A quale età è giusto… ?

A quale età è giusto concedere al bambino determinate cose

A quale età è giusto... ?

A quale età è giusto che il bambino possa sperimentare alcune cose? Non ci sono regole rigide, ma è opportuno fare delle considerazioni. Ecco cosa ne pensa la nostra pedagogista

Talvolta i genitori vorrebbero sapere a quale età sia giusto concedere al bambino determinate cose, permettergli delle libertà, concedergli delle opportunità….

E' come se avessero il bisogno di capire a quale momento della vita del loro bambino corrisponda la possibilità di fargli sperimentare delle cose in modo che sia sincronizzato con i pari e non sia nè troppo in anticipo nè troppo in ritardo.

In reatà si può dire che questa operazione così “rigida” e “matematica” è praticamente impossibile: ogni bambino è assolutamente a sè, così come ogni genitore e ogni storia familiare.

Ciò che va bene per uno non necessariamente andrà bene per l'altro ed anzi molto probabilmente per lui non andrà bene affatto.

Non ci sono regole, non ci sono dogmi; c'è un bambino con determinate caratteristiche, ci son un papà e una mamma con le loro convinzioni, c'è un ambiente con le sue richieste e aspettative.

Alla domanda “a quale età è giusto…

?” non si può che rispondere dicendo che dipende dal singolo caso, dalla sua storia, dal suo contesto e dal momento storico, perché nè il bambino nè i genitori sono gli stessi in momenti diversi della loro vita.

Ogni questione però obbliga a delle considerazioni, a delle riflessioni in modo che le scelte non siano lasciate al caso, ma siano ponderate per il bene del singolo bimbo. Vediamo degli esempi:

A quale età può tornare a casa da solo?

A quale età è giusto che i bambini rimangano a casa da soli? Il rimanere a casa da soli non può che essere il culmine di un percorso di educazione all'autonomia del figlio, di una costruzione quotidiana di responsabilità.

E' una competenza che si costruisce in maniera graduale, abituando il bambino a prendersi dei piccoli spazi di autonomia e ad una gestione sempe più autonoma del tempo e dello spazio.

Inoltre per essere lasciato a casa da solo dovrà possedere una serie di requisiti imprescindibili, tra i quali necessariamente la capacità di gestire un imprevisto e soprattutto di chiedere aiuto.

A quale età può andare a scuola da solo

Allo stesso modo anche l'insegnare al bambino ad andare a scuola da solo è un percorso graduale che necessita di un affiancamento dell'adulto che progressivamente riduce il suo aiuto e la sua presenza.

Certo dipende molto concretamente anche dalla distanza che c'è tra casa e scuola e dal tipo di strada che il ragazzino dovrà percorrere.

Una soluzione auspicabile adottata da molti genitori è che il figlio vada a scuola con un gruppetto di pari: questo rappresenta un buon compromesso e uno step intermedio tra l'andare accompagnati dai genitori e l'andare da soli.

A che età lasciare i bambini dormire da amici

Se il confronto con i pari è auspicabile fin da piccolissimi e l'invitare a casa amichetti dei figli è una prassi abituale e molto positiva, a volte ci si domanda quando è giusto che i bambini vadano a dormire a casa di amici.

Ma come si può fissare un età uguale per tutti? Dipende dalle abitudini familiari, dalla confidenza con la famiglia, dalla fiducia che in essa si ripone e ovviamente anche qui dal grado di autonomia del proprio figlio.

E così non ha senso far fare questa esperienza ai nostri figli solo perchè altri la fanno o al contrario vietargliela se sono pronti.

A che età lasciar loro prendersi cura del proprio corpo?

Quando invece è giusto concedere alle figlie di radersi le gambe, di truccarsi, di farsi i buchi alle orecchie? Anche in questo caso fissare un'età sarebbe banalizzare una questione delicata. Sicuramente la curà di sè rappresenta una competenza da insegnare e da coltivare nei nostri figli giorno dopo giorno.

Le basi del rispetto del proprio corpo e della pulizia e della cura di sè si pongono infatti già dalla prima infanzia e sno all'interno di un percorso soggettivo, diverso a seconda delle abitudini, della cultura, della propria percezione e della propria sensibilità.

Il genitore affiancherà il figlio in questo cammino di accettazione di sè e di piacere nel risultare gradevoli agli altri, anche per il proprio aspetto.

