A che età mandare i figli a scuola da soli?

Posso mandare mio figlio a scuola da solo? La legge dice

A che età mandare i figli a scuola da soli?

“Mamma, posso andare a scuola da solo?”. “Sarebbe bello: Sarebbe anche comodo. La risposta però è no”. Nulla di nuovo, è il classico tira-e-molla tra il giusto desiderio di indipendenza dei bambini e l’altrettanto giusto desiderio di protezione e sicurezza da parte degli adulti.

Il tragitto casa-scuola e ritorno, tuttavia, anche se desiderato da entrambe le parti (bambini e genitori) presenta qualche problema in più.

Mentre nel Nord Europa, soprattutto nei Paesi Bassi, è dato per scontato che i bambini si muovano da soli, anche in bicicletta, senza bisogno di accompagnamento da parte degli adulti, in Italia non è così. Anzi, è tutto l’opposto.

Alla base c’è un intricato problema di responsabilità legale, sommato alla assenza di un legislatore che si prenda la responsabilità di mettere la parola fine a questa questione. Impossibile dire un sì o un no netto e definitivo: ciascuno si regola da sé.

Vediamo cosa dice la legge sui genitori che vogliono mandare un figlio a scuola da solo. 

La maturità del bambino

“Giuridicamente parlando – spiega l’avvocato Francesca Galdini – quando si parla di lasciare solo un bambino bisogna familiarizzare con il concetto di abbandono del minore.

 Partiamo dal presupposto che ciascun genitore è responsabile del proprio figlio. Per la legge italiana, lasciare da solo un minore di 14 anni costituisce reato. Non sempre, però.

Solo se si configura una situazione di abbandono”.

L’abbandono di minore è tale se il bambino non è palesemente in grado di cavarsela da solo. Si può parlare di abbandono se un bambino non è in grado di ricordare la strada da scuola a casa, oppure se gira per strada senza meta, magari un po’ spaventato.

“Qualora un bambino non risulti sufficientemente maturo o preparato per affrontare il tragitto casa-scuola e venga comunque mandato a scuola da solo, allora il genitore è penalmente perseguibile. Lasciando il figlio da solo, il genitore sta commettendo un illecito”.

Ma chi è che deve valutare se il bambino è sufficientemente maturo per andare in giro da solo? Il genitore stesso, in primis. Lui meglio di tutti conosce infatti le capacità del figlio.

I doveri di vigilanza 

Tecnicamente, la materia “a scuola da solo”, non è regolamentata per legge. “Nessuna norma obbliga i genitori ad accompagnare o riprendere i figli da scuola – continua l’avvocato Francesca Galdini -. Esistono tuttavia precisi doveri di vigilanza in capo al personale docente (oltre che ai genitori, ovviamente”).

Gli insegnanti, per esempio, devono farsi trovare in classe cinque minuti prima dell’inizio delle lezioni e devono assistere all’uscita degli alunni.

Età e capacità

“Oltre ad accogliere gli alunni, è compito del personale scolastico sorvegliarli durante la ricreazione, nei momenti di attesa tra una lezione e l’altra e durante i pasti in mensa.

La Corte di Cassazione ha specificato che l’istituto scolastico deve vigilare usando “l’opportuna diligenza e l’attenzione richiesta non solo in relazione all’età, ma anche allo sviluppo psicofisico del minore”.

In altre parole, la sorveglianza sugli allievi segue i bisogni propri di ogni età, per cui deve essere una vigilanza molto alta per i bambini piccoli e una vigilanza “più morbida” per i ragazzi più grandi.

“Quanto più si avvicina l’età del pieno discernimento – continua la Corte di Cassazione, meno occorre la continua presenza degli insegnanti e le corrispondenti misure organizzative (predisposte dal dirigente scolastico) dirette a prevenire eventuali fonti di pericolo e a mantenere la disciplina tra gli alunni”.

La responsabilità della scuola

Il problema di mandare un figlio a scuola da solo (e, ancora di più, il problema di farlo tornare a casa da solo) riguarda non tanto la responsabilità del genitore, ma quella della scuola.

Secondo la Corte di Cassazione, la vigilanza dell’istituto deve cominciare “dal primo momento in cui l’allievo viene affidato alla scuola sino a quando a essa si sostituisca quella dei genitori, senza che le eventuali disposizioni date dai genitori possano escludere la responsabilità della scuola”.

Questo carico di responsabilità riversato sugli istituti scolastici ha fatto sì che, negli anni, le scuole abbiano imposto modelli rigidi per il “rilascio” dei figli, obbligando i genitori o eventuali adulti appositamente incaricati a essere presenti al momento dell’ingresso e dell’uscita dei bambini.

