15 persone delle quali parlare ai bambini

Primi passi: quando impara a camminare il bambino?

15 persone delle quali parlare ai bambini

Assistere ai primi passi del proprio bimbo è per il genitore un’emozione enorme: è come se quei due, forse tre passi in completa autonomia fossero il giro del mondo, la conquista del K2, la bandierina piantata da Armstrong sulla Luna.

In un anno fatto di tante prime volte, la prima camminata è senza dubbio tra le conquiste più indimenticabili, probabilmente perché dietro quel tentennante, barcollante e incerto incedere si svela il naturale percorso verso la crescita e l’indipendenza dai genitori, e con questo tutta la correlazione emotiva che il distacco comporta.

Prima di imparare a camminare

Tuttavia i primi passi del bambinonon sono altro che la fase finale di un lungo percorso che il tessuto cerebrale compie già dal momento in cui le sue prime cellule cominciano a funzionare.

Un cucciolo quadrupede impiega solo alcune decine di minuti per riuscire a tirarsi su con le sue zampette ed è subito pronto a esplorare autonomamente il mondo intorno a sé; lo fa perché la sua corteccia cerebrale deve rispondere a un ordine semplice: muoversi per procacciarsi da mangiare, seguire la mamma e sopravvivere.

A un cucciolo d’uomo, invece, servono in media nove-dieci mesi per riuscire a reggersi in piedi da solo, e ancora di più per sentirsi sicuro di muovere in autonomia i suoi primi passi.

Questo tempo incredibilmente lungo è conseguente a una lenta e articolata maturazione del tessuto cerebrale che, grazie al prolungato accudimento che viene garantito al bambino nei suoi primi mesi di vita, può sviluppare diverse abilità cognitive prima che fisiche. 

Quando si inizia a gattonare?

Visto che il gattonamento è la modalità di spostamento che precede i primi passi “scelta” dal 90% dei bambini con sviluppo tipico, è opinione diffusa considerare che il preludio al cammino vero e proprio avvenga quando si comincia a gattonare, ovvero quando il piccolo ha la possibilità di spostarsi in avanti tramite l’ausilio delle mani e dei piedi. Ma sarebbe più corretto dire che ciò si verifica nel momento in cui il bambino inizia in generale a spostarsi autonomamente nello spazio.

A quanti mesi gattonano i bambini? Generalmente questa capacità avviene tra i 6 e i 10 mesi, ovvero dopo che il piccolo, una volta raggiunta la posizione seduta autonoma, e posto in condizioni favorevoli all’azione che sta per compiere, tenta di raggiungere con il proprio corpo un oggetto o un individuo che suscita il suo interesse. Questo movimento avviene, quindi, non per rispondere al bisogno di sopravvivenza, come per il mondo animale, quanto a quello di curiosità e di conoscenza, prerogativa dell’essere umano. Non è quindi semplicemente un’incapacità motoria quella che rallenta o ritarda l’avvio del gattonamento, ma piuttosto la mancata necessità di doverlo fare prima di un determinato momento. È ormai noto infatti che persino un neonato con il cordone ombelicale ancora in sede, se posto a contatto pelle a pelle con l’addome della propria madre e lasciato libero di muoversi, è già perfettamente in grado, entro un’ora, di raggiungere da solo il seno materno strisciando.

È bene sottolineare che al gattonamento “a quattro piedi” (con le sue varianti individuali) il bambino può preferire le seguenti modalità: rotolare, strisciare, spostarsi sulla schiena o trascinarsi anche in maniera molto creativa.

Quelle appena elencate sono alternative altrettanto valide ed equiparabili al gattonamento, poiché consentono comunque al bambino di muoversi per la prima volta in autonomia per raggiungere un obiettivo di suo interesse e sviluppare adeguatamente la muscolatura degli arti. 

Quando camminano i bambini?

Talvolta l’attesa di vedere i primi passi del piccolo può trasformarsi in impazienza, col conseguente rischio di volere in qualche maniera anticipare, favorire o accelerare questa fisiologica acquisizione di sviluppo.

Quando ciò avviene, alle tante domande che già si pone il genitore durante la crescita motoria del proprio bambino se ne aggiungono altre: «Quali scarpe, oggetti e indumenti comprare e quali strategie adottare per far sì che il mio bambino impari a camminare?»; «A che età “deve” camminare? Sarà in ritardo?»; «Sto sbagliando qualcosa? Starà camminando bene?».

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Scopriamo quali sono i momenti più significativi dello sviluppo del bambino all’interno della relazione con i suoi genitori e chi lo accudisce

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In genere, si sa, l’essere umano inizia a camminare intorno al compimento del primo anno di età.