A che età i bambini possono usare il cellulare

Anche per cellulare e tecnologie varie non c'è una data fissa e uguale per tutti: ovviamente è fondamentale l'uso che il ragazzo se ne fa. Anche a seconda dei suoi bisogni quotidiani e della necessità che ha di comunicare anche con i familiari.

Impescindibile è però come sempre la mediazione dell'adulto e almeno per i più piccoli il costante controllo e supevsione in modo che non diventino uno strumento troppo grande per ragazzini che non sono ancora pronti e formati per gestirli.

Nessuna tabella e essun timing può esulare i genitori da tutte queste riflessioni, considerazioni che cambiano, si evolvono e crescono, proprio come i loro piccoli.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/eta-giusta-per-concedere-bambino-determinate-cose.html

Asilo nido, da che età?

A quale età è giusto... ?

Il mio bambino ha meno di un anno, l’asilo nido è la scelta giusta?
È meglio portarlo all’asilo nido o lasciarlo ai nonni?
Cosa offre l’asilo nido ai più piccoli?
Come posso scegliere il nido giusto per il mio bambino?

Queste sono domande che colpiscono tutti i neogenitori e noi siamo qui per questo.

Andiamo per gradi e rispondiamo a tutte queste domande.

La scelta

La scelta di mandare il proprio bambino al nido è dettata dalle più svariate motivazioni che spaziano tra quelle lavorative a quelle legate alla famiglia.

La decisione di una famiglia di mandare il proprio bambino al nido non dovrebbe essere mai giudicata da nessuno.

Se con i bambini sopra l’anno d’età è più semplice decidere se mandarli al nido, con i neonati la scelta diventa più difficile e incerta.

Come precedentemente detto, i neonati hanno bisogno di contatto, nel primo periodo di vita è indispensabile per poter creare quel legame che esiste solo all’interno di una famiglia: ecco perché è importante che il neonato, nei primi attimi di vita, resti quanto più possibile con le figure di riferimento.

Nei mesi successivi alla nascita, per varie necessità, potrebbe presentarsi la possibilità di separarci dal nostro bambino, questa separazione non è affatto semplice per nessuno, né per i genitori né per il bambino.

Affrontare le proprie ansie e le proprie paure ci mette a dura prova.

In questa fase molto delicata dobbiamo ricordarci una delle grandi paure che tutti i neonati vivono: la paura dell’estraneo.
Proprio questa paura gioca un ruolo fondamentale per la riuscita di un ambientamento ottimale al nido.

Intorno ai 9 mesi il bambino sperimenta la paura dell’estraneo: dunque, per rispondere all’a domanda “asilo nido, da che età?”,come abbiamo detto, sarebbe meglio anticipare o posticipare l’ambientamento al nido per evitare che coincida con questo particolare momento.

Il mio bambino ha meno di un anno, il nido è la scelta giusta?

Portare i neonati al nido non può essere definito scelta giusta o scelta sbagliata, ci sono molti punti di vista e molte sfaccettature da affrontare.

Il nido è una grande opportunità per i bambini, anche molto piccoli, per stare con i propri pari e poter interagire con i bambini più grandi.

L’imitazione è fondamentale e all’interno del nido, i piccoli imparano dai grandi e i grandi si prendono cura dei piccoli.

Imparano a rispettare il prossimo e a vivere in una comunità che non è solo quella della propria famiglia, aprirsi all’altro e alla conoscenza del mondo esterno attraverso una guida preparata.

È meglio portarlo al nido o dai nonni?

La decisione è sicuramente influenzata dalla vicinanza o meno dei nonni, dai rapporti e dalle questioni economiche.
Da un punto di vista educativo è bene però che i nonni rispettino il modello educativo scelto dai genitori e spesso questa è la parte difficile.

I nonni si sentono in potere (e in dovere) di intervenire e spesso, involontariamente, rovinano il duro lavoro del genitore.

Se la decisione è quella di affidarsi ai nonni è bene mettere fin dall’inizio in evidenza quelle che sono le caratteristiche del modello educativo che si sta seguendo con le rispettive motivazioni.

Nel momento in cui si decide di lasciare il bambino ai nonni, si deve fare i conti con una grande componente che viene a mancare rispetto al nido: la condivisione con i propri pari di oggetti, spazi e interazioni.

Cosa offre il nido per i più piccoli 0-12 mesi?