La liberatoria non basta

Alcuni istituti, più aperti e disponibili, hanno permesso qualche forma di autotutela da parte delle famiglie.

Se i genitori che si sentono sicuri, possono effettuare una dichiarazione (che normalmente si deposita nella segreteria della scuola) ove si precisa che il proprio figlio è in grado percorrere senza accompagnamento il tragitto da scuola a casa e che quindi la scuola può farlo uscire da solo, anche se non c’è nessuno ad attenderlo.

“Qualche scuola è più liberale nei confronti dei bambini che frequentano la quarta o la quinta elementare – continua l’avvocato Galdini -. C’è da dire però che l’Avvocatura dello Stato ha esplicitamente dichiarato che queste liberatorie non hanno alcun valore. Anzi, hanno il valore opposto: attestano nero su bianco l’omessa vigilanza da parte dell’istituto scolastico”.

E allora?

In pratica la responsabilità della scuola è così grande che a dettare le regole è lei. Se nel regolamento d’Istituto c’è scritto che i bambini devono essere accompagnati al cancello della scuola da un adulto, c’è poco da fare.

Nelle scuole più permissive e aperte si può discutere e cercare una mediazione, eventualmente proponendo la liberatoria. L’unica certezza è che non c’è nulla di certo. Fino a quando l’argomento non sarà preso in considerazione dalla legge, cosa che purtroppo non si prospetta a breve termine, non c’è una risposta alla domanda “posso mandare mio figlio a scuola da solo”. 

Источник: https://www.giovanigenitori.it/lifestyle/si-possono-mandare-bambini-scuola-soli/

A quale età è giusto mandare i figli a scuola?

A che età mandare i figli a scuola da soli?

Tempo fa su  pubblicai questo articolo: Bambini, 10 motivi per mandarli al nido presto.

Si tratta di un articolo che parla di cose un po’ scontate, ma l’argomento è molto scottante e la mia voleva essere una provocazione per vedere come reagivano coloro che ci seguono su .

In realtà, non ero alla ricerca di una conferma, non volevo sentirmi dire che la mia scelta era stata giusta o sbagliata, volevo solo che il nostro pubblico creasse una discussione sana e costruttiva. E così è stato!

(Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che ci seguono e commentano sui nostri social!).

Quindi, la mia domanda oggi è:

A che età è giusto mandare i figli a scuola?

Sono convinta che non esista una risposta univoca a questa domanda.

Non credo esista il momento giusto in assoluto, non si può dire con esattezza quando un bambino deve iniziare a frequentare una scuola, il nido o la materna.

Credo piuttosto che sia una questione soggettiva, dove occorre considerare diverse varianti: lavoro/esigenze dei genitori, carattere dei figli, location, priorità educative dei genitori, tipologia di scuola.

A soli 9 mesi ero al nido, i miei genitori avevano da poco aperto un’attività e quindi lavorano entrambi tantissime ore al giorno. Ero la prima ad entrare a scuola e l’ultima ad uscire.

Ma quanto ero felice! Mia madre mi racconta ancora oggi che non ho mai pianto, sono sempre stata molto felice di andare a scuola, ero una bambina serena, solare e abbastanza tranquilla, ho sempre amato circondarmi di amichetti.Grazie alla mia esperienza super positiva, ho deciso che i miei figli avrebbero iniziato presto ad andare a scuola.

Vivendo in Kuwait, non era possibile iscrivere i bambini a scuola prima del compimento del 18esimo mese. Confesso che se avessi potuto li avrei mandati al compimento dell’anno.

La mia scelta di iscrivere i bambini a scuola a 18 mesi è stata concordata con mio marito, con il quale eravamo d’accordo da sempre, e non è nata da un’esigenza specifica o da una questione organizzativa, poiché io ho smesso di lavorare quando sono partita per la mia avventura expat.

I miei figli hanno iniziato ad andare a scuola quando avevano circa 18 mesi. In particolare, Tommaso aveva 20 mesi, eravamo appena arrivati in Kuwait, mentre Riccardo esattamente 18 mesi.

Perché ho deciso di mandarli a scuola presto?