Tuttavia, come sottolineato finora, bisogna tenere conto della grande variabilità individuale di ogni bambino, il quale risponde a un proprio e personalissimo calendario di sviluppo fisico; per questo è sempre preferibile evitare confronti con i suoi coetanei, proprio nel rispetto della sua individualità. Stimoli esterni, corporatura, indole caratteriale, predisposizione genetica, utilizzo o meno di ausili o vincoli al libero movimento possono influenzare il processo di acquisizione. Ci saranno pertanto bambini in grado di avviare i primi passi già intorno ai 10 mesi e altri che invece attenderanno fino ai 18 mesi di età. Solo qualora la deambulazione autonoma dovesse ritardare oltre questo periodo è necessario pensare di ricorrere al parere medico.

Insegnare o imparare a camminare?

La rete è piena di affascinanti consigli su come “insegnare” al proprio bambino a camminare. Trucchi, strategie, consigli, addirittura tecniche: il mercato di prodotti per bambini non può certamente lasciarsi scappare l’incredibile opportunità di commercializzare svariati supporti e arnesi per “consentire” al bambino di camminare.

Ma tutto questo è davvero necessario? Madre Natura non ha forse già fornito i nostri bambini di tutto quello che serve loro per imparare a camminare? Decisamente sì, altrimenti gran parte della popolazione mondiale non sarebbe in grado di farlo, eppure dal Nord Europa all’Africa subsahariana la media di avvio del cammino è sempre la stessa.

Girello per bambini e altri supporti

Entrare in un negozio per bambini e non rimanere per qualche istante catturati da un girello è un’impresa difficile. Coloratissimi, pratici, divertenti e… così comodi! «Questo girello a quanti mesi si può utilizzare?», si chiede al commesso, e in un attimo l’oggetto si colloca in cima alla lista delle cose da farsi regalare.

I bambini intorno agli 8-9 mesi, quando hanno ormai raggiunto un buon controllo motorio e una discreta capacità di equilibrio, manifestano grande voglia di muoversi autonomamente sebbene non siano ancora in grado di farlo.

Quello è il momento in cui può diventare parecchio faticoso e talvolta molto difficile stargli dietro tutto il giorno, per cui la possibilità di ricorrere a un ausilio così comodo per gli spostamenti può essere una tentazione davvero invitante.

Il suo utilizzo però può ostacolare, o quantomeno rallentare, quella maturazione armonica che avviene nel bambino e che si basa sulla ricerca di equilibrio tra il desiderio di muoversi e l’effettiva capacità di farlo.

Un bambino nel girello, seduto dunque su una mutandina e trascinato da ruote, non è in grado di controllare bene il proprio corpo.

Questo perché il piede, le anche e le ginocchia non percepiscono il reale peso da sostenere e non sono posti in condizione di calibrare il giusto gioco di forze necessario al raggiungimento della stazione eretta e quindi della camminata.

Il girello oltretutto, evitando al bambino di sperimentare liberamente con il proprio corpo la caduta, priva l’acquisizione di quella adeguata consapevolezza motoria che consentirà poi al piccolo, una volta autonomo nella deambulazione, di ridurre al massimo il rischio di conseguenze da caduta.

La American Academy of Pediatrics (Aap), attraverso uno studio del 2018, ha posto un grosso veto sull’utilizzo del girello, e in alcune parti del mondo ne è stata addirittura vietata la vendita in seguito al riscontrato notevole numero di incidenti domestici provocati da questo supporto.

Considerazioni del tutto simili sono applicabili anche alle “bretelle primi passi”.

Anche questo tipo di supporto costringe il bambino a un ortostatismo forzato, impedendogli perciò di maturare una corretta percezione del proprio corpo, e rallenta la consapevolezza dell’equilibrio necessario a sostenersi.

Oltretutto le bretelle primi passi ostacolano l’autodeterminazione del bambino e il suo naturale desiderio di libertà, di movimento e di esplorazione.

Un altro atteggiamento molto comune, a prescindere dai supporti, è quello di sostenere il bambino dalle braccia e tenerlo in piedi sin da piccolissimo per testare il suo equilibrio o anche solo per il gusto di vederlo in piedi.

Sollecitare precocemente, come in questo caso, le articolazioni dell’arto inferiore può essere dannoso ed è dunque sempre meglio evitare questa pratica scorretta.

Inoltre, così facendo, si va a rafforzare la richiesta di tale esperienza da parte del bambino (il desiderio precede di alcuni mesi l’effettiva capacità di farcela), con effetto complessivamente negativo sullo sviluppo motorio e conseguente riduzione delle esperienze motorie effettivamente efficaci.

Scarpe e primi passi

Il piede del bambino che impara a camminare non ha necessità di alcuna scarpaper i primi passi e andrebbe lasciato scalzo per aumentare la sensibilità della pianta a contatto con il suolo (al massimo si possono utilizzare i calzini antiscivolo).