Il nido oltre che permettere alle famiglie di avere momenti di relax e recuperare il sonno perso, le faccende domestiche o anche solo del tempo per se stessi, offre al neonato la possibilità di conoscere altri bambini, di interagire e di sperimentare i rapporti.

All’interno del nido ci sono spazi dedicati proprio alla primissima infanzia dove il bambino può restare in totale sicurezza, un tripudio di cuscini morbidi e oggetti da conoscere.

Al bambino viene data la possibilità di mangiare, dormire, sperimentare secondo le proprie tempistiche e necessità ma via via dando dei tempi e ritmi per scandire la sua giornata.

Al nido si trova un clima accogliente, una seconda famiglia che si occupa di lui in collaborazione costante con la famiglia.

é importante sottolineare come la famiglia sia sempre partecipe di tutto quello che succede al nido e possa decidere insieme al nido come procedere per il benessere del bambino.

Le attività che vengono proposte al nido sono sicure, studiate e puntano allo sviluppo del bambino nella totalità della sua persona.

Come scegliere il nido giusto per il bambino?

Se si ha la possibilità di poter scegliere tra più strutture, il mio consiglio è quello di visitare tutte quelle vicino all’abitazione o al lavoro: quelle per cui si è più comodi.

A quel punto bisogna parlare con la responsabile di struttura, chiedere informazioni sulla programmazione delle attività, sulle educatrici e sulla sanificazione degli ambienti.

Dai un’occhiata a come sono suddivisi gli spazi e alla pulizia dell’ambiente.

Prova a chiederti come ti senti in quella struttura e se sei a tuo agio, se l’ambiente è amorevole e sereno.

Osserva le educatrici e cerca di capire se sono persone equilibrate e soprattutto: se hai domande, falle prima!
Più domande poni, più risposte avrai, questo ti farà sentire tranquilla e lascerai il tuo bambino serenamente.

L’ambientamento

L’ambientamento all’asilo nido si svolge in modalità differenti a seconda della struttura.

Esistono principalmente due modalità: una prevede un ambientamento lungo e graduale, l’altra prevede un ambientamento in 3 giorni.

Quello lento e graduale è stato utilizzato da tutti i nidi fino a pochi anni fa.

La mamma e il bambino frequentavano la struttura per poche ore prima insieme e poi solo il bambino allungando la tempistica di frequenza con il passare del tempo fino a frequentare l’orario pieno stabilito.

L’ambientamento breve prevede 3 giorni in cui mamma e bambino frequentano la struttura dalle 9.30 alle 15.30 vivendo insieme la quotidianità del nido, ma il bambino viene accudito dalla madre.
Dal quarto giorno il bambino saluta la madre sulla porta e viene affidato alle educatrici.

Quale che sia la modalità più corretta da intraprendere per un buon inserimento è definita dalle competenze e dalla professionalità di chi le applica.

Fondamentale è rispettare il

benessere del bambino e accogliere tutte le emozioni che presenta.

Se vuoi sempre sentirti sicura nelle scelte che riguardano te e il tuo bambino, puoi entrare nella community riservata di Gi FAMILY, dove Claudia e un team di esperti ti possono supportare ogni giorno e aiutarti a prendere le decisioni migliori possibili.

Источник: https://genitoreinformato.com/asilo-nido-da-che-eta/

A che età è giusto comprare uno smartphone ai propri figli? Il parere della pediatra

A quale età è giusto... ?

Chiunque abbia un figlio preadolescente o adolescente conosce bene il richiamo dello smartphone. I ragazzi iniziano a desiderarlo sempre prima, già a 8 o 9 anni, e i bambini che non hanno neanche ancora imparato a leggere sanno già smanettare sugli smartphone dei genitori.

E con la pandemia la situazione è sicuramente peggiorata. Con la messa in pausa della scuola in presenza e della vita sociale, c'è stato un abuso dell'utilizzo di social e telefoni e addirittura la Società Italiana di Psicologia Pediatrica ha parlato di un aumento delle dipendenze da smartphone.

“È vero che i media device hanno permesso ai nostri ragazzi di continuare ad avere dei contatti con gli amici, che la tecnologia ha garantito loro la possibilità di non perdere l'anno scolastico e che in alcuni casi hanno svolto anche attività culturali come i tour virtuali di musei e gallerie, stimolati dagli influencer di Instagram. Ma purtroppo molti di loro hanno fatto un abuso dei dispositivi tecnologici – ha spiegato a Fanpage.it la pediatra Elena Bozzola,  segretario della Società Italiana di Pediatria e medico presso l'Ospedale Bambin Gesù di Roma – E le conseguenze di quest'uso fuori controllo di smartphone e tablet si sono presentate sotto forma di sintomi come ansia, stress e difficoltà a dormire”.

