4 figli, 2 con autismo: il racconto di una mamma

Autismo: 15 storie EMOZIONANTI di mamme e bambini

4 figli, 2 con autismo: il racconto di una mamma

Sono grandi donne, pronte a crescere e ad accudire i loro bimbi speciali. Anzi si tratta di grandi famiglie. Ecco le storie dei genitori che hanno affrontato lo spettro autistico dei loro figli e ce l'hanno fatta. Incredibili storie di vita, raccontate con partecipazione e commozione.

Le più belle storie dei genitori sull'autismo dei loro bambini

Ecco le storie dei genitori che hanno affrontato l'autismo dei loro figli. Sono bellissime storie di vita, raccontate con emozione e partecipazione sul nostro blog mammenellarete.nostrofiglio.it.

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 Il 2 aprile è la giornata mondiale di consapevolezza dell'autismo , un evento internazionale che punta a stimolare il miglioramento dei servizi per le persone colpite e la…

1. Non siate meno forti dell'autismo. Lottate e sfidatelo ogni giorno

A settembre la mia piccola compì nove mesi. Rideva, batteva le manine, giocava, mi sorrideva. Dopo tre mesi ci rendemmo conto che non faceva niente di tutto quello che faceva prima. Era assente, non c'era più!
La chiamavi e non rispondeva, se ne stava da sola e non interagiva con nessuno.

Da quel momento iniziò il mio incubo. Visite, consulti, incontri… e poi, purtroppo…
Le parole del medico: “Spettro autistico”. Terrore. Una mamma si sente morire se le ascolta.

Inizi a darti colpe, ti annulli, finché non inizi a guardare tuo figlio con occhi diversi e a cercare un suo sguardo disperatamente.

Leggi tutta la storia di Valentina, mamma di un bambino autistico

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L'autismo è difficile da diagnosticare, soprattutto nelle sue prime fasi. Perché ci sono bimbi che mostrano gli stessi, identici comportamenti e che però non sono…

2. Autismo: una mamma racconta la storia di suo figlio Alessio

Scrivo per raccontare la mia storia. Alessio è nato 3 anni fa. Era bellissimo come il sole. La sua crescita fu regolare. Era fisicamente quasi perfetto. Fino a 18 mesi tutto andò perfettamente. Le sue prime parole furono “mamma”, “papà”, “ciao”.

Con l'avvicinarsi dei due anni, le parole che Alessio aveva imparato iniziarono a sparire dalle sue labbra. Così i sorrisi, che iniziarono a diventare più rari. Il contatto visivo anche, era ormai inesistente.

I luoghi affollati lo facevano innervosire. I giochi non gli interessavano più e quando veniva chiamato non rispondeva. Non c'era alcuna comunicazione.

Per i nostri “occhi di genitori” era normale, ma, vedendo la differenza con gli altri bambini, capivamo che qualcosa non andava.

Leggi tutta la storia raccontata dalla mamma di Alessio, un bambino autistico

3. Autismo, sono mamma di un bimbo che ha fatto passi da gigante

Ormai è passato un'anno da quando è iniziata, per me e la mia famiglia, la guerra allo spettro autistico. Parlo di “guerra” perché effettivamente scoppia una bomba atomica quando entri in questo mondo.

All'inizio sei così nuova a tutto che ti sembra di impazzire, ma poi piano piano impari tutti i termini e gli atteggiamenti da modificare per aiutare tuo figlio. E diventa una routine.

Oggi grazie a Dio mio Figlio ha fatto passi da gigante, ma mio figlio ha ancora bisogno di aiuto. Vorrei sottolineare la parola “aiuto” perché prima di tutto dobbiamo accettare il fatto che lui abbia bisogno di aiuto per essere pronte a combattere la battaglia. E anche se non vinceremo, sapremo di aver fatto di tutto per riuscirci.

Leggi tutta la storia di Antonella, mamma di due gemelli di cui uno affetto da autismo

4. Autismo spiegato da una mamma alle mamme

Ho visto che tante mamme chiedono cos'è l'autismo… molte ne hanno paura, molte minimizzano il problema e c'è tanta disinformazione in merito: c'è chi pensa a una malattia, chi propone l'omeopatia, le diete, chi dà subito la colpa ai vaccini, qualcuno ancora dà le colpe alle madri….