Ma allora, cosa serve per favorire i primi passi del bambino? Come detto, anzitutto i suoi piedi scalzi, poi il suo desiderio di camminare, il raggiungimento della piena consapevolezza e sicurezza del proprio corpo, un ambiente sicuro e senza possibilità d’inciampo, magari un bel tappeto antiscivolo, degli appoggi sui quali può sollevarsi da solo e la serenità degli adulti attorno in merito al raggiungimento di questo traguardo.

Prime fasi del cammino

L’emozione dei primi passi è superata: il nostro bimbo cammina. Ma i dubbi non finiscono. Lo starà facendo bene? L’errore più comune, in genere, è quello di confrontare il modo di deambulare di un bambino con quello di un adulto, sebbene siano due mondi ben distinti e separati. 

Il piede del bambino fino ai 4 anni è per natura piatto, ovvero ben spalmato al suolo e con le caviglie rivolte l’interno. Le sue ginocchia non hanno ancora abbandonato quell’aspetto “a parentesi” che avevano fin dalla nascita. I suoi passi sono a base larga, apparentemente impacciati, il suo baricentro è in continuo cambiamento e il suo incedere è incerto.

I piedi a volte sembrano ruotare all’interno, altre all’esterno, altre ancora con un appoggio che ai nostri occhi non sembra normale.

Nessuna di queste caratteristiche, almeno per i primi 2 anni di vita del bambino, è da considerarsi patologica, eppure un grande numero di prestazioni specialistiche ambulatoriali ortopediche viene richiesto ogni anno per rispondere a questi dubbi.

Riassumendo…

  1. Fino a 18 mesi l’avvio del cammino è considerato fisiologico e dunque non è necessario allarmarsi. Solo qualora il piccolo avesse superato questa età senza camminare è utile parlarne con il proprio pediatra, che saprà eventualmente indirizzare verso lo specialista di riferimento.
  2. Il piede che impara a camminare non ha necessità di alcuna scarpa, piuttosto va lasciato scalzo (o con dei calzini antiscivolo) per aumentare la sensibilità della pianta a contatto con il suolo.

    Solo quando il bambino ha raggiunto sicurezza nei suoi primi passi, ed è quindi pronto a camminare all’esterno, va considerata la calzatura.

    È sufficiente, a quel punto, scegliere semplicemente una scarpa con suola morbida, che possa maggiormente mimare il movimento libero del piede, senza alcuna costrizione e senza necessità di alcun plantare modellante.

Per tutto il primo anno che segue il momento in cui il bambino ha imparato a camminare, una camminata incerta e un appoggio del piede apparentemente anomalo non sono da considerarsi patologici: si tratta di continui e progressivi allenamenti al passo mirati al progressivo miglioramento dell’equilibrio e della postura.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/fisiologia/primi-passi-quando-impara-a-camminare-il-bambino/

Lo sviluppo del linguaggio del bambino da 1 mese a 3 anni

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Lo sviluppo del linguaggio del bambino da 1 a 36 mesi e i consigli della logopedista Eleonora La Monaca per una corretta stimolazione del linguaggio e produzione di parole nuove.

Le conoscenze comuni riguardo lo sviluppo del linguaggio nella prima infanzia si concentrano sugli aspetti della produzione, cioè su ciò che il bambino dice.

In realtà quello che il bambino sa dire è la manifestazione della maturazione di molte altre competenze:

  • ascolto e discriminazione di suoni e parole,
  • competenze motorie e prassiche,
  • sviluppo cognitivo e affettivo.

Il linguaggio non può svilupparsi in modo armonico e competente senza la presenza delle abilità appena descritte.

Negli ultimi 10-15 anni molto ha fatto il campo della ricerca per trovare riferimenti utili ad una individuazione precoce di fattori di rischio e possiamo dire con certezza già all'età di 24 mesi quando un bambino presenta un livello linguistico troppo povero (Late Tolker) e quindi che necessita di un monitoraggio periodico (ogni 3-4 mesi) che dica se le competenze tendono a normalizzarsi (Late Bloomer), oppure se necessita di un intervento riabilitativo (Disturbo Specifico di Linguaggio).

Piccoli consigli

Per una corretta stimolazione del linguaggio, contrariamente a quanto si possa pensare, è più utile incentivare nel bambino l'ascolto del linguaggio che non la produzione di parole.

Per fare ciò è bene parlare con un ritmo lento e ben articolato, ma naturale. L'uso del linguaggio da parte dell'adulto che sta con il bambino dovrebbe essere contestuale, cioè con riferimenti continui a ciò che accada intorno e verbalizzando il più possibile ciò che si sta facendo o ciò che succederà immediatamente dopo, almeno fino ai 2 anni e mezzo.

Verso i 3 anni il bambino è in grado di usare il linguaggio anche in riferimento ad esperienze lontane nel tempo e nello spazio.