  • Per imparare una nuova lingua. Vivendo in giro per il mondo, frequentando gente straniera e considerando il fatto che avrebbero dovuto frequentare scuole inglesi, volevo che i miei figli imparassero da subito a capire e parlare in inglese. L’ambiente migliore dove poter imparare una nuova lingua è la scuola!
  • Il confronto con i loro simili. I bambini devono imparare a confrontarsi con i bambini, a vedersela da soli senza la costante presenza dei genitori che risolvono i loro “piccoli problemi”.
  • Socializzare, conoscere e frequentare altri bambini. Arrivando in una nuova realtà era importante iniziare a crearsi un gruppo di amicizie. E si sa, il luogo migliore dove poter conoscere bambini e mamme è proprio la scuola.
  • Imparare ad essere indipendenti. Avendo fatto la scelta di avere due figli con soli diciotto mesi e un giorno di differenza ed essendo due genitori piuttosto easy&wild, per noi l’indipendenza è una questione fondamentale.
  • Ricevere diversi stimoli. Confesso che quando erano piccoli mi impegnavo molto di più, organizzavo sessioni di disegno, art attack e cucina ogni pomeriggio, però a scuola i bambini hanno la possibilità di ricevere molti più stimoli, il materiale che hanno a disposizione è tanto e variegato.
  • Regole. La vita è fatta di regole che vanno seguite e rispettate. Questo concetto va assimilato sin da piccoli. A casa ci sono delle regole, ma anche il mondo fuori è fatto di tante regole ed è giusto impararlo presto.
  • Routine. Avere una routine è fondamentale per i bambini, imparare che ci sono orari da rispettare per mangiare e dormire. E la scuola è il luogo perfetto dove imparare a rispettare una routine.
  • Prendere confidenza con i propri limiti e le proprie capacità. I bambini devono imparare a cavarsela da soli, solo così possono capire fin dove possono arrivare, quali sono le loro capacità e i loro limiti.
  • Rispetto per gli altri. Quando vivi in una comunità devi imparare a rispettare le persone che ti circondano. A scuola impari ad aspettare il tuo turno per giocare, non pretendere sempre l’attenzione della maestra, condividere i giochi, riconoscere e rispettare i sentimenti degli altri bambini. Ricordo ancora che le prime parole che imparai in Kuwait furono: sharing and caring.
  • Apprezzare di più le figure della mamma e del papà. Indubbiamente dopo una mattina trascorsa a scuola senza i genitori, il ritorno a casa è una festa per mamma e papà!

Come ho detto all’inizio, la mia scelta non è quella giusta in assoluto.Con questo post non voglio assolutamente arrogarmi la presunzione di dire che a 18 mesi i bambini vanno portati a scuola.

Il mio post è semplicemente il racconto della mia personale esperienza e di ciò che sta avvenendo con i miei figli.Oggi i miei figli hanno quasi 7 anni e 5 mezzo, sono due bambini molto comunicativi e socievoli, non faticano a fare amicizia con bambini nuovi ed a relazionarsi anche con gli adulti.

Sono estroversi (soprattutto Tommaso), si lanciano in nuove sfide, non conoscono la timidezza e si divertono quando devono salire sul palcoscenico per uno show o una recita scolastica.Sono due bambini solari, è difficile vederli con il broncio, soprattutto se sono in mezzo ad altri bambini; empatici e rispettosi delle emozioni altrui.

Sono indipendenti, capaci di cavarsela quasi sempre da soli; abituati al cambiamento, quindi il cambio annuale di insegnante e compagni di classe non li ha mai più di tanto sconvolti o traumatizzati; non sono per nulla mammoni, quindi si muovono tranquillamente da soli anche senza la mia presenza o quella del padre.

Qual è la vostra esperienza?A che età avete mandato a scuola i vostri figli?

Quali sono stati i vantaggi e gli svantaggi che avete osservato?

Drusilla

Источник: https://www.mammeneldeserto.com/2016/03/22/figli-a-scuola-presto/

Scuola media: i bambini possono uscire da soli?

A che età mandare i figli a scuola da soli?

Da quale età, secondo la legge, è possibile lasciare che gli alunni tornino a casa senza essere accompagnati? Quando serve l’autorizzazione dei genitori?

Tuo figlio frequenta la scuola media ma tuo ed il tuo coniuge siete al lavoro durante il giorno, lontani dal vostro domicilio, e non potete andare a prenderlo per ritornare a casa. Come si fa? Potete dirgli di rientrare a piedi o c’è bisogno che qualcuno lo accompagni? Insomma, dalla scuola media i bambini possono uscire da soli?

Fino a non molto tempo fa, questo privilegio era riservato soltanto ai ragazzini che avessero già compiuto i 14 anni. Al di sotto di questa soglia, era necessario che la mamma, il papà o una persona da loro autorizzata (il nonno o la nonna, un vicino di fiducia, ecc.

) attendessero fuori dalla porta della scuola media il suono della campanella per accompagnare il bambino a casa.

A meno che i genitori usufruissero del servizio di scuolabus, ma anche in questo caso ci voleva che alla fermata del pullman ci fosse qualcuno autorizzato a prendere in consegna lo scolaro.