è importante fare chiarezza!Io chi sono per poterla fare? A livello di studi nessuno!

Non sono neuropsichiatra, né psicologa, né terapista Sono solo una madre, né più né meno di tutte voi, di quattro figli: tre di questi sono nello spettro autistico e ho dovuto e voluto farmi una cultura in merito.

Leggi tutta la storia di mamma Elisa e dei suoi tre figli che sono nello spettro autistico

5. Autismo e segni precoci. Mamme, fidatevi del vostro istinto. Io l'ho fatto e non me ne pento

Mio figlio ha 22 mesi.

E' sempre stato un bimbo sorridente, ma verso gli 11 mesi mi sono resa conto guardando gli altri bimbi, perché vuoi o non vuoi il confronto lo fai, che avrebbe già dovuto battere le manine, cominciare a indicare, fare con le manina “non c'è”, cose che per lui erano impossibili. Anzi, difficilmente mi guardava negli occhi! Il mio campanello di mamma mi diceva che c'era qualcosa non andava. Ho iniziato quindi ad informarmi…Ne ho parlato in particolare con una mia amica che lavora in un centro per l'autismo, ma mi disse che era troppo presto, di aspettare i 18 mesi perché il protocollo per l'autismo non permette di fare diagnosi prima.

Così ho portato pazienza e… ho aspettato, anche se continuavo a vedere che le cose non andavano bene.

Leggi tutta la storia di mamma Tiziana e del suo bimbo affetto da disturbo multisistemico del comportamento

7. Mia figlia autistica, sono fiera di lei!

Sono sempre stata smemorata per quanto riguarda le date delle ricorrenze, certo. Quelle delle nascite dei miei cuccioli me le ricordo. Beh anche quella del Natale, ma per il resto sono un disastro. Ma c'è una… una che vorrei scordare a tutti i costi, ma non ci riesco.

12 agosto 2013.
Non è una data della nascita o morte di qualcuno, ma rappresenta un cambiamento totale nella vita della mia famiglia. Quel giorno ho scoperto che mia figlia (all'epoca 27 mesi e mezzo) è autistica.

Da quel giorno prego Dio di passare a me il disagio della mia dolce cucciola.
Prego Dio, anche se sono arrabbiata con Lui.

Non perché mia figlia sta male, ma perché mi ha permesso di allontanarmi anni fa da Lui e sento di non aver diritto né di chiedere la grazia per mia figlia, né per avere un po' di consolazione.

Leggi tutta la storia di una mamma che è fiera della sua bambina autistica

8. Mia figlia è autistica, mia figlia è speciale!

E' Natale! E sarà un Natale felice, perché lo voglio così, anche se da 4 mesi non c'è un giorno senza lacrime nascoste a tutti.
Ci siamo accorti che qualcosa non andava già quando nostra figlia compì 18 mesi, ma eravamo sempre rassicurati dai pediatri.

Poi anche a 2 anni ci dissero che ogni bimbo si sviluppava in modo diverso e che se non parlava non era comunque un problema. Altri due mesi e niente.
Non potrò mai dimenticare questa data: 12 agosto 2013.

Quando, dopo una serata disastrosa al parco giochi dove mia figlia ignorava ogni tentativo del padre di coinvolgerla in un gioco preferendo sedersi sul prato e giocare con i sassolini, ho inserito nel motore di ricerca queste due parole: “Autismo, sintomi”.

Leggi tutta la storia di una mamma e di come ha scoperto che la figlia era autistica

9. Il mio bimbo è autistico. Migliora ogni giorno di più ed è la mia forza

Ormai sono passati tre anni dal giorno in cui mi dissero che mio figlio era autistico.

Ho imparato come comportarmi, trovato strategie e modi di comunicare con lui, che migliora ogni giorno di più ed è la mia forza e il mio esempio ogni giorno che passa.

Siamo complici, siamo testoni, siamo mamma e figlio. È un miracolo. Tutto questo per dire che nulla è impossibile, basta crederci e agire.

Leggi tutta la storia di mamma Giada e del suo bambino autistico, che migliora di giorno in giorno

10. Il mio bimbo è autistico. Ma io non lo cambierei con nessuno

Il mio bimbo è autistico. Dal mese di dicembre 2017 mio figlio fa terapia e logopedia ed è un altro bimbo. Vive nel suo mondo “fatato”, ma ogni tanto esce dal quel mondo. Abbracci, sbavature, baci. Da settembre 2018 va all'asilo e c'è stato un ulteriore cambiamento, la strada è ancora lunga, ci sono giorni pesanti e stancanti. Ma lui è lui e non lo cambierei con nessuno.