Una attività molto adatta a stimolare l'ascolto e che nel contempo può rivelarsi utile a stimolare la produzione di parole nuove nel bambino è la lettura di libri semplici che riportino brevi routines tipiche della vita dei più piccini (nanna, pappa, bagnetto) possibilmente accompagnate da illustrazioni semplici e ben definite che consentono al bambino di “leggere” lui stesso la storia.

(Leggi anche: Disturbi del linguaggio: mio figlio parla poco e male)

È sconsigliato chiedere di ripetere le parole con l'unico scopo di farle pronunciare perfettamente; ciò non serve a migliorare le competenze linguistiche in senso lato e rischia di diventare una modalità molto sgradita al bambino e potrebbe innescare meccanismi di rifiuto.

Lo sviluppo del linguaggio in base alle età

COSA SA FARE:

  • Distingue suoni con diverse caratteristiche acustiche e prodotti da diversi parlanti (Jusczyk,Pisoni)
  • Interessato ai volti

COMPORTAMENTO:

  • Reagisce ai rumori/voci fermando la sua attività
  • Si orienta con lo sguardo verso la fonte
  • Piange
  • Guarda chi ha davanti

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Se sembra non reagire ai rumori
  • Assenza di vocalità
  • Assenza di pianto
  • Assenza di contatto oculare

Età: 2-4 mesi

COSA SA FARE: 

  • Distingue le voci
  • Sorride
  • Muove meglio bocca e gola

COMPORTAMENTO:

  • Comincia a orientare la testa verso la fonte sonora
  • Reagisce alla voce di mamma/papà
  • Emette versetti

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Se sembra non reagire ai rumori e voci
  • Nessuna vocalità

Età: 4 mesi

COSA SA FARE: 

  • Incomincia a riconoscere i suoni della lingua
  • Sorriso sociale

COMPORTAMENTO:

  • Cominciano i vocalizzi come manifestazione di maturazione degli aspetti verbali, il bambino si auto/ascolta e prova piacere
  • Sorride alle persone conosciute

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Se sembra non reagire alle voci
  • Se non emette vocalità
  • Nessun sorriso/amimia.

Età: 6 mesi

COSA SA FARE: 

  • Il sistema si specializza sui suoni della lingua e li identifica meglio

COMPORTAMENTO:

  • Comincia la lallazione con i suoni della lingua il bambino si auto/ascolta e prova piacere
  • Il bambino produce sillabe ripetute con la stessa consonante (lallazione canonica)
  • I momenti di lallazione possono essere molto prolungati, anche 20-30 minuti

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Mancata lallazione entro i 12 mesi.

Età: 9 -12 mesi

COSA SA FARE: 

  • Maturano le abilità motorie ed articolatorie del linguaggio grazie anche alle nuove esperienze alimentari (cibi solidi)
  • Comincia la comunicazione verbale intenzionale
  • Compaiono gesti sociali
  • Comprende il linguaggio contestuale

COMPORTAMENTO:

  • Lallazione variata: il bambino produce sillabe ripetute con consonanti diverse
  • Indica per chiedere
  • O per condividere un interesse
  • Compaiono le parole mamma, papà, pappa
  • Fa ciao con la mano
  • Manda i baci
  • Guarda l'oggetto/persona a cui ci si riferisce
  • Reagisce se chiamato per nome

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Mancata lallazione entro i 12 mesi
  • Lallazione molto scarsa.

Età: 12 mesi

COSA SA FARE: 

  • Usa il linguaggio in modo intenzionale
  • Articola principalmente i suoni nasali (m,n) e occlusivi (p,b, t, d, c dura)

COMPORTAMENTO:

  • Indica per chiedere o per condividere un interesse
  • Prime parole (da 0 a 10)
  • Diversi gesti e parole onomatopeiche

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Mancata lallazione entro i 12 mesi.

Età: 12-18 mesi

COSA SA FARE: 

  • Ampliamento graduale del vocabolario

COMPORTAMENTO:

  • Il bambino, quindi è in grado di dire o ripetere parole e non parole della propria lingua
  • Da 10 a 100 parole, principalmente bisillabiche
  • Parola frase: una parola singola a comunicare un significato più ampio

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Se il bambino a 18 mesi produce meno di 15 parole (passaggio dalla lallazione allo stadio lessicale).

Età: 18-20 mesi

COSA SA FARE: 

  • Ampliamento del vocabolario
  • Aumentano i tentativi di imitare e ripetere ciò che sentono
  • Comprensione del linguaggio (più di 200 parole)

COMPORTAMENTO:

  • Da 80 a 130 parole
  • Ripetono le parole che sentono
  • Comparsa della combinatoria (due parole abbinate) Es.: mamma tutù

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Se da' segnali di non comprendere il linguaggio.
  • Per esempio non esegue una richiesta come “prendi la cosa ce è sul tavolo” … “guarda! C'è …”.