Oggi, e grazie ad un decreto collegato alla Legge di Bilancio del 2018, le cose sono cambiate. Se il padre e la madre firmano una liberatoria, i bambini possono uscire da soli dalla scuola media per ritornare a casa. Ovviamente, a certe condizioni: oltre alla liberatoria ci vuole che il ragazzino sia in grado di sapere dove deve andare senza correre dei rischi.

Vediamo che cosa dice la legge in materia.

Uscita di scuola: com’era prevista prima

Fino alla pubblicazione del decreto secondo cui i bambini possono uscire da soli dalla scuola media a determinate condizioni, esisteva la soglia dei 14 anni come limite minimo per consentire ai ragazzini di tornare a casa senza essere accompagnati.

Non era consentito, dunque, che una volta suonata la campanella e spalancate le porte della scuola, i bambini delle medie se ne andassero per conto loro.

Considera che, normalmente, la maggior parte di chi frequenta la scuola media non arriva ai 14 anni, a meno che si tratti di qualche ripetente e dei ragazzini più grandi dell’ultimo anno.

La legge imponeva anche che se a prendere il bambino non erano i genitori ma un’altra persona, questa fosse indicata e autorizzata per iscritto dal padre e dalla madre del bambino e che avesse il documento di identità in mano, almeno per i primi tempi. Se, ad esempio, a portare a casa il ragazzo era sempre il nonno, dopo un po’ il personale della scuola sapeva chi era e non c’erano problemi.

Non rispettare queste norme prevedeva qualche pesante guaio: il Codice penale, infatti, punisce «chiunque abbandoni una persona minore di 14 anni della quale abbia la custodia o debba avere cura» con la reclusione da 6 mesi a 5 anni.

Il reato di abbandono scatta nel caso in cui il bambino non sia in grado di ricordare la strada per tornare a casa o per andare a scuola perché non sufficientemente maturo o preparato per affrontare quel tragitto.

C’erano anche delle responsabilità in capo agli insegnanti e al personale della scuola, tenuti ad assistere all’ingresso e all’uscita degli alunni

Uscita di scuola: com’è prevista oggi

Le cose sono cambiate con l’entrata in vigore del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore il 6 dicembre 2017 [1].

Le nuove disposizioni dicono che i bambini della scuola media possono uscire da soli anche se minori di 14 anni.

A dire la verità, il decreto non cita esplicitamente la scuola media ma parla di «uscita autonoma da scuola dei minori di 14 anni».

Quindi, tecnicamente – a certe condizioni – anche un bambino di quinta elementare sarebbe autorizzato ad andare a scuola e a tornare a casa da solo.

Quali sono queste condizioni? L’uscita autonoma può essere autorizzata sulla base di una valutazione che riguarda:

  • l’età del minore;
  • il suo grado di autonomia;
  • lo specifico contesto.

In pratica, sarà difficile che venga consentito il ritorno a casa da solo ad un bambino di prima elementare (di norma ha 5-6 anni), che non è autonomo per conoscere il percorso verso la sua abitazione e che deve attraversare delle strade pericolose o delle zone poco sicure da ogni punto di vista. Lo stesso non si potrebbe dire di un ragazzino di 12-13 anni che sa già come muoversi.

Uscita da scuola: l’autorizzazione dei genitori

Tuttavia, non basta che l’alunno minore di 14 anni dica agli insegnanti o al personale della scuola media di voler tornare a casa da solo perché tanto conosce la strada: ci vuole un’autorizzazione scritta dei genitori, che dovrà essere approvata dalla scuola. Per due motivi: il primo, perché la scuola sia, in questo modo, consapevole della scelta del padre e della madre. In secondo luogo, perché con una liberatoria in mano la scuola si esime da ogni responsabilità legata all’obbligo di vigilanza imposto dalla legge. Obbligo che rimane in capo al personale scolastico se tale autorizzazione scritta non viene rilasciata dai genitori: in questo caso, i bambini non possono uscire da soli e vanno consegnati al padre, alla madre o alla persona da essi delegata.

La stessa autorizzazione va consegnata al Comune o all’ente locale che si occupa del servizio di trasporto scolastico, affinché il ragazzino minore di 14 anni possa usufruirne liberamente, cioè quel giorno in cui non vuole tornare a casa a piedi per qualsiasi motivo. L’autorizzazione esonera, anche in questo caso, l’ente locale dall’obbligo di vigilanza nella salita e nella discesa dal bus e durante la sosta alla fermata.

La liberatoria dovrà contenere delle indicazioni relative al tragitto che il bambino deve percorrere per tornare a casa e dovrà essere firmata da entrambi i genitori o da chi ne fa le veci.

Guarda il video

[1] Art. 19.bis legge n. 172/2017.

Autore immagine: Pixabay.com

Источник: https://www.laleggepertutti.it/306244_scuola-media-i-bambini-possono-uscire-da-soli

Gravidanza
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