Leggi tutta la storia di Elisabetta e del suo bambino autistico

11. Mia figlia è autistica. È dura, ma noi siamo una famiglia e ce la faremo

Ad agosto del 2007 venne al mondo Angelica, una bellissima bimba, la mia terzogenita. Ebbe da subito, anche con il mio latte, problemi di rigurgito. Poi, dopo qualche tempo, scoprimmo che era autistica.

Nel frattempo, rimasi sola, perché il padre se ne andò. Oggi lei ha 12 anni. Le cose sono cambiate, migliorate, ma l'autismo farà sempre parte della nostra vita.

La parola autismo mette paura, non si può negare, i casi sono in continuo aumento ed è quello che spaventa di più. Ma bisogna intervenire subito.

Leggi tutta la storia di Laura, mamma di Angelica, una bambina affetta da autismo

12. Diagnosi di autismo. La mia esperienza di giovane mamma

Rimasi incinta a 21 anni. Dopo la nascita del primogenito, ci accorgemmo che il piccolo non faceva le cose che facevano gli altri bambini e che c'era qualche problema.

Finché scoprimmo che il bimbo era autistico e cominciammo a fare tutto quello che era necessario. In seguito, nacque anche il mio secondogenito, il fratellino.

Abbiamo affrontato un lungo e duro percorso tutti insieme ed io sono comunque orgogliosa dei nostri sforzi e delle nostre scelte.

Leggi tutta la storia di Maila, una giovane mamma che ha scoperto che il suo bambino era autistico

14. Mio figlio è autistico. Io sarò il suo scudo per sempre

Il mio secondo figlio è autistico. Ogni banalità per noi è un piccolo miracolo. Voglio invitare tutte le mamme a non dare niente per scontato e a non farsi problemi inutili come peso, altezza, bellezza e varie.

C'è chi, come me, ogni giorno lotta per un vocabolo. Ma piano piano riusciremo a completare il puzzle. Mio figlio avrà un futuro e guai a chi lo ostacolerà con emarginazione, indifferenza e cattiveria.

Io sarò il suo scudo, sempre.

Leggi tutta la storia di una mamma e del suo bambino autistico

15. “Signora, suo figlio è autistico”

Mi accorgo che nel bambino c'è qualcosa che non va… già io non lo vedevo come gli altri. Mi insospettii ed iniziai a fare le indagini dall'otorino…

Arrivò il giorno della valutazione neuropsichiatra infantile: “Signora suo figlio è autistico!”.

Voglio lasciare questo messaggio: l'autismo di mio figlio non è facile da digerire ma ho capito una cosa: amo lui così com'è… è perfetto!

Leggi tutta la storia di una mamma e di come ha affrontato la diagnosi di autismo di suo figlio

Источник: https://www.nostrofiglio.it/famiglia/storie-emozionanti-autismo

I miei figli sono migliorati! Il racconto di una mamma con due ragazzi autistici

4 figli, 2 con autismo: il racconto di una mamma

Condivido con voi la testimonianza di Chrissy Kelly, una mamma di due ragazzi con autismo. Kelly, con 5 punti, spiega come è riuscita nell’impresa di migliorare alcuni tratti del comportamento dei suoi due bambini autistici.

Sono, per quanto mi riguarda, assolutamente d’accordo con Kelly: io adotto esattamente gli stessi metodi con Ares e devo dire che se non era per questo modo di affrontare ogni attività della giornata, a casa mia ci sarebbero più crisi e più momenti bui. 

“La nostra casa è stato un via vai di  terapisti comportamentali negli ultimi quasi quattro anni. Entrambi i ragazzi hanno seguito circa 20 ore a settimana di terapia intensa.

 Non avrei mai pensato che un ragazzino di 20 anni potesse essere in grado di insegnarmi qualcosa sui miei figli. La presenza dell’autismo nella mia vita mi ha fatto crescere e mi ha davvero cambiata.

Dico e faccio cose che non avrei mai pensato funzionassero, ma che alla fine funzionano. 