Età: 20-24 mesi

COSA SA FARE: 

  • Inizia a riconoscere i contrasti linguistici funzionali specifici della lingua che sta apprendendo.
  • Percepisce nel continuum sonoro le unità minime – Parole (Devescovi, Caselli)
  • Usa parole sociali

COMPORTAMENTO:

  • Esplosione lessicale, il bambino nel giro di poco tempo arriva a produrre più di 100 parole
  • Comparsa della combinatoria (due parole abbinate) Es.: mamma tutù
  • Fa lunghe sequenze come se stesse parlando mantenendo la giusta prosodia ed intonazione
  • Sì, no, ciao, grazie, dammi, guarda

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Se produce meno di 50 parole

Età: 24-30 mesi

COSA SA FARE: 

  • Arricchimento lessicale esponenziale
  • Comparsa delle abilità morfo-sintattiche
  • Le parole onomatopeiche tendono a scomparire e usa solo parole

COMPORTAMENTO:

  • Le parole prodotte sono moltissime (100-500)
  • Frasi semplici soggetto-verbo
  • È in grado di fare frasi ben articolate con soggetto-verbo-oggetto
  • Chiede il nome delle cose

QUANDO CONSULTARE IL PEDIATRA:

  • Se produce meno di 50 parole oppure
  • se ne produce più di 50, ma non combina almeno due parole (Late talkers).

Età 30-36 mesi

COSA SA FARE: 

  • Arricchimento lessicale esponenziale
  • Abilità di produrre i suoni molto migliorate e quasi complete
  • Comparsa delle abilità morfo-sintattiche

COMPORTAMENTO:

  • Pronuncia suoni fricativi ed affricati: f, s,v, ci e gi.
  • Può comparire il suono R.
  • Le frasi sono ben strutturate e vanno via via complicandosi ed allungandosi.

È doveroso sottolineare come le tappe riportate, seppure facciano riferimento a precise fonti scientifiche, possano essere molto variabili da bimbo a bimbo, soprattutto fino ai 24 mesi.

Dai 24 mesi in poi, la variabilità tende a ridursi e i livelli linguistici dei bambini tendono ad equivalere.

Intorno ai 3 anni mezzo 4 il linguaggio dovrebbe essere sostanzialmente strutturato in tutti i suoi aspetti: buon livello lessicale, frasi corrette complete e ben strutturate, buona produzione dei suoni senza distorsioni (possono essere ancora non prodotti i suoni R, Z).

(Articolo originale del giugno del 2016)

Fonti per questo articolo: 

  1. STADI DELLO SVILUPPO PRELINGUISTICO (OLLER, 1980)

  2. SVILUPPO FONETICO (secondo U. Bortolini, PFLI)

  3. SVILUPPO LESSICALE e del gesto (secondo PVB, Primo Vocabolario del Bambino, Caselli e Casadio, 1995)

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/lo-sviluppo-del-linguaggio-del-bambino-da-1-mese-a-3-anni

Come comportarsi con i figli nell’adolescenza? 3 consigli per i genitori

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5 Ottobre 2020

Arriva un momento nella vita dei genitori in cui scatta questa domanda: come comportarsi con i figli durante l’adolescenza? Questo periodo, che va dai 14 e si estende fino dopo i 20 anni, può essere infatti complicato, è il momento in cui il ragazzo inizia a lasciarsi alle spalle l'infanzia, sta lavorando per capire chi sarà da adulto. 

Gli adolescenti devono affrontare un mondo incredibilmente complesso e hanno il compito di imparare a navigarlo con successo. In questa lunga e importante fase della vita imparano a capire tutti i pezzi che li rendono ciò che sono, plasmano la loro identità, imparano ciò che serve per diventare indipendenti. 

Comprendere il comportamento tipico degli adolescenti e i cambiamenti biologici, emotivi e cognitivi che sperimentano è il primo passo per facilitare la gestione del rapporto genitori-figli durante l’adolescenza.

Molti sono i cambiamenti che avvengono durante questi anni, ma sono tre gli aspetti che consideriamo centrali per affrontare la trasformazione della relazione tra genitori e figli adolescenti. 

Figli adolescenti, 3 consigli per i genitori

L’arrivo dell’adolescenza può portare problemi relazionali tra genitori e figli. L’importante è non scoraggiarsi e cercare sempre di capire il motivo e l’origine di certi comportamenti. Ecco 3 consigli per gestire al meglio questa fase.

1) Non rimproverare la loro emotività

Quando un bambino si avvicina all'adolescenza, le sue emozioni diventano più intense. Come lo sappiamo? Non è solo per le porte che sbattono e per il broncio a tavola. 

Uno studio ha dimostrato come bambini, adolescenti e adulti rispondano in maniera molto diversa se viene loro mostrata l'immagine di un viso emotivamente espressivo o neutro. Hanno trovato risposte emotive più intense tra gli adolescenti e una risposta relativamente mite sia tra i bambini che tra gli adulti.