A che età il primo smartphone

Per evitare abusi, dipendenze e tutte le conseguenze che possono derivarne è bene mettere in chiaro sin dall'inizio con i propri figli delle regole per l'utilizzo dello smartphone prima di procedere all'acquisto. Una sorta di patto familiare per un uso ponderato del telefono.

“Non possiamo non tenere in considerazione il fatto che sui social, da Instagram a Whatsapp, girino dei contenuti come le challenge che nei casi più gravi possono anche mettere in pericolo la vita dei nostri figli”. Un'età giusta per acconsentire all'acquisto del primo telefono però non esiste.

“Molto dipende anche dal livello di maturità del ragazzo, in generale direi di aspettare comunque gli 11 o 12 anni“.

Quanto e come usare il telefono?

Secondo l'ultima rilevazione Istat (prima del lockdown) l'85% degli adolescenti, tra gli 11 e i 17 anni, usa quotidianamente il telefonino. “Una percentuale altissima se pensiamo che 4 anni fa non si superava il 50%”.

Ma per la sua gestione, più che parlare di un numero di minuti o di una fascia oraria in cui usare il telefono, la dottoressa suggerisce di fare una riflessione con i figli sul modo in cui gestire il telefono.

“Prima di regalare uno smartphone prendiamoci del tempo per parlare con i nostri figli e spiegare loro i pericoli della rete, il modo in cui proteggere la privacy”.

E anche se l'iscrizione a , Instagram e TikTok è subordinata all'età (chi vuole creare un profilo su questi social deve aver compiuto almeno 13 anni), sappiamo che sono molti i ragazzi e le ragazze che hanno un profilo anche se hanno soltanto 11 o 12 anni.

“In questo caso è fondamentale il controllo da parte dei genitori. È importante che il profilo sia privato e che si faccia attenzione alle persone con cui si entra in contatto e soprattutto spieghiamogli che prima di pubblicare una foto dobbiamo valutare le possibili conseguenze e che anche se ricevere tanti ci dà soddisfazione, non può essere l'unico metro di giudizio“.

È importante dunque fare in modo che i ragazzi abbiano piena consapevolezza dello strumento che hanno tra le mani, suscitare in loro un senso critico e metterli in guardia dal cyber bullismo. Ma è anche essenziale comunque imporre delle regole per il loro utilizzo.

La prima riguarda i compiti: “Gli smartphone vanno messi da parte mentre si studia il pomeriggio, per evitare distrazioni”.

La seconda invece serve a salvaguardare il sonno: “I telefonini la sera vanno spenti – asserisce rigorosa la pediatra – non possiamo lasciare che i ragazzi li tengano accesi sul comodino, una notifica, un messaggio, li sveglierebbe interferendo con il loro sonno e di conseguenza con il loro rendimento a scuola il giorno seguente.

E poi sappiamo che i disturbi del sonno possono provocare stress e innescare la comparsa di infezioni o malattie”. Altra regola riguarda invece il momento del pranzo e della cena. “Il rischio è che si mangi senza rendersene conto e che ci sia un abuso incontrollato di junk food”.

Controllare o non controllare il telefono dei propri figli?

C'è chi non violerebbe mai il sacrosanto principio della privacy, chi invece crede che setacciare il telefono dei propri figli sia non solo un diritto ma anche un dovere. La verità come sempre sta nel mezzo. E controllare non vuol dire spiare.

“Controllare il telefono dei propri figli è giusto, si tratta comunque di bambini, dobbiamo fare attenzione che non vengano attratti dalle challenge di cui abbiamo già accennato e che non si mettano in situazioni pericolose per non sentirsi inferiori ai loro compagni.

Non serve spiarli: loro devono sapere che i genitori devono avere libero accesso al telefono, per controllare ad esempio le applicazioni scaricate”. 

I rischi per la salute

Un uso scorretto dello smartphone può avere diverse ripercussioni sulla salute dell'adolescente. “Dal bruciore agli occhi alla sindrome dell'occhio secco, a delle conseguenze a livello muscolare – spiega la pediatra – Pensiamo proprio alla postura ingobbita che abbiamo quando scriviamo un messaggio o scorriamo la home di Instagram”.