Ecco una piccola lista di tecniche che usiamo quotidianamente per ridurre gli scoppi d’ira, aumentare la comprensione e migliorare l’umore (il loro e il mio). Non esiste una cosa che funzioni per tutti i bambini, e non esiste una soluzione rapida, tuttavia, molte di queste tecniche funzioneranno per molti bambini. Sia che abbiano o che non abbiano l’autismo.

1) Usa il tempo per diminuire le crisi dovute ai cambiamenti

Molti bambini hanno difficoltà a lasciare luoghi e attività preferiti. Questo è un GRANDE problema per il mio bambino di 5 anni.

 Alcune volte non lo portavo nemmeno al parco del quartiere perché avevo tanta paura di quel terribile momento in cui dovevamo andarcene. Era imprevedibile e irregolare.

 A volte urlava e cadeva a terra, oppure cercava di scappare verso la strada trafficata per allontanarsi da me, o si scagliava contro di me per colpirmi. Mi ha spezzato il cuore più volte e mi ha molto spaventata. 

Una cosa che sta cambiando la vita per noi è l’uso di avvertimenti con il timer: il bambino potrebbe aver bisogno di un avvertimento di 5 minuti, 2 minuti o 1 minuto prima che si verifichi un cambiamento di attività.

 Questi avvertimenti aiutano i bambini a prepararsi per la transizione. Cominceranno a imparare che l’avvertimento arriva e che subito dopo arriva il cambiamento.

 Alla fine, l’avvertimento diventa una routine, anche se il compito successivo non lo è.

Impostiamo un timer sul nostro iphone, oppure prendete un qualsiasi timer da cucina.

“Tra cinque minuti dovrai fare il bagno.” 
“Tra due minuti lasceremo il parco.” 

Questo aiuta il bambino a sentirsi più sicuro. Quando il timer si spegne devi fare esattamente quello che avevi previsto e promesso. Lo abbiamo fatto continuamente per due settimane prima di iniziare a vedere i risultati. Ora sono passati anni e funziona ancora. 

2) PRIMA / E POI

Molti dei capricci di nostri figli si verificano per qualcosa che non possono avere in quel momento: un giocattolo, una merenda, un viaggio da qualche parte PROPRIO ORA, oppure per qualcosa che NON vogliono fare.

 Per molte di queste situazioni usiamo il  prima / poi. Le istruzioni “Prima___, poi____” sono usate per aiutare un bambino a finire un compito prima di ottenere qualcosa di motivante.

Prima finiamo il nostro pranzo, poi possiamo uscire.” 
“Per prima cosa puliremo, poi potremo andare al parco.” 

A seconda delle tue esigenze e delle abilità del tuo bambino, puoi farlo verbalmente, usare immagini o scriverlo su una lavagna.

Molti bambini con autismo pensano per immagini, quindi questo è spesso il metodo iniziale. 

È una frase semplice che fornisce una struttura nella mente del bambino e li aiuta a seguire le indicazioni alla loro portata. Può aiutare a diminuire la frustrazione perché si può capire esattamente cosa ci si aspetta. Questo metodo ha funzionato alla grande per Greyson, mio ​​figlio di 5 anni.

 Probabilmente ci vollero circa due mesi perchè capisse che avrebbe ottenuto ciò che voleva se PRIMA faceva ciò che gli veniva chiesto. Questo stesso metodo non funziona per Parker, che ha tre anni. Non ha la stessa comprensione del linguaggio che ha suo fratello e non ha afferrato ancora il concetto che non può fare quello che vuole PROPRIO ORA.

 Un giorno, quando migliorerà il linguaggio, capirà l’importanza di esso.

3) Comportamento positivo ricompensa

Il rafforzamento del linguaggio identifica e afferma le azioni positive specifiche dei bambini e li incoraggia a continuare il loro comportamento appropriato.

 Ad esempio, per un bambino che condivide la loro palla al parco potevi dire: “Mi piace molto il modo con cui hai condiviso la palla e come hai giocato bene con quel ragazzino al parco”.

 È particolarmente importante riconoscere i comportamenti che un bambino di solito fatica a realizzare, rimanendo tranquillo e seguendo le indicazioni. Con queste parole, l’adulto fa sapere ai bambini che i loro comportamenti positivi sono stati notati.