Questo significa che gli adolescenti sentono e percepiscono in maniera molto più forte le emozioni. Hanno anche maggiori probabilità di vederle nelle altre persone, anche se non ce ne sono.

Quando mostri un volto neutro a un adolescente, la sua amigdala si attiva: pensano che la persona stia avendo una risposta emotiva negativa piuttosto che neutra.

Lo svantaggio di questa maggiore emotività è che gli adolescenti possono diventare più facilmente irritabili, arrabbiati e lunatici. Queste intense influenze subcorticali possono sembrare che provengano dal nulla. Se un adulto rimprovera l’adolescente solo per essere molto emotivo, lo allontanerà. Il loro cervello sta solo facendo ciò per cui è progettato: essere più emotivo!

2) Non sfuggire il conflitto, gestiscilo

I ragazzi hanno un grande bisogno di relazione con l’adulto, e quindi anche del conflitto. Nell’adolescenza sembra che ci sia la spinta a fare quello che non si potrebbe fare. La trasgressione diventa un elemento essenziale nel percorso di crescita che porta i ragazzi a confrontarsi con le proprie responsabilità, con la libertà, e quindi con le conseguenze delle proprie azioni.

In questo il ruolo dei genitori è fondamentale. Le relazioni con gli adulti improntate solo alla collaborazione, senza spinte alla ribellione o al conflitto non contengono fattori evolutivi. È essenziale per i ragazzi sperimentare l’autorità dell’adulto, bisogna essere rigorosi nel fissare limiti precisi.

Solo così gli daremo l’occasione di trasgredire veramente e comprendere dagli eventuali errori.

È molto probabile che un figlio adolescente si arrabbi con un genitore, le sue idee e i suoi consigli, e ci saranno momenti in cui penserà che è ingiusto. Va bene.

In effetti, è davvero un bene per un ragazzo sfidare le prospettive dei genitori e usare il modo in cui questi rispondono per guidare il suo nuovo apprendimento. Il conflitto è una parte normale e sana della vita.

Il modo in cui lo affrontano verrà imparato in gran parte dal modo in cui anche i genitori gestiscono i conflitti. 

Fa bene ricordare che ad ogni tentativo di risolvere lo scontro, riuscito o meno, il cervello del proprio figlio cresce e si sviluppa. È anche questo un modo di imparare a stare al mondo. L’adolescenza non durerà per sempre, il periodo più “burrascoso” normalmente è all’inizio di questa fase e si attenua intorno ai 17 o 18 anni. Resistete!

3) Lascia spazio

Una componente importante dell'adolescenza non è solo “imparare chi sei” (cioè la propria identità), ma anche imparare a inserirti nella società. L'attenzione sociale fondamentale degli adolescenti si sposta dalla famiglia agli amici.

Sebbene i genitori siano ancora influenti, i coetanei iniziano a esercitare una presa maggiore sul modo di pensare e comportarsi. Può essere una sfida per alcuni genitori lasciare che i loro figli esercitino l'indipendenza, ma è un passo importante da compiere in questo periodo.

I ragazzi hanno bisogno di trascorrere del tempo con altre persone della loro età per sviluppare abilità sociali e provare un senso di appartenenza.

Trascorrere del tempo tra di loro aiuta gli adolescenti a imparare come interagire e formare connessioni positive con altre persone, specialmente con quelle che potrebbero essere molto diverse da loro. 

In concomitanza con la loro maggiore indipendenza, molti adolescenti non solo trascorrono meno tempo fisico con la loro famiglia, ma anche meno tempo emotivo. Ciò significa che in questa fascia di età, i figli potrebbero non condividere i propri pensieri e sentimenti con il genitore come avrebbero fatto prima. È perfettamente normale. Bisogna dare spazio. 

È inutile cercare di costringere il proprio figlio a parlare di ciò che gli passa per la mente, basta dimostrarsi pronti all’ascolto. Se vuole un consiglio, lo chiederà. Meglio lasciare che sia lui a prendere la parola. 

Se c’è qualcosa che dovrebbe davvero prendere in considerazione, si può chiedere al proprio figlio se vuole sapere cosa ne pensa il genitore. Apprezzerà il rispetto per la sua indipendenza. Allo stesso modo, se il ragazzo dice qualcosa che può arrivare a destare preoccupazione, non è mai opportuno reagire in modo eccessivo.

È importante che il figlio senta di potersi rivolgere al proprio genitore quando qualcosa non va. È giusto esprimere delusione, frustrazione o preoccupazione, ma è consigliabile non urlare, piangere o allontanarsi dalla conversazione.

Se il figlio adolescente crede che il genitore non possa sopportare quello che ha da dire, probabilmente sceglierà di dirlo a qualcun altro.

Adolescenza: un periodo di grandi trasformazioni

In conclusione è importante ricordare che il nostro atteggiamento da adulti verso gli adolescenti può favorire, o inibire, il loro movimento per diventare sempre più integrati sia come individui sia come membri di una società più ampia. Più noi adulti riusciamo meglio a entrare in contatto con il nostro “lato adolescente”, fatto di impegno sociale, passioni, amicizie, creatività, più riusciremo a sostenere i ragazzi in questo periodo di grandi trasformazioni e crescita.

Per approfondire il tema della genitorialità positiva, leggi anche:

  • Come migliorare il rapporto con i figli: 6 consigli pratici

Un video con i 3 consigli per genitori con figli adolescenti

In questa video scheda abbiamo sintetizzato i 3 consigli ai genitori per gestire il proprio rapporto con i figli adolescenti.

Источник: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/come-comportarsi-con-i-figli-nell-adolescenza-3-consigli-genitori

IL TUO BAMBINO HA GIÀ 15 MESI

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Tuo figlio è già un bambino di 15 mesi che comunica con te stupendamente, con le sue “paroline” e, soprattutto, con i suoi gesti. Quali sono gli altri suoi progressi?

Noterai anche che la sua personalità si sta definendo meglio e che si arrabbierà con maggiore facilità di fronte a un fallimento.

– In questo senso, ora che sta forgiando la sua personalità e la sua forma di relazionarsi con i successi e le frustrazioni, è importante cominciare a insegnargli a esprimere le sue emozioni e sapere quali conseguenze comporta il suo modo di reagire e di assimilare ogni tipo di situazione.

– Anche i genitori devono apprendere ad analizzare ogni reazione del piccolo senza perdere l’autocontrollo né disperarsi, perché conoscersi e agire in modo intelligente favorirà lo sviluppo psico-emotivo del bambino in tutti i sensi, e gli servirà per acquisire sicurezza per il resto della sua vita.

Ora il tuo bebè vuole fare tutto da solo e, nella sua avventura quotidiana, scoprirà sia cose che gli piacciono sia cose che non gli piacciono, di fronte alle quali si mostrerà cauto e a volte addirittura pauroso. Come avanza il suo livello di autonomia?

– Intorno ai 15 mesi, il bambino può aiutarti quando lo vesti. 

Ha un vocabolario di circa sei-dieci parole, anche se ne capisce molte di più.

– Cammina già da solo anche se il suo modo di camminare è ancora un po’ instabile. È capace di sedersi lasciandosi cadere all’indietro o in avanti. Può anche salire le scale gattonando e seguire istruzioni semplici.

– Potete approfittare del risvegliarsi di tutte queste abilità perché vi aiuti nei compiti domestici più semplici, come raccogliere i suoi giochi alla fine della giornata o dandogli un panno pulito perché possa pulire qualche superficie a cui può appoggiarsi per tenersi in piedi, mentre anche voi svolgete lavori di casa.

E ora, vogliamo controllare di nuovo quanto è cresciuto il tuo piccolino in questi mesi? Ecco la nostra tabella dei percentili!

Alimentazione del tuo bebè di 15 mesi

Dottore, non mangia! È quello che molti pediatri sentono uscire dalla bocca dei genitori intorno ai 15-16 mesi del bambino. I genitori, allarmati perché i loro bambini, finora così “cicciottelli” e affamati, ora sembrano inappetenti e “smunti”.

Molte volte i genitori, e spesso ancora di più i nonni, hanno paura che i loro piccolini siano denutriti e cercano di obbligarli a mangiare offrendo loro mille alternative che il bambino tende a rifiutare sistematicamente.

Cerchiamo di chiarire un po’ le cose: è normale che, tra il primo e il secondo anno, tuo figlio perda interesse per il cibo. Perché?

Da una parte diminuisce la necessità di alimenti rispetto al primo anno.

Dall’altra è molto distratto dall’ambiente che lo circonda e che, finalmente, può esplorare con tutti e cinque i sensi.

Il fatto che il peso del bambino diminuisca in questo periodo è fisiologico, cioè, normale. Come conseguenza, il suo viso non è più tanto paffuto e sembra più pallido.

Se il bambino è attivo, si vede allegro e il colore delle labbra è rosato, non c’è da preoccuparsi che sia denutrito.

– Al di là dell’apparenza, il bambino è perfettamente capace di autoregolare le sue necessità alimentari, per cui obbligarlo a mangiare non produrrà l’effetto desiderato, anzi lo convincerà del fatto che il cibo possa convertirsi in un’arma nelle sue mani per riuscire ad attirare l’attenzione.

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CONSIGLIO! Non ossessionarti con la quantità di cibo che mangia tuo figlio. Piuttosto, osserva se sta bene, è attivo e allegro come d'abitudine. Non dimenticarti di consultare il pediatra per qualunque dubbio!

Il sonno del tuo bebè di 15 mesi

Per dormire bene, il bambino deve stare in un ambiente confortevole. Come possiamo prepararlo per lui?

È raccomandabile che sia un ambiente silenzioso, con luci tenui e un'atmosfera rilassata. Inoltre, i genitori devono stare tranquilli, per trasmettere sicurezza e fiducia al piccolino.

In inverno, la temperatura della sua stanza deve essere intorno ai 20C, mentre in estate, quando è impossibile regolare la temperatura, è importante controllare il livello di umidità che non deve superare il 60%.

– Per mantenere l'umidità a un livello accettabile, si può utilizzare un umidificatore, soprattutto in inverno perché i radiatori del riscaldamento seccano molto l'ambiente.

– In generale, il bambino non va coperto eccessivamente, soprattutto se nella stanza si arriva già ai 20 gradi.

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RICORDA! Il fatto che sia piccolo non significa necessariamente che il bambino abbia più freddo di quanto possa averne tu. Utilizza il tuo buonsenso per sapere quando è ben coperto. Lo farai benissimo!

Consigli e benessere del tuo bebè di 15 mesi

Come garantire la sicurezza del bambino ora che può arrivare praticamente dappertutto da solo?

– Finché non cammina è difficile che il piccolo possa farsi male, però quando comincia a gattonare, qualunque oggetto e luogo può convertirsi in un pericolo.

– Come puoi far sì che la tua casa sia sicura? Per garantire la sicurezza della tua casa, prima di tutto, se è possibile, prepara una stanza esclusivamente per lui, dove metterai tutte le sue cose (scatole, ceste di giocattoli, eccetera), perché possa fare i suoi esperimenti in totale sicurezza.

Il pavimento della sua stanza dovrebbe essere liscio e facile da pulire (è meglio evitare di mettere moquette, tappeti o pavimenti molto brillanti).

La decorazione dovrebbe essere più semplice possibile e senza spigoli.

Le sbarre del lettino non dovrebbero essere troppo separate tra di loro per evitare che il bambino ci infili la testa e rimanga incastrato.

– Se esiste una predisposizione familiare alle allergie, evita i peluche, le tende e i piumini di piuma naturale, che sono ricettacoli degli acari.

Proteggi anche le prese della corrente e i cavi che sono in vista, che non devono ostacolare il suo cammino. Con precauzione, puoi installare un dispositivo di sicurezza che blocchi la somministrazione di elettricità in caso di scarica o di cortocircuito (potrebbe essere bene istallarlo per la sicurezza di tutta la famiglia).

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ATTENZIONE! Un'altra delle precauzioni che devi prendere rispetto alla sicurezza ha a che vedere con i giochi e i peluche che dai al tuo bambino. Devono essere sempre omologati con il marchio CE e non contenere pezzi piccoli che possono disperdersi ed essere ingeriti dal bambino.

Come stimolare il tuo bebè di 15 mesi

Quando mostri un libro di illustrazioni o un album di foto della famiglia, di amici, di viaggi… il piccolino non si stacca da te durante un tempo piuttosto lungo, un momento ideale per mettere una sessione si linguaggio musicale adattato come sottofondo.

Quali sono i benefici di stimolare l'udito del bambino con la musica?

– Attraverso il linguaggio della musica incrementiamo e miglioriamo la sua empatia: è la relazione positiva tra individui quando coincidono criteri e punti di vista.

– La musica genera allegria, soddisfazione e una buona convivenza tra le persone. È il contrario dell'antipatia.

Ascoltiamo una sessione mentre leggiamo?

– Qualunque momento è buono per godere di un racconto o di un album di fotografie. Puoi giocare a riconoscere familiari, amici, situazioni, viaggi…

– Perché questa esperienza sia piacevole, ti raccomandiamo di non mettere il volume troppo alto. Si tratta di ascoltare la sessione come sottofondo, come se fosse musica d'ambiente.

– Potete mettervi sul letto, se il racconto è prima di dormire, o sul divano. Sistema la luce in modo che si veda il libro o l'album di fotografie.

– Cerca il massimo silenzio nell'ambiente. 

– Spingi il play e lascia che tutto fluttui. Spiega il racconto e dagli l'opportunità di partecipare, se ha già cominciato a parlare.

– Se la sessione finisce prima del libro, spingi play di nuovo.

Questo contenuto musicale è stato creato e ceduto in esclusiva a QuiMamme dal Metodo ETFES di linguaggio musicale per bambini

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Come è andata?

Una maggiore capacità di differenziare i suoni della lingua parlata prima dei 12 mesi, è associata alla produzione di una maggiore quantità di parole intorno ai 30 mesi.

Sicuramente durante questa sessione il tuo piccolino ha partecipato durante la narrazione dei racconti e dei ricordi familiari. L'unione che si genera tra voi due in questo momento tanto intimo crea un ambiente unico per rilassarsi e prendere contatto con il tuo bebè.

Источник: https://quimamme.corriere.it/come-cresce-neonato/tuo-figlio-ha-15-mesi

Gravidanza
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