra genitori e figli, ci sono aspetti di chiusura così rigidi da impedire uno scambio comunicativo efficace e autentico.

I motivi che spingono i genitori a preoccuparsi sono molteplici: la paura che la volubilità del proprio figlio possa renderlo vulnerabile a influenze esterne poco raccomandabili; il timore che il ragazzo non abbia il senso del limite e la responsabilità di considerare le conseguenze delle proprie azioni; il dubbio che certi cambiamenti possano ostacolare la carriera scolastica e minacciare le prospettive future; la percezione che il figlio viva delle situazioni di vita, a scuola o tra gli amici, che generano inquietudine ma restano oscure al genitore…….I timori dei genitori sono comprensibili: i loro comportamenti a volte controllanti o indagatori, altre volte accondiscendenti e amicali, sono dettati dalla volontà di desiderare il massimo bene per i propri figli anche se a volte le modalità e le strategie adottate non sortiscono i risultati sperati e possono essere fraintesi.

Adolescenti e adulti

Agli occhi degli adulti gli adolescenti rischiano di apparire come bambini troppo cresciuti che non sanno valutare quando è il caso di fermarsi. Il loro gergo risulta fastidioso e uniformante, la loro gestualità esagerata. La loro sfrontatezza sembra sinonimo di scarsa educazione.

 È a proposito di questi aspetti che il mondo degli adulti ha coniato il termine di “crisi adolescenziale”.
La cultura adolescenziale è senza filtri e spesso in antitesi con quella dominante che, proprio per questo motivo, è oggetto di sfida. Basti pensare alle costanti provocazioni che molti adolescenti dirigono al sistema scolastico, ai docenti, alla legge…..

spesso mettendosi nei guai o arrivando a compiere gesti inconsulti: è il caso del vandalismo, del bullismo………………

Adolescenti e società

I modelli sociali acquistano un valore vastissimo, spesso a partire dalla TV.

L’adolescente trova rassicurante ed entusiasmante appartenere ad un “gruppo sociale” nel quale riconoscersi e identificarsi: questa adesione lo fa sentire meno diverso, meno sbagliato, ha una funzione di orientamento e permette di assumere quello status (attraverso il look, gli accessori, gli hobbyes…) che crea aggregazione.

Ad esempio la magrezza delle “belle in Tv”, è ricercata ed ambita sia perché riconosciuta socialmente come desiderabile sia per la sua similitudine con il corpo infantile appena perso e rimpianto.

Quando le ossa e la carne non permettono di essere come i modelli impongono, le giovani donne possono nutrire sentimenti di disagio così forti da sfociare in disturbi da dismorforfismo corporeo, disturbi alimentari come anoressia, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata…..

Nella nostra epoca l’ incertezza dell’età va poi a sommarsi a quella culturale di un mondo in metamorfosi, che utilizza sempre nuovi canali e strumenti per rinnovare e rinnovarsi. Il mondo degli adolescenti di oggi è molto diverso rispetto a quello degli adolescenti di solo una generazione fa. Questo pone i genitori in una posizione insolita rispetto a quanto accadeva anche solo 50 anni fa: agli adulti odierni infatti non è concesso di guidare, consigliare e dare sostegno senza aver prima imparato i nuovi codici sociali e comportamentali, ignorando i quali si ha sempre meno controllo sulla vita dei propri figli.

Adolescente e coetanei

Inoltre un posto di rilievo è occupato dal mondo dei coetanei che, a questa età, acquisisce una rilevanza quasi totalizzante.

La maggior parte delle volte si ricerca e si vive un senso di sostegno ed appartenenza al gruppo ma a volte può capitare che il gruppo e le amicizie non soddisfino queste esigenze, anzi rischiano di diventare un fattore di discriminazione ed emarginazione sociale .

Il gruppo può essere vissuto come un oggetto di confronto verso il quale ci si sente inadeguati, incompresi e fuori posto e spesso viene evitato.