Facciamo continuamente notare i buoni comportamenti nelle aree in cui i ragazzi faticano di più ad essere migliori. “Mi piace come condividi il tuo camion con Parker.” “Bel lavoro ripulire i tuoi blocchi Parker.” Riconoscere i comportamenti buoni aumenta la probabilità che si ripetano.

 (Si prega di notare: questo funziona anche con i mariti). In un ambiente con bambini piccoli si dice spesso: no, mettilo giù, non farlo, rimettilo, non puoi averlo – non puoi mangiare quello, NO NO NO NO – a volte è così bello riconoscere e concentrarsi sul bene.

 La lode è uno dei migliori rinforzi in circolazione.

Per alcuni bambini, la lode non significa nulla. Non è gratificante, quindi, non aumenta il buon comportamento. In questo caso devi trovare qualcosa che sia gratificante.

 A volte viene offerta una piccola ricompensa: una caramella o un gettone (token) o un adesivo che, una volta accumulati, possono essere utilizzati per ottenere una ricompensa maggiore. Ho sentito alcune persone dire: “Non mi piace corrompere mio figlio”.

 Per me è come ottenere un assegno paga per il lavoro. Lavoriamo tutti per il premio, sia esso emotivo, finanziario, commestibile o tangibile. 

4) Concentrati su ciò che vuoi che il bambino faccia, non su ciò che vuoi che smetta di fare .

Quanti di voi hanno urlato al proprio figlio, SMETTILA DI URLARE? !!!! con occhi folli e pugni chiusi? 

Riduci al minimo l’uso di “non fare” e “fermati”. Ad esempio, “Cammina sul marciapiede” può essere molto più efficace di “Non camminare sull’erba”, soprattutto per un bambino che potrebbe non ascoltare il “non farlo” o per chi non è sicuro di dove si trova il luogo accettabile dove camminare.

 Questo permette al bambino di sapere esattamente cosa vuoi che facciano. ‘Smetti di urlare’ diventa, ‘Calmati per favore’, ‘Non colorare sul tavolo’ diventa ‘Colora soltanto sul foglio’. Ci sono momenti in cui NON c’è MODO e devi per forza usare una frase di STOP: non colorare il cane, smetti di colpire tuo fratello.

Usa la tua intelligenza per capire quando dire NO e quando incitare ad un comportamento positivo.

Qui ignoro le sue urla perché era arrabbiato. Avevo dato una delle sue macchine a suo fratello visto che non voleva condividerle.

Qui invece lo lodo: “bravo che stai tranquillo a giocare con le tue macchine”. 

Lo so, all’inizio sembra un po’ strano: ignorare il tuo bambino mentre urla o si getta a terra. Ma quando lo fanno, sono alla ricerca di attenzione e dare loro ogni tipo di attenzione rafforza quel comportamento. Impareranno che non funziona e capiranno che possono ricevere più attenzione quando il loro comportamento è buono.

5) Rimani tranquillo (TU!)

Questo è stato difficile da imparare ed è ancora difficile da ricordare! Questo è particolarmente difficile perché ciò che di solito accade è che tuo figlio vada fuori controllo e che tu lo segua rapidamente. È estenuante e frustrante. Respiro profondo e mi assicuro che le mie parole suonino tranquille, anche se non lo sento.

 Mi ricordo che sono l’adulto e se mi aspetto che il mio bambino modifichi il suo comportamento, allora devo farlo anch’io. I bambini non sempre hanno il linguaggio adatto per spiegare ciò che vogliono e di cui hanno bisogno, e tutto questo può essere estremamente frustrante per loro.

 Ho avuto molti, molti più anni di pratica, quindi ho bisogno di essere molto più brava e gentile, calma e paziente così di poter dare l’esempio. 

Non posso credere a quanto siano più felici i miei figli da quando hanno iniziato la terapia comportamentale. Sono molto meno frustrati e molto più comprensibili.

un abbraccio Chrissy.”

autismspeaks

Источник: https://autismocomehofatto.com/2019/01/22/i-miei-figli-sono-migliorati-il-racconto-di-una-mamma-con-due-ragazzi-autistici/

Autismo: una madre racconta la sua vita con un figlio speciale

4 figli, 2 con autismo: il racconto di una mamma

Da piccolo Eddie era un bambino normale. Buono, allegro, vivace. Tutto è cambiato quando il papà se n'è andato di casa. La mamma, Lorenza, pensava che tutta quella rabbia esplosa all'improvviso fosse colpa sua, che l'ha dovuto tirar su da sola. L'hanno chiamato borderline, disturbato, “disintegrato”.

Poi la diagnosi certa, di autismo, e una nuova vita fatta di rituali e piccoli gesti condivisi. Il loro calvario è diventato un romanzo.

Scritto per lui e per le altre “anime fragili” al centro della Giornata mondiale per la consapevolezza dell'autismo, il 2 aprile.

«Signora, suo figlio è autistico». E io ho, finalmente, tirato un sospiro di sollievo. Non stupitevi. Perché prima di questa parola – autismo – ne ho dovute subire tante altre. Taglienti come lame. O vuote. Prive di senso. Mi chiamo Lorenza e sono la mamma di Eddie. Mio figlio è un bellissimo ragazzo, ha 27 anni. Ed è speciale. O meglio, molto particolare.

Come i dispettosi kàlikanteri greci, misteriose creature che abitano nelle viscere della terra e dalla quale emergono alla vigilia di Natale per intrufolarsi nelle case e creare trambusto.

Per fortuna, i loro poteri sono limitati, come i danni che arrecano: spengono il fuoco nel camino facendoci sopra la pipì, divorano le leccornie destinate alla festa, nascondono gli oggetti, rovesciano le sedie… Al mio Eddie, e agli altri kàlikanteri, ho dedicato un romanzo. Una storia di fantasia, che non c'entra con la mia.

Cioè, un po' sì: ci sono anche miei pensieri e il mio amore profondo per la Grecia, dove spesso io e Eddie siamo andati in cerca di un po' di tregua.

Eddie è un uomo, anche se sembra un bambino

L'ho cresciuto da sola, e porta il mio cognome. Siamo rimasti io e lui quando aveva tre anni. Fino a quel momento era stato un bambino vivace e allegro. Un po' tontolone, come tutti i maschietti, ma aveva parlato e camminato in tempi nomali.

Giocava con le macchine, andava pazzo per le ruspe. Ogni tanto vado a rivedermi le vecchie videocassette, quando penso che la memoria mi inganni edulcorando il passato. Ma invece lui è lì, che gioca seduto per terra. Poi c'è stata la separazione dal padre, definitiva e traumatica.

E Eddie ha cominciato a manifestare atteggiamenti aggressivi e rabbiosi. Io li ho attribuiti al trauma, pensando che sarebbero passati. Finché mi hanno chiamato dalla scuola materna: il bambino era lento, poco interessato. Parlava, ma molto meno di prima.

Guardava negli occhi, ma era più sfuggente, meno partecipe. Si era interrotto qualcosa.

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Gli hanno dato un'etichetta: borderline

E sono arrivati il logopedista e il neuropsichiatra, che riteneva che il problema fosse legato al mio atteggiamento protettivo. E io, che già pensavo di avergli fornito una vita senza padre, mi sono sentita ancora più in colpa.

È iniziata così: sedute per lui, analisi per me. E tanta solitudine, tranne che per l'appoggio dei miei genitori, che mi ha permesso di continuare a lavorare. Ma le difficoltà crescevano con il bambino.

Alle elementari i genitori insorsero: era il più piccolo della classe, ma lo consideravano un pericolo. Alle medie, accanto alla prof che trattava mio figlio come gli altri e lo portava in gita, c'era quella che lo isolava in una stanza.

L'inclusione, per noi, è stata un'illusione.

Tanto dolore. Il più grande, non avere una diagnosi

C'è un disturbo, c'è un ritardo, non funziona… Lo vedevo anch'io, non serviva un luminare. Da borderline Eddie è diventato un bambino con “disturbo di personalità“. Poi con “disturbo disintegrativo dell'infanzia“:

«Signora», mi disse la neuropsichiatra, «suo figlio è andato in frantumi. Ha tre anni e avrà per sempre tre anni».

Mi devastò. Ancora oggi mi chiedo: perché non darmi nessuna speranza? Di autismo non si parlava, se non per escluderlo. Io giravo da uno specialista all'altro. Per tenere Eddie tranquillo, gli prescrissero antiepilettici. Poi un antipsicotico che gli scatenò una crisi violentissima. Io mi fidavo. E lui accettava tutto.

«E io, che già pensavo di avergli fornito una vita senza padre, mi sono sentita ancora più in colpa e responsabile»

Alla fine delle medie, il vuoto. Le scuole professionali sono a rischio bullismo, gli insegnanti le sconsigliano. Ci suggeriscono una comunità. Il primo impatto è devastante, ho paura che finisca tra disagiati mentali di ogni tipo.

Invece no: viene inserito in un gruppo di coetanei, ragazzi un po' difficili, che però gli suscitano un sentimento di emulazione e lo prendono sotto la loro ala protettrice. Eddie è felice. Ma un giorno inforca una bici e scappa in paese, seguito da un bambino di quattro anni con le rotelle.

I genitori del piccolo vogliono denunciare la comunità. Non hanno torto, ma chi ne fa le spese è mio figlio, che viene assegnato a un gruppo più sorvegliato, ma di bambini. Eddie si chiude in se stesso, non si ribella. Alla fine dei weekend, docile, si fa riportare indietro.

E io mi tormento nel senso di colpa.

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Eddie resta lì fino a 16 anni. Poi provo a tenerlo con me, e a ridurre i farmaci. Non funziona. Troviamo un'altra comunità, dove vive ancora oggi e dalla quale esce per i weekend e per le vacanze.

È qui che lo psicologo gli diagnostica l'autismo.

E io, finalmente, posso fare pace con me stessa

Scopro da un articolo sul Corriere della sera che a Milano c'è un'orchestra di ragazzi con disturbi mentali: con la musica, gli danno la parola. A quelli come Eddie di solito al massimo toccano due bacchette da sbattere su un tamburo.

Da Allegro moderato, invece, gli fanno studiare il violino e la marimba: e lui riesce a stare fermo per un'ora. Anche nella nuova comunità Eddie sta bene: abita con altri sei ragazzi, gli educatori sono in gamba, vanno in piscina, al maneggio.

Ogni volta che lo riaccompagno, gli chiedo: «Eddie, vuoi tornare?». E lui mi risponde sempre «Sì».

Io e Eddie parliamo. A volte ripete ossessivamente le frasi, a volte è ingestibile, ma ho imparato il suo linguaggio, le parole che annunciano una crisi.

E a rispettare il suo bisogno di rituali: a Verona andiamo sempre nello stesso bar, allo stesso tavolo, ordiniamo le stesse bevande, prendiamo l'autobus alla stessa fermata. Le scelte lo angosciano, la ripetizione gli dà certezze.

Come tutti i genitori di ragazzi speciali, temo il “dopo di me“, ma cerco di non pensarci.

Si parla tanto di autismo, ma spesso a sproposito

Per cercare colpe che non esistono – i vaccini, la caseina, il glutine – o portare alla ribalta “fenomeni” che viaggiano, scrivono libri, diventano famosi.

Io sono contenta quando sento Eddie mio complice, quando reagisce alle mie battute, quando lo vedo allegro con i coetanei, quando si scarica da solo le canzoni dei rapper, quando arrossisce se nei paraggi c'è una certa educatrice.

Sono contenta quando esce dal suo mondo e viene nel mio. Nessuno conosce la lingua dei kàlikanteri. Ma io ho dovuto impararla.

Un libro per dirlo

Alla ricerca di un po' di pace, Irma, mamma di un figlio autistico, trova rifugio in Arcadia, nel cuore della Grecia. Non è una fuga, la sua, ma il bisogno di rallentare, di fermarsi per elaborare sensi di colpa, paure, solitudini.

In questi luoghi remoti, si imbatte in altre madri alle prese con figli speciali: tra cui Niko, lo “scemo del villaggio”, figlio di un alcolista e di una “putana”.

È la trama di Il mio e gli altri kalikanteri, il libro di Lorenza Ferrighi che, come l'autrice stessa spiega nella testimonianza che avete appena letto, è anche autobiografica, ma non solo: è la storia di rifiuto, accettazione, amore di donne costrette a essere madri speciali (su Amazon 14 euro, in formato Kindle 3,99 euro).

(Testimonianza di Lorenza raccolta da Mariateresa Truncellito)

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Источник: https://www.elle.com/it/emozioni/a3683/autismo-testimonianza-madre/

Gravidanza
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