Ma oltre ai disturbi fisici, una dipendenza dallo smartphone può avere anche delle conseguenze sul piano psicologico. “In giapponese si chiama Hikikomori e si definisce così questa tendenza all'isolamento a stare in disparte. Ed è proprio quello che succede ai ragazzi che diventano dipendenti dal telefono”.

 Da uno studio della Società Italiana di Pediatria è venuto fuori infatti che sono tantissimi i ragazzi a dichiarare di non potersi separare dal proprio smartphone. “Ci hanno spiegato che per loro è impensabile stare anche solo per un giorno senza telefono. E in questi casi vuol dire che siamo già di fronte a una dipendenza.

Tristezza interiore, sensazionedi essere schiavi di questo dispositivo, ansia e perdita di contatto con la realtà sono alcuni dei sintomi.

Quando la dipendenza è così avanzata i ragazzi avranno difficoltà a relazionarsi, avvertiranno stanchezza e depressione, potranno sviluppare disturbi di tipo ansiogeno o di natura ossessivo compulsiva e ovviamente anche i risultati scolastici saranno scadenti”. E se ci accorgiamo che è presente uno o più di questi sintomi è bene rivolgersi immediatamente al pediatra.

“Il medico verificherà se effettivamente c'è una dipendenza e saprà indirizzare le famiglie verso i percorsi giusti da seguire. Con la SIP stiamo lavorando proprio con i pediatri per far sì che diventi una prassi consolidata chiedere informazioni ai loro pazienti circa l'utilizzo degli smartphone, in modo da prevenire l'insorgere di questo tipo di dipendenza”.

L'importanza del buon esempio

In questo caso, come sempre quando si tratta di educazione dei figli, più di ogni avviso, regola o imposizione è fondamentale il buon esempio.

“Una ricerca Usa ha dimostrato che se i genitori utilizzano il telefono alla guida dell'auto, i figli sono decisamente più portati a usare lo smartphone in maniera corretta”.

Non si può imporre ai figli di lasciare il telefono da parte mentre mangiano se sono proprio i genitori a controllare la mail o i WhatsApp mentre sono a tavola.

“A volte sono i genitori a usare in maniera scorretta lo smartphone e non possono pretendere che i figli ne facciano un uso diverso. Per questo è indispensabile che l'adulto svolga un ruolo di guida, facendo attenzione intanto alle sue abitudini per poter poi educare i figli a un corretto uso dello smartphone”. 

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.

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Источник: https://donna.fanpage.it/a-che-eta-e-giusto-comprare-uno-smartphone-ai-propri-figli-il-parere-della-pediatra/

Quando dare il cellulare ad un bambino

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Qual è l'età giusta per “connettere” i propri figli con smartphone, ma anche con i tablet? Ne abbiamo parlato con tre esperti

Smartphone, ma anche tablet e pc: non è un mistero che ormai anche i bambini più piccoli abbiano grande dimestichezza con questi strumenti.

Ma quali sono i rischi? E soprattutto, a quale età sarebbe più corretto lasciare che utilizzino lo smartphone senza problemi? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Giovanna Busto, psicologa e psicoterapeuta Analista Transazionale, con la pedagogista Elisabetta Rossini e con il presidente di Indire, Giovanni Biondi.

Educare all’uso dello smartphone e del tablet

«Il cellulare è – inevitabilmente – uno strumento che fa parte del nostro tempo. È difficile quindi negarne l'utilizzo ad un bambino.

Tuttavia è fondamentale che i genitori siano coscienti e consapevoli delle funzioni e dei rischi di uno smartphone e che siano in grado di farlo entrare nel sistema di vita con grande attenzione», spiega la dottoressa Giovanna Busto.

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In un mondo in cui tutti siamo connessi, anche i bimbi vivono sempre di più nella tecnologia e con i media a portata di mano. Come comportarsi? Che limiti dare? Quando intervenire? Esistono…

Evitarne l'utilizzo fino ai 2-3 anni

«Ritengo sia da evitare l'utilizzo di smartphone e tablet fino a uno o due anni, poiché diventa una modalità per i genitori per tenere buono il proprio bambino mentre si sbrigano altre faccende, come se fosse una baby sitter. Ma stare da soli davanti al tablet per più di due ore può portare al rischio isolamento».

Bisogna poi differenziare tra tablet e smartphone: «I tablet vengono dati ai bambini sin da quando sono molto piccoli, anche prima dei due anni – spiega la pedagogista Elisabetta Rossini -. Ma sarebbe meglio evitarlo fino almeno ai tre anni.

Giocando con il tablet, i bambini sono in grado di memorizzare i passaggi per, ad esempio, sbloccare lo schermo o accedere alle app, ma nella prima infanzia sarebbe importante che facessero, piuttosto, esperienze tattili.

Gli strumenti tecnologici possono essere utilizzati ma con grande moderazione e con il controllo costante degli adulti: i bambini davanti allo schermo perdono la cognizione del tempo e la fruizione che ne consegue è solo passiva, non certo attiva e sensoriale».

Una posizione condivisa con le ultime linee guida dei pediatri americani che dicono: «Niente tablet e smartphone sotto i 18 mesi. Al massimo, può essere concessa qualche video chat per esempio con i nonni, gli zii o magari un parente lontano. A patto che sia sempre presente una figura di riferimento del piccolo, che gli spieghi che cosa sta succedendo».

Fino alle elementari

Ai bambini più grandicelli si può, ogni tanto, dare il cellulare o il tablet, ma è necessario «che i genitori monitorino il tempo che i piccoli passano davanti allo schermo e lo affianchino verificando che i giochi e i contenuti siano adatti all'età – riprende. In questo modo, anche l'utilizzo di uno strumento tecnologico può diventare momento di scambio e di confronto».

Il compito educativo dei genitori viene dunque prima di tutto e il passaggio a un utilizzo più “ampio” del cellulare deve essere «graduale: è fondamentale che il genitore insegni al piccolo l'uso corretto dello strumento».

Secondo i pediatri Usa, per i bambini tra i 2 e i 5 anni d'età è bene «non superare un'ora al giorno con tablet, smartphone o tv, sempre scegliendo programmi e attività di ottima qualità e cercando di interagire con lui. Niente contenuti violenti e app con storie molto “veloci” o troppo ricche di distrazioni».

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Il primo smartphone arriva sempre prima e la tecnologia strizza l'occhio ai nuovi piccoli utenti con applicazioni mirate e un design accattivante. Spesso per mamme e papà l'acquisto…

Dai 6 anni, meglio il tablet

«A 6-7 anni è preferibile il tablet allo smartphone, con contenuti e app selezionati e scelti dai genitori.

Ma è comunque necessario intervenire su una regola quantitativa, ad esempio vietarlo per più di 20 minuti, e soprattutto mai in solitudine, altrimenti il rischio è anche quello di creare al bambino una dipendenza che lo porti ad isolarsi, a chiudersi e ad avere ripercussioni sui suoi livelli di attenzione e concentrazione, fino alla regolazione del sonno» ammonisce Busto.

Smartphone non prima degli 11 anni

Con la crescita, cambiano gli approcci: «a 11-12 anni il bambino non è un individuo passivo, ma è capace di cogliere nozioni importanti e capire anche il disappunto del proprio genitore in relazione a un uso eccessivo dello smartphone – continua Giovanna Busto -.

Mamma e papà hanno il compito di far comprendere al figlio l’importanza del tempo e delle priorità: meglio stare con gli amici piuttosto che passare il pomeriggio in camera a chattare con lo smartphone».

«Ritengo che lo smartphone sia del tutto inutile prima delle medie – rincara la pedagogista Elisabetta Rossini -.

Negli anni delle elementari difficilmente i bambini passano molto tempo da soli e senza adulti: per quale motivo dovrebbero dunque avere bisogno di un cellulare? Generalmente, sia a scuola con le insegnanti che fuori con genitori o baby sitter, i bambini sono con persone adulte che per necessità possono essere contattate o che possono far utilizzare il telefono ai bambini il tempo di una chiamata. Con le scuole medie, i ragazzi iniziano invece a fare il percorso casa-scuola da soli e quindi il cellulare può essere un regalo da fare anche pensando alla serenità e alla sicurezza dei genitori stessi».

I rischi per i bambini connessi

Ci sono rischi per l’utilizzo dello smartphone? Secondo Giovanna Busto non mancano, anche quando il bambino è più grande: «Purtroppo i cellulari rendono molto facile l’accesso a siti inadeguati, come quelli pornografici, che amplificano un linguaggio di un certo tipo e creano confusione rispetto a temi molto importanti. A questo si aggiunge il problema relativo al riconoscimento emotivo: l’utilizzo eccessivo delle chat ad esempio non permette fino in fondo di capire i bisogni dell’altro, poiché manca uno scambio diretto e faccia a faccia, e il rischio è quello di sfociare nel cyberbullismo, dove il valore è dato all'aver postato e quindi dal “farsi vedere” piuttosto al cosa si posta e alle sue possibili conseguenze».

«L’importante – ribadisce anche Rossini – è che allo smartphone vengano messi tutti i blocchi di controllo per evitare che il bambino abbia accesso a internet nella sua interezza. Smartphone, tablet e computer non devono essere di certo demonizzati, ma è necessaria un’educazione al loro utilizzo. I ragazzi hanno bisogno dell’occhio adulto che monitori: i genitori, come insegnano ai figli ad attraversare la strada, devono insegnargli a navigare in internet in tutta sicurezza».

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L'uso di smartphone e tablet da parte dei bambini è spesso oggetto di discussioni e critiche ma con un po' di buonsenso la tecnologia si può rivelare una preziosa alleata….

Smartphone e didattica

Ma tablet e smartphone possono diventare strumenti didattici, se ben utilizzati, come spiega Giovanni Biondi, presidente di Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa.

Tecniche come il mobile learning possono diventare dei modi per dedicare allo studio, attraverso oggetti connessi in rete quali uno smartphone, anche “tempi morti” come ad esempio il viaggio in autobus scuola-casa. Una formazione continua che tuttavia, avverte Giovanni Biondi, «riguarda soprattutto i ragazzi delle superiori.

Nella scuola elementare lo eviterei. In quel contesto è sicuramente più adatto il tablet.

Secondo alcune ricerche sperimentali che abbiamo condotto, i ragazzi ottengono risultati di apprendimento alle prove Invalsi superiori alla media provinciale nelle scuole in cui si svolgono attività di apprendimento con le nuove tecnologie e vengono utilizzati computer one-to-one o lavagne digitali. Oltre a motivare e coinvolgere i ragazzi, gli strumenti digitali se ben utilizzati possono aiutare anche a migliorare i livelli di memoria».

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/quando-dare-cellulare-bambino

A quale età è giusto mandare i figli a scuola?

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Tempo fa su  pubblicai questo articolo: Bambini, 10 motivi per mandarli al nido presto.

Si tratta di un articolo che parla di cose un po’ scontate, ma l’argomento è molto scottante e la mia voleva essere una provocazione per vedere come reagivano coloro che ci seguono su .

In realtà, non ero alla ricerca di una conferma, non volevo sentirmi dire che la mia scelta era stata giusta o sbagliata, volevo solo che il nostro pubblico creasse una discussione sana e costruttiva. E così è stato!

(Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che ci seguono e commentano sui nostri social!).

Quindi, la mia domanda oggi è:

A che età è giusto mandare i figli a scuola?

Sono convinta che non esista una risposta univoca a questa domanda.

Non credo esista il momento giusto in assoluto, non si può dire con esattezza quando un bambino deve iniziare a frequentare una scuola, il nido o la materna.

Credo piuttosto che sia una questione soggettiva, dove occorre considerare diverse varianti: lavoro/esigenze dei genitori, carattere dei figli, location, priorità educative dei genitori, tipologia di scuola.

A soli 9 mesi ero al nido, i miei genitori avevano da poco aperto un’attività e quindi lavorano entrambi tantissime ore al giorno. Ero la prima ad entrare a scuola e l’ultima ad uscire.

Ma quanto ero felice! Mia madre mi racconta ancora oggi che non ho mai pianto, sono sempre stata molto felice di andare a scuola, ero una bambina serena, solare e abbastanza tranquilla, ho sempre amato circondarmi di amichetti.Grazie alla mia esperienza super positiva, ho deciso che i miei figli avrebbero iniziato presto ad andare a scuola.

Vivendo in Kuwait, non era possibile iscrivere i bambini a scuola prima del compimento del 18esimo mese. Confesso che se avessi potuto li avrei mandati al compimento dell’anno.

La mia scelta di iscrivere i bambini a scuola a 18 mesi è stata concordata con mio marito, con il quale eravamo d’accordo da sempre, e non è nata da un’esigenza specifica o da una questione organizzativa, poiché io ho smesso di lavorare quando sono partita per la mia avventura expat.

I miei figli hanno iniziato ad andare a scuola quando avevano circa 18 mesi. In particolare, Tommaso aveva 20 mesi, eravamo appena arrivati in Kuwait, mentre Riccardo esattamente 18 mesi.

Perché ho deciso di mandarli a scuola presto?

  • Per imparare una nuova lingua. Vivendo in giro per il mondo, frequentando gente straniera e considerando il fatto che avrebbero dovuto frequentare scuole inglesi, volevo che i miei figli imparassero da subito a capire e parlare in inglese. L’ambiente migliore dove poter imparare una nuova lingua è la scuola!
  • Il confronto con i loro simili.

    I bambini devono imparare a confrontarsi con i bambini, a vedersela da soli senza la costante presenza dei genitori che risolvono i loro “piccoli problemi”.

  • Socializzare, conoscere e frequentare altri bambini. Arrivando in una nuova realtà era importante iniziare a crearsi un gruppo di amicizie.

    E si sa, il luogo migliore dove poter conoscere bambini e mamme è proprio la scuola.

  • Imparare ad essere indipendenti. Avendo fatto la scelta di avere due figli con soli diciotto mesi e un giorno di differenza ed essendo due genitori piuttosto easy&wild, per noi l’indipendenza è una questione fondamentale.
  • Ricevere diversi stimoli.

    Confesso che quando erano piccoli mi impegnavo molto di più, organizzavo sessioni di disegno, art attack e cucina ogni pomeriggio, però a scuola i bambini hanno la possibilità di ricevere molti più stimoli, il materiale che hanno a disposizione è tanto e variegato.

  • Regole. La vita è fatta di regole che vanno seguite e rispettate.

    Questo concetto va assimilato sin da piccoli. A casa ci sono delle regole, ma anche il mondo fuori è fatto di tante regole ed è giusto impararlo presto.

  • Routine. Avere una routine è fondamentale per i bambini, imparare che ci sono orari da rispettare per mangiare e dormire. E la scuola è il luogo perfetto dove imparare a rispettare una routine.

  • Prendere confidenza con i propri limiti e le proprie capacità. I bambini devono imparare a cavarsela da soli, solo così possono capire fin dove possono arrivare, quali sono le loro capacità e i loro limiti.
  • Rispetto per gli altri. Quando vivi in una comunità devi imparare a rispettare le persone che ti circondano.

    A scuola impari ad aspettare il tuo turno per giocare, non pretendere sempre l’attenzione della maestra, condividere i giochi, riconoscere e rispettare i sentimenti degli altri bambini. Ricordo ancora che le prime parole che imparai in Kuwait furono: sharing and caring.

  • Apprezzare di più le figure della mamma e del papà.

     Indubbiamente dopo una mattina trascorsa a scuola senza i genitori, il ritorno a casa è una festa per mamma e papà!

Come ho detto all’inizio, la mia scelta non è quella giusta in assoluto.Con questo post non voglio assolutamente arrogarmi la presunzione di dire che a 18 mesi i bambini vanno portati a scuola.

Il mio post è semplicemente il racconto della mia personale esperienza e di ciò che sta avvenendo con i miei figli.Oggi i miei figli hanno quasi 7 anni e 5 mezzo, sono due bambini molto comunicativi e socievoli, non faticano a fare amicizia con bambini nuovi ed a relazionarsi anche con gli adulti.

Sono estroversi (soprattutto Tommaso), si lanciano in nuove sfide, non conoscono la timidezza e si divertono quando devono salire sul palcoscenico per uno show o una recita scolastica.Sono due bambini solari, è difficile vederli con il broncio, soprattutto se sono in mezzo ad altri bambini; empatici e rispettosi delle emozioni altrui.

Sono indipendenti, capaci di cavarsela quasi sempre da soli; abituati al cambiamento, quindi il cambio annuale di insegnante e compagni di classe non li ha mai più di tanto sconvolti o traumatizzati; non sono per nulla mammoni, quindi si muovono tranquillamente da soli anche senza la mia presenza o quella del padre.

Qual è la vostra esperienza?A che età avete mandato a scuola i vostri figli?

Quali sono stati i vantaggi e gli svantaggi che avete osservato?

Drusilla

Источник: https://www.mammeneldeserto.com/2016/03/22/figli-a-scuola-presto/

Gravidanza
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