Nel caso degli adolescenti vittime di bullismo, si può rischiare di andare nella direzione di un marcato isolamento che può sfociare nella presenza di uno depressione o nella ricerca di una realtà parallela che non implichi un confronto diretto con i coetanei, come ad esempio la dipendenza da internet. Il gruppo dei coetanei può costituire un’importante fonte di rispecchiamento, conferma e costruzione della propria identità e, come può risultare una grande risorsa, allo stesso tempo può trasformarsi in un’esperienza traumatica quando il contesto delle amicizie è ostile e aggressivo.

Adolescente e depressione

Secondo le statistiche dell’Unione Europea, il 4% degli adolescenti europei tra i 12 e i 17 anni soffre di depressione grave raggiungendo una percentuale del 9% intorno ai 18 anni. Le cause scatenanti possono essere eventi dolorosi come un lutto, la separazione dei genitori, una delusione amorosa o problemi con il gruppo dei coetanei, per esempio a scuola.

In questi casi succede che l’angoscia, la noia o l’assenza di voglia di fare diventino lo stato emotivo predominante e minaccino la sfera affettiva, relazionale o scolastico-lavorativa dell'adolescente. L’umore risulta depresso, il pensiero ed il comportamento ne risentono, le funzioni cognitive appaiono alterate.

Tristezza, malinconia e preoccupazione sono gli stati d’animo predominanti. Possono essere presenti irritabilità e nervosismo.  Il ragazzo non sente più interesse in alcuna attività e può tendere al ritiro; la sua autostima si può abbassare bruscamente e può non sentirsi più in grado neanche di svolgere quei compiti che prima riteneva semplici.

Ad esempio i ragazzi  tornano a casa con espressione malinconica, a passi lenti e svogliati, si chiedono nelle loro stanze per ore,  si innervosiscono per una frase mal posta, evitano il contatto con gli altri, trascurano la cura della propria persona…… A volte si hanno ripercussioni anche nell'area del sonno e in quella dell’alimentazione.

Alcuni ragazzi in adolescenza cominciano ad andare a dormire molto tardi  o perché escono con gli amici e fanno le ore piccole o perché trascorrono molto tempo al computer, altri passano ore ed ore nel dormiveglia.

Alcuni girovagano per casa e consumano pasti in modo irregolare e poco salutare col rischio di incorrere in  disturbi alimentari che, se sommati ad altri aspetti problematici della vita del giovane in quel momento, nelle forme più gravi sfociano in situazioni estreme come l’anoressia e la bulimia.

Il ragazzo può infine lamentare dolori cronici, cefalee o fastidi gastro-intestinali. I mal di testa per esempio, possono diventare più frequenti e influire sulle relazioni sociali e sugli impegni scolastici e lavorativi.

Le forme della depressione in adolescenza

La depressione, in età adolescenziale, può prendere diverse forme. Tra queste: •distimia: in questo caso sono maggiormente presenti affaticamento, bassa autostima, stanchezza e perdita di interesse.

•disturbo depressivo stagionale: maggiormente frequente tra ottobre e novembre.

•stati misti dell’umore: in cui lo stato depressivo è ciclicamente sostituito da altri stati alterati dell’umore (rabbia, eccitamento, etc.)

In tutti questi casi è consigliabile agire con celerità poiché lo stato di umore triste e malinconico potrebbe diventare persistente e caratterizzare un periodo abbastanza lungo da compromettere il benessere individuale o conservarsi anche nell’età adulta.

La terapia della depressione in adolescenza

La difficoltà maggiore che si incontra in questi casi consiste proprio nel rischio di non riconoscere la situazione come uno stato di depressione. Una volta che si identifica il problema e si arriva a chiedere aiuto, normalmente gli interventi terapeutici risultano efficaci.

Per raggiungere questo obbiettivo è utile che genitori, insegnanti e figure di riferimento siano sempre attenti ai possibili segnali che mandano i ragazzi, come ad esempio un improvviso calo nel rendimento scolastico, uno stile alimentare insolito…….

Quando gli adolescenti si trovano ad affrontare una depressione, i genitori e i familiari rappresentano sempre una risorsa preziosa e, proprio per questo motivo, un percorso di terapia familiare risulta essere quello più efficace.

Nel caso di adolescenti con disturbi dell’umore, è utile tener in considerazione  che, nella genesi del disturbo, possano subentrare una serie di fattori che funzionano come con-cause rispetto all’istaurarsi del problema: le caratteristiche del contesto familiare, la storia personale dell’adolescente, il rapporto che questo ha con le sue figure di riferimento…. Un lavoro terapeutico familiare può quindi portare a ristabilire la serenità individuale del ragazzo e contemporaneamente quella familiare, attraverso un lavoro di comprensione, elaborazione e cambiamento di alcune dinamiche relazionali che alimentano il problema.

Tale tipo di approccio al problema permette di modificare alcune premesse familiari, che seppur durante l’infanzia avevano funzionato in modo soddisfacente, adesso invece, in adolescenza, è spesso necessario mettere in discussione, tenendo comunque presente che, se per certi versi i figli reclamano autonomia, per altri sono ancora bisognosi di cure ed attenzioni, a volte ancora più intensamente che nelle fasi precedenti.

NOTE: Il contenuto di questo articolo è protetto dal Diritto d'autore

Источник: https://www.psicoterapeuta-roma.com/depressione_adolescenza.html

Gli adolescenti sono a rischio di depressione da social

Adolescenti troppo sui social rischiano la depressione

È da tenere sotto osservazione il tempo che gli adolescenti passano davanti alla televisione o utilizzando i social media, come e Instagram. Un loro uso troppo prolungato espone infatti a un aumentato rischio di depressione.

È quanto emerge da una ricerca, realizzata da un gruppo guidato da Elroy Boers del Department of Psychiatry dell’University of Montreal, pubblicata su JAMA Pediatrics. In base ai risultati della ricerca, che ha coinvolto oltre 3.

800 adolescenti, anche un prolungato utilizzo del computer espone allo stesso rischio, tranne quando i ragazzi lo usano per acquisire una crescente abilità informatica: in questi casi il rischio di depressione tende a diminuire, compensato da un miglioramento dell’autostima.

Anche l’utilizzo prolungato di videogiochi sembra essere esente dal rischio di indurre depressione. Infatti oltre il 70 per cento degli adolescenti gioca in compagnia di un amico presente fisicamente oppure online, svolgendo quindi un’azione socializzante che riduce il rischio di isolamento e depressione.

Il rapporto fra televisione, social media e depressione adolescenziale è tuttavia più articolato di quanto si creda, come indica una ricerca italiana coordinata da Alberto Siracusano, professore ordinario di psichiatria Università Policlinico Tor Vergata di Roma, autore del libro Risalire in superficie, conoscere e affrontare la depressione (Mondadori, 2017).

Campanelli d’allarme

Ma quali sono i segnali che indicano lo sviluppo di una vera depressione adolescenziale? «Spesso si usa il termine depressione per indicare in modo generico una vasta gamma di disturbi dell’ambito psicologico psichiatrico» dice Giuseppe Nicolò, direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell’Asl Roma 5.

«La vera depressione, come altri disturbi, si può manifestare in adolescenza anche in modo precoce, attorno agli otto-dieci anni. «I sintomi sono molto diversificati, ad esempio tristezza, senso di impotenza, visione negativa di sé, peggioramento dell’autostima, senso di inefficacia.

Ma può manifestarsi anche con sintomi fisici, come difficoltà a intraprendere nuove attività, soprattutto al mattino, stancabilità, alterazioni importanti del ritmo sonno veglia. Alcuni ragazzi tendono ad avere costantemente sonno, mentre altri sono soggetti a insonnia e risvegli notturni.

Si modifica anche il rapporto con il cibo, per cui alcuni tendono a non mangiare a sufficienza, mentre altri mostrano la tendenza verso un’alimentazione eccessiva.

In ogni caso è importante notare l’evoluzione dei sintomi: se un adolescente progressivamente si ritira in se stesso ed evita le interazioni sociali, allora è opportuno rivolgersi a uno specialista.

È importante la valutazione specialistica, dal momento che la depressione rappresenta uno stato mentale a rischio, la cui evoluzione spesso dipende dal tipo di trattamento che viene effettuato e soprattutto dalla possibilità di distinguere la depressione da altre forme di disturbo psicopatologico che può presentarsi con gli stessi sintomi. In alcuni casi ad esempio, l’uso di cannabinoidi, marijuana e derivati, genera un quadro di appiattimento emotivo che può essere confuso con la depressione».

Le cure

Una volta individuato un vero e proprio stato depressivo in un adolescente, si pone il problema di come affrontarlo da un punto di vista terapeutico.

«Su questo punto non si può dare una risposta univoca, comunque il trattamento farmacologico spesso rappresenta una forma di trattamento sicura, efficace e che offre una rapida risoluzione del quadro clinico» dice ancora Nicolò.

«Stiamo parlando di adolescenti, quindi la scelta di un trattamento deve sempre essere condivisa con i familiari e prescritta da uno specialista che abbia una comprovata esperienza. Nelle forme più severe il trattamento farmacologico è imprescindibile, così come peraltro lo è quello psicoterapico, possibilmente di tipo cognitivo comportamentale.

Il vero consiglio è non attendere a lungo prima di chiedere aiuto. Infatti, più lungo è il tempo trascorso in condizione di sofferenza meno semplice sarà la soluzione». «Senza contare che uno stato depressivo non riconosciuto può non solo far male da un punto di vista emotivo e affettivo, ma anche danneggiare lo stato di salute generale dell’organismo» conclude Alberto Siracusano.

Modelli di vita irraggiungibili

Sono state avanzate diverse ipotesi sul perché trascorrere molto tempo sui social media o davanti alla televisione esponga al rischio di depressione adolescenziale. Un’ipotesi è che queste attività rubino tempo ad altre potenzialmente più «sane» e socializzanti, come l’attività fisica.

Poi c’è anche il sospetto che gli adolescenti che trascorrono troppo tempo davanti agli schermi siano esposti a contenuti per loro difficili da interpretare criticamente, così che rischiano di cadere preda di comparazioni impossibili.

Sia i social media sia la televisione presentano infatti modelli di vita idealizzati, che non corrispondono alla realtà, irraggiungibili e quindi fonte di frustrazione. Basti pensare che sui social tutti sembrano divertirsi tutti i giorni dell’anno, in una vita irreale che appare perennemente in vacanza.

Infine c’è la teoria delle cosiddette «spirali di rinforzo»: un fenomeno in base al quale i ragazzi tendono a selezionare contenuti che confermano quelle che già sono le loro idee. In tal modo, una visione negativa della vita può rapidamente rafforzarsi, aprendo la strada alla vera depressione.

8 marzo 2020 (modifica il 8 marzo 2020 | 15:58)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Источник: https://www.corriere.it/salute/depressione/20_marzo_08/gli-adolescenti-rischio-depressione-social-9afa472c-54bb-11ea-9196-da7d305401b7.shtml

Hikikomori, la sindrome dei ragazzi che si chiudono in camera e rifiutano ogni aiuto

Adolescenti troppo sui social rischiano la depressione

Il fenomeno è sconosciuto, quasi “invisibile” come i soggetti che ne soffrono: si chiama “Hikikomori”, in giapponese significa “stare in disparte” e colpisce più adolescenti (anche italiani) di quanto si possa immaginare. Non li vediamo perché la loro vita si svolge interamente in una stanza: la loro camera da letto.

Si rifiutano di uscire, di vedere gente e di avere rapporti sociali. In quella stanza leggono, disegnano, dormono, giocano con i videogiochi e navigano su Internet. Ma soprattutto proteggono loro stessi dal giudizio del mondo esterno. Chi attribuisce la colpa del disagio alle nuove tecnologie sbaglia di grosso.

Le cause sono molteplici e il fenomeno è sorto prima dell’avvento del pc. Di noto c’è che l’isolamento può durare alcuni mesi o anni, ma una cosa, sostengono gli esperti, è certa: non si risolve mai spontaneamente.

Cos’è, come riconoscerlo e curarlo? Lo abbiamo chiesto a Marco Crepaldi, presidente di Hikikomori Italia, “un progetto di sensibilizzazione e informazione corretta sul fenomeno che i media – ma anche i medici – tendono a confondere con la depressione o con la dipendenza da Internet”.

Cos’è l’hikikomori

L’hikikomori è un meccanismo di difesa messo in atto come reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociale tipiche delle società capitalistiche economicamente più sviluppate.

Spiega all’Agi Crepaldi: “L’hikikomori è il frutto si una società che esercita sui ragazzi una serie di pressioni che vanno dai buoni voti scolastici, alla realizzazione personale, alla bellezza fino alla moda”.  Ragazzi e ragazze si trovano così a dover colmare virtualmente il gap che si viene a creare tra la realtà e le aspettative di genitori, insegnanti e coetanei.

Quando questo gap diventa troppo grande si sperimentano sentimenti di impotenza, perdita di controllo e di fallimento. A loro volta questi sentimenti negativi possono portare ad un atteggiamento di rifiuto verso quelle che sono le fonti di tali aspettative sociali.

E siccome queste fonti sono rappresentate, come detto, dai genitori, dagli insegnanti, dai coetanei e, più in generale dalla società, il ragazzo tenderà spontaneamente ad allontanarsene e a rifugiarsi nella propria camera dove è immune al sentimento della vergogna.

Come si riconoscono gli hikikomori?

I primi segnali arrivano generalmente dalla fase pre-adolescenza fino a quella adulta, don due passaggi chiave: l’inizio e la fine delle scuole superiori. “Le prime perché il ragazzo a confrontarsi con insegnanti e compagni di classe nuovi.

La seconda perché è il momento in cui bisogna tracciare la strada che si vuole seguire nella vita”. Spesso la chiusura non è netta: il primo segnale preoccupante sono le frequenti assenze a scuola, tanto che l’assenteismo – che può durare anche anni – è frequentissima nei casi di hikikomori.

Tra gli altri principali campanelli d’allarme ci sono:

  • l’inversione del ritmo sonno-veglia
  • l’auto-reclusione in camera da letto
  • la preferenza per le attività solitarie

Quanti sono e chi sono gli hikikomori italiani

Al momento in Giappone ci sono di oltre 500.000 casi accertati, ma secondo le associazioni che se ne occupano il numero potrebbe arrivare addirittura a un milione (l'1% dell'intera popolazione nipponica). Nel nostro Paese, secondo Hikikomori Italia, alcune stime (non ufficiali) riportano almeno 100.000 casi.

“La maggior parte dei ragazzi hanno tra i 15 e i 25 anni, ma non mancano casi più giovani o più adulti. Provengono da famiglie benestanti e spessissimo sono figli unici in quanto subiscono le maggiori aspettative genitoriali. In moltissimi casi sono figli di genitori separati.

Sono ragazzi molto intelligenti, che non hanno alcun problema a livello scolastico e che hanno poco in comune con i compagni di classe”.

Perché si diventa hikikomori

Le cause sono varie, ma alla base c’è una fragilità caratteriale dei ragazzi che provano dolore e disagio nel vivere alcune situazioni sociali. L’hikikomori sarebbe infatti il risultato di una serie di concause caratteriali, sociali e familiari. Eccole spiegate una per una.

Caratteriali: Gli hikikomori sono ragazzi molto intelligenti, ma anche particolarmente introversi e sensibili. Questo temperamento contribuisce alla loro difficoltà nell'instaurare relazioni soddisfacenti e durature, così come nell'affrontare con efficacia le inevitabili difficoltà e delusioni che la vita riserva.

Familiari: L'assenza emotiva del padre e l'eccessivo attaccamento con la madre sono indicate come possibili cause, soprattutto nell'esperienza giapponese. 

Scolastiche: Il rifiuto della scuola è uno dei primi campanelli d'allarme dell'hikikomori. L'ambiente scolastico viene vissuto in modo particolarmente negativo. Molte volte dietro l'isolamento si nasconde una storia di bullismo. 

Sociali: Gli hikikomori hanno spesso una visione molto negativa della società e soffrono particolarmente le pressioni di realizzazione sociale che da essa derivano, a tal punto da arrivare a ripudiarle. 

Tutto questo porta a una crescente difficoltà e demotivazione del ragazzo nel confrontarsi con la vita sociale, fino a un vero e proprio rifiuto della stessa. Il disagio cresce col crescere dell’età: mentre gli hikikomori restano chiusi in camera, i compagni si diplomano, si laureano, trovano lavoro. E il confronto con gli amici per questi ragazzi diventa sempre più insopportabile.

Cosa NON è l’hikikomori

Sempre più spesso l’hikikomori viene scambiato con patologie con cui non ha nulla a che fare, generando una grande confusione intorno al fenomeno. Ecco cosa non è l’hikikomori.

Non è dipendenza da internet: Il fenomeno è scoppiato in Giappone ben prima della diffusione del personal computer. Questo significa che prima che esistesse internet l'isolamento degli hikikomori era totale.

Da questo punto di vista l'utilizzo del web può addirittura essere interpretato come un fattore positivo in quanto consente ai ragazzi di continuare a coltivare delle relazioni sociali che altrimenti non avrebbero.

Non è depressione: Secondo molti l'isolamento degli hikikomori sarebbe solamente la conseguenza di uno stato depressivo. “Si tratta di una falsa credenza, nonché di una banale semplificazione”, spiega Marco Crepaldi.

Innanzitutto, come stabilito anche dal Ministero della Salute Giapponese nel 2013, l'hikikomori non è una malattia (al contrario della depressione).

È stata infatti dimostrata l'esistenza di un “hikikomori primario”, ossia un hikikomori che si sviluppa prima e a prescindere da altre patologie; uno stato di ritiro che non deriva da nessun disturbo mentale preesistente”.

Non è una fobia sociale: Così come l'isolamento dell'hikikomori non è causato dalla depressione, esso non nemmeno riconducibile semplicemente a un disturbo d'ansia, come, ad esempio, la fobia sociale o l'agorafobia (ovvero la paura degli spazi aperti, dei luoghi pubblici).

“È innegabile che dopo un lungo periodo di isolamento una persona possa sviluppare una dipendenza dal computer, possa sperimentare un calo dell'umore o avere paura di uscire di casa, ma questo può portarci ad affermare che dipendenza da internet, depressione e fobie sociali siano la causa dell'hikikomori?  La risposta è “no””.

È possibile aiutare qualcuno che non vuole essere aiutato?

La risposta è sì. Sbagliato però sottoporre i ragazzi a una terapia tradizionale – ammesso che i diretti interessati vogliano farlo -.  “Oggi ci sono pochi terapeuti ben formati sul problema.

I medici non conoscono il fenomeno, non sanno da dove iniziare e tendono a inquadrarlo nelle categorie classiche: fobia sociale, disturbo della personalità, depressione…”, spiega Crepaldi. “L’approccio giusto, invece, è diverso e richiede il coinvolgimento dei entrambi i genitori.

Spesso accade che solo la mamma si renda disponibile. La buona riuscita della terapia dipende anche dal papà”. Quanto ai farmaci nella fase inziale sono inutili.

La terapia farmacologica può rivelarsi utile nella fase acuta, quando il ragazzo dopo anni di isolamento, inizia a manifestare anche sindrome paranoide”.  Per Crepaldi, inoltre, è fondamentale che i genitori tengano sempre in mente questi tre punti:

Non lo sto facendo per me: Quando vogliamo a tutti i costi aiutare una persona dobbiamo sempre ricordarci che lo stiamo facendo per il suo bene, non per il nostro.

Quindi l'obiettivo non deve essere quello di spingere nostro figlio a vivere la vita che noi riteniamo essere più giusta per lui, ma semplicemente aiutarlo a trovare la sua strada, la vita che speriamo possa renderlo più sereno (anche se non corrisponde al nostro modello di vita ideale);

Posso aiutarlo fino a un certo punto: L'impatto che le nostre parole e le nostre azioni possono avere sulla vita di un'altra persona non può mai superare determinati limiti.

È doveroso provare ad aiutare una persona che riteniamo essere in pericolo, ma allo stesso tempo, non possiamo agire per conto di quella persona e la nostra responsabilità sulle sue scelte è, giustamente, ridotta.

 Ognuno è padrone della propria vita, anche nostro figlio.

Devo continuare a vivere la mia vita: Quando si ha un figlio in difficoltà si farebbe di tutto pur di aiutarlo, anche sacrificare il proprio benessere personale.

Eppure, un atteggiamento di abnegazione rischia di provocare l'effetto opposto in un hikikomori, il quale, sentendo su di sé maggiore pressione da parte dei genitori, potrebbe reagire isolandosi ancor più gravemente.

Per questo motivo bisogna sforzarsi di continuare a condurre una vita normale senza farsi prendere dalla frenesia e dal panico. La parola d'ordine è sempre “pazienza”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

Источник: https://www.agi.it/cronaca/hikikomori_adolescenti_sindrome_cosa_sapere-2340082/news/2017-11-07/

Tutti gli effetti che cellulari e social network hanno su di noi

Adolescenti troppo sui social rischiano la depressione

In tema di smartphone, social network e web si è tutti, grandi e piccoli, sulla stessa barca. Chi più, chi meno. È quanto emerge da sondaggio online condotto dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullism (Di.Te) su un campione di 500 persone di età compresa tra i 15 e i 50 anni.

Adolescenti

Il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni ha difficoltà a prendersi una pausa dalle nuove tecnologie tanto da arrivare a controllare in media lo smartphone 75 volte al giorno. Addirittura il 7% lo fa fino a 110 volte al giorno. E il bisogno di controllare continuamente lo smartphone non li abbandona neppure di notte.

Adulti

Gli adulti non hanno comportamenti tanto diversi. Il 49% degli over 35 non sa stare senza cellulare e verifica se sono arrivate notifiche o messaggi almeno 43 volte al giorno. Un 6% di loro sfiora le 65 volte.

Più tempo passiamo sui social network, più aumenta la nostra sensazione di essere isolati. Lo ha dimostrato un’indagine pubblicata dall’Università di Pittsburgh sull’American Journal of Preventive Medicine condotta su 1.800 persone tra i 19 e i 32 anni.

Più ore si naviga, più aumentano i rischi

Dalle risposte è emerso che le persone che navigano sui social per più di due ore al giorno hanno il doppio di probabilità di sentirsi sole rispetto a chi curiosa tra i profili di amici e parenti per meno di mezz’ora al giorno.

Risultati peggiori riguardano gli utilizzatori “compulsivi” dei social: chi li visita più di 58 volte alla settimana ha il triplo delle probabilità di sentirsi isolato rispetto a chi accede meno di nove volte a settimana.

Passando troppo tempo sui social anche il rischio di ammalarsi di depressione aumenta del triplo. A sostenerlo è uno studio dell’università di Pittsburgh, pubblicato sulla rivista Depression and Anxiety.

Più depresse le ragazze

Le più colpite, però, sarebbero le ragazze. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista EClinicalMedicine, che ha analizzato i dati di 10.

904 ragazzi di 14 anni nati tra il 2000 e il 2002 nel Regno Unito, l’associazione tra l’utilizzo dei social network e sintomi depressivi (come infelicità, irrequietezza o solitudine) è più alta nel sesso femminile.

I dati hanno mostrato che, tra gli adolescenti che usano i social per più di 5 ore al giorno, i sintomi aumentano del 50% tra le ragazze e “solo” del 35% tra i ragazzi.

In realtà, secondo alcuni esperti, la situazione è molto più complessa e il problema potrebbe essere a monte: probabilmente sono le persone già depresse che si rivolgono ai social network per colmare un vuoto. In poche parole sono annoiato, ho pochi amici o relazioni “vere” e quindi passo il tempo su e Instagram.

Messaggi e notifiche danno dipendenza

Uno studio condotto dagli scienziati della Baylor University di Waco, in Texas, e pubblicato sul Journal of Behavioral Addictions, ha svelato quali sono le attività che creano più dipendenza legate all’uso dei cellulari. Secondo i risultati della ricerca, l’attività che crea più dipendenza è l’invio di messaggi (94,6 minuti al giorno), seguiti dalle e-mail (48,5 minuti).

Più recentemente, uno studio condotto all’Università di San Francisco su 135 studenti e pubblicato su NeuroRegulation, ha dimostrato che le notifiche che avvisano della ricezione di nuovi messaggi, post, direct message ed e-mail danno dipendenza come l’oppio.

 «La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello simili a quelle che si sviluppano in coloro che acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore» ha spiegato Erik Peper, professore di educazione alla salute all’Università di San Francisco e primo autore dello studio.

Ci rendono più impulsivi…

Le ore trascorse tra chat, social e videogame (la dipendenza dai giochi in consolle è stata classificata da poco come disturbo mentale) possono stravolgere la personalità, facendo diventare più impulsivi e meno capaci di pianificare. È quanto dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior dallo psicologo Roberto Truzoli dell’Università di Milano in collaborazione con i britannici della Swansea University e dell’Abertawe Bro Morgannwg University Health Board.

I risultati dimostrano che, subito dopo la navigazione in Rete, i partecipanti “drogati” di internet facevano molte più scelte impulsive, con una riduzione delle decisioni che implicavano autocontrollo.

 I risultati dello studio suggeriscono anche che gli individui con dipendenza da internet possono essere a maggior rischio di impegnarsi in altri comportamenti problematici associati a scelte impulsive, come il gioco d’azzardo.

…e più insicuri delle nostre conoscenze

Avere sempre a portata di mano internet, con la sua valanga di informazioni, ci fa sentire più insicuri e incapaci di fidarci delle nostre conoscenze acquisite. Lo dimostra anche una ricerca pubblicata sulla rivista Consciousness and Cognition dal gruppo di psicologi coordinato da Evan F. Risko dell’Università di Waterloo.

Dallo studio è emerso che chi può navigare sul web alla ricerca della risposta giusta si arrende prima e afferma più facilmente di non sapere.

È anche possibile, però, che cercare risposte e soluzioni sul web a conferma delle nostre convinzioni sia un processo gratificante, una sorta di premio a cui il nostro cervello si sta abituando.

Aumentano il rischio di demenza

Proprio perché ci stiamo abituando a chiedere tutto a internet in pochi minuti invece di usare la nostra memoria, stiamo già sperimentando quello che vive chi comincia ad avere un declino cognitivo: non ricordare e affidarsi a strumenti esterni al nostro cervello.

L’allarme che i motori di ricerca come Google, Bing e Yahoo aumentino il rischio di demenza arriva da Frank Gunn-Moore, professore di ricerca della School of Biology all’Università di St Andrews in Gran Bretagna.

Mettono in crisi le coppie

Sono sempre più numerose le coppie che vanno in crisi perché uno dei due partner passa troppo tempo con gli occhi puntati sul cellulare.

 Lo hanno scoperto i ricercatori della Baylor University del Texas, che hanno perfino coniato un nuovo termine per definire questo fenomeno: lo hanno battezzato phubbing, “partner phone snubbing”, facendo riferimento all’umiliazione che si prova venendo trascurati dal partner per colpa del telefonino.

Gli smartphone e i social fanno dormire meno gli adolescenti. I “nativi digitali” sono sempre connessi, giorno e notte: dormono con il cellulare accanto al letto, sempre acceso, e molti di loro passano la notte a messaggiare.

Ritardano l’orario di addormentamento e quando prendono sonno, il primo messaggio che arriva li sveglia e li “riconnette” subito.

Inoltre, la risposta al messaggio innesca un’attivazione emotiva e cognitiva che frammenta il sonno e ha risvolti negativi sul benessere fisico e psichico.

None found

Источник: https://www.ok-salute.it/salute/tutti-gli-effetti-che-cellulari-e-social-network-hanno-su-di-noi